Gli Ufficiali della Casa del Re non bisogna confondergli con gli Ufficiali della Corona, de' quali si parlò nel libro XI di quest'Istoria. Quelli della Corona, non erano mutabili per ogni mutazione di Re, come questi, e la loro carica non era limitata in alcun luogo o provincia, ma si distendeva generalmente per tutto il Reame, e propriamente servivano lo Stato, non già la persona del Re: questi all'incontro servivano la Casa del Re, perchè assistevano giornalmente alla regal persona e perciò quelli, de' quali trattiamo, sono senza dubbio li più veri Ufficiali del Re, perchè dirittamente servono ed assistono la sua regal persona.
Bisogna ancora distinguergli dagli altri, che pure sono Ufficiali del Re, cioè da quelli, che hanno ufficii pubblici conferiti dal Re, come Giudici, ed altri Magistrati, perocchè questi non sono Ufficiali della Casa del Re, nè suoi domestici: ond'è, che nel dritto[533] i domestici dell'Imperadore erano chiamati Palatini.
Prima tutti gli Ufficiali della Casa del Re aveano subordinazione agli Ufficiali della Corona; e ciascuno, secondo la sua carica, era subordinato a colui, ch'era nell'istesso rango di dignità. Per ciò gli Ufficiali della Corona aveano sotto di loro un sostituito, il quale continuamente assistesse nella Casa del Re e comandasse a' minori Ufficiali, siccome nell'antico Imperio vi era sotto ciascun grande Ufficiale un altro chiamato Primicerius Officii, il quale avea la dignità di Spettabile, allora che i Grandi Ufficiali aveano quella d'Illustri.
Così ancora in Francia, ed al di lei esempio, in Sicilia, i primi Capi si qualificavano Ufficiali della Corona e gli altri solamente sono qualificati per grandi Ufficiali o Capi d'ufficio della Casa del Re. Ma gli uni e gli altri anticamente nell'Imperio e nel Reame di Francia erano chiamati Comites, cioè compagni del Principe o più tosto suoi cortigiani, essendo chiamata in latino la Corte del Principe Comitatus[534]. Ma poichè nelle province e nelle città vi erano anche dei Conti, così chiamati, perch'erano scelti tra i principali cortigiani: per distinguer questi da quelli, ch'erano impiegati alle principali cariche della Corte, furon perciò i primi appellati Comites Palatini. Quindi è, che per ispecificare la qualità loro, si aggiunse al titolo di Comes il nome della loro carica, come Comes Palatii, Comes Stabuli, Comes Sacrarum largitionum; ond'è, che in Francia questi Ufficiali si dissero il Conte del Palazzo, il Conte della Stalla, per significare i cortigiani, che aveano carica del Palazzo e della Stalla, ovvero Cavallerizza del Re, di sorte che Comes significava un Capo d'Ufficio, o principale Ufficiale di compagnia, ed in fatti Comes Palatii è chiamato dal dritto, ed in Cassiodoro Magister Palatii. Quindi in Francia fu detto il Maestro della Casa del Re; e presso noi, gli altri Ufficiali della Corona, furono prima detti Maestri, come Maestri Giustizieri, M. Siniscalchi e poi Grandi Giustizieri, Gran Siniscalchi, Grandi Ammiragli, ec. Ed il titolo di Maestro restò solo agli Ufficiali minori, come a' Maestri Ostiarii: M. Panettieri: M. Razionali ec.
Or anticamente i grandi Ufficiali della Casa del Re erano sotto alcuni degli Ufficiali della Corona; ma da poi molti si sono esentati d'ubbidire ad altri, che al Re: ma non fu però che moltissimi non riconoscessero presso noi per lor Capo il G. Siniscalco, ch'è il medesimo, che in Francia si chiama il G. Maestro della Casa del Re, ed oggi di Francia, come vedremo dal novero di questi Ufficiali.
Era il G. Siniscalco, come si disse nell'XI libro di quest'Istoria, il G. Maestro della Casa del Re; ed intanto egli fu noverato tra gli Ufficiali della Corona, perchè quantunque la sua carica riguardasse il governo della Casa del Re, siccome la carica del G. Contestabile il governo della Guerra, quella del G. Giustiziero, della Giustizia, e l'altra del G. Camerario, delle Finanze; nulladimanco la sua autorità non era limitata da alcun luogo, o provincia, ma si distendeva per questo fine in tutto il Reame, nè era mutabile per ogni mutazione di Re, e si diceva perciò servire allo Stato ed al pubblico, e non già solamente alla persona del Re.
Egli era chiamato nell'antico Imperio Magister Officiorum, e per ciò teneva sotto di se più Ufficiali tanto grandi, quanto piccioli nella Casa del Re. I grandi finalmente furono esentati d'ubbidire ad altri, che al Re; onde sursero per ciò altri Ufficiali, i quali non possono dirsi della Corona, ma sì bene Grandi Ufficiali, come diremo.
Di questi Ufficiali della Casa reale di Napoli, Camillo Tutini[535] ne fece solo un Catalogo di nomi, e ne promise un Trattato; ma non si è veduto poi alla luce; gli raccolse da' Capitoli del Regno, e dall'Archivio della Zecca, ch'è quello che contiene i fatti, e le gesta di questi Re angioini, nel Regno de' quali, e particolarmente in quello di Carlo II, se ne videro in maggior numero, perchè la sua Casa regale di Napoli ne fu abbondantissima. E poichè questo Principe, come Franzese, tutto faceva ad imitazione del Regno di Francia, molte cose v'introdusse a similitudine di quello, ciò che non solo nella sua Casa regale volle imitare, ma anche, come si vide, nelle chiese, ch'ei fondava, o arricchiva di sue rendite.
Del Tutini non sappiamo ciò, che uom se n'avrebbe potuto promettere; poichè in quel Catalogo non distingue gli Ufficiali della Corona, e quelli minori a coloro subordinati, dagli Ufficiali della Casa del Re e suoi subalterni. Noi avendo riscontrati questi Ufficiali della Casa di Napoli essere in tutto simiglianti a quelli della Casa di Francia, non ci apparteremo dall'ordine tenuto da coloro, che trattarono degli Uffici di quella Augustissima Casa.