Bisogna separare il Maestro della Cappella del Re, dagli altri Ufficiali della Casa del Re; poichè quantunque ancor esso, avendo la soprantendenza dell'Oratorio del Re posto nel regal Palazzo, potesse annoverarsi fra gli Ufficiali della Casa regale, nulladimanco presedendo egli alle cose ecclesiastiche e del Sacerdozio, era distinto da quelli, che presedevano alle cose dell'Imperio e della Casa del Re. In Francia per istabilire in maggior splendore e magnificenza lo stato della Casa del Re, fu reputato prudente consiglio introdurre in quella tutti i tre Ordini del Regno, e che non meno quello della Nobiltà e l'altro del terzo Stato v'avesse parte, ma anche l'Ordine ecclesiastico, che in quel Regno fa Ordine a parte, tutto diverso di quel che si pratica fra noi, che gli Ecclesiastici sono mescolati ne' due Ordini di Popolo e Nobiltà. Dalla Nobiltà presero, come si è veduto, i Gentiluomini di Camera, della Caccia, della Falconeria ed altri, onde si componevano le milizie o piazze della Casa del Re. Dal terzo Stato si presero i Graffieri, Secretarii, Cancellieri e tutti que', a' quali erano lasciati i minori uffici. Così ancora dall'Ordine ecclesiastico si presero il G. Elemosiniere, il Maestro della Cappella o Oratorio, ed il Confessore ordinario del Re; ed a tempo de' Re della prima razza, fu tanta l'autorità del Cappellano del Re, chiamato ancora Arcicappellano, nella Casa regale, che s'aveano diviso l'imperio ed il governo col Maestro del Palazzo: suppressa poi tal carica nella seconda stirpe, e data altra norma al governo della Casa regale, restò l'autorità dell'Arcicappellano in gran parte diminuita, e surse sopra di lui il G. Elemosiniere, che tenea sotto di se così il Maestro dell'Oratorio, come il Confessore del Re[561].
Nel Regno di Sicilia, avendo i Normanni costituita la loro Sede Regia in Palermo, il Cappellano del Re, a somiglianza di quell'antico di Francia, avea per tutto quel Regno stesa la sua giurisdizione, nè l'Elemosiniere, nè il Confessore del Re erano distinti. Nella Casa regale di Sicilia era chiamato Cappellano del Re, e tra l'Epistole di Pietro di Blois, se ne legge una[562] dirizzata ad Cappellanum Regis Siciliae, dove gli ricorda, che per l'ufficio suo ammonisca il Re a non dare il Vescovato d'Agrigento a persona indegna.
Da poi che i Principi cristiani vollero avere nel regal Palazzo proprio Oratorio, surse in conseguenza il primo Prete del Clero Palatino; e poichè ov'essi tenevano collocata la loro regia Sede, ivi colui dovea risiedere; quindi è, che presso di noi ne' regali Archivii non s'incontra memoria di Cappellano Regio, se non a' tempi de' Re angioini, i quali in Napoli fermarono la lor Sede, e cominciarono quindi ad avere regia Cappella. Prima i Re normanni e svevi l'ebbero in Sicilia, perchè in Palermo avean collocata la lor Sede; ond'è, che la memoria del Cappellano di Sicilia è più antica di quello di Napoli.
Collocata adunque da' Re angioini in Napoli la lor Sede regia, cominciò presso noi la prima volta a sentirsi il Maestro della Cappella del Re, e ne' suoi principii insino al Regno di Ladislao fu chiamato Magister Regiae Cappellae, ovvero Magister Sacratae Cappellae, e sovente Protocappellanus[563], per essere egli il Capo di tutti li Cappellani minori del Re, non altrimenti, che presso i Greci il primo Prete del Clero Palatino chiamavasi Protopapa del Palazzo, di cui si ritrova spessa commemorazione presso Codino, Zonara, Cedreno e nelle Notizie dell'Imperio; al medesimo s'appoggiava la principal cura della celebrazione delle funzioni e solennità nella Cappella del Palazzo imperiale, dove presedeva agli uffici ecclesiastici, del che fu ricordevole anche Tommasino nel suo trattato de' Beneficii[564].
Il Maestro adunque della Cappella reale di Napoli avea la principal cura dell'Oratorio del Re, e presedeva a tutti i Cherici del Palazzo reale; ed a' tempi di Carlo II leggiamo essere stato suo Cappellano regio Pietro, il qual intervenne all'assoluzione del giuramento, che Papa Bonifacio VIII diede a Lionora terzagenita di Carlo II per isciorla dagli sponsali, che avea contratti con Filippo Signor di Tussiaco, e Ammiraglio a tempo di Carlo I[565]: e regnando il Re Roberto si legge, che fosse suo Cappellano Regio Landulfo di Regina Dottore e Canonico napoletano[566]. E sin da questi tempi, non già nel Regno d'Alfonso I, come contro l'opinione del Freccia fu notato nel libro XI di quest'istoria, fu escluso il G. Cancelliere d'esercitar giurisdizione sopra i Cherici del Palazzo reale, sopra i Cappellani regj, e tutta passò nella persona del Cappellano Maggiore, come Prete del Clero Palatino.
Crebbe molto più la sua autorità nel Regno di Carlo II, poichè essendosi per antichissimo costume introdotto, che i Principi potessero avere Cappelle regie, non pure nella città metropoli, dove facevano residenza, ma in alcune altre, dove solevano ancor essi in alcun tempo dimorare, e dichiarar essi per tali alcune Chiese, ove aveano maggior divozione, e che per ciò erano state delle loro rendite profusamente dotate; siccome presso di noi n'abbiamo memoria fin da' tempi del Conte Ruggiero, il quale nell'anno 1094 fra l'altre cose che donò a S. Brunone, fu la Chiesa di Santa Maria di Arsafia, sua Cappella, che teneva in Calabria esente dalla giurisdizione dell'Ordinario: la carta della qual donazione vien rapportata dal Tassoni[567], ove si legge ancora Folcone suo Cappellano; quindi multiplicandosi nel nostro Regno le Cappelle regie, venne in conseguenza ad accrescersi l'autorità del Cappellano regio. La chiesa di S. Niccolò di Bari fu dichiarata Cappella regia; e perciò il Priore ed il Capitolo siccome eran esenti dall'Ordinario, così erano subordinati al Cappellano maggiore del Re. La chiesa d'Altamura fu dichiarata ancora Cappella regia, e quindi l'Arciprete di quella co' suoi Preti, come Cappellani regj pretendevan independenza dal Vescovo di Gravina, e non riconoscer altri, che il Cappellano Maggiore del Re[568]. Tante altre Chiese di regia collazione, dichiarate Cappelle regali, delle quali si è favellato nel precedente Capitolo, parimente pretendendo esenzione da' loro Ordinarii, non riconoscevan altri, che il Cappellano Maggiore per superiore.
Furono da poi riputate anche Cappelle regie quelle, ch'erano costrutte dentro i regj castelli: per la qual cosa multiplicandosi nel Regno il di lor numero, vennero a multiplicarsi i regj Cappellani. Multiplicaronsi ancora per un'altra cagione, perchè avendo i nostri Principi ottenuto da' Sommi Pontefici molti privilegi ed esenzioni a' medesimi, come di non essere obbligati a residenza, ancorchè tenessero beneficii curati, di non dover soggiacere al pagamento delle decime, che i Pontefici imponevano sopra gli Ecclesiastici ed altri consimili[569]: ogn'uno proccurava farsi dichiarare dal Re per suo Cappellano; poichè s'era introdotto costume, che anche a coloro, che attualmente non servissero nella Cappella regia, e fossero lontani, solevansi spedire da' Re lettere, per le quali gli dichiaravan suoi Cappellani regj: le quali ottenute da varie persone portavan loro non picciol giovamento, perchè nelle congiunture d'imposizione di decime sopra gli Ecclesiastici, i Cappellani ricorrevano al Re, acciocchè essi non fossero compresi, e ne ottenevano provvisioni, siccome molte se ne leggono nel secondo volume de' M. S. giurisdizionali del Chioccarelli; e fra l'altre una spedita ad istanza dell'Arcivescovo d'Otranto, il quale supplicava il Re, che per essere uno degli antichi Cappellani della regia Cappella, e che quando era stato in Napoli avea sempre servito in essa, non dovesse soggiacere al pagamento delle decime. Tanto che i Pontefici romani avveduti dell'abuso fecero più Bolle, prescrivendo, che solamente coloro dovessero godere de' privilegi ed esenzioni concedute a' Cappellani regj, li quali attualmente servissero nella Cappella regia, le quali però come troppo restrittive, come fra l'altre furon quelle di Lione X e di Clemente VIII, non furono ricevute senza dibattimento e dichiarazioni. Quindi crescendo l'autorità del Cappellan Maggiore sopra tutti i castelli del Regno, e le Chiese dichiarate Cappelle regie, nacquero quelle tante contese giurisdizionali tra il medesimo coll'Arcivescovo di Napoli, col Vescovo di Cotrone e con tanti altri, delle quali è ripieno il secondo volume de' M. S. giurisdizionali del Chioccarelli.
Nel tempo de' Re Austriaci fu accresciuta la sua autorità, per essergli stata commessa la cura e la presidenza de' Regj Studii, e trasfusa a lui parte di quella giurisdizione, che prima sopra gli scolari teneva il loro Giustiziere; e sovente dal Collateral Consiglio se gli commettevano le cause riguardanti il turbamento e le violenze inferite dagli Ecclesiastici a' Laici, in vigor de' Capitoli del Regno; e se gli diede ancora giurisdizione sopra i Musici della Cappella regia[570], siccome favellando del Regno di que' Principi, ci tornerà occasione di più diffusamente ragionare.