I Giureconsulti, che fiorirono nel Regno di Giovanna II e di Renato sino ad Alfonso, non sono da paragonarsi, così nel numero, come nel sapere con coloro, che vissero sotto il Re Roberto e sotto la Regina Giovanna I sua nipote. Essi non ci lasciarono niente delle loro opere e de' loro scritti. Solamente si rese in questi tempi celebre Marino Boffa da Pozzuoli, il quale adoperato dalla Regina negli affari più gravi del Regno, fu innalzato da lei al supremo Ufficio di Gran Cancelliere; ma poi entrato in gara col Gran Siniscalco Sergianni, questi operò tanto con la Regina, che a sua istanza nel principio dell'anno 1419 lo privò dell'Ufficio, surrogando in suo luogo Ottino Caracciolo[289]. Ciò che deve far cessar la maraviglia, che Toppi[290] avea, come Marino in tempo della prammatica Filingiera, che si stabilì nell'anno 1418 era Gran Cancelliere e poi quando fu instituito il Collegio de' Dottori nel 1428 non lo era.
Fiorirono ancora Giovanni di Montemagno e Pietro di Pistoja Giudici della Gran Corte e Giovanni Arcamone Giudice d'appellazione di detta Corte. Ebbero ancor fama di gravi Dottori Biagio, Cisto, Carlo di Gaeta, Gorrello Caracciolo, Carlo Mollicello, il Giudice Giacomo Griffo e l'Abate Rinaldo Vassallo di Napoli. Fiorirono ancora in questi medesimi tempi Bartolommeo Bernalia di Campagna, di cui presso Toppi[291] hassi onorata memoria, ed altri di men chiaro nome. Questi furono i Giureconsulti de' quali la Regina nelle deliberazioni più gravi solea valersi.
Costoro furono adoperati nella cotanto celebre prammatica detta la Filingiera, stabilita dalla Regina a richiesta del Gran Siniscalco Sergianni, per l'occasione che diremo. Avea Sergianni per moglie Caterina Filingiera figliuola di Giacomo Conte d'Avellino: questi nel suo testamento istituì eredi ne' beni feudali Gorrello suo figlio primogenito, e ne' burgensatici Caterina e tre altri suoi fratelli, Alduino, Giovannuccio ed Urbano; ed oltracciò, a Caterina avanti parte lasciò ottocento once, le quali si diedero in dote a Sergianni. Gorrello morì poi senza figli, e gli altri tre suoi fratelli, che rimasero, parimente l'un dopo l'altro, morirono in età pupillare. Aspiravano alla successione Filippo lor zio paterno fratello di Giacomo; Ricciardo Matteo Filingiero figlio, ed erede di Ricciardo fratello di Filippo, il Fisco che pretendeva essersi il Contado devoluto, e Caterina moglie di Sergianni. Costei supplicò la Regina, che avendo riguardo a' servizj di lei, de' suoi antecessori e di suo marito, non la facesse litigare co' suoi parenti, nè col Fisco; ma si compiacesse la cognizione di questa causa commetterla alla perizia di que' Dottori, che Sua Maestà stimava più idonei, i quali senza figura di giudicio, esaminando le ragioni delle Parti, determinassero chi dovesse succedere nel Contado d'Avellino, se lei, o pure i suoi congiunti, ovvero dovesse dirsi il Contado devoluto. La Regina aderì alle sue preci, ed elesse per la decisione della causa il Gran Cancelliero Marino Boffa, e gli altri di sopra riferiti Dottori, li quali avendo ben discusso ed esaminato il punto, giudicarono, che Caterina dovesse succedere, non ostante, che fosse stata dotata dal fratello; poichè la dote non le fu costituita de' beni del medesimo. La Regina non solo s'uniformò alla loro determinazione, ma la fece passare per legge generale del Regno, e nell'anno 1418 sopracciò ne fece emanar prammatica, per la quale fu stabilito, che fra coloro, che vivono jure Francorum, la sorella maritata, ma non dotata de' suoi beni, non dovesse escludersi dalla successione del fratello; tutto al contrario in coloro, che vivono jure Longobardorum dove la sorella vien esclusa, bastando che fosse stata dotata, o dal comun padre o dal fratello. Questa è quella prammatica cotanto fra noi rinomata, detta la Filingiera, che porta la data de' 19 gennaio del suddetto anno 1418, e fu istromentata nel Castel Nuovo; la quale si vede ora racchiusa nel secondo volume delle nostra prammatiche sotto il titolo de Feudis[292]; intorno alla quale s'è poi tanto scritto e disputato da' nostri Scrittori Forensi.