CAPITOLO II. Trattato con Cosmo Duca di Firenze, col quale furono ritenuti dal Re i Presidj di Toscana, ed investito il Duca dello Stato di Siena cedutogli dal Re Filippo. Ducato di Bari, e Principato di Rossano acquistati pienamente al Re, per la morte della Regina Bona di Polonia. Morte della Regina Maria d'Inghilterra, e terze nozze del Re Filippo, che ferma la sua Sede stabilmente in Ispagna.

In questi medesimi tempi il nostro Re Filippo in quell'Isole adjacenti allo Stato di Siena, per cui era in continue guerre co' Franzesi, stabilì maggiormente il suo dominio, munendole di forti e fissi presidj, onde Presidj di Toscana furon detti, siccome ora ancora ne ritengono il nome; onde fu poi da' Politici[148] ponderato, che gli Spagnuoli collo Stato di Milano, con questi Presidj e col Regno di Napoli, come di tanti anelli, aveano fatta una catena per cingere Italia, e tenerla a lor divozione. Carlo V, come si è veduto, aveasi a se attribuito, come devoluto all'imperio[149] lo Stato di Siena, e vi mandava in quella città suoi Governadori spagnuoli a reggerlo; e mentre il Vicerè Toledo presiedeva al Regno, i Sanesi, mal soddisfatti dell'aspro governo del Mendozza, tumultuarono; tanto che accesasi guerra, bisognò, che il Toledo andasse di persona ad estinguer quell'incendio: spedizione per lui pur troppo infelice, poichè, come si è narrato nel precedente libro, vi perdè la vita. L'Imperador Carlo cedè poi Siena al suo figliuolo Filippo, che per suoi Governadori la reggeva. Quindi avvenne, che molti istituti e costumi, i nostri Napoletani gli apprendessero da Siena, città allora assai culta. A similitudine delle Accademie di Siena s'introdusser in Napoli l'Accademie per esercitar gl'ingegni nelle belle lettere. Da Siena ci vennero i Teatri e le Comedie, allora nuove e strane in queste nostre parti, e fin da Siena si proccuravano non pur le rappresentazioni, e le favole, ma i recitanti istessi, per far cosa plausibile e degna di ammirazione.

Ma lo Stato di Siena posseduto dagli Spagnuoli fu sempre occasione a' Franzesi, ingelositi di tanta lor potenza in Italia, di fiere ed ostinate guerre. Cosmo Duca di Fiorenza, il quale ora aderiva alle parti di Cesare, ora, per far contrappeso alla sua potenza, teneva intelligenza co' Franzesi, non tralasciava intanto le occasioni per ingrandir il suo Stato: seppe in questi tempi colla sua industria, e grande astuzia ingelosire il Re Filippo, in maniera, mostrando darsi alla parte di Francia e del Pontefice, che l'indusse finalmente con quelli patti, che diremo, a cedergli Siena. Era egli creditore del Re in grossissime somme, parte improntate a Carlo V, suo padre, parte spese per la guerra in tempo, che fu ausiliario de' Spagnuoli: per le quali, ancorchè ne avesse avuto in pegno Piombino, n'era però, secondo le congiunture portavano, spesso dagli Spagnuoli spogliato: gridava egli perciò che almeno gli fosse restituito il denaro e rifatte le spese; ma dandosegli sempre parole dal Re Filippo, finalmente Cosimo vedendosi deluso, finse volersi unire col Pontefice e col Re di Francia, per indurre il Re appunto alla cessione di Siena[150]. Il Presidente Tuano descrive gli stratagemmi usati da Cosmo per ingannar non men Filippo, che il Papa e 'l Re di Francia in quest'affare, e come il tutto felicemente gli riuscisse; poichè Filippo, premendogli, che il Duca Cosmo non si collegasse coi suoi nemici in questi tempi, ne' quali avea di lui maggior bisogno, e poteva recargli maggior danno: ancorchè quasi tutti i suoi fossero di contrario parere, quasi forzato, s'indusse a cedergli Siena.

Mostrava intanto Filippo di venire a questa cessione unicamente per gratificare il Duca; ma nell'istesso tempo pensava (ritenendosi le Isole adjacenti) rendersi con nuovi presidj vie più forte in Italia, affinchè potesse resistere a qualunque forza d'esterior nemico, e cingere in questa maniera Italia: per ciò col permesso dell'Imperador suo padre, risolvè di concedere, ed investire il Duca dello Stato di Siena con alcuni patti e condizioni; laonde per mezzo di D. Giovanni Figueroa allora Castellano del Castel di Milano, che per questo effetto lo costituì suo Proccuratore, fu stipolato istromento col detto Duca, sotto li 3 luglio del 1557, col quale si concedeva a costui lo Stato con molte condizioni, fra le quali fu convenuto, che in detta concessione non s'intendessero compresi Port'Ercole, Orbitello, Talamone, Mont'Argentario, ed il Porto di S. Stefano. Da questo tempo a spese del Regno si mandarono in quest'Isole milizie spagnuole per ben presidiarle, e da Napoli vi si manda ancora un Auditore per amministrar giustizia a quegli abitanti, i quali però vivono secondo gli Statuti e costumi de' Sanesi loro vicini, e per ciò quel Ministro ritiene ancora il nome d'Auditore de' Presidj di Toscana.

Fu in questo trattato compreso anche Piombino, e fu fedelmente eseguito, siccome non meno il Chioccarelli[151], che il Tuano[152] ne rendono a noi testimonianza.

Fra quell'Isolette, ve ne è una chiamata l'Isola di Fanuti, per la quale in questi tempi fu lungamente disputato, se apparteneva al Re Filippo, ovvero fosse compresa nella concessione dello Stato di Siena fatta al Duca di Fiorenza. Furono per ciò per sostenere le ragioni del Re, fatte dalla Regia Camera due consulte, una sotto il primo di giugno del 1573, l'altra sotto li 26 agosto del medesimo anno, che si leggono nel tomo 18, de' M. S. Giurisd. di Bartolommeo Chioccarello.

Poichè la sovranità dello Stato di Siena dagl'Imperadori d'Alemagna si pretende appartenere ad essi, l'Imperador Rodolfo II per maggiormente stabilire ciò che il Re Filippo II, avea fatto, al primo di gennajo del 1604, spedì privilegio al Re Filippo III col quale confermandogli il Vicariato di Siena, Portercole, Orbitello, Talamone, Monte Argentario e Porto di S. Stefano con titolo di Duca e Principe dell'Imperio, confermò anche la concessione, ed infeudazione fatta di detto Stato di Siena dal Re Filippo II a Cosmo di Medici Duca di Fiorenza; ed ecco come i Presidj di Toscana s'unirono alla Corona de' Re di Spagna[153].