§. I. Ducato di Bari, Principato di Rossano acquistati pienamente al Re Filippo per la morte della Regina Bona di Polonia.

In questi medesimi tempi al Re Filippo ricadde il Ducato di Bari, e 'l Principato di Rossano, li quali, toltone la sovranità, lungamente erano stati sotto la dominazione, o de' Duchi di Milano, de' Re di Polonia.

Da poi che Ferdinando I d'Aragona spogliò il Principe di Taranto de' suoi Stati, fra' quali era il Ducato di Bari, per rimunerazione di quegli ajuti, che più volte gli avea somministrati Francesco Sforza Duca di Milano, e per contemplazione del matrimonio d'Eleonora sua figliuola, destinata per isposa a Sforza Maria Visconte terzogenito del detto Duca Francesco, investì nel 1465 il detto Duca Francesco della città di Bari e suo Ducato. Ma essendosene poi il Duca morto nel seguente anno 1466, con nuova licenza e concessione del Re Ferdinando, lasciò il Ducato di Bari, non a Galeazzo suo primogenito, che succedè nello Stato di Milano, il quale fu poi marito d'Isabella d Aragona figliuola d'Alfonso II, ma a Sforza Maria Visconte e suoi futuri figliuoli legittimi, acciò che quello, che per lo matrimonio contraendo dovea divenire genero del Re di Napoli, avesse con la sua prole da possedere nel di lui Regno il Ducato di Bari. Il nuovo Duca Sforza mandò tosto in Bari un suo Luogotenente con titolo di Viceduca per governare la città e 'l Ducato, ma essendosi disciolti gli appuntati sponsali con Eleonora d'Aragona per le molte e gravi infermità del Duca Sforza, tanto che Eleonora fu data poi per moglie al Duca Ercole di Ferrara, fu lasciato sì bene il Ducato al Duca mentre visse, ma morto poi nel 1479, essendo ricaduto al Re, fu quello insieme col Principato di Rossano in Calabria donato a' 14 agosto del medesimo anno a Lodovico Moro fratello del morto Duca e a figlj, che da legittimo matrimonio fossero da lui nati. Possedè Lodovico questi Stati; ma quando poi si seppe l'invito da lui fatto a Carlo VIII Re di Francia per la conquista del Regno di Napoli, Alfonso II oltre aver richiamato il suo Ambasciadore, che per lui risedeva in Milano, e mandato via quello di Lodovico che risedeva in Napoli, fece sequestrare tutte l'entrate degli Stati di Bari, e di Rossano, acciò non capitassero nelle mani d'un suo dichiarato nemico. Ritornato poi il Regno per la partita del Re Franzese, sotto il Re d'Aragona, e seguita la pace con Lodovico, costui dal nuovo Re Federico chiese una nuova conferma, ed una nuova investitura del Ducato di Bari e del Principato di Rossano, il quale cortesemente glie la spedì sotto la data de' 6 decembre dell'anno 1496. Nell'anno seguente fece Lodovico al Re nuova istanza, dimandando, che investisse di questi Stati di Bari e Rossano il secondogenito nomato Sforza, fanciulletto ancora di tre anni, a cui esso gli cedeva; ed avendo il Re a ciò acconsentito, creò nuovo Duca di Bari e Principe di Rossano il fanciullo a' 20 giugno del 1497 con condizione, che a nome di lui governasse questi Stati Lodovico suo padre, fin che il vero Duca giungesse ad età più matura.

Intanto essendo D. Isabella d'Aragona, figliuola di Alfonso II, rimasa vedova di Giovanni Galeazzo, al quale portò in dote centotrentamila scudi, ed avendo il nuovo Re di Francia Lodovico IX mossa nuova guerra in Italia con impegno di vendicarsi di Lodovico suo capital nemico, e spogliarlo del Ducato di Milano; questi intimorito, se ne fuggì in Germania e prima di partire assegnò alla mentovata D. Isabella per li ducati centotrentamila della sua dote, il Ducato di Bari ed il Principato di Rossano. D. Isabella prese di questi Stati il possesso, e lo ritenne fin che visse; poichè quando Federico fu costretto uscir del Regno, quello passato in potere de' Franzesi e de' Spagnuoli, e finalmente sotto Ferdinando il Cattolico, niuno le diede molestia, e la lasciarono godere di questi Stati senza un minimo turbamento. Venne ella nel 1501 a risedere in Bari, dove lasciò di se molte memorie, ampliando, e nobilitando quella città con magnifici edificj[154].

Avea ella di Galeazzo suo marito procreato un figliuol maschio chiamato Francesco, ed una bambina di nome Bona, ma essendo Francesco premorto in Francia giovinetto, rimase Bona unica erede, la quale veniva allevata da sua madre in Bari con grande agio e carezze: divenuta già grandetta, pensò darle marito; l'Imperador Carlo V, a richiesta d'Isabella, se ne prese cura e trattò il matrimonio con Sigismondo Re di Polonia, che allora si trovava vedovo e senza figliuoli maschi; fu quello conchiuso nel 1517, e mandò il nuovo sposo a prendersi Bona, la quale imbarcatasi a Manfredonia, a' 3 febbrajo del seguente anno 1518, fu ricevuta dal Re in Polonia con real pompa e grande celebrità. Ritiratasi da poi D. Isabella da Bari in Napoli, non passò guari, che infermatasi d'idropisia, rese lo spirito nel 1524, e fu seppellita nella Chiesa di S. Domenico, dove ancora oggi si vede il suo tumulo.

Per la costei morte nacque discordia intorno alla successione del Ducato di Bari, e del Principato di Rossano tra Bona sua figliuola ed erede, e Sforza figliuolo di Lodovico Moro. Costui, allegando l'investitura a se fatta dal Re Federico, pretese per se gli Stati, e diceva che Lodovico suo padre per non essere di quelli che un semplice Governadore, non poteva assegnargli a D. Isabella per le sue doti. L'Imperador Carlo V pretese ancora, che Lodovico non solamente non avea potuto dispor di quelli, come non suoi, ma anche perchè quando gli assignò a D. Isabella non richiese assenso da Federico Re di Napoli, a cui, ed a' suoi successori in caso di vacanza, doveano ricader quegli Stati. In fine dopo varie consulte e trattati fu stabilito, che il Castello di Bari s'aggiudicasse a Carlo V come a diretto padrone, e successor legittimo del Regno; e che la città di Bari col suo Ducato, e gli altri Stati in Calabria s'assignassero alla Regina Bona per tutto il tempo di sua vita, salve però le ragioni di Sforza, alle quali per questo accordo non si recasse pregiudizio veruno. Ciò stabilito l'Imperadore mandò subito Colamaria di Somma Cavaliere Napoletano per Castellano nel Castello di Bari; e la Regina, che accettò le condizioni, vi mandò per Viceduca Scipione di Somma per reggere la città e 'l Ducato.

In cotal guisa si stette sino all'anno 1530, quando Sforza, che con l'assenso dell'Imperador Carlo era già divenuto Duca di Milano, cedè al medesimo Carlo tutte le ragioni riservate, e pretensioni, ch'egli avesse potuto mai avere sopra gli Stati suddetti; onde l'Imperadore divenutone interamente Signore, fece nuova investitura de' medesimi alla Regina Bona, ristretta però mentr'ella vivea; e nel 1536, la investì anche del Castello di Bari con la medesima limitazione di tempo; onde da lei e dal Re Sigismondo suo marito furon da poi governati[155].

Rimasa poi vedova la Regina Bona per la morte accaduta del Re suo marito nell'anno 1548, ancorchè col medesimo avesse procreati quattro figliuoli, un maschio che fu successore nel Regno, chiamato Augusto, e tre femmine: nulladimeno non passarono molti anni, che la Regina col suo figliuolo venne a manifeste discordie. Al Re non piacevano i modi troppo licenziosi di sua madre: all'incontro ella per vivere più libera, prendendo occasione d'essersi Augusto con suo disgusto sposato con una sua vassalla, benchè molto gentile e bellissima, risolvette abbandonar il Regno, ed i figli e ritirarsi in Bari nel suo Stato. Augusto la lasciò andare, onde partita nel 1555 con fioritissima Corte, viaggiò per terra da Craccovia sino a Venezia, dove da quella Signoria fu ricevuta con Real pompa e maravigliose accoglienze: e fra le orazioni del Cieco d'Adria se ne legge ancora una, recitata dal medesimo In Venezia in occasione di questo passaggio[156]. Da Venezia su le Galee della Repubblica si portò a Bari, dove fu accolta con sommi onori e feste grandissime.

Visse in Bari meno di due anni, e frattanto comprò da varj Baroni Campurso, Noja e Trigiano, Terre a Bari vicine, fortificò il Castello, fabbricandovi alcuni nuovi baloardi. Venuta a morte fece il suo testamento, nel quale avendo lasciato a Giovan-Lorenzo Pappacoda suo intimo Cortigiano, che per molti anni l'avea ben servita, ed in Polonia ed in Bari, le Terre suddette; ad insinuazione del medesimo dichiarò in quello, che il Ducato di Bari ed il Principato di Rossano, erano ricaduti per la sua morte al Re Filippo II, ne' quali ella per ciò lo istituiva erede. Morì nel mese di novembre di quest'anno 1557, e fu sepolta nel Duomo di Bari, dove dopo molti anni gli fu fatto innalzare dalla Regina Anna di Polonia sua figliuola, e moglie del Re Stefano Battori, un superbo tumulo, con iscrizione che ancor ivi si vede.

Il Re Augusto, ricevuto avviso della morte della Regina sua madre, e del testamento, fortemente se ne dolse e portò le sue querele all'Imperador Ferdinando suo suocero, pretendendo non aver potuto la madre privarlo di quegli Stati con disporne a favor del Re Filippo, e che l'investitura comprendeva lui anche. Filippo intanto se gli avea già fatti aggiudicare come a se devoluti, e per gratificare il Pappacoda di questo buon servigio, avea dato al medesimo titolo di Marchese sopra Capurso; ed avendo avuto avviso dall'Imperador suo zio delle pretensioni del Re di Polonia, si contentò che così quelle, come le sue, s'esaminassero avanti dell'Imperadore, e secondo quello che a' suoi Savj paresse, si determinasse. Fu accettato il trattato: onde da amendue le Parti si mandarono in Germania famosi Giureconsulti per sostener le loro ragioni. Piacque al Re Filippo II mandar per se da Napoli Federico Longo, eccellente Dottore di que' tempi, e che esercitava allora la carica d'Avvocato Fiscale della Regia Camera; ma questi partito per Vienna, ove risedeva l'Imperadore, giunto a Venezia s'ammalò gravemente, ed a' 24 ottobre del 1561 vi lasciò la vita: fu il suo cadavere riportato a Napoli, dove nella Chiesa di S. Severino gli fu data onorevole sepoltura[157]. Si pensò ad altra persona, e fu scelta quella di Tommaso Salernitano Dottor non men rinomato e Presidente della Regia Camera, il quale portatosi in Germania, e ben ricevuto dall'Imperadore, difese così bene le ragioni del suo Re, mostrando l'investitura della Regina Bona essersi estinta colla sua morte, nè venire in quella compresi i figliuoli, che ne riportò sentenza favorevole, e fu con ciò posto a questa lite perpetuo silenzio. Il Re Filippo rimase cotanto ben soddisfatto del Presidente Salernitano, ch'essendo per la morte del Reggente Francese Antonio Villano nel 1570 vacata quella piazza, lo fece Reggente di Collaterale, dove presiedette sino a 10 giugno del 1548, anno della sua morte[158].

In cotal maniera tratto tratto s'andavano estinguendo nel nostro Regno que' vasti Dominj e Signorie, che sovente rendevano i Possessori sospetti a' Re, e quasi uguali, particolarmente nel Regno degli Aragonesi piccioli Re, i quali oltre di quello di Napoli, non aveano fuori altra Signoria. Erano per ciò sovente soggetti alle congiure ed all'insidie de' Baroni potenti, ed a' continui sospetti, che i malcontenti non invitassero i Franzesi, perpetui competitori, all'acquisto, e che, o con sedizione interna, o guerra esterna, non loro turbassero il Regno. Gli Spagnuoli, secondo che la congiuntura portava, devoluti gli Stati o per morte o fellonia, estinguevano Signorie sì ampie: non rifacevano in lor vece altri, ma, ritenuta la città principale nel Regio Demanio, partivano in più pezzi il rimanente, e delle altre Terre che prima componevano lo Stato ne facevano più investiture: d'uno che n'era o Principe, o Duca, o Marchese, ne facevano molti, concedendo separate investiture; onde si videro nel Regno loro, cominciando dall'Imperador Carlo V e da Filippo II sino al presente, multiplicati tanti Titoli e Baroni, che il lor numero è pur troppo sazievole. Così venne ad estinguersi il Principato di Taranto, il Principato di Salerno, il Ducato di Bari, il Contado di Lecce, il Contado di Nola e tanti altri Ducati e Contee, e per provvido consiglio degli Spagnuoli, ritenute le città principali nel Regio Demanio tutte le Terre e Castelli, onde quelle si componevano, essendo state investite a diversi, siccome assai più nel Regno si multiplicarono i piccioli Baroni, così si proccurò d'estinguere i grandi.