§. I. Dell'Emendazione del Decreto di Graziano e delle altre Collezioni delle Decretali.

Ma Gregorio XIII nato per grandi imprese, siccome volle mostrare la sua potenza nell'Emendazione del Calendario, così ancora volle aver la gloria di perfezionare l'Emendazione del Decreto Graziano. Aveano prima Antonio Democare ed Antonio Conzio famosi Giureconsulti Franzesi per privata autorità cominciato a far catalogo di varj errori trovati nel Decreto di Graziano per emendarlo[382]. Ma richiedendovisi maggior diligenza e la fatica di molti, non che di due soli, finito il Concilio di Trento, Pio IV scelse alcuni Cardinali e vari Dottori, perchè s'accingessero a quest'impresa, e Pio V da poi ve ne aggiunse due altri[383]. Ma quest'opera non ebbe il suo compimento, se non nel Pontificato di Gregorio XIII, il quale, mentre i Correttori Romani sono tutti intesi all'Emendazione, egli l'accalorò e sollecitò in guisa che nell'anno 1580 fu la Correzione finita; ond'egli la fece pubblicare con una sua Bolla[384], colla quale, approvando l'Emendazione, comandò, che niente a quella s'aggiugnesse o si mutasse, ovvero diminuisse.

Ma siccome l'Emendazione del Calendario non fu stimata sufficiente, onde avvenne, che altri la rifiutassero: così l'Emendazione di Graziano non fu riputata cotanto esatta, sì che non si desse occasione ad alcuni di scovrirvi altri errori, e notare la poca accuratezza usatavi; di che sono da vedersi Antonio Agostino Vescovo di Tarragona, il quale fra l'altre sue opere, la più dotta e riguardevole, che ci lasciò, fu questa della Correzione di Graziano, e Stefano Baluzio.

Furono ancora sotto il Pontificato di Gregorio emendate le Decretali, e restituite secondo l'antiche Collezioni e Registri de' Pontefici; onde sursero le edizioni più emendate, fra le quali tiene il vanto quella di Pietro Piteo e di Francesco suo fratello. Da questi Registri furono da poi compilati que' volumi che contengono l'intere Costituzioni Pontificie, i quali ora sono cresciuti al numero di cinque, sotto il nome di Bollario Romano[385]. Ed a questo Pontefice pur si dee quella famosa Raccolta de' Trattati legali, che occupavano tanti volumi, ed empiono le nostre Biblioteche.

Nel fine di questo secolo Pietro Mattei Giureconsulto di Lione, per privata autorità, serbando l'istesso numero de' libri e l'istesso ordine de' Titoli, che la Gregoriana, fece un'altra Raccolta di varie Costituzioni Pontificie, stabilite dopo il Sesto, le Clementine e le Stravaganti già impresse, e la intitolò Settimo delle Decretali, dedicandola al Cardinal Gaetano; il qual libro, ancorchè non fosse stato approvato, si vide però nell'ultime edizioni aggiunto all'antiche.

Ma Gregorio, vedendo che a questo Settimo libro mancava l'autorità pubblica, applicò l'animo a voler di sua autorità far compilare un Settimo libro delle Decretali; onde commise a Fulvio Orsino, a Francesco Alciato e ad Antonio Caraffa, Cardinali, che s'accingessero a quest'opera; ma poco da poi la morte interruppe i suoi disegni; onde morto Gregorio, Sisto V suo successore diede questo pensiero a' Cardinali Pinello, Aldobrandino, a Matteo Colonna ed a molti altri[386], li quali in vita di Sisto non poterono ridurla a fine; ma assunto da poi al Pontificato l'istesso Cardinal Aldobrandino, nomato Clemente VIII, costui insistè perchè l'opera si terminasse; ed essendo insorto dubbio, se si doveano in quella inserire i Canoni del Concilio di Fiorenza e di quel di Trento appartenenti a' dogmi, fu stimato doversi quelli inserire; onde fu compito questo Settimo volume a' 25 di luglio del 1598 contenente diverse Costituzioni Pontificie e decreti di Concilj da 300 anni, diviso in cinque libri, ed in più titoli disposto. Ma poichè in questa Raccolta vi erano stati inseriti molti decreti del Concilio di Trento, essendosi già data alle stampe sotto nome di Settimo libro delle Decretali di Clemente VIII, fu mosso un gran dubbio, che finalmente ritenne la pubblicazione; poichè pubblicandosi questo volume, tosto sarebbero venuti Dottori ed Interpreti a far a quello delle Chiose e Commenti; e per conseguenza, per le censure gravissime fulminate da Pio IV contra coloro, che ardissero chiosare, o in altra guisa interpretare i Canoni ed i Decreti di quel Concilio, dovea togliersi a' Dottori ogni occasione di commettere un simile attentato. Tanto bastò, perchè si sopprimesse la pubblicazione di questo Volume e rimanesse in una profonda ed oscura caligine[387].