LETTERE SCRITTE DA LODOVICO ARIOSTO A NOME DEL CARDINALE IPPOLITO D'ESTE

I

A Beltrando Costabili

in Roma.

Mess. Ludovico delli Ariosti familiare nostro carissimo viene per certe sue faccende costì, e bisognandoli il favore e aiuto vostro averà ricorso a voi, e noi riceveremo da voi piacere assai se in quello che vi richiederà per la giustizia lo favorirete e aiutarete quanto vi serà possibile; offerendosi noi in maggior cosa per voi: et bene valete.

Ferrariae,..... maij MDX.[318]

Hipp. Card. Estensis.

II

Al Rev. Padre....

R. in Cristo P. tamq. Fr. car. Noi amamo grandemente frate Anselmo de' Conti da Padua, sì per le virtù sue, come che suo patre e parenti suoi son molto nostri, e desideramo fargli ogni piacere: e per questo, quanto ne sia possibile, lo raccomandamo alla R. Paternità Vostra, che per amor nostro voglia favorirlo e averlo nel numero de li suoi più cari, e dove può farli beneficio e onore lo faccia, chè tutto quello che per amor nostro gli farà avremo tanto grato quanto se in la persona nostra fusse fatto; e a V. R. Paternità per sempre ci offerimo e raccomandamo, quae bene valeat.

Ferrariae, X iunij MDXVI.

Hipp. Cardinalis Estensis.

III

Al Rev. Don Rufino Berlinghieri, Vicario nostro

in Milano.

Ven. nobis car. Noi vi mandiamo qui incluse le copie di due lettere che Mess. Ludovico ne ricerca che scrivamo, una a voi e l'altra al Sufraganeo nostro, per utile de la Cancelleria de lo Arcivescovato nostro di Milano: e perchè noi non vorressimo far cosa contra giustizia, nè dar causa che persona si dolesse con ragion di noi, ne è parso, prima che mandiamo le lettere, di mandarvene le copie: così voi le vederete e ne darete subito avviso se tal lettere seranno giustificate o non, perchè in questo ci reggeremo secondo la relazione vostra: et bene valete.

Ferrariae, XXIX novembris MDXVI.

Hipp. S. Luciae in Silice
Diaconus Card. Esten.

IV

Al medesimo

Perchè nessuno si intrometta ne le cose che appertengono alla Cancelleria de lo Arcivescovato nostro di Milano, se non Mess. Paolo Rena e Mess. Filippo da Calcano, li quali Mess. Ludovico Ariosto per l'autorità che di questo gli avemo data ha eletti all'officio di quella,[319] volemo che per nostra parte facciate uno editto, che nessuno altro notaro, se non li prefati Mess. Paolo e Mess. Filippo o li sostituti loro, si debbia intromettere in alcun atto appertinente a ditta Cancellaria, massime di collazioni e di instituzioni di beneficî ne la città e diocesi di Milano, sub poena nullitatis actus et contractus, et ulterius sub poena quinquaginta ducatorum aureorum auferendorum a quolibet contrafaciente, aplicandorum pro dimidia mensae nostrae Archiepiscopatus, et pro alia dimidia Cancellariae, e così voi ancora avrete a mente di non interponere la vostra autorità in alcuno contratto, se uno de li prefati Cancellieri non serà rogato de lo instrumento iuxta solitum.

V

Al Sufraganeo nostro

in Milano.

Perchè avemo piacere che li familiari nostri alli quali avemo concessa la Cancellaria de lo Arcivescovato nostro di Milano ne abbiano quel maggior profitto che onestamente e per la giustizia se ne può avere, ne è parso per questo di avvertire la P. V. che dove può far loro utile, ne farà gran piacere a farlo, e questo serà non lasciando preterire li tempi che non tenga le ordinazioni solite. Oltra di questo sappia che non volemo per modo alcuno che ammetta altro notaro che li Cancellieri nostri, cioè Mess. Paolo Rena e Mess. Filippo da Calcano, o li sostituti loro. Ancora che reputamo che V. P. non sia per fare altramente, pur la ne avemo voluta avvisare acciò lo faccia più volontiera, conoscendo essere così di mente nostra; et bene valete etc.