91. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, tomo V, pag. 77. — Lo Studio di Piacenza ebbe dal papa il privilegio di Studio generale nel 1248. Questa università ebbe una celebre scuola di giurisprudenza dove insegnò il famoso Placentino che poi recatosi in Francia acquistò gran rinomanza a Montpellier. — Umberto Locati, De origine Placent., pag. 188.
92. Tiraboschi, Bibliot. modenese, tomo I, pag. 52.
93. Sarti, De claris prof. Gymnasii etc., tomo I, pag. 71.
94. Taccoli, Memorie storiche di Reggio, P. III.
95. Savigny, op. cit., tomo IV, App.
96. Affò, Scrittori parmigiani.
97. Bini Vincenzo, Memorie storiche della perugina università, 1816. Quest'opera è assai ricca di notizie, ma contiene molti giudizii erronei ed opinioni infondate. Anche il Savigny, parlando dell'università perugina (op. cit., I), è caduto in diversi errori, non avendo consultato altri documenti. — Vermiglioli, Bibliografia storica perugina 1823. Sull'università di Perugia vennero pubblicati recentemente tre documenti assai importanti, cioè: La matricola degli scolari e professori dell'anno 1339; L'ordinamento dello Studio nella prima metà del secolo XIV; e Gli statuti dell'università degli scolari, riformati nel 1457. — Padelletti, Documenti inediti per servire alla storia delle università italiane (Arch. Giur., vol. V, pag. 494; e vol. VI, pag. 97 e 111).
98. Papadopoli, Hist. Gymn. Patavini, 1726, P. I, lib. III. — Sull'università di Ferrara hanno scritto: Borsetti, Hist. ferr. Gymnasi, 1735. — Rufo, Hist. ferr. Gymn., 1811. — Nel 1407 furono ordinati e corretti gli antichi statuti dell'università (Statuta univ. ferrar.). Gran parte delle disposizioni contenute in questi statuti sono state riferite dai sopraricordati storici.
99. Negli statuti cremonesi vengono concessi ai dottori e agli scolari le immunità ed i privilegi di cui largheggiavano in quel tempo a loro favore tutte le città italiane:
(Statuta-mixta, Rubr. 441-442) «Item quod omnes scholares et doctores, qui requisiti fuerint per universitatem scholarium, possint venire Cremona libere et secure de quacumque civitate, provintia, villa, seu loco et castro in persona, libris, pannis, animalibus et aliis armis et rebus ad se spectantibus et eorum familiis.... et si quo casu dictis rectoribus, seu scholaribus venientibus ad civitatem Cremonae vel in Cremona aliquod damnum, seu injuria inferretur, Potestas et rectores seu alii officiales, qui pro temporibus fuerint Cremonae, teneantur breviter et summatim, sine strepitu et figura judicii, etiam cum semiplena probatione, vel sufficienti indicia, et sacramento doctoris, vel scholari facere emendari damnum, jniuram, seu robariam illatam et illata dictis scholaribus per terras, loca, villas et communia, ac singulares personas, in quorum territorio, praefato domino nostro subiecto iniuria, seu robaria factae fuerint. Et si quis fecerit insultum in aliquem scholarem vel contra aliquem dictae universitates, quod vicinia, in qua delictum commissum fuerit dictum malefactorem teneantur prosequi, et capere, et captum, seu captos detinere et praesentare Dno Potestati vel ejus judici. Et gaudeant beneficio civium, et pro civibus habeantur dicti scholares.»
100. Tiraboschi, Storia della lett. it., ecc.
101. Tiraboschi e Alidosi, Scrittori bolognesi, pag. 28.
102. Celesia, Lo Studio di Genova.
103. Tola, Lo Studio di Sassari.
104. Del Migliore, Firenze illustrata, pag. 381.
105. Prezziner, Delle Accademie fiorentine. — Nello Studio di Firenze fu conferita la prima laurea nella facoltà teologica il 9 dicembre 1359 per speciale concessione di papa Clemente VI (Villani, Cronache, lib. IX, cap. LVIII). Nell'Archivio delle Riformagioni si trovano gli statuti del 1387 relativi allo Studio di Firenze.
106. Queste notizie le abbiamo tolte dalla memoria dell'egregio L. Banchi, più innanzi citata, e da diversi documenti che si conservano nell'Archivio di Stato di Siena.
107. Tiraboschi, op. cit., tomo V, pag. 83. — Statuti di Lucca.
108. Rofredi Beneventani, Opera omnia.
109. Statuti di Arezzo (Privilegia scholarium).
110. Guazzesi, Opere. Pisa 1766, tomo II, pag. 106-108. — Anche il Savigny parla dello Studio di Arezzo, citando spesso quelli statuti che contengono alcune particolarità degne di nota (Statuta an. 1215) estratti da un Codice membranaceo dell'Archivio della Canonica di Arezzo al num. 620.
111. Ciò deduciamo dal non aver trovato nessuna memoria importante che si riferisca a questo Studio, nei documenti del tempo.
112. Sarti, op. cit., vol. I, pag. 485. — Ciampi, Vita di Cino da Pistoia.
113. Federigo fu chiamato da Dante «cherico grande,» cioè gran sapiente; essendo ritenuti i chierici fino a quel tempo soli depositarii della scienza.
Il cronista Villani (Ist. Fiorent., lib. VI, cap. I), sebbene di partito guelfo e nemico quindi all'imperatore, pur lo chiama: «savio di scrittura, e di senno naturale, universale in tutte le cose.»
114. Queste opere, furono per cura di Federigo diffuse nelle principali scuole d'Italia (Sarti, op. cit., I, pag. 489). — Encyclica Friderici qua libros mittit ad universitates (Huillard-Brèholles, Historia, vol. IV, pag. 384).
115. Lo stesso Federigo attese allo studio delle matematiche. — Malaspina apud Muratori, Ber. Ist. Script., vol. VIII, pag. 788. — Libri, Hist. des sciences mathématiq. en Italie, tomo II, pag. 22, 27. Paris, 1838.
116. L'Accademia Panormitana che pare avesse origine nel 1233. — Quadrio, Storia e ragione d'ogni poesia, tomo I, pag. 87.
117. Sarti, op. cit., P. II, pag. 36.
118. Leggendo negli scrittori bolognesi questo episodio assai singolare di quella università si nota come l'intimazione di Federigo divenisse argomento di fieri motteggi e di sarcasmi nella città e fra gli scolari; il che sta a confermare quanto profondo fosse in essi il sentimento della propria indipendenza.
Il giureconsulto Odofredo parlando dell'interdizione dello Studio di Bologna per opera di Federigo, dice con fina ironia che tutto il danno dell'ira imperiale fu di aver ritardato di pochi giorni il principio delle lezioni (Odofredi, Opera).
Lo storico Ghirardacci così racconta il fatto:
«.... i Bolognesi trovandosi in disgrazia di Federigo furono da lui privi dello studio e comandò (ma indarno) che tutti gli scholari si partissero da Bologna e andassero a Napoli. Giudicò Federigo cotanto sdegnato, che fosse il maggior danno, e cosa di maggior dispiacere che a' Bolognesi si potesse fare il privarli dello studio e trasferirlo a Napoli....» (Hist. bolognesi, tomo I, pag. 142).
119. Pètri de Vinea, Epistolae, lib. III, epist. X. — Del Vecchio, La legislazione di Federigo II, pag. 252.
120. Iamsilla apud Muratori, Rer. It. Script., vol. VIII, pag. 496.
121. A dimostrare quanto fosse d'idee liberali Federigo, e qual profondo sentimento della civiltà egli avesse, basterebbe consultare i suoi scritti in cui lampeggiano pensieri degni di un grande riformatore (Pètri de Vinea, Epistulae, lib. III, epist. XII).
122. Origlia, Storia dello Studio di Napoli, tomo I, pag. 200 e seg.
123. Signorelli, Cultura delle due Sicilie. — Savigny, op. cit., III.
124. Eccone un esempio: «Nullus de Civitate Comitatu vel destrictu Florentiae qui velit studere in aliqua quacunque scientia, audeat vel presumat deinceps ire vel stare ad studendum in aliqua scientia ad aliud aliquod Studium quam in Civitate Florentiae et in Studio in Civitate Florentiae deinceps perpetuo, ordinato, et quicumque Civis Comitativus vel Districtualis dicte Civitatis Florentie ivisset vel esset citra montes ad aliquod aliud Studium seu Civitatem vel terram causa studendi teneatur et debeat redir ad Civitatem et Studium Civitatis Florentie hinc ad per totum mensem Decembris proxime futurum sub poena librarum mille florenorum parvorum....» (Prezziner, Storia dello Studio di Firenze, 87).
125. Nel testo si lesse dapprima quinquaginta (50) in luogo di quingenta (500). I più recenti storici hanno corretto un tale errore (Vallauri, St. delle univ. piemontesi, vol. I, pag. 21, nota 1. — Savigny, III, pag. 258).
126. Nel testo della Carta dice totum. Il Savigny scrive tutum, altrimenti il senso non sarebbe chiaro.
127. Nel testo del documento si trovano sempre unite queste due parole che hanno un significato storico. Infatti dicevasi (magister) il professore in genere, (dominus) l'insegnante di cui lo scolaro aveva fatto la libera scelta.
Colle due parole dominus e socius, l'una relativa all'insegnante e l'altra allo scolare, si esprimeva quel vincolo di rispettosa famigliarità che si era formato nella vita scolastica medioevale fra maestri e discepoli.
128. Dicevasi exemplator il copista e il depositario di libri corretti per uso delle scuole.
129. Il Savigny legge Meguxii.
130. Matteo Villani, Cronica, vol. I. cap. VIII.
131. Azario, Cronica, pag. 291.
132. Tiraboschi, St. della lett. italiana.
133. Muratori, Script. Rer. Ital., tomo XVI.
134. (Citramontani) Romani, Abrucium et Terra Laboris, Apulia et Calabria, Marchia Anchonitana inferior, Marchia Anchonitana superior, Sicilia, Fiorentini, Pisani et Lucani, Senenses, Ducatus (Spoletani), Ravennates, Veneti, Januenses, Mediolanenses, Tesalonici, Longobardi Celestini. (Utramontani) Gallia, Portugallia, Provincia, Anglia, Burgundia, Sabaudia, Vasconia et Alvernia, Bicturia, Turonenses, Castella, Aragonia, Catalonia, Navaria, Alemania, Ungaria, Polonia, Boemia, Flandrenses.
135. Mazzetti, Repertorio de' professori bolognesi.
136. Mazzetti, Repertorio de' professori bolognesi.
137. Fabroni, Hist. Acad. PS., I, pag. 86.
138. Prezziner, Storia dello Studio di Firenze.
139. Savigny, Hist. du droit. rom. etc., III, pag. 218.
140. Facciolati, Fasti, P. II, pag. 20.
141. Stat. Bonon., lib. III, pag. 50.
142. Rufo, Hist. Gymn. ferr. — Facciolati, Fasti, P. II, pag. 12.
143. «..... Nam scholare recedente non debet alius sibi locum vindicare sine licentia domini» (Accursio, lib. V, de off. mag. off., I, 31).
144. Ghirardacci, Storia bolognese, pag. 329.
145. Idem, pag. 329, 451, 554, 589.
146. Facciolati, Syntagmata XII, Gymn. Patav.
147. Colle, St. dello Studio di Padova, I, pag. 242.
148. Rufo, Hist. Accad. ferrar., pag. 143.
149. «..... Inveterata ac antiqua consuetudine, observata usque in hodiernum diem Gymnasi Almarum Civitatum Bononiae, Patavique, quod Rectores Juris torumin onnibus actis publicis praecedent Rectoribus Artistis ed quod semper primum locum obtineant» (Idem, pag. 186).
150. Vallauri, Storia delle univers. piemont., II, Doc. XXVI.
151. Questo Decreto è dell'anno 1661 (Vallauri, op. cit., Doc. XXVI).
152. Per dare un saggio al lettore, delle matricole universitarie, riferiamo quella dello studio di Perugia dell'anno 1339, che per la molta importanza merita di essere trascritta nella sua integrità:
In nomini Domini amen. Anno eiusdem millesimo cccxxxiiij ind. sept. tempor. dni Benedicti. pp. xii die xxv monsis octubris.
Haec est matricula scolarium et universitatis scolarium et doctorum Studii perusini facta tempore sapientis viri domini Iacobi de Muscianis de Urbe rectoris scolarium dicte universitatis. Et scripta per me Franciscum Spenutii notarium infrascriptum et scribam publicum Universitatis predicte. Et de mandatu dicti Dni Rectoris posita inter assides Statuti et in Statuto Communis Perusii per me Franciscum notarium eiusdem. Actum in Civitate Perusii in Palatio Comunis et Populi Perusini, in quo moratur Dnus Capitaneus populi Perusii in audientia dicti Palatii praesentibus etc. (seguono i nomi dei testimoni).
Dnus Iacobus de Muscianis de Urbe Rector dictus.
Nomina Doctorum
| Dnus | Symon de Vicentia | doctores iuris canonici |
| » | Federicus de Sienis | |
| » | Arnaldus de Senis | |
| » | Archidiaconus Yspanus | |
| » | Iohannes de Pagliarensibus de Senis | doctores iuris civilis |
| » | Thomas de Azzoguidis de Bononia | |
| » | Pynus de Gosedinis de Bononia | |
| Magister | Gentilis de Fulgineo | doctores in medicina |
| » | Martinus de Montepolitiano | |
| » | Peronus de Bononia | |
| » | Franciscus de Bononia | doctor in phylosophia |
| » | Iohannes Theotonicus | in loyca |
Nomina scolarium
Scolares in Medicina
(Dal volume Miscellaneo «Atti del Consiglio Maggiore dal 1260 al 1415» Archivio Decemvirale).
153. Savigny, Hist. du droit romain. etc., III, pag. 133.
154. Sarti, P. I, pag. 34.
155. Sarti, P. II, pag. 177.
156. Stat. Bonon., lib. I, pag. 19-20.
157. Quando fu decretato di compilare gli statuti per l'università fiorentina furono consultati gli scolari, i quali disposero che i detti statuti dovessero essere redatti per cura di nove dottori, presi dai tre collegi dei Canonisti, dei Legisti e dei Medici, e di sei scolari. Questi statuti nel 1473 vennero da Lorenzo de' Medici estesi all'università di Pisa (Fabroni, Hist. pis., I, pag. 76).
158. Azario, Cron., pag. 415.
159. Marini, Papiri diplomatici, Introd.
160. Narra il Villani (lib. VII, cap. XC) che questa somma per i lamenti di molti malevoli cittadini fu ridotta a soli 1000 fiorini.
161. Rufo, Hist. Ferrar. Gymn., lib. I, pag. 51.
162. Facciolati, Fasti, P. II, pag. 48.
163. Idem, Syntagmata XII.
164. Idem, Fasti, P. II, pag. 13.
165. Sarti, De Archygium. Bonon. profess., P. I.
166. Vedine un esempio nel Tiraboschi, Bibliot. mod., I., pag. 52.
167. Ghirardacci, Storie bolognesi, I, pag. 320.
168. Ghirardacci, vol. II, pag. 424 e Sarti App. II, pag. 106.
169. Facciolati, Fasti, P. II, pag. 80-81.
170. Accademiarum celebrium, etc.
171. In Padova se ne trova qualche esempio: ma dal 1426 in poi fu decretata la perpetua esclusione del vescovo dal grado di Rettore (Facciolati, Fasti).
172. Odofredo dice: «per legem municipalem hujus civitatis scholares creant rectores.»
173. Ghirardacci, Storie bolognesi, II, disp. 424.
174. Vedi fra gli altri statuti quello dell'università di Perugia (Padelletti, Contributo alla Storia dello Studio perugino).
175. Savigny, St. del dir. rom., ecc., III, pag. 203 e 224. — Tiraboschi, Stor. della letterat. italiana, tomo I, lib. IV, cap. III.
176. Il Senato di Venezia fece espressa proibizione ai padovani e ai veneziani di prender parte all'elezione del Rettore nell'università di Padova (Facciolati, Fasti, II, pag. 81).
177. Fabroni, Hist. Acad. pis., I, pag. 420, 421.
178. Quando l'elezione di un nuovo Rettore incontrava il generale gradimento, esso veniva portato in trionfo sulle spalle degli scolari dalla cattedrale fino alla sua dimora. Vedine qualche esempio nel Facciolati, Fasti.
179. Ghirardacci, Storia di Bologna, I, pag. 328.
180. Facciolati, Fasti, P. II, pag. 31-44.
181. Idem, P. II, pag. 231.
182. Idem, P. II, pag. 242; P. III, pag. 69.
183. Idem, P. II, pag. 69.
184. Facciolati, P. II.
185. Di questa specie di laurea vedremo parlando dei gradi accademici (cap. VIII).
186. Facciolati, P. II, pag. 44-48.
187. Rufo, Hist. Gymn. ferrar., pag. 293.
188. Savigny, Hist. du droit. rom., III.
189. Facciolati, Fasti, P. I. pag. 1; P. II, pag. 43, 51, 71, 203, 213.
190. Vallauri, Storia delle università piemontesi.
191. «Essendo antica costumanza — dice un Decreto del 1647 — delle Università delli Scholari di questo Studio, o siano di Legge o di Filosofia, o Medicina, di collocare l'onore e la preminenza di Tesoriere in uno dei loro compagni Studenti; gl'Illustrissimi Signori Giudice e Maestrato dei Savii e gl'Illustrissimi Signori Riformatori sono venuti in sentimento, acciocchè tale dignità si renda più conspicua e più stimata, che il soggetto da eleggersi Tesoriere abbia prima con qualche onorata azione dato pubblico saggio del suo virtuoso talento e del progresso delli suoi studj; essendo da tener per fermo, che ciò servirà di stimolo assai pungente alli Scholari, d'attendere con fervore alle intraprese professioni» (Rufo, op. cit., pag. 291).
192. Stat. Bonon., lib. I, pag. 16.
193. Stat. Bonon., lib. I, pag. 17.
194. Il nome di Stazionari forse fu una derivazione dell'antica voce inglese «stationer» (librajo). Nel medio evo, si diceva comunemente «stazione» il luogo dove si faceva commercio di libri (Boccaccio, Vita di Dante).
195. Vedi Sarti, P. II, Append., pag. 210, e Savigny IV. App.
196. Savigny, Stor. del dir. rom. nel medio evo, III, pag. 413. — Odofredo che faceva scuola in casa, teneva per comodo de' suoi scolari una raccolta di libri che imprestava (Sarti, P. I, pag. 149).