Capitolo III. Genialità.

Genialità. — Eppure la pazzia non escludeva in lui una straordinaria genialità nei rami più svariati dello scibile; così egli scoperse la misura delle curve e delle superficie irregolari, e sospettò l'influenza degl'infusorì nelle malattie. Prevenne i moderni liberali nel definire il governo una cospirazione di pochi tiranni allo scopo di opprimere i paurosi, gl'innocui e i deboli.

Egli giustificò la possibilità dei fenomeni medianici, che anche nella nostra epoca trovano tanti increduli, coll'asserto che potrebbe ora disperdersi che il non conoscere le cause dei fenomeni naturali non è una ragione per negarli.

Creò il piroforo e intravide l'ossigeno come causa della combustione.

Precedette il nostro De Sanctis nello studio scientifico dei Sogni.

Egli pel primo in medicina osò abbattere il Galenismo, onorare e criticare Ippocrate; in teologia meritò da Scaligero il titolo di empio: egli che, mentre adottava tante idee magiche, fu pure però il precursore di Wiero, di Bayle, di Muraton e di Zimmermann nel credere allucinati gli ossessi e le streghe, e pare anche i santi. Infatti, dopo avere esposte alcune illusioni che sofferse Andrea Osiander durante una quartana, aggiunge: "Similia haec prorsus existimo his qua videbantur eremum incolentibus magna ex parte; solitudo ipsa, mensque aegra laboribus ac jejuniis, tum temperatura mutata quod umor poterai in illos melancholicus representabat."

Ed è per questo appunto che molti dei suoi strampalati asserti non sono errori di logica, ma sintomi di pazzia.

Tutte le nazioni, fin quelle che non seppero crearsi Enti o Elisi, credettero alle rivelazioni dei sogni. Iamblico, Sinesio, Artemidoro, scrissero libri analoghi e confratelli di questo; p. e., l'ultimo asserisce che sognare d'essere tosato è buon segno, perchè Charites è parente di Carine, allegrezza; facendo così bisticciare la natura in greco ed egizio, come il nostro in latino e in italiano. Il selvaggio, non potendo con i propri sensi nè con le sensazioni abituali spiegarsi i fenomeni naturali e quelli dell'anima umana, li attribuisce ad enti esteriori, a Genj; darà un Dio alla pioggia, allo starnuto, come al fascino delle grazie, e alle strette della paura, modellando alla meglio nella sua meschina relatività le nuove sulle vecchie impressioni; ei commette così un errore simile a quello del dotto che crea l'archeo, il fluido nerveo e la forza vitale.

Ma quando un uomo studia sè stesso in epoca in cui la credenza ai Geni è scomparsa, non solo attribuisce ad un Genio quell'eretismo nervoso che gli precipita il formarsi de' suoi concetti, ma perfino il muoversi del letto, lo scrosciare del tavolo, il tremolìo della penna, non può essere che un allucinato.

Ed una prova egli stesso singolarissima ne fornisce nel libro De Varietate, scrivendo, certo in un momento lucido: "Ego certe nullum demonem aut Genium habeo, sed mihi pro bono Genio data ratio", pochi capitoli dopo aver descritto e particolarmente la natura del Genio addetto a lui e a suo padre.

Così pure la credenza al pronostico dei sogni nata dall'ignoranza completa dei rapporti della natura con l'uomo, dal desiderio d'allargare il limitato presente, è una delle più radicate ed universali delle tante che deturparono fino dalla culla la specie nostra; essa era in voga certamente anche nella plebe del secolo di Cardano; troppo lo confermano i suoi biografi contemporanei, che lo chiamano pazzo perciò solo "nec video quam aliud existimetur, (dice), p. e. Naudeo Praef. "existimetur qui somniis, ostensis fidem habens ex vetularum delirantium observationibus pendeat".

Già sorgevano Telesio, Cartesio, Bacone, Scaligero, Campanella; e Cardano stesso s'era spesso elevato sopra i pregiudizi anche dei più grandi coetanei. Quando, adunque, Cardano, non solo abbracciava quell'assurda credenza popolare dei sogni, ma ne faceva scopo di lunghi lavori e bussola d'ogni sua azione, dovette certo sottostare ad una metamorfosi regrediente, ad una qualche modificazione cerebrale, che ridestasse su la compressa logica e su le cancellate impressioni anteriori, istinti ed idee d'uomo primitivo. E noi, senza vagare nelle ipotesi, ne abbiamo già le tracce nell'influenza ereditaria di morbo e nella paranoia di cui adducemmo prove sì numerose.