I. Stadî dell'evoluzione preistorica[8]

Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa, cercò di apportare un ordine preciso nelle nozioni della preistoria umana, e, sinchè un nuovo materiale considerevolmente più ricco non costringa a cangiamenti, le sue classificazioni rimarranno ben salde.

Delle tre epoche principali — stato selvaggio, barbarie, epoca civile — evidentemente lo occupano soltanto le prime due e la transizione alla terza. Egli suddivide ognuna delle due prime in tre stadii: inferiore, medio e superiore, secondo i progressi della produzione dei mezzi di sussistenza; perciocchè, egli dice, «l'abilità in questa produzione è decisiva per stabilire il grado della superiorità e del dominio dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo l'uomo è giunto a farsi padrone quasi assoluto della produzione degli alimenti. Tutte le grandi epoche dell'umano progresso coincidono, più o meno direttamente, con le epoche nelle quali furono arricchite le fonti della sussistenza.» Lo sviluppo della famiglia procede di pari passo, ma non offre alcun segno altrettanto caratteristico per la distinzione dei periodi.

I. STATO SELVAGGIO.

1. Stadio inferiore. Infanzia del genere umano che, vivendo, almeno in parte, sugli alberi (con che soltanto è spiegabile ch'esso abbia potuto durare di fronte ai grandi animali da preda), dimorava ancora nelle sue sedi originarie, le selve tropicali o subtropicali. Frutta, noci, radici gli erano alimento; la elaborazione del linguaggio articolato è prodotto essenziale di questo periodo. Di tutti i popoli conosciuti nel periodo storico, nessuno apparteneva più a questo stadio primitivo. Quantunque possa aver durato molti millennii, non ci è dato dimostrarlo con prove dirette; ma, ammessa la discendenza dell'uomo dal regno animale, non si può non ammettere questa transizione.


2. Stadio medio. Comincia coll'impiego dei pesci (tra i quali noveriamo anche i granchi, le conchiglie ed altri animali acquatici) pel nutrimento, e coll'uso del fuoco. Questi due fatti vanno insieme, poichè solo il fuoco rende il pesce perfettamente commestibile. Ma, con questo nuovo alimento, gli uomini divennero indipendenti dal clima e dalla località; seguendo i fiumi e le coste, essi poterono diffondersi, ancora nello stato selvaggio, sulla più gran parte della terra. Gli strumenti di pietra grezza, rozzamente lavorati, della più remota età della pietra, così detti paleolitici, che appartengono, tutti o la più parte, a questo periodo e che si trovano diffusi per tutti i continenti, costituiscono la prova di queste migrazioni. La occupazione delle nuove zone, l'ininterrotto attivo stimolo di ricerca, insieme al possesso del fuoco prodotto dalla confricazione, apportarono nuovi alimenti, come: radici e tuberi fortemente amidacei, cotti nella cenere calda o in forni scavati nella terra; selvaggina, che, coll'invenzione delle prime armi, mazze e lance, divenne un eventuale complemento del vitto. Popoli esclusivamente cacciatori, quali si descrivono nei libri, viventi cioè di sola caccia, non ve n'ebbe mai, poichè il prodotto della caccia è troppo malcerto.

Per la continua incertezza delle sussistenze, sembra allignare in questo periodo l'antropofagia, che durerà poi lungo tempo. Gli Australiani e molti Polinesiani stanno ancora oggi in questo stadio medio dello stato selvaggio.


3. Stadio superiore. Comincia colla invenzione dell'arco e della freccia, con che la selvaggina diviene alimento ordinario, e la caccia uno dei rami normali del lavoro. Arco, corda e freccia formano già un istrumento molto complesso, la cui invenzione presuppone lunga esperienza accumulata, spirito acuto e conoscenza simultanea di molte altre invenzioni. Infatti, se paragoniamo i popoli, che conoscono bensì l'arco e la freccia, ma non ancora la ceramica (dalla quale Morgan data il passaggio alla barbarie), noi troviamo qualche principio di villaggi, un certo dominio sulla produzione delle sussistenze, vasi ed arredi di legno, tessitura a mano, senza telaio, di fibre di corteccia, canestri intrecciati di scorze o di vimini, strumenti di pietra levigata (neolitici). Per lo più il fuoco e l'ascia di pietra han già foggiato l'albero a piroga, e fornito, qua e là, travi e tavole per la costruzione di case. Noi troviamo, per esempio, tutti questi progressi presso gl'Indiani del Nord-ovest dell'America, che conoscono, sì, l'arco e la freccia, ma non la ceramica. Per lo stato selvaggio l'arco e la freccia furono quello che fu la spada di ferro per la barbarie, e l'arme da fuoco per l'epoca civile: l'arme decisiva.

II. BARBARIE.

1. Stadio inferiore. Data dalla introduzione della ceramica. Questa, verosimilmente in molti casi, e probabilmente dapertutto, è sorta dallo spalmare con argilla i vasi intrecciati, o di legno, per renderli incombustibili; con che trovossi bentosto, che l'argilla plasmata rendeva lo stesso servizio anche senza il recipiente interno.

Fin qui, potemmo considerare il processo dell'evoluzione in un modo affatto generale, come applicabile, per un dato periodo, a tutti i popoli, senza riguardo alla località. Ma il sopraggiungere della barbarie segna uno stadio, nel quale la diversa attitudine naturale dei due grandi continenti acquista valore. Il momento caratteristico del periodo della barbarie è l'addomesticamento e l'allevamento degli animali e la coltura delle piante. Ora, il continente orientale, il così detto vecchio mondo, possedeva tutti gli animali addomesticabili e tutti i cereali coltivabili, tranne uno; l'occidentale, l'America, dei mammiferi addomesticabili non aveva che il lama, e anche questo soltanto in una parte del Sud, e di tutti i cereali coltivabili solo uno, ma il migliore: il maiz. Queste differenti condizioni naturali fanno sì che quindinnanzi la popolazione di ciascun emisfero segue il suo corso particolare, e i diversi periodi vi sono segnati da limiti speciali.


2. Stadio medio. Incomincia, nell'Est, coll'allevamento degli animali domestici: nell'Ovest, colla coltura delle piante alimentari mercè l'irrigazione e coll'uso di «adobi» (mattoni disseccati al sole) e di pietre per costruzione.

Incomincieremo coll'Ovest, poichè quivi questo stadio, fino alla conquista europea, non era stato varcato in nessun luogo.

Presso gl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, ai quali appartenevano tutti quelli trovati all'est del Mississipi, esisteva già al tempo della loro scoperta una certa coltura ortilizia del maiz, e forse anche di zucche, melloni ed altri ortaggi, che forniva un elemento molto importante della loro alimentazione; essi abitavano case di legno, in villaggi cinti di palizzate. Le tribù del Nordovest, particolarmente quelle della valle della Colombia, trovavansi ancora allo stadio superiore dello stato selvaggio, e non conoscevano nè ceramica, nè coltivazione di piante di qualsiasi specie. Invece gl'Indiani dei così detti Pueblos del Nuovo-Messico, i Messicani, gli Americani del centro e i Peruviani del tempo della conquista, stavano nello stadio medio della barbarie; essi abitavano case di «adobi» o di pietra, costrutte a guisa di fortezze, coltivavano maiz e altre piante alimentari, diverse secondo la località e il clima, in orti irrigati industriosamente, che fornivano le sussistenze principali, e avevano anche addomesticati alcuni animali, i Messicani il tacchino ed altri volatili, i Peruviani il lama. Conoscevano inoltre la lavorazione dei metalli ad eccezione del ferro, per lo che non potevano ancora fare a meno degli strumenti e delle armi di pietra. La conquista spagnuola troncò qualsiasi ulteriore sviluppo indipendente.

Nell'Est, il periodo medio della barbarie incominciò coll'addomesticamento degli animali da carne e da latte, mentre la coltivazione delle piante sembra esser rimasta sconosciuta per molto tempo di questo periodo. L'addomesticamento e l'allevamento del bestiame, e la formazione di grandi armenti, è ciò che sembra aver data l'occasione agli Arii ed ai Semiti di separarsi dalla restante massa dei barbari. Agli Arii europei ed asiatici sono ancora comuni i nomi degli animali, ma quasi nessuno di quelli delle piante coltivabili.

La formazione di armenti avea per effetto di condurre i popoli a scegliere i luoghi atti alla vita pastorale; presso i Semiti le praterie dell'Eufrate e del Tigri, presso gli Arii quelle dell'India, dell'Osso e del Iassarte, del Don e del Dnieper. È ai confini di siffatte regioni ricche di pascoli che dev'essersi incominciato l'addomesticamento del bestiame. Alle schiatte posteriori, i popoli pastorali sembrano quindi provenienti da contrade, che, ben lungi dall'essere la culla del genere umano, erano al contrario inabitabili pei loro selvaggi antenati, ed anche per uomini dello stadio inferiore della barbarie. Inversamente, non avrebbe potuto venir mai in mente a questi barbari dello stadio medio, una volta abituati alla vita pastorale, di abbandonare le pianure erbose ed irrigue, per tornare alle selve dei loro antenati. Anzi, allorchè furono spinti più oltre verso il Nord e l'Ovest, fu impossibile ai Semiti ed agli Arii di innoltrarsi nelle contrade boscose dell'Europa e dell'Occidente dell'Asia, prima che, colla coltivazione dei cereali, si fossero posti in grado di nutrire il loro bestiame e sopratutto di svernare su questo terreno meno favorevole. È più che probabile che la coltura dei cereali vi ebbe origine dal bisogno di foraggi pel bestiame, e solo più tardi divenne importante pel nutrimento umano.

È forse alla doviziosa alimentazione di carne e di latte, e particolarmente alla sua favorevole azione sullo sviluppo dei bambini, che è da ascriversi il preponderante sviluppo delle razze Aria e Semitica. Sta in fatto che gl'Indiani dei Pueblos del Nuovo Messico, il cui vitto è quasi esclusivamente vegetale, hanno un cervello più piccolo degl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, che mangiano più carne e più pesce. Ad ogni modo, a questo stadio sparisce a poco a poco l'antropofagia, e si conserva solo come cerimonia religiosa, o, che è quasi lo stesso, come sortilegio.


3. Stadio superiore. Comincia colla fusione del minerale di ferro, e passa nell'epoca civile, colla scoperta della scrittura alfabetica e colla sua applicazione ad annotazioni letterarie. Questo stadio, che, come si è detto, vien raggiunto in modo autonomo soltanto nell'emisfero orientale, sorpassa nei progressi della produzione tutti i precedenti presi insieme. Appartengono ad essi i Greci dei tempi eroici, le tribù italiche di poco anteriori alla fondazione di Roma, i Germani di Tacito, i Normanni del tempo dei Vikinghi.

Anzitutto ci si presenta qui il vomere di ferro tirato da animali, che rese possibile la coltura in grande della terra, l'agricoltura, e con ciò un incremento di sussistenze praticamente illimitato per le condizioni di quei tempi; con ciò ancora i diboscamenti e la trasformazione delle foreste in terreno coltivabile e in prati — trasformazione impossibile in larga misura, prima che fossero introdotte l'ascia e la vanga di ferro. Ma ciò produsse anche il rapido aumento della popolazione, e il suo addensarsi su piccolo spazio. Prima dell'agricoltura, solo condizioni eccezionalissime potevano fare che una popolazione di un mezzo milione di uomini si riunisse sotto un Governo centrale; e probabilmente ciò non era mai avvenuto.

Il maggior fiore dello stadio superiore della barbarie ci si presenta nelle poesie omeriche, e sopratutto nell'Iliade. Complicati utensili di ferro; il mantice; il mulino a mano; la ruota del vasaio; la preparazione dell'olio e del vino; una lavorazione dei metalli diventata artistica; la carretta e il carro da guerra; la costruzione delle navi con assi e travi; gli inizii dell'architettura come arte; città murate con torri e merli; l'epopea omerica e tutta la mitologia — son questi i principali retaggi che i Greci portarono dalla barbarie nell'epoca civile. Se confrontiamo con ciò le descrizioni che Cesare ed anche Tacito fanno di quei Germani, che stavano alla soglia di quello stesso stadio dell'evoluzione, dal quale i Greci omerici si accingevano a passare in uno stadio superiore, vedremo quale ricchezza di sviluppo della produzione contenga in sè lo stadio superiore della barbarie.

Il quadro dell'evoluzione dell'umanità attraverso lo stato selvaggio e la barbarie sino ai principii dell'epoca civile, quadro che ho qui abbozzato sulle tracce di Morgan, è già abbastanza ricco di dati nuovi e, quel che più monta, incontestabili, perchè desunti immediatamente dalla produzione. Nondimeno esso apparirà pallido e meschino, paragonato con quello che si svolgerà alla fine della nostra peregrinazione: soltanto allora sarà possibile porre in piena luce il passaggio dalla barbarie all'epoca civile e il loro vivo contrasto. Noi possiamo generalizzare intanto la classificazione di Morgan:

Stato selvaggio — Periodo in cui prevale l'appropriazione dei prodotti naturali; i prodotti dell'arte umana sono sopratutto utensili necessari a quest'appropriazione.

Barbarie — Periodo della pastorizia e dell'agricoltura, dell'introduzione di metodi per l'incremento dei prodotti naturali mercè l'attività umana.

Epoca civile — Periodo in cui l'uomo apprende la ulteriore lavorazione dei prodotti naturali, l'industria propriamente detta e l'arte.