Scena come nell'atto precedente
Mènecle e Dàmocle tebano.
Dàm. Mènecle, i profughi lasciano questa notte Atene; ma le tue parole di ieri all'assemblea rimarranno scritte nel cuore dei Tebani.
Mèn. Tebe e i suoi profughi nulla mi devono. Tebe accolse me profugo al tempo dei 30 tiranni; ho sciolto il debito della ospitalità. In quanti partite?
Dàm. Pelopida, io ed altri dieci. Il resto dei profughi attenderà, per seguirci, nostre notizie al confine[204].
Mèn. Lo sapete che in Tebe i tiranni son sulle guardie, che la città è ben munita, e che la impresa vostra è temeraria?
Dàm. Le nostre braccia sono gagliarde, i nostri petti sono sicuri, le armi imbrandite per i Lari sono sante. Giove le guiderà.
Mèn. E Giove dunque vi protegga. Bravi figlioli! Vorrei aver vent'anni di meno per essere con voi!... E avrò vostre nuove?
Dàm. O da Tebe liberata... o dagli inferni.
Mèn. (lo abbraccia) Addio. (Dàmocle esce) Moriranno tutti ma moriranno bene.
Mènecle solo.
(Passeggia meditabondo) Ora a colei... Quel maledetto sospetto non mi dà tregua. Poc'anzi la fantesca parea sulle mosse. Blèpo sarà ancora alla guardia... Decisamente non mi riconosco più. È bastato quel sospetto molesto per mandare i miei buoni propositi all'aria!... E Giove scrutatore dell'anime m'è testimonio s'essi eran sinceri!... Ci tenevo tanto alla soddisfazione di poter dire: ho schiuso io nuove gioie, nuovi orizzonti al di lei cuore! Se ella invece ci ha già pensato da sè, la mia diventa una generosità da far ridere Atene alle mie spese...
Mènecle e Blèpo.
Mèn. (ansioso) E così?...
Bl. La vecchia è in trappola.
Mèn. Da quando?
Bl. Ora, ora. Usciva di casa frettolosa: e io salto fuor dal vestibolo: Alto là, gentil comare, arresta il passo, e vieni un momento con me. E lei: Impertinente! Sgombra dai piedi! Devo andar per la padrona! Ed io, prendendola delicatamente: Anderai dopo; intanto (comicamente declamando) inoltra, inoltra Alceste nella reggia d'Admeto! E lei: Se non mi lasci la pagherai! — Io te lasciar? giammai!... Vieni, o fanciulla, e al mio signor rispondi — e dammi il foglio che nel grembo ascondi!
Mèn. (irritato) Ah! la finisci?...
Bl. Ho finito.
Mèn. E il foglio?
Bl. È qua (Mènecle afferra ansioso il foglio).
Mèn. E la vecchia?
Bl. È là.
Mèn. Entri! (passeggia, concitato, stringendo il foglio con mano convulsa) Per i fulmini di Giove! non eran dunque sospetti... (fa per aprire il foglio, poi si arresta) ho paura di aprirlo. Sentiam costei!
Mènecle, Tratta e Blèpo.
Tr. (ancora di dentro, piangente, trascinata da Blèpo) Santissime dee! Mi vuoi lasciare, furfante!...
Bl. (di dentro, declamatorio) Calma, calma, o fanciulla! Umana cosa è il pianto! (entra, tenendo per un braccio la vecchia) Ecco, o padrone, la vezzosa Tratta...
Tr. (a Blèpo) Scoppia!...
Bl. ... che da un'ora mi tormenta, perchè vuole parlare con te. (a Tratta, con far tragico) Parla! favella!
Tr. (piagnucolando) O padrone! padrone! lo giuro a Venere che non ho fatto nulla e costui mi ha indegnamente maltrattata! (Blèpo fa gesti comici negativi, come scandalizzandosi dell'asserzione) Fammi ragione...
Mèn. Comincia a dar ragione di te mezzana indegna!... Scegli tra lo staffile e il dire la verità...[205].
Bl. (ripetendo con far tragico) Scegli!
Tr. O padrone, sì la dirò, la verità, ma ne attesto le Dee che sono innocente! Io glie lo davo il foglio, e questo sfrontato senza lasciarmi tempo, ha allungato apposta le mani sul mio seno...
Bl. Seno, lo chiama! Non le credere...
Mèn. (a Blèpo) Taci, furfante. Esci. (imperioso)
Bl. Ecco la ricompensa!... (va via declamando)
E fuor di casa le fantesce indegne
Van del marito a trafficar lo scorno!...[206].
Seno, lo chiama!...
Mènecle e Tratta.
Mèn. Alle corte. E bada a non mentire. Da quanto tempo fai questo ufficio di... Iride messaggiera?
Tr. Che le Furie mi portino via, se non è questa soltanto la seconda volta.
Mèn. Ah!... (frenandosi) E quando... la prima?
Tr. L'altro ieri.
Mèn. (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da Cròbilo?
Tr. Sì, padrone.
Mèn. E Aglae t'avrà detto di non dir nulla...
Tr. Oh no! niente la mi disse...
Mèn. Ed ora da Cròbilo ci tornavi...
Tr. No, no, padrone...
Mèn. Come no? Questo foglio non lo portavi a Cròbilo?
Tr. No.
Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata? O confessa, o...
Tr. A Elèo.
Mèn. (balzando di sorpresa) Elèo?!! Eh? O quanti ne ha? Elèo?... (lunga pausa. Mènecle si passa la mano sulla fronte, guarda la vecchia, guarda il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo, s'arresta ancora) No... no... tu menti... non è possibile!
Tr. Buttami dalla torre del Ceràmico[207] se non è vero che ad Elèo lo portavo...
Mèn. (con accento lungo, doloroso) Anche Elèo!... (si copre, angosciato, delle mani il volto: poi, cupo, a Tratta) Va. Più tardi con te aggiusteremo i conti... Blèpo!... (a Blèpo che si affaccia) Tieni costei sotto custodia!...
Tr. Venere santa!
Bl. Non temere... (trascinandola via) Venere ti ascolterà... Io attentare al tuo onore!... (escono continuando la vecchia a lamentarsi e Blèpo a sermoneggiarla).
Mènecle solo.
(Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in rotte esclamazioni) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!... Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano da sè... (terge una lagrima) Eppure costava loro sì poco l'attendere! Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno! Coraggio!... (apre la lettera) È proprio lui!... (Si butta a sedere e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il GRAZIE DELLA TUA con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo).
«Elèo!...
«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi addio, in presenza dì Mènecle nostro... (a sè, commosso) (Sono ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso tetto, fino a che Mènecle vive (fra sè, approvando, con inflessione fra comico e intenerito) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (Mènecle si asciuga una lagrima) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà, che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome... (Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i mariuoli!) (Mènecle sorride di gioia e commozione) O Elèo! Vide la Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere vecchio, solo e sconsolato. (Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga una lagrima e sorride) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh, io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!) Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta, gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano... e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (Mènecle che man mano verso la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola, improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di gioia)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto.
(Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco con vivacità febbrile) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli! Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero vecchio... (dopo una pausa, intenerito) e per quello che vi volete tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo — eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e con sua moglie... (va all'uscio e chiama) Blèpo!
Mènecle, Blèpo e Tratta.
Mèn. (a Blèpo) Conduci qua la vecchia. (Blèpo esce) Questa lettera a ogni modo è troppo bella e merita che Elèo la veda! Queste cose... a quell'età... fanno bene!... educano il cuore dei giovani!...
Bl. (di dentro) Coraggio! che il padrone è allegro! Tergi l'amaro pianto!...
Tr. (ancora piagnucolosa) Oh mio buon padrone...
Mèn. Non tante smorfie... Riprendi questa lettera e riportala al suo destino. E Aglae non sappia che m'hai parlato.[208]
Tr. Sì, sì, padrone!
Bl. (a lei che se ne va, nell'uscire assieme) Vedi? «dopo le nubi — nella reggia d'Admeto il sol risplende...»
Tr. (a Blèpo nell'andarsene) Lo vedi se ero innocente, o birbante?...
Bl. (fingendo indignarsi, con posa tragi-comica) Fanciulla!...
Tr. Faccia da gufo!...
Bl. Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!... (vanno via bisticciandosi, la vecchia collerica e Blèpo gravemente canzonatorio).
Mènecle solo.
Ed ora... Oh! il gnomone segna la nona... Se Cròbilo ha da venire, a momenti sarà qui. Adesso gli lascio più tranquillo il posto... e lo servo io... Ah, eccolo... l'imbecille Cròbilo... (s'avvia ad uscire dalla porta interna, ch'è nel mezzo) Non guastiamogli i progressi!... Quanto ai due ragazzi poi... (Nello andarsene, si arresta ad un tratto, essendosi fermato il suo sguardo sopra una vecchia panòplia appesa alla parete. La sua faccia, dianzi rasserenata, si è rifatta seria, triste, pensosa. Sembra assorto in qualche improvvisa idea. Distacca macchinalmente dalla panòplia una vecchia spada, la sfodera, e l'esamina lungamente) Quanta ruggine!... (cogitabondo, brandisce due o tre volte la spada, squassandola, come per provar la forza del braccio. Poi, come soddisfatto della prova, con gesto rapido, la rinfodera, la rimette a posto, va concitato ad un tavolo, scrive poche righe, poi chiama) Blèpo! (Blèpo compare) Questo a Pelopida!... (gli consegna una tavoletta quindi va via ripetendo con accento di soddisfazione commossa) Quanto ai due ragazzi poi... (esce).
Cròbilo solo.
(Voce di fantesca di dentro) Aspetta qui — verrà a momenti.
Cròb. (si avanza guardingo, pauroso, dal peristilio a destra, in punta di piedi, spiando intorno) La piazza è deserta. (rassicurato) Meno male!... (tentennando il capo) Curiosa! La mi fa venir qui — evidentemente è un convegno — e invece di ricevermi nelle sue stanze, la mi riceve nell'aula comune... Basta! speriamo avrà preso le sue misure... Non ci avrei nessun gusto di incontrar Mènecle. Mi squadrava ieri e mi contava quegli atti di ferocia, con una disinvoltura... Brrrr!... Mènecle sarà un buon amico, ma non è uomo mite nell'arte di governo... e non è quello il sistema di cattivarsi le popolazioni!... Ma già, nelle sue cose è un po' strambo... non l'ho mai capito troppo bene... Quello che capisco benissimo è che Aglae con lui non se la intende... Ah, ella è qui... Numi! come è bella! par Venere che esce dalle spume!
Cròbilo e Aglae.
Agl. (entrando con far cordialissimo, disinvolto) Salute, buon Cròbilo!...
Cròb. (misterioso) Ssssss!...
Agl. (forte, mostrando sorpresa) Che è?...
Cròb. Ssssss! (sottovoce, facendole segno di parlar più piano) C'è del nuovo.
Agl. Nuovo di che?...
Cròb. (con gesti) Tu non sai...
Agl. Che cosa?
Cròb. Mènecle... (parla esitante, sconcertato dalla tranquillità con cui Aglae lo guarda) ha dei sospetti...
Agl. (disinvolta) Fa benissimo. È il dovere di un marito di averne.
Cròb. (sconcertato) Eh? (Cosa dice?...) E... tu...?
Agl. E il dovere di una moglie è di lasciarglieli.
Cròb. (tentennando il capo, fra sè) (Comincio... a non capire). (ad Aglae) Ah... già...
Agl. (senza darsi per intesa della sua sorpresa) Meglio in faccia a Giove custode dei giuramenti essere moglie sospettata... (moto di compiacenza di Cròbilo) ... anche ingiustamente... (gesto di disappunto di Cròbilo) dal marito, che essere marito ingiusto colla moglie...
Cròb. (rasserenasi) (Ora mi raccapezzo!) Ah sì! Mènecle è ingiusto, più che ingiusto... con te... (E governava le isole in quel modo...! Prudenza! Battiamo largo!...) Però, se egli pensasse a risarcire...
Agl. Credi tu che gli anni di una fanciulla sciupati nella solitudine si risarciscano?... Tu non sai...
Cròb. So, so!... (Povera ragazza!) Ma tu sola non sei... vi hanno cuori che ti sanno compiangere...
Agl. (con accento vibratissimo, sdegnoso) Compiangere?... Aglae non ha bisogno di compianto. Alla mia età, si sente; alla mia età si ama, intendi?...
Cròb. (guardandola con compiacenza) (Eh! come lo dice!...)
Agl. (incalzando) Alla età mia, c'è qui dentro un cuore che batte, c'è un'anima che ferve, che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del suo lembo di mondo e di cielo!... E quando la povera anima piange trovandosi al buio, quando si lagna perchè trovasi al chiuso... la si compiange! Bel conforto! tenetevelo!
Cròb. (Ha ragione!) No... Aglae... senti...
Agl. (non dandogli retta, e in vista di sempre più accalorarsi) No... non è questo che essa chiedeva! Questa oscurità mi intristisce: datemi la mia parte di luce! questo chiuso mi soffoca: datemi la mia parte di aria!... Aprite! aprite! Questo volevo!... (si abbandona come spossata dallo sforzo, su di una sedia: poi dopo una pausa, volgendosi a Cròbilo) Oh, Cròbilo... perdona... mi dimenticavo e ti ho annoiato co' miei lamenti...
Cròb. Annoiarmi! ma va avanti!... ma va avanti! Parlano in tua bocca le Sirene!
Agl. E or che ci penso, ho avuto torto di rispondere alla tua... e di farti venir qui...
Cròb. Perchè?
Agl. Perchè il favore che avevo a chiederti...
Cròb. (fra sè, malizioso) (Pretesti!...).
Agl. ... tu non puoi farmelo...
Cròb. (concitato, insinuante, carezzevole) Ecco... vedi... ciò si chiama essere ingiusti... Aglae, non hai mai udito dire che le anime colpite dalla stessa sventura tendono, per istinto, a ravvicinarsi? Io, dianzi, ti ascoltavo commosso...
Agl. (a parte) (Brutto ipocrita!) E tu...
Cròb. E chi ti dice che anch'io non sia uno spirito sofferente che inseguiva uno splendido ideale, strappatogli dalla triste realtà? Il mio ideale era un'anima che comprendesse la mia... si chiamava: la bellezza, la felicità, l'amore...! la realtà si chiama... (con voce cupa) Mìrtala!...
Agl. (a parte) (Qui ci vorrebbe lei!)
Cròb. Io, vedi, m'ero detto: Ecco, o Cròbilo, gli Dei t'hanno dato la generosità, la virtù...
Agl. (la modestia...)
Cròb. ... tu hai da essi una bella missione nel mondo. Troverai sulla tua strada la menzogna, e la smaschererai; troverai la sapienza, le strapperai i segreti; troverai la gloria, le darai le corone; troverai la virtù, la assisterai; la sventura, la consolerai...
Agl. (... tua moglie, la tradirai...)
Cròb. ... Aglae, tu sei sventurata... e mi vuoi togliere il conforto di esercitare sulla terra... la mia missione?
Agl. Oh no... ma...
Cròb. Ne dubiti...
Agl. No, ma, vedi, è una missione pericolosa la tua. L'ultima volta che fui a Corinto, passando in lettiga dalla piazza del mercato, vidi la casetta di Antifonte l'oratore, quello, sai, che Atene condannò a morte poco tempo prima di Socrate... E mi fermò la scritta che era ancora sulla porta: «Ufficio di consolazioni. Qui dimora Antifonte, il quale ha la virtù di guarire con parole gli addolorati...»[209] La tua missione medesima! e l'umanità glie n'è stata così riconoscente, che lo ha condannato a bere la cicuta...
Cròb. Alla quale noi rinunziamo! L'umanità è stata sempre ingrata. Ma Antifonte guariva con le parole... e non coi fatti...
Agl. (suggestiva, velatamente ironica) E tu invece... uomo di fatti, sei!... Ma da quando questa missione il tuo buon demone t'ha suggerito di esercitarla?... Fino a ieri nulla ne seppi... e poi, Aglae, supposto avesse bisogno di un consolatore, vorrebbe prima accertarsi che sia quello veramente che ebbe quest'incarico dai Numi: che sappia indovinar nella sua anima ogni fremito de' suoi desiderî, ogni sussulto delle sue speranze, ogni lagrima dei suoi dolori... (dopo dette queste parole con voce insinuantissima, mutando a un tratto bruscamente accento) ... vedi bene che tu non puoi essere quello...
Cròb. (vivissimo) E se lo fossi?...
Agl. Se lo fosti anche... non ne troveresti il tempo...
Cròb. (incalzante) E se lo trovassi?...
Agl. (fingendosi perplessa) Se lo trovasti... (con pentimento brusco) E poi no...
Cròb. Mettimi alla prova...
Agl. Davvero? E tu sai...
Cròb. So tutto.
Agl. E acconsentiresti...
Cròb. Se acconsento!... (fra sè, un po' sconcertato) (Consentire??... che diamine?...)
Agl. Oh grazie!... Perchè capisci... dal momento che tu sai tutto...
(Batte su queste parole con insistenza maliziosa).
Cròb. (impaziente, incalzantissimo) Tutto, tutto...
Agl. Non ci sei che tu... E tu dunque gli parlerai?... quando?...
Cròb. (sbalordito) Parlare... a chi?...
Agl. (con tutta naturalezza) Ma a lui...
Cròb. (sempre più sbalordito) Già... già!... Ma... lui... chi?...
Agl. Ma a Mènecle...
Cròb. Eh?!... (dà uno sbalzo di spavento) (Quella ci mancherebbe!... con quel po' po' di sentenze!...) (sconcertatissimo, e pure sforzandosi nasconder l'imbarazzo) Ah... già, già... Ma...
Agl. (fingendo non accorgersi del suo turbamento) Ma tu vedi che da qui bisogna uscirne, per le Dee!... bisogna uscirne!... Esiti? Ah!... lo sapevo...
Cròb. (con uno sforzo) Ma ti pare?!... Niente affatto!... (facendo la voce risoluta e cercando farsi coraggio) Cròbilo non indietreggia... e se tu lo vuoi... (vorrebbe dir qualche cosa, ma gli manca il coraggio) Ma permetti una parola...
Agl. (impaziente) Cosa?...
Cròb. ... nel tuo interesse... mi pare... non ti pare... parlargli io... fare uno scandalo...
Agl. Scandalo? (fingendo sorpresa) Scandalo il dirgli che fa male a trattare così la sua compagna, sposata innanzi agli Dei patrî ed agli Dei del focolare?... il dirgli, coll'autorità di un amico, che non son questi i giuramenti innanzi all'arconte; scandalo il dirgli che sua moglie soffre...
Cròb. (balzando sbalordito) Eh?!
Agl. ... scandalo il ricondurmelo?...
Cròb. (sbalordito più che mai) (O Febo! o spiriti! lo ama!) E... e... questo era... che volevi?
Agl. (mostrando a tutta prima sorpresa della sua sorpresa) E che altro... dunque... imaginavi?... Ah!... (quasi un pensiero le balenasse, si fa improvvisamente scura in viso, e s'appressa a Cròbilo, figgendogli gli occhi in faccia, e parlandogli con voce lenta, severissima) Che altro imaginavi che il labbro di Cròbilo, marito di Mìrtala, potesse osar di confessare all'orecchio di Aglae, la sposa di Mènecle?...
Cròb. (interdetto, confuso) Io... nulla... nulla... Ma le tue parole... questo invito...
(Da qualche istante è entrata in iscena Mìrtala introdotta adagio da Blèpo, che le fa dei gesti maliziosi, sulla soglia, additandole Cròbilo; vedendo questi, Mìrtala si arresta, e ritraesi alquanto).
Agl. (seria e dignitosissima) Il mio invito fu un torto... se ebbi torto di crederti amico leale di Mènecle e mio... Ma se Mènecle...
Cròb. (spaventato, supplichevole) No!... no!... (concentrandosi e meditabondo, coll'indice sotto il naso) (Ma dunque... avrebbe quasi l'aria di essere una canzonatura?!...)
Agl. (proseguendo) Ma se tua moglie... fosse qui... (Aglae s'è accorta della presenta di Mìrtala) se ti sentisse... che cosa direbbe di questa tua improvvisa meraviglia?...
Cròb. (prorompendo, con voce risoluta, irritata) O per gli Dei! se mia moglie mi sentisse... le direi...
Detti e Mìrtala (già in iscena da qualche minuto).
Mìrt. (si è avanzata dalla soglia lentamente, e non vista da Cròbilo, le si è posta a lato, senza guardarlo, ritta, la testa alta, le mani sui fianchi) Sentiamo!
Cròb. (voltandosi con ispavento alla voce di Mìrtala) (Mia moglie! son morto!) (cercando ricomporsi dalla paura, e uscirne, alla meglio, con accento garbato) Niente!... direi che la sposa di Mènecle ha dato a Cròbilo una prova di stima e di fiducia che lo onora... (a denti stretti) (Questa non me l'aspettavo!) Cara Mìrtala, sai... (tenta parlarle con fare sciolto e sorridente, ma lo sguardo minaccioso di Mìrtala, fisso su di lui, lo sconcerta) (Che occhiacci! Giove me la mandi buona!)
Mìrt. (con voce lenta e severa, squadrandolo) So... E spero che l'incarico lo adempirai... (abbraccia Aglae) Grazie, buona Aglae! Non dubitavo di te.[210] Eh, pur troppo noi donne siam sempre circondate di insidie!... Quanto a questo Alcibiade sbagliato... (squadrando Cròbilo) regoleremo i conti a casa...
Agl. A tempo sei giunta, cara Mìrtala. Ma sii buona con Cròbilo. Io gli chiesi un favore che egli meglio d'altri può rendermi... fui forse indiscreta... ma la sua bontà fu maggiore della mia indiscrezione... (a Cròb. cordialissima) Grazie, Cròbilo! (velatamente ironica, affabile) Oh, sì, gli Dei ti hanno data una ben nobile missione! Troverai la sventura, la soccorrerai;... le mogli abbandonate... ai lor mariti le renderai...
Cròb. (con ismorfie) (Nella mia missione questo non c'era...)
Agl. Sicuro, Mìrtala, ei m'ha promesso di rendermi il mio Mènecle... è un'anima bella, il tuo Cròbilo... Sii buona con lui.
Mìrt. Non dubitare, non dubitare. Se non fossi buona, gli avrei portato quattro talenti di dote...
Cròb. (premuroso, tentando ingraziarsela) E la possessione di Egìna... terreni aratorî di prima qualità...
Mìrt. (fissandolo severissima) Precisamente. E che i colòni trascurano e abbisognano molto di sorveglianza. Ci andremo insieme...
Cròb. (con esclamazione comica di angoscia) (Ohimè!... l'esilio!... come Aristide... ma almeno Aristide era solo!...)
Mìrt. Frattanto, in attesa di parlar con Mènecle, ti rincrescerebbe accompagnarmi?
Cròb. Ma eccomi!... (fra sè, ripetendo dolorosamente) (L'esilio!... come Temistocle!)
Mìrt. Addio Aglae...
Agl. Addio Mìrtala. Grazie, Cròbilo...
Cròb. (con uno sforzo sopra di sè) Nulla, nulla, mio dovere... (Decisamente... era proprio una canzonatura!...) (ad Aglae) Nulla!... (a Mìrtala) Eccomi... (con comica angoscia) (L'esilio!... come Alcibiade!)
(Si lascia macchinalmente condurre via da Mìrtala, con aria di suprema dolorosa rassegnazione).
Aglae sola.
(Seguendo Cròbilo dello sguardo) Imparerai meglio un'altra volta la missione del consolatore... (pausa; poi fattasi triste, pensierosa, sospirando) Eppure, soltanto la povera Aglae lo sa, se il suo cuore avrebbe oggi bisogno davvero di conforto!... Coraggio!... Fra breve egli sarà qui a dirmi addio... Povero Elèo! (leva dallo strofio un piccolo papiro e legge)
Te fuggo com'esule che disse l'addio...
Ma volge la testa tornando a guardar!...
E fugge... ma il segue più lungo il desio...
E fugge... ma indietro vorrebbe tornar!
Mia triste, mia triste battaglia del core!
Scrutarla non cerchi pupilla di uman!
Lasciatemi questo mio povero amore!
Per viverne solo, lo porto lontan!
Egli è qui!... Venere santa, dammi forza tu!..
Aglae ed Elèo.
Agl. (con effusione triste) Elèo!...
El. Aglae! Ebbi la tua. (commosso, cercando padroneggiarsi e parer calmo) Grazie... Reco gli addii a Mènecle e a te.
Agl. (triste, commossa) E tu parti...
El. Stanotte.
Agl. (vivamente inquieta) Per dove? con chi?
El. Con Pelopida tebano e i compagni suoi. (esclamazione di Aglae) Tebe accolse mio padre esule al tempo dei tiranni: è giusto che nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il debito dell'ospitalità...[211]
Agl. (vivissimamente) E tu...
El. E io seguirò i fuorusciti nella più santa delle imprese.
Agl. (dolorosamente esclamando) O Dee!
(Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione e piange).
El. Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano, una vita oscura, ignava, ingloriosa? Ignavia per ignavia, tanto allora varrebbe la colpa!...
Agl. (asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi) No, no! Perdona... hai ragione... Ma tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo tutto, non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi. Sono forte ora. (parla con voce rotta, reprimendo i singhiozzi) Ti guardino i Numi! Oh nessuna preghiera sarà mai loro salita più fervida delle mie! Ti guardino i Numi! E ricordati di Aglae!..
El. Ricordarmi?! La tua lettera verrà meco come la voce del buon genio mio. Le tue parole mi han fatto triste insieme e superbo. Tutta la mia esistenza, dissi a me stesso, mi parrà spesa bene, se sarà spesa a meritarmele. Quando le ore mi passeranno più tristi, dirò: Coraggio!... la stima di Aglae è con te. Quando la lontananza mi parrà più incresciosa, penserò che è per Aglae che l'affrontai: e che, se al mio nome, tra i Greci, verrà qualche gloria, Aglae lontana lo saprà. Così avrò una ambizione nella mia vita, una luce sulla mia via. E se un giorno sentissi le forze mancarmi, e farmisi uggiosa la luce cara del dì... vorrà dire che Aglae m'avrà dimenticato...
Agl. Oh Elèo! sei cattivo! e non dovresti esserlo con la povera Aglae in quest'ora!... Ecco, io avevo preparato un bel ricordo che avrebbe fatto qualche volta sovvenire ad Elèo la sua piccola sorella d'infanzia: così Aglae, pensavo, fida restando al dover suo, potrà viaggiar senza rossore in compagnia dell'amico de' suoi primissimi dì... (mentre Aglae parla, come fra sè, con voce carezzevole, infantile, ha nelle mani un piccolo ritratto all'encausto, che si è levato dallo strofio, e che va guardando) vedrà con lui altro cielo ed altre città della Grecia: e come egli la vedrà sempre sorridergli così... dello stesso sorriso, fissarlo sempre con lo stesso sguardo, come uguali rimarran sempre queste dipinte sembianze, così uguali per Elèo rimarranno la memoria ed il cuore di Aglae...
El. (vivissimamente, facendo atto di prenderle il ritratto dalle mani) Il tuo ritratto!... Oh grazie!
Agl. (con umore) Grazie niente. Mi hai detto quelle brutte parole...
El. Aglae!
Agl. Ho fatto male a dirti di venire. Era meglio non vederci... Va... lasciami...
El. Ma non prima di aver meco questo pegno, che non darei (glie lo toglie con affettuosa violenza: Aglae se lo lascia togliere, senza guardar Elèo) pei tesori della terra! non prima di averti detto che Elèo parte, ma la sua mente e la sua anima rimangono qui:... qui, presso al piccolo domestico altare, dove orfano appresi ad amare i soli esseri che mi amarono al mondo e ad accettare per essi il dolore... a comprendere, per essi, il sacrificio!... (con trasporto vivissimo) Oh andassi fino agli ultimi confini del mondo ed agli Espèridi... lascierà prima Pallade la nostra rupe, che queste soglie, ove tu vivi, il mio pensiero!...
Agl. No, no, Elèo!... capisco di chiedere troppo... troppo più che io non deva, al tuo cuore ed alla tua memoria... Tu sei bello, sei giovane, e non potrai, non dovrai vivere sempre solo...
El. (con rimprovero) Aglae!...
Detti e Mènecle.
(Mènecle si è affacciato dalla porta nel fondo, mentre Elèo ed Aglae proseguono il lor dialogo sul davanti della scena. Rimane muto, le braccia conserte, il volto tra pensieroso e sorridente, sulla soglia a guardarli).
Agl. No... lasciami dire... Non ti accuso... Il tempo non muterà la tua tempra, ma muterà molte cose intorno a te... Mènecle vivrà, e glielo auguro, buon vecchio! molti anni...
El. (melanconico) Oh... anch'io...
Agl. ... e il giorno che io sarò libera di nozze, io non sarò più una ragazza per te. Breve è la stagion della donna — e s'ella non la coglie — passata quella, se ne sta seduta a consultar gli auguri[212]. Le rose della giovinezza in quel dì saranno svanite, e a te, nel fior degli anni, non resterebbe a sposar che la memoria e l'ombra di colei che fu un tempo la bella Aglae... una brutta vecchia grinzosa... Oh, sarebbe troppo pretendere...
Mèn. (di dietro, tentennando il capo) (Infatti...)
Agl. ... e faresti la figura di Cròbilo. Direbbero che m'hai sposata per godere la mia dote, la eredità di Mènecle. No, no, promettimi solo che il giorno in cui il tuo cuore sarà stanco di attendere... rimanderai ad Aglae questo ricordo...
El. Fino a che tra i viventi mi rischiari il sole, questo ricordo starà con me. Verrà con me nella pugna, poserà con me sotto la tenda. Oh gli anni possono involarci la cara giovinezza, spegnere le febbri, i delirî dei sensi, ma non ispegneranno un affetto reso puro e santo dal sagrificio...
Mèn. (È nato per far l'oratore!...)
El. (con forza) ... prima che io rinneghi la fede di questo affetto, possa Nettuno farmi morire come Ippolito... e casto come lui!...
Mèn. (Povero ragazzo! te ne accorgeresti!...)
Agl. (buttandosi al collo di Elèo) Oh... lasciamo questi giuramenti...
Mèn. (To'! ha più giudizio di lui!...)
Agl. Sia dell'avvenire e del cuor tuo quello che gli Dei vorranno. Io ti ringrazio del conforto che m'hanno dato le tue parole. Esse mi renderanno più forte in questa prova... Che se vi avessi a soccombere... (con voce triste, infantile) dirò a Mènecle che mi faccia un bel sepolcro tutto bianco... bianco... e tu ci verrai...
El. Oh taci! Non parlar di morire; dimmi che in te la memoria di quest'ora non morirà... Me lo prometti?
Agl. (volgendosi all'altare domestico) Qui all'ara del Dio che ci ascolta...
El. E mi giuri che se Mènecle...
Agl. (senza guardar Elèo, esitante, gli occhi a terra) ... il buon vecchio Mènecle...
Mèn. (Poverina! ci ha aggiunto anche il buono!..)
Agl. (arrestandosi e riprendendo premurosa) ... che noi dobbiamo amare, finchè vive, come fosse nostro padre, n'è vero?
El. (triste, a capo basso) Oh, sì... come un padre...
Agl. (riprendendo esitante il filo della frase) ... se il buon vecchio Mènecle ci venisse un giorno rapito dalla Parca triste...
El. ... inesorabile!...
Agl. ... scellerata!...
Mèn. (c. s.) (Si sfogano colla Parca... meno male...)
El. ... e che io fossi vivo...
Agl. E io anche...
El. E tutti due...
Agl. E tutti due quella perdita... amara... (appoggia la voce sull'amara, quasi volesse correggere un pensiero colpevole: Elèo assente col gesto) ci trovasse ancor giovani... in età da marito...