401. Malaterra, lib. IV, cap. XVII.
402. Malaterra, lib. IV, cap. XXII.
403. Si veggano i cap. IV e VI del presente libro, pag. 107, 176 del volume.
404. Lupo Protospatario, anno 1096; Annales Cavenses, sotto lo stesso anno, presso Pertz, Scriptores, tom. III, pag. 190; Pietro Diacono, lib. IV, cap. XII; Romualdo Salernitano anno 1096. Alcuni compilatori hanno notato che, se i Musulmani fossero stati 20,000, si sarebbe continuato l’assedio. All’incontro è da considerare che il Conte e gli altri capitani cristiani non amavan di certo a rimanere in balìa de’ Musulmani, appunto in quella spaventevole eruzione di passioni religiose.
405. Malaterra, lib. IV, cap. XXIV. Si confronti Guiberto Abate, Historia Hierosolim., lib. III, cap. I.
406. Mi par che il Malaterra, col suo tentoria bitumine palliata, alluda soltanto al colore; siccome in un altro luogo (lib. III, cap. XIX), descrivendo la costruzione della Chiesa di Traina, ei dice: Parietes depinguntur diverso bitumine. Pure potrebbe significar tende di tele incatramate, poichè la voce bitumen si adoperava nella bassa latinità per designare ogni sorta di materia resinosa. Veggasi Ducange alla voce bituminare. Quanto al verbo palliare, credo che qui sia usato nel senso di colorare, non di addogare, dipingere a forma di pali, o strisce.
407. Malaterra, lib. IV, cap. XXVI a XXVIII.
408. Vita di San Brunone, negli Acta Sanctorum, ottobre, tomo III, pag. 662 segg., 719 segg. e il diploma del conte Ruggiero, dato il 1098; su l’autenticità del quale ho molti dubbii, non ostante i lunghissimi comenti degli eruditi editori. Cotesto diploma e parecchi altri relativi al Monastero di San Brunone si leggono ne’ Regii Neapolitani Archivii Monumenta, vol. V, ni 450, 466, 477, segg. 494, segg. 510; pag. 129, 171, 203, 204, 205, 208, 245, 246, 249, 278.
409. «Et sumptis ab Anselmo corporalibus cibis, gratiosi revertebantur.»
410. Eadmeri, Vita S. Anselmi, estratto, presso Caruso, Bibliotheca Sicula, pag. 974, 975.
411. «E (i Franchi) infestarono qua e là l’Affrica (propria) occupandone qualche luogo, che poi perdettero.» Mi par che queste parole accennino chiaramente ai fatti di Bona e Mehdia da noi testè raccontati (cap. I e VI, pag. 13 e 168, del presente volume) e forse ad altri che ignoriamo.
412. Letteralmente sarebbe in latino: Femure sublato, pepedit crepito magno.
413. Ibn-el-Athîri Chronicon, testo, anno 491 (1097-8), ediz. Tornberg, tomo X, pag. 185 segg. e nella mia Biblioteca Arabo Sicula, testo, pag. 278, 279. È da notare che lo stesso nome di Barduil (Baldovino) è dato dagli annali musulmani all’imperatore Ottone II (Veggasi il nostro lib. IV, cap. VII, pag. 328 del secondo volume). Sembrerebbe che, sotto uno dei primi Baldovini di Gerusalemme, fosse passata dai Cristiani a’ Musulmani qualche falsa tradizione su l’impero de’ Franchi, pervenuto in linea retta da Carlomagno alla casa di Bouillon.
414. Si vegga il Capitolo precedente, pag. 168 di questo volume.
415. Si noti che il Conte, conducendo i suoi Saraceni all’assedio di Capua, era corso fino a Benevento, alla quale città avea messa una taglia. Malaterra, lib. IV, cap. XXVI.
416. Si vegga il Capitolo precedente, pag. 176.
417. Ruggiero assediava Butera, come si è notato al luogo citato, nell’aprile del 1089. Il papa venne a trovarlo nella stessa primavera o nella state; e poi nel settembre fu celebrato il Concilio di Melfi, dove si proclamò la tregua di Dio, e il duca Ruggiero ebbe l’investitura dal papa.
418. Malaterra, lib. IV, cap. XXIII, il quale dice del vescovo di Traina: nam Italus erat et illorum partium gnarus. Questa espressa testimonianza porta a correggere i luoghi di Pirro del Fazello e di tutti i compilatori, che credono fatto vescovo di Traina, e poi di Messina, Roberto di Grantemesnil fratello della prima moglie di Ruggiero, ch’era abate di Sant’Eufemia in Calabria fin dal 1062.
419. Pandolfo Pisano presso Muratori Rerum Italic. Script., tom. III. parte I, p. 353.
420. Malaterra, lib. IV, cap. XXVII.
421. Op. cit., lib. IV, cap. XXIX.
422. Lupo Protospatario e Romualdo Salernitano, entrambi sotto l’anno 1101. Il giorno è determinato dal registro mortuario cassinese, presso Caruso, Biblioth. Sicula, pag. 523. Lasciando da canto gli altri scrittori Arabi che vagamente dicono morto Ruggiero avanti il 494, ci basti ricordare Edrisi e Ibn-Khaldûn, i quali pongono la morte del conte precisamente in quell’anno, cioè dal 6 novembre 1100 al 26 ottobre 1101. Si veggano i due testi nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 26, 485 e 498, e la versione del secondo per M. de Vergers, pag. 183.
423. Malaterra, lib. IV, cap. XXV.
424. Si vegga qui innanzi, pag. 192.
425. Malaterra, lib. III, cap. XXII.
426. Id., lib. IV, cap. VIII.
427. Id., lib. IV, cap. XIV, Cf. Anon. Chron. Sic., presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 856, e nella traduzione francese, p. 312. Su la figliuolanza del Conte Ruggiero, si vegga il Pirro, Chronologia Regum Siciliæ, pag. X segg., e Ducange, Familles Normandes, in Appendice ad Amato, pag. 354 segg. Il Pirro nel detto capitolo, pag. XI, novera anco tra i figliuoli del conte Ruggiero un Malgerio, il cui nome si cava da’ Diplomi della sua raccolta ed anco è soscritto in altri dell’Archivio di Napoli, due de’ quali dati il 1094 uno il 1098, uno il 1102 ed uno il 1096 pubblicati nel Regii Neapolitani Archivii Monumenta, vol. V, pag. 205, 208, 249, 278 e vol. VI, pag. 164. Il diploma del 1098 è stato pubblicato anco dai Bollandisti (Vita di San Brunone, ottobre, tomo III, pag. 662 segg.). Credo illegittimo questo Malgerio, perchè il Malaterra tace di lui, non essendo sforzalo dagli avvenimenti a nominarlo, e non pensandosi, forse, a lui in corte quando si trattava della successione.
428. Malaterra, lib. IV, cap. XIX.
429. Sapendosi con esattezza il giorno della morte dei re Ruggiero a dì 26 febbrajo 1154 e ch’egli avesse allora 58 anni, 2 mesi e 5 giorni, la sua nascita torna al 22 dicembre 1093. Su questa data si sono fatte molte controversie da chi voleva a forza far nascere il bambino dopo l’assedio di Capua, per le parole del Malaterra: ibi se impregnavit Comitissa Adelasia de comite Rogerio. Ma non si è riflettuto che questo Ruggiero è appunto il padre! I Bollandisti non avean dunque bisogno di supporre un’interpolazione del testo di Malaterra, per provar seguìto l’assedio di Capua il 1098, come il fanno nella vita di San Brunone, tom. III di ottobre, pag. 655 segg.
430. Malaterra, lib. IV, cap. XIV.
431.
Marchionis, Militonis,
Bonifacii itali,
Neptis ornat, quod exornat
Uxor Adelasia
Brutiorum Siculorum
Comitem Rogerium etc.
Questi versi latini di metro italiano, attribuiti a Maraldo, monaco di Calabria contemporaneo del primo conte Ruggiero, celebrano la nascita del costui figliuolo per nome anco Ruggiero e il battesimo datogli da San Brunone. Li pubblicò per lo primo il Bulini, nel Prospetto della Storia de’ Certosini, come ritraggo dagli Acta Santorum, mese d’ottobre, vol. III, pag. 656 segg. dove i dotti editori li ristamparono a proposito di San Brunone. Ma l’appellazione classica di Bruzii data a’ Calabresi odora di erudizione troppo più moderna. Inoltre i primi quattro versetti sembrano copiati dalla prosa del Malaterra che dinanzi citammo. Perciò non mi fido troppo all’attestato di frate Maraldo.
432. Anonymi hist. sicula, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 856, e nella traduzione francese, pag. 312.
433. Historia Ecclesiastica, lib. XIII, presso Duchesne, Histor. Norman. Scrip., pag 897.
434. Pirro, Chronologia Regum Siciliæ, pag. XII e XIII; Muratori Annali d’Italia, an. 1090.
435. Fin anco gli Autori dell’Art de verifier les Dates (ediz. del 1777 vol. III, pag. 630), e il diligentissimo Saint-Marc (Abregé de l’Histoire d’Italie, tom. II, pag. 1039) danno un Bonifazio I, Marchese di Monferrato dal 1060 al 1100.
436. Osservazioni critiche sopra alcuni particolari delle Storie del Piemonte e della Liguria, tra le Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino, Serie seconda, tomi XIII, XIV, XV.
437. De’ Simoni, negli Atti della Società ligure di Storia Patria, vol. I, pag. 141, 142, 647, 648; e il medesimo, Lettera a M. Amari, nella Nuova Antologia, vol. III, pag. 193 segg. Firenze, settembre 1866.
438. Si veggano più precisamente i confini, nella Nuova Antologia, l. c.
439. Breve di Gregorio VII, del 3 novembre 1079, da Labbe, Concilia, presso San Quintino, op. cit. Memorie dell’Accademia di Torino, tom. XIII, p. 53.
440. Introduzione, pag. X a XIII. Tra gli altri errori familiari all’impostore maltese replicati in questa pergamena, è la lettera aín aggiunta nel nome di Messina. Ecco intanto la storia del diploma.
L’Archivio di Napoli comperò questa ed altre pergamene da privati nel 1844, com’io ritraggo dall’erudito signor Giuseppe Del Giudice. Il professore Lettieri che sapea benino la grammatica arabica ma non avea tanta pratica della lingua e molto meno della paleografia, credè tener nelle mani un gioiello; onde, tutto lieto, lo presentò al Congresso, come si scorge dagli Atti della settima adunanza degli Scienziati italiani, Napoli, 1846, pag. 641. Quivi si legge che l’accademico signor De Ritis mise in forse l’autenticità del Diploma e che disputatone un poco, si passò ad altri argomenti e sollazzi. Il Congresso non s’era adunato di certo per giudicare cartapecore arabiche, nè trattar di cose letterarie. Mi sia lecito aggiugnere che, vivendo io allora in Parigi, informato della scoperta, dichiarai a priori falso cotesto documento; e che dopo il 1849, procacciatomi per favore del dottissimo Duca di Laynes, il fac-simile, che n’era stato inciso in rame, mi confermai nel giudizio e confermollo anco il mio maestro M. Reinaud. Morto intanto il Lettieri mentr’egli si apparecchiava a pubblicare la traduzione e il comento, rimasene il manoscritto ai suoi eredi; ma il diploma fu messo in mostra con una bella cornice nella sala dell’Archivio di Napoli, il cui Direttore, principe di Belmonte, nell’opera intitolata Legislazione positiva degli Archivii del Regno, Napoli, 1855, pag. 86, lo noverava tra “i più curiosi dell’Archivio” quantunque avvertisse “bisogna andar cauti e vedere se sia autentico.” Il fatto è che la cornice e il diploma sono rimasti per tanti anni e rimangono forse anch’oggi, esposti all’ammirazione del colto pubblico.
441. Si vegga l’Introduzione, nel volume I della presente opera, pag. XXXIII, XXXIV.
442. Su i diplomi di Sicilia venuti in luce innanzi il XIX secolo, si vegga il Gregorio, Introduzione al Diritto pubblico siciliano, pag. 33 segg.; 87 segg. della prima edizione, e in varii luoghi delle Considerazioni. Anco il Gregorio diffidò delle versioni de’ diplomi greci, come si scorge dalle Considerazioni, lib. I, cap. vj, nota 12.
443. Si rinvengono, insieme con documenti d’altro idioma, nelle seguenti opere:
Morso (Salvatore), Palermo antico, 2ª ediz. Palermo, 1827, in-8.
Buscemi (Niccolò), nella Biblioteca Sacra per la Sicilia, ossia Giornale Lett. Scient. Ecclesiastico, Tom. I, II. Palermo, 1832, 1834.
Martorana (Carmelo), Risposta al Buscemi, nel Giornale di Scienze e Lettere per la Sicilia, Palermo, 1834, in-8.
Garofalo (Luigi), Tabularium Capellæ Collegiata in r. panormitano palatio, Panormi, 1835, in foglio.
Mortillaro (Vincenzo), Catalogo de’ Diplomi.... della Cattedrale di Palermo. Palermo, 1842, in-8.
» Elenco cronologico delle antiche pergamene della Magione Palermo, 1859, in-4.
» Opere, tomo IV. Palermo, 1848.
444. Spata (Giuseppe), Le Pergamene greche esistenti nel grande Archivio di Palermo, tradotte ed illustrate, Palermo, 1861, in-8 (uscito il 1865).
» Sul cimelio diplomatico del Duomo di Monreale, Palermo, 1865, in-12.
445. Avverto che per brevità saranno da me citati senz’altra qualificazione che di inediti, tutti i diplomi arabici di Sicilia de’ quali mi ha cortesemente mandate copie il Prof. Cusa.
446. Trinchera, Syllabus membranarum, etc. Napoli, 1865, in-4.
447. Ve n’ha alquanti nelle collezioni poc’anzi citate, a pag 203, nota 2.
Inoltre si vegga il Di Chiara, Opuscoli editi, inediti e rari sul Diritto pubblico eccl. della Sicilia, Palermo, 1855, in-8.
448. Si vegga i nostri libri III, cap. xj, e IV, cap. xj, pag. 216, 217, 396 a 399 e 414 del vol. II.
449. Malaterra, lib. IV, cap. xviij, xx, xxix.
450. L’Ystoire de li Normant, lib. V, cap. xij, xxj, xxv; lib. VI, cap. xix. Si noti anco il titolo di Cristianissimo ch’ei dà a Roberto Guiscardo, nel lib. V, cap. xxv.
451. Forma siciliana della voce appetito.
452. Non è da confondere questo vocabolo col derivativo dalla terra di Giudica (Judica) che alcuni scrissero Zotica.
453. Corre il cane. Sicil.
454. Si veggano i diplomi citati qui appresso a pag. 208 per San Marco, Rametta, Librizzi, San Filippo di Fragalà.
455. Presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 475.
456. Lib. IV, cap. xj, a pag. 399 del secondo volume.
457. Così gli ignoti autori della Breve istoria della liberatione di Messina, di cui abbiamo già detto nel lib. V, cap. II, pag. 56 di questo volume; il Fazzello con la sua fola de’ prigioni che aprirono la porta di Palermo, e tutti quanti. Il Martorana, Notizie, ec., lib II, cap. ij, pag. 43, accortosi di cotesto errore, corse ad un altro, supponendo spento il Cristianesimo in Sicilia: del che abbiamo trattato nel libro IV, cap. xj, pag. 414 del vol. II.
458. Considerazioni, vol. I, Prefazione, pag. xx segg. lib. I, cap. ij, pag. 43-44.
459. Non occorre citare le molte carte greche di Messina, nè le poche che si conoscono di Traina, quando abbiamo tante testimonianze dirette su quelle popolazioni. Ne fan fede per le altre i diplomi seguenti:
Rametta, 1096, traduzione dal greco, presso Gregorio, Considerazioni, tomo I, pag. xxvj delle note; ch’è sentenza con giudici e testimonii greci e alcuno forse latino: Giovanni Melo, Pietro Ricato, Niccolò Tisita, ec.
San Marco, 1110, testo greco, edito dal Buscemi nella Biblioteca Sacra, Palermo, 1832, vol. I, pag. 375 segg. donazione al Monastero di San Barbaro. La traduzione latina, con la data del 1097, fu pubblicata dal Martorana, nella sua Risposta al Buscemi, pag. 48, estratto dal Giornale di Scienze e Lettere per la Sicilia del 1831. Cf. Spata, Pergamene, pag. 215.
Librizzi, 1117, traduzione dal greco, presso Gregorio, Considerazioni, lib. I, pag. lvj, lvij delle note, con nomi di frati, di Lipari e di Patti, alcuno dei quali francese e un Filippo arabo, monaco. V’ha dei nomi di notabili del paese, manifestamente greci e alcuno italico: come Niccolò di Filippo, Niceta Gallo, Niccolò Gala, Filippo Manca, Giovanni Gaitane, Andrea Police.
Monastero di San Filippo di Fragalà presso il Comune di Mirto, molti diplomi greci dati dal 1090 al 1145, pei quali furono donati a questo celebre monastero greco di Sicilia de’ villani, tra i cui nomi patronimici notansi; Bruno, Corte, Niccolò Faber, Claudus Stephanus, Galatano de Flavanu, Teodoro Accomodato, ec. presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1027, 102; ignorandosi pure se que’ vocaboli di Faber e Claudus fossero stati tradotti dal greco o si trovassero trascritti nel testo.
Ἀχάρων (Alcara li Fusi?) 1118 (?) greco, pubblicato non felicemente dal Buscemi, op. cit., pag. 365. Cf. Spata, op. cit., pag. 291.
Cefalù, 1131, traduzione latina dal greco, presso il Pirro, op. cit., pag. 799; e platea greco-arabica dei villani, citata poc’anzi a pag. 205.
Siracusa, 1104, diploma latino, nel quale si fa espressa menzione del clero greco e clero latino, presso Pirro, op. cit., pag. 619.
Aci e Catania, 1095, 1144, platee de’ villani arabo-greche, nell’Archivio della Cattedrale di Catania. Si vegga inoltre per Catania la carta di franchigia del 1168, presso Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. IV, nota 21, nella quale si legge: Latini, Græci, Judæi et Saraceni unusquisque juxta suam legem judicetur.
460. Per esempio in Vicari, 1098, diploma greco in favore d’un monastero, al quale furono donati de’ villani di varii paesi, con nomi musulmani, greci e fors’anco italici: Niccolò figlio di Vitale, Basilio, Sabato, Goffredo, Ziero ec. Traduzione latina presso il Pirro, op. cit., pag. 295. Notinsi anco i nomi greci tramezzati a italiani e francesi di Vicari e Cammarata nel diploma del 1175, presso Gregorio, De supputandis, ec., pag. 55, ripubblicato da Spata, Pergamene, pag. 451 segg.
461. Ricordisi l’arcivescovo greco che trovarono i Normanni entrando in Palermo. Quivi era nel 1138 un protopapa greco, secondo il diploma pubblicato nel Tabulario della Cappella Palatina a pag. 8. La stessa raccolta racchiude molte altre carte greche dal 1141 sino a tutto il secolo XIII. Lo stesso attestano non poche iscrizioni bilingui e trilingui.
462. Di Giovanni, Ebraismo in Sicilia, passim; Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. j, pag. 7, 15; Zunz, Zur Geschichte und Literatur, Berlino, 1845, vol. I, pag. 487. Ognun sa che nel viaggio, vero o finto, di Beniamino da Tudela, compilato in ogni modo con ottime notizie verso il 1170, sono annoverati 200 giudei in Messina e 1500 in Palermo: traduzione inglese di Asher, Londra, 1840, pag. 159 segg. Si vegga intorno questo viaggio il Lelewel, Géographie du moyen-âge, tomo IV, pag. 37 segg.
Nella platea di Catania data del 1144, dopo gli schiavi, leggonsi i nomi di 25 famiglie di Giudei. Ve n’era anco (1120?) in Siracusa.
463. Lib. III, cap. I, pag. 32 segg. del secondo volume.
464. Cap. citato, pag. 35 segg. dello stesso volume.
465. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. j, pag. 5 segg. 10, 17.
In Girgenti la popolazione musulmana vincea tanto di numero la cristiana, che San Gerlando, il 1096, fece fabbricare un immenso castello a rifugio de’ suoi frati, e che il vescovo Gualtiero, il 1141, edificò novelle fortificazioni; usando per tre anni, come cava di pietre, i monumenti Agrigentini. Ch’ei non riposi in pace! Cronichetta de’ Vescovi di Girgenti, presso il Gregorio, op. cit., lib. I, cap. I, nota 14.
Si ricordino anco le varie narrazioni d’Ibn-Giobaîr, Journal Asiatique di dicembre 1845 e gennaio 1846, ed Archivio Storico Italiano, vol. IV, Appendice, N. 16, dove si dice delle popolazioni musulmane di tutti i villaggi tra Palermo e Trapani, della gelosia con che i Cristiani guardavano la ròcca di Monte San Giuliano, ec.
466. Libro III, cap. I, pag. 32, segg. del 2º volume. I nomi etnici che seguono son cavati dai diplomi e riscontrati col Lobb-el-Lobâb, con Ibn-Kaisarani, Dsehebi, il Merasid-el-Ittilâ e le altre opere che citerò ne’ singoli casi.
467. La copia del diploma ha Zagari, che non torna a nome etnico noto. Ritenendo la grande somiglianza della r col w nella scrittura affricana, leggo Zegawi; su la qual voce si vegga De Slane, traduz. francese d’Ibn-Khaldoun, Berbères, tomo IV, pag. 31.
468. Hamdi, o Giamadi; Halbasi, o Giolaisi, ec. dove mancano le vocali e le trascrizioni greche. Altri non trovo affatto, come Arkhi, Baruki, Betresen (pitrusinu? ossia prezzemolo) ec.
469. Inedita dell’Università di Palermo. Abu-Tâhir-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-Allah-ibn-Zeidun-el-karawi.
470. Righa è nome di tribù berbera e anco di luoghi in Affrica, De Slane, op. cit., tom. I, pag. 294. Si avverta che le stesse lettere, mutativi i punti diacritici, porterebbero Reba’i, che torna alla tribù arabica di Rebi’a, una di quelle che occuparono l’Affrica nell’XI secolo, venendo dall’Egitto: (De Slane, op. cit., tom. I, pag. 32); oppure a quella di Reb’a, ramo di Azd. (Ibn-Kaisarani, Homonyma, Leyda, 1865, pag. 194.)
471. Su questi ultimi tre nomi si vegga De Slane, op. cit., tomo I, pag. 171, 282 e 285, e tomo III, 273, 279. Del resto, Verro potrebbe esser nome latino.
472. Il testo arabico avrebbe Argiâknû, e la trascrizione greca dà ερτζυκνου. Aragigun è isoletta alla foce della Muluia, secondo Edrisi, Description de l’Afrique et de l’Espagne, Leyda, 1866, pag. 206 della traduzione.
473. Mismar si chiamava la Penisola di Magnisi, tra Siracusa e Agosta. La trascrizione greca di questo nome, che portavano due famiglie di villani d’Aci, dà μεσίμερη. Se il copista greco avesse presa una w per una r, sbaglio assai frequente nei manoscritti affricani, sarebbe questo il notissimo casato de’ Ma-es-samâ «Acqua del Cielo.»
474. Quantunque Edrisi scriva il nome di Vicari Biku, la voce Bekkara potea rappresentare questa o altra terra di Sicilia. Si vegga il nostro lib. II, cap. X, pag. 418 del primo volume, nota 3.
475. Questa iscrizione, edita dapprima nelle Mines de l’Orient, tomo I, fu ripubblicata, sopra l’originale, da M. De Fresnel, nel Journal Asiatique di dicembre 1847, con una buona traduzione inglese di Farâs Schidiâk. La data è del 569 (1174), il nome della sepolta, Maimuna figlia di Hasan, figlio di Alì Hodseilita. Se non che dopo questo nome, la versione portava «an attendant of Ibn-es-Soosee.» Parendomi strana per più rispetti cotesta qualificazione, io domandai da Parigi al mio compagno di esilio Francesco Crispi, allora in Malta, un lucido di quelle parole e avutolo in dicembre 1853, non tardai a leggervi «soprannominato Ibn-es-Susi.»
476. Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 27, 28, 30, 34 di questo volume.
477. Lib. V, cap. V, pag. 140 di questo volume.
478. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. I, note 25, 26 ec. È inutile citare i diplomi antichi che contengono nomi francesi. Noterò in vece che in uno del 1175, pubblicato dal Gregorio, De supputandis, ec., pag. 52 e segg., indi da Spata, Pergamene, ec., pag. 451 segg., traduzione latina del XIII secolo dall’arabico e dal greco, si leggono i nomi di Sir Bonom de Custasin, Sir Ricalinus de Calatabutur ec. In un diploma arabico inedito della Chiesa di Cefalù, serbato nell’Archivio di Palermo, si legge il nome di un Sir Gulielm, banchiere o non so che in Cefalù. Par che i francesi, nobili o no, nel XII secolo amassero in Sicilia di fregiarsi col titolo di Sire.
479. Esaminati diligentemente i nomi di tutti i comuni attuali e de’ villaggi abbandonati, che sono pur molti, i quali io già pubblicava nel 1859 con la Carte Comparée de la Sicile, ne occorre pochi, di pochissima importanza e origine dubbia: Castelnormando si chiamava nel XVII secolo, al dire dell’Amico, Dizionario topografico, l’attuale Comune di Valledolmo, ma non ve n’ha notizie anteriori; Ciambra un villaggio presso Monreale; Merhela Gulielm (la stazione di Guglielmo) un luogo presso Monreale, che parrebbe stazione di caccia d’uno dei re di quel nome. Tralascio Francavilla, comune, e Monpileri villaggio distrutto su l’Etna, poichè Pila, Piliere sono nella nostra favella, come nella francese. Metto anco da canto i nomi composti con la voce burg,i quali possono riferirsi tanto al francese quanto all’italiano e all’arabico.
480. Presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 477.
481. Falcando presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 466. Lo sciocco Arrigo de’ principi di Navarra, fratello della Regina, era stigato da’ cortigiani a prender la somma degli affari in luogo di Stefano de’ conti di Perche. E schivando il peso superiore alle sue forze, allegava tra le altre cose: francorum se linguam ignorare, que maxime necessaria esset in CURIA. Si trattava dunque, non del paese, ma della corte; dove il principe fanciullo, bisnipote del conte Ruggiero, e discepolo di Pietro di Blois, parlava com’e’ pare il francese; e i cortigiani italiani ed arabi si adattavano. Si ricordi con ciò l’attestato di Ibn-Giobair, che lo stesso Guglielmo II parlasse l’arabico. Infine è da notare che delle lingue usate nella corte poliglotta di Palermo, la men difficile al Navarrese doveva esser quella della Francia.
482. Considerazioni, lib. I, cap. I, nota 27.
483. Cap. cit., nota 28.
484. Strenuos bello milites Longobardos (del Napoletano) ac Transmontanos.... sibi largitionibus alliciens, dice il Falcando del ministro Majone, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 419. Poi ve n’ebbe degli Spagnuoli, op. cit., pag. 439 e sempre de’ Musulmani.
485. In questo medesimo libro, cap. VII, pag. 191 del volume.
Sappiamo da Pietro di Blois (Epistolæ, nº 66), che dopo la morte di Guglielmo il Malo, l’Arcivescovo di Rouen mandò alla corte di Palermo trentasette giovani francesi dotti o di nobil sangue. Si veggano le epistole di San Tommaso di Canterbury e dell’abate di Cluni alla regina reggente in Sicilia e al ministro di lei Riccardo Palmer, nel cui epitaffio mi pare compendiata la biografia degli avventurieri di cui trattiamo:
Anglia me genuit, instruxit Gallia, fovit
Trinacris.
486. Ibn-el-Athir, testo nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 278, Novairi nella stessa opera, pag. 448, e presso Gregorio, Rerum Arabicarum, pag. 26.
487. Ugo Falcando presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 406-407.
488. Diploma del 1193, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1288. La voce rua o ruga di certo non prova l’origine francese della popolazione. Oltrechè Messina era essenzialmente greca, leggiamo quella voce in un diploma del Barbarossa, il quale prometteva ai Genovesi rugam unam cum ecclesia, balneo, fundico et furno in ogni città che lo impero fosse per acquistare nel regno di Sicilia. Liber Jurium Reipub. Genuensis, tomo I, pag. 207, diploma del giugno 1162.
489. Ravellus magister Amalphitanorum Messane, è soscritto in un diploma greco del 6680 (1172), traduzione latina presso Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. II, nota 32.
490. Diploma arabico del Monastero di Monreale dato il 1182, e traduzione latina presso Del Giudice, Descrizione del Tempio.... di Morreale, pag. 12, in fine della divisa di Summini.
491. Michele da Piazza, presso Gregorio, Biblioteca Aragonese, tomo II, pag. 77. La quale notizia si riferisce al XIV secolo.
492.
| Acquaviva (Caltanissetta). | Acquaviva (Molise [due] Terra di Bari, Ascoli). |
| Altavilla (Palermo). | Altavilla (Principato Ulteriore, id. Citeriore, Alessandria, Monferrato). |
| Bivona (Girgenti). | Bibbona (Pisa). |
| Vicari (Palermo). | Biccari (Capitanata). |
| Briga [S. Stefano di] (Messina). | Briga (Novara, Cuneo). |
| Brolo (Messina). | Brolpasino (Cremona). Si ricordi anco Broglio. |
| Burgio (Girgenti). | Borgio (Genova). |
| Cammarata (Girgenti). | Camerata (Bergamo, Ancona). |
| Caronia (Messina). | Corona (Bergamo). |
| Castania (Messina). | Castana (Pavia); Castano (Milano). |
| Chiaramonte (Siracusa). | Chiaramonti (Sassari); Chiaromonte (Basilicata). |
| Cinisi (Palermo). | Cinisello (Milano). |
| Corleone, anticamente Coriglione, (Palermo). | Coreglia (Lucca, Genova); Corigliano (Calabria, Otranto). |
| Gagliano (Catania). | Gagliano (Abruzzo, Otranto). |
| Geraci (Palermo). | Gerace (Calabria). |
| Gravina (Catania). | Gravina (Bari). |
| Gualtieri (Messina). | Gualtieri (Reggio d’Emilia). |
| Mirabella (Catania). | Mirabella (Principato); Mirabello (Cremona, Pavia, Alessandria, Monferrato, Milano, Molise). |
| Motta [due] (Messina, Catania). | Motta (Calabria Ulteriore 1ª e 2ª, Cremona, Novara [due], Capitanata, Pavia, Milano) [due]. |
| Novara (Messina). | Novara (Novara) [Piemonte]. |
| Palazzolo (Noto). | Palazzolo (Terra di Lavoro, Milano, Brescia, Novara); Palazzuolo (Firenze). |
| Paternò (Catania). | Paterno (Principato, Calabria, Ancona). Paderna (Alessandria). Padernello (Brescia). Paderno (Como, Cremona, Brescia, Milano). Paterno, villa e chiesa presso Firenze. |
| Pettineo (Messina). | Pettinengo (Novara). |
| Piazza (Caltanissetta). | Piazza (Massa e Carrara, Bergamo, Como). Piazzatorre (Bergamo). Piazzo (Torino, Bergamo [due]). Piazzolo (Bergamo). |
| Sala [Paruta] (Trapani). Sala [di Partinico] (Palermo). Sala, antico casale presso Sciacca. | Sala (Como, Parma, Novara, Bologna, Alessandria [due], Como, Principato). |
| Sambuca (Girgenti). | Sambuco (Firenze, Cuneo). Sambughetto (Novara). |
| Saponara (Messina). | Saponara (Basilicata). |
| Scaletta (Messina). | Scaletta (Cuneo). |
| Scopello [Tonnara di]. | Scopello e Scopa (Novara). |