DEL MONTE DOVE DIGIUNÒ EL NOSTRO SIGNIORE E FU TENTATO.

E da Bettania, inverso oriente, si va alla gran montagnia, dove el nostro Signiore digiunò XL. dì: sono VI. leghe, e sopra questa montagna fu portato el nostro Signiore, e ivi fu tentato dal nimico, dicendo: Dic ut lapides isti panes fiant. In quel luogo medesimo sopra el monte soleva esere una bella chiesa, ma fu abattuta e abandonata, e ora non è altro che uno eremitorio abitato da una maniera di cristiani chiamati giorgini. E sopra questa montagnia abitò Abraam gran tempo, e però è chiamato el giardino d'Abraam. Tra 'l giardino e la montagnia corre un piccolo fiume d'acqua, la qual soleva esere amara, ma per la benedizione d'Eliseo profeta l'acqua diventò dolce e buona per bere. A piè di questa montagnia, verso el piano, è una gran fontana che entra nel fiume Giordano. Da questa montagnia infino a Gerico, andando inverso al fiume Giordano, non v'è altro che una lega. Item, sopra el camino di Gerico sedeva el cieco che gridava: Giesù, figliuolo di David, miserere mei; el quale incontanente ricevette la vista. Item, dilungi da Gerico due leghe, è il fiume Giordano: apresso a una lega è una chiesa di santo Giovanni Batista, dove e' battezò el nostro Signiore; e ivi a lato è la chiesa di Geremia profeta. Da Gerico infino al mare morto sono tre leghe: intorno a questo mare morto cresce assai allume. Tra Gerico e questo mare è la terra de' Gadi. Qui soleva crescere el balsimo, ma uno califfo fece levare gli albucegli e portargli in Bambillonia, e là ancora si chiamono le vite de Engadi; e da uno lato di questo mare, discendendo da Arabia, è il monte di Anobitani, dove è una cava chiamata Carva. Sopra questo monte Balath, figliuolo di Beor, condusse Ballaam sacerdote per maledire el popolo di Israel.

DELLA NATURA DEL MARE MORTO, E DELLA LUNGHEZZA SUA.

Questo mare morto divide la terra di Giudea da la terra di Bagata[60] a quella d'Arabia. L'acqua di questo mare è amara molto e salsa, e la terra che è bagnata di questa, mai più non fa frutto; e la terra che v'è d'intorno spesso si muta di colore. Questa acqua gitta fuori de' suoi termini pesci di spalto a modo d'uno cavallo grosso; e questo è per ogni dì. E in ogni parte d'intorno, da questo mare infino a Gierusalem, sono ccº. grandi istadi. Questo mare dura dilungi VII. C. e LXXX. stadii, ed è largo C º. L. ed è chiamato Mare morto, perchè non corre mai, perchè è uno stagnio che nè uomo nè animale può murire in questo mare; e questo è stato più volte esprementato, perchè alcuna volta vi sono stati vivi IIIIº e V. giorni uomini che non anno potuto murire, però che questo mare non ritiene cosa veruna; e non si può bere di questa acqua, e chi vi mettessi ferro, e' si starebbe a galla di sopra; e chi vi mettessi piume, anderebono al fondo. E tutte questo cose sono contra natura. E allato a questo mare sono di molti alberi che portono pomi bellissimi e molto coloriti, e paiono maturi; ma chi gli taglia e rompe pel mezo, non vi truova altro che cenere, in significazione che per la giustizia di Dio le città e le terre arsono di fuoco infernale. Alcuni chiamono questo mare il lago di Alfacide, alcuni el fiume del diavolo e alcuni il fiume puzolente, perchè l'acqua è brutta e puza. E poi in questo mare si abissorono per la giustizia di Dio V. città, cioè Soddoma, Gomorra, Aldama, Seloim e Segor per lo peccato soddomitico che tra loro regnava. Ma Segor, pe' prieghi di Lotto, fu lungo tempo difesa, perchè era posta alquanto sopra una montagnia: e quando el mare è tranquillo e 'l tempo è chiaro, si vegono sotto l'acqua le mura della città. In questa città stette un tempo Lotto, e ivi fu inebriato da le sue figliuole, e poi dormì con esse e generò due figliuoli, Moab e Amon; e la cagione perchè le figliuole inebriorono il padre loro fu a ciò che giacesse co loro, però che loro non vedevono altro uomo che suo padre; e credendo che tutto il mondo fussi sobissato come erano quele città, come fu nel tempo del diluvio di Noè, vollono giacere con suo padre per ristorare e multiplicare el mondo; ma Loth non sarebe giaciuto colle figliuole se non fussi stato inebriato. La montagnia, ch'è sopra di Segor, era chiamata in quel tempo Edom, e poi fu chiamata Seir, e poi Idumea. Item, dalla parte destra di questo mare è la moglie di Loth diritta a modo d'una pietra di sale, perchè ella si guardò a dietro quando le dette città si profondorono. E questo Loth fu figliuolo d'Aram, fratello d'Abraam: Sarra, moglie d'Abraam, e Melcala, la moglie di Nacor, furono sorelle del detto Loth. Sarra aveva Lxxx. anni quando Isaac fue generato in lei, e Abraam aveva già auto un altro figliuolo chiamato Ismael di XIIIIº. anni, ingenerato di Agar sua cameriera. E quando Isaac ebe VIII. dì, Abraam il fece circuncidere; e così Ismael, che aveva XIIIIº. anni; e per questa cagione e giudei che discendono d'Abraam si fanno circuncidere l'ottavo di; e i saracini, che sono discesi da Ismael, si fano circuncidere nel xiiiiº. anno. Item, questo mar morto entra nel fiume Giordano: ivi si perde, perchè più oltre non corre, e ivi entra propio di lungi una lega del fiume Giordano da la chiesa di santo Giovanni Batista, verso occidente. Alquanto di sopra, dove comunemente si bagnono e cristiani, e a una lega di lungi dal fiume Giordano, è la riviera di Loth, la quale passò Iacob venendo di Mesopotania.

DEL FIUME GIORDANO, E DEL LUOGO OVE FU SOPPELLITO IOB, E ALTRI LUOGHI.

El fiume Giordano non è molto grande nè molto profondo, ma mena di buon' pesci, e viene dal monte Libano, da due fonti chiamati Gior e dam; e da queste due fonti prese el nome del fiume Giordano: e passa per un lago, che è chiamato Maron. Poi passa per lo mare di Tiberia, e passa sotto le montagnie di Gelboe; e ivi, dall'una costa e l'altra della riviera, sono molte belle valle. E durono le montagnie di Libano di lungi infino al diserto di Pharaam. Queste montagnie dividono il reame di Soria infino al paese di Finice. Sopra di questi monti crescono cedri altissimi, e portono pomi grossi e lunghi, ed è la grosseza come el capo d'un uomo. Questo fiume Giordano divide la terra di Galilea da la terra di Idumea e la terra di Bostorum, e corre sotto terra un gran pezo infino a un gran piano e bello, chiamato in saracinesco Meldam, che vuol dire in nostra lingua, fiera, overo mercato; però che 'n questo piano spesse volte si fanno fiere; e ivi ritorna l'acqua grande e lata. Quivi in questo piano si è la tomba del pazientissimo Iob. In questo fiume Giordiano fu Cristo battezato, e ivi fu udita la voce del padre, dicendo: Hic est filius meus dilectus. E lo Spirito Santo discese sopra lui in forma di colomba, e così a questo battesimo fu tutta la Trinità. Pel mezo di questo fiume pasorono e figliuoli di Israel ad piedi sciutti; e ivi missono pietre per lo miracolo di Dio che aveva da parte ritratte e sostenute l'acque. In questo fiume Giordano si lavò Naaman di Siria, uomo molto ricco, ma lebroso, e fu subito guarito. Intorno al fiume Giordano son molte chiese, ove abitavono molti cristiani. Ivi apresso è la città di Hai, la quale fu assalita da Iosuè e presa. Item, le valle del fiume Giordano e di Mambre sono molte belle. Item, dalla montagnia sopradetta, dove el nostro Signiore digiunò XL. dì, a due leghe dilungi, verso Galilea, è un bello e alto monte, sopra el quale el nimico portò el nostro Signiore la terza volta per tentarlo, e di quivi gli mostrò tutto il piano del paese, dicendo: Tutto ciò che tu vedi, ti darò, se tu t'inginocchi e adorera' mi. Item, dal mare morto andando verso oriente, fuori de' confini della terra di promissione, è un bello castello e forte nel monte, el quale è del Soldano, e chiamasi in saracinesco Baruth, che vuol dire in nostra lingua, ponte Reale. Questo castello fece fare Baldelorin Re di Francia, el quale conquistò questo paese, e dentro vi misse cristiani per guardarlo; e però fu chiamato Monte reale. E di sotto a questo castello è una villa, chiamata Sobeccha: ivi d'intorno dimorono molti cristiani sotto trebuto; e da qui, infino a Nazareth in Gierusalem, sono tre giornate, e vassi per la provincia di Galilea, per Ramata, per Sophonia, e per lo alto monte di Effraym, dove Elena e Anna (sic) madre di Samuel profeta dimoravono. Qui nacque questo profeta e fu soppellito al monte di Giorgia, come di sopra dissi. Da poi si va a Sillo, dove da Helia profeta fu custodita l'arca di Dio insieme colle sante reliquie; ivi faceva sacrificio il populo di Ebron al nostro Signore: ivi gli renderono i loro doni: ivi parlò Iddio a Samuel e rivelogli la mutazione dell'ordine del sacrificio del sacerdozio e del misterio del sacramento. Assai apresso, a la sinistra, è Gabbaom, e dallato è Rama e Beniami, de' quali luoghi parla la Scrittura. E poi vassi per Sichem, altrimenti chiamata Sichar, nella provincia de' Samaritani. Ivi è una bella valletta e fruttuosa; e ivi è una molto bella e buona città, chiamata Neopoli; e di qua a Gierusalem a una giornata è una fonte, dove parlò Giesù alla sanmaritana: e ivi soleva esere una chiesa, ma è stata abandonata e abattuta: e allato a questa fonte fece fare Roboas due vasi d'oro, e sì gli faceva adoperare; e a un pose nome Adam e a l'altro Bethel. Item, a una legha dalla città di Siccar è la città di Luza. In questa città dimorò Abraam un gran tempo. Siccar è X. leghe di lungi da Gierusalem, ed è chiamata Neopoli[61], che vuol dire città novella; e quivi è la sepultura di Ioseph figliuolo di Iacob, il quale governò Egitto; e gli giudei vanno in pellegrinagio in quello luogo divotamente, perchè e' portorono d'Egitto l'ossa sua e quivi le sopelirono. In questa città fu Reina la figliuola di Iacob, chiamata Dina, per cui e dua frategli uccisono molte persone e assai male feciono nella città. Ivi da lato è il monte di Garisim, ove e samaritani adoravono. Item, in su questo monte volle Abraam sacrificare il suo figliuolo Isaach; ivi dallato è la valle di Dotaim, e ivi è la citerna dove fu gittato Ioseph da' frategli inanzi che lo vendessono: e questo è dilungi due leghe da Siccar. Di là si va a Sanmaria, che ora si chiama Sabasta; e questa è la principal città del paese, e giace tra' monti a modo che fa Gierusalem. In questa città fu la sedia de le XII. tribù di Israel, ma la città non è ora sì grande come soleva: ivi fu sepolto san Giovanni Battista fra' due profeti, Eliseo e Abdam; ma egli fu dicapitato nel castello di Macharim appresso il mare morto; e poi fu da' suoi discepoli trasportato e sotterrato in Sanmaria.

COME GIULIANO APPOSTATA FECE ARDERE EL CORPO DI SANTO GIOVANNI E GITTARE LA CENERE AL VENTO.

Questo Giuliano Apostata fece ardere l'ossa sua, e gittare la cenere al vento, ma rimase intero el dito, col quale mostrò il nostro Signiore Giesù Cristo, dicendo: Ecce Agnus Dei; però che mai non potè ardere: e questo dito fece santa Techia vergine mettere in questi monti, ove ora se ne fa gran festa.

COME TEODOSIO IMPERADORE TROVÒ IL CAPO DI SAN GIOVANNI BATISTA.

In questa città medesima di Sabasta solevono essere molto chiese, ma furono abattute: ivi era el capo di santo Giovanni in uno muro serrato, ma Teodosio imperadore il fece cavare fuori, e trovollo avilupato in un drappo tutto insanguinato, e così il fece portare a Gostantinopoli, e ivi è ancora. La parte di dietro della testa e quela dinanzi è ancora nella chiesa[62] di santo Salvestro, ove sono monaci del cordone: e ancora questa parte di testa è tutta abruciata[63] e quasi meza arsa, perchè lo imperadore Giuliano sopradetto per la sua cattiva volontà la fece ardere insieme coll'altre ossa, e così apare. Questo è provato per papi e per imperadori. E la mascella di sotto e una parte delle gengie e dell'ossa e il piattello ove fu messo il capo, quando gli fu tagliato, sono a Genova, e li Genovesi ne fanno gran festa; e simile festa fanno e saracini di lui. Alcuni dicono, che 'l capo di santo Giovanni è in Amiens in Fiandra, e altri dicono che questo è il capo di santo Giovanni vescovo. Io non so, Dio el sa, ma in qualunque terra si fa onore al buon santo Giovanni: è ben fatto. Dalla città di Sabasta infino a Gierusalem sono XII. leghe.

D'UNA FONTE CHE SI MUTA QUATTRO VOLTE DI COLORE L'ANNO.

Nelle montagne di questo paese è una fonte che IIII. volte l'anno si muta di colore; alcuna volta è verde, e alcuna volta è rossa; una chiara, una altra torbida, e chiamasi la fonte di Iacob. Le gente di questo paese si chiamono Sanmaritani, e furono dagli apostoli convertiti e battezzati, ma eglino non ànno mantenuto la lor dottrina, e mantengono legge per loro discordante da' cristiani, saracini e giudei e pagani. Egliono credono bene in uno solo Dio, e dicono che non è altro che uno solo Dio, il quale ogni cosa creò e ogni uomo giudicherà, e tengono alla bibbia quanto alla lettera, e li V. libri di Muisè col salterio, come fanno e giudei: e dicono, che e' sono diritti figliuoli di Dio; e più d'altra gente amono Dio, e che e' sono eglino e proprii eredi, a chi Dio promisse la eredità. Questi ànno diverso abito dall'altra gente. Per disferenziarsi dagli altri, egliono si invilupono le teste con un lenzuolo rosso, e li saracini si invilupono lo teste con uno lenzuolo bianco; e li cristiani, che abitono in quel paese, s'invilupono le teste con uno panno bianco; e li giudei con uno panno giallo. In questo paese dimorano molti giudei che pagono trebuto, come fanno e cristiani; e se volessi sapere le lettere[64] de' giudei, che sono in quel paese e altrove, sono così fatte colli lor nomi, come vedete qui di sotto.

DELLE CITTÀ CHE SONO NELLA PROVINCIA DI GALILEA, E DOVE NASCERÀ ANTI CRISTO, E DOVE SARÀ NUTRITO, E DOVE REGNIERÀ.

Da questo paese de' sanmaritani, del quale v'ò parlato, si va al piano di Galilea, lasciando e monti da una parte. Ed è Galilea una delle terre de le provincie di promissione; e in questa provincia sono queste città; cioè, Naim, Capharnaum, Bectsaida e Corosaim. Da Bectsaida fu san Piero e santo Andrea: a quattro leghe da Corosaim è la città di Cedar, di cui el salterio parla: Habitavi cum habitantibus Cedar. Anti Cristo nascerà, come dice el profeta: De Babillonia coluber exiet, qui totum mundum devorabit. Questo Anti Cristo sarà nutrito in Betsaida e regnierà in Chapharnum; e però dice la Scrittura: Vae tibi, Corosaim! vae tibi, Bethsaida! vae tibi, Capharnaum! E tutte quelle città sono di Galilea, e sono IIIIº. leghe da Nazareth. Di questa città si fu Simone Cananeo e la femina Cananea, della qual parla el vangelio. Ivi fece il nostro Signiore il primo miracolo alla cena dello Architriclino, quando mutò l'acqua in vino. Ne' confini di Galilea, apresso e monti, fu presa l'arca di Dio: e dall'altra parte è il monte Endor e Hermon, e là d'intorno va un fiume del torrente Sion, altrimenti chiamato el torrente Radamain. Ivi da lato, Barath, figliuolo d'Abimalech, insieme con il figliuolo di Elbora profetessa, vinse l'oste di Idumer, quando il Re Cifaro fu morto con Gebel moglie di Eber Ethath, oltre el fiume Giordano; per forza della ispada uccise Zeber e Salamana. E a V. leghe da Nain è la città di Egeraol, che altrimenti è chiamata Zaraim; della quale città fu Gezebella, malvagia Reina, la qual per forza tolse la vignia di Naabot. Apresso a questa città è il campo di Magredi, nel quale il Re Horia fu ucciso dal Re di Egitto, e dipoi fu portato e soppellito nel monte Sion. A una lega da Zezioel sono le montagnie di Gelboe, ove Saul e Gionatas, che fu così bello, morirono. Per quella cagione David gli maladisse nel salterio, dicendo: Montes Gelboe, nec ros, nec pluvia. A una lega dal monte Gelboe, verso oriente, è la città di Sacophe, la quale è chiamata Bethsam: sopra le mura di questa città fu appicata la testa del Re Saul.

DEL LUOGO DOVE NACQUE NOSTRA DONNA, E DI QUANTO TEMPO ERA QUANDO FU ANNUNZIATA DA L'ANGIOLO, E QUANTO TEMPO VISSE DOPO LA PASSIONE.

Da poi si va a Nazareth per la montagnia dallato al piano di Gelboe. Nazareth soleva essere gran città e bella, ma ora è una cattiva villa di case sparte, in quanto ella non è murata; e siede in una piccola valle con monti intorno. Ivi nacque nostra Donna, e però portò Cristo il pronome di questa villa. E Ioseph tolse per moglie nostra Donna, esendo d'anni XIIII: ivi salutolla l'angiolo Gabriello, dicendo: Ave, Maria gratia plena etc. Quivi soleva essere una chiesa, ma fu distrutta, nella quale era uno grande altare. E ivi allato è uno pilastro di quella chiesa; e quivi è fatto una piccola abitazione per ricevere l'oferte de' pellegrini, e sì la guardono molto bene e saracini per l'utile che ne tragono. Questi saracini qua sono più cattivi e crudeli che altrove, e ànno guasto tutte le chiese. Ivi è el fonte di Gabriel, dove si soleva bagniare il nostro Signiore quando era piccolino. Di questa fonte lui portò ispesse volte l'acqua a sua madre; e in questa fonte lavò asai volte la nostra Donna e panni del suo figliuolo Giesù Cristo: e da qui infino in Gierusalem sono tre giornate a Nazaret (sic), dove fu nutrito il nostro Signiore. Nazaret si è a dire fiore di giardino, e per buona cagione è chiamata fiore, però che in lui fu nutrito el fiore e 'l frutto di vita, cioè Giesù Cristo. Da Nazaret, a due leghe, è la città di Sephor, sopra a la via che va di Nazareth a Achon; ed a meza lega di là da Nazareth è lo salto del nostro Signiore, perchè avendolo e giudei menatolo sopra uno alto monte, e volendolo gittare per ucciderlo, Iesù Cristo passò pel mezo loro e salì fuori, e montò sopra una alta montagnia, nella quale al presente si vegono li passi: e per questo, quegli che ànno paura de i nimici o di altra gente di male afare, dichino: Iesus autem transiens, per medium illorum ibat; a memoria che Giesù Cristo passò per el mezo e giudei crudeli e scampò sanamente da loro: così sicuramente possono passare e scampare delle mani degli inimici loro. Dopo questo dicano questi due versi del saltero: Irruat super eos formido et pavor in magnitudine brachii tui, Domine: fiant immobiles quasi lapis donec pertranseat populus tuus, Domine, quem tu possedisti. Questi versi si dicono tre volte, e da poi si passa sicuramente; e sapiate che nostra Donna partorì nel quinto decimo anno, e conversò col suo figliuolo benedetto XXXIII. anni e III. mesi; e, dopo la passione del nostro Signiore, visse XXIIII.º anni.

DEL MONTE TABOR, E COME EL GIUDICIO SARA EL DÌ DI PASQUA.

Item, da Nazareth si va al monte Tabor e non v'è altro che IIII. leghe; il quale è bel monte e alto, ove soleva esere asai chiese, ma sono distrutte; e ancora v'è un luogo che si chiama la squola di Dio, ove soleva amaestrare e suoi discepoli, e apriva loro e segreti di Dio. A piè del monte Tabor, Melchisedech, che fu Re di Salem, chiamata poi Ierusalem, al declinare del monte, iscontrò Abraam, il quale ritornava dalla battaglia, nella quale aveva morto el Re Amalech. Item, in questa montagna si trasfigurò il nostro Signiore dinanzi a san Piero e santo Iacopo e santo Giovanni: qui vidono spiritualmente Moisè e Elia profeta, e imperò disse santo Piero a Cristo: Bonum est nos hic esse; si vis, faciamus hic tria tabernacula. Sì vi udirono la voce del Padre, dicendo: Hic est filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui: e Iesù Cristo li comandò che non dicesono ad alcuno questa visione, infino che non fussi risucitato da morte a vita. In questo monte e in questo luogo medesimo el dì del giudicio IIII. angeli soneranno IIII. trombe, e risuciteranno tutti e morti, che son morti da poi che fu creato el mondo; e tutti verranno in corpo e in anima dinanzi al cospetto di Dio al giudicio ne la vale di Iosafat; e sarà questo giudicio el dì di pasqua, in quell'ora medesima che risucitò il nostro Signore; e sarà cominciato questo giudicio nell'ora che 'l nostro Signiore discese a l'inferno per ispogliarlo; però che in questa ora spoglierà il mondo e rimunererà gl'amici suoi in grazia, e li nimici a pena perpetua gli condannerà. E in quel tempo arà ciascuno el merito de le sue opere, o bene o male, se la gran misericordia di Dio non anticipa la sua giustizia. Item, a una lega dal monte Tabor è el monte di Emon, e ivi fu la città di Naim, inanzi a la porta de la quale el nostro Signiore e' risucitò el figliuolo della vedova. Item, a tre leghe da Nazaret è il castello di Saffia, dove furono e figliuoli di Zebbedeo e i figliuoli d'Alfeo; e, a V. leghe da Nazaret, è il monte di Caim, di sotto el quale è una fonte; e quivi allato Lamech, padre di Noè, ucciso Caim con una saetta, perchè Caim andava pe' monti a modo d'una bestia, e vivette in quela forma più di CCº. anni, insino al tempo di Noè. Da Saffia si va al mare di Galilea e alla città di Tiberìa, che siede sopra questo mare; e quantunque si chiami mare, non dimeno non è mare nè braccio di mare, anzi è uno lago d'acqua dolce, el quale è lungo Cº. stadii e largo XL; e sonvi dentro di buon pesci; e pel mezo vi core el fiume Giordano. La città non è tropo grande, ma assai magnificenzie vi sono; e là dove si parte el fiume Giordano, all'uscire del mare di Galilea, è un ponte grande, per lo quale si passa da la terra di promissione ne la terra del Re Balsam e ne la terra di Gierusalem, le quale sono tutte d'intorno al fiume Giordano, infino al cominciamento del mare di Tiberìa; e di là si può andare in Damasco in 3. giorni per la regione Traconidia, la quale regione dura dal monte Emon infino al mare di Galilea o al mare di Genezareth, che è tutto un mare. Questo è il lago sopradetto, ma e' muta el nome per le cittade che vi sono sopra; e sopra a questo mare andò el nostro Signore appiè asciutti, e ivi rilevò san Piero, quando era già mezo annegato, quando disse:Modicæ fidei, quare dubitasti? E dopo la sua resuresione aparve un'altra volta a' suoi discepoli sopra questo mare, e chiamandogli che pescassono, empierono le rete di gran pesci. E in questo mare navicò Iesù molte volte, e quivi chiamò san Piero e santo Andrea, san Iacopo e san Giovanni, figliuoli di Zebedeo. Ne la città di Tiberìa si è la tavola sopra la quale el nostro Signiore mangiò co' suoi discepoli dopo la resuresione, el qual non conobono, se non al rompere del pane, come dice el vangelo: Et cognioverunt eum in fractione panis. E apresso a la città di Tiberìa è il monte, ove il nostro Signore con V. pani e due pesci saziò V. mila persone. In questa città per ira fu gittato un tizone ardente dietro a Giesù Cristo; il capo del tizone percosse in terra, e subito rinverdì e crebe in un grande albero, e al presente cresce, e la scorza è ancora abruciata.

DOVE NACQUE SANTA ANNA.

Item, al capo di questo monte, inverso settentrione, è uno forte castello chiamato Saphor, et è posto apresso di Chapharnau ne la terra di promissione; non è castello sì forte, e di sotto è una buona villa, chiamata Saphor. In questo castello nacque santa Anna, madre di nostra Donna; e di sotto fu la casa di Centurione; e questo luogo fu chiamato Galilea da le gente che furono date a le tribù di Zabulon e Nefthali. E ritornando da questo castello, a XXX. miglia, è la città di Naan, che altrimenti è chiamata Selmas. Di questa fu Cesaro figliuolo d'Apollo, el quale sedeva apresso del monte di Libano, dove comincia il fiume Giordano. Ivi comincia la terra di promissione, e dura infino a Bersabè di lungo andando, verso Bissa, infino a mezo dì, e tiene per largo Cº. LXXX. leghe: e da Ierusalem al Giaffo sono LX. leghe lombarde, che sono piccole: queste non sono leghe di Guascogna, nè di Provenza, nè de la Magnia, le quale son grande. E sapiate che la terra di promissione è in Siria, perchè il reame di Siria dura d'Arabia infino a Colizia, cioè la grande Armenia; e questo è da mezzodì verso Bissa, e da oriente inverso occidente, dal gran diserto d'Arabia insino al mare d'occidente. E in questo reame di Siria sono più province, come è Palestina, Gaza, Galilea e Giudea, e senza molte altre di questo paese.

DELL'USANZA DI QUESTO PAESE, E DI DIVERSE MANIERE DI CRISTIANI E DI LOR COSTUMI, E COME E' FANNO LA LORO CONFESSIONE, E DELLE AUTORITÀ, LE QUALE ALLEGONO PER LORO OPPINIONE.

Egli ànno una usanza, che quando una città o un castello à intorno l'assedio e non possono mandare fuori e messaggi, egli legono le lettere al collo a certi loro usati colombi talmente amaestrati, e quali portono e riportono e lor messaggi, perchè questi colombi sono notriti che vanno da l'un luogo a l'altro, e quali luoghi sì usono comunemente. E sapiate, che tra questi saracini, in ogni parte dimorono molti cristiani di molte maniere e di molti nomi, tutti battezzati; e ànno diverse lingue e diversi costumi, ma tutti credono in Dio Padre e Figliuolo e Spirito Santo; e tutta via mancono in alcuno articolo della fede. Alcuni si chiamono Giacobini, perchè santo Iacopo si convertì e santo Giovanni Batista gli battezzò. Questi dicono che solo a Dio si debe confessare e peccati, e none agl'uomini, perchè si debbe chiamare in colpa in verso colui che si offende: e dicono, che nè Idio, nè e profeti non ordinorono mai che niuno si confesassi da altri che da Dio; sì come disse Moisè nella Bibbia: e per questo disse David nel Salterio: Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo; e altrove: Delictum meum cognitum tibi feci, quia Deus meus es tu et confitebor tibi; però che e' sanno tutta la Bibbia e el Salterio, ma non allegono le autorità latine, anzi nel loro linguagio assai convenientemente, sì che e' dicono, che David e gli altri profeti si concordiano co e nostri dottori e con alcune de le loro openione, e massime con santo Agostino, dove dice: Qui scelera sua cogitat et conversus fuerit, veniam inveniat. Cum Gregorio: Domine potius mentem quam verba inspicies respicis; et cum sancto Hilario: Longorum temporum crimina in ictu oculi pereunt si cordis nata fuerit compunctio. E però dicono, che solo a Dio si debono confessare e sua peccati, e a lui promettere d'emendare. Però, quando si vogliono confessare, s'accendono fuoco allato a loro e sì vi gettono dentro incenso e altre spezie odorifere, e nel fummo si confessono a Dio, e dimandono misericordia. Ed è vero, che questo confessare è naturale e primitivo, ma e santi padri e' papi che sono venuti da poi, ànno ordinato di fare la confessione a l'uomo, e per buona cagione; perchè egli ànno riguardato che niuna malizia può essere sanata, e non si può dare buona medicina, se prima non si sa la qualitade e non si conoscie la natura del male; e per lo simile non si può dare buona penitenzia, se prima non si sa la qualitade del peccato; però che e peccati non sono equali ne' luoghi e nei tempi, e però si conviene sapere la qualità de' peccati, e, secondo quegli, dare la debita penitenzia. Item, vi sono altri cristiani chiamati soriani, e tengono el mezo de la fede tra noi e' greci: eglino portano barbe a modo che fanno e greci, e fanno sacrificio di pane lievito; e nel loro parlare usono lettere saracinesche, ma nel misterio della chiesa usano lettere greche, e fanno la loro confessione a modo di iacopini di sopra detti. Altri cristiani quivi sono, chiamati Giorgiani, e quali convertì santo Giorgio, e lui onorono più che altro santo di paradiso, e sempre lo chiamono in ogni suo aiuto. Questi, che vennono del reame di Giorgia, portono cheriche rase tonde, cioè e preti; e i laici quadrata la portono, e questi tengono la lingua greca[65]. E altri vi sono chiamati cristiani dalla cintura. Altri sono Ariani, altri Nubiani, altri Indiani, che sono della terra del prete Giovanni, e tutti questi ànno alcuno articolo della fede nostra e negli altri variono; e perchè troppo sarebe lungo el parlare di tutti, però di ciò farò fine.

DEL SITO DI DAMASCO, E DA CUI FU EDIFICATO, E DELLA BELLEZA E ABUNDANZIA SUA; E COME SANTO PAULO, EL QUALE LEGGEVA FISICA IN DAMASCO, FU CONVERTITO.

Poi che io v'ò divisato alcuna parte delle genti che dimorano infra quegli termini, io voglio ritornare al mio camino. Per ritornare di qua adunque, chi vuole ritornare da la terra di Galilea, de la quale io ò parlato, e' à a venire per Damasco, che è molta bella città e molto nobile e piena d'ogni mercatanzia: è tre giornate dilungi dal mare, e V. giornate dilungi da Gierusalem. Tutto le loro mercatanzie portono sopra cammelli, cavagli, muli e drumedarii e altre bestie infino alla città, e le mercatanzie vengono per mare, cioè d'India, di Persia, Caldea e della grande Armenia e da altre nazione[66]. Questa città edificò Eliseo Damasco, famiglio e spenditore d'Abraam, prima che fusse nato Isach, perchè e' si credea rimanere erede d'Abraam, e chiamò la città del suo propio nome, Damasco. In quela piaza dove fu edificato Damasco, Caino uccise il suo fratello Abel; e allato di Damasco è el monte Seir. In questa città e di fuori sono assai fontane e molti be' giardini e assai diversi frutti: niuna città si potrebe comparare con questa di begli giardini e di begli palagi. La città è grande, e ben murata a doppie mura, e è ben pulita. Ivi sono molti fisici, e santo Paulo, prima che fussi convertito, ivi era fisico per mantenere il corpo in sanitade; ma da poi la conversione, diventò fisico dell'anime; o santo Luca Evangelista fu suo discepolo, per imparare fisica, e molti altri; e però che san Paolo teneva scuola di fisica, e ivi appresso Damasco fu convertito. E dapoi tre dì a la sua conversione, nella città stette sanza vedere, nè bere, nè mangiare; e in questi tre dì fu aperto il cielo, ove e' vedeva di molti secreti del nostro Signiore. Assai apresso a Damasco è un castello, chiamato Arches.

QUIVI DESCRIVE EL SITO DELLA CHIESA DI NOSTRA DONNA DI SARDEMACO E DELLA INMAGINE SUA, LA QUALE È IVI DIPINTA CON DIVERSI COLORI; E POI DESCRIVE LA VALLE DI BELIAR, LA CITTÀ DI TRIPOLI E LA CITTÀ DI BARUTI, OVE SANTO GIORGIO UCCISE EL DRAGONE.

Di Damasco si viene alla chiesa della vergine Maria di Sardemach, che è V. leghe dilungi da Dammasco, e siede sopra a un sasso: e quivi è un bello luogo simigliante a un castello, e ivi è assai belle chiese. Quivi dimorono monaci cristiani, e di sotto a la chiesa è una bella volta, ove dimorono cristiani, et evvi molto buono vino; e nella chiesa di rieto al grande altare nel muro, è una bella tavola di legnio, dove è la immagine di nostra Donna, e fu già dipinta di colori, e quali poi si convertirono in carne per divin miracolo; e la detta tavola sempre è unta a modo d'olio d'uliva; e di sotto è un vaso bene aconcio per ricorre l'olio che gocciola; o di questo olio è donato a' pellegrini che si lavano, però che questo olio viene per divino miracolo: e questo olio sì libera el cristiano da molte malattie; e sì dicono, che chi guarda questo olio nettamente, infine di sette anni sì si converte in carne e in sangue. Da Sardemach si va per la valle di Beliar, la quale è molta bella e fruttifera; e giace questa valle fra montagnie; e sono quivi di belle riviere e di be' prati e di grandi pasture per bestiame; e vassi per le montagnie di Libano, che durono da la grande Armenia verso Bissa, infino a Adam, che è inverso mezo dì, al cominciamento della terra di promissione, sì come è detto di sopra. Queste montagne sono fruttifere: quivi sono di belle fontane, cedri e cipressi, e molti altri alberi; quivi sono di molte belle ville e ben popolate. Dal capo di queste montagnie, fra la città di Arca e la città di Baphian, è una riviera chiamata Sabbataicor, però che il sabato corre fieramente e gl'altri giorni di poco o niente. E tra queste montagnie è un'altra riviera, la qual di notte si ghiaccia fortemente, e 'l dì non è punto aghiacciata. E, ritornando per queste montagnie, si va a una montagna grande e alta, chiamata la Gran Montagna, dove è una gran città chiamata Tripoli. In questa città dimorono molti cristiani buoni, sicondo la nostra legge. Di quivi si va a Baruth, dove san Giorgio uccise il dragone: quivi è buona villa e buon castello forte, come è sopra detto; ed è tre giornate di qua da Sardemach a Baruth, e XVI. leghe dalla città di Sidona in mare. Chi vuole rivenire per di verso Cipro, o vero vien per terra infino al porto di Siron, o vero di Tiro; e di là si viene in Cipro in poco tempo, perchè gli è sotto; o veramente si va dal porto di Tiro più dritto sanza andare in Cipro, perchè si torce ad arrivare ad alcuni porti di Grecia; e doppo si viene a quele parte che altre volte v'ò iscritte. E poi che io v'ò dette e mostrate le vie per le quali si va primamente, per lo più lungo camino, a Babillonia e al monte Sinai e altri luoghi, e quali v'ò di sopra detto, e per quel camino si ritorna pelle terre di promissione; ora vi vo' discrivere la diritta via per andare dirittamente a la santa città di Gierusalem. Però che molti vanno a Gierusalem, che non ànno intenzione di pasare più oltre, o perchè non ànno suficente compagnia, o perchè non possono sostenere le fatiche, o perchè ànno dubio di passare e diserti, o perchè ànno fretta di tornare alle moglie o a' figliuoli, o per altre ragionevol cagione, qui brievemente dirò dove si può andare sanza mettere troppo tempo, e sanza lungo indugio, sì come altre volte v'ò detto.

DELLA VIA PIÙ BRIEVE PER ANDARE ALLA TERRA SANTA PER MARE, E DELLE COSE CHE SI TRUOVONO PER LO CAMINO.

Chi dalle parti occidentali si va per Francia, e per Borgogna, e per Lombardia, al porto di Vinegia, o di Genova, o ad altro porto di que' confini, vassi per mare a l'isola di Gieph, che è de' genovesi; e poi s'arriva in Grecia al porto di Miroth, o di Valona, o di Durazo a uno degl'altri porti: poi si va per terra per dirizarsi, e asai presto si torna al mare; e vassi diritto in Cipri sanza entrare ne l'isola di Rodi; anzi si lascia da lato, chi vuole, e arivasi al porto di Famagosta, el quale è principale porto di Cipri; o vero al porto di Limissa; e poi s'entra in mare, e vassi, passando el porto di Tiro; e, sanza montare altrove, si passa per mare, costeggiando tutta via da questa banda infino a la cità del Giapho: e questo si è il più propinquo porto a Gierusalem. Da questo a Gierusalem non è altro che una giornata e mezo, che sono leghe XVI, sì che, andando da Giapho, si va per terra alla città di Rama, la quale è assai presso al Giapho; ed è bela città e dilettevole. E di fuori di Rama, verso mezo dì, è una chiesa di nostra Donna, dove il nostro Signiore si mostrò in tre ombre, che significono la Trinità. Ivi apresso è un'altra città, chiamata Diospoli, e soleva esere chiamata Sibda, ed è bene abitata; e ivi è una chiesa di san Giorgio, dove fu lapidato. Di là si va al castello d'Emaus, e dipoi al monte Sora, ove giace Samuel profeta; e di qui si va a la città di Gierusalem: e apresso el camino, si è Ramata e il monte Modon, onde fu Mathathias padre di Macabeo; e ivi sono le lor tombe. Item, allato a Ramata è la villa di Theuch, della qual fu Amos profeta: ivi giaciono e santi pellegrini, che muoiono in Gierusalem: altre volte avendone parlato, al presente non vi dirò più. Io voglio ancora ritornare a un'altra via, per la quale si va la magior parte per terra.

DI MOLTE ALTRE DIVERSE VIE PER ANDARE AL DETTO LUOGO SANTO PER TERRA, E DE' LUOGHI E QUALI SI TRUOVONO PER LA VIA, E DE' COSTUMI DI QUELLE GENTE E DI MOLTE ALTRE COSE.

Per quegli che non possono sostenere el movimento del mare, che, quantunque si patisca più fatica e più pena, non di meno gli piace andare per terra quanto più possono, come altra volta v'ò detto si va ad alcun porto di Lombardia, e passasi in Grecia, e poi in Gostantinopoli, e pasasi pel bracio di san Giorgio, e vassi a Ruffinello, dove è un forte castello, e poi si va per Capadocia, ch'è un gran paese, dove sono gran monti; e vassi per Turchia al porto di Chinamont, e alla città di Nicha, che è apresso di questa città leghe VII. E turchi la tolsono a lo 'mperadore de' Romani, ed è molta forte città di mura e di torre: da l'altro lato è un lago grande e largo e lì è una riviera chiamata Lelai. Di là si va per le alpe di Neromonte, e per la valle di Malabruno, e per lo stretto delle montagne, e per la villa di Dormanolch, e per le ville che sono sopra el Rodai e sopra Francona, che sono molte buone riviere. Da poi si va ad Antiochia: ivi intorno sono molti begli monti e boschi e grande abundanzia di bestie salvatiche da caccia. E puossi andare per uno altro camino, per li piani di Romania. Su per le coste è una bella torre, chiamata Florenza; e di sopra, fra le montagnie, è la città di Torsont, e la città di Nongimach, e Assera e Meremistra. E quando son passate le montagnie, si va per la città di Maroste, e per Artessa, dove è un gran ponte sopra la riviera di Ferma, la quale riviera si chiama Faiffar, ed è gran riviera, e porta naviglio, e corre fortemente, e viene da le fonte e da le montagnie verso la città di Damasco. Ivi è un'altra riviera, che viene da le montagne di Libano, chiamata Albana, che corre apresso Damasco. Al passar di questa riviera, santo Eustachio perse due figliuoli, avendo ancora perso la moglie. Questa riviera passa per li piani di Arcadia, e va infino al mar rosso. E poi si va a la città di Fermina, dove sono molti bagni caldi; e poi si va alla città di Ferne. Tra Fermina e Ferna sono di begli boschi: e poi si va in Antiochia che v'è presso a 20. leghe. Antiochia è bella città e ben fornita di mura e di torre ed è molta grande, e soleva essere lunga due leghe e larga una lega e mezo. Per questa città corre la detta riviera di Farfar; e soleva avere intorno a le mura Cº. e L. torre, e per ciascuno pilastro del ponte era una torre. Questa è la più nobil città del Reame di Soria, e a VIII. leghe è il porto di santo Simone. Quivi entra Farfar in mare. Da Antiochia si va a la città di Schiavonia e poi a Gibel, e poi a Chortexa. Ivi allato è la terra della Cammilla, dove è uno forte castello chiamato Maumech. E da Cortexsa si va a Tripoli; e al passare per lo stretto de' monti è la città di Gibeloch; e poi a Baruthi sopra el mare; e poi si va a la città d'Acri. E ivi sono due vie per andare a Gierusalem; la sinistra va a Damasco e per lo fiume Giordano, e la destra va per la marina e per la terra di Flagania. E da lato sono le montagne insino alla città di Caifas, ove Caifas fu Signore. Alcuni la chiamano Castello Pelegrino. E da ivi infino a Gierusalem sì sono ben tre giornate, e sì si va per Cesarea Filipense, per Giafo, per Rama, per lo castello di Emaus, e poi a Gierusalem.

Io v'ò dimostrato alcune vie per terra e per mare, per le quali si può andare a le terre di promissione; e quantunque altre vie vi sieno, sicondo che gl'uomini si muovono, non dimeno queste e altre tornono a un fine. Ancora li è un'altra via, per la quale si può andare per tera sanza mare insino a Gierusalem; e perchè questa è tropo faticosa via, pochi vanno per essa, ma vassi per Alamania, e per Brettania fino in Prussia; e poi per Tartaria infino in Gierusalem. Questa Tartaria risponde al gran Cane, del quale io parlerò poi, però che infin qui dura la sua signioria, e tutti e principi di questa Tarteria li rendono trebuto. Questa è cattiva terra e arenosa e poco fruttifera, perchè poche biade e poco vino vi nasce; nè frutta, nè legname, ma ivi è multitudine di bestiame, e però non mangiono altro che carne sanza pane e beono la broda e latte di bestie, e mangiono cani, lupi, gatte, topi e ogni bestia, e in luogo di legnie ardono sterco di cavallo e d'altre bestie seccato al sole; e il loro principe e altre genti non mangiono se none una volta el dì e poco mangiono. Questa è brutta gente e immonda e di mala natura. In questo paese la state casca spesso tempesta e fulgori e saette e uccidono molte gente; e in un subito è gran caldo in questo paese, e pel simile in un subito è gran freddo; e questa mutazione è da ogni tempo; e per tanto questo si è un brutto paese, povero e cattivo: e i principi loro che governano el paese, el qual loro chiamono Batri, stanno a la città di Ordia. E veramente niuno valente uomo doverebe stare, nè abitare in questo paese, imperò che 'l paese non è pur degno che v'entrino cani. Questo paese sarebe buono per seminare ginestre, spine e roghi, però che ad altra cosa non vale; ma pure in alcuni luoghi è buona terra, ma è di rado. Io non sono però stato per quella via, ma sono stato per altre terre che vi confinano in quella costa. Io non andai mai per quella a Ierusalem; per la qual cosa io no ve la potrei ben divisare. Ma se questa materia piace ad alcuno valente uomo, el quale sia stato per questa via, piacendo a lui vi può questo agiugnere, a ciò che quelli che vogliono fare questa via per queste parte, eglino possino sapere qual camino e' voglino tenere, però che malagevolmente si può tenere per questa via, salvo per gran freddura: e questo è per l'acque cattive e' mari che sono in quelle parti, che non si possono passare, se non quando sono fortemente ghiacciate; però che, se non fussino diacciate, non è uomo nè cavallo che vi potessi andare: e dura tre giornate questa mala via, passando per Prussia infino a la terra abitabile de' Saracini. E li cristiani che vanno a combattere con costoro, conviensi portare dietro vittovaglie, però che none troverebono, e conviene che tutte si facino caricare per lo ghiaccio con carri sanza ruote, che loro chiamono Solens; e tanto vi dimorono, quanto basta loro le vittovaglie ch'eglino portono con loro; però che là non se ne truova per moneta. E quando gli esploratori di quele gente vegono venire e cristiani contra loro, e' fugono a le ville e fortezze, gridando: Herra, herra; e subito s'armono e sì si ragunono insieme. E sappiate, che in quelle parte è maggiore ghiaccio che di qua, e però à ciascuno stufe, nelle quale fanno e fatti loro, perchè sono nelle parte settentrionale presso Bissa, ove fanno grandissimi freddi; però che 'l sole si è dilungi molto da quel paese adietro, sotto lo polo artico. Ivi è tanto freddo che non si può abitare; e all'opposito, a man diritta, verso mezo dì è tanto caldo, che il paese è inabitabile; però che quando el sole è a mezo dì, gitta e sparge e suoi razi dirittamente sopra di quelle parte.

DELLA LEGE DI MAOMETTO E DELLA OPPINIONE DE' SARACINI; E DELLE OPPINIONE CHE ÀNNO DOPO LA MORTE LORO, E DOVE L'ANIMA LORO VADA, E IN QUAL LUOGO; E DI QUEL CHE TENGONO DEL PARADISO E DELLO 'NFERNO, E DELLA FEDE CHE ÀNNO.

E perchè io ò parlato de' saracini e de' lor paesi, se voi volete sapere alcuna parte della loro lege, io ve la dirò sicondo che si truova nel loro Alcorano. Alcuni chiamono questo libro Mesaph e alcuni chiamono Harmen, sicondo le lingue del paese: el quale libro gli dette Maometto, nel quale io spesse volte legendo ò veduto e trovato scritto, che e' buoni anderanno in paradiso e i cattivi allo 'nferno. E questo credono e saracini; e chi gli domanda, che credono del paradiso, e egliono rispondono, che 'l paradiso è un luogo dilicato, nel quale luogo si truova d'ogni tempo di ciascuna maniera di frutti, e de' fiumi di latte e di mele e di vino sempre corrente, e d'acque dolce; e che quivi son case belle e nobile, sicondo el merito di ciascuno, adornate di pietre preziose, d'oro e d'ariento; e ciascuno arà damigelle e sempre userà co loro, e sempre le troverà più belle. Item, lor credono e odono volentieri parlare della vergine Maria e della incarnazione di Dio, e dicono bene che Maria fu annunziata da l'angiolo, e come santo Gabriello le disse, ch'ell'era da Dio eletta, quando gli annunziò la incarnazione di Iesù Cristo, e che ella concepette e partorì vergine. E questo medesimo testimonia il loro Alcorano; e dice questo libro che, Iesù Cristo, come nacque, che subito parlò e fu santo profeta e verace in parole e in fatti, e vero e pietoso e diritto sanza vizio. E dice questo libro, che quando l'angiolo anunziò la incarnazione, la vergine Maria era giovane e aveva gran paura: però che uno, chiamato Tham, el quale era incantatore e Sortiero, era nel paese e fecesi spesse volte in forma d'angiolo, e andava a dormire colle fanciulle; e Maria alora sì temee, che questo Tham non la volessi ingannare sotto spezie d'angiolo, e scongiurò l'angiolo, che li dicessi, s'egli era colui. E l'angiolo rispose, che di nulla dubitassi, che esso era certo messo di Dio. Item, questo libro dice, che, quando ella ebe partorito sotto uno albero di palma, dove era el presepio del bue e de l'asino, che ela si vergognava aver partorito e piagneva forte, dicendo, che ella vorrebbe essere morta. Allora el figliuolo parlò, confortandola, e disse: Madre, non ti dubitare punto, che Dio à mostrato in te el suo segreto per la salute del mondo. In molti altri luoghi dice il libro Alcorano, che 'l nostro Signiore parlò, come nacque. E dice questo libro, che Giesù fu mandato da Dio onnipotente per esere spettaculo, essemplo e spechio a ciascheduno uomo. E per lo simile questo Alcorano dice, che il dì del giudicio Dio verrà a giudicare ogni gente e e' buoni trarrà a sè e' cattivi condannerà a lo 'nferno. E dice, che tra tutti e profeti, Giesù fu il più ecelente e il più propinquo a Dio. E dice, che fece e Vangeli, ne' quali sono di buone dottrine e sapienzia e dilettazione e chiareza e verità e predicazione verace. E quegli che credono in Dio dicono, che egli è vero profeta e più che profeta e sanza peccato, e che illuminò e ciechi e liberò gl'infermi e risucitò e morti; e che el mondo vive in lui. Quando loro vegono e Vangeli del nostro Signiore, gli legono volentieri, e spezialmente quello dove è scritto: Missus est angelus Gabriel. Il quale Evangelo, gli uomini litterati spesse volte dicon con loro orazioni e bacionlo e tengonlo con grande riverenzia e divozione. Item, e' digiunono un mese fra l'anno, e non mangiono infino a notte; e tutto questo mese non usono con femine; ma gl'infermi non sono costretti a questo digiuno. Item, il detto libro parla de' giudei che son cattivi, e che non vogliono credere a Giesù che fusse per parte di Dio e che egli mentono falsamente di Maria e del suo figliuolo, dicendo che egliono avevono crocifisso Giesù figliuolo di Maria, però che non fu mai crucifisso, come dicono, anzi il fece Idio ascendere a sè sanza morte e sanza magagna, ma trasformò la sua forma[67] in uno, chiamato Iudas Scarioth; e questo crucifissono e giudei, pensando che fussi Giesù, che era salito in cielo vivo a giudicare il mondo. E però dicono, che i cristiani ànno poco conoscimento; che semplicemente e falsamente credono, che Giesù Cristo fussi crucifisso; che arebe fatto contro alla sua giustizia a soferire che Giesù Cristo, el quale era inocente, fussi sanza colpa stato messo a morte (sic); e in questo articolo dicono che noi falliamo; però che la grande giustizia di Dio non poterebe così fatta cosa soferire; e in questo manca la lor fede. E sì confesson bene, che furno buone l'opere sue, e che son verace parole li Evangeli e le sue dottrine, e veri e suoi miracoli, e che la benedetta vergine Maria fu santa e buona e vergine prima e poi dopo la natività di Giesù Cristo; e che quegli che credono perfettamente in Dio, saranno salvati. E perchè e' son tanti propinqui a la nostra legge, leggiermente si convertiscono alla fede cristiana, quando si predica distintamente la fede e la lege di Cristo; e se gli dichiarono le profezie, e' dicono che sanno bene per profezie, che la lege di Macometto fallerà, come ànno fallite quele de' giudei; e che la fede cristiana durerà infino alla fine del mondo.

NOTA QUI LA OPPINIONE DE' SARACINI DELLA LEGGE.

E chi gli domanda di ciò che credono, e' rispondono: Noi crediamo in Dio creatore del cielo e de la terra e di tutte l'altre cose, il quale à fatto ogni cosa, e sanza lui niente è fatto: e crediamo che vero sia quello che Dio à detto per li santi profeti. Item, Macometto comandò nel suo libro Alcorano, che ciascuno avesse due o tre o quattro moglie, infino a nove: delle amiche tante quante se ne potessino avere; e se alcune delle moglie falliscono contro a' mariti, lui le può cacciare di casa e separarla da lui e torre un'altra; ma è di bisogno che gli dia parte della sua roba. E quando si parla lor del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, e' dicono, che sono tre persone e non uno Dio, perchè e loro Alcorani non parlono punto della Trinità. Quando si dice loro che 'l Figliuolo è la persona del Padre Dio, e' dicono bene che sanno che Dio à parola che altrimenti non sarebe vivo. Item, quando si parla loro della incarnazione, a che modo Dio per la parola de l'angiolo mandò la sua sapienzia, e obumbrossi nella vergine Maria, e che per la parola di Dio saranno e morti risuscitati al dì del giudicio; e egli dicono, che questo è vero, e che gran forza à la parola di Dio; e così dice il loro libro Alcoram, dove dice, che l'angelo parlò a Maria, dicendo Iddio evangelica parola di sua bocca: e sarà il suo nome chiamato Giesù Cristo. E dicono che Abraam fu amico di Dio; e dicono che Muisè fu imbasciadore di Dio e che Giesù Cristo fu la parola e lo Spirito Santo di Dio, e Macometto fu diritto messo di Dio. Ma dicono bene che di questi IIIIº, el più eccelente e il più degnio fu Iesù Cristo; sì che egli ànno molti articoli buoni de la nostra fede, avenga Dio che non abino perfetta lege, sicondo e cristiani. E, come io ò detto di sopra, leggiermente si convertirebbono, perchè egli ànno la Bibbia e li Vangeli di profeti scritti nella loro lingua, e fanno stima assai della santa Scrittura, ma egliono non intendono la lettera spirituale, anzi quanto alla scorza; fanno come e giudei, che non intendono la lettera spiritualmente, ma corporalmente. Per questo sono persecutori de' veri e savi cristiani che la intendono spiritualmente; e però dice san Paulo: Lictera enim occidit, spiritus autem vivificat. Item, e saracini dicono, che e giudei sono cattivi; imperò ch'egl'ànno volta[68] la lege che Dio mandò per Muisè. E dicono che' cristiani sono cattivi, perchè non oservono e comandamenti degli Evangeli dati a loro da Giesù Cristo.

DELLE PAROLE CHE MI DISSE EL SOLDANO IN SECRETO, LE QUALI CI CONFONDONO.

E però io vi voglio dire quello che mi disse una volta el Soldano al Cairo. Egli fecie votare la sua camera d'ogni maniera di gente, di signiori e d'altri baroni, perchè voleva parlare con meco di secreto. Domandommi: In che modo si governono e cristiani nel vostro paese? Io risposi: Bene, per la divina grazia. E lui mi disse, che veramente non fanno, perchè i vostri prelati non istimono il servire a Dio: egliono doverebono dare esemplo di ben fare a la comune gente, e doverebono andare a' templi a servire a Dio; e egli vanno tutto dì per le taverne giucando, beendo e mangiando, a modo di bestie. E così e cristiani si sforzono, in ogni maniera che possono, di barattarsi e ingannarsi l'un l'altro; e sono tanto superbi, che non si sanno vestire, nè contentarsi mai; perchè quando vestono corto, e quando lungo; or larghi, ora stretti; e quando ricamati, e quando intagliati, et in ogni modo si divisano con cinture e con livrere, e con truffe e con buffe; e egliono doverebono essere semplici e umili e mansueti e meritevoli e caritativi, sì come fu Iesù Cristo, nel quale loro credono. Ma e' fanno el contrario e a rovescio, e son tutti inclinati a malfare; e tanto sono cupidi e avari, che per poco argento e' vendono e figliuoli, le sorelle e le loro propie moglie per fare meritrice; e sì si tolgono le moglie l'uno a l'altro, e non si mantengono fede, anzi non osservono la lor legge, che Giesù Cristo à loro dato per la loro propia salute. Così per li loro propii pecati ànno perduta questa terra, che noi teniamo; e il vostro Dio sì ce l'à data e concessa nelle nostre mane, non tanto per la nostra fede, ma per li vostri peccati: perchè noi sapiamo di certo, che quando voi servirete bene il vostro Dio, lui vi vorrà aiutare, e noi non poteremo contro a voi. E ben sappiamo per profezia, che' cristiani regnieranno in questa terra, quando egli serviranno al suo Dio più divotamente che non fanno ora; ma mentre che eglino stanno in così brutta vita e con tanti peccati, come e' sono al presente, noi non abiamo punto dubbio di loro, perchè il loro Dio non gli aiuterà punto. E allora gli adimandai qualmente sapeva così bene gli stati d'intorno de' principi de' cristiani e il comune stato loro. E lui mi rispose, che ciò sapeva per la gente che mandava per ogni parte e in ogni paese, in guisa di mercatanti di pietre preziose, di moscado e di balsamo, e altre cose per sapere el governo d'ogni paese. Dipoi fece chiamare nella camera sua e signiori che prima aveva cacciati fuori, e mostrommi quatro di questi che erono gran signiori in quel paese, e quali sì mi divisarono così bene el paese de' cristiani, come se fussino nati in detti paesi, e parlavano franceschi nobilmente; e similmente il Soldano, di che molto mi maravigliai. Ahi lasso! quanta vergognia e quanto danno è a tutti e cristiani e alla nostra legge, che gente, che non ànno fede, nè legge, ci vanno biasimando e ispregiando e riprendendo! Quegli che per li nostri buoni esempli e nostra accettabile vita doverrebono convertirsi a la fede di Iesù Cristo, sono per le tristizie nostre e' nostri errori dilungati totalmente! Ma noi siamo per li errori nostri e per le nostre trestizie estratti e dilungati totalmente dalla vera e santa fede! Onde non è maraviglia, se loro ci chiamono cattivi, perchè e' dicono el vero. Ma dicono, che li saracini sono buoni e leali, però che egliono guardono interamente il comandamento del santo libro Alcorano, che Dio li mandò per lo santo messo e profeta Maometto; al quale dicono, che l'angiolo Gabriello spesse volte parlava, mostrandogli la volontà di Dio.

DELLA VITA DI MAOMETTO; DOVE E' NACQUE, E QUANDO COMINCIÒ A REGNIARE, E IN QUAL LUOGO E IN CHE TEMPO.

Sappiate, che Maometto nacque in Arabia, e fu un povero vetturale che andava dietro a' cammegli co' mercatanti; e tanto v'andò, che una volta arivò co' mercatanti in Egitto, e allora era de' cristiani. Ne' diserti d'Arabia era una cappella, dove stava un Romito; e quando Macometto entrò in questa cappella, l'uscio, el quale era piccolo e basso, per lo entrare di Maometto venne grande e largo a modo come una entrata d'un gran palazo. E sapiate, che questo fu il primo miracolo che lui fece in sua gioventù. E da poi cominciò Maometto a venire savio e ricco; e da poi fu governatore della terra principale di Corondaria, e quela così saviamente governò, che, morto el principale, lui tolse la sua donna per moglie, chiamata Cadiga. E la donna, poi ch'ebe conosciuto che Maometto cascava del male caduco, ella si dolse assai averlo tolto per marito. E Maometto tosto si seppe riparare, e dielle a intendere che ogni volta che cadeva, l'angiolo Gabriello gli veniva a parlare; e che per lo grande splendore dell'angelo, il quale non potendo la sua vista sostenere, conveniva che cadessi; e però dicono e Saracini, che l'angelo gli veniva spesso a parlare. E questo Maometto regniò in Arabia negli anni del nostro Signiore V. Cº. X, e fu della generazione di Ismael, figliuolo d'Abraam e di Agar che fu sua cameriera: e però vi sono saracini che si chiamono ismaeliti, e altri vi sono propii saracini di Sara: altri son chiamati Moabites e altri Monites, per li due figliuoli delle figliuole di Lotho, che furono gran signiori in terra, cioè Moab e Amon.

DELLA CAGIONE PERCHÈ I SARACINI NON BEONO VINO, E DELLA FESTA CHE FANNO QUANDO UN CRISTIANO SI FA SARACINO.

Item, Macometto amava un valente eremita, el quale stava nel diserto, una lega dilungi dal monte Sinai, per la via che va da Arabia inverso Caldea e inverso Iudea, a una giornata, ove i mercatanti vanno per montagna. E tanto stava Maometto con questo eremita, che a' suoi servi rincresceva l'aspettare, perchè Maometto si dilettava delle parole dello eremita; e faceva fare vigilia a' famigli; di che loro pensorono d'uccidere questo eremita. E avenne che, essendo Macometto ubriaco una notte e dormendo lui, i sua famigli presono una spada di Macometto e uccisono il romita buono, e poi rimisono la spada nel suo luogo, tutta insanguinata. E la mattina, quando fu digestito il vino, Maometto si svegliò e trovò il buono e valente eremita ch'era morto; e volendo far giustizia de' micidiali, gli dettono a intendere e famigli, insieme concordati, che lui stesso l'avea morto per imbriacheza; e mostrorongli la spada propia sanguinosa; la quale come la vide, credette che ciò fussi vero che dicevono e famigli. E allora maladisse il vino e i bevitori di quello; e per questo e saracini divoti mai non beono vino. Ma molti di loro ancora vi sono, che nascosamente ne beono volentieri, ma se si sapesse, sarebono ripresi da chi è sopra ciò; e beon bene buone bevande dolce e nutritive, che fanno delle canelle di che si fa il zuchero, di buon sapore, e fa buono apitito. Item, quando aviene che alcun cristiano si fa saracino, o per semplicità, o per cattività, o per povertà, gli archiflammi, o vero flammi che lo ricevono, dicono la Elech: ello, ella Macometh, rosel, Alabeth[69]; ciò è a dire: non è Dio altro che un solo e Macometto fu suo messagio. Ma poi che io v'ò iscritto parte de la sua fede e leggie, io vi dinoterò le lor lettere e nome delle figure, come le chiamono, le quali sono qui di sotto[70].

E ancora ànno quatro lettere più, per diversità del loro linguaggio, perchè egli parlono molto nella gola, sì come noi abiamo in nostro linguaggio di Inghilterra due lettere, che non sono nel suo linguaggio, cioè y e z, che sono aboch hely.

FINE DEL VOLUME PRIMO.