In questa isola è una grande maraviglia, la quale non è in altra parte del mondo; però che ogni maniera di pescie viene una volta l'anno dritto alla terra, e sì si gittono alla riva di questa isola, sì che e' non si vede in mare se non pesci; e ivi stanno tre dì, e ciascuno del paese ne piglia quanto ne vuole. Poi questa maniera di pesci si parte, e vienne un'altra; e così l'una maniera drieto all'altra ne viene per insino a tanto, che di tutte le ragioni del pescie di mare vi vengono; e così ordinatamente l'una drieto all'altra stanno tre giorni, tanto che ogni uomo del paese n'abbi preso d'ogni maniera, quanto ne vuole. E' non si sa la cagione perchè questo si sia; ma quegli del paese dicono, che questo è per fare riverenzia a loro Re, il quale è il più degnio che sia, come e' dicono, e perchè il loro Re adempiscie quello che disse Dio a Adam: Crescite et multiplicamini. E, perchè chi multiplica a questo modo il mondo di tutti li suoi figliuoli, per questo gli manda el pescie di tutto il mare, perchè e' ne pigli al suo volere, per lui e pel suo paese; e così tutti e pesci si arrendono a lui, faccendogli onore come il più eccellente e il più amico di Dio al mondo, sicondo che dicono. Io non so la ragione perchè è questo: Idio la sa, il qual sa el tutto, ma questa maraviglia non è punto di natura, anzi è tutta contra a natura; che gli pesci, che ànno a governare tutto el mondo[22], si vengono abondantemente a rendere alla morte di lor propria volontà, sanza che sieno costretti; e però io son certo, che questo non può essere sanza grande significazione. In questo paese son chiocciole grande, che nelle case loro molte persone poterebono abitare e abergare a modo d'una piccola casetta; e altre ve ne sono minore molto più l'una dell'altra. Vi sono vermini grandi a modo d'una coscia d'uomo, e sono bianchi colla testa nera; e degli altri ve n'è minori, della fazione di quegli che si truovano ne' legni marci; e di questi vermini si fa la vivanda regale al Re e per li gran signiori. E se uno uomo sposato muore in questo paese, egliono soppelliscono la sua moglie viva a lato a lui, e dicono che ragion vuole, che ella gli facci compagnia nell'altro mondo, come à fatto in questo.
Da questa isola si va per lo mare Occeano a una isola chiamata Raffo. La gente di questa isola, quando gli amici lo' sono amalati, egliono gli apicono a uno albero, e dicono, ch'egli è meglio, che gl'uccegli, e quali sono angioli di Dio, gli mangiono, che sien mangiati in terra da' vermini, che sono così brutti. Da questa isola si va a un'altra isola, dove son gente di malvagia natura. Questi nutricano di gran cani, e sì gli tengono per fare istrangolare i lor parenti, quando sono amalati, perchè egliono non aspettono tanto che muoino della loro morte naturale, perchè e' dicono, che e' sofferiscono troppo gran pena. E quando sono così strangolati, si ragunono insieme per mangiarli in luogo di cacciagione.
Da poi si va per molte isole di mare per insino a una isola, che si chiama Mulca; e quivi è ancora cattivissima gente, perchè e' non si dilettono in alcuna cosa, tanto quanto fanno nel battagliare e in uccidere l'un l'altro, e spezialmente forestieri: e egliono beono tropo volentieri sangue d'uomo; il qual sangue chiamono Dan: e quello che più ne può uccidere, è più onorato fra loro. E se due persone, che si portino odio, si sono acordati per amici, o vero che alcuni fanno patto e obligazioni fra loro, fa di bisogno che ciascun bea del sangue dell'altro, altrimenti la concordia, o patto, o vero obligazione sarebe nulla: se un facesse contro a tal concordia, o patto, o ubligazione, di nulla sarebe biasimato nè riprobato. Da questa isola si va per mare, di isola in isola, infino a un'altra isola che si chiama Tracondia, ove sono le gente tutte bestiale a modo che inrazionale, e stanno in caverne che fanno in terra, perchè e' non ànno tanto senno che sappin fare case; e mangione carne di serpenti e altre brutte cose. Egliono non parlono, ma sibillano l'uno a l'altro a modo di serpenti, e di nesuno aver si curono, salvo che d'una pietra preziosa, la quale è di XL. colori; e però il nome dell'isola è chiamata Tracondia. Egli amono molto questa pietra, e non sanno che virtù s'abbia, ma egliono disiderono solamente la sua belleza.
Dopo questa isola si va per mare Occeano per molte isole infino a una isola chiamata Ongamara[23], la quale è molto bella e grande e tiene di circuito più di mille leghe. Tutti gl'uomini e le femine di questa isola ànno teste di cani, e son chiamati Cenofali, e sono gente ragionevole e di buono intelletto, e adorono un Bue per suo Dio, e ciascuno di loro portono nella testa uno Bue d'oro o d'ariento, a dimostrazione che egliono amono bene il loro Dio: e vanno tutti ignudi, salvo che portano uno drappetto per coprire le loro secrete membra. Eglino sono grandi, forti e buoni combattenti: eglino portano una targa grande, che gli cuopre tutto il corpo, e una lancia in mano; e se pigliono alcuno in battaglia, e' lo mangiono. El Re di questa isola è molto potente e ricco e divoto, sicondo la lor legge, e porta intorno al suo collo CCCº. perle grosse d'oriente, incordate d'ariento a modo di pater nostri. E come noi diciamo pater nostri e ave Maria, contando e pater nostri d'ambra in ambra, così questo Re dice ogni dì CCCº. prieghi divotamente al suo Dio prima che mangi. E similmente porta ancora intorno al suo collo un rubino orientale fine, nobile, lucente, el quale è quasi lungo un piè, e V. dita largo; però che quando egli elegono il loro Re, egli gli dànno a portare questo rubino in sua mano; e così lo menono cavalcando d'intorno alla sua città; e da quel dì innanzi e' son tutti ubidienti a lui; e il Re debbe portare tutta via questo rubino intorno al suo collo, perchè se egli non avessi il rubino, e' non lo terrebono punto per Re. El Gran Cane di Catai à molto disiderato di questo rubino, ma mai non l'à potuto avere, nè per guerra, nè per niun modo. Questo Re è molto divoto, sicondo la lor legge, e molto giusto; per la qual cagione si può andare molto sicuramente per tutto il suo paese, e portare tutto ciò che gli piace, che niuno sarebe tanto ardito che rubasse alcuno, imperò che el Re subito ne farebe giustizia.
Da questa isola si va a una altra, la qual si chiama Silla, la quale circunda circa V. Cº. leghe. In questa isola è molto la terra guasta e diserta, nella quale sono molti serpenti, e tanti dragoni e cocodrilli, che niuno ardisce star quivi. Questi coccodrilli sono serpe gialle e rossette, e àno quatro piedi, le gambe corte e l'unghie grande: alcuni sono lunghi sette torse, alcuni X; e dove e' vanno per lo sabbione, pare che un grande albore vi sia strascinato. Ivi sono molte altre bestie salvatiche e spezialmente leofanti. In questa isola è una montagna assai grande, e in mezo di quella è un lago grande, in un bel piano, et evvi grande quantità d'acqua; e dicono che Adam et Eva piansono sopra questa montagna Cº. anni, quando furono scacciati del paradiso, e per lo lungo pianto, delle lagrime loro si fece questo lago: e nel fondo di questo lago si truova di molte pietre preziose e perle grosse. In questo lago crescono di molte canne e di grandi glagos, e sonvi dentro molti coccodrilli ed altre serpe e di grande sansughe[24]. Il Re del paese, ogni anno una volta, dà licenza a le povere gente d'entrare in questo lago a pescare di queste pietre; e questo fa per limosina, e per amor di Dio e di Adam; e ogni anno se ne truova assai; ma per le serpe e vermi che vi son dentro, e' s'ungono le mane e le braccia di sugo di limoni e d'altre erbe, e poi non ànno paura nè di cocodrilli e d'altri vermini. Questa acqua corre e passa per una costa della montagnia: in questo rivolo si truova gran quantità di pietre preziose e di perle; e dicono comunemente in questa isola, che nè serpente, nè bestie salvatiche del paese non tocherebono, e non farebono male, nè alcuno dispiacere a' forestiere niuno che entri nel paese, salvo solamente a quegli che son nati nel paese. In questo paese, e negli altri che sono d'intorno, sono oche salvatiche, che ànno due teste. E qui son lioni bianchi tutti, e grandi come buoi, e molte altre bestie diverse. Ivi sono uccegli che non sono di qua da mare. E sappiate, che in questo paese, e in altre isole d'intorno, el mare è tanto alto, che pare che penda dall'onde, e che deba coprire tutta la terra[25]. Io non so perchè modo si possa così sostenere, eccetto che per la divina grazia: ed è bene tanto alto verso l'alta Libia; e però dice David: Mirabiles helactiones maris, mirabilis in altis Dominus.
Da questa isola, andando per mare verso mezo dì, è un'altra contrada e larga isola, chiamata Dondina. In questa isola son gente di diverse nature, perchè il padre mangia el figliuolo, e il figliuolo el padre, e il marito la moglie, e la moglie il marito. Quando el padre o la madre o veruno altro di loro amici sono amalati, subito el figliuolo, o vero altri, vanno al Padre de la lor legge e prieganlo, che voglia adomandare al suo idolo, se 'l padre morrà di quella malattia, o no. El Padre della loro leggie allora va, insieme col figliuolo dello ammalato, innanzi al loro idolo; e per virtù del diavolo, el quale v'è dentro, gli risponde e dice, che egli non morrà di quella infermità; e insegna loro in qual modo debba guarire. E allora el figliuolo ritorna e serve el padre, e fagli ciò che l'idolo gl'insegnò, per insino che 'l padre è guarito. El simile fanno le mogli pe' mariti, e' mariti per le mogli, e gli amici l'uno per l'altro. Ma se l'idolo dice, che deba murire, alora il prete va col figliuolo, o cola moglie, o vero coll'amico a l'amalato, e sì gli mettono un panno sopra la bocca per torgli il fiato; e così, soffocandolo, lo uccidono. E poi tagliono il corpo in pezzi, e fanno pregare tutti i loro amici che venghino a mangiare di questo corpo morto, e fanno venire quanti pifferi possono avere, e così il mangiono con gran festa e con gran solennità. E quando egliono ànno mangiato la carne, pigliono l'ossa e sì le seppelliscono, cantando e facendo gran festa e gran melodìa; e tutti e lor parenti, che non sono stati a questa festa, sono riprobati, e ànno gran vergogna e dolore, perchè più non sono riputati per amici: e dicono gli amici, che lor mangiono le carne per liberarlo delle pene, sì com'egli dicono. E se la carne è troppo magra, gli amici dicono, che egl'ànno fatto gran peccato averlo lasciato tanto languire e sofferire pena sanza ragione; se ella è grassa, egli dicono, che ciò è ben fatto, e che presto l'ànno mandato al paradiso, e non à punto sofferto pena. Il Re di questa isola è molto possente, e à di sotto di lui liiiiº. isole grande, le quale io l'ò tutte vedute. Nelle quale isole son molte e diverse gente; e ciascuna di queste isole à un Re coronato; e tutti questi Re ubidiscono a lui. In una di queste isole stanno gente di grande statura, come giganti e spaventosi a vedere. Questi ànno solo un ochio in mezo la testa, e non mangiono altro che carne e pesci sanza pane. E in una altra isola, verso mezo dì, stanno gente di brutta statura e di malvagia natura. Questi non ànno punto di testa, e ànno gli occhi nelle spalle e la bocca storta a modo che d'un ferro di cavallo in mezo el petto. In altra isola son gente sanza testa, e ànno gli occhi e la bocca dietro alle spalle. In un'altra isola son gente che ànno la faccia tutta eguale sanza naso e sanza ochi, salvo che due buchi ritondi nel luogo degli ochi, e una boca piatta a modo d'una sfenditura sanza labbra. In un'altra isola son gente di brutta fatta, che ànno labbra di sotto la bocca grande, che quando vogliono dormire al sole, e' si quoprono tutta la faccia di questo labbro. In un'altra isola sono piccole genti a modo di nani, e tutte sono due tanti magiori che li pigmei. Questi ànno un piccolo buco in luogo di boca, per lo quale e' conviene lor pigliare, per un legnio bucato, tutto ciò che mangiono e beono. Egli non ànno lingua, nè parlon punto, salvo che egli sibillono, e fanno segni l'uno all'altro a modo che' muti, alla mutesca; e così intendono l'uno l'altro. In un'altra isola son gente che ànno orechie, che gli pendono infino a' ginochi. In un'altra isola son gente, che ànno piedi di cavallo: questi sono forti e possenti, e corono forte per modo, che, correndo, pigliono bestie salvatiche, le quali mangiano. Item, in un'altra isola son gente che vanno in quatro sopra e piedi e mani loro, come fanno le bestie: questi sono tutti pilosi, e salgono legiermente sopra gli alberi, come fanno le scimmie, e così prestamente. Item, in un'altra isola sono ermofroditi, cioè uomini e femine insieme, che ànno una mamilla dalla parte destra, e niente da l'altra, e ànno membra d'ogni ragione d'uomini e di femmine; e usano di quel che gli piace, dell'uno una volta e dell'altro l'altra. Quando egliono usono el sesso femminino, egli ingenerono figliuole; e quando egliono usono el mascolino, egli concipono e portono figliuoli. In una altra isola son gente che vanno sempre co' ginochi molto maravigliosamente, e pare che a ogni passo debbin traboccare; e da ciascun piede ànno otto dita. Nelle altre isole ivi d'intorno, son molte altre maniere di gente, delle quale si potrebe tenere lunghissimo parlamento, ma perchè la materia mia sarebe troppo lunga, io me ne passerò assai brevemente.
Di questa isola andando per lo mare Occeano, verso oriente per molte giornate, si truova un gran paese e un gran Reame, el qual si chiama Mauri. Questo paese è in India magiore, e è la migliore terra, e il migliore paese, e più dilettevole, e abondevole d'ogni cosa, che sia in possanza de l'uomo. In questa terra stanno molti cristiani e saracini, perchè il paese è grande e buono. In questo paese sono più di mille città, o vero dumila città grande, sanza le ville. El popolo è molto grande in questo paese, più che i' nisuno altro luogo di India: per la bontà sua[26] nissun dimanda pane per Dio, però che in tutto el paese non è povero alcuno. Ivi sono bella gente, ma sono molto pallidi e ànno gl'uomini la barba chiara con pochi peli e lunghi; quasi che uno uomo non à L. o LX. peli nella barba, un pelo in qua l'altro in là, a modo d'una barba di leopardo, o vero di gatta. In questo paese sono le femine molto più belle che i' niuno altro luogo. La prima città di questo paese, la quale è una lega dilungi dal mare, si chiama Latori, e è assai più grande che non è Parigi. In questa città è un gran fiume, che porta navilio, el quale va infino al mare: niuna città è così ben fornita, come è questa: tutti quegli del paese adorono idoli. In questo paese tutti gli uccegli sono due volte magiori che di qua: ivi sono oche bianche e rosse intorno al collo, e ànno uno grosso becco sopra la testa e sono dua volte[27] magiori che le nostre. E ivi sono gran quantità di serpi, delle quali e' fanno gran festa, e sì le mangiono con gran solennità; però che chiunque avessi fatto una gran festa, e avessi dato tutte le vivande che si sapessi dare, non avendo dato una vivanda di queste serpi, non arebe fatto nulla; però che niuno aprezerebe cosa che avessi fatta ma'. Buone città sono in questo paese, e ivi si è grande mercato di vivere che non saperei dire, nè io domandare. In questo paese son molte chiese di religione sicondo la lor legge; e sono in queste chiese idoli grandi come giganti, a' quali idoli dànno a mangiare il giorno delle feste loro in questo modo: e' portono le vivande inanzi a loro così calde, come le tolgono dal fuoco e lasciono ascendere il fummo inverso l'idolo: alora dicono, che l'idolo à mangiato: e dipoi e riligiosi mangiono di queste vivande. In questo paese son galline bianche, che, in luogo di piuma, ànno lana bianca, come pecore. Le femine maritate ivi portono un segnio a modo che un corno sopra la testa, per esere conosciute da quelle che non son maritate. In questo paese è una bestiuola chiamata idria[28], la quale abita in acqua, e vive di pesci. Le gente del paese amaestrono questa bestiuola per modo, che a lor piacere la gittono nell'acqua, e ne' laghi, e ne' fiumi profondi, e quela bestiuola areca fuori presto di gran pesci; e così ne pigliono quanti ne vogliono. Passammo per questo paese per molte giornate.
Da questa città è un'altra città[29], la più grande del mondo, la qual si chiama Cassaga, ciò è a dire, città del cielo. Questa è di circuito circa L. leghe, ed è così bene abitata, che in una casa stanno ben XII. famiglie. In questa sono X. porte principale, e di fuora ciascuna porta, a tre leghe, o vero a quatro, è una gran villa. Questa città è situata in un lagume di mare a modo che è Vinegia, e sono in detta città più di XII. mila ponti; e sopra ciascuno ponte sono di forte torre, ove stanno guardie per guardare la città per lo Gran Cane; però che questa terra confina col Gran Cane. Da una parte della terra corre uno gran fiume, dilungi dalla città. Ivi stanno religiosi cristiani, e spezialmente mediani e mercatanti di molte nazione, perchè el paese è buono e abondevole. Ivi fanno molto buon vino, il quale chiamono Bighon, ed è molto possente e grazioso a bere. Questa è una città reale, dove soleva stare el Re di Mauri o vero Marchi. Per questa città si va per acqua sollazando e giucando infino a una gran Badia, la quale è asai presso, dove stanno gente religiose, sicondo la lor legge. In questa badia son giardini molto grandi e begli, ove sono alberi di molte maniere di frutti. Fra questi giardini è una montagnia ben fornita d'alberi, nella quale sono giardini d'intorno, e molte diverse nazioni di bestie, come sono babuini, scimie, marmote e altre diverse bestie. E quando el convento di questa badia à mangiato, fa portare li loro avanzi nel giardino per limosina, e fa sonare una campanella d'ariento, la quale tiene l'abate nella sua mano; e subito discendono di questa montagnia queste tale bestie sopra dette, che tre, o vero quatro mila ivi si riducono a modo che' poveri. E alora li è dato tutte le reliquie che sono avanzate al convento con belli vasi d'ariento dorati. Quando queste bestie ànno mangiato, l'abate suona un'altra campanella, e e' ritornono ne' lor luoghi, donde vennono. Questi religiosi dicono, che queste bestie sono anime di gentili uomini, che ivi sono entrate per fare penitenzia, e loro gli dànno da mangiare per lo amore di Dio; e dicono, che l'anima de' villani, dopo la morte loro, entrono nelle bestie villane; e così credono fermamante, in modo, che niuno gli può rimuovere di quella oppinione. Egli nutricono le dette bestie in gioventù, quando ne possono avere; e egli le pascono de la limosina, come v'ò detto di sopra. Noi gli dimandamo, se non sarebe meglio, che egliono donassino quele reliquie a' poveri. Ci risposono, che nel paese non era alcun povero; e quantunque vi fussi poveri, non dimeno a lor pareva, che la limosina fussi meglio data a queste anime, le quali fanno loro penitenzia, e che non sanno ove guadagnare, nè afaticarsi, che non sarebe nella povera gente, le quali anno senno e possanza di guadagnarsi le spese. Molte maraviglie sono in questa città, o intorno pel paese, le quali io non iscrivo.
Da quella città si va a un'altra città presso a quella a sei giornate, la quale città è chiamata Chillaffonda, della quale le mura circundan circa 20. leghe. In questa città sono circa LX. ponti di pietra, e più begli che io già vedessi mai. In questa città fu la prima sedia del Re di Mauri, perchè ella è più bella e molto più abondante di tutti e beni: poi si passa a traverso d'un gran fiume, chiamato Dalai, lo quale è la maggiore riviera d'acqua dolce che sia al mondo, perchè ove ella è più stretta, ella è ben IIIIº. miglia, o vero leghe larga. Di là si va più inanzi, e poi s'entra nella terra del Gran Cane. Questa riviera passa pel mezo la terra di Pigmei: questi pigmei sono gente di piccola statura, i quali sono lunghi circa a tre spane, e son begli e graziosi, uomini e femine, per rispetto della loro piccoleza. Egli si maritono nella età di sei mesi, e in due, o vero tre anni, sì ànno figliuoli, e non vivono comunemente più di sei o vero VII. anni; e chi vive VIII. anni, è riputato vechissimo. Questi pigmei son i più sottili e' migliori maestri d'opera di seta e di bambagia, e d'ogni cosa che sia nel mondo. E' fanno spesso guera cogl'ucegli del paese, e sono molte volte da loro presi e mangiati. Questa piccola gente non lavorono terra nè vignia, ma fra loro sono gente grande, come siamo noi di qua, che lavorono le terre, e sì gli sostengono come fa di bisogno. E quella gente grande sono da loro scherniti, come noi faremmo loro, se eglino fussino di qua infra noi. Una buona città infra l'altre v'è dove è gran moltitudine di questa picola gente, ed è questa città molto bella e grande. Quando gl'uomini grandi, che stanno fra loro, ingenerano figliuoli, e' diventono così piccoli, come li pigmei, però che quela terra è di tal natura. Il Gran Cane fa guardar ben questa città, perchè è sua; e quantunque li pigmei sieno così piccoli, niente di meno e' sono razionali, sicondo il lor tempo, e sanno assai sì di senno e sì di malizia.
Da questa città si va innanzi nel paese per molte città e per molte ville, insino a una città chiamata Iancai; ed è molto nobile, e rica, e bene situata. Ivi vanno gran parte di mercatanti per ogni mercatanzia. Questa città val più che niuna altra del paese, perchè el lor signiore n'à ogni anno d'entrata, sì come dicon quegli della città, L. mila tome di fiorini d'oro, perchè e' contono ogni cosa a tome. Ciascuna toma vale X. mila fiorini d'oro, e questo si può bene sommare. Il Re di questo paese è molto possente; non dimeno è sotto posto al Gran Cane; e 'l Gran Cane à sotto di sè XII. simile provincie; e in questo paese sono buone ville. Quivi è una buona usanza, perchè sono alcuni ostieri, a li quali, volendo far festa, o veramente convito, si dice: fatemi aparechiare domane per tanta gente da mangiare; dicendogli propio tutto el numero, e le vivande manifestandogli; e dicendogli: io voglio ispendere ancora tanto, e non più. Subitamente l'oste farà aparechiare sì pulitamente, che di nulla vi fallerà; e più presto e con assai meno spesa, che non farebe nella sua propia casa. E da questa città, lungo V. leghe, verso il capo di questa riviera di Dalai, è un'altra città, chiamata Mencha. In questa città si truovono grandissimi navilii, e sono tutte le nave bianche, come neve, per la natura del legnio, e sono grandissime e bellissime navi e bene ordinate; ne le quali sono sale con camere; e sono così bene ordinate e adobbate, come fussino in terra, edificate in una casa. Poi si va, per lo paese, per molte ville e per molte città insino a una città che si chiama Lenterim, la quale è di lungo otto giornate dalla città sopra eletta. Questa città sta sopra una riviera grande e larga, che si chiama Caromoran: questa riviera passa pel mezo Catai, e spesse volte dannegia el paese, quando ela cresce troppo.
Catai si è un'isola bella e buona, e mercatantesca, e rica. Ivi vanno ogni anno e mercatanti per ispezie e per altre mercatanzie più che non vanno altrove. E sapiate, che' mercatanti, e quali vanno da Genova e da Vinegia e da l'altre parte di Lombardia e di Romagna, e' vanno per mare e per tera XII. mesi, e anche più, prima che possano venire a l'isola di Catai, la quale è principale Reame di tutte le parte di là e del Gran Cane. Da Catai si va verso oriente di molte giornate, e truovasi una buona città, fra l'altre, chiamata Sugramarcho. Questa è una città me' fornita del mondo di seta, di spezie e d'altre mercatanzie in grandissima quantità. Poi si va più innanzi, verso uriente, a un'altra città antica, la quale è ne la provincia di Catai: e, allato a questa città, gli tartari ànno fatto fare un'altra città, che si chiama Caadonia, la quale à XII. porte, e trall'una porta e l'altra sì à una gran lega, sì che le due città, cioè la vechia e la nuova, ànno di circuito più di XX. leghe. In questa città è la sedia del Gran Cane in un grande e nobilissimo palazo: le mura di quello circundono circa a due leghe e più. Questo palazo è pieno di dentro d'altri palazi, e dentro v'è un giardino e un monte, sopra el quale è un altro palagio, il quale è il più bello e il più ricco che si potessi divisare nel mondo. Intorno al palagio e 'l monte sono fossi grandi e profondi pieni d'acqua, e allato vi sono gran peschiere da una parte e dall'altra: e ivi si è un bel ponte per passare e fossi. In queste peschiere sono oche salvatiche, anitre, cisoni e anghironi sanza numero; e intorno le fosse e le peschiere è un gran giardino tutto pieno di bestie salvatiche; sichè il Gran Cane, quando e' vuole avere di queste bestie e uccegli salvatichi, egli va a cacciare, e pigliane da la finestra sanza uscir fuori de la sua camera. Questo palazo, dove è la sedia, è molto grande e bello d'intorno, del quale nella sala sono XXXIII. colonne d'oro fine, e tutte le mura sono coperte di dentro di belli coiami rossi di bestie chiamate pathios, le quale sono molto odorifere; sì che, per lo buono odore delle pelle, nissuno cattivo aere vi poterebe stare nè entrare nel palazo; e' peli di quelle pelle son rossi a modo di sangue, e lucono contro al sole, che quasi niuno vi può guardare. Molte gente adorono queste bestie, quando le veggono, per la lor virtù grande; e, per la virtù che ànno, egliono apprezono tanto queste pelle, più che piastre d'oro. In mezo di questo palazo è un tribunale per lo Gran Cane, tutto lavorato d'oro e di pietre preziose e di perle grosse; ed è quadrato per ogni cantone de la quadratura; e in su ogni canto di questo tribunale sono IIII. serpe, tutte d'oro; e d'intorno, alquanto largo, vi sono un Re e una Reina fatte di seta d'oro e d'ariento e di perle grosse, le quale pendono atorno a questo tribunale; e di sotto a questo tribunale sono condotti delle bevande che si beono nella corte dello imperadore; e, a lato a questi condotti sono molti vasi d'oro, colli quali quegli del palazo beono al condotto. La sala del palazo è molto solennemente ornata, e molto maravigliosamente bene aparechiata d'ogni cosa che si può aparechiare. Primamente, a capo della sala, è el trono dello imperadore, ben alto, dove e' siede a la tavola, ed è adornata di fine pietre preziose e ricamature intorno d'oro, le quali sono tutte piene di pietre preziose e di perle grosse; e' gradi, pe' quali si saglie, sono tutti di diverse pietre preziose e di fine oro. Da la sinistra parte del seggio dello Imperadore, è il seggio della sua prima moglie, e è un grado più basso del seggio dello Imperadore, e è di diaspro ricamato d'oro e di pietre preziose. E poi segue el seggio della sua seconda moglie, e è un grado più basso che quello della prima, e è di diaspro lavorato così come l'altro. Lo terzo seggio, che v'è, si è quello della sua terza moglie, e è un grado più basso che il secondo; imperò che lo 'mperadore à tuttavia tre moglie in qualunque parte si sia. E, dopo le sue moglie, in quel medesimo luogo, siedono le donne e fanciulle del suo lingnagio, ancora più basso, sicondo la loro condizione; e tutte quelle che sono maritate ànno uno piede contrafatto d'uomo sopra le loro teste, lungo circa d'uno cubito, lavorato tutto di perle grosse di oriente, e di sopra lavorato di penne lucente di pagone, o vero di collo di grù, a modo che un cimiero, o vero d'un capo d'elmetto, a dimostrare, che ele sono in subiezione e sotto e piedi de l'uomo; e quele che non sono maritate none portono. Da la destra parte de lo 'mperadore siede prima el suo primogenito, il quale debe regnare dipoi lui, e siede un grado più basso che lo 'mperadore, a modo che quegli delle imperadrice stanno; e dapoi segue quegli del suo lignaggio, sicondo le loro condizioni. Lo imperadore à la sua tavola fatta d'oro e di pietre preziose e di cristallo bianco, intarsiata d'oro e de amatisto e di legno aloes, che viene di paradiso; e d'avorio bianco ricamato d'oro. E ciascuna delle sue mogli à una tavola di per sè e' suoi figliuoli, e altri gran signori che seggono presso a lui: per lo simile non è tavola ivi, che non vaglia un gran tesoro. E sotto la tavola dello Imperadore seggono IIII. uomini litterati, e quali mettono in iscritto tutto quelo che dice lo 'mperadore, o ben o male che sia; però che si conviene ritenere tutto ciò che dice, perchè egli non può mutare o stornare la sua parola. Inanzi a la tavola dello imperadore sono gran feste: ivi sono tavole d'oro, e pagoni d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi di molte altre maraviglie d'uccegli, tutti d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi molte altre cose e d'altre maniere: e fanno questi uccegli ballare, danzare e cantare sopra le tavole, percotendosi le palme; e di ciò fanno gran festa e buffoneria. Io non so se questo sia per artificio, o per nigromanzia. Ed è pure una bellissima cosa a vedere e una gran maraviglia, come ciò possa essere; ma questo posso bene io dire, che queste sono le più sottil gente in ogni scienzia, nella quale egli s'intromettono. In ogni artificio che sia, o che possa esere per lo universo mondo, egli el sanno bene; e per questa cagione e' dicono, ch'e' vegon ben da due occhi, e i cristiani non vegono se none da uno occhio; però che egliono sono e più sottili da poi loro, ma tutte l'altre nazione sono cieche in opere e in iscienzia. Io durai gran fatica per sapere il modo con che fanno ciò, ma il maestro mi disse: io ho botato a Dio immortale di non lo insegnare ad alcuno, ecetto al primo mio genito, e così voglio oservare. Item, di sopra alla tavola dello imperadore, cioè da un lato della sala, è una vigna tutta messa a oro fino, la quale à molti grappoli e racimoli di pietre preziose di diversi colori, come bianche, gialle, rosse, verde, nere. Le bianche sono di cristallo di berillo e di yris; le gialle sono di topazzi[30]; e li rossi sono di rubini granati e di albandina; li verdi sono di smiraldo, di perides e di grisolido; e i neri sono di onichini; e sono così bene lavorati, che egli paiono veri grappoli d'uve. E inanzi a la tavola istanno e gran baroni e gli altri che egli servono, e non v'è uomo di tanto ardimento, che vi dicessi una parola, non parlando a lui lo 'mperadore, salvo che e pifferi[31], che dicono canzone e giuochi e altre cose per sollazzo dello imperadore. Tutti e vasi, con che si serve nelle sale e nelle camere, son di pietre preziose, spezialmente a le gran tavole; o che sono di diaspro, o di cristallo, o di ametisti; e sonvi tazze e cuchiai di smeraldo e di zafiro e di topazio e di peridos e di molte altre pietre: e sonvi ancora vasellami d'oro fine e di ariento. Non ve n'è però alcuno che eglino aprezino tanto l'ariento che e' si degnino fare vasi, ma d'argento fanno i gradi, e le colonne e aparamenti delle sale e delle camere. Item, inanzi a l'uscio della sala stanno molti baroni e cavalieri a ciò che niuno entri sanza comandamento e volontà dello imperadore, salvo che' servidori e ministri dello ostello e quali entrano e escono a loro volontà, e nessuno altro è tanto ardito che ardisca apressimarsi a l'uscio della sala. E sapiate che i miei compagni, e io insieme lo servimo al soldo per ispazio di XV. mesi contra il Re di Manthi, col quale aveva guerra; e la cagione fu, che noi avavamo disiderio grande di vedere se lo stato, la nobiltà, l'ordine e il governo della corte sua era tale qual noi avavamo udito. E certo noi trovamo nella corte sua asai più ordine, nobilità, eccellenzia e maraviglia di quello che c'era stato detto, e giamai creduto non l'aremo, se non avessimo veduto; però che a pena niun potrebe credere la nobilità e la moltitudine della gente che è nella sua corte, se non lo vedesse; perchè ivi non è come di qua; che' signiori di qua vanno con poca gente, cioè con poco numero, e 'l Gran Cane à ogni dì, a suo spese, gente quasi sanza numero. Ma l'ordine, e il costume, e il vivere, la onestà e la netteza non sono simile a quelle di qua, però che ivi la comune gente mangia sanza tovaglia, sopra piedi e sopra ginochi, e mangiano di ciascuna maniera di carne, e poco pane; e dopo mangiare si forbono le mane alle giornee, e non mangiono altro che una volta el dì: ma lo stato del gran Signiore è grandissimo, e richissimo, e nobilissimo. E quantunque alcuni sieno che non credono, e tengono a favola e bugia quel ch'io discrivo della nobilità di sua persona, di suo stato, di suo cortesia e del grande ordine di gente che tiene, niente dimeno io dirò alcuna parte delle maniere e dell'ordine di lui e della sua gente, sicondo che io ho veduto molte volte. Chi mi vuol credere, mi creda, se gli piace; e chi nol vuol credere, sì lasci stare, però che io so bene, se alcuno è stato nel paese di là, quantunque non sia stato infino al luogo dove sta il Gran Cane, arà udito parlar di lui e del suo stato tanto, che legiermente mi crederà. E quegli che saranno stati nel luogo e nel paese, o vero nella stanza del Gran Cane, saperranno ben se io dico il vero; sì che per quegli che nulla sanno e non credono altro che quello che egli vegono, non lascerò di scrivere una parte di lui e del suo stato che mena quando va da uno paese all'altro, e quando egli fa feste solenni.
E inprimamente iscriverò la cagione, perchè lui è chiamato Gran Cane. Voi dovete sapere che, dapoi el diluvio, esendo il mondo distrutto, rimase Noè co la sua famiglia. Noè aveva tre figliuoli, cioè Cam, Sem e Iafet. Cam fu colui che rise del padre, quando innebriò per lo bere del vino, addormentato e discoperto, e però fu maladetto; ma gli altri tre suo frategli, di ciò dolendosi, copersono el padre. Questi tre frategli presono tutta la terra in libertà. Cam per sua crudeltà prese la parte orientale, chiamata Asia, la minore e la magiore: Sem prese Africa, e Iaphet Europa, e però in tre parte è la terra divisa. Cam fu el maggiore e 'l più possente dei suo frategli; e di lui discese più generazioni che degl'altri. Di Cam nacque Chus, del qual nacque Nebroth gigante, el quale fu primo Re al mondo, el qual fece la torre di Babillonia. Colle femine della generazione di questo Cam giacevono e dimonii, e ingeneravono gente diverse, come sono monstri e gente sfigurate; alcuni sanza testa, alcuni con gli orechi grandi, alcuni con uno ochio, altri con piè di cavallo e con altri membri disformi. Dalla generazione di Cam discese la pagana gente, e la diversità delle gente che son nelle isole del mare e per tutta l'Asia. E perchè egli era il più possente, e niuno poteva contastare a lui, egli si facea chiamare figliuol di Dio, e superiore di tutto 'l mondo: e per questo Cam, tutti gl'imperadori poi son chiamati tutti Gran Cani e figliuoli di Dio per natura, e superiori di tutto el mondo, e così si chiaman nelle sue lettere. E della generazione di Sem discesono e giudei e' saracini. Della generazione di Iaphet sono discesi li occidentali, che stanno in Europa. Questa oppinione ànno e giudei e' saracini, e così m'ànno dato a intendere, prima ch'io andassi in India, cioè che per la detta ragione lo imperadore de' Tartari era chiamato Cane: ma quando io fui in India, io trovai altrimenti essere la cosa: nondimeno gli tartari e quegli che stanno nella grande Asia discesono da Cam, ma lo imperadore di Catai non si chiama punto Cane, anzi Cam; e io vi dirò el vero, e in che modo si chiama Cam. Non sono ancora Cº. e LX. anni passati, che tutta la tartaria era in subiezione e in servitù d'altre nazione d'intorno, però ch'egli erono tutti bestiali, e era la vita loro come bestie nelle pasture. Ma tra tutti questi tartari erone sette principali nazioni, le quali erono superiori a tutti loro; de le quali e primi erono chiamati Tartari; e da questa nazione pigliò el nome tutta Tartaria, però che questi erono più nobili e li più appregiati degli altri. Il sicondo lingnagio era chiamato Fhanghut, el terzo Bionch, il quarto Vilar, il quinto Semoth, el sesto Mongil, il settimo Coboch. Del primo lingnaggio fu uno valente uomo vecchio, non ricco chiamato Canguis[32]: giacendo una volta costui nel suo letto e dormendo, per visione gli parve, che gli venisse inanzi un cavaliere armato di bianche arme, il qual gli disse: Cam, dormi tu? a te mi manda Dio immortale: i' vo' che tu dica alli sette lingnaggi, che tu se' lo' mperadore, però che tu conquisterai il paese che è qua d'intorno, e li confinanti saranno i' nostra subiezione, sì come voi siete stati nella sua, perchè questa è la volontà di Dio immortale. Venendo la mattina, Canguis si levò, e andò a dire alli sette lingnaggi ciò che gli aveva detto el cavaliere; e i sette lingnagi feciono beffe di lui, e dicevono che lui era impazato. Onde lui si partì tutto vergognioso: e la notte seguente el bianco cavaliere venne a li sette lingnaggi, e comandogli da parte di Dio immortale, che eglino facessono Canguis loro imperadore, e che egliono sarebono fuori di subiezione e di servitute, e torrebbono gli altri regni intorno a loro nella loro subiezione. Onde la mattina egli elessono quello Canguis per imperadore, e sì l'assettorono sopra uno feltro nero, e, insieme col feltro, egli lo levorono alto con gran solennità, e sì lo assettorono in una cathedra, e tutti gli feciono riverenzia, e sì lo chiamorono Cam, a modo che aveva detto il bianco cavaliere. Quando costui fu talmente eletto, e' volle assagiare, se si potessi fidare in loro, e se egli vorrebono esere ubbidienti; e fece fare molti statuti e ordini, chiamati Isacham. El primo statuto fu, che egli ubidisono e credessino in Dio immortale e onnipotente, al quale piacesse di tragli di servitute, e 'l quale sempre chiamassono in adiutorio nei loro bisogni. L'altro statuto fu, che tutti gl'uomini del paese che potessino portare arme, fussino numerati, e che a ciascuna decina fusse dato uno maestro; et a venti, uno altro, e a Cº. uno capo, e a Me. un capitano. Da poi comandò a tutti e principali dei sette lingnagi, che egli lasciassono e rinunziassono ciò che avevono di bene di redità, e che in quell'ora poi rimanessino contenti di ciò, che farebe di sua grazia: egliono lo feciono subito[33]. Da poi fece un altro oribil comandamento a tutti e principali sopradetti, che ciascuno faciessi venire il suo primo genito, e con loro propie mani ogni uno tagliassi il capo al suo figliuolo sanza dimora alcuna: e subito fu compiuto el comandamento. Quando el Can vide che e' non contradicevono a cosa alcuna che e' comandassi, si pensò che molto bene si poteva fidare; e presto comandò loro, che fusino tutti aparechiati in arme per seguire la sua bandiera; e poi per forza sottomettesse tutte le terre che sono d'intorno. E avenne, che, un dì cavalcando el Cane con poca compagnia per riguardare la forza del paese, che egli aveva guadagnato, si riscontrò con gran multitudine di suoi nimici; e ivi fu il suo cavallo morto e lui abattuto. E vedendo la gente sua i' lor signiore abattuto, e credendo che fussi stato morto, tutti si missono in fuga; e i nimici gli seguitorno apresso, e non si avidono, che per la lor fuga lo imperadore s'andò ascondere per un picolo e spesso bosco. E ritornati i nimici dalla fuga, andorono a cercare pel bosco, se vi trovasino alcuno ascoso. Molti ne trovorono e missongli a morte; e mentre ch'egl'andavano cercando verso el luogo, dove era el Cane, vegono sopra uno albero, dove era il Cane, nascoso uno uccello chiamato Rub. Allora dicevano fra loro, che poi che quelo uccello stava sopra quell'albero, ivi non era alcuno riposto; e così nelle altre parte tornorono. Lo imperadore, salvato dalla morte, si partì di notte a salvamento, e inverso la gente sua andò, la quale molto fu lieta della sua venuta e renderono grazie a Dio immortale e a quello uccello, per cui si fu salvato i' lor signore; e però sopra a ogni altro uccello del mondo egli onorono quello, e se possono avere della penna, la serbono in luogo di reliquie e conservono molto preziosamente, e la portono sopra loro teste, e credono, quegli che la portono, essere difesi da ogni pericolo. Dipoi il Cane ordinò suo gente per andare sopra quelli che l'avevono asalito, e tutti gli distrusse e misse a servitute. Quando il Cane ebe guadagnato e sotto poste le terre e 'l paese d'intorno di qua dal monte di Beliam, el bianco cavaliere un'altra volta venne a lui dormendo, e disse a lui: Cam, la volontà di Dio immortale e onnipotente è, che tu passi el monte Belliam, e guadagnerai le terre, e sottometterai a te molte altre nazioni; e perchè tu non truovi bene passaggio per andare verso quel paese, và al monte Beliam, el quale è sopra el mare, e inginochiati IX. volte verso oriente, al nome di Dio immortale. e a lui chiedi che ti mostri il camino dove tu puoi passare. El Cane fe' a quel modo che gli fu comandato, e di subito el mare, che toccava el monte, si ritrasse adietro, e dimostrava una via larga e bella VIIII. piedi. E in tal modo passò colla sua gente, e per quelle VIIII. inginochiate, e per li VIIII. piedi della via, dall'ora in qua el Cane e tutti e Tartari ànno auto e anno il numero VIIII-nario in gran riverenzia. E per questo, quando lui vuole presentare o cavagli, o ucegli, o archi, o frutti, o qualunque altra cosa, tutta via manda il numero di nove, e il presente è più degnamente ricevuto, che se fusse Cº. o CCº.; perchè a lor pare, che questo numero sia santificato, però che 'l messaggio di Dio immortale el costituì. Dopo che 'l Cane ebe guadagnato el paese di Catai e sotto posto molto paese intorno, lui cadde in malattia, e ben conobe, ch'egli dovea murire, disse a' XII. suo figliuoli, che ciascuno di loro gli portassi una delle sue saette. Subito lo feciono; e poi disse, che tutte a XII. fussono legate insieme con tre legami: e, così legate, dette al primo suo figliuolo, e disegli, che le rompessi tutte insieme: el figliuolo si sforzò di romperle, ma non potè. El Cane comandò al sicondo figliuolo che le rompesse; e così da l'uno a l'altro, ma niun di loro le potea rompere. Dipoi disse il Cane al più giovane: separa l'una da l'altra, e rompi ciascuna di per sè; e così fece. E poi disse el Cane al primogenito e agl'altri, perchè cagione non l'avevono rotte? Risposono, che non potevono, perchè erono legate tutte insieme; e egli disse: perchè egli l'à rotte el vostro minor fratello? però che eron separate l'una da l'altra. E allora disse el Cane: figliuoli miei, el simile è di voi, imperò che, mentre che sarete legati insieme di tre legature, cioè d'amore, lealtà e di concordia, niuno vi poterà agravare; ma se voi sarete separati da questi legami, sì che l'uno non aiuti l'altro, vo' sarete distrutti e annichiliati. Adunque argomentatevi, e ricordatevi del mio consiglio: onoratevi e amatevi l'un l'altro, chè sarete signiori e superiori di tutto: e, fatti gli ordini suoi, si murì.
Dopo lui sì regniò Othetana Can con suo primo genito, e gl'altri fratelli suoi andoro a guadagnare altri paesi e molti regni, infino alla terra di Prussia e di Rossia: e tutti si feciono chiamare Can; ma erono però sotto l'ubidienzia del lor primo fratello; sì che per questa cagione fu lo 'mperadore chiamato Cam; e dappoi successono tutti gli altri. Dopo Otetana Cam, regniò Brunon Cam, e poi Mango Cam[34], e questo fu buon cristiano battezato, e dette a tutti e cristiani lettere[35] di perfetta pace, e mandò suo fratello Alaon con gran multitudine di gente per guadagnare la terra santa, e per ridurla nelle mani de' cristiani, e per distruggere la lege di Maometto, e per pigliare el Califfe di Baldach, che era signiore et imperatore di tutti e saracini. E, quando fu preso il Califfe, tanto tesoro vi fu trovato, che appena ne doveva esere altrettanto nel resto del mondo. Alaon fece venire el Calife inanzi a sè, e dissegli per qual cagione e' non aveva tolti molti soldati per una parte di questo tesoro, per difendere il suo paese; e lui rispose, che si credeva assai avere di questi del suo paese propio. Allora disse Alaon: tu fusti a modo che Dio tra' e saracini, e li Dii non debono mangiare vivande mortale; imperò tu non mangerai altro che pietre preziose, e 'l tuo tesoro, che tu avevi tanto acomulato e tanto ragunato e amato. E fecelo mettere in prigione, e tutto il suo tesoro appresso a lui: e quivi si murì di fame e di sete. E dappoi Alaon arebbe guadagnato tutta la terra di promissione e messo nelle mani di cristiani, ma il Gran Cane murì fra quel termine; onde la impresa rimase tutta impedita. Dapoi Mango Cam, regniò Cobilla Cam, el qual fu cristiano e regniò XLII. anni: edificò la gran città di Ieuis in Catai, la quale è assai magiore di Roma. Gli altri Cam, che vennono dappoi, diventorono pagani, e così e successivi, tutti sono stati pagani infino al presente.
El Gran Cane è el più possente imperadore che sia sotto il firmamento, e così si chiama per titolo nelle sue lettere: Cam, filius Dei excelsi, omnium universam terram colentium summus Imperator, et Dominus omnium dominantium. Le lettere intorno al suo suggello suonano talmente, cioè: Deus in cœlo, et Cam super terram, eius fortitudo omnium hominum Imperatoris sigillum. E così è scritto nel suo piccolo sigillo. E quantunque questo imperadore non sia di presente cristiano, niente di meno lui e tutti e tartari credono in Dio immortale e onnipotente. E quando egli vogliono minacciare alcuno, dicono: Dio sa bene, che tu ti comprasti quello che io ti farò: tal cosa dicendogli, ciò che voglion fare. Poi che io v'ho detto la cagione, per la quale lo imperadore si chiama Cane, iscriverò ora il governamento de la corte sua, quando egli fa festa solenne, cioè le quattro principale feste dell'anno. La prima festa è de la sua natività; l'altra della sua presentazione nel luogo di Moisach, cioè nel tempio dove fanno una maniera di circuncisione: le altre due feste sono di duoi loro idoli; la prima quando l'idolo fu prima posto nel tempio e intronizzato[36]; l'altra quando l'idolo cominciò a parlare, o vero o fare il primo miracolo. Altre feste solenne non fanno, se non quando un de' suo figliuoli pigliassi moglie. Or sappiate, che a ciascuna di queste feste è grandissima copia di popolo, e molto ordinato e armato per migliaia e per centinaia e per decine; e ognuno sa ben chi el debe servire, e ciascuno si è ben acorto e atento a quelo che gl'apartiene; che non v'è difetto alcuno. Prima vi sono quatro mila baroni, richi e possenti, per guardare e ordinare la festa e per servire lo 'mperadore. Queste feste solenne son fatte di fuori nelle tende fatte di drappi d'oro di Tartaria e di camosciato, molto nobilissimamente. Tutti questi baroni ànno corone d'oro sopra le teste loro, molto nobile e molte riche, lavorate di gran pietre preziose e di perle grosse orientale, e tutti son vestiti di drappi d'oro di Tartaria, o vero di camossciato, e più pulitamente che nel mondo si potessi pensare nè scrivere. E sono queste vestimenta tutte fregiate d'oro d'intorno e lavorate di pietre preziose molto ricamente; e non dimeno drappi d'oro e di seta sono quivi a miglior mercato, che non sono di qua e panni di lana. Questi quatro mila baroni sono partiti in quatro parte, o sia compagnie; e ciascun migliaio è vestito di drappi d'un colore solo, e sono così bene adornati ricamente, che è una maraviglia a vedere. El primo migliaio, il quale è di duchi, di conti e di marchesi e d'amiragli, son vestiti di drapi d'oro, tessuti di seta verde, e ricamati d'oro e di pietre preziose, al modo come io ò detto di sopra. El sicondo migliaio è vestito tuto di drappi di colore di diaspro e di seta vermiglia, tuta fregiata a oro e a perle, molto nobilissimamente lavorate. El terzo migliaio è vestito di drapi di seta purpurina di India. El quarto miglaio è vestito di drapi bianchi, e tute le lor veste sono nobilissime e pulitamente lavorate d'oro, di pietre e perle, chè uno uomo di nostro paese, avendo una sola di queste veste, potrebe per vero dire, che mai non sarebe povero; però che le lor pietre e perle varebono un gran tesoro di qua, più che non fanno di là. E, in tal modo aconci e chiamati, vanno ordinatamente a due a due inanzi a lo 'mperadore sanza parlare, inclinandosi solennemente. Ciascuno di loro porta inanzi a sè una tavoletta di diaspro, o d'avorio, o di cristallo, o di ametiste: inanzi a loro vanno tutti e pifferi, sonando di molti e diversi strumenti. Quando el primo migliaio è passato, e fatto la sua mostra, e' si tirano da lato a una parte. Poi passa oltre l'altro migliaio, e così el terzo, e anche il quarto, a uno modo; nè uno solo v'è che parli una sola parola. A lato a la tavola dello imperadore, il quale siede in tribunale, seggono di molti filosafi e savi di molte scienzie, come d'astronomia, di geometria, di negromanzia, di idromanzia, di augurii e di molte altre scienzie. Alcuni di questi filosafi ànno, inanzi a loro, astrolabii, sproni d'oro, vasi d'oro pieni di sabione, teste di morti, ne le quali fanno parlare maligni spiriti; e alcuni vaselli d'oro pieni di carboni ardenti; vaselli d'oro pieni d'acqua; altri d'olio; altri di vino; oriuoli d'oro e molti altri loro istrumenti, sicondo le loro scienzie. A certe ore, quando pare a loro, e' dicono a' suoi vassalli e a' famigli, che tutta via stanno inanzi a loro, disiderosi e pronti per fornire e loro comandamenti: fate pace. Allora dicono e famigli: fate pace; ascoltate. Poi dicono e filosafi: ciascuno faccia riverenzia, e fortemente inchini allo imperadore, il qual è figliuol di Dio e signior superno di tutto il mondo, perchè l'ora è di presente: e ciascuno abassa el capo a terra. Poi dicono questi filosafi: levate su. Poi a un'altra ora dirà un filosafo: mettete il vostro piccol dito nell'orechio vostro: e subitamente egli el fanno. E un'altra ora dirà un altro filosafo: mettete la vostra mano inanzi alla vostra bocca: e egli il fanno. Poi dice un altro: mettete la vostra mano sopra la vostra testa: e egli subitamente el fanno. Poi dice, che egli la levino; e così fanno. E in questo modo, d'ora in ora, gli dicono diverse cose; e dicono che queste cose ànno grandissimo misterio. Io gli domandai da parte, qual misterio e qual significazione avevono queste cose. Egliono mi risposono, che l'abassar le teste in questa ora aveva così fatto misterio, che, tutti quegli che l'avevono abassata, sarebono sempre ubidenti a lo imperadore, che nè per doni nè per promesse poterebono mai esere corroti, nè, per alcuno avere, inclinati a fare alcuno tradimento. Di mettere il dito nell'orechie dicevono, che niuno di quegli poterebe mai udir cosa contro a lo imperadore, che subito non gliene dicessino, se ben fussi il padre, figliuolo o fratello che 'l dicessi. E così di ciascuna persona o di cosa ch'egli dicono o fanno fare, eglino dànno diversi misterii. Siate certi che nessuna cosa si fa che appartenga allo imperadore nè drappi, nè panni, nè veruna altra cosa, salvo che a quella ora che dicono e filosafi, e' non moverebono un passo, se none a punti di stelle. E se nella terra de lo 'mperadore si fa guerra, o vero cosa a lui contraria, questo subito e filosafi e negromanti el vegono, e dicono a lo 'mperadore, o al suo consiglio: Signiore, di presente nella terra vostra, o in tal parte, si fa la tal cosa. E subito lo 'mperadore manda gente verso quella parte, e fa la sua providigione. Quando e filosafi ànno così fatto e suoi comandamenti, e' pifferi cominciono a sonare, e ciascuno el suo istromento, l'uno e poi l'altro, e fanno una gran melodia. Quando ànno sonato un gran pezzo, uno de' pifferi dello imperadore monta alto sopra una sedia lavorata molto nobilmente, e grida, e dice: fate pace; e ciascuno si tace. Da poi vengono tutti quegli del parentado dello imperadore, aparechiati molto nobilmente di drapo d'oro, e quali ànno aparechiati cavagli bianchi, quanti ne possono avere; e poi il siniscalco della corte chiamagli tutti, e nomina prima il più nobile, dicendo: siate aparechiati con el tale numero di cavagli bianchi per servire il nostro imperadore, signior nostro. E così, digradando, chiama tutti quegli dello 'mperadore; e poi, quando gli à così chiamati tutti, e' passono inanzi a lo 'mperadore l'uno dietro a l'altro; e, così ordinati, entrono l'uno dopo l'altro e presenton loro cavagli bianchi a lo 'mperadore, e passono oltre. E dapoi viene gli altri baroni, ciascuno di quegli gli dona, o vero presenta gioielli, o vero altra cosa, sicondo la lor condizione. Dipoi vengono e prelati de la lor legge, e ciascun gli dona qualche cosa: poi quando egli ànno tutti oferto a lo 'mperadore, el magiore de' prelati dona la sua benedizione, dicendo l'orazioni de la sua legge. Poi cominciono e pifferi a sonare un'altra volta; e quando gl'ànno così un pezzo sonato, e' restono e fanno venire inanzi allo 'mperadore lioni provati e altre bestie, aquile e avoltoi, e altre ragione d'animali, di pesci e serpe, per fargli riverenzia, perchè e' dicono che ogni criatura debe ubidire a lui e fagli onore e riverenzia. E poi vengono giocolatori e incantatori, che fanno trope maraviglie; però che fanno venire nell'aria el sole e la luna per sembianza (per fare riverenzia al Re), di tanta chiarezza, che quasi l'uno non può veder l'altro. Poi fanno venire la notte, sì che e' non si vede quasi niente. Poi fanno ritornare el dì: poi fanno venire danze con le più belle fanciulle del mondo, sì come paiono; e fanno venire altre fanciulle, che portono coppe d'oro piene di latte di vacca, e dànno da bere a' gran signiori e a gran donne; e po' fanno venire cavalieri che giostrono nell'aria, armati molto pulitamente di tutte l'arme che s'apartengono a giostra, e rompono le lance sì ferventemente, che e tronconi volano per tutte le tavole. Poi fanno venire cacce di cervi, e di cinghiali, e di cani coridori, e in somma fanno tante diverse cose, che è una maravigliosa cosa a vedere. E questi giuochi fanno insino a ora di mangiare. Questo imperadore à molte gente per servirlo, come io v'ò altre volte detto, e di piferi el numero è di XIII. cornuas: uno di questi cornuas fa di numero X. migliaia; ma e' none istanno però tutti con lui: però che tutti e piferi vengono inanzi a lui di qualunque nazione: egli gli fa tenere nella sua stanza; e quantunque e' vadino in altre terre, egliono non dimeno si chiamono piferi dello imperadore; e però n'è così gran numero de' valenti. E famigli[37] che sono diputati a la guardia degl'ucegli, astori, girifalchi, sparvieri, falconi gentili di riviera, e pappagalli parlanti, e altri uccegli; e così quegli che guardano le bestie salvatiche, mille elefanti e più, e altre diverse bestie arabiche, scimmie, marmotte, e altre bestie sono per numero XV. cornuas: e li fisici per la sua persona sono CCº., e i più sono cristiani, e sonvene XX. saracini; però che più si fida nell'opere de' cristiani che de' saracini. L'altra comune gente e famiglia è quasi innumerabile, e tutti ànno ciò che bisogna dalla corte dello imperadore. Ne la corte vi sono molti baroni e servidori che sono cristiani, che ivi stanno convertiti a la buona fede per le predicazioni de' religiosi cristiani che ivi sono; ma vi è molti, che non vogliono che si sappia, che sieno cristiani. Questo imperadore può spendere quanto vuole sanza istimazione, perchè egli non fa spendere oro nè ariento; nè d'altro fa moneta, che di corame e di papiro improntato. Ed è la moneta di vario pregio, sicondo la impronta sua; e quando la moneta è fatta vechia per molto manegiarla e è rotta e guasta, el tesoriere dello imperadore ne dà della nuova per la vecchia, una per una, per tutto el suo paese e per tutte le sue province, perchè ivi, come ò detto, non fanno monete d'oro nè d'ariento; e però pote egli spendere assai; ma dell'oro e dell'ariento, che è in suo paese, fa tutta via lavorare nel suo palazo e far cose diverse e mutare e rimutare sì come a lui piace. Nella sua camera è una colonna d'oro, sopra la quale è un rubino de la lungheza d'un piede, el quale di notte alumina tutta la camera. Questo rubino non è però diritto vermiglio, ma tiene di colore d'un bruno amatista: ivi sono molte pietre preziose e molti altri rubini, ma questo è el meglio e il più prezioso che lui abia. Item, al tempo della state sta lo imperadore a una città, che è inverso Bissa, la qual si chiama Sedon: ivi è assai freddo. Al tempo di verno sta in una città di Camacalech, ove è molto caldo paese, ma comunemente sta a Chaida, o vero in Ions, che è buon paese e asai temperato, secondo el paese di là: ma di qua parrebbe troppo caldo[38]. Item, quando lo imperadore cavalca da un paese a l'altro, egli fa ordinare IIIIº. oste delle gente sue. El primo oste va inanzi a lui una giornata, però che questo oste giace la notte, dove lo 'mperadore debe giacere la mattina: ivi truova ogni uomo ciò che gli bisogna; e a questo primo oste, e da cavalo e da piede, son per numero L. cornuas: un altro oste va a la destra parte, di lungi una meza giornata, e l'altro a la sinistra parte altrettanto; e a ciascuno di questi due osti son tante genti, quante nel primo. El quarto, che è assai magiore che niun degl'altri, va dietro a lo 'mperadore, lontano a una arcata; e ciascuno oste ànno la sua giornata ordinatamente in certi luoghi, dove debono star la notte, e ivi egli truovono quanto fa di bisognio: e se aviene che una di quelle oste muore, subito n'è rimesso un altro in suo luogo, sì che il numero rimane sempre intero.
E sappiate, che lo 'mperadore colla sua persona non cavalca mai: el simile e gran signiori di là, salvo se eglino volessino andare in alcuna parte con poca compagnia secretamente; e questo per non essere conosciuto. Lo 'mperadore va in una carretta di IIIIº. ruote, sopra la quale è una bella camera fatta d'una ragione legno chiamato aloes, el quale è condotto per un fiume dal paradiso, come io ò detto di sopra. Questa camera è molto odorifera, per cagione di questo legnio, e è tutta coperta di dentro, la camera, di piastre d'oro con pietre preziose e perle grosse: quattro elefanti e quattro destrieri bianchi, coperti di riche coperture, tirono questa carretta, e sei gran signiori vanno d'intorno a la carretta, a cavallo e aparechiati molto nobilmente: e niuno s'aprossima a la carretta, salvo questi signiori e quegli che son chiamati dallo imperadore per parlare. Sopra questa camera sono posti certi girofalchi, a ciò che, vedendo lo 'mperadore uno uccello salvatico, e volendo vedere e aver piacere di quello, gli lascia uno d'essi suoi girofalchi e più, come gli piace: in questo si piglia diletto passando pel paese. E, come io ho detto, niun cavalca inanzi a lui di sua compagnia, anzi tutti vengono dipoi, lungo lui, e niuno s'ardisce apressarsi a la camera, ecetto que' signiori che sono intorno a lui: e tutto l'oste vien dopo lui pianamente, dove è gran moltitudine di gente. In una simile carretta, e similmente ordinate vanno le imperadrici, ciascuna per sè, in IIII. osti, a modo che va lo 'mperadore, ma non con così gran moltitudine di gente. Dappoi il primo genito suo va in un altro carro e per un'altra via, per questa e con questa medesima maniera, ed è una maravigliosissima cosa a vedere la gran multitudine di gente: nissuno crederebbe la somma, chi non la vedessi! Alcuna volta aviene, che lo 'mperadore non va molto dilungi da loro, anzi va insieme, e sono loro gente nobile e ordinate e partite in IIII. parte[39]. Item, lo imperio di questo Gran Cane è partito in XII. province: in ciascuna provincia sono più di duo mila città, e ville sanza numero; e 'l suo paese è molto grande, però ch'egli à XII. Re principali, de' quali ciascuno à molti Re sotto posti a lui, e tutti ubidiscono al Gran Cane. La sua terra e la sua signoria dura tanto, che si starebe a andare da l'un capo a l'altro, per mare e per terra, più d'un anno: e pe' diserti, dove non si truova alcuna villa, vi sono ordinati ostelli per giornate, dove i trapassanti possin trovare quel che gli fa bisognio, a ciò che si possa andare per lo paese.
In quello paese è una maravigliosa usanza, ma è utile, perchè quando alcuno contrario viene, o altre novelle che tocchi allo imperadore, sì sa tanto in un dì, che un altro non saprebbe in tre, perchè ha gli cavallari ordinati che subito montono sopra durmedrari, o vero cavagli corridori, e vanno sempre correndo infino a uno oste de' predetti; e, quando lui s'appressa, suona un corno, e colui che è all'oste lo intende, e subito è aparechiato un altro e dà le lettere, e va correndo; e così, correndo, tramutandosi l'uno e l'altro, giugne a lo 'mperadore; e a questo modo à presto novelle: e son questi corrieri nel lor linguaggio chiamati adilla, che tanto vuol dire, quanto messaggieri. Quando lo 'mperadore va da un paese a un altro, sicondo il modo che io ò detto, e passa per le città e per le ville, ciascuno inanzi al suo uscio fa fuoco, e ardono polvere d'incenso molto odorifero, per donare buono odore a lo 'mperadore; e le genti s'inginochiono intorno a lui; e lungo le contrade sì gli fanno gran riverenzia: e i cristiani e i religiosi, che stanno nelle sue terre, gli vanno inanzi a la procissione colla croce e aqua benedetta; e andando verso lui cantano ad alta boce: Veni, creator spiritus. E quando egli ode, comanda a' signiori, che sono dallato a lui, che cavalchino e faccino venire inanzi a lui questi religiosi. E quando e' s'appressono e che vede la croce, si leva el suo galeotto, che siede sopra a la sua testa a modo d'un cappello di feltro, fatto d'oro e di pietre preziose e di perle grosse, el quale è tanto ricco, che sarebe stimato un reame di quel paese; e poi s'inginochia contro a la croce e fagli riverenza. Poi il prelato di questi religiosi dice inanzi a lui orazioni, e poi lo benedice colla croce; e lui s'inchina alla benedizione molto divotamente: e poi il prelato gli dona alcun frutto al numero di nove in un piattello d'ariento, cioè pere, o frutte, o pomi, o altre frutte; e lui ne piglia uno, e poi ne dà agli altri signiori che son d'intorno; però che l'usanza è tale, che niuno forestieri venga inanzi, che non gli doni qualche cosa, sicondo l'antica lege, che dice. Non apperebis in conspectu meo vacuus. Di poi lo 'mperadore dice a li religiosi, che si tirino indietro, a ciò che non sieno soffocati per la grande multitudine de' cavagli che vengono. El simile fanno a quelli che stanno nel campo della imperadrice: il simile fanno al primo genito, presentandogli dei frutti. E sapiate, che queste tante genti, che sono in queste tante oste d'intorno a lui e intorno alle moglie e i suoi figliuoli, non istanno continuamente con lui, ma, ogni volta che gli piace, son comandati, e poi tornono nelle propie stanze, salvo quegli che stanno per servire a lui e alle sue moglie e lor figliuoli per governare la sua corte. E quantunque tutti gli altri si partino, non dimeno comunemente e onorevolmente si stanno con lui nella corte L. mila uomini da cavallo e dumila da piedi, sanza e pifferi, e sanza quegli che guardano le bestie salvatiche, e gl'uccegli; el numero de' quali ò di sopra detto. Sotto il firmamento, nè sopra terra, nè sotto terra non è sì gran signore[40], come è il Gran Cane. El prete Giovanni, el quale è imperadore dell'alta India, e 'l Soldano di Babillonia con lo imperadore di Persia, nè di nobilità, nè di richezze non ànno comparazione alla sua possanza; imperò che egli avanza tutti i principi terreni. Adunque gran danno è che e' non creda in Dio fermamente. Lui ode molto volentieri parlare di Dio, e lascia farsi cristiano chiunque vuole per tutto el suo paese; però che a niuno è negato e vietato a mantenere qual legge si vuole. In questo paese uno à cento moglie, uno XL.; e chi più, e chi meno: egli pigliono le loro parenti per moglie, ecetto la madre, e le figliuole, e le sorelle; ma egli possono pigliare le sorelle da parte di padre d'un'altra femmina, e le moglie de' frategli, dopo la morte. E' portono tutti e drappi larghi sanza foderare, e sono interi dinanzi e di dietro, e dallato è allacciato e formato di seta; e portono le pelliccie di sopra, e non portono nè vestono nè usono cappucci. Usono una maniera di mantegli fessi dallato, sopra e quali si vestono e capucci a modo d'un capperone. Le femine loro si vestono a modo che gli uomini, sì che e' non si conoscono gl'uomini dalle femine, se non le maritate, che portono un segno sopra 'l capo; e gl'uomini non istanno insieme colle femine, ma ciascuno da sè; e l'uomo va da quella che gli piace a la sua casa; uomini e femine. Le case loro sono ritonde, fatte di bastoni, con una sola finestra ritonda di sopra, la quale fa i' lume, e dove n'esce il fummo: il coperto e le parete dentro sono di feltro. Quando e' vanno in guerra, e' portono le case seco a modo che noi facciamo le tende e' padiglioni, e fanno el fuoco nel mezzo della casa. Item, egli ànno grandissima moltitudine d'ogni maniera di bestiame, salvo che de' porci, de' quali egli non notriscono.