lamento vano

Piccolo cuore folle, a che ti lagni?

Tu che sfidavi a prova la tortura

più cruda, or soffri di poc'ansia oscura,

lasci che vano affanno ti guadagni.

Il male che ti tien sotto grifagni

artigli, come sua preda sicura,

t'avvilisce così che la paura

e il dubbio ormai ti son soli compagni.

Ora tu sai che non disseta il duolo,

sai che a quetare il tuo lagno furtivo

ti basterebbe un piccol bene, un solo.

E piangi, curvo su la tua ferita,

e invano tenti saziar nel vivo

suo sangue la tua sete aspra di vita.