la mèta fallace

Chiusa è la casa dov'io giungo alfine,

spossata dall'asprezza ardua dell'erta.

Ai cardini s'abbrancano le spine,

la casa è chiusa e la soglia è deserta.

Par ch'essa punga d'un suo muto e fine

sdegno chi sta fra timida ed incerta,

col petto ansante e con le ciglia chine,

e che del folle suo inganno l'avverta.

Che val sostare? Anima mia, che vale

piangere con la bocca sul gradino

dove si posa il piede di chi sale?

Che val chiamar chi è sordo o non ascolta?

A ritroso facciam ora il cammino...

Non tremare così, anima stolta.