IL DESTINO

La donna, con il volto fra le mani,

nell'ombra di sua gran chioma raccolto,

pensa: — Avrò ancora il mio nome e il mio volto

fra un anno, oppur fra dieci anni, o domani?

Darò la carne quasi fatta a brani

a un figlio ancor nel suo mister sepolto,

o isterilita, l'offrirò allo stolto

desìo, all'arsura de' piaceri insani?

Fragile donna, ella non sa, non vuole,

non dispera: l'ignoto è un grande peso

sul suo piccolo cuor che non si duole.

È il suo destino orribilmente bello,

sempre a un filo esilissimo sospeso:

a un filo tenue come un suo capello.