305.  Alcuni supposero anche Caterina Sforza, la quale allora era già morta. Giuliano de' Ricci, che copiò la lettera nel suo Codice, la dice indirizzata forse all'Alfonsina Orsini; ma non si capisce facilmente come mai appunto allora la vedova di Piero de' Medici volesse che il Machiavelli le raccontasse i fatti compiuti in quei giorni dagli amici e parenti di lei: ed anche alcune altre espressioni della lettera confermano questo dubbio.

306.  Opere, vol. VIII, pag. 23 e seg.

307.  L'autografo di questo brano trovasi nell'Archivio fiorentino, e fu pubblicato dal Passerini in un giornale di Firenze; poi venne riprodotto nell'edizione delle Opere del Machiavelli: Firenze, Usigli, 1857, pag. 1146.

308.  Cioè: muovergli contro l'universalità dei cittadini.

309.  Questo scritto venne per la prima volta pubblicato, in occasione delle nozze Bongi-Ranalli, dal signor Cesare Guasti col titolo: Ricordo di Niccolò Machiavelli ai Palleschi del 1512. Prato, tipografia Guasti, 1868. L'autografo, che non è però sottoscritto dal Machiavelli, trovasi nell'Archivio fiorentino, ed incomincia così: Notate bene questo scripto.

310.  Ammirato, Storie fiorentine, lib. 29, in principio, vol. VI, pag. 8. Firenze, Batelli, 1849; Paoli, Priorista (pag. CLXXVI-VII) in appendice ai Ricordi storici di Filippo Rinuccini, pubblicati dall'Aiazzi. Firenze, 1840.

311.  Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIII.

312.  Archivio fiorentino, Deliberazioni dei Signori e Collegi, 1511-12, n. 104 (cl. II, dist. 6, n. 176), a carte 116t e 117.

313.  Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIII-V.

314.  Piero Guicciardini scriveva il 20 novembre a suo figlio Francesco nella Spagna: «La Signoria cassò Machiavello e Biagio, e in luogo del Machiavello hanno messo ser Niccolò Michelozzi, per conto delle lettere, che di battaglioni per ora non si parla, e furono cassi tutti i Connestabili loro. Messer Marcello resta nel luogo suo.» Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 155.

315.  Nerli, Commentarî, pag. 124-5. Le stesse notizie si trovano in altri scrittori contemporanei.

316.  Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 196-8.

317.  Nardi, Storia, vol. II, pag. 31.

318.  Ibidem, pag. 25 e seg.

319.  Recitazione del caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi, scritta da Luca della Robbia l'anno 1513. Arch. Stor. Italiano, vol. I, pag. 283-309.

320.  Questa lettera trovasi nei Diarî di Marin Sanuto. Vedi Appendice, doc. XVIII.

321.  Queste notizie si cavano da una lettera scritta il 13 febbraio da Firenze, la quale si trova anch'essa nei Diarî di Marin Sanuto.

322.  Cioè garanzia in danaro. Vedi in Appendice, doc. XIX, questa seconda lettera di Giuliano, che al pari delle altre due, trovasi nel Sanuto.

323.  Trovasi nell'Archivio fiorentino, in un libro di Partiti e Deliberazioni e Condanne degli Otto di Guardia e Balìa pei mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile 1513, segnato col n.º 155, a c. 35. Ci fu comunicato dall'amico A. Gherardi dall'Archivio stesso, e qui gliene rendiamo grazie. Vedi Appendice, doc. XX.

324.  Il Priorista del Ricci (Quartiere Santo Spirito, a c. 270) dice che furono quattro tratti di corda; altrove si parla, come vedremo di sei.

325.  Il 26 giugno 1513 il Machiavelli scriveva al suo parente Giovanni Vernaccia in Pera, dicendogli che non si maravigliasse se non aveva avuto sue lettere: «anzi è piuttosto miracolo che io sia vivo, perchè mi è suto tolto l'uffizio, e sono stato per perder la vita, la quale Iddio e l'innocenza mia mi ha salvata.» Opere, vol. VIII, pag. 59. In tutte le edizioni questa lettera manca degli ultimi quattro periodi, nei quali il Machiavelli dà notizie private di non molta importanza. Il MS. originale trovasi nella Biblioteca Nazionale di Parigi. (MSS. italiani, n. 1555, folio 21). Fu pubblicato dal Sig. L. Auvray (Note sur une lettre de Machiavel) negli Annales de la Faculté des lettres de Bordeaux et des Universités du Midi, IV Série. Bulletin Italien, Tome III, n. 1, Janvier-Mars, 1903.

326.  Ammirato, Istorie fiorentine, vol. VI, lib. XXIX, pag. 313; Archivio fiorentino, cl. II, dist. 4, n. 19, a c. 101.

327.  Lettera 13 marzo 1512/3. Opere, vol. VIII, pag. 29.

328.  Il Ricci, come abbiam visto, parla di soli quattro tratti di corda, il Machiavelli, invece, qui scrive che furono sei. Non dovrebbe quindi esservi dubbio, sebbene, come si vedrà, questi sonetti non siano documenti storici.

329.  «Parlò in questo epitaffio il Machiavelli come poeta, perchè quando trattava da vero e non da gioco o per burla, e lo lodava e lo hebbe sempre in gran concepto.» Priorista del Ricci, Quartiere Santo Spirito, a c. 27.

330.  G. Rosini, Luisa Strozzi. Firenze, Le Monnier 1858, pag. 217 e 218; Artaud, Machiavel, son génie et ses erreurs. Paris, 1833, volumi due. Vol. I, pag. 225 e 226. Il Rosini dice in una prima nota (pag. 217): «Gli autografi di questi sonetti furono rinvenuti a caso dal signor Giuseppe Aiazzi fiorentino, che me ne ha favorito la copia. Essi passarono poscia in Inghilterra.» E nella nota seguente: «Pare che sieno P uno e l'altro indirizzati a Giuliano de' Medici, fratello di Leone X.» L'Artaud dice, nella nota a pag. 227 del vol. I, che il signor Aiazzi, il quale anche a lui comunicò i due sonetti, «les a trouvés, écrits de la propre main de Machiavel, sur deux feuilles placées dans un volume anciennement imprimè, comme pour indiquer un passage remarquable. Le propriétaire du livre, après en avoir tiré copie, a vendu les originaux dix louis à un seigneur anglais, qui doit aujourd'hui les posséder à Londres.» Non se ne è però saputo altro.

331.  In un fascicolo, che trovasi in fondo della cassetta VI, c'è un foglio, su cui sono scritti i due sonetti, con la dichiarazione del Gelli, che li dice copiati dall'autografo venduto a un Mr. Clanton o Clarton (non si legge chiaro), per 34 piastre.

332.  Di questa opinione fu anche il professore G. Carducci che noi interrogammo.

333.  Oltre a ciò che abbiamo già osservato sul numero dei tratti di corda avuti dal Machiavelli, i sonetti descrivono con esagerazione l'orrore, il puzzo del carcere e lo strepito delle catene: parrebbe anzi da essi che il Machiavelli stesso fosse incatenato, di che non è cenno alcuno nelle lettere che egli scrisse al Vettori. Certo è però che i prigionieri venivano allora incatenati, ed è possibilissimo che il Ricci non sapesse il numero preciso dei tratti di corda.

334.  Il Tommasini (II, 69, nota 2) dice: — È singolare che al Villari sia parso prima di poter dubitare dell'autenticità dei sonetti, portandone poi un giudizio morale alquanto artificioso, deplorando che il Machiavelli sia sceso tanto basso da deridere i compagni che subirono l'estremo supplizio. Questa derisione non si trova in alcuno dei due sonetti. Il Machiavelli non aveva compagni; ma cagioni della sua sventura. — Come il lettore può facilmente vedere, io ho detto invece che, secondo me, i sonetti sono del Machiavelli, sebbene qualche cosa potrebbe far nascere dei dubbi; ho aggiunto che suoi sono lo stile e la lingua, che vere prove intrinseche per dubitare dell'autenticità non esistono, come aveva giudicato anche il Carducci. Ho concluso poi che li ritengo uno scherzo satirico, perchè troppo cinico e basso sarebbe stato il dire sul serio a Giuliano: purchè tu mi salvi, vadano in malora i miei compagni. E neppur questo il Tommasini può accettare, dicendo che non erano compagni. Non è però possibile negare, che erano compagni di carcere, accusati delle stesse opinioni politiche.

335.  Trucchi, Poesie inedite di dugento autori, volumi quattro: Prato, Guasti, 1846 e 1847. Vol. III, pag. 175. Il Sonetto, dice il Trucchi, «è tratto da un codice lucchese, scritto di mano del dottissimo «canonico Biscioni, che lo trovò nel codice del Redi.» Ibidem, pag. 172.

336.  Nerli, Commentarî. pag. 124-5.

337.  Nardi, Storia, vol. II. pag. 33.

338.  Nerli, Commentarî, pag. 120 e seg.: Creighton, vol. IV, pag. 194, e e seg.

339.  Instructione al Magnifico Lorenzo, pubblicata da Tommaso Gar nell'Arch. Stor. It., Appendice, vol. I (pag. 299-306), fra i Documenti risguardanti Giuliano dei Medici e il pontefice Leone X.

340.  Vettori, Sommario, pag. 300.

341.  Opere (P. M.), vol. II, pag. LVIII-IX.

342.  È in data del 28 ottobre 1513, e trovasi segnata col n. 212 fra le carte dell'Archivio Ricci-Poniatowski, acquistate recentemente dall'Archivio fiorentino. La quietanza è fatta da Pier Francesco del fu Antonio da Rabatta, come procuratore di Leonardo di Piero Pitti a Niccolò di Bernardo Machiavelli ed a suo fratello Totto, per mille fiorini d'oro, pagati in più rate, in virtù di una convenzione stipulata nel 1510.

343.  Priorista, Quartiere Santo Spirito, a c. 160t.

344.  Vedi Die Briefe des florentinischen Kanzlers und Geschichtschreibers N. Machiavelli. Aus dem Italienischen übersetzt von D. Heinrich Leo. Berlin, Ferdinand Dümmler 1826. A noi riesce difficile capire come un uomo dell'ingegno e della dottrina del Leo possa, nella prefazione a questa sua traduzione, affermare che il Vettori era un pedante senza ingegno (pag. XXIV-V). Basterebbe il suo Sommario della Storia d'Italia, per provare che egli era uomo di molto ingegno. I non pochi uffici che tenne sempre con grande reputazione, fanno fede ancora del suo politico valore.

345.  Priorista Ricci, Quartiere Santo Spirito, famiglia Vettori a carte 87t.

346.  Opere, vol. VIII; lettera IX, del 13 marzo 1512/3.

347.  Ibidem, lettera XI, del 18 marzo 1512/3.

348.  Opere, vol. VIII; lettera XII, del 9 aprile 1513.

349.  Ibidem, lettera XIII, del 9 aprile 1513.

350.  Ibidem, lettera XIV, del 16 aprile 1513.

351.  Priorista Ricci, Quartiere Santo Spirito, a carte 284.

352.  Priorista Ricci, loc. cit., e varie lettere del Vettori e del Machiavelli parlano di questo affare.

353.  Il magistrato degli Otto di Pratica, in sostituzione dei Dieci di Balìa, entrò in ufficio solo il 10 giugno 1514. Archivio fiorentino, Lettere degli Otto, anni 1514-16, Cl. X, dist. 5, n. 49-50.

354.  Lettera del Vettori, in data 23 novombre 1513; Carte del Machiavelli, cassetta V, il. 26. Vedi Appendice, doc. XXI.

355.  Lettera del Vettori, in data del 24 dicembre 1513 e 13 gennaio 1513/4: Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 27 e 28. Vedi Appendice, doc. XXI.

356.  Opere, vol. VIII; lettera XXIX, del 4 febbraio 1513/4.

357.  Lettera del Vettori, in data 9 febbraio 1513/4; Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 29. Vedi Appendice, docum. XXI. Opere, volume VIII; lettera XXX del Machiavelli in data del 25 febbraio 1513/4.

358.  L'Arbitrio e la Decima erano imposte diverse.

359.  Opere, vol. VIII; lettera XXXI, del 16 aprile 1514.

360.  Fu pubblicata prima dal Passerini nel giornale fiorentino lo Statuto, poi nelle Opere: Firenze, Usigli, 1857, pag. 1146, in nota.

361.  Opere, vol. VIII; lettera XXXIII, del 10 giugno 1514.

362.  Ibidem, lettere XXXIV e XL, del 3 agosto 1514 e 31 gennaio 1514/5.

363.  Vettori, Sommario, pag. 300-3.

364.  Vettori, Sommario, pag. 304; Creighton, History of the Papacy, vol. IV, lib. V, cap. XVIII; Nitti, Leone X e la sua politica, secondo documenti e carteggi inediti. Firenze, Barbèra, 1892. Il Nitti riconosce pienamente il carattere doppio di Leone X, ma con nuove indagini e con molto acume cerca dimostrare, che la politica di questo Papa fu assai male giudicata da coloro che la credettero mossa soprattutto dal desiderio di far principi di nuovi Stati Giuliano e Lorenzo, di rendere in ogni modo potente la propria famiglia. La sua politica fu invece, secondo il Nitti, guidata principalmente dal desiderio di assicurare lo Stato della Chiesa. Ammettendo che si sia da alcuni esagerato a danno del Papa, è pur certo che il rendere potente in Italia la propria famiglia, fu, secondo tutti i contemporanei, desiderio ardentissimo di Leone X, il che non esclude punto che suo principale desiderio fosse anche quello di assicurare lo Stato della Chiesa. L'una cosa anzi poteva spesso aiutar l'altra. Ma che in alcuni casi l'interesse pubblico venisse a soffrirne, e restasse di necessità sacrificato a quello della famiglia, ci par difficile negarlo addirittura.

365.  Opere, vol. VIII; lettera XIII, del 9 aprile 1513.

366.  Opere, vol. VIII; lettera XVI, del 21 aprile 1513.

367.  In altra lettera del 16 maggio 1514 esprime, a proposito dei principi, una simile opinione: «Compare mio, io so che questi re e questi principi sono uomini come voi ed io, e so che noi facciamo di molte cose a caso, e di quelle che c'importano bene assai, e così è da pensare che facciano loro.» Opere, vol. VIII; lettera XXXII, pag. 118.

368.  Opere, vol. VIII; lettera XVII, pag. 46-55. Nelle edizioni mancano alcuni versi in fine, e quindi anche la data e la firma. Tutto ciò si ritrova nel Codice Ashburnham 639 (Biblioteca Laurenziana), e fu pubblicato dal Tommasini (II, 86, nota 1). La lettera ha la data: Florentia, die 29 aprilis 1513, ed è firmata: Vº compare N. Mac. Nel Cod. Ash. manca invece il principio, che si trova nelle stampe.

369.  Ibidem, lettera XVIII, del 20 giugno 1513.

370.  Opere, vol. VIII; lettera XX (del Vettori), in data 27 giugno 1513.

371.  Ibidem, lettera XXI, pag. 66. Quello che qui dice il Vettori, si connette anche con lo strano disegno attribuito all'Imperatore di volersi far Papa.

372.  Ibidem, lettera XXI (del Vettori), in data 12 luglio 1513.

373.  Opere, vol. VIII; lettera XVIII, del 20 giugno 1513.

374.  Federigo d'Aragona morto in Francia nel 1504.

375.  Opere, vol. VIII; lettera XXII (del Vettori), in data 5 agosto 1513.

376.  Opere, vol. VIII; lettera XXIII, del 10 agosto 1513.

377.  Opere, vol. VIII; lettera XXIV (del Vettori), 20 agosto 1513.

378.  Opere, vol. VIII; lettera XXV, del 26 agosto 1513.

379.  Opere, vol. VIII; lettera XXXV (del Vettori), 3 dicembre 1514.

380.  Ibidem, lettera XXXVII. Di questa lettera si trovava a Siena un'antica copia manoscritta, in casa del sacerdote Toti (ora vescovo a Pienza), con la data: 20 dicembre 1514, more florentino. Il manoscritto sembrò del secolo XVI al prof. Carlo Falletti, cui ne dobbiamo la notizia. La stessa data trovasi ripetuta anche nel noto codice (LVII, 47, a pag. 117) della biblioteca Barberini di Roma. Deve però essere errata, invece del 10 dicembre, perchè il Vettori scriveva il 15 d'aver ricevuto la lettera il 14. Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 31.

381.  Ibidem, lettera XXXVIII, del 20 dicembre 1514.

382.  Opere, vol. VIII; lettera XXXIX, anch'essa del 20 dicembre.

383.  Lettere del Vettori in data del 15 e 30 dicembre 1514; Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 31 e 32. Vedi Appendice, doc. XXI.

384.  È ben noto che il trattato con questo titolo, attribuito a San Tommaso, solo in parte è suo. Vedi fra gli altri molti, Franck, Réformateurs et publicistes, Paris, M. Lévy, 1864, pag. 39 e segg.

385.  Egidio Colonna compose anch'egli un'opera intitolata De Regimine principum, che fu scritta a richiesta del principe ereditario di Francia, il quale fu poi Filippo il Bello. In essa però l'autore non si occupò nè dell'Impero, nè della Chiesa, ma della Monarchia ossia del Regno, e sostiene il potere assoluto del principe sui suoi sudditi.

386.  Vedi il bel libro di James Bryce, The holy Roman Empire. London, Macmillan, 1866. Ivi, a pag. 291, l'autore osserva: «With Henry the Seventh ends the history of the Empire in Italy, and Dante's book is an epithaph, instead of a prophecy.» — Vedi anche, nei miei Scritti varî (Bologna, Zanichelli, 1912) Il De Monarchia di Dante Alighieri.

387.  È singolare che Giuseppe Ferrari, nel suo Corso sugli scrittori politici italiani (Milano, Manini, 1862), pur cercando d'esaltare anche esageratamente tutti coloro che difesero le idee ghibelline, non parli affatto di Marsilio da Padova, che ne fu il principale sostenitore.

388.  Il Neander, discorrendo dell'opera di Marsilio, dice: «Dieses in der That epochemachende Werk.» Allgemeine Geschichte der christhlichen Religion und Kirche, vol. XI, pag. 32. Giudizio non molto diverso esprimono altri scrittori tedeschi.

389.  Di ciò parlano il Bezold ed il Riezler nelle opere che si troveranno citate più avanti.

390.  Fra quelli che hanno ragionato con maggiore autorità ed esattezza degli scrittori qui sopra menzionati, e delle questioni che hanno attinenza colle loro principali opere, sono da consultare i seguenti: A. Franck, Réformateurs et publicistes de l'Europe. Paris, 1864. Sigmund Riezler, Die literarischen Widersacher der Päpste zur Zeit Ludwig des Baiers. Leipzig, 1874. F. von Bezold, Die Lehre von der Volkssouveräinität, während des Mittelalters, nell'Historische Zeitschrift di H. von Sybel, anno VIII, fasc. IV. München, 1876. Vedi anche il primo volume dell'opera di Roberto Mohl, Die Geschichte und Literatur der Staatwissenschaften, in tre volumi. Erlangen, 1853-58. Il Gregorovius, nella sua Storia di Roma, ha pure importanti osservazioni e notizie. Citiamo finalmente una tesi di laurea presentata da Paolo E. Meyer alla Facoltà di teologia protestante di Strasburgo, il 25 maggio 1870: Étude sur Marsile de Padoue. Strasbourg, Silbermann, 1870. Questa tesi contiene una esatta esposizione degli scritti di Marsilio, dei quali il Meyer non par grande ammiratore. Egli pone sopra tutto in evidenza come Marsilio, nel sottomettere la Chiesa allo Stato, non distingua le loro diverse attribuzioni nè il loro scopo. — Vedi anche Scaduto, Stato e Chiesa negli Scritti politici dalla fine delle lotte per le investiture fino alla morte di Lodovico il Bavaro (1022-1447). Firenze, Successori Le Monnier, 1882. B. Labanca, Marsilio da Padova. Padova, 1882.

391.  La Legazione di Spagna (1512-13), nelle Opere inedite di F. Guicciardini, vol. VI.

392.  Non molto diversa risposta ricevette il De Amicis (come racconta nel suo libro sulla Spagna) da uno Spagnuolo che fu da lui interrogato: La nazione è bella, gli rispose, ma non sa governarsi.

393.  Relazione di Spagna, nelle Opere inedite, vol. VI, pag. 271-297.

394.  Opere inedite, vol. I. Ricordi LXXVII e CCLXXIII.

395.  Ibidem, Ricordo CXLII.

396.  Opere inedite, vol. X, pag. 89. Queste parole furono scritte, come ivi è notato: In Spagna l'anno 1513.

397.  Opere inedite, vol. II, pag. 262 e seg.

398.  Ibidem, pag. 263.

399.  Ibidem, pag. 267.

400.  Opere inedite, vol. II, pag. 270 e 271.

401.  Ibidem. pag. 272.

402.  Opere inedite, vol. II, pag. 303-4.

403.  Giannotti, Opere, volumi due: Firenze, Le Monnier, 1850.

404.  Opere inedite, vol. II, pag. 311-312.

405.  Ibidem, Discorso IV, pag. 316-24.

406.  Opere inedite, vol. II. pag. 1-223.

407.  Ricordi di Gino di Neri Capponi in Rerum Italicarum Scriptores, vol. XVIII: Mediolani, 1731, col. 1149: «Fate de' Dieci della Balìa uomini pratichi, e che amino il Comune più che il loro proprio bene e che l'anima.» Il buon Muratori trova che queste parole impietatem sapiunt, e però vorrebbe credere che anima qui stia «ad significandam aut, more Hebraeorum, vitam, aut intensiorem et delicatiorem illam animae curam.» Praef. col. 1101. Ma le stesse parole, nel loro vero e chiaro significato, secondo cui le intende il Guicciardini, si trovano ripetute anche nelle Storie del Machiavelli.

408.  Opere inedite, vol. II, pag. 210-12.

409.  Opere inedite. vol. I. Ricordi VI, CCLVII e CCCXLIII.

410.  Ibidem, Ricordo XXXV.

411.  Opere inedite, vol. I. Ricordo CXVII.

412.  Ibidem, Ricordo CX.

413.  Ibidem, Ricordo CCCXXXVI.

414.  Ibidem, Ricordi XXX e XXXI.

415.  Opere inedite, vol. I. Ricordo XLVIII. Tutto il ricordo è ripetuto nel trattato Del Reggimento di Firenze, a pag. 211.

416.  Ibidem, Ricordo CVII. Anche il Vettori, dopo aver detto che il governo dei Medici era tirannico, aggiunge che «a parlare libero, tutti i governi sono tirannici.» Al quale proposito è notevole ciò che scrive di quello di Francia (allora assai lodato da molti), perchè sembra anticipare le osservazioni dei migliori storici moderni sulle origini della Rivoluzione francese. «Non resta però che sia una grande tirannide che li gentiluomini abbino l'arme, e li altri no; non paghino gravezza alcuna, e sopra li poveri villani si posino tutte le spese; che vi siano parlamenti nelli quali le liti durino tanto che li poveri non possino trovare ragione; che vi sia in molte città canonicati ricchissimi, de' quali quelli che non sono gentiluomini, sono esclusi.» (Sommario, pag. 294).

417.  Ibidem, Ricordo CCCXLVI.

418.  Opere inedite, Ricordo CCXLII.

419.  Ibidem, Ricordi CIV e CCLXVII.

420.  Ibidem, Ricordi CXVIII e CCCXXVII.

421.  Ibidem, Ricordo XXXIV.

422.  Opere inedite, Ricordo XXXVII.

423.  Ibidem, Ricordo XXVIII.

424.  Ibidem. Ricordi CCXXXVI, CCCLVI.

425.  Nuovi saggi critici di Francesco De Sanctis: Napoli, Morano, 1872, pag. 203-228. Vedi anche Une autobiographie de Guichardin d'après ses œuvres inédites, lavoro pubblicato dal prof. A. Geffroy nella Revue des Deux Mondes, 1 février 1874. Il libro del signor E. Benoist, Guichardin historien et homme d'état italien au XVIe siècle (Paris. 1862), fu pubblicato prima che fossero stampate la più parte delle Opere inedite, e non poteva perciò avere gran valore. Recentemente il signor Carlo Gioda ha pubblicato un grosso volume: Guicciardini e le sue opere inedite: Bologna, Zanichelli, 1880. L'autore dà in esso un sunto ed una esposizione assai minuta delle Opere inedite.