345.  Per più particolari vedi De Ridder, De l'idée de la mort en Grèce à l'époque classique, Parigi, 1897.

346.  A sè stesso.

347.  Lett. 26 luglio e 17 dicembre 1819; Epistol., vol. I, pp. 208, 243. In molt'altre sue lettere manifesta il Leopardi propositi di suicidio. Lett. al fratello Carlo, luglio 1819 (Epistol., vol. I, p. 212); al Brighenti, 7 aprile 1820 (p. 263); allo stesso, 21 aprile 1820 (p. 264); al Perticari, 30 marzo 1821 (p. 324); al Melchiorri, 19 dicembre 1823 (p. 485); ad Adelaide Maestri, 24 giugno 1828 (vol. II, p. 305); al De Sinner, 24 dicembre 1831 (p. 448).

348.  Con argomenti che molto somigliano a quelli di Obermann. Confrontinsi con gli argomenti di Werther e di Jacopo Ortis.

349.  Canto notturno ecc., ultimo verso.

350.  La quiete dopo la tempesta, ultimi due versi.

351.  Nella poesia intitolata Le Gouffre. Questo medesimo sentimento espresse il Baudelaire in molti altri suoi versi. Confrontisi con la Comédie de la mort di Teofilo Gautier.

352.  Il pensiero dominante.

353.  Lett. al Giordani; Epistol., vol. I, p. 240.

354.  Amore e morte.

355.  Cantico del gallo silvestre, l. cit.

356.  Sopra un basso rilievo antico sepolcrale ecc.

357.  Ibid.

358.  Il sogno.

359.  A Silvia.

360.  Il sogno.

361.  Sopra un basso rilievo ecc.

362.  Sopra il ritratto di una bella donna ecc.

363.  A Silvia.

364.  La nota poetessa francese Luisa Ackermann, in un lungo e bello componimento intitolato L'Amour et la Mort, ritrasse il contrasto dell'Amore e della Morte, quello desideroso di eternità, questa accelerante la fine; quello creator della vita, questa di ogni vita distruggitrice.

365.  Detti memorabili di Filippo Ottonieri, capp. IV e VI; Prose, pp. 283-4, 293; e altrove.

366.  Pensieri, XXX. Cf. Detti memorabili, cap. V; Prose, p. 288.

367.  Ad Angelo Mai.

368.  Inno ai patriarchi, o dei principii del genere umano.

369.  Lett. al De Sinner, 24 dicembre 1831; Epistol., vol. II, p. 450.

370.  Lett. al Melchiorri, 3 ottobre 1825; Epistol., vol. II, p. 27. Era il tempo in cui veniva preparando per l'editore milanese Stella una edizione latina e un'altra latina e italiana di tutte le opere di Cicerone.

371.  Lett. allo Stella, 12 marzo 1826; Epistol., vol. II, p. 111.

372.  Lett. al Melchiorri testè citata, l. cit.

373.  Lett. al padre, 3 luglio 1826; Epistol., vol. II, p. 149.

374.  Opere inedite di Giacomo Leopardi pubblicate sugli autografi recanatesi da Giuseppe Cugnoni, Halle, 1878-80, vol. II, pp. 369, 374.

375.  Tra le carte del poeta, lasciate dal Ranieri, è una Canzone sulla Grecia; ma non se ne conosce altro che il titolo, ed anzi potrebbe darsi non ve ne fosse altro che l'argomento. Vedi Camillo Antona-Traversi, Il catalogo de' manoscritti inediti di Giacomo Leopardi sin qui posseduti da Antonio Ranieri, Città di Castello, 1889, p. 19. Potrebbe darsi fosse tutt'uno con quella di cui lasciò ricordo in altra sua scheda il poeta (vedi Appendice all'epistolario e agli scritti giovanili, p. 239); nel qual caso avrebbe contenuto una esortazione ai principi, perchè si commovessero ai casi della povera Grecia, e un ricordo dei fatti di Parga.

376.  Opere, Milano, 1854-63, t. IV, p. 414.

377.  Del rinnovamento letterario in Italia, in Bozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, p. 169.

378.  Lett. ad A. F. Stella, 27 marzo 1818; Epistol., vol. I, p. 131. Le Osservazioni del cavaliere Di Breme erano state pubblicate nello Spettatore del medesimo Stella.

379.  Quella prima parte è conservata fra le carte lasciate dal Ranieri, e sinora non fu potuta veder da nessuno. Vedi il Catalogo citato, p. 19.

380.  Lett. al Giordani, 19 febbrajo 1819; Epistol., vol. I. p. 172.

381.  Opere inedite cit., vol. II, p. 371-3. In una sua lettera del 18 luglio 1826 Luigi Stella esortava ancora il Leopardi a scrivere intorno allo spirito della letteratura italiana a que' tempi. Epistol., vol. III, p. 357.

382.  Il romanticissimo Obermann, scostandosi dalle opinioni della Staël c dello Chateaubriand riferite di sopra, stimava la mitologia conferir molto al sentimento della natura e all'arte, e non taceva divario, per tale rispetto, fra mitologia classica e mitologia non classica. «Quand les arbres, les eaux, les nuages sont peuplés par les âmes des ancêtres, par les esprits des héros, par les dryades, par les divinités; quand des êtres invisibles sont enchaînés dans les cavernes ou portés par les vents; quand ils errent sur les tombeaux silencieux, et qu'on les entend gémir dans les airs pendant la nuit ténébreuse, quelle patrie pour le cœur de l'homme! quel monde pour l'éloquence!». Lett. LXX, ediz. cit., p. 392.

383.  Vénus de Milo in Poèmes antiques.

384.  Appartiene arche questa, insieme con Hypathie, ai Poèmes antiques.

385.  L'Anti-mitologia, sermone da Giuseppe Belloni, antico militare italiano, indirizzato al sig. cavaliere Vincenzo Monti in risposta di un sermone sulla mitologia da quest'ultimo pubblicato, Milano, 1825, p. 17. Fu questa una delle molte risposte che s'ebbe il sermone del Monti.

386.  Lett. al Broglio. 13 agosto 1819; Epistol., vol. I, p. 223.

387.  Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 442.

388.  Pensieri, C.

389.  Pensieri, XLVIII, XLIX.

390.  Dialogo della moda e della morte: Prose, p. 51.

391.  Palinodia ecc.; Proposta di premii fatta dall'Accademia dei Sillografi.

392.  Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV; Prose, p. 281.

393.  Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 453.

394.  Ibid.; Palinodia ecc.

395.  Pensieri, I.

396.  Epistol., vol. I. pp. 337-8.

397.  Ibid., p. 242.

398.  Prose, p. 359.

399.  Lett. 14 agosto 1820; Epistol., vol. I, p. 289. Vedi un'altra lettera di quel medesimo mese, allo stesso, p. 291.

400.  Questo Adolphe ha molta somiglianza col Leopardi, col quale ha in comune la melanconia e la timidezza orgogliosa, la noja e quella strana ironia che non ischifa di accompagnarsi con l'entusiasmo. Il De Vigny lasciò scritto nel suo giornale: «Oh! fuir! fuir les hommes et se retirer parmi quelques élus, élus entre mille milliers de mille!».

401.  Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819; Epistol., vol. I, p. 243.

402.  La vita solitaria.

403.  Pensieri, LXXXV.

404.  Storia del genere umano; Prose, p. 27.

405.  Histoire de la littérature anglaise, 2ª ediz., Parigi, 1866-71, vol. IV, pagina 285. Una osservazione. Per opera della civiltà, della specificazione della cultura e della division del lavoro, i nostri simili divengono da noi sempre più dissimili, e i dissimili, se da un sentimento o da un'idea superiore non sono consigliati altrimenti, tendono a segregarsi. Chi si somiglia si piglia e Qui se ressemble s'assemble: se questi proverbii son veri, altrettanto veri sono i loro contrarii.

406.  Lett. al Giordani, 30 aprile 1817; Epistol., vol. I, p. 57.

407.  Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819; Epistol., vol. I. p. 243.

408.  Dialogo di Plotino e di Porfirio; Prose, p. 404; Pensieri, LXVII, LXVIII.

409.  Vedi Losacco, Il sentimento della noja nel Leopardi e nel Pascal; Atti dell'Accademia reale delle scienze di Torino, 1895.

410.  Pensieri, LXXXIV, LXXXV.

411.  Il risorgimento. Cf. Le ricordanze.

412.  A sè stesso.

413.  Troisième lettre à M. de Malesherbes, 26 gennajo 1762. Molte volte, nel corso di queste pagine, si sono notate tra il Leopardi e il Rousseau conformità di pensiero e di sentimento. Altre assai se ne potrebbero notare. Del resto lo stesso poeta avverti tra sè e il filosofo ginevrino certa somiglianza. Vedi Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV; Prose, p. 279. Vedi pure il Pensiero XLIV, dov'è citata una opinione del Rousseau, ma non il nome.

414.  Lo stesso De Musset nella Confession d'un enfant du siècle: «Je serai un homme, mais non une espèce d'homme particulière».

415.  Non per questo credo si possa parlare di vagabondaggio del Leopardi (Vedi Patrizi, Op. cit., p. 170-1). Il Leopardi diede prove di assiduità e di perseveranza negli studii meravigliose. Nessun paragone è possibile fra lui e un vero e proprio e confesso vagabondo quale il Verlaine. La irrequietezza del Leopardi, quel non potersi trovare a lungo in un luogo senza desiderar di partirsene, quelle frequenti mutazioni di sede, non provano ciò che si vorrebbe far loro provare. «Il viaggiare mi ammazza», scriveva egli al Puccinotti: e «in che luogo si può star contento senza salute?» al fratello Carlo (Epistol., vol. II, pp. 187, 229). Ma ciò richiederebbe più lungo discorso. Parmi, del resto, che la paresi motoria, asserita dal Patrizi (p. 149), mal possa accordarsi col vagabondaggio.

416.  Catalogo cit., p. 11.

417.  Epistol., vol. I, p. 241.

418.  «Poetry, in a general sense, may be defined to be the expression of the imagination». A Defence of Poetry, in principio.

419.  Lett. 27 novembre 1818; 19 febbrajo 1819; 20 marzo 1820; Epistol., vol. I, pp. 150, 174-5, 260.

420.  Andrea Chénier s'era contentato di dire:

Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.

E il Pindemonte raccomandava al Foscolo:

antica l'arte

Onde vibri il tuo stral, ma non antico

Sia l'oggetto in cui miri.

421.  Lett. al Giordani, 13 luglio 1821; Epistol., vol. I, pp. 339-40.

422.  Lett. 21 maggio 1819; Epistol., vol. I, p. 201.

423.  Lett. a Venanzio Broglio, 21 agosto 1819, e al Brighenti, 28 maggio 1821; Epistol., vol. I, pp. 233, 334.

424.  Opere inedite, vol. 11, p. 371.

425.  Lett. al Vieusseux, 21 gennajo 1832; Epistol., vol. II, p. 454.

426.  Opere inedite, vol. II, pp. 369-70, 374.

427.  Lett. al Giordani, 24 luglio 1828; Epistol., vol. II, p. 316.

428.  Lett. al Puccinotti, 5 giugno 1826; Epistol., vol. II, p. 142. Il Leopardi stesso disse di amare «per inclinazione di natura con certa parzialità la poesia»; ma ebbe in conto di «bene meschino letterato quegli che non sapesse scrivere altro che versi». Lett. al Giordani, 30 maggio 1817; Epistol., vol. I, pp. 73-4.

429.  Il De Sanctis (Studio su Giacomo Leopardi, 2ª ediz., Napoli. 1894, pagine 182-3) parla di questi disegni leopardiani di letteratura civile e patriottica, ma attinenze col romanticismo non ne rileva. Parmi anzi ch'egli giudichi un po' troppo alla lesta quando dice (p. 244): «Leopardi avea comune con tutti i letterati di quel tempo, massime i classici e i puristi, il disprezzo della moltitudine, l'orrore del volgare e del luogo comune. La poesia dovea essere togata e solenne, sopra alla realtà, e, come diceasi, ideale». Dai luoghi che ho riferiti, quel disprezzo delle moltitudini non appare. Riconosco di buon grado che il Leopardi non addimostra per gli umili quella tenerezza che tanto è notabile in Werther; ma gli umili, in alcune sue poesie, nella Sera del dì di festa, nella Quiete dopo la tempesta, nel Sabato del villaggio, sono ricordati con tutt'altro che con disprezzo.

430.  Lett. al Colletta, marzo 1829; Epistol., vol. II, p. 357.

431.  Lett. al Giordani, 8 agosto e 30 maggio 1817; Epistol., vol. I, pp. 89, 77. Vedi una breve nota circa i pregi rispettivi dell'una e dell'altra lingua nell'Appendice all'epistolario, p. 246.

432.  Lett. al Giordani. 20 novembre 1820; Epistol., vol. I, p. 308. Nel 1816 Carlo Giuseppe Londonio aveva, nella sua Risposta d'un Italiano ai due Discorsi di madama la baronessa De Staël-Holstein, contraddetto al consiglio che costei dava agl'Italiani di molto leggere e tradurre gli scrittori stranieri. Invano aveva giudicato il Goethe che chi conosce una lingua sola gli è come se non ne conoscesse nessuna.

433.  Lett. 25 luglio 1826; Epistol., vol. II, p. 153.

434.  Lett. al Giordani, 13 luglio 1821; Epistol., vol. I. pp. 339-40. Cfr. De Sanctis, Op. cit., pp. 341-2.

435.  Lett. al Giordani, 20 novembre 1820; Epistol., vol. I, p. 308.

436.  Dai vari pensieri, Appendice all'Epistolario, p. 248; Lettera al padre, 8 luglio (1831?); Epistol., vol. II, p. 427.

437.  Lett. 26 giugno 1832; Epistol., vol. II, p. 487.

438.  Nel Num. 61, gennajo 1826.

439.  Lett. al De Sinner, 21 giugno 1832; Epistol., vol. II, p. 485.

440.  Per tropp'altre prove è risaputo quanto fosse tenace nelle inimicizie il Tommaseo; ma questa mi sembra davvero una delle più curiose. In quel suo libretto: Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo, Firenze, 1863, del Leopardi non è ricordato neppure il nome. Oh, santa carità dei letterati, anche religiosissimi! e questo aveva scritto, tra l'altro, Bellezza e civiltà!

441.  Lett. al Melchiorri, 8 gennajo 1825; Epistol., vol. I, p. 523.

442.  L'Antologia, t. XXVIII (1827), fasc. III, p. 273. Qui si discorre dei Versi stampati in Bologna nel 1826. Lo stesso Montani lodò poi i Canti pubblicati dal Leopardi in Firenze nel 1831 (t. XLII, fasc. I, pp. 44-53). Vedi intorno al troppo dimenticato critico Memorie della vita e degli scritti di Giuseppe Montani, Capolago, 1843.

443.  Epistol., vol. II, p. 141.

444.  Lett. al Vieusseux, 15 dicembre 1828; Epistol., vol. II, p. 341.

445.  Non dovette conoscere questo passo di lettera lo Zanella, il quale s'affaticò a dimostrare che il Leopardi aveva letto il Byron, e anche lo Shelley, del quale, per altro, il Leopardi non fa parola. Vedi Percy-Bysshe Shelley e Giacomo Leopardi, nei Paralleli letterari, Verona, 1885, pp. 245 segg. In un sunto di lettura fatta dallo Zdziechowski all'Accademia delle scienze di Cracovia (La poésie de Leopardi considérée dans ses rapports avec les principaux courants littéraires en Europe; Bulletin international de l'Accadémie des sciences de Cracovie, Comptes rendus des séances de l'Année 1892), si legge che il Leopardi non imitò e non ammirò mai il Byron, ma che, ciò nondimeno, le sue prime poesie sembrano inspirate dallo stesso spirito di quello, e che il Leopardi diede la soluzione più larga dei problemi concernenti la vita posti dal Byron (?!). Questo scritterello, così largo di promesse nel titolo, è pieno d'inesattezze e di avventati giudizii. Ci si afferma, tra l'altro, che l'amor di patria fu nel Leopardi cosa effimera, dovuta ad influsso del Giordani.

446.  Nel 1832 Cesare Cantù pubblicava nell'Indicatore di Milano il suo saggio Di Vittore Hugo e del romanticismo in Francia, accompagnando molto sensatamente e molto equamente le lodi di qualche biasimo, ma invitando insomma i giovani italiani a prendere esempio dal poeta francese.

447.  L'Antologia, t. XXXV (1828), fasc. I, pp. 185-6. Nell'Antologia il Tommaseo si sottoscriveva con le iniziali K, X, Y.

448.  Dai varii pensieri; Appendice all'Epistolario, pp. 251-2. Nell'edizione bolognese del 1824 il Leopardi ristampava, rifatta in parte, la dedica al Monti. Mi par ragionevole credere che il severo giudizio sia posteriore a quell'anno.

449.  Lett. al Vieusseux. 31 dicembre 1827; Epistol., vol. II. p. 271.

450.  Epistol., vol. II. p. 241.

451.  Ibid., pp. 234-5.

452.  Manzoni e Leopardi; Nuova Antologia, vol. XXIII (1873), p. 763.

453.  Epistol., vol. II, p. 278.

454.  Ibid., p. 304.

455.  Ibid., p. 303. Per altri particolari vedi Benedettucci, Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, scritto ripubblicato nel già citato volume di C. Antona Traversi, Studj su Giacomo Leopardi. Vedi nello stesso volume un Saggio cronologico di una bibliografia del Leopardi e del Manzoni.

456.  Lett. alla sorella Paolina, 12 novembre 1827; Epistol., vol. II, p. 247. Quasi le stesse parole scriveva il poeta al Vieusseux quel medesimo giorno, ibid., p. 248.

457.  L'Oriente, tanto sfruttato da una generazione intera di romantici, appare soltanto nell'Inno ai patriarchi, con l'aranitica valle

Di pastori e di lieti ozi frequente.

458.  Cf. Marc de Montifaud, Les romantiques, Parigi, 1878, p. 3.

459.  Opere inedite cit., vol. II, p. 372.

460.  Il Pluemacher scrisse (Op. cit., p. 116): «Il Leopardi è poeta perchè ha ragion di dolersi; ma si sente che se le cose sue andassero bene, se egli potesse avere una sequela di giorni lieti, le ragioni del poetare gli verrebbero meno». E il Patrizi (Op. cit., p. 133): «L'erompere dell'anima lirica coincide in Leopardi colle prime minacce del male al suo benessere». Credo avesse piuttosto ragione il Bouchè Leclerq di scrivere (Giacomo Leopardi, sa vie et ses œuvres, Parigi. 1874, p. 168): «La nature avait fait Leopardi poète. Elle lui avait donné la sensibilité délicate et l'imagination vive dont la réunion constitue le tempérament poétique». Era già un poeta il fanciullo che con lunghi immaginosi racconti intratteneva i suoi compagni di giuoco.

461.  Chateaubriand et son groupe littéraire sous l'empire, nuova edizione, Parigi, 1872, troisième leçon, p. 114. Cf. quanto nel capitolo II fu detto della fantasia del Leopardi.

462.  A far meglio intendere ciò gioverebbe istituire un raffronto fra le Ricordanze e la Vigne et la maison, poesie di affine argomento.

463.  Qui, e il più delle volte altrove, per immagine intendo, non quella dei retori, ma quella degli psicologi, e propriamente quel residuo della percezione che può essere ravvivato nella memoria.

464.  Il Pluemacher, Op. e l. cit.

465.  Com'è noto il Gautier da prima si consacrò alla pittura, poi l'abbandonò per darsi alle lettere.

466.  Patrizi, Op. cit., p. 98. Vedi ivi stesso le osservazioni sulla sensitività cromatica del poeta.

467.  Lett. alla sorella Paolina, 19 dicembre 1825; Epistol., vol. II, p. 72.

468.  Vedi addietro a pp. 223-4.

469.  Krantz, Le pessimisme de Leopardi; Revue philosophique, anno V (1880) vol. II, p. 412 n.

470.  Epistol., vol. I, p. 408; vol. II, pp. 149. 246-7. 248. 214.

471.  Dell'Aspasia dice il poeta che appar circonfusa d'arcana voluttà. Questa denotazione è assai vaga e generica, ma pure ottiene l'effetto di suscitare il fantasma. E perchè? Perchè, commovendo direttamente in noi il senso erotico e genesiaco, e quel tutto insieme di ricordi e d'immaginazioni che gli suol far compagnia, ci suscita dentro l'immagine della donna più avvenente e più desiderabile di cui sia capace la fantasia di ciascuno di noi. Dante, che fu un visuale poetico forse insuperabile, nel più bel sonetto della Vita Nuova non descrive punto Beatrice, ma accenna soltanto ch'ella fa diventar muta ogni lingua, e dice che,

Benignamente d'umiltà vestuta,

par cosa venuta di cielo in terra, e che dà una dolcezza al core che non la può intendere chi non la prova, e che dal suo volto muove uno spirito soave pien d'amore

Che va dicendo a l'anima: sospira!

eppure, chi dopo aver letto que' quattordici versi, non riesce a vedere l'angelica forma, non so qual altro miracolo di penna o di pennello gliela potrebbe mai far vedere. Dove si nota che la pittura non può far vedere le cose se non ritraendole, e la poesia le può far vedere senza ritrarle; e ciò dovrebbero meditare coloro che credono di avvantaggiar la poesia accomodandola dei mezzi che appartengono alla pittura e privandola de' suoi proprii.

472.  La poesia suggestiva, più di quella che chiameremo espositiva o rappresentativa, richiede lettore esperimentato e colto, perchè essa non può suggerire in sostanza se non ciò ch'è già in qualche modo nell'animo nostro.

473.  Studio già citato, p. 231. Perciò ebbe giusta ragione il Mestica d'intitolare Il verismo nella poesia di Giacomo Leopardi un saggio inserito nella Nuova Antologia del 1º luglio 1880.

474.  Intorno alla sensitività termica e dolorifica del Leopardi vedi Patrizi, Op. cit., pp. 100-1.

475.  Cap. II; Prose, p. 260.