1. Stoppato, La Commedia popolare in Italia, Padova, Draghi, 1887, pag. 151.
2. Novati, Carmina medii aevi. Alla Libreria Dante in Firenze, 1883, pag. 25.
3. Ne esiste una copia anche nel cod. 1393 della comunale di Verona a c. 112-114.
4. La corrente satirica medioevale contro i villani che godeva tanto favore nella letteratura popolare, per quei frequenti e reciproci influssi che sogliono manifestarsi tra questa e la letteratura classica, ebbe dei caldi propugnatori anche tra gli scrittori classici, ed è curioso anzi il vedere come essi ricordino le lodi fatte dagli antichi all'innocenza dei rustici, per dimostrarle molto male attribuite. Così il Petrarca dopo di aver ricordato il noto passo di Virgilio (Georg., II, 473) afferma recisamente che ora la giustizia si comporterebbe in maniera ben diversa coi villani.
«De Villico malo et superbo». — «D. Villicum insolentem patior. R. Insolentem tantum, et non furem bene tecum agitur. D. Villicus malus est mihi. R. Malum fer aequanimis, villicus nisi pessimus, bonus est. D. Villicum durum aegre fero. R. Mollem delicatumque ferres aegrius, durities rusticorum epitheton est... D. Dixi dum rure gloriareris, excultos rusticos, ultimos hominum terris abeuntem iustitiam reliquisse; si unquam genus humanum revivisceret, eosdem illos puto ultimos reperturam... D. Asperrimus villicus est mihi. R. Ubi veritas dixit quod terra homini spinas et tribulos germinaret, subintelligendum fuit, et rusticos tribulis cunctis asperiores...» (Francisci Petrarchae Florentini opera omnia, Basileae, 1581. De Remediis utriusque fortunae. Liber II, Dial. LIX, pag. 153). — E lo stesso, come vedremo, fa il Maffeo Vegio.
5. Oltre che nella ventiduesima strofa dell'«Alphabeto delli Villani» contenuto nella Miscell. marciana, 2213, 5 e che sarà ripubblicato dal Novati nella continuazione al suo studio sulle Serie alfabetiche proverbiali e gli alfabeti disposti nella letteratura italiana dei primi tre secoli (V. Giorn. storico della lett. it., vol. XV, pag. 337), troviamo ripetuta l'accusa contro i villani in un sonetto satirico della seconda metà del sec. XV estratto dal Mazzoni dal cod. 243 della bibl. Universitaria di Padova, e pubblicato dal medesimo in Spigolature da manoscritti, Padova, 1893 (estr. dagli Atti e memorie dell'Accad. di Padova), pag. 6.
Ladri crudeli, porci e Farisei,
che de la sèta vi trovasti alhora
che occiser Cristo, cum li altri zudei.
e nell'ottava 72ª delle «Malitie de' villani» (V. Appendice III)
e furon quei che di lor proprie mani,
presono, et flagellorno il tuo signore
et crocifissol que perfidi cani...
Questa accusa, come molte altre, la vediamo nel m. e. diretta anche alle donne:
Donne crude falce rey
Per cui dio fu crocifisso.
V. Mario Mandalari, Rimatori napoletani del quattrocento, Caserta, Jaselli, 1885, pag. 4.
6. Thomas Wright, Anecdota literaria, a collection of short poems english, latin and french, London, Russel Smith, 1844, pag. 52, «Poems on the different classes of society», e nell'Histoire de la Caricature et du Grotesque, del medesimo, Paris, 1875, pag. 106.
7. Histoire littéraire de la France, t. XXIII, pag. 194.
8. Romania, XII, 1883, pag. 14. P. Meyer, Dit sur les vilains par Matazone di Calignano.
9. Anche nella letteratura tedesca la maggior parte delle poesie satiriche contro i rustici è ispirata dal disprezzo della classe colta verso il servo della gleba.
«Adlige und Städter gewöhnten sich, wie Freytag sagt, im Gefühle einer höheren Bildung und kunstvolleren Sitte den Landmam zu verhöhen. 'Seine ungeschlacte Esslust, plumpe Einfalt und betrügerische Pfiffigkeit werden mit endlosem Spott übergossen in Liedern, Erzählungen, Schwänken, Fastnachtsspielen.' Und auf diesem Gebiet vermochten die Angegriffenen nicht Gleiches mit Gleichem zu erwidern. Während die Preislieder der Handwerker, der Soldaten, der Studenten, der Jäger von Angehörigen dieser Stände ausgehen, haben die älteren Lobpreisungen des Bauernstandes offenbar Nichtbauern zu Verfassern». Johannes Bolte, Der Bauer im deutschen Liede, Berlin, Mayer und Müller, 1890, pag. 6.
10. Novati, Op. cit., pag. 26.
11. Cipolla, Nuove considerazioni sopra un contratto di mezzadria del sec. XV. Memoria letta nell'Accad. di Agricolt., Arti e Commercio di Verona il 28 giugno 1891. Per lo studio delle fonti vedi F. Schupfer, Manuale di storia del Diritto romano, Città di Castello, Lapi, 1892, pag. 339. Per la Francia ricorderemo il bel lavoro di L. Delisle, Études sur la condition de la classe agricole et de l'agricolture en Normandie au m. â., di cui fece una lunga recensione il Biot nel Journal des Savants, 1851, ripubblicata poi nei Mélanges scientifiques et littéraires, Paris, 1858, t. III, pag. 163.
12. Enrico Poggi, Cenni storici delle leggi sull'agricoltura dai tempi romani fino ai nostri, Firenze, Le Monnier, 1845, t. II, periodo IV, pag. 141 e seg.
13. Cibrario, Della economia politica nel m. e., Torino, Fontana, 1841, t. I, pag. 261.
14. Statuta populi et communis Florentiae, etc., collecta anno MCCCCXV, t. I, pag. 254. Vedi anche gli Statuti del comune di Ravenna editi dal Can. A. Tarlazzi (Serie 1ª dei monumenti istorici pertinenti alla provincia di Romagna), Ravenna, Calderini, 1886, pag. 110 e 116. Sulle condizioni che nell'Italia superiore s'imponevano ai villani nel secolo XIV per divenire cittadini, vedi A. Gloria, Della agricoltura nel Padovano, Padova, 1851-55. Vol. II, parte I, cap. XXVII e XXXVI.
15. Poggi, Op. cit., pag. 141-210.
16. Statuta... Florentiae... Rubrica XXXVI. De augumento poenarum contra comitatinos offendentes cives. Negli Statuti di Ravenna (Op. cit., pag. 159) i rustici erano multati del quadruplo della pena comminata ai cittadini; e nel capo XXVI degli Statuti dell'arte della seta compilati a Siena nel 1513, si legge: «se alcuno cittadino offendesse alcuno contadino od altra vile persona, sia condannato in la metà della pena solamente».
17. Perrens, Histoire de Florence, Paris, Hachette, 1877, t. III, pag. 302.
18. D'Ancona, Origini del Teatro italiano, Torino, Loescher, 1891, vol. I, libro II, pag. 547.
19. È un opuscolo in-4 pic. car. rom. di fogli 4 non num. che si trova nella Miscellanea marciana, 2183, 9. Nel primo foglio, dopo il titolo, vi è una silografia di carattere fiorentino rappresentante tre villani che attendono a lavori campestri; poi: In Perugia, Fiorenza, Bologna et di nuovo in Trevigi, appresso Angelo Righettini, 1624. Ci fu comunicato dal prof. Vittorio Rossi.
20. Nella «Frottola di due Contadini, Beco e Nanni» (Palermo, Manoscritti Palatini, II, 584-86).
Nanni dice:
E' non si vuol trattar gli osti altrimenti,
I' vorrei vederlo, ve, Beco, traspare.
No' lavoriamo all'acqua, a' caldi, a' venti,
E lor si stanno al fresco a meriggiare.
21. V. Mario Menghini, Canzoni antiche del popolo italiano, vol. 1º, fascicolo 6º.
22. Composizione di G. Pestelli, Firenze, Salani, 1888. — Vedi anche il Contrasto curioso fra il Padrone e il Contadino che vuol mangiare a tutti i costi! di Giovanni Fantoni, Firenze, Salani, 1888.
Il Batines, Bibliografia delle antiche rappresentazioni italiane sacre e profane, Firenze, 1852, pag. 81, ricorda un «Contrasto del Cittadino e del Contadino» del sec. XVI, stampato in Siena, e il Brunet, Manuel du Libraire, vol. 1º, col. 1569, ricorda una «Altercatione overo Dialogo composto dal Magnifico Lorenzo di Piero di Cosimo de' Medici, nel quale si disputa tra el cittadino el pastore». Edizione del sec. XVI, di venti fogli pic. in-8 s. n. V. D'Ancona, Op. cit., II, 343.
23. Alcuni di questi contrasti sono ricordati dal Torraca, Reliquie viventi del dramma sacro nel Napoletano in Giorn. di Filologia Romanza, IV, 8.
24. Bianchi Giulio, La proprietà fondiaria e le classi rurali nel medio evo, Pisa, Spoerri, 1891, capitolo III (Vedine recensione in Rivista di Scienze giuridiche, marzo 1892).
25. Alcius Ledieu, Les Vilains dans les œuvres des Trouvères (VIII volume della Collection internationale de La Tradition), Paris, Maisonneuve, 1890, pag. 31.
26. Nei primi secoli del medio-evo la parola «villano» serviva a distinguere una classe speciale dei lavoratori del suolo; verso il secolo XIIº servì a designare in generale tutta la classe dei rustici e degli artigiani del contado; quando poi incominciò a colpirli la satira, la parola «villano» venne usata sempre in contrapposizione a «courtois» che serviva a designare la classe nobile. In quest'ultimo senso l'usa appunto Matazone da Calignano:
Però che in vilania,
Non vose aver compagnia
Se no da gli cortexi
Da cui bontà imprexi.
e nel medesimo senso la troviamo usata nel Roman de la Rose di G. de Lorris et Jean de Meun, Amsterdam, Bernard, 1735:
t. I, verso 1956 Si me baiseras en la bouche
A qui nul villain horns ne touche,
Je ne laisse mye attouchier
Chascun villain, chascun bouchier,
Mais doit estre courtois et frans,
Celluy du quel l'hommage prens.
» » 3785 Villain qui est Courtois c'est rage.
come pure in più luoghi del De Babilonia civitate infernali di frate Giacomino da Verona. Più tardi invece prese il significato di homme de mauvaise vie; così nel Dit de la Rose di Christine de Pisan (V. Société des anciens textes français) Œuvres poétiques de Christine de Pisan publiées par Maurice Roy, Paris, 1891, t. II, Le dit de la Rose, pag. 39, v. 336:
J'appelle villains ceulz qui font
Villenies, qui les deffont,
Je n'entens pas par bas lignage
Le vilain, mais par vil courage.
così pure negli ultimi versi dell'Enseignement à preudomme
Nus qui bien face, n'est vilains:
Mès de vilonie est toz plains
Haus hom qui laide vie maine:
Nus n'est vilains, s'il ne vilaine.
Vedi pure: Novati, Le serie alfabetiche proverbiali, in Giorn. storico della Lett. ital., XVIII, serie 2ª. Sul significato della parola in Francia vedi: Leymarie, Histoire des Paysans en France, Paris, Guillaumin et C., 1856, tomo I, pag. 287. Egli ricorda alcuni versi del Roman de Rou in cui è fatta distinzione tra «vilains» e «païsans»:
verso 2825 Chevaliers et borges, vilains et païsans
» 2985 De granz haches i fierent vilains et païsans.
» 5979 Li païsan e li vilain.
Cil del boscage e cil del plain.
Vedi anche Lenient, La satire en France au moyen-âge, Paris, Hachette, 1875, pag. 119, e Mario Mandalari, Op. cit., pag. 24:
Non è sulo gentilomo
Quillo che nasse gentile
Non le basta avere lo nomo
Sili facte soy so vile.
27. L'estrema miseria in cui la classe dei lavoratori del suolo si trovava nel medio-evo spingeva molte volte anche i villani liberi a vendersi a qualche signore per non morire di fame; il Blancard, Documents inédits sur le commerce de Marseille au moyen-âge, Marseille, 1884-85, pag. LX, ricorda, tra i contratti commerciali del secolo decimoterzo, la formola di un contratto con cui un villano vende sè ed i figli: «Ego, a fame et penuria inennarabili cohactus vendo, trado tibi tali et tuis heredibus, in perpetuum, personam et filiorum ad servitutis jugum, et dissiplinandum, tenendum et imperandum.....».
28. Vedi Archivio storico italiano, tomo II. — A. Sozzini, Diario delle cose avvenute in Siena dai 20 luglio 1550 ai 28 giugno 1555. Vi è narrata la guerra sostenuta dai Sanesi per cacciare dalla città la guardia spagnuola, chiamatavi da Don Ferrante Gonzaga, pag. 186: «Alli 15 detto (Marzo 1553) essendo stata abbandonata da' nemici la torre della Talfe, vi si riducevano circa venti villani per potar le vigne circonvicine. La mattina a buon'ora vi andorno li nimici con fanti e cavalli, e la ripresero e li fecero tutti prigioni; de' quali ne capporno tre e diecesette ne strozzorno e gli lasciorno tutti sotto una quercia ignudi intorno al pedone (dell'albero): il che dette grandissimo terrore agli altri villani».
29. Ibidem, pag. 326, ottobre 1554.
30. Ibid., pag. 299, settembre 1554. «Il governo creò un magistrato di quattro cittadini, per distribuzione di Monte, sopra il mandar fuori le bocche disutili: e per essi fu mandato pubblico bando che chi aveva in casa contadini o lor famiglie rifuggite, gli dovesse aver mandati fuori della città in fra tre giorni, sotto gravissima pena: per il che ne uscirno dalla città assai, con buona scorta di soldati».
31. «Alli 29 detto (marzo 1555) si partirono alcuni contadini compresi nel precetto delle bocche disutili; ed essendo poco lontani dalla città furono presi dagli Imperiali; e tagliatoli il naso e li orecchi, li rimandorno dentro nella città». Vedi anche la Profezia sulla guerra di Siena, Stanze del Perella accademico Rozzo, edite da L. Banchi (Scelta di curiosità letterarie, dispensa XCI) Bologna, Romagnoli, 1868, pag. 10, e le Stanze del Nini a Don Ferrante, ibid., pag. 37:
Strofa XIIIª Evvi certi paesi ruvinati
Ch'altro non ci è rimasto che letame;
E' povar contadin ci son restati
Per lagorare e muoionsi di fame».
e L. Frati, Un'Egloga rusticale del 1508 in Giorn. storico della lett. it., XX; due contadini lamentano la loro triste condizione:
Polo. L'uno ne sforza, e l'altro poi ne invola
E missi e bariselli et exacturi,
Ne' se po' dire una sola parola.
Tonio. O Pol, o Pol, se ancor dieci anni duri,
Serem costretti arar como li boi
Et a caval portar sti tradituri.
In un noto contrasto pubblicato dal Menghini, un villano fa questa descrizione della propria miseria:
. . . . . . . . . .
son senza pan e vin
ne letto ne litiera
e nho se non la spiera
Della chasa,
Ho vendu luua in frasca
& el formento in herba
per me più non si serba
se non el marz'hospedal
(M. Menghini, Canzoni antiche del popolo italiano, riprodotte secondo le vecchie stampe. Roma, 1891, vol. 1º, fascicolo VI, pag. 134).
32. Vedi il «Pater noster dei contadini Lombardi» e il «Pater noster delli Villani» pubblicati dal Novati in Giornale di Filologia Romanza, luglio 1879, e in Studi critici e letterari, Torino, Loescher, 1889, pag. 175, La parodia sacra nelle letterature moderne; il Novati ricorda molti altri lamenti consimili francesi e tedeschi.
33. Questi ultimi versi sono citati anche dal Novati, Carmina m. e., pag. 29; dovendo esser presto ripubblicato, come abbiamo già detto, non ci fermiamo a parlare più oltre di questo Alfabeto satirico contro i Villani. Solo ricorderemo come nella Biblioteca Trivulziana esista una stampa dell'orazione ricordata nella prima terzina dell'Alfabeto: La sancta croce che se insegna alli putti in terza rima ed è unita all'Alfabeto nel quale si trovano li errori che regnano nel mondo a questi tempi s. d. in fine: Per il Binali, sul campo de San Stephano.
34. Vol. miscellaneo S. B. V., VII, 14. Raccolta di Bosinate cd altre poesie in dialetto milanese e della campagna. Di questa raccolta di Bosinate, che, a quanto afferma il Tosi, fu donata da Francesco Cherubini all'Ambrosiana, diede notizie ed estratti G. De Castro, nella Storia della Poesia popolare milanese, Milano, Brigola, 1879, pag. 120 e sgg.
35. Vedi per le condizioni nel medio-evo delle popolazioni rurali nel mezzogiorno d'Italia: Diego Orlando, Il feudalesimo in Sicilia, Palermo, Lao, 1847.
36. Les œuvres de Maistre Alain Chartier, Paris par maistre P. Vidone, 1529, pag. 402. Il Wright, Histoire de la caricature, pag. 320, ricorda una caricatura del sec. XVI, in cui si accenna all'oppressione del terzo stato.
37. Leymarie, Op. cit., pag. 621.
38. Per l'Italia vedi Muratori, Rerum it. script., XX, col. 907. Corio, Storia di Milano, vol. II, pag. 325. Cibrario, Op. cit., vol. I, pag. 132-141.
39. Lenient, Op. cit., pag. 11.
40. Bolte, Op. cit. Vedi a pag. 119: Verzeichnis von Liedern über den Bauernstand, e particolarmente i Bauernklagen, nº 52-69, e i Contrasti tra il Contadino e il Soldato, 70-80. Diamo qui due strofe del Contrasto tra il Villano e il Soldato, pag. 41:
Soldat.
3. Wilt du Bawr mif Güte nicht,
So lauff ich dir ins Hauss
Und hole heraus, was mir gebricht,
Schlage dir die Fenster aus;
Rinder, Ochsen, Schafe, Pferde und Küh,
Die nehme ich und verkauffe sie
Für mich,
Und lebe also täglich im Sauss,
Sehe mit fettem Maul zum Fenster auss
Lustig.
Bawr.
6. Krieg ich dich aber einmahl allein,
So schlag ich dich zu Todt,
Mein Nachbarn mir behülfflich seyn,
Du kriegst die schwere Noth
Und kömpst zu letzt auff Galgen und Radt,
Alssdan dein Leben ein Ende hat.
Schmertzlich,
Hast uns Bawren vexirt genug,
Zu letzt Kömpst du in Nobis-Krug
Endtlich.
Soldat.
15. Wann alles ist auff und verzehrt,
Ziehe ich in ein frisch Landt,
Und du Bawer must betteln gähn
Mit einem Stab in der Handt;
. . . . . . . . . . . . . .
Ich lasse dir Pand und Sand.
Vedi anche il Contrasto tra il Cavaliere e il Contadino pubblicato da Ludwig Uhland, Alte hoch- und nieder deutsche Volkslieder, Stuttgart, 1881, pag. 255.
41. Questa poesia satirica contro i villani deve aver goduto una grande popolarità, perchè l'origine ridicolissima e molto umile attribuita ad essi, è spesso ripetuta dai loro detrattori; certamente il Folengo, che tanto copiosamente attinse alla tradizione popolare, ricordava la «ragione» del cantastorie pavese, perchè nell'Orlandino [capo V, strofe 57-58] accorda ai villani la stessa origine:
Passava Giove per un gran villaggio
Con Panno, con Priapo e Imeneo,
Trovan che un asinello in del rivaggio
Molte pallotte del suo sterco feo.
Disse Priapo: questo è gran dannaggio:
Tu, Domine, fac homines ex eo.
Surge, villane, disse Giove allora
E il villan di quei stronzi salta fora.
Ed in quel punto istesso quanti pani
Fur di letame o d'asino o di bove,
Insurrexerunt totidem villani
Per tutto il mondo a far delle sue prove;
Cioè pronte in rubar aver le mani
E maledire il ciel, quando non piove,
Esser fallaci, traditor maligni
Di foco e forca per soi mirti digni.
Una origine simile è attribuita nella tradizione popolare ai Friulani; vedi Bernoni, Tradizioni popolari veneziane, Venezia, 1875, puntata 1ª, pag. 8: «Come xe nata la nazion dei Furlani». «Un giorno San Pietro, andando a spasso col Signore, lo prega, dacchè ha creato tante nazioni, di fare anche quella dei Friulani; il Signore gli osserva che i Friulani saranno cattivi e bestemmiatori, e per dimostrarlo, discende da cavallo e col piede tocca dello sterco di cane, da cui salta fuori un Friulano: Pofardio (el dise sto furlan) so' qua ancia io'». «Astu visto, el Signor alora ghe dise a San Piero, se xe vero che i biastema? Ben, za che i ghe xe, che i ghe staga anca lori. E cussì xe nata la nazion de' Furlani».
42. L'asino, che nella favola è sempre l'oggetto dello scherno e dei sorprusi degli animali forti e prepotenti (negli Animali parlanti del Casti, per un intento satirico speciale, è innalzato alla dignità di precettore del principe ereditario) si trova spesso nella satira accomunato col villano; il Folengo nell'Orlandino [cap. II, strofa 29] li dice cugini, forse anche qui ricordando le parole di Matazone:
Vedestu mai qualche poltron villano
Poltron s'appella di suo proprio nome,
Discalzo cavalcar il suo germano
L'asino dico, a mezzo inverno, come
Spesso mena le gambe, quale insano
Acciò di borea il spirto nol dome.
Nel Catorcio d'Anghiari di Federico Nomi è narrato [canto VII, pag. 103] lo strano connubio di un asino con una villana, da cui nasce il mostro Miccione, mezzo uomo e mezzo asino, che diventa poi marito della villana Sandra:
Dicono che una donna empia ignorante
Come sono d'ordinario le villane,
Sprezzando altiera ogni altro caldo amante
Per un somier sentì voglie ben strane...
e nel Nuovo Thesoro de' Proverbji italiani di Buoni Thomaso, Venetia, 1604, pag. 372: «L'asino è un animale tutto pigro, tutto ostinato, tutto pieno di villania, degno della villa... accompagnato sempre da buon bastone, et la sua guida è un villano pur anco egli voto d'ogni discretione...». Sull'asino nella leggenda ha parlato il Finzi nel noto opuscolo; lo Straparola, Le tredici piacevolissime notti, Venetia, Zanetti, 1604 (notte X, nov. 2) ci raffigura l'asino che riesce coll'astuzia vincitore nella lotta impegnata col leone.
43. Fu pubblicato da F. Michel, Paris, 1833, e da A. Jubinal, Des XXIII Manières des vilains, pièce du XIIIe siècle, accompagnée d'une traduction en regard, suivie d'un commentaire par Eloi Johanneau, Paris, 1834.
44. Questa parodia delle Litanie è uno dei più caratteristici componimenti che abbia prodotto l'irriverente vena satirica-parodica nel medio-evo, ed appartiene a quel genere speciale di produzioni «farsite», cioè composte di volgare alternato colle parole del testo sacro, a cui appartengono pure i «Pater noster» satirici contro i villani. Vedi sulla parodia sacra nelle letterature moderne lo studio già ricordato del Novati negli: Studi critici e letterari, Torino, Loescher, 1875, pag. 175. Molto più recente è la parodia delle Litanie contenuta nel Catéchisme à l'usage des grandes filles qui souhaitent se marier (Bibliographie des ouvrages relatifs à l'amour, aux femmes, au mariage, et de livres facétieux par M. Le C. D'I***, Turin-Londres, 1871, vol. II, pag. 141):
Kyrie, je voudrais
Christe, être mariée
Kyrie, je prie tous les Saints
Christe, que ce soit demain
. . . . . . . . . . . .
45. Veramente bizzarra è l'enumerazione dei mali che si invocano da Dio sui villani, e si potrebbe comparare a quella non meno bizzarra della Lauda de l'infirmità di Iacopone da Todi:
O Signor per cortesia
mandame la malsania
a me la freve quartana
la continua e la terzana
la doppia cottidiana
colla grande idropesia
a me venga mal de dente
mal de capo mal de ventre
a lo stomaco dolor pungente ecc.
46. Wright, Op. cit., pag. 53: Des vilains. Vedi anche il fabliau: «Le pet au vilain» di Rutebeuf (Montaiglon et Raynaud, Recueil des Fabliaux, III, 68).
47. Wright, Op. cit., pag. 49: Satire on the men of Stokton, satira politica contro i servi del monastero di Stockton (contea di Durham); vedi pure dello stesso, Histoire de la Caricature et du Grotesque, pag. 162-163.
48. Nell'«oremus» dell'Officium lusorum è detto: «Omnipotens sempiterne deus, qui inter rusticos et clericos magnam discordiam seminasti, praesta, quaesumus, de laboribus eorum vivere, de mulieribus ipsorum vero... semper gaudere». Bartoli, Storia della lett. it., vol. I, pag. 285, nota 3. E l'autore del fabliau «De Gombert et des II Clercs» dopo di aver narrato il brutto tiro giuocato ad un villano da due chierici che egli aveva ospitati, consiglia ironicamente i mariti a negare l'ospitalità ai chierici.
49. Jubinal, Jongleurs et trouvères, Paris, Merklein, 1835, pag. 107.
50. Nel Catalogue de la Bibliothèque de M. Libri, Paria 1847, è fatto risalire al 1470 circa; questo Contrasto è ricordato anche dal D'Ancona, Op. cit., vol. II, pag. 561, e dal Brunet, Manuel du Libraire, pag. 203, che ripete la data sopradetta.
51. Esiste manoscritto nel cod. 443 del sec. XV, della Regia Biblioteca di Monaco di Baviera, fol. 160, nel quale fa seguito alla novella «De uxore cerdonis a presbytero compressa». Vedi Halm et Laubmann, Catalogus codicum latinorum bibl. regiae monacensis, Monachii, 1868. La stessa biblioteca ne possiede pure una rarissima stampa [s. a. 126] adesp. 4 fogli non numerati, s. d. n. l. (cm. 20 × 14), car. rom. con segnature rosse nei fogli 1 r. 2 r. 3 r., che noi abbiamo potuto vedere qui per la cortesia di quel Bibliotecario, Dr Enrico Simonsfeld, al quale rinnoviamo i nostri cordiali ringraziamenti.
52. Questo Contrasto è sempre menzionato col titolo di «Altricatio» invece di «Altercatio»; ignoriamo se l'edizione di cui noi parliamo sia quella descritta nel Catalogo Libri e nel Repertorium Bibliographicum dell'Hain, ma essa certamente non è posteriore all'anno 1470, da quanto appare dalle particolarità tipografiche.
53. Anche nella Disputatio Mundi et Religionis il Papa è chiamato a pronunziare la sentenza. V. D'Ancona, Op. cit., II, pag. 549, nota 1.
54. Nelle commedie rusticali dei Rozzi sono frequentissimi questi Contrasti, particolarmente del «Villano» e dell'«Oste» (padrone) dinanzi al giudice.
55. Nella strofa VIII è detto di essi:
Sunt a rure rusticani
et a villa sunt villani.
Ciò contrasta con quanto abbiamo notato più addietro, e dimostra come la corrente satirica contro i villani tendesse ad unire il concetto delle loro rozze maniere con quello del loro vivere lontano dalla vita civile; così nel Flabel d'Aloul la moglie del villano grida:
Bien vous noma à droit vilain
Cil qui premiers noma vo non
Par devit avez vilain à non
Quar vilain vient de vilonie.
Montaiglon et Raynaud, Recueil des Fabliaux, vol. III, 26; e in quel violento sonetto del Pucci, contro i villani, ricordato dal Novati:
Cristo abbia l'alme di quelle persone
Che chiamar prima il Contadin Villano
E poi facciasi allegro, grasso e sano
Quanto quel detto è posto con ragione.
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Sonetti del Burchiello, del Bellincioni e d'altri poeti fiorentini alla Burchiellesca, Londra, 1757, pag. 214.
56. Wright, Histoire de la Caricature et du Grotesque pag. 121-128. Si ricordi anche il fabliau Des chevaliers, des clercs et des vilains. Due cavalieri giungono, cammin facendo, in un luogo delizioso, e la vista incantevole strappa loro questa esclamazione: «Oh! se avessimo qui delle vivande delicate e dei vini generosi!» Due chierici, giunti nel medesimo luogo, esclamano: «Quanto saremmo felici di avere al nostro fianco in questo paradiso terrestre la nostra dama!» Da ultimo arrivano due villani sui quali la bellezza della natura non fa alcun effetto, e sulle loro azioni è bene non insistere. La satira sta intieramente nel duro contrasto tra i sentimenti delle due prime classi e il ributtante contegno della più spregiata, quella dei villani; la parte più poetica è qui riservata ai «clercs», a cui appartiene senza dubbio l'autore del fabliau.
57. Poésies inédites du moyen-âge, Paris, Franck, 1854, pag. 317.
58. Ibidem, pag. 341. — Nella stessa raccolta del Du Méril appartiene pure alla satira contro il «Villano» il poemetto De Paulino et Polla del giudice venusino Richardus, e che giustamente dal Du Méril è detto «uno dei saggi meno imperfetti della letteratura drammatica anteriore al Rinascimento». L'argomento del poemetto ci è esposto dall'autore nei seguenti versi:
Materiam nostri, quisquis vis, nosce libelli,
haec est: Paulino nubere Polla petit,
Ambo senes; tractat horum sponsalia Fulco».
Questo comicissimo soggetto è trattato con molto brio dall'autore, che certamente ha voluto dipinger sè stesso nel Fulcone che fe incaricato dalla vecchia, innamorata di Paolino, di concludere il matrimonio; Fulcone le domanda quale dote porti al futuro sposo:
Alveoli veteres non melle carere feruntur
tu quoque denarios, ut meditamur, habes,
e le fa un'umoristica apologia della potenza dell'oro. La vecchia, poco lusingata da questo complimento, si decide a malincuore a fare l'enumerazione dei beni da lei posseduti:
Septem gallinas cum gallo quae generare
non cessant. . . . . . . . .
Notiamo qui che nel vol. miscell. S. B. V. VII. 14 dell'Ambrosiana si legge pure un'altra comica descrizione del corredo nuziale di una villana: Nova | Cipolata | in lingua rustica | Dove si tratta di Maritare Suanina, et tutto | quello se gli vuol dare per Dotta, Milano, Pandolfo Malatesta, 1616.
Fulcone cerca di persuadere Paolino a sposare la vecchia, ma Paolino si scaglia contro le donne, causa di tutti i mali, e siccome Polla è una villana, ecco come dipinge la classe dei rustici:
In toto mundo vix peior bestia vivit,
reptilibus cunctis vilior ipse manet.
Tam mala res usquam puto quod non inveniatur.
Aera cum flatu, corpore fœdat humum
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Non homo sed pecus est qui non perpendit honorem
est ideo fatuus quisquis honorat eum.
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Non precibus, sed verberibus, terrore minisque
rusticus assiduis aggrediendus erit.
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Esse reus mortis deberet quisquis honorat
villanum, et titulis intitulare studet.
59. Jubinal A., Nouveau recueil de contes, dits, fabliaux et autres pièces inédites des XIIIe, XIVe et XVe siecle, Paris, 1839, vol. I, pag. 181.
60. Confronta queste accuse con quelle lanciate contro i villani nel Libro de Alexandre, strofa 1665:
Lauradores non quieren derechamientre dezmar
Amanse unos a otros escarnios se buscar:
Buscan so dia negro quando estan de vagar
Suel mucha cobdicia entrellos entrar.
Sanchez, Poetas castellanos anteriores al siglo XV, Madrid, 1864. Il Meyer [Romania, IV, 385] ricorda alcuni altri componimenti di questo genere; nel frammento di poema sopra le classi sociali da lui pubblicato, vengono primi nell'enumerazione:
li clers qui les corunes unt
i quali devono pregare per i laici, poi vengono i cavalieri che devono difendere il paese dagli infedeli, e da ultimo i villani:
Puis establi le vilain
Pur gaanier as altres pain;
questa divisione è ripetuta nel Des Putains et des Lecheors; Wright, Op. cit., pag. 60:
Quant Déex ot estoré le monde,
. . . . . . . . . . . . . .
Trois ordres establi de genz,
. . . . . . . . . . . . . .
Clers et chevaliers, laboranz.
Lès chevaliers toz asena
As tenes, et as clers dona
Les aumosnes et les dimages;
Puis asena les laborages
As laboranz, por laborer.
E nella «Consultatio sacerdotum», Wright, Latins poems..., p. 179 (citato dal Bédier, Les Fabliaux, Paris, Bouillon, 1893, pag. 361):
Laborare rusticos, milites pugnare
Iussit, ac praecipue clericos amare.
Vedi pure Li Mariages des Filles au Diable, Jubinal, Op. cit., pag. 283 e Les Œuvres facétieuses de Noël du Fail, Paris, 1874, tom. I, pag. 7-10.