202. Op. cit., parte II, cap. I.
203. Sulla tanto dibattuta questione dell'origine del nome di Arlecchino vedansi gli studi del D'Ancona, Varietà storiche e lett., Milano, Treves, 1885, parte II, pag. 290, e di G. Raynaud, La Mesnie Hellequin negli Études Romanes, Paris, Bouillon, 1891, pag. 64.
204. Michele Scherillo, La Commedia dell'Arte in Italia, Torino, Loescher, 1884, pag. 53 e seg.
205. Corriere di Napoli, settembre 1893, nº 245 e 247. Vedi pure dello stesso: I Teatri di Napoli, sec. XV-XVIII, Napoli, Pierro, 1891, pag. 688.
206. Geschichte des Grotesk-Komischen, Leipzig, Werl, 1862, pag. 30.
207. Masques et Bouffons, Paris, 1860, t. I, pag. 75.
208. Memorie del Sig. Carlo Goldoni, scritte da lui medesimo, Venezia, 1788, t. II, cap. XXIV, pag. 186 e seg.
209. Le parole del Flögel sono pure ripetute nel noto raffazzonamento del Nick, Die Hof-und Wolks-Narren, Stuttgart, 1861, t. II, pag. 90.
210. Benedetto Croce, Op. cit.
211. Pierre Toldo, Figaro et ses origines, Milan, Dumolard, 1893.
212. Il Quadrio, Op. cit., libr. I, pag. 193, ritiene pure che gli Zanni abbiano un'origine relativamente recente: «E generalmente, per concitare le risa, si sono dagli Italiani introdotti nella Commedia gli Zanni, che quante parole dicono, tante malamente difformano e sconciano, sghignazzando intanto per sì fatti spropositi gli spettatori».
213. Agresti, Op. cit., pag. 82.
214. E. Lovarini, Un allegro convito di studenti a Padova. Epistola (Nozze Sagaria-Bottesini), Padova, Crescini, 1889, pag. 7.
215. Propugnatore, Nuova Serie, vol. I, parte I, pag. 291.
216. Giorn. Storico, XX.
217. Tutte le opere del Famosissimo Ruzante, Vicenza, 1584.
218. A pag. 231 della stessa opera trovansi nella «Zagni che fa tutte le parti in Commedia» alcune notizie interessanti sui vari personaggi della Commedia dell'Arte.
219. Testi antichi modenesi dal sec. XIV alla metà del sec. XVIII editi da F. L. Pullé (Scelta di Curiosità lett., Romagnoli, disp. CCXLII), pag. LXIX e seg.
220. Poesie pastorali e rusticali raccolte ed illustrate con note dal Dr Giulio Ferrario, Milano, 1808, pag. 348.
221. Ferrario, Op. cit., pag. 409.
222. A. D'Ancona, Origini del Teatro, Torino, Loescher, 1891, volume I, pag. 547 e seg.
223. Stoppato, Op. cit., pag. 89-127.
224. Curzio Mazzi, La Congrega dei Rozzi di Siena nel sec. XVI, Firenze, Le-Monnier, 1882, vol. I, pag. 289 e seg.
225. D'Ancona, Op. cit., vol. I, pag. 60.
226. Lenient, Op. cit., pag. 322.
227. E. Picot, La sottie en France, in Romania, VII, pag. 236. Vedi pure Marius Sepet, Observations sur le Jeu de la Feuillée d'Adam de la Halle negli Études Romanes, Paris, Bouillon, 1891, pag. 69.
228. Bruno Cotronei, Le Farse di G. G. Alione, Reggio Calabria, Siclari, 1889.
229. A. D'Ancona, Il Teatro mantovano nel sec. XVI, in Giorn. St., V, pag. 27; F. Torraca, Studi di Storia lett. napoletana, Livorno, Vigo, 1884, pag. 271; Giorn. Stor., X, pag. 177; Camerini, I Precursori del Goldoni, pag. 180.
230. Il D'Ancona (Op. cit., vol. I, pag. 600), ricorda come «ultima immagine delle feste popolari, onde celebravasi il Natale, e della parte che riserbavasi in esse a' pastori» l'uso dei pifferari abruzzesi la vigilia di Natale di andar suonando colle cornamuse alle Madonne di Roma; assai più importante come attestazione del perdurare della Sacra Rappresentazione nei giorni nostri è il trovare, specialmente nel Piemonte, riprodotta nelle feste del Natale assai fedelmente la Sacra Rappresentazione della Natività. Non è qui il luogo di stabilire un confronto minuzioso tra l'antica e la recente Rappresentazione, solo ci preme di rilevare come si sia perfettamente conservata anche ai giorni nostri la satira contro i villani che vi hanno parte come comico intermezzo; e diciamo villani, anzichè pastori, perchè chi voglia studiare attentamente il carattere di Nencio, Bobi e Randello dell'antica Rappresentazione, e il pastore Gelindo della Rappresentazione odierna, può capacitarsi che i costumi loro attribuiti si addicono meglio ai villani che ai pastori. Fra le molte stampe che conosciamo di queste riproduzioni della Natività, nota ai giorni nostri sotto il nome di Pastore Gelindo, ricorderemo la seguente: La Natività di nostro Signore Gesù Cristo e la strage degli Innocenti, Rappr. sacra, Novara, 1839. Vi abbiamo l'Angelo che fa il prologo: nel primo atto Gelindo, che parla in dialetto rustico piemontese, dovendo partire per Betlemme per il censimento, fa alla moglie Alinda mille ridicole raccomandazioni: avendo incontrato S. Giuseppe e la Madonna che egli non conosce, fa a S. Giuseppe mille complimenti sul suo buon gusto nella scelta della moglie, e canta alla Madonna uno «stranot». Nel secondo atto, Gelindo ritornato a casa e sentita la visione avuta dai pastori, li conduce a Betlemme; anche qui prima della partenza i pastori si mettono a mangiare, e succede una scena comica tra quelli che partono e quelli destinati a rimanere a casa: alla fine partono tutti insieme, e, giunti alla capanna, depongono ai piedi del Messia i loro umili doni. Nel quarto atto, Gelindo, ritornato in città a vendere dei latticini, ne offre ai Re Magi che egli non conosce, e si arrabbia contro alcuni monelli che lo avevano derubato della sua merce: «Ant el Sittà el bsogna peu dila, o j'è dla gran burbaja: ant el terri in son nent chsi dà a la scroccarìa...».
231. Palermo, I Manoscritti Palatini, Firenze, 1860, vol. II, pag. 435 e seg.
232. D'Ancona, Op. cit., II, 521.
233. Mazzi, Op. cit., I, cap. X.
234. Due Farse del sec. XVI riprodotte sulle antiche stampe, Bologna, Romagnoli, 1882.
235. Torraca, Op. cit., pag. 85-116.
236. Notiamo qui che nel Cod. It., XLVI della Marciana, del sec. XVII, si leggono le dieci Mascherate Rusticali di Francesco Faleri ne la Congrega de' Rozzi detto l'Abbozzato. Dedicate all'Apollinea Sughera de' Rozzi, 1666 che il Mazzi non aveva potuto vedere.
237. Mazzi, Op. cit., I, 198.
238. Mazzi, Op. cit., I, 199.
239. Anche nella Comedia pastorale di M. Bartolomeo Braida di Sommariva, Torino, 1556, un villano, che entra come comico intermezzo, è bastonato da due pastori; egli corre ad armarsi per trarne vendetta, e brava, ma i pastori ritornano e lo bastonano nuovamente. Vedi Delfino Orsi, Teatro in dialetto piemontese, Milano, 1890, vol. I.
240. Fu pubblicato per nozze Caravelli-Mucci da R. Boninsegni, Firenze, 1892. Anche ai giorni nostri è ripetuta molto spesso la satira contro il villano in questi componimenti; ricorderemo la farsa Villan che s'inurba del Can. Egidio Cattaneo, San Benigno Canavese, 1887.
241. Il Teatro delle Favole rappresentative overo la Ricreatione Comica Boscareccia e Tragica, divisa in cinquanta giornate composte da Flaminio Scala, Venetia, 1611, giorn. XLII, e XL.
242. Stoppato, Op. cit., pag. 133-150.
243. Gaspary, Storia della Lett. Ital., II, parte II, pag. 278.
244. C. Verzone, Le rime burlesche di A. Grazzini detto il Lasca, Firenze, Sansoni, 1882, pag. 296: Sopra l'andare a vedere le Commedie del Zanni. Vedi anche pag. 521.
245. Rime burlesche di A. Bronzino, Venezia, 1810, pag. 19.
246. Mazzi, Op. cit., II, pag. 225. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del Bibliotecario della Comunale di Siena, signor Fortunato Donati, a cui rinnoviamo i più vivi ringraziamenti.
247. Confessiamo d'ignorare chi siano questi Ambrogini, uniti alle note maschere degli Zanni e dei Pantaloni. Nello stesso codice H, XI, 5, fogl. 205t-207, si legge un Riscatto degli Ambrogini dalle donne Ambrogine.
248. Gaspary, Op. cit., pag. 278.
249. Camerini, I Precursori del Goldoni, Milano, Sonzogno, 1872, pag. 130.
250. Basterà che ricordiamo la Calandria del Bibbiena, e la Cofanaria di F. D'Ambra.
251. La nota storiella dell'asino rubato da Pulcinella al villano, vive nella tradizione popolare; nella Trivulziana esiste una novella di M. Agnolo Piccione, L'asino mutato in frate, Omate, 1810, dove Pulcinella è sostituito da frate Taddeo. Vedi pure Archivio per le trad. pop., vol. V, pag. 205. Così nel Conte d'un Paysan qui avoit offensé son Seigneur del La Fontaine è ripetuta la scena delle varie pene scelte da Pulcinella nel primo intermezzo del Malade imaginaire di Molière, la quale ricorda alla sua volta la bastonatura del pedante Manfurio.
252. Verzone, Rime del Grazzini, ecc., pag. 521.
253. C. Dati, Op. cit., pag. 111.
254. G. Giusti, Raccolta di Proverbi toscani, pag. 172. Questo proverbio si incontra, tra l'altro, in una poesia di Pietro Jacopo de Jennaro (Mandalari, Op. cit., pag. 99):
Io conoscho tua persone
Che de schacta de villano
Che non va sencza bastone
E per prego non se fa humano...
ed è ripetuto nell'atto IV della Tancia del Buonarroti, e negli Alfabeti satirici. Nell'ott. LXXVIII del Sonaglio delle donne del Giambullari, è rivolto contro le donne:
che la bestia si doma con lo sprone
et la donna perversa col bastone.
255. Novati, Carm. m. e.; Alfabeto pubbl. dal Meyer, ecc.... La maggior parte di questi proverbi satirici contro i villani s'incontra già nelle Serie alfabetiche pubblicate dal Novati, in Giorn. St., XVIII, pag. 104 e seg., nella raccolta del Pescetti, Proverbi italiani, Venetia, Spineda, 1618, pag. 271, del Buoni, del Pasqualigo, dello Strafforello, ecc.
256. Ninni, Materiali per un Vocabolario della Lingua rusticana del Contado di Treviso, con un'aggiunta sopra le superstizioni, le credenze ed i Proverbi rusticani. Venezia, Longhi, 1892.
257. Il Pucci, nel sonetto satirico già ricordato, dice:
E come anticamente
Dice il Proverbio che per me si conta,
Che chi a villan fa ben, a Dio fa onta.
258. Dobbiamo la notizia di questa satira al prof. Vittorio Rossi.
259. Confronta l'Alphabeto delli Villani già ricordato:
. . . . . . . . . . nu martoregi,
Con un po' de sorgo se fazon del pan,
Galli, galline, oche, e polastriegi
Gli altri si magna, e [nu] con un po' de nose
Magnon di raui, come fa i porciegi.
260. Il Lasca nel Canto Carnascialesco dei Maestri di far Razzi dice pure:
Vedete questi che pe' contadini
e per la goffa gente
Son fatti solamente
che gli appiccano i putti e i mattaccini.
In un capitolo di un Senese, antecessore dei Rozzi (Mazzi, II, 243) è pure detto altrettanto.
261. F. Novati, Studi critici e letterari, Torino, 1889, pag. 175.
262. Sitzungsberichte der Philosophisch-Historichen Classe der K. Akad. der Wissenschaften, 1864, Wien, vol. XLVI, pag. 119.
263. Romania, VII, p. 44.
264. B. Biondelli, Poesie Lombarde inedite del sec. XIII, Milano, Bernardoni, 1856, pag. 11 e segg.
265. C. Lozzi, De' segni distintivi delle antiche Edizioni e Stampe (Il Bibliofilo, II, 33).
266. Giornale Storico della Lett. It., vol. I, pag. 62.
267. G. Castelli, La vita e le opere di Cecco d'Ascoli, Bologna, Zanichelli, 1892, pag. 51; V. Rossi in Giorn. St., XXI, pag. 385.
268. Nelle Rime genovesi della fine del sec. XIII e del principio del XIV pubblicate dal Lagomaggiore in Arch, glott. it., vol. II, pag. 161, ricorre spesso questo motivo; così al nº LXVII, pag. 249:
De Rustico: moto
Vilan chi monta in aoto grao
per noxer a soi vexim,
de per raxoin in la per fim
strabucar vituperao.
e al nº CXVII, pag. 286:
De Rustico ascendentem in prosperitate.
E no so cossa più dura
ni de maor prosperitae
como vilan chi de bassura
monta en gran prosperitae:
otre moo desnatura,
pin de orgoio e de peccae
. . . . . . . . . . . . .
per zo che in lui no e dritura
ni cortesia ni bontae.
Vedi anche il nº CXVIII.
269. A proposito del perdurare nella tradizione della credenza che lo Stabili fosse iniziato ai segreti dell'arte magica, accusa che l'aveva condotto sul rogo, ricorderemo, tra i molti che si conoscono, il seguente accenno nell'Amor nello specchio, commedia di G. B. Andreini, Parigi, MDCXXII, atto III, scena II, pag. 77. È il Mago che parla: «..... vi farò veder cose, che direte, questi è un Pietro d'Abano, un Cicco d'Ascoli, et uno istesso Zoroastro, inventore dell'Arte».
270. bisso = panno lino nobilissimo (Adriano Politi, Dittionario Toscano, Venetia, 1665).
271. cattivanza = tristitia (Politi, Op. cit.).
272. menar la danza = significa anche: esser primo in un negozio.
273. Tifi Odasi dice di Paolo nella nota Maccheronea:
Ad stringam semper poteris catare botazum.
274. chiavarina = spetie d'arme in asta (Politi, Op. cit.).
275. stambechina = L'Odasi descrivendo l'armatura di Guiotto, dice:
Tunc stambachinam multo labore tiratam
Se ponit a retro.
276. Nell'Alphabeto delli Villani già ricordato, è detto:
Odio se porton tutti in la coragia,
E se mostron amisi al parlamento,
Po' se magnassemo el cuor in fritagia.
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Question fra nu andon cercando e briga.
277. frulla e frullo = niente (Politi, Op. cit.).
278. Nell'Alphabeto delli Villani alla lettera Y:
Fygiol che ge nasse dentro al sieue,
Ge faom le spese e se i tegnom in cha,
No saom si gie nuostri o pur del preue.
279. Il testo: gli lo a calata. Calarla a uno = accoccargliela (Politi, Op. cit.).
280. sornacare = ronfare (Politi, Op. cit.).
281. L'Odasi dice a proposito delle cento saette che stavano nella faretra di Guiotto:
Tu bombardellas poteris pensare ruentes.
282. È la solita accusa che abbiamo visto lanciata contro i villani.
283. Pico Luri di Vassano (Ludovico Passerini), Modi di dire proverbiali e motti popolari italiani spiegati e commentati, Roma, 1875, pag. 480, nº 1013, nota: «Mona Onesta da Campi.... rammentata dal Caro, dal Cocchi, dal Varchi... celebrità femminile nel regno dell'Ipocrisia». Monna Onesta è nella nota novella Belfagor del Machiavelli, ripetuta dal La Fontaine, la moglie del diavolo mandato da Lucifero sulla terra a provare le dolcezze della vita coniugale; Belfagor dopo poco tempo preferisce ritornare nell'inferno. Madonna Onesta è ricordata anche nella Ruffiana, Comedia di M. Hippolito Salviano, in Vinegia, presso D. Cavalcalupo, 1584, atto I, scena I; la cortigiana Cipria dice alla Madre: «Qui in Roma hauete uoluto fare Madonna honesta che facea d'una ciliegia due bocconi...». È ricordato questo motto proverbiale anche nella Raccolta di Proverbi del Pescetti, pag. 241, e nel Piacevolissimo Fuggilozio di T. Costo, Venetia, 1655, lib. III, pag. 67.
284. G. Mazzatinti, Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche d'Italia, vol. III, pag. 179; Novati, Carmina m. e., pag. 30.
285. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del Bibl. Dr Vincenzo Joppi della Comunale di Udine.
286. L'autore di questo sonetto doveva appartenere al territorio padovano, perchè troviamo questo epiteto ingiurioso tra quelli enumerati dal Ruzzante, e usati dai cittadini di Padova per deridere i villani (Vedi cap. IV, pag. 145).
287. La Libraria del Doni Fiorentino nella quale sono scritti tutti gli autori vulgari con cento discorsi sopra quelli... In Vinegia, 1550, parte V, pag. 61.
288. Doni, I Marmi, Venetia, 1609, lib. I, Rag. IV, pag. 18; nella ed. Fanfani, Firenze, Barbèra, 1863, pag. 65.
289. Segnato: O. II, 28, nº 1546.
290. Oltre le Malitie delle Donne di cui abbiamo più addietro parlato, un poemetto con questo titolo figura nella raccolta di Hermann Varnhagen, Ueber eine Sammlung alter italienischer Drucke der Erlanger Universitätsbibliothek, Erlangen, 1892, nº 3. Queste Malitie delle Donne potrebbero forse appartenere a Bernardo Giambullari, autore del Sonaglio delle Donne e di altri poemetti popolari satirici. Nella Bibliographie des ouvrages relatifs à l'amour già ricordata, sono menzionati due opuscoli satirici del sec. XVII contro le Malizie delle Donne (vol. I, pag. 2, pag. 77); altri ne ricorda il Libri, e una Malice des femmes contenant leurs ruses et finesses come pure una Méchanceté des filles... ricorda il Nisard, Op. cit., cap. VII, e anche ai giorni nostri si ristampano per il popolo: Il nuovo alfabeto delle Donne di F. Reggiani, e l'Alfabeto agro-dolce delle Donne di A. Frizzi. Naturalmente, come è facile supporre, a questi poemetti misogini, furono contrapposti altrettanti poemetti contenenti le lodi del bel sesso e l'enumerazione delle malizie degli uomini. Così al Sonaglio delle Donne fu risposto col Trastullo delle Donne di Pier Saulo Phantino da Tradotio, Castello di Romagna; in Fiorenza, presso Iacopo Chiti, 1522; l'autore di questo poemetto in difesa delle donne, chiama il Giambullari:
Villan marasco nato nel letame.
Al Trastullo delle Donne fu risposto poi colla Campanella delle Donne composta per il faceto giovine Francesco de Sachino da Mudiana. Il Nisard ricorda La Malice des hommes découverte dans la justification des femmes..., il Novati un Alfabeto in biasimo degli Uomini scritto da una Donna, ecc.
291. Vedi intorno alle particolarità delle Silografie di questo periodo, il Varnhagen, Op. cit., pag. 2 e segg. e il Duc de Rivoli, Bibliographie des Livres à figure vénitienes de la fin du XVe siècle et du commencement du XVIe, Paris, Leclerc, 1892.
292. Scelta di curiosità letterarie, Romagnoli, Bologna, 1882, dispensa CLXXXVII.
293. Istoria degli Scrittori fiorentini, Ferrara, 1722, pag. 103.
294. Vedine la descrizione bibliografica nel Milchsack, Op. cit., nº XC, e nell'opera del Varnhagen; il Passano ne ricorda una edizione senese dell'anno 1611. Il Varnhagen ricorda dello stesso anche alcune Canzoni a ballo.
295. Il Trattato e la novella furono ristampati nella dispensa LXX della Scelta di Curiosità lett. del Romagnoli, Bologna, 1866. La novella ha molta analogia colla leggenda di Rush, di cui parla il Wright, Histoire de la caricature, ecc., cap. XIV.
296. Fu ristampata nella dispensa XCVI della Scelta suddetta; il D'Ancona la ricorda come un Contrasto che si avvicina alla Farsa (Origini del Teatro, pag. 547). Nella Trivulziana uniti ad un'Operetta delle semente, d'anonimo, stampata in Firenze nell'anno 1572, si leggono due Capitoli, uno dei quali appartiene a Bernardo Giambullari. Il fatto di trovare questa Operetta delle semente unita con poesie del Giambullari potrebbe servire di conferma all'attribuzione che il Mazzoni-Toselli aveva fatto di essa al poeta toscano.
297. Poemetti popolari italiani, Bologna, Zanichelli, 1889, pag. 181.
298. S. Ferrari, Bibliot. di Lett. pop. it., anno I, vol. I, pag. 20-53.
299. Avvertiamo che segneremo con A il testo Casanatense, con B e C i due esemplari trivulziani, nº II e nº III, e che terremo conto soltanto delle varianti che discordano sensibilmente col testo da noi seguito.
300. B, compitare.
301. B, togno, nencio e checo C, Vanni... Checco.
302. A, risuonin.
303. B, necessità.
304. B, e mi par certo un verme.
305. Nella Ruffiana già ricordata, atto III, scena VIII, M. Anselmo dice: «..... perchè sapendo che le p...... sono come il carbone che o coce o tenge.....».
306. B, Salomista.
307. B, drieto.
308. A, riconduce.
309. B, da ser Puccio.
310. dare il succio = sopportare di mala voglia (Fanfani, Voc. dell'uso toscano).
311. oste = il padrone.
312. C, il Martini in una postilla spiega: camella = agna.
313. Nelle Nozze di Maca di F. Mariani, atto II, scena III, il villano innamorato dice alla sua bella: «Ch'io vengo a te come il porco alla ghianda».
314. coglier l'agresto = rubare.
315. C, il Martini spiega: menno = da minuere.
316. Nel sonetto contro i Villani pubblicato dal Mazzoni è detto:
O turba renegata, senza legie,
biastemata da lo eterno dio,
perchè chiascun de voi se trova rio
e fedeltà voi giamai non coregie!