I GIUDIZI DEL PUBBLICO[6].

PERSONAGGI.

(La scena segue in un caffè. Tutti i personaggi tornano dalla rappresentazione del dramma Diana di Lys di Alessandro Dumas figlio).

Travetti.

L'ha inteso, signor Giorgio, il dramma di stassera?

Giorgio.

Sì.

Travetti.

Che ne dice?

Giorgio.

Bello. Che la storia sia vera?

Travetti.

Oibò, pretta invenzione, tutto quanto....

Giorgio.

Peccato!

Credevo un fatto storico. Io l'avrei raccontato

In paese.

Travetti.

Le pare che si ammazzi la gente

Così in un batter d'occhio?

Giorgio.

Sa, non ci ho posto mente.

Credevo un fatto storico, le ripeto, e lei sa,

La storia è sempre stata piena di atrocità

Senza nome, ma è scritto e non ci si ragiona.

Travetti.

Vede, io per giudicare se una commedia è buona

O cattiva, mi metto ne' panni dell'attore

E domando a me stesso: Che avrei fatto?

Giorgio.

E già!

Travetti.

Il cuore

Mi dà il meglio giudizio, perchè, dice il giornale

Che il teatro ci deve far l'uomo al naturale,

Io sono un uomo, penso, m'investo, vaglio il sì

Ed il no, poi conchiudo: Ecco, l'uom fa così.

Giorgio.

È chiara.

Travetti.

Ora vediamo, un uom che avrebbe fatto

Nei panni di quel conte.

Giorgio.

Mah!

Travetti.

Intanto nel primo atto

Sarebbe stato un bravo e solerte marito

E non un bighellone, non uno scimunito

Come quello. La caccia certo è uno sfogo onesto

Benchè abbia i suoi pericoli anch'essa, ma per questo

Un uom non lascia in casa la moglie abbandonata.

Caccia nei suoi poderi a caccia riservata.

Le pare?

Giorgio.

Certo.

Travetti.

Allora non sarebbe seguìto

Nulla affatto ed il dramma era bello e finito

Prima di cominciare. Ma veniamo al finale.

La moglie ama il pittore.

Giorgio.

Bel giovane.

Travetti.

Fa male,

S'intende; il conte arriva e li coglie in flagrante.

Che avrebbe fatto lei?

Giorgio.

Io?

Travetti.

Supponga un istante

Non è un uomo anche lei?

Giorgio.

Mi meraviglio!

Travetti.

Ebbene,

Che fa un uomo in tal caso?

Giorgio.

Le dirò: Queste scene

Le conosco; mia moglie, ormai tutti lo sanno,

Fa uno strappo al contratto trecento volte l'anno.

Travetti.

Bravo, dunque lei parla per esperienza; approva

La condotta del conte?

Giorgio.

Oibò.

Travetti.

Vede? La trova

Naturale?

Giorgio.

Ma che! Il conte, in tal frangente,

Aspettava che il caso fosse chiaro e patente,

Perchè in scena quei due non facevan del male

Poi chiamava qualcuno: prova testimoniale!

E una volta convinti la moglie ed il pittore

Di aver fallito a tutte le leggi dell'onore.

Di chi restava il torto? Del marito? Mai più.

Egli dei tre era il solo fedele alla virtù.

Travetti.

Ah no, scusi, lei va troppo blando.

Giorgio.

Ma ho sempre

Fatto così.

Travetti.

Non basta. Ci sono delle tempre

D'uomo che non sopportano una simile offesa.

Perchè il talamo è luogo sacro, come la chiesa.

Il reo che lo contamina dev'essere punito.

L'onore è il sommo bene e l'onor d'un marito

È in poter della moglie — Ma ci son tribunali,

C'è la legge e davanti la legge siamo eguali

Tutti: non v'ha contessa che tenga, lo statuto

È lì che parla. Or bene un uomo pervenuto

A quelle strette, vince il brutale furore

E a costo di morirne doman di crepacuore....

Otello (che si è a gran stento contenuto fin'ora, non ne potendo più, scatta, urlando).

Li ammazza tutti e due, sull'attimo.

Giorgio (spaventato).

Chi è quello

Scomunicato?

Travetti.

Piano. È il generale Otello.

Otello.

Non è la legge offesa, non è il patto giurato

Che gridano vendetta. È il cuore insanguinato

Che vuol disseminare la morte in sulla terra.

Chi mi ha tolto il mio bene? Tutti e due. Nella guerra

Dei neri affetti, l'uomo non pondera, non vaglia.

Ma si gitta perduto per dentro nella battaglia.

Un uomo il vostro conte? Un fantoccio! L'uom vero

Uccide l'uno e l'altra e l'universo intero

E quanti sospettarono l'oltraggio e (guardando i due

con aria di collera sprezzante) i goffi musi

Che ne fanno discorso.

Giorgio.

Misericordia!

Travetti.

Scusi,

Generale, ad uccidere si fa presto, ma fanno

Presto a metterlo in gabbia pure. Lo assolveranno,

Ma e l'impiego?

Otello.

Quel conte non era un impiegato.

Travetti.

Lo crede un disonore lei servire lo Stato?!

Pittore.

Io poi quel che non posso mandar giù è quell'idea

Di pigliarsela contro l'amante. Ero in platea

E a quella vista il cuore mi si è rivoltato.

Passi, ammazzar la moglie. È sua. Ma gli ho giurato

Fede io mai? L'ho tradito? Ho detto la bugia?

O se una donna mi ama e viene in casa mia

A dirmelo, ci ho colpa forse?

La Donna Romantica.

Lasci. La vita

Non va come il teatro; nè v'ha più scimunita

Catastrofe di quella. L'uom corregge il destino.

La legge è un fatto umano e l'amore divino.

Sa nel mondo reale che sarebbe seguìto?

I due si combinavano per freddare il marito.

E sulla tomba ultrice, sotto il cielo stellato,

Sfidando gli elementi e gli uomini ed il fato....

(piano al pittore).

Domani sera all'otto.

Pittore.

Non mancherò.

Veneranda (giunge ansimando e va a sprofondarsi sul divano più largo e morbido della sala).

Garzone,

Una marena subito. Oh Dio che agitazione

Mi ha dato quella loro commedia!

Travetti.

Donde viene,

Signora Veneranda?

Veneranda.

Di teatro. Che scene!

Ha inteso?

Travetti.

Ma è finito da un'ora.

Veneranda.

Già! Dovrei

Scalmanarmi per correre!

Travetti.

Non c'è Taddeo con lei?

Veneranda.

È rimasto un momento di fuori. Il poveretto

È ancora sbigottito. Camminando mi ha detto

Che se il mondo reale fosse come lo fanno

I commedianti, egli morirebbe entro l'anno.

Quei comici han l'argento vivo dentro le vene.

Di su, di giù, si sbracciano, si fingon delle pene

Immaginarie, piangono, si danno un movimento

Di scoiattolo in gabbia. A vederli è un tormento.

E il colpo di pistola in fine, le par bello?

Dovrebbero annunziarlo almeno sul cartello,

Che si sappia. Ho creduto morirne di paura.

Insomma quella gente in scena hanno figura

Di scimmie ammaestrate che fan le capriole

A suon di frusta. A un tratto quando il padrone vuole

Quetarle, dà un gran colpo di tamburo e interrotte

Le gambate, ogni scimmia rincasa e buona notte.

Fiammetta.

Io non curo degli uomini, ma se cerco in me stessa

Non ravviso per donna quella vostra contessa.

Non ha che la miseria di un solo unico amante,

E lascia che lo sposo te lo colga in flagrante!

Eh! Baie!

Travetti.

Che ne dice, signora Margherita?

Margherita.

Che dire? Ho riso e ho pianto. Riconobbi la vita.