Intendando a dì 15 Fevrer la Signoria come erano zonti 4 ambassadori dil Re de Romani a Trevixo, venivano quivi per consultar gran cose, venuti per la via di Feltre con cavalli 55 e pedoni 25, et da Thoma Mozenico podestà et capitano a Trevixo fonno honorifice ricevuti, et venuti di longo a Mestre, per Zorzi Zorzi era ivi Rettor li fo usato le debite parole, et quivi steteno alquanto a dimorar. Per honorarli, essendo Domenega, fo dismesso Gran Consegio, che ogni Domenega si assueta di far, dove si fanno li officii et rezimenti. Or mandono 70 patricii senatori, tra li qual molti cavalieri et dottori, incontra con le soe barche fino a Margera, ch'è mia cinque lontano di Venetia. Ancora vi andò contra l'ambassador di Napoli et la fameglia del Legato Apostolico, però che lui era ammalato. Altri oratori de Franza, Spagna, Milano et Ferrara non vi andono. Et zonti ditti oratori, li fo fatto per uno dottor una oratione, come erano mandati dalla Ill.ma Signoria per honorar quelli; et poi a San Secondo montati ne li piati ducal, perchè per le acque non havevano potuto andar più avanti, veneno per el Canal Grando fino alla Zuecha, alozati in cà Marcello a presso la chiesa di San Zuanne Battista, dove li era benissimo preparato. Et zonti che fonno, li andono a visitar l'ambassador de Milano insieme con quello di Mantoa, excusandosi non erano venuti contra perchè erano stati tardi; poi etiam li venne a visitar l'ambassador de Spagna che era alozato in cà Diedo ivi vicino. Et usate in piedi le debite accoglienze, ditti oratori tolseno licentia. Quello di Franza per quel zorno non andò, ma ben l'ambassador de Napoli ritornò a conferir con questi alcune cose, et questi come disseno aspettava la commission dil Re loro, la qual di hora in hora dovea zonzer. Et però non volevano il Luni haver audientia, ma ben el Marti. Questi oratori erano: primo lo Episcopo di Trento chiamato Hodolrico de Letistaner (Udalrico di Lichtenstein); el resto Zuan Graidener (Gredner) preposito di Brexenon, et li altri do baroni cavalieri de Ispruch, conseieri et governadori dil Ducato de Austria, zoè Lunardo Felz (Vels) et Gualtier de Stadia (Stadion); da quali se intese come la Majestà dil Re de Romani essendo in Antorff, terra a presso Anversa, a li confini di la Bergogna..., li baroni dil ducato preditto, zoè el Duca di Goler, lo Episcopo de Lexe o vero Leodiensis, et el conte Ruberto de Arburs havevano rebellato al ditto Duca, et facevano gran danni, non volendo star contenti di l'accordo haviano fatto; et che Maximiliano preditto atendeva a conzar ditte cosse; le qual erano state cagione di la indusia faceva di la dieta si havea a far a Vurmes, terra franca in Elemagna bassa sopra il Reno tra Magonza e Spira a presso a Colonia, la qual al tutto voleva far a dì 12 Marzo, et poi venir in Italia per andar a Roma a coronarse; et che tutte le terre franche erano disposte di far ogni cossa in augumento di l'imperio et di soa Cesarea Majestà.
Et poi adì 17 fo el Marti, secondo l'ordine dato, volendo venir a la Signoria, fo mandati a tuor per molti cavalieri et degni patricii dil Consiglio di Pregadi; et questi veneno vestiti di negro per la morte di l'imperatore. Prima lo Episcopo con una vesta longa di zambeloto negro, et uno becheto di zendado a torno el collo, perchè cussì fa li episcopi in Elemagna, senza rochetto; poi lo Preposito, con una vesta di veluto negro, et questo havea la lettera credential in mano. Et i altri do baroni pur vestiti di veludo negro, con collane d'oro al collo. Et era ancora in questa terra za più anni uno che za fo ambassador di ditto Re di Romani quivi, et etiam ancora expedisce alcuna cosa, et questo fo el quinto, etiam per la morte di l'imperatore vestito di negro. Poi sequiva altri todeschi, pur vestiti lugubri, homeni de conditione, videlicet Francesco Sbroiavacha, Trando cavalier, Joane Baincher, Jacomo Tropo, Vio da Torre, lo Stainer, Zuan Ripar dottor et X altri zentilhomeni alemani, poi il resto di la fameglia. Era in palazo assà brigata per vederli venir; ma a caxo in quell'hora zonse ivi uno messo dil Turcho, el qual subito volse andar a l'audientia. Li venne contra el Prencipe con la Signoria et, posti a sentare, per quello proposito chiamato domino Joanne Graidener, el qual alias fo qui Rettor di scolari a Padoa, presentato la lettera, expose la sua imbassada; la qual conclusive fo che erano venuti vedendo el prosperar faceva el Re de Franza in Italia, per voler intender l'opinione di questa Signoria, si volevano far provisione, perchè el suo Re era apparechiato a far ogni liga etc. Et el Prencipe juxta el consueto, li rispose: fariano consultatione con loro consegli. Et ditti oratori dimandano presta risposta che 'l bisognava. Stavano a spexe de San Marco; et fo provisto de darli ogni zorno ducati diexe erano con boche ordinarie. Or mons. di Arzenton, el zorno da poi veneno, li andono pur a visitar, et fece le debite accoglienze. Et non molto da poi ditto mons. di Arzenton, andato uno zorno in collegio, perchè saepius andava per cose acadeva al suo Roy, come fevano però tutti li altri oratori, et considerando esser venuti questi oratori elemani, vi era ancora quello di Spagna, uno zorno andò alla Signoria, et disse pregando el Prencipe li volesse advisar la cagione di la venuta de ditti oratori, maxime questi de Maximiliano et tanti: che si eran cose pertinente a confini di la Signoria lui non voleva zercar, ma si cosa fusse che dimandasseno o volesseno contro la Majestè dil Roy, li volesse farglielo intender per poter advisar el Re, a ciò intendesse el tutto; la qual cosa credeva che Soa Serenità la farebbe volentiera, per la bona amicitia era con il suo Roy. Al qual per el Prencipe li fo risposto sapientissimamente; et che erano venuti per cose appartenente a loro; etiam per visitarsi, secondo la bona amicitia nostri teniva con tutti, maxime con el Re di Romani et Re et Raina di Spagna. Et ditto Arzenton disse era da judicar cussì, che ditti ambassadori era venuti a qualche gran fine de sì lontane parte, et cussì come el suo Roy lo teniva lui, et maxime quello di Spagna venuto 1500 mia, tamen poi che non poteva intender, era contento di quello piaceva a la Signoria. Queste parole uxoe, perchè in Venezia pur si parlava che questi ambassadori volevano far liga, zoè Maximiano, re di Spagna et la Signoria; altri diceva etiam el Pontefice, altri el duca de Milano per conservation di loro Stadi: et di questo molto se mormorava: tamen inter patres Senatus erano queste pratiche molto secrete, et Venetiani erano pur in gran reputatione. Sì come scrissi di sopra, a dì 17 Fevrer zonse uno brigantin venuto in 6 zorni da Ragusi in qua con uno messo dil Turco, venuto prestissimo, et era 17 zorni mancava di la Porta dil Turco. El qual, senza dismontar altrove, volse dismontar al ponte di la Paja, et andar di boto a la Signoria, et andava dicendo voleva star solum 3 zorni in questa terra, et ritorna con la risposta, et havea do colli con lui. Questa venuta parse molto di novo a tutti, et stevano con desiderio de intender quello voleva. Et dete che pensar a molti, ma poi intesa la cosa non fu nulla di momento. Questo presentò lettere dil suo Signor in Collegio, le quai diceva come havea habuto molto a mal, che el Signor di Senegaia havesse fatto sì poco conto di lui, di tuorli li ducati 40 milia mandava al Papa; e che la Signoria, per la bona paxe havea con lui dovesse far ogni cossa che li fusse resi, et dimostrar di aver habuto molto a mal, non tanto per la quantità di danari, quanto per suo honor, perchè li era fatto disprecio, el qual voleva esser bon amigo nostro, concludendo se dovesse far el tutto, a ciò si recavasse ditti danari. Ma el Prencipe li dimostrò bona ciera, et disse li risponderia; et che la consuetudine di questa terra era di non far alcuna risposta senza il suo Consegio, et che manderia per lui quando havesseno consultato. Et fo messo ad alozar a l'hosteria di la Serpa ivi a San Marco, et poi rescrisse al Signor Turco che havevano recevuto la sua lettera etc., et che non essendo el prefato Signor di Senegaia nostro homo, per haver l'Avosto passato compito la soa ferma, non li potevano far altro; come li havia mandà uno secretario et non voluto più darli soldo; et che al presente era fatto homo dil Re di Franza; et che non si poteva più: ma si fusse stato sotto il loro dominio, senza questa lettera, per la bona paxe si havea, harebbono provvisto in tal modo, che tutti li danari saria stati resi et lui castigato. Et ditto messo fo vestito di scarlato, datoli ducati 25, la littera la qual vidi, et la mansione quivi sarà posta, ritornò a Costantinopoli.
Ill.mo et Exc.mo Domino Bayesit magno Admirato el Sultano Musulmanorum, Augustinus Barbadico Dux Venetiarum etc., salutem et honoris ac gloriae felicia incrementa. Et cussì scriveno nelle lettere al ditto Signor Turco.
Per lettere venute da Costantinopoli de mercadanti de dì 19 Zener, portate per il prefato messo, se intese come ivi non si rasonava altro che dil Re di Franza, et erano in grandissimo spavento, et che el Signor faceva conzar 80 galie, et che erano zonti 700 calefai et marangoni forestieri per riconzarle, et havia ordinato grande exercito per terra, mandato a fortificar i Dardanelli, Negroponte, Garipoli et la Vallona, et che molti Bassà havia parlato con ditti mercadanti nostri, che el Signor saria contento ritornasse Baylo ivi come prima; che l'era zonto uno secretario dil re Alphonso dimandando soccorso, et che 'l Signor li havia ditto a tempo novo vegneria potentissimo a soccorrerlo, et che ditto secretario exponeva che Zenovesi erano stati causa de questo; perchè a Zenoa si havia fatto l'armada; unde confortava el Signor che 'l levasse le trate a Zenoesi, a ciò non fusseno più mercadanti ne li loro paesi, et che mandasse a l'ysola de Scyo, ch'è di Zenoesi, armada, et quella tuorla; la qual cossa facendo saria caxon che Zenoesi non sariano più propicii al Re di Franza. Se intese ancora come Turchi havevano habuto una gran rotta a li confini de Hungari, et che intendevano de lì el re Ladislao de Hungaria medemo voleva venirli contra, et el Signor era molto di malavoia, et era quasi de opinione de andar in persona, ma inteso poi esso re Ladislao non veniva, etiam lui non si mosse, ma mandò alcuni Bassà, tamen havia lassato andar uno ambassador hungaro, el qual lo havea tenuto 5 mesi in custodia, et insieme con do soi ambassadori mandavano a ditto Re de Hungaria per pacificar le cosse et poter attender di qua.
Ancora per lettere di Corphù di Alvixe Venier baylo et capetanio se intese che Turchi erano in grandissima paura dil Re de Franza, et che non volevano habitar più a le marine ma fra terra. Le artegliarie et bombarde grosse dil Signor Turco, era a la Vallona, le havea fatte condur a la Geniza fra terra, et per lettere dil Capetanio zeneral se have come a Lepanto, Coron, Modon et Napoli di Romania, che sono terre in la Morea, havia fatto li stratioti, et quelli scritti erano homeni valorosi, et da farne grande extimatione, et stavano desiderosi aspettando di passar di qua, per lassar qualche fama di loro.
In l'ysola di Cipri accadete cossa assà notoria; la qual ysola è di la Signoria di Venetia, venuta sotto suo dominio mediante uno patricio chiamato Marco Corner cavalier et primario senatore, el qual una so fiola Catharina ne l'anno di Christo 1472 maridoe in el re Jacobo de Lusignano, fo fiol di re Jano bastardo, el qual del 1458 con aiuto del Soldan si fece Re di quella ysola, et scazzò Ludovico fiol dil Duca di Savoia, et maridato in Carlota fiola legittima, et herede instituida dal padre nel ditto reame. El qual Ludovico con la muier fuzite in Italia. Ma maridato ditto re Jacobo in questa donna venetiana, adoptata in fiola di la Signoria, venne ne l'anno 1473, 6 Luio, a morte, et lassò herede la muier et quello lui partoriva, perchè era gravida, et nacque uno fiol, vixe aduncha poco. El reame rimase in governo di ditta madona Catharina raina, et la Signoria la tolse in protetione. Demum ditta Raina partì di quella ysola, et venne a Venetia, dove honorifice dal Prencipe et Senato fu onorata: li andò contra a Lio con el Bucintoro pieno di donne, che fo bellissimo veder; poi li donò uno castel in Trivixana, chiamato Axolo, et hebbe di provisione annuatim in tutto ducati 8 milia; et questa qui hora a ditto castello con le soe donzelle habitava, honorata come Raina; et suo fratello Zorzi Corner per il Prencipe nel Bucintoro venendo fu fatto cavalier. Et partita la Raina di Cipri, elexeno nostri li Rettori et levono San Marco, retrovandose ivi Capetanio Zeneral di Mar Francesco di Prioli; et demum da il Soldan ottennero privilegii et confirmatione di poter possieder ditto Reame. Piero Diedo cavalier orator, el qual era al Chaiaro, morite. El qual regno di Cipri è tributario al Soldan, et chiamasi Re etiam di Jerusalem. Or in questo tempo retrovandossi ivi uno certo Cercasso, el qual vene in fantasia al Soldan che 'l fusse suo fratello, però che tutti li Soldani convien esser stati schiavi, et non de veri Mori, et però mandò una lettera a quel rezimento de Nicosia per uno suo mamaluco pregando volesse mandar ditto Cercasso, et loro risposeno. La copia di la risposta, licet non sia al proposito gallico, pur, per esser accaduta in questi tempi, ho deliberato qui ponerla. El qual Zuanne Cercasso partite de Cipri et zonse a Damasco per andar a Chaiaro, dove da quelli Signori di Damasco, Armiragio etc., fo honorifice ricevudo, presentado et fattoli grande honor. Et poi di longo da suo fratello Soldan andò.
Al nome de Dio misericordioso.
El se inchina a la terra a la presentia del Sig. Soldam ecc.
L'è stado da nui el mamalucho vostro Saramanth, ne ha portà una vostra lettera de la vostra Porta, che dice V. S. che se mandi a le vostre juste Porte un tal che si chiama Cerchasso, che la tua Signoria dise che xe tuo fradello. Per lo amor de la voluntà del sig. Soldam, e la longa e vechia amicitia che è tra V. S. et la nostra, havemo dato libertà et messolo in libertà el ditto Cerchasso, se 'l vol venir con el ditto Saramanth vostro mamalucho e con el messo. Havemo fatto quello havemo possuto per amor de V. S.; tutto quello vi bisogna et honestamente possamo far faremo. Dio mantegna la V. S. et ve dia longa vita. De Cypri a dì 17 dil suo mexe ditto Mosafar.
Zuan Donado Luogotenente
Lorenzo Contarini et
Zuan Ruberto Venier
Conseieri de la Ill.ma Sig.ria di Venetia de Cypri
A dì 26 Fevrer, de mandato di la Signoria se partì de qui per andar a Roma ambassador, in loco de Paulo Pisani repatriava, Yeronimo Zorzi kav. che fo Avogador de Comun; el qual a dì 30 Ottubrio nel Conseio di Pregadi era sta creato a ditta legatione, et fece la via di Ferrara, andando per Po, et portò lettere credentiali al Duca, et honorifice fo ricevuto; demum andò pur per Po a Ravena, et ivi montato a cavallo passò per Rimano, Pesaro et Urbino, seguendo el suo camino per la via di Romagna: questo perchè per la Toscana non si poteva securo andar, per le novità di Fiorenza et Pisa, et però fo necessario di far tal via. Et zonse a Roma a dì 7 Marzo: li venne contra molti prelati et familie de cardinali, et andato insieme con Paulo Pisani kav. a l'audientia a la presentia dil Pontifice, notificando come era venuto per star a presso Soa Beatitudine, et fece una oration latina juxta el solito, et el Papa ricevuto aliegramente, et steteno insieme col Pisani alcuni zorni. El qual subito andono, sì el Zorzi a visitation quam el Pisani a tuor licentia da rev. Cardinali. Et a dì 20 ditto el Pisani partì di Roma, et zonse a Venetia a dì 9 April, et intrò Savio di Terra Ferma, che era sta creato mentre era a Roma, et do zorni da poi intrò Avogador di Comun, etiam essendo in camino fo designato, come dirò di sotto.
In questo mezo el cardinal Samallo tornato a Fiorenza, et sollecitando al tutto di haver danari, et a la fine Fiorentini li detteno ducati 40 milia, et pregono Soa Signoria volesse conzar le cosse di Pisa, le qual erano disperate, et perchè Pisani volevano star in libertà, et Fiorentini li voleva sottoponer. Or mandò questo Samallo a Pisa Johan Frances, general di Bertagna, era venuto lì in Fiorenza in luoco di mons. di la Ruota, che il Re lo mandò a Milano, et andò cussì a Pisa. Et Fiorentini havevano za zente in campo, et havevano preso alcuni castelli de Pisani, che se difendevano con aiuto de li convicini, come ho ditto di sopra. Et in questi zorni fonno a le man; pur Pisani rimaseno di sora. Et in Pisa era intrato, mandato per il Duca de Milano, Lucio Malvezo, et Pisani lo fece suo capetanio, et li mandò 12 milia ducati, fenzando che Zenoesi li mandasse. Or ditto Mons. andato ritornò in Fiorenza, dicendo non havea potuto far nulla, perchè Pisani volevano libertà, et haveano creato Pisani li soi ufficii, li 8 anciani et confaloniero, el qual el primo, da poi che si redusseno in libertà, fo uno Andrea Lanferduzi, et per giornata mettevano ordine al loro governo. Et monsig. Samallo, mandato li danari al Roy, partito di Fiorenza, ritornò a Roma, demum a Napoli, che za el Re era intrato, come scriverò di sotto.
In questo tempo di carlevar venne a Venetia, privato et senza pompa, el sig. Francesco di Gonzaga marchexe di Mantoa, el qual compiva la soa condutta havea con questa Signoria, et benchè fusse pratico, prima di rafermarlo nel pristino soldo, per el Collegio, al qual fo commesso libertà di doverlo condur, et menava tal pratica uno suo zerman cusino, fiol del sig. Zuan Francesco di Gonzaga, chiamato domino Febus di Gonzaga, el qual andava saepius a Mantoa et tornava qui con la risposta, licet fusse etiam il suo oratore Antonio Triumpho in questa terra. Or ditto Marchexe zonto, andò la mattina in Collegio offerendosi voler servir a questo Stato con che condition pareva et piaceva a questa Ill.ma Signoria, et che era dimostra la sua fede et devotione portava a San Marco, et cussì fo confirmato per anni cinque, et cressutoli di condutta ducati 14 milia a l'anno, ita che vien haver ducati 44 milia, et si obbliga di haver con lui a suo soldo el sig. Redolpho di Gonzaga, fratello fo di suo padre, con condotta de cavalli 500, el qual alias, al tempo di la guerra di Ferrara, fo nostro soldato et fidatissimo, intendendo esser compreso in ditti ducati 44 milia, de li qual esso Signor li dà al ditto suo barba ducati 6 milia a l'anno de provision, et cussì fo contento esso sig. Rodolpho. Et a dì 23 Fevrer nel Consejo di Pregadi fo confermato, con promissione che bisognando andar in campo a ditto Marchexe, si provederia de darli degno et honorato titolo, secondo la sua conditione; la qual cosa sopra tutto desiderava, come ebbe da poi. Et oltra di questo fo confirmato el sig. Pandolpho di Rimano in la sua condutta, et cressutoli soldo, ita che tegni 100 homeni d'arme; et Veneti li danno ogni anno ducati 8000, et questo per anni do, et che compiti 6 mexi da poi non possi venir contra di loro. Et accidit che in questo medemo zorno che fo confirmato, Antonio Cochiaro de Lugo, detto Medico, era qui suo ambassador, licet verum fusse etiam el conto Ludovico Boschetto, et stato za do anni orator, la matina vestendose cade quasi morto, et poi la sera expirò, che mai potè parlar. Unde a dì 25 ditto, jubente Senatu, fo portato a sepelir per la piaza di San Marco, con tutte congregation de preti, canonegi, et scuola di San Marco, et assà torzi, et fo sepelito a li Frati menori, et fatto questo exequie a spese di la Signoria, per honorar quello cui rapresentava. Et l'altro ambassador rimase qui; demum non molto da poi ritornò a Rimano, habuto danari per far metter el suo Signor in ordine, el qual Signor di Rimano è zenero dil magnifico Joanne Bentivoi. Or a la descritione dil Re de Franza et suo operare veniamo.
El Re de Franza, el qual il lassamo in San Zermano, a dì 17 Fevrer venne a uno loco chiamato Thiano vicino a Capua mia 3, et in quello intrò senza altra movesta con le sue zente. Ma ritorniamo a re Ferandino, el qual partite di San Zermano per venir a intrar in Capua con squadre 50, fanti 4000, et 2000 fanti altri paesani, che don Fedrigo li haveva mandati in suo augumento, poco mancò ditto re Ferando non intrasse in la terra, però che mons. de la Guisa con altri capitani et franzesi lo seguitò fino a presso le porte di Capua. Or, intrato in Capua el Re, li cittadini li disseno come li sariano fidelissimi, ma che non havendo Soa Majestà forza bastante a resister a tanta furia, meglio saria dovesse andar con le sue zente in Napoli, et lì fortificarsi, et che non erano disposti Capuani di haver danno nè guasto, dolendosi de la fortuna dil Re: unde, considerato questo, Ferandino disse a Capuani: Io voglio andar a Napoli, et menerò con mi tanta zente, che haverete da potervi difender, et se non vegno et ritorno doman dopoi disnar, che sarà a dì 18 ditto, ex nunc vi do licentia, fate quello acordo vi piace con il Re de Franza. Et si partì.
A dì 16 ditto, zente franzese intrò in la città di Gaeta, la qual si rese et li aperse le porte; ma la roca o vero il castello si tenne assà zorni; dove era a custodia uno fio di mons. Piero Branet fo tesorier dil re Alphonso, et uno contestabele chiamato Tutto et mondo albanese. Questa è terra a la marina, mia 20 lontan da Teracina, fo edificata cerca anni 1200 avanti lo advenimento di Christo da Enea troiano in memoria de Caieta soa bayla, sì come scrive Virgilio nel principio dil sesto di l'Eneide: ha uno bellissimo porto, ornata de fonti, cedri, mele, aranci, limoni in abondantia. È terra picola ma fortissima, et za Zenovesi la dominono et la derono al duca Felippo de Milan. El castello è inexpugnabele. Ha un gran borgo la terra, e il castello è in cima di uno scoio a colo di la montagna situato. Lo borgo abraza lo porto, a modo di uno mezzo arco. È terra amenissima, piena de zardini, et è lontana di Sessa mia 20, ha una via salizata fino a Teracina. El castello, è da saper, da l'onde marine è batuto. A l'incontro è uno altissimo monte tondo, in la summità dil qual è una antica torre di gran circuito, ben fabricata, di grosse piere, grossa di mure 12 palme, et le piere alcune longe 12 palme. Dentro è una altra torre, partita in 4 camere con altissimi volti, in do di le qual si trova aqua suavissima, che di pioza si distilla per quelli volti et muri, et si fa purgatissima. Sopra la porta è una piera de marmo con lettere: Lucius Numancius etc. Et questo basti quanto alla descritione de Gaeta.
A dì 17 el sig. Virgilio Orsini conte de Petigliano, et Zuan Jacomo di Traulzi, erano al soldo dil re Ferando, essendo a Capua, dapoi partito el Re, sachizato la cavallaritia et vardarobba dil Re, se ne fuzì a Nola mia 12 lontan da Napoli. È città grande come Vicenza, è di uno Conte. Et Zuan Jacomo preditto, habuto salvo conduto dal Re di Franza, venne a trovar Soa Majestà a Thiano, et questo perchè el Re havea mandà uno suo araldo a Capua a dir che se dovesse render, per venir a la soa obedientia. Or questo Traulzi expose al Re tre cose. La prima che el sig. Virgilio Orsini conte di Petigliano et lui si recomandereno a Soa Majestà, pregando quella le volesse accettar ne la so gratia, dimandando perdono che et havevano fatto come fidati soldati. La seconda che Capuani erano desiderosi di la sua intrata, et che se volevano dar. La terza che el re Ferandino voleva, piacendo a Soa Christianissima Majestà, venir a domandarli perdono, perchè non voleva resister, et che non voleva haver altro che qualche terra lì in Reame da poter habitar. Et queste parole fo avanti che si partisseno da Capua, et è da considerar che re Ferando lo mandasse. A le qual richieste el Re de Franza rispose. A la prima che venendo quelli ditti di sopra, li teniria per boni amici, et li perdonava ogni offesa. Zerca a Capua che, venendo voluntarie sotto la sua corona, li haveria per carissimi. A la terza che Ferando venisse da lui, che da mo li faria bona ciera, provedendolo di stato, a ciò el potesse star condecentemente, ma che non si pensasse di haver pur una casa in Reame, et che questa era ferma la sua opinione, unde Traulzi ritornò per dar risposta al re Ferando a Capua, el qual era partito per Napoli, come ho ditto di sopra. Et questo vedendo, ritornò in campo dil Re di Franza, et si fece suo homo.
A dì 17 Fevrer, come ho ditto, re Ferando venne a Napoli con alcuni di soi in sua compagnia, et chiamò li primi et principali, et li fece una oratione exortatoria, pregando si volesseno tenir almanco zorni 15. Et Napolitani pur li promesseno gran cosse, tamen fecero tutto al contrario. Et subito el Re in quella sera medema partì per ritornar a Capua, per dar.... a le soe zente. In Napoli era don Fedrigo al governo.
Ma el Re de Franza si veniva proximando verso a Capua, et venne a uno loco mia 4 luntano, per la qual cossa le zente Aragonese havendo aspettato el suo Re ritornasse di Napoli, mandono do soi dal Re de Franza, et tutte andono fuora et se disciolse chi in qua chi in là, ita che per tutto el Reame andono fuzendo. Et Capuani vedendo che Ferando a l'hora ditta non era ritornato, se reduseno a consiglio, et deliberono de mandar soi ambassadori al Re de Franza, offerendoli la terra et fermar alcuni capitoli, et licentiono el resto di le zente aragonese ivi si ritrovava. L'Orsini et Petigliano andono a Nola, come ho scritto di sopra. Et a dì 18 el Re de Franza mandò mons. de Obegnì et el sig. Prospero Colonna in Capua per fermar li capitoli con quelli di la terra, tamen avanti fusseno conclusi, in quella sera medema de dì 18, Franzesi zerca X milia introno in Capua. Etiam li nostri ambassadori era col Re, intrò questo medemo zorno, et el zorno da poi intrò el Re con pompa, come dirò.
Et Ferandino, venendo per venir a Capua a dì 18 con 2000 spagnoli, come fo divolgato, homeni assà disposti, li quali insieme con le sue zente erano in Capua, di squadre 50 et 4000 fanti, si volevano difender in Capua. Ma mia 5 luntano, intese come za la sera avanti erano Franzesi intrati dentro, unde convenne ritornar a dormir quella sera a Aversa, ch'è una terra assà bella et grande, mia 8 da Napoli, et caxe 2000, et da Capua a Napoli è solum mia 16, et la matina poi, che fo a dì 19, esso Ferando intrò in Napoli con 200 cavalli et pochi fanti, et messo in fuga el suo exercito, et Napolitani non volseno intrasse altri che li soldati napolitani, et el resto era con lui andò vagabondi.
Ed in questo zorno Napolitani erano tutti intesi de Capua, sublevati et armati, et havevano fatti alcuni remori cridando: Franza! Franza! Et a dì 18 fo crudelmente sachizato li Zudei et Marani, et fate molte disonestade per la terra, che era una compassione veder Napoli come stava. Et quel or havevano depredate le case preditte, venendo con la preda per riportarle a caxa, era su la strada da altri assaltati et toltoli quello havevano vadagnato, et non senza gran contrasto. Demum volseno metter a saco li Marani spagnoli, erano ivi molto richissimi, ma fonno defesi da molti vicini napolitani et zente che in loro caxe stavano per difensione, et etiam la soa roba l'havevano logata in diversi luoghi securi in la terra: tamen alcuni fonno messi a saco, li altri stevano serrati ne le case, et cussì tutto Napoli era in arme. Ma la Raina et sua fiola l'ynfante de Castiglia chiamata, el Prencipe de Squilazi fiul dil Pontifice et sua moglie, et etiam don Fedrigo se reduseno in Castelnuovo prima, et poi in Castel di l'Uovo per dubito dil populo, perchè za cridavano: Franza! Franza! et questo medemo fece re Ferandino. Ma vedendo non esser rimedio salvarsi, perchè Franzesi erano a presso le porte, et havia i populi contrarii, fece pur queste provisione: che messe in Castel nuovo, ch'è in la terra fortissimo et batte al mar, judicio omnium, inexpugnabile, el marchexe di Pescara fidelissimo suo et arlevato di caxa di Ragona, et molto nemico de Franzesi, et fo quello che fece far quelli danni al trombeta dil Re di Franza, come ho scritto di sopra: è huomo valentissimo, jovene era capetanio di le fanterie in Romagna. Questo intrò con zerca 800 homeni in ditto castello, tra li qual 300 spagnioli o vero biscaini, et 350 todeschi; ancora vi entrò Perucha corsaro. Et era assà vituarie, ut dicitur, per anni 25, se tanto si volesseno li custodi tener, et fornito di artigliarie et ogni altra cosa; con presuposito che si ben la terra si rendesse, ditto castello tenir si dovesse; cussì come fo. Ma da poi ditto Marchexe andò con Ferandino a Yschia. Anchora a li altri castelli messe presidio et fidata zente. Era in Castel di l'Uovo, castellano uno chiamato Antonel Pizolo di Cosenza. A la torre di San Vicenzo et il castello di Pizofalcon et Santermo fo messo fanti per custodia. Et a Castel de Capuana non messe presidio, perchè era uno palazzo bon in fortezza, dove soleva habitarvi don Alphonso al tempo era duca di Calavria, et Ferando habitava in castello.
A dì 19 fo messo a saco li cavalli di re Ferando in Napoli, et tutte le robbe in Castel di Capuana, le caxe dil Principe di Altemura et di don Alphonso, fioli che fo di quondam re Ferando. Unde, vedendo questo, el Re medemo compite di disfar la sua cavalarizia, mandando a donar molti de li suoi corsieri a soi amighi lì in Napoli; i qual corsieri di bellezza et bontà erano li primi de Italia, et non si poteva dir altro che le raze di corsieri di Napoli; et poi ordinò fusse brusate le soe stale. Et el Re preditto dimandò al populo che volesse far queste moveste. Et vedendo esser fermi in opinione per el Re de Franza, el qual a dì 20 havea mandato uno suo araldo a dimandar la terra; unde ditto Ferandino fece brusar el suo arsenal, dove eran molte galie non compide, et tutto andò a foco et fiamma, che fo una terribilità a veder et gran compassione; et cussì altre galie e arbatoze et una barza erano in acqua, et fe' brusar, di quattro nave grosse erano nel Molo, le tre; et era de botte 2000 l'una; et la quarta chiamata la Capella, di questa medema grandezza, volendola far brusar, el Cardinal di Zenoa et domino Obieto dal Fiesco protonotario volendo fuzirsi etiam loro di Napoli, gela domandò, et esso Re li compiacete et ghe la donò: el qual Cardinal si montò con ditto Obieto su ditta nave, et si slargò da la terra et si corse in mar. Quello di lui seguirà, scriverò di sotto.
Si retenne Ferandino a Castel di l'Uovo cinque galie di mons. Villa Marino et Francesco di Pau cathelani corsari nominatissimi, per poter suso montar, come fece, et con la sua brigata andar a Yschia. Ma in questo mezo fece portar assà robe che erano in Castelnuovo, in castel di l'Uovo, et cargar su le galie; et quelli de ditto Castello, a ciò niun Napoletano si acostasse, trazeva di molte bombarde. Et è da saper che, andato esso re Ferando in Castel di l'Uovo, volendo ritornar in Castelnuovo per tuor certe robbe et haver sotil di la Raina[120] erano rimaste, li fo trato una partesana da Napoletani, la qual andò quatro deda (dita) lontano da lui, et poco mancò non fusse morto. Et molti soi favoriti, rimasti in Napoli, dolendose pur di mutar Re, vedendo Polo Trevixan ambassador di la Signoria, poco mancò non facessero sopra di lui le sue vendette, dicendo Venetiani, non havendo voluto aiutarli, erano stati cagione di la sua ruina. Or Ferandino con li fradelli, Raina, ynfante, don Fedrigo et parenti, come ho scritto, andono in Castel di l'Uovo, dove erano seguri. Et prima traxea di Castelnuovo el fio dil Principe di Rossano, come scrissi, era presone, et lo cavò a tempo di la soa creatione di Re; et lo menò con lui. Anchora uno fio dil Principe di Salerno, el qual poi, zonto el padre in Reame, ghe lo mandò a presentar. Era etiam el conte, et fioli, di Conza, et el conte et fioli dil conte di Capazo, i quali non si mosse: ma venuto el Re de Franza, et habuto el castello, quelli liberono. Ma ritorniamo al Re de Franza, et come intrò in Napoli.
A dì 19 Fevrer, essendo intrate le zente franzese in Capua, esso Re in questo zorno poi intrò con un bellissimo apparato. Prima intrò forsi 3000 Sguizari, poi zerca 1000 homeni d'arme, poi 2000 arcieri a cavallo, poi 500 homeni a piedi con pestaruole[121] in mano, demum tre capetani a piedi, con sue arme in mano, con assà compagnia a piedi driedo; poi li arcieri a piedi con suoi archi, vestiti di recamo, et erano zerca 500; poi seguitavano alcuni signori Franzesi et baroni dil Reame, et la Majestà dil Re vestito di damaschin bianco sopra uno cavallo coverto di bianco; el qual a son di trombetta si movea con 12 signori a torno el cavallo, vestiti etiam de bianco, et el Re era sotto un baldachino di seta, con le arme sue a oro; poi seguite più di 200 signori cavalieri et zentilhomeni con diverse foze franzesi, sopra optimi corsieri bardati, che fo bel veder; poi li chariazi et artiglierie in gran numero. Li venne contra la chieresia di Capua aparati, con li cittadini, cantando Benedictus qui venit in nomine Domini et Te Deum laudamus: et subito deliberò non star più qui a dimorar, ma la matina partirsi, perchè za havia inteso li rumori seguiti in Napoli, et etiam havia littere da Napolitani, dovesse venir di longo. In questo mezo le zente soe sparpagnate per Reame andono a Nola et preseno el Conte di Petigliano et el sig. Virginio Orsini, et quelli menono dal Re suo. Et questo fo a dì 19 ditto. I quali tamen si scusavano non esser presoni. Quello di loro seguite, di sotto intenderete. Tamen steteno con custodia, et el Re de Franza non aspettò a intrar in Napoli et conferir li benefitii, che za havea eletto Vice Re in Napoli mons. di Mompensier, avanti l'intrasse in Capua, et uno Governador dil Porto et Capetanio dil Mar. A Otranto et altre fortezze, che ancora non avea aquistate, elexe li governadori ch'è mirum quid, che avanti haver el dominio di lochi facesse li rettori. Era fama in campo dil Re, come per lettere di oratori nostri se intese, che 'l Re intrato in Napoli voleva subito ritornar in Franza, acquistato però prima el Reame, et poi seguir el suo voler contra infedeli. Et el Cardinal San Piero in Vincula era zonto dal Re, et ogni zorno stava in consultation. Mandò ambassador al Pontefice mons. di Linguadoca; el qual, stato alcuni zorni a Roma, morite in caxa dil Cardinal di Santo Dyonisio. Et ancora per gratuir soi benemeriti a questa impresa, fece de molti presenti di lochi et castelli acquistava, tra i quali a Peron di Basser, a hora chiamato Monsignor, el qual fo el primo venisse in Italia, et come da monsig. di Arzenton ambassador dil Roy qui intesi, prima causa et principio di entrar in pratica el Re di tuor questa impresa di Napoli, et però è venuto in reputatione, a hora li donò el Contà di Sarno, el qual fo di uno barone chiamato Matthio Copola, che era con Soa Majestà, et fo el primo che intrasse in Napoli, come dirò di sotto. Et fo divulgato dete Capua al Cardinal S. Piero in Vincula, a goder in vita soa: la qual città di Capua è antiquissima, et segondo alcuni da Capi figliolo de Athi re ottavo de Latini zerca 900 anni avanti l'avenimento de Cristo fusse edificata, come scrive Vergilio nel X de la Eneide. Ma Plinio nel quarto et Ysidoro nel quinto de le Ethimologie al p.º cap.º, et Strabone nel quinto libro vogliono che da luoghi campestri, ne' quali esisteva Capua, fusse denominata, et non da questo Capi nominato di sopra. Et secondo Livio patavino historico fo chiamata Volturno, ma essendo presa da Samniti, per il loro capetanio chiamato Capuo fo denominata Capua. Secondo Servio fo edificata da Toscani, vedendo l'augurio d'uno falcone. Questa città fo già capo di tutto el paese di Campagna, et apar alcune vestigie di la città antica a presso a la nova zerca do mia, zoè certe porte de templi, palazzi ruinati etc. Fo presa da Gieserico re de Vandali, et abruciata, et poi questa al presente rifatta.
Domente el Re si aproximava a Napoli, zonse a Hostia alcune nave e certe galeaze venute di Provenza, dil Re di Franza, sopra le qual nave era il principe di Salerno, el qual venne a Roma et fo in colloquio con Paulo Pisani ambassador veneto, dicendo era fidelissimo servitor di questa Signoria. Et poi si partì di Roma insieme con Antonio di Zenari era lì in Corte oratore di re Ferando, et andono per terra a trovar el Re za intrato in Napoli, et per intrar in Salerno che da sui populi era molto desiderato, come Zudei desiderava el Messia. Et etiam el Conte de Caiazo andò a Caiazo et altri castelli dil suo contado, et fu benigne ricevuto e zurato omazo al Re de Franza, li fo fatto el suo privilegio et confirmato barone.
Ma el Re di Franza, dormito solum una notte in Capua, la mattina fo 20 Fevrer vene mia 8 a Aversa, dove li fo averte le porte, et pacifice intrò, et za havia mandato l'araldo suo a Napoli, et Napolitani non haveano pur tempo di risponder che za sopra le porte erano Franzesi, et cussì senza altra difficultà primo Matthio Copola baron dil Reame fora ussito, poi gran moltitudine de Franzesi introno in quella sera in Napoli. Et è da saper che Napolitani el zorno avanti volseno metter a saco le doane, dove era grandissimo haver, ma non fo lassato. Li navilii erano ivi nel Molo tutti si slargono in mar, et molti Napoletani anzuini amizi dil Re di Franza dimostravano gran consolatione; altri andò con Ferandino in Castel di l'Uovo. Et don Fedrigo mandò uno suo dal Re de Franza a dimandar perdono, pregando li volesse lassar el Principato suo di Alte mura, che si vegnerebbe a inchinar a Soa Majestà. Ma el Re rispose non voler niun Aragonese in Reame, et che venendo li provederia di Stato condecente a lui. Et Napolitani feceno tra loro di cinque Sezi 40 ambassadori ad... contra el Re de Franza a Aversa, a tanti per Sezo, et de li principali tra i qual el Conte di Matalon, Hieronimo Caraffa, etiam... lo nome de quali al presente non notarò, perchè non fo seguito alcun ordine, i quali andassono a pregar Soa Majestà non volesse venir cussì presto in la terra, ma dovesse dimorar a Pozo real, che era uno palazzo di re Alphonso uno mio da Napoli, situato in loco piano, un poco alto, loco amenissimo, dove è una chiesiola che el re Alphonso vechio ivi stete quando messe campo a Napoli. Et in tal loco ogni anno, a dì do Zugno li loro successori di caxa Aragona el si celebra una bellissima festa. È fabricato quivi uno bellissimo palazzo con camere pinte et zardini. Quivi a dì 21 ditto el Re de Franza partito di Aversa era venuto, et quivi dimorava. Con Soa Majestà introno in questo zorno in Napoli et insieme con Paulo Trivisano 4 mia contra alozò in uno palazo, che fu dil secretario vechio a San Domenego, bellissimo[122]. Or qui a Pozo real essendo venuto el Re la matina a disnar venne li ambassadori napolitani, dicendo haveano desiderato za gran tempo questa venuta, et che a hora habuto loro desiderio si potevano chiamar felici et contenti, basando la mano, la vesta et la terra davanti el Re, con gran cerimonie, pregando di do cose Soa Majestà: la prima che 'l non intrasse quel zorno, perchè volevano che l'intrasse sopra uno caro con triumpho, segondo el consueto de li Re, da poi havevano acquistato la terra. Demum che li volesse concieder certi privilegii et capitoli che dimandono. Et el Re tolse in man i capitoli, et promesse far quanto domandavano, sed nihil deinceps factum fuit; et tuttavia Franzesi intrava in Napoli, et si preparava alozamenti, et el Re fo contento di star quella notte a Pozo real, et stava con uno falcon in pugno, mentre si parlava di la sua intrata in Napoli fra soi baroni, che fo di quelli la Signoria li mandò a donar, sì che con oselli in pugno prese Napoli.
Intrati che fonno Franzesi in la terra, tutti li navilii erano in el Molo si slargò, come ho scritto di sopra, et molti sopra li ditti vi montò, et era una confusione a veder montar ditta brigata su li batelli per passar a Yschia. Questo facevano non tanto per li Franzesi, che za erano intrati pacifice, ma perchè da Castelnuovo travano molte bombarde in la terra, cridando: Aragona! Aragona! Ferando! Ferando! Et però dubitavano di star, perchè con li mortari ruinavano le caxe. Ma intrato mons. di Mompensier et altri capitani dil Re, non steteno a dormir, ma ancora loro comenzono a piantar bombarde a ditto castello, per veder di ruinarlo et haverlo per forza, che per bontà non lo poteva haver. Era a custodia uno cao di Sguizari, et mons. Pasqual Conte de Linf, era castellano, partite et andò con li altri a Yschia. Et el cardinal di Zenoa era su la nave, slargato in mar come ho scritto di sopra, mandò a dimandar salvo condutto al Re de Franza, di poter andar a Zenoa, et etiam star, volendo, in Napoli perchè erano fora ussiti de Zenoa. Et come el Re fo intrato in Napoli li dette salvo condutto, liberamente potesse dismontar in terra lui et domino Obieto; et cussì dismontono. Quello poi di loro seguite, intenderete di sotto. Non voglio restar di scriver come era Vice Re in Castel nuovo uno zenoese, chiamato Thoma Fregoso. Ma el Re preditto de Franza, vedendo che li castelli non si volevano render, non stete ad indusiar più, ma a dì 22 Fevrer essendo venuti Domenego Trivixan, Antonio Loredan et etiam Paulo Pixani cavalieri et oratori veneti a inchinarsi a Soa Majestà a Pozo real, deliberò d'intrar in Napoli, et cussì fo di Domenega, a hore 21, con solum cavalli 90, et el resto a piedi, zoè assà Napolitani et intrò in Castel di Capuana, el qual è una parte di la terra et uno bellissimo palazo, et za Franzesi lo havevano habuto, et quivi alozò, et fatoli reverentia da nostri oratori, et di Soa Majestà tolto licentia, ritornò a caxa, et el Re poco da poi cenò in questo loco di Capuana. El Re non poteva haver danno per le bombarde erano trate in la terra, et in questo medemo zorno fo trato uno morter dil castello, el qual sfondrò la chiesia di Santa Maria di la Nova, senza però offender alcuno, però che era assà brigata a Vespero in chiesia, et el Re ordinò che fusse continuamente ditto castello bombardato; et cussì li 70 carri di artigliarie havia con lui tirati da X in 12 cavalli, fonno acostati al castello, et etiam piantate le forche a torno, cridando si non si rendevano, che tutti li farebbe apicar; ma quelli dil castello più se inanimava et li salutavano de artegliarie.
A dì 23 molti Sguizari salirono nella cittadella vicina al castello, et quelli dentro erano oculati ussirono fuora, et scazarono li nemici, et in quella baruffa fo ammazzati 30 Sguizari dil Re de Franza, et non cessava quei del castello di trazer, et ogni zorno ne amazava qualche uno da le artigliarie. Et poi in questo medemo zorno a hore 22 fo fatto un'altra baruffa a la cittadella, fo morti et sgombrati molti Sguizari zoso da le mure, et in tutto questo zorno ne fo morti zerca 100 homeni. Era dentro pur in castello ancora el Marchexe di Pescara, el qual vedendo non potersi tenir, deliberò più presto andar con el re Ferando, et entrar in Castel di l'Uovo, cha ivi più star. Et demum de lì partite, et andò a trovar el Re a Yschia.
In questo zorno el re Ferandino con la Raina, l'ynfante, Principe de Squilazi, soa moglie et altri di caxa Aragona et don Fedrigo partì dil Castel di l'Uovo sopra cinque galie di Villamarino et il meglio poteno portar con loro, et andono a Yschia, che è una ysola mia 8 lontana da Napoli, di esso Re, et ivi messe in terra ditte donne et lui andava innanzi et indrio come scriverò di sotto.
Et è da saper che in Napoli si ritrovava el sig. Jacomo Conte, el qual era al soldo dil Re di Napoli, et quando vide Napolitani disposti al Re de Franza deliberò più presto andar via et fuzer, cha inchinarsi a ditto Re. Et venne a trovar Paulo Trivixano ambassador nostro, al qual li disse come el si partiva, et voleva venir a Venetia a inchinarsi a quella Ill.ma Signoria, et voleva dimostrar la fede havia portata sempre a San Marco, et che al tutto era disposto di venir de qui. Se partì insieme con el Re, et avanti el Re si partisse ditto orator, per essere stato lì a Napoli con Soa Majestà, andò a tuor licentia, con el qual conferiteno alcune cose, et tolseno combiato insieme.
Questa nuova di l'intrar in Napoli dil Re di Franza venne prestissima a Venetia, ch'è con lettere di tutti tre li oratori, nararono d'esser stati da Soa Majestà, alegrandose di tanta vittoria nomine Dominii, a li qual el Re molto ringratiò, dicendo: questa Signoria esser soa carissima amiga, et che li havia mantenuto la fede li havia promesso, et che voleva lui medemo scriver a questa Signoria, come fece. Oltra di questo, ditti oratori dimandono licentia di repatriar, maxime Paulo Trivixano, perchè era consunta la sua legatione. Et in questa mattina medema, che zonse tal nuova molto molesta a tutta la terra, la Signoria mandò per tutti li ambassadori erano quivi, et a uno a uno li notificò ditta vittoria et intrata dil Re, et con mons. di Arzenton ambassador de Franza si rallegrò molto, dimostrando haver gran piacere: tamen non ferono dimostratione alcuna ni de soni ni de fuogi, come fece a Milano, che a dì 26 ditto have la nuova, et el Duca ordinò campane et la notte fuogi. Et poi a dì 27 fo fatto ivi processione, ringratiando Dio di tanta vittoria. Ancora a Fiorenza et Ferara dimostrono grandissima allegrezza, facendo feste e fuogi, et cussì in alcuni altri lochi.
Et l'ambassador de Napoli Joan Baptista Spinelli era in questa terra, la mattina a dì primo Marzo, havendo habuto grandissimo dolor, andò in Collegio a la Signoria, con el qual el Vice Doxe, perchè el Prencipe era amalato, fo doluto assà, et usatoli parole accomodate, per le qual poteva intender intrinsice, nostri non avrebbeno voluto tal cosse. Et poi ditto orator domandò che la Signoria li dovesse dir quello lui volevano facesse, o star qui o si dovesse levar e andar via, non essendo più Napoli in poter dil suo Re, licet le fortezze adhuc si teniva. Unde per la Signoria li fo risposo, prima facesse quello a lui pareva, et altre parole a mi incognite conferiteno; tamen che, tenendosi li castelli, poteva restar come ambassador, et che sarebbe honorato. Et cussì ditto orator restò, ma non andò molto fuor di caxa, et in questa matina non havia collar d'oro al collo, sì come portava prima la vesta. Et li altri ambassadori, eccetto Arzenton, andono a caxa soa a dolersi dil suo Re, el qual mons. di Arzenton era molto aliegro, et fece qui consolo dil Reame uno fiorentino, chiamato Bartholomio de Nerli, el qual era molto rico et mercadantava et era zenero di Joam Frescobaldi assà nominato, che in questo anno morite; et questo fece in loco di Piero Martineus era consolo in questa terra sì dil Re di Spagna quam di esso re Ferando; el qual però sempre exercitò el consulato. Et altro non seguite.
Aduncha el Re di Franza, sì come di sopra havete udito, è intrato in Napoli, et assà cose accadete in brevissime hore, et si puol dir haver acquistato el Reame in 7 zorni et non più, però che a dì 14 intrò in S. Zermano, et a dì 21 in Napoli, cosa quodammodo incredibile et miranda, et nunquam haver hauto contrasto de Aragonesi: et si el fusse venuto a tuor el possesso, sarebbe stato più zorni. Et questo è processo, perchè caxa di Aragona non ha habuto niuno li sia stato fidele, che pur a uno castello vi sta grandissimo tempo uno exercito ad haverlo, pur si voglia mantenir. Et esso Re non volse aspettar fino a dì 25, che si preparava el triumpho; et za Napolitani havevano dato principio a butar assà muraglie a terra per farli più honor a la soa intrata, tamen ben che cussì sotto sora, intrò. Fo decreto perchè Soa Majestà che habuto li castelli lui vi serà Re de Napoli, e intraria poi secondo il consueto regio[123]. Ma prima che alcuna cosa descriva de li successi seguiti lì in Napoli, voglio di questa città alcuna cosa descrivere.
Napoli, città regale, o vero sedia di Re, fo chiamata olim Parthenopea, fo edificata zerca 1000 anni avanti lo advenimento de Christo da Diomede in sul lito dil mare, et da Tito Livio nel ottavo de la prima Deca assà di questa è scritto. Fo sottoposta a Romani, et da 300 anni in qua da Re subiugata, i quali hanno però dato continuamente il censo a la Chiesia. Ha belli templi, mure, palazzi, zardini et roche superbissime, et in ditta città vi sono quattro castelli: Castel nuovo, che fo edificato o vero riconzato di novo per re Alphonso, dove è tal lettere: Alphonsus regum princeps hanc condidit arcem. Poi è la torre di San Vicenzo et Castel di Capuana, et e da l'altro campo di la terra, Castel di l'Uovo, situato e torniato di mare, ove è tal epigramma: