Essendo sta ordenato qui a Venetia, quando fo sigillato li capitoli di la liga, a ciò tutti li colligati in uno zorno potesseno far publicar solennemente ditta federatione, che la Domenega di le Palme fusse publicata, et spazati li corrieri in diverse parte a notificar a li colligati cussì dovesseno far; etiam comandò a tutti li Rettori nostri, si da terra come da mar, però che da dì ultimo Marzo fino a dì 12 April haveno assà tempo. Et venuto el zorno constituito, essendo sta el zorno avanti mandato a dir per el Prencipe a Mons. di Arzenton orator dil Re de Franza, che li piacesse de voler venire la matina seguente a una solenne processione; el qual, conclusive, rispose non se sentir ben, et non volse venir, et fense di esser amalato, tamen era visto per la terra, et non andò in Collegio dal zorno li fo notificato la liga fino a questo zorno che andò, come dirò di sotto. Et a ciò non manchi in niuna cosa, ho deliberato descriver l'ordene di le cerimonie fo fatte in questa terra in tal zorno. Prima sopra la piaza di San Marco fo fatto a torno legni, con li panni di sopra per schivar el sol, sì come se suol far el zorno dil Corpo de Christo; la qual cossa in altri tempi de liga et paxe non fo fatto. Et fo messo mazzi a torno li legni etc. Item fo messo sopra la chiesia de S. Marco, zoè a la fazzà, do stendardi sopra altenele, uno per banda, i qual erano uno de Marco Barbarigo fo prencipe, l'altro de questo presente Serenissimo; zoè quelli che portano sopra el Bucintoro. Etiam fo messo questi altri stendardi de capetani zeneral da mar... El primo era quello de re Zacho de Cypri; quello de Christofolo Moro doxe, quando andò in Ancona; quello de Orsato Zustignan; quello de Vettor Capello; quello de Triadan Gritti; quello de Piero Mocenigo; quello de Vettor Soranzo, de Jacomo Marcello, et uno da ca Moro, videlicet de Damiano fo capetanio in Po. Item stendardi de provedadori di l'armada in mezo, zoè de Nicolò da ca da Pexaro et altri. Et fo messo olivo mazzi ligati sora la Chiesia. Ancora fo messo panni d'oro a le colonnele di la Chiesia da una banda a l'altra sopra la piazza, cossa nuova et numquam più fatta. Sora el campaniel fo messo bandiere de galie, et trato de molti schiopetti, che era una beleza a veder, a sentir, con gran soni. In piazza era grandissima quantità de zente, adeo non se poteva passar nè andar a torno; per tutto era pieno. Fo indicato esser tra piazza, sul palazzo, balconi et in Chiesia, n.º 68 milia. Dil palazzo dil Prencipe fo messo fuora de balconi sora la corte li 8 stendardi porta quando va con le cerimonie li zorni ordinati et solenni, et tutti sì li ambassadori quam patricii veneno a bonhora. Prima venne el legato, el qual andò in Chiesia ad apararsi et disse la messa; et l'altro, zoè D. Aloysio Becheto, andò con la Signoria: poi venne Ferrara, poi li tre de Milano, poi Spagna et ultimo Maximiano. Et cussì adunati, venne la Signoria zoso dil palazzo, et intrò in Chiesia, dove era tanta moltitudine di persone che non se poteva intrar, sì venuti per la indulgentia, quam per veder le cerimonie. Vi era etiam el Patriarca nostro, et ditto l'officio dil zorno, et dato le palme, veneno fuora pur col Prencipe et oratori, et butato more solito le corone zoso di la Chiesia, in segno di leticia de l'intrar de Christo in Hyerusalem, ritornono in Chiesia dove solennemente fo ditto la messa per ditto legato, et nunciato la bolla dil perdon in tal zorno concessa, sì come è notata avanti nel secondo libro, senza offerir pecunia.
Comenzò poi andar a torno la piazza la processione, zoè intravano in Chiesia presentandosi al Prencipe, poi andava a torno la piazza et l'ordene quivi sarà posto. Prima la scuola di la Charità con 40 dopieri in aste dorate, et 16 anzoli con varie cosse et arzenti in mano, una ombrella con una † sotto, dove è dil legno di la † de Christo in una ancona a la greca donata a ditta scuola per el Cardinal Niceno. Poi un'altra con una ancona di nostra Donna assà miracolosa. Un'altra con una cassetta lavorata benissimo de crestallo et smalto, ne la qual era la camisa de Christo et altre reliquie. Poi alcuni anzoli con le arme di collegati in mano; prima Milan, Venetia, Spagna, Maximiano et Papa, poi S. Marco. Poi uno carro portato da fachini, sora el qual era vestiti da Davit propheta et Abigail con una navicella bellissima et de gran valor de crestallo, piena de fermento, davanti. Venne poi sopra uno altro carro Italia et Venetia con altre provincie a torno pur de Italia, et putini havea brievi dicea: Liguria, Feraria etc. Dopo queste cosse venne de quelli di la scuola vestiti n.º 500 con candele in mano. La scuola di la Misericordia, dopieri, ut supra, n.º 66 dorati, do anzoli, puti picoli seracini, fo bel veder; poi 5 anzoli con arme di la liga in man, poi 6 altri con corni de divitia, un'ombrella con una cassetta de reliquie et una ancona d'arzento davanti, un'altra con la man de S. Theodosio sotto, et alcuni dopieri grandi portati a man; una ombrella et sotto uno presepio d'arzento, et altre reliquie: et le mazze di le umbrelle d'arzento, cossa che niuna scuola ha, e tutti con palme in mano. Li batudi de questa scuola n.º ut supra. La scuola di San Rocho con dopieri 30 doradi avanti el Crucefixo; poi anzoli con arme di la liga, et el Doxe nostro; poi una Justicia a piedi con la spada et balanze in man; poi 20 dopieri su aste d'oro, 10 davanti et 10 da drio l'ombrela, sotto la qual era el deo de S. Rocho in un tabernacolo, et avanti era portato un gran cierio beretin, batuti n.º ut supra. La scuola di S. Marco con dopieri 40 dorati, anzoli con corni de divitia 9, et 12 con le arme di colligati. Venne poi uno carro portato da homeni, su el qual era el Duca de Milano vestito d'oro con el bisson davanti a li piedi, et do vestiti da mori negri, con casacche moresche, de driedo, perchè questo è 'l suo cognome di Lodovico Moro; et era scritto davanti el carro queste lettere: Pervenerunt Principes conjuncti. Poi venne una Justicia con uno specchio in mano et uno lion davanti, et era scritto: Dissipa gentes quae bella volunt. Poi venne el Re et Raina de Spagna sentati, con do vestiti a la castigliana da driedo, con spada in mano et era scritto: Dies super dies regis adjicies. Poi venne Maximiano come Imperator con l'aquila, vestito a la Todesca, et queste lettere davanti el carro suo: Cuius Imperii nomen est in aeternum. Poi venne el Pontifice con la mitria in testa et le chiave, et diceva: Credentium erat cor unum et anima una. Et è da saper che tutti questi, come fonno davanti la Signoria, fo refferito questi versi in significar chi erano quelli. Primo Milano: Questo è colui che 'l sceptro justo in mano — Tien dil felice stato de Milano. Signoria de Venetia: Potente in guerra et amica di pace — Venetia il ben comun sempre ti piace. Re et Raina di Spagna: Questo è il gran Re di Spagna e la Regina — De infedeli hanno fatto gran ruina. Maximiliano: Viva lo Imperator Cesare Augusto — Maximian re di Romani justo. El Pontifice: Questo è papa Alexandro che corregge — L'error dil mondo con divina legge. Oltra di questo venne un'ombrella sotto la qual era l'anello di San Marco. Poi un'altra con una anconeta adornata di zoie bellissime, d'arzento dorato, la qual era di Domenego di Riero. La scuola di S. Zuanne venne poi con dopieri 40 dorati et anzoli XI portava arzenti, poi uno Christo portado da uno anzolo, una fontana butava aqua odorifera, poi el mondo tutto in una balla de carta, poi 6 anzoli con arme di la liga, un'ombrella con uno San Zuanne antico, poi cinque altre ombrelle con varie reliquie portate da sacerdoti. I tabernaculi poi, sotto uno el capo de Santa Maurina; poi dopieri grandi a man, el primo de S. Martin sotto un'ombrella, et poi una ancona greca da Constantinopoli, et dopieri 40 la mità avanti et la mità da driedo su aste piccole dorate; poi la ombrella d'oro, sotto la qual era la Croce Santissima ch'è molto miracolosa. Et quelli di la scuola havia dopiereti in man, in loco de candelle, et fo gran numero.
Poi venne li frati. Prima li Jesuati. Poi li frati di S. Sebastiano con caleci in man. Poi de S. Maria di.... con corparuoli, calesi et pennelli in mano, et el piè de San Paulo primo heremita inarzentado. Poi li Crosechieri con assà reliquie, et la cossa di San Christofalo portata su uno edificio da homeni, et la testa di Santa Barbara su uno soler. Poi li frati di Servi apparati: la testa d'arzento di S. Zuanne papa et di Santa Maria Cleophe. Poi li frati di Carmini con assà teste de Santi et 20 fratoncelli vestiti da.... anzoli. Poi li frati di San Stephano con fratoncelli 14 con confetiere in mano, et li frati belli aparamenti con pianete di perle lavorate et assà arzenti. Poi li frati di S. Francesco: prima Santo Jopo (Giobbe) et S. Francesco di la Vigna, Observanti et fratoncelli vestiti da anzoli, uno di qual portava S. Marco fodrà di varo: demum venne li Conventuali con fratoncelli con pennelli in mano; uno soler sora el qual era el duca de Milan sentado, con una cadena in man, era incatenada tutta la liga; poi venne Venetia con l'arma dil Doxe et una vera bareta ducal; poi el Re over Raina de Spagna; poi l'Imperatore et el Papa con lettere diceva: Fides Apostolica; apparati frati n.º 38. Poi venne li frati di S. Zanepolo, con fratoncelli con candelieri d'arzento et pennelli: et prima era S. Domenego et S. Piero Martire, zoè tutti insieme; poi le arme di colligati portate su corni di divizie assà aparati; et do candelieri grandi d'arzento. Frati di S. Salvador et Santo Antonio con una † ornata di seda benissimo, con reliquie in tabernaculi; item el brazo de S. Luca d'arzento, con una penna in mano, assà teste de Santi portate in mano, ancone con assà reliquie dentro, inarzentade, la.... et mitria dil suo abate per esser abazia. Poi li frati di Santo Spirito con bei apparamenti, li frati di la Charità et San Chimento (Clemente) a uno, li frati di S. Zorzi mazor et S. Nicolò de Lio, la man de S. Zorzi et una man de arzento de Santa Lucia, et la testa de San Jacomo, poi l'abate con la mitria et baston pastoral avanti. Poi venne li frati de Santa Maria de l'Orto co S. Zorzi di Alega, con cotte di sora da canonici.
Da poi successe li preti, et prima la Congregation de S. Salvador, sono 9 congregation et in tutte preti 36 et non più. Poi S. Canzian, ne la qual era el brazo de S. Zuanne Grixostomo et altre reliquie. Poi San Silvestro, poi S. Marcuola et el brazo de S. Anna, et una ombrela de veludo biavo fo de uno Doxe da ca Memo lassata a ditta Chiesia, et la man destra de S. Zuanne Battista in uno tabernaculo, portata sopra uno edificio. Poi venne la congregation de S. Luca et el pè de S. Triphon inarzentado. Poi Santa Maria Formoxa et il pè de S. Dimitri inarzentado. Poi Santo Anzolo, poi S. Polo. Et S. Maria Mater Domini fo l'ultima, con el brazo de Santa Agata inarzentado.
Et compito ditti frati et preti, venne fuora de Chiesia, sonando campanon, la Signoria. Come fu a presso la piera dil bando, la qual è di porfido, et in quelli zorni fo alzata, sonando prima trombetta assà, poi per Battista comandador fo publicata ditta liga, la qual publication sarà qui sotto scritta. Et compito, fo sonato iterum trombette et campanon, et trato assà schiopeti et bombarde dil campanil.
Poi seguite la processione. Prima trombete de galie n.º 32; do dopieri d'arzento avanti la †. Poi el capitolo de S. Marco. Comandadori dil Dose vestiti de biavo con barete rosse in testa col marchetto n.º 24. Li scudieri di Maximiano, zoè di soi ambassadori, con calze tutti a una divisa, et zuponi che fo bel veder. La fameglia dil Legato et oratore dil Pontifice, quelli di la cancelleria, li canonici de Castello alcuni aparati, el Patriarca dagando la benedition con la mitria in testa. La bolla di la indulgentia portata avanti aperta su una maza, el legato aparato con la mitria et andava dagando la benedition, et canonici de S. Marco aparati a torno sì de lui come dil Patriarca. El Canzelier grando con alcuni secretarii de Collegio, zoè Zuan Zacomo di Michiel, Alvise Manenti secretarii dil Consejo di X; Gasparo di la Vedoa et Zaccaria.... Bernardin di Ambrosii de Collegio. Una palma bella portata davanti, el Prencipe vestito de restagno d'oro, l'orator dil Papa de veludo paonazo, l'orator de Maximiano, zoè el decano, de veludo cremesin, et l'altro cavalier pur de veludo con catena al collo d'oro, l'orator yspano de veludo cremesin con cadena, l'orator de re Ferando etiam de veludo, ut supra, con cadena, lo episcopo de Como, orator de Milano, domino F.º Bernardin Visconti con una vesta corta d'arzento sopra rizo et cadena ligada per non esser cavalier, et domino Thadeo de Vico marcà, terzo orator, damaschin cremesin et una cadena molto grossa al collo, l'orator de Ferrara et quello de Mantoa, Piero Dandolo primicerio de S. Marco, et magistro Joachim Venitiano Zeneral de Frati Predicatori, poi D. Tuciano baron de Hongaria, habita qui a Venetia, et don Consalvo fiul di l'orator yspano con cadena al collo. Demum un corsier et uno procurator, li consegieri è nominati di sopra, zoè quelli fo a la conclusione di la liga, et questi procuratori: Nicolò Mozenigo, Fedrigo Corner et Domenico Moroxini, Christofol Duodo, Felipo Tron et Lunardo Loredan; poi li Cai di XL, fiuli dil Prencipe, et Avogadori; tra i qual Bernardo Bembo dottor, avogador, vestito d'oro; poi li Cai dil Consejo di X; demum li cavalieri et quelli haveno veste d'oro: noterò Thoma Zen, Piero Balbi con manto bellissimo, Zorzi Corner, Polo Pisani venuto in questi zorni da Roma, et cadena sora la vesta, Zaccaria Contarini, etiam con cadena, Battista Trivixan, Marco Dandolo dottor et Francesco Capello; et questi cinque havevano manto d'oro sopra la veste, zoladi sulla spalla, che era bellissimo, altri cavalieri et dottori vestidi de seda tutti, et poi per età de li altri senatori numerati tutti n.º 180, vestiti d'oro come ho ditto, n.º 8 cavalieri, et de seda, 80 altri de scarlato et sarebbe stato assà più se non fusse sta la nova di le galie de Fiandra, la qual do zorni avanti fo verificada, et tutti levono corrotto, et in piazza era assà veste di scarlato, præter solitum, perchè se usa negro. Compita la processione et accompagnato el Prencipe in palazzo, tutti andono in caxa, et l'hora era molto tarda, et tutto quel zorno fo sonato campanon a S. Marco et ancora per tutta Venetia. Et in questa mattina Bartholomeo Zorzi proveditor di l'armada messe banco, et etiam Marin Barbo soracomito. Questo fo fato, a ciò si vedesse nostri dava principio a voler far fatti, et la sera drio se partì Piero Bembo soracomito et andò a Corphù. In questo medemo zorno venne lettere de Napoli molto desiderate, di la risposta dil Re, quando li nostri oratori li notificò la liga, et el zorno drio li oratori di la liga veneno in Collegio, et fo mostrato ditte lettere et consultato.
La sera veramente fo fatto su la piazza de S. Marco do gran fuogi de assà legne de carra 20, mandate per la Signoria, et fo messo, oltra le legne brusavano, per puti quelli legnami potevano trovar lì in piazza, et ancora per ogni colonna dil palazzo era una lumiera ita che fu n.º.... a torno a torno tutte impiate a una botta, et si andava refrescando che pareva fusse zorno, et era bellissimo veder. Sopra el campaniel fo messo assà lumiere, trato di molte rochete et schiopeti, sonando campanon et assà moltitudine de zente fino 6 hore steteno in piaza. Ancora sopra altri campi fo fatto fuogi, et per li campanieli di le chiesie, et a San Bortholomio per Todeschi assà lumiere, etiam a caxa de li ambassadori di la liga. Et questo basti quanto a queste cerimonie, et cognosco esser stato molto longo, ma ho voluto el tutto descriver et la publicatione fo a questo muodo: la qual fo butata in stampa con cinque virtù: al Papa, fides; Imperator, justitia; Re de Spagna, fortitudo; Venetiani, prudentia; et duca de Milano, amicitia.
El Ser.mo et Exc.mo Prencipe nostro, d. Augustino Barbarigo a tutti dechiara et fa noto che in nome dil Summo Creator e di la gloriosissima madre Verzene Maria et dil protetor nostro misser S. Marco et de tutta la corte celeste, in questa nostra città, fra el santissimo et beatissimo in Christo padre et sig., sig. Alexandro per la divina provedentia papa VI, el Ser.mo et Exc.mo sig. Maximiliano Re de Romani sempre Augusto, li Ser.mi et Exc.mi Sig.ri Ferdinando et Helisabetha Re et Raina de Spagna, esso nostro Ill.mo et Exc.mo Prencipe et l'inclita Signoria nostra, et lo Ill.mo et Exc.mo Sig. Ludovico Maria Sforza anglo duca de Milano etc. etc. et gli successori, adherenti et ricomendati de cadauna di le parte preditte a honor dil nostro Sig. Dio, a fin de pace et tranquillità de tutta Italia, ben et comodo di la Republica Christiana, felicemente è sta conclusa, fata et fermada bona, vera, valida et perfecta intelligentia, confederatione et liga, duratura ad anni XXV et ultra ad beneplacito de esse parte, per conservatione di la dignità et autorità di la Sedia Apostolica, protetion di le raxon dil Sacro Romano Imperio, et per defension et conservation de li Stadi de cadauna di le parte et soi adherenti et recomandadi, la qual confederation et liga per le ditte parte è sta deliberado che in questo zorno per tutto el dominio, et in ogni cità de cadauna di le parte preditte solenemente publicar se debbi, a gaudio universal et consolatione di tutti. Eviva S. Marco!
Et in questo medemo zorno a Milano fo fatto solenne procession et gran feste per la terra, et per tutto el suo dominio, et fo publicata, et fo invidato Mons. di la Ruota orator dil Re de Franza, el qual non volse esservi, ni etiam, Joan Baptista Redolphi orator fiorentino; et come fo publicata, de lì a pochi zorni el Duca andò a Vegevene, et in Milano rimase Sebastian Badoer cavalier ambassador veneto.
A Roma etiam fo fatto in tal zorno gran solemnitade, perchè, havendo benedetto le palme, andò el Pontifice a S. Piero, et el card. Benevento, fo nepote de Innocentio, disse messa, et mostrato uno legno de quelli fo ficato el Redemptor nostro su la †, con molta devotione, et in chiesia tutti oltra l'olivo haveva una candela in mano. Et fo fatto una oratione per el vescovo de Concordia, vicentino de caxa Chieregato, in laudatione di tal liga; la qual qui sotto sarà scritta, et poi publicata. Tutto quel zorno in Roma sonò campane, et in castel Santo Anzolo trombe, et in caxa de Cardinali grande alegreza, et in caxa di l'ambassador veneto fo tenuto corte bandia, con confetione etc.; tutti cridava: Marco! Marco! Et a questa processione non vi volse venir el Cardinal di S. Dionisio franzese, nè l'orator de Franza. Et poi la sera et in castello et caxa de Cardinali, prelati et ambassadori fo fatto gran fuogi et lumiere, et dil veneto più di 100 lumiere a torno la sua caxa, et fatto do gran fuogi in segno de consolatione. Et el zorno driedo, fo a dì 13 April, l'ambassador ditto dil Re de Franza partì da Roma mal contento, et ritornò a Napoli.
Sermo habitus Rome in ecclesia Sancti Petri in die palmarum anno domini 1495 coram Sanctissimo in Christo Patre et Domino nostro D. Alexandro divina providentia Papa sexto in publicatione confederationis inite inter ipsum ac Romanorum et Hyspanie reges, Venetorumque atque Mediolanensium duces per reverendum dominum Leonellum de Chieregatis decretorum doctorem episcopum Concordiensem ac Sanctitatis sue referendarium domesticum[128].
In terra todesca dal Re di Romani fo publicata a Vormes, dove el re Maximiliano feva la dieta, et havia principiata a dì... ditto con gran cerimonie per tutta la Elemagna. Et quam primum che a Venetia fo publicata, el zorno drio, fo a dì 13 April, li do altri soi Ambassadori tolseno licentia da la Signoria, dicendo voleva andar contra el suo Re. Ai qual el Prencipe li usò benigne parole, digando: Fate pressa a Soa Majestà che 'l vegni, che li daremo ogni favore, et quello in Italia molto desideremo. Ancora li nostri ambassadori a Soa Majestà presto expediremo. Et habuto li presenti, prima se partì el decano, et don Leonardo Felz rimase per essere amalato; tamen, el dì driedo Pasqua, etiam lui si partite.
Domente tal cose si fanno, in mar essendo fuzito di le man di Zoan Francesco Venier soracomito nostro volonteroso di haverlo et prenderlo, Camalli turco, come scrissi ne l'altro libro, a hora venne sul mar insieme con uno altro corsaro chiamato Richi, pur di natione turco, et haviano una nave di botte 400, una barza di botte 200, do fuste grande et do gripi tutti armati. Unde Hieronimo Contarini proveditor di l'armata con do altre galie dalmatine li andò contra per investirli, et haver di lui vittoria, et cussì fonno a le man, et ne fo morti de la sua galia, che investite, assai, et feriti zerca 70, et se le altre galie dalmatine havesse seguito, senza dubio Camalli saria sta preso, overo in mar anegato et in battaglia morto; ma si excusono non haveano bone vele. Et questo fo in l'Arzipelago, sora Schiati Scopuli. Et havendo assà combattuto, sopravenendo la notte, ditta galia dil proveditor al meglio potè se slargò, et con le altre ritornò a Modon et Camalli andò via, nè qual volta tenisse non se intese. Ma non molto da poi essendo Antonio Grimani procurator capetanio zeneral a Sapientia a presso Modon, visto di lonzi una fusta, mandò Antonio Loredan soracomito con do galie, zoè istriana et zaratina, a investirla, et cussì la galia zaratina, per esser bona, do volte investite, et quella fusta averze per mezo, la qual era de ditto corsaro, et Turchi fonno in aqua; tamen pur zerca 95 era su ditta fusta, li qual prima fusse investiti, con archi et freze sagittavano nostri. Et de ditti fo morti et anegati, et 25 solamente presi vivi, et quelli portati a presentar al capetanio zeneral era a Modon venuto per complir de far li stratioti. El qual ordinò fusse ligati le man et li piedi, et butati in mar per anegarli; et cussì fo fatto: unde el capetanio loro, quando era ligato se la rideva; et li fo dimandato da quelli sapeva la lengua la cagione dil suo rider. Rispose io ne ho anegati tanti christiani con le mie man, che l'è raxon sia anegato ancora mi da christiani. Et cussì fonno butati in mar, et benchè fusseno ligati, uno d'essi si desligò et andono alcuni con le barche di le galie et quello con la spada amazò lì in acqua; et lui a modo di un pesce se aiutava de nuotare e fuzir. Ma Camalli preditto, partito che 'l fo di le man di le nostre galie, andò nel porto de Garipoli, dove trovò sorta una nave de zenovesi, di quelle da Scyo, et esso Camalli volendo intender de chi fusse, disseno era de Scyo, unde li disse non dubitasseno, che sora la sua testa non li farebbe danno, essendo raccomandato e tributario Scyo dil suo Signor; ma pur che havendo bisogno, li era forzo dimandarli ducati 50. Et el patron li disse, che non li havea; ma lassasse vender alcune merze, che era contento di dargeli: et cussì fermono l'accordo. Ma inteso ditto patron, come una nave de essi zenoesi era a l'altro cargador, li mandò a dir dovesse venir in so aiuto contra questo corsaro. Unde ditta nave cussì fece. Ma Camalli, vedendo venir questa nave verso de lui, fuzite de lì, et lassò la sua barza grande, la qual la nave di Scyo ebbe, et mandò in sua malhora via, non restando però di far danni sul mar, come dirò di sotto. Et questo basti zerca a Camalli.
A Venetia li ambassadori di la liga, Papa, Spagna et Milano andavano spesso in Collegio, ai quali erano lette le lettere, et inter eos desputato quid fiendum, et maxime zerca le cose di Aste, però che 'l Duca de Milano faceva molto facile impresa. Et sopravenendo la Settimana Santa, andando secondo el consueto el Prencipe con la Signoria a li oficii in chiesa di S. Marco, et invidato Monsignor di Arzenton, pur vi venne, et accidit che il Mercore santo, passando davanti le preson per andar a la soa barca ditto orator, per presonieri stanno a quelle finestre li fo ditto assà mal, dispriciando Franzesi. Et ancora el populo, sapendo la cativa ciera era fatta a Napoli a li nostri ambassadori per Franzesi, a questo li mostrava cattivo volto; tamen el Prencipe l'honorava assà, et più se li feva le spexe, et li nostri loro si fevano le spexe. Et ancora uno conte Antonio, che andava per le terre come matto, la cui pacìa era il voler danari n.º assai da banchi, dicendo dover haver etc. nè voleva per resto ma ben per parte; et questo da alcuni fo vestito con zii (gigli) zalli sora una vesta negra. Et mons. de Arzenton andò a lamentarsi sì de li presonieri, quam di questo, a la Signoria. Unde el Prencipe ordinò fusse serati ditti carzerati, et colui spogliato di tal veste. Et pur dicendo Arzenton, che 'l popolo, quando veniva qualche prosperar dil suo Re erano mal contenti, et quando veniva al contrario dimostravano alegra ciera, come spesso lui havea visto, et era in effetto la verità. Ma el sapientissimo Prencipe li disse: non vi meravigliate; in questa terra nostra el popolo è libero e liberamente parlano et hanno gran ragione: perchè prima era gran abondantia, et dapuò venuto el vostro Re in Italia, hanno habuto carestia; et si non provedessemo, el popolo menuto staria molto mal. Et è da saper che el zorno drio che fo fatto la liga, calò g. 6 la farina el ster in fontego. Et el zorno de Pasqua, da poi stato la Signoria a San Zaccaria, secondo el consueto con le cerimonie ducal, ditto orator fo chiamato a l'audientia, al qual el Prencipe se dolse di la cattiva compagnia era a Napoli a li nostri ambassadori. Et è da saper che el Sabato Santo fo Pregadi per far consultatione si importaveno le cose volevano far.
Venne in questa terra incognito el conte Bernardin de Frangipani, signor de Modrusia, Segna etc.; et secondo altri fo uno suo barone, el qual alozò a S. Nicolò de Lio, et più volte a caxa dil Prencipe. Fo divulgato voleva soldo, per esser valentissimo ne l'arte militar. Et habuta la risposta, la qual era et fo secreta, si partì, et ritornò ne li soi paesi. Et per questo se intese el conte Zuane, fo fio di re Mathias, venne in questo tempo in Corvatia a li soi luogi con assà zente.
A Napoli, per lettere de 9 April, erano in gran consultatione, et stavano molto tardi fino do et tre hore di notte, faceva grandi apparati di zostre e torniamenti per far queste feste di Pasqua, nè metevano precio alcuno. Fece disfar el Re l'armada voleva poner in ordene per andar a tuor Yschia. Item el Stato dil Marchese de Pescara, perchè per avanti havia donato al prefetto di Roma, havia nunc suspeso, et altri privilegii et concessione pur suspese, et poi per lettere dil 16 se intese come era zonte ivi do galeaze de vituarie venute di Provenza overo Marseia. Questo perchè el re Ferandino era partito de Yschia per menar la Rayna in Sicilia. Et la verità fo, che a dì 17 April zonse a Messina, et ivi puose la Rayna. Et li oratori nostri a Napoli non erano ben visti, imo fu spento Francesco da la Zueca suo segretario, volendo andar in castello dal Re, in fango, dimostrando poca riverenza, benchè poi si excusasseno non lo havia conosciuto; tamen è da saper che da poi la liga Franzesi comenzono a perder la reputatione. El Re non havia danari ma ben Franzesi, perchè de tutto zercavano venir su danari, vendendo per li luogi infino le munitione de li castelli, et al tutto el Re, passato queste zostre, voleva aviarse a la volta de Roma.
Da Napoli non veniva lettere cussì spesso come prima, et questo perchè le strade erano rotte, nè potevano venir li corrieri securi, et accidit che uno nostro corrier fu intercepto a Teracina da alcuni Franzesi, dicendo haviano in commissione dil Roy di voler veder tutte le lettere, et che non faceva per far alcun oltrazo a la Signoria, et aperseno le lettere de li oratori, le qual per esser in zifra non le intendendo fonno restituite. Et fo ditto a questo corrier: benchè si fa a la gran ville de Venetia, hai paura che 'l Roy non vegni a metterli fuogo et a brusarla? Et el corrier rispose: Monsignor, se tu mi da licentia, te risponderò. Et lui gela dette. Et disse: l'è tanta aqua a torno le fosse di la gran ville, che stuarave (spegnerebbe) questo et ogni altro mazor fuogo, sì che non temeno alcuna cossa. Le qual parole, ridendo, esso corrier referite al Prencipe; et fo laudato la sua risposta. Et zonse qui questo corrier a dì 15 April.
In questi zorni venne lettere di re Alphonso de Aragona, era a Mazara in Sicilia, al suo ambassador era in questa terra, licet non fusse più suo ma dil fiul Re; et molto comendò la fede sua, pregando dovesse perseverar, et exhortar li Signori Venitiani a dar aiuto a suo fiul, promettendoli di far sarà remeritato a qualche tempo. El qual re Alphonso prima se judicava fusse morto, ma a hora, per il messo portò le lettere, fonno certificati come era vestito di bianco, con alcuni frati in compagnia, et faceva vita quieta. Et ditto ambassador andava in collegio spesso, solicitando molto ogni proficuo et utilità havesse a ridondar al Re suo; visitando molto l'ambassador de Spagna et de altri collegati, et era pur honorato come ambassador di Re andando al loco suo; et con Mons. de Arzenton etiam parlavano assà.
Venne a Venetia nel mexe 4 April ad habitar con la moglie et sua fameglia quello era castelano in Manferdonia, chiamato Hieronimo Michiel, di natione cathellano, et portò grande haver, et era stato assà anni castellan ivi, et quando Franzesi si aprossimò a la terra, volendo el populo levar le sue insegne, questo fuzite et andò a Ragusi, et el Re de Franza lo mandò a domandar a Ragusei, i quali non gel volse dar, ma ben lo licentiò. Et cussì venne in questa terra, et, per più securtà sua, volse uno salvoconduto per el Consejo, el qual a dì 24 ditto li fo concesso, et da poi andò con alcuni fanti in Puia, in favor dil suo Re come scriverò più avanti.
A Roma essendo partito l'ambassador de Franza, a dì 13 April, de lì assà mal contento, et zonte le lettere de cambio di ducati 4000, l'ambassador Veneto comenzò a far provisionati, perchè cussì fo ei voler dil Papa, etiam la Signoria fo contenta. Et zonto che fo el capetanio di la cittadella de Verona, Francesco Grasso, el qual menò assà fanti overo provisionati con lui, et per camino de Ravena verso Roma tutti cridava: Marco! Marco! nè per Romagna se aldiva altro. Et da poi le feste de Pasqua li dette danari a li contestabeli n. 6, però che fece 600 provisionati. Et a dì 16 ditto zonse lì el Cardinal Curzense venuto da Napoli, et trovato l'orator nostro in capella dil Papa, li disse: Domine Orator, el Roy molto vi ama, questo per esser stato ambassador in Franza. Et poi disse di questa liga; voglio che vui et mi femo far una gran paxe in Italia, e far che 'l Roy vadi contra infedeli, et voglio pacificar el Roy con la Signoria etc. Tamen non havia alcuna commissione, et diceva queste parole da lui.
Ancora questi zorni lì a Roma arrivò Antonio Stanga ambassador dil Duca de Milano, el qual alias fo al re Alphonso a Napoli, come ho scritto nel principio di questa guerra, sì che erano doi, zoè questo et Stephano Taverna, benchè el cardinal Ascanio fusse quello faceva el tutto et era in grande amicitia col Pontifice. Et poi a dì 22 ditto se partì per andar a Napoli dal Re el cardinal di San Dyoniso, franzese: la causa non se intese, ma fo judicato el Re lo havesse mandato a chiamar per haver el suo consejo. El qual andato a tuor licentia dal Pontifice, si offerse di metter ogni paxe et pacificar le cosse. Pur Franzesi in Roma erano mal visti, maxime da Spagnioli, et el zorno de Pasqua do Franzesi fu butadi zo dil Ponte nil Tevere per Spagnioli, uno de li qual morì. Li cavalli lezieri mandava la Signoria verso Roma erano propinqui, et a dì do feno la mostra di provisionati benissimo in ordine. Tamen quelli de Milano non era ancora comenzati a far, benchè el Duca scrivesse a suo fratello cardinal Ascanio li facesse, et diceva di farli. Ancora el Pontifice voleva assoldar 600 homeni d'arme, et era in accordo con la parte Orsina, et a quelli dette stipendio, solicitava la Signoria ad acordar suo fiol Duca de Gandia, el Duca de Urbino et suo zenero sig. Zuanne di Pesaro, el qual havia compito la ferma et condutta havia di la chiesia, pagato tamen per nui, secondo li capituli di la prima liga. Etiam voleva el sig. de Camarino, alias essendo nostro governator di le zente de Romagna, et chiamato a la guerra se havea col Duca de Austria fo casso et privato dil soldo. Unde, fatto consultatione inter patres con li ambassadori di la liga, ditti Signori fonno acordati, zoè el Duca de Gandia et sig. di Pexaro, zoè al Gandia ducati 30 mila et a Pesaro ducati 16 mila et tengi 400 cavalli, pagati proportione tra Venetiani et Milano, come più diffusamente dirò di sotto. Et con el duca Guido de Urbino fo praticato de acordarlo, però che era in questa terra uno so secretario chiamato Piero Antonio Perolo, el qual con Marco Zorzi et Paulo Pisani cavalier, Savii di Terra Ferma, praticava de condurse, et li volevano dar la liga ducati 18 milia et tenisse 800 cavalli, ma non fonno d'acordo, et si acordò ditto duca de Urbino con Fiorentini, come dirò poi.
In questo tempo mezo, a dì 6 April, li oratori erano al Re de Romani dil Duca de Milano, zoè Baldissera de Pusterla et Joan Francesco di Marliano nominati di sopra, a Vormes, et non senza gran quantità de oro oteneno da esso Re la investisone dil Ducato de Milano in persona de ditto sig. Ludovico et soi heriedi; et ivi fo fatte le cerimonie debite et jurato fedeltà a l'imperio, ditti oratori per nome dil Duca, però che Milano è camera de Imperio. La qual investitura ni el duca Francesco so padre, ni el duca Galeazo so fratello, nè Zuan Galeazo so nepote mai da Federico padre de esso re Maximiliano la poteno ottenire. Et inteso el Duca tal nova, havendo grandissima alegrezza subito che la intese, che fo a dì 14 ditto, a dì 16 in questa terra si seppe, et con gran festa li soi oratori el Zuoba Santo andono in Collegio a notificar a la Signoria questo, con i qual fo allegrato. Et etiam mons. de Arzenton li tocò la man a ditti oratori, dicendo: me ne alliegro di ogni cossa, purchè sia per metter paxe et union in Italia.
Et dovendo venir do ambassadori de dito Re de Romani a Milano, a far le debite cerimonie di tal investitura, a dì 27 April nel Consejo de Pregadi a compiacentia dil Duca fo creato ambassador a Milan, el qual dovesse andar a queste feste, Marco Zorzi era Savio di Terra Ferma, et tamen poi non fo mandato, perchè terminono nostri de dar licentia de ripatriar a Sebastian Badoer, et in suo loco andar dovesse Hieronimo Lion cavalier, era za assà tempo creato a ditta legation, etiam de mandarvi insieme li do ambassadori andavano in Spagna, i quali fusseno a queste solennità, et cussì fo fatto, come intenderete. Ancora esso Duca scrisse una lettera al Re de Franza notificandolo de questo, et invidando Soa Majestà a questa alegreza a Milan, la qual questo mexe de Mazo doveva far, et questo fece con consentimento dil Pontifice et la Signoria. Pur era lì a Milan l'ambassador dil Re preditto de Franza, sì come in questa terra Arzenton, zoè mons. di la Ruota.
De l'impresa de Aste veramente essendo andato el sig. Galeazo di San Severino con li altri condutieri, et fatto el campo, el qual ogni zorno se ingrossava, et el Duca de Orliens, vedendo questo, feva molte provisione de zente, et li zonse 300 lanze franzese di novo. Ma el campo duchesco stava cussì, nè li succedeva el disegno pensato, et havia 3000 cavalli et 4000 fanti. Et accadette che XXV de li homeni d'arme de ditto campo, essendo alozati in uno loco di la Marchesana de Monferà, la notte fonno assaltati da Franzesi, et de questi presi 16, i qual fonno spogliati; et fo per tradimento.
Ancora zonse in questi zorni a Milano do ambassadori dil Re et Raina de Spagna, zoè quelli fonno al Re de Franza, nominati de sopra, et andavano di comandamento dil loro Re al Re de Romani; et dal Duca fonno molto honorati. I quali li notificò di breve doveva venir uno ambassador de Spagna, creato per starvi con sua Excellentia, et za era in camino. Et poi, stati alcuni zorni, verso Elemagna andò, et, per lettere venute a Milano di Savoja, se intese quel corrier andava in Spagna, a portar la nova di la liga, era sta retenuto a Brianzon terra dil Dolphinà da Franzesi, et toltoli le lettere; tamen non fo il vero, et pur andò in Spagna.
A dì 22 April zonse a Venetia, et fo el zorno che la matina fo fatto le cerimonie di la Ruoza d'oro venuta di Roma, come ho scritto, el primo arsil de stratioti, patron Alegreto di Budua, con cavalli 107 de Coron. Et dismontati a Lio ivi fece la mostra, che fo uno bellissimo veder; et ne andava assà persone, et con desiderio aspettavano el resto: i quali veneno tutti, come dirò di sotto. Et fo preso in Pregadi de mandarli a Ravenna, et ivi dovesse star. Et a dì ditto fo creato loro capo, et priore de tutti li stratioti vegneranno, con ducati 100 al mexe, Piero Duodo era Savio a Terra Ferma, et fo spazato in Istria a li altri arsilii dovesseno andar a dismontar a Chioza; et cussì parte andò, altri venne di longo. Stratioti sono grechi, vestiti con casacche et cappelli in capo: varii portano panciere, ma una lanza in mano, una mazoca et la spada da lai (a lato); corono velocissimamente, stanno continuamente sotto di loro cavalli, i qual non manzavano fieno come questi italiani. Sono usi a latrocinii, et continuamente esercitano in la Morea tal exercitii; stanno a l'impeto de Turchi, sono optimi a for corarie, dar guasto a paesi, investir zente, et fedeli sono al suo signor ut plurimum assà... ....; et non fanno presoni ma taglia la testa, et ha per consuetudine uno ducato per una dal capetanio. Manzano poco, et di tutto si contentano, purchè li cavalli stia bene. Et de questi grandissima quantità è sotto el Dominio di la Signoria nostra, et desiderano venir servirla; et questo perchè, portandosi bene, vien fatti cavalieri, et datoli provisione perpetue, morendo li danno a loro figlioli.
In questo medemo zorno, vedendo nostri che niuna potentia de colligati havea più oratori a presso el Re de Franza, et che li nostri erano mal visti, et dimandava licentia; i quali è da saper feveno grandissima reputatione a esso Re; et cussì, a dì 22 ditto, preseno in Pregadi che dovesseno andar a tuor licentia dal Re, e ripatriar per la più secura via potesse, et venisse a Roma. Tamen le strade erano mal secure et li corrieri spogliati, come fo uno dil Pontifice, et l'altro nostro in questi zorni; pur fo expedito la sera el corrier a Napoli, benchè da poi ditta licentia fusse sospesa, per el Consejo di X, et comesso li dovesseno far alcune cosse dil successo sarà scritto di sotto. Et a dì 25, el zorno de S. Marco, che el Prencipe havia fatto solenne pasto consueto a tutti li oratori et zerca 60 patricii, zonse in questa terra Paolo Trivisano cavalier, chiamato da la Dreza, era sta ambassador a Napoli, et era sta tanto a venir per essere stato a la madona di Loreto, per voto havia. Questo al Senato riferite molte cose di quello Reame et successo contro Re Aragonexi, con li qual era sta oratore, Ferando, Alphonso et Ferandino, et etiam di questo Re de Franza. Partì de qui a dì 6 Novembrio 1493, et zonse a dì ditto 1495: ergo era sta fuora mexi XVIII.
A Napoli, el Re de Franza feva preparamenti per partirse, et fece cargar le artegliarie sopra le do galeaze venute con vittuarie da Marseia, come ho ditto, et dove volesse mandare era varie opinione. Altri diceva le remandava in Franza, altri a Yschia. Item fece levar le porte di Castelnovo, che era de bronzo, bellissime, et voleva farle cargar su ditte galeaze per mandarle in Franza et metterle a Paris, a ciò se vedesse queste spoglie ivi a eterna memoria; le qual cosse manifeste indicava si voleva partir. Le zostre e torniamenti era dato principio a dì 20 April, et comenzò a provarsi li zostradori per alegrar el populo; et volevano zostrar a lanza con ferri moladi, tamen se judicava el Re faria taiar le ponte, a ciò li zostradori non si facesseno mal. Ancora in questi zorni zonse lì a Napoli una nave di botte 600, di Andrea Bragadin da San Severo patricio nostro veneto, carga di orzi, la qual fo molto in proposito, perchè li cavalli de Franzesi non haveano che manzar se non erbe, et non potevano più durar. La qual cosa a Venezia fo molto biasemata, licet era andata ditta nave sine consensu di la Signoria nostra, et li orzi fo cargati in Puia. Et è da saper che lì a Napoli se ritrovava mercadante Zuan Bragadin, fiul dil suprascritto Andrea, et vadagnò assà, maxime comprando carne salade in gran quantità e zoie (?) per assà summe de danari et ogii et altre merce. Et ne la Paia era uno altro fiul, chiamato Marco, sì che ditti Bragadin fenno ben. Et Napoletani comenzavano adatarsi con Franzesi; da poi el concluder de questa liga per Franzesi li era fatto bona compagnia, et se niun li feva oltrazo alcuno, subito li deputati per el Re faceva impicar li malfactori, nè più soportava come havia fatto nel principio. Et el Re conclusive feva bona justitia, divulgava non voleva nel ritorno andar a Roma ma passar di sotto via, venir in Romagna, in Parmesana, poi in Aste; tamen tra loro varie opinione era. El cardinal Samallo consejava che 'l Re non se partisse da Napoli, essendo in uno bon Reame, fino le cosse se adatava. Altri variamente lo consejava. Et in questo tempo lì a Napoli se ritrovava oratori veneti, de Fiorentini, de Sanesi et de Lucca venuti a dimandar li ducati X milia che l'imprestono. Et poi a dì 23 ditto dette principio a le zostre. Et era decreto de far tre zostre, italiani, franzesi et sguizari, li qual volevano far loro uno torniamento, et comenzono a zostrar franzesi con lanze molade, taiada la ponta. Et el Re con li Cardinali et soi baroni stava a veder sopra un soler, et non invidò li nostri ambassadori, li qual steteno in caxa. Et corso alcune bote et come erano a presso l'uno zostrando di l'altro, si dovano con spade senza ponta. Ma mentre zostravano Franzesi con Sguizari veneno in parole, sì che messeno man a le arme, et si volevano amazar, onde Napolitani tutti subito fuziteno in le loro caxe et si feceno forti. Questo perchè dubitaveno la terra non fusse messa a sacco, sì come era sta ditto, dubitando non fusse una stratagema. Adoncha dove se zostrava era grandissimo romor; adeo che el Re, vedendo che nè per soi capitani nè per comandi si poteva quietar le cosse, imo se ne amazavano, et fo morti 3 Franzesi et altri feriti, etiam de Sguizari, el Re medemo dismontò di soler e montò a cavallo con alcuni insieme et el capo de Sguizari, et andono tra loro et al meglio potè cessò che non combateno più; et per quel zorno non volse più si zostrasse. Ma pur Italiani tra loro corseno alcune bote, et Italiani zostrono fo questi: Camillo Vitello, don Ferante fiul dil Duca de Ferara, Principe di Bisignano, Duca de Melfi et altri baroni; et a queste zostre non era alcun priexio, ma zostravano per l'honore et alegreza di la victoria dil suo Re. Et el Re vedendo non era Napolitani per la terra, mandò a dir a li capi di Sezi non dubitasseno di alcuna cossa.
Oltra di questo havendo fatto cargar le artegliarie era in Castel, zoè boche 18 de bombarde grosse su le galiaze, come ho ditto, elexe 2000 Sguizari et alcuni Franzesi, et voleva mandar queste do galiaze, 6 nave havia, et altri navilii, a tuor Yschia, mia 18 lontana de lì, et havia tratado dentro, el qual fo discoverto. El re Ferandino za era in Sicilia andato, tamen dovea tornar a Yschia, et per questo el Re non ossava mandar detta armada a Yschia, imo quella retene, nè volse so partisse de Napoli. Ma Ferandino, trovato l'armata de Spagna a Messina, di... caravelle, et lui con 20 galie passò su la Calavria in questo mezo, et in uno loco chiamato la Piana de Terranuova messo le sue zente in terra, prese molte terre, le qual se rendetteno volontarie, tra le qual una terra chiamata Monte Lione et assà altre. Et questa nuova intesa a Napoli, el Re stette molto suspeso, et fu causa de l'indusiar alquanto a partirsi de lì. Et el sig. Virginio Orsini et Conte di Petigliano in questi zorni ebbe la sententia in suo favore, disputando de jure che non fusseno presoni, ma fusse in loro libertà. Et el Re non li volse per questo dar licentia, ma praticava de darli conduta de homeni d'arme 200 per uno, et menarli in Franza. Ancora el cardinal S. Piero in Vincula fu tentato di acordarsi et pacificarsi col Pontifice, et si menava tal pratiche perchè non era in quella amicitia bona con el Re come da prima. Etiam la liga volevano a soldo loro el sig. Prospero Colona con suo fratello, per haver la parte Colonnese, che za era partito di Napoli con parte di le sue zente, et venuto a li soi castelli dolendosi che 'l Re non li attendeva a le promesse; tamen non volse per questo romperli la fede. El Prefetto era amalato a Napoli et el Cardinal de Zenoa vene a Roma a dì... April, et el cardinal san Dionisio zonse a Napoli. Et è da saper che mandando lettere la Signoria a li soi ambassadori a Capua, iterum fonno aperte per Franzesi, sì che le strade erano rote. Quelli di l'Aquila non volse dar el dacio di le piegore al Re di Franza, imo li ribellò; sì le cose comenzava andar contrario.
In Puia acadete che volendo Camillo Pandon, era vicerè per re Ferandino, ussir de Brandizo per scaramuzar con l'altro vicerè francese stava a Misagne mia 8 de Brandizo, et andato più avanti de li altri, corando la lanza, in le fosse de Misagne fo amazato; et cussì morite.
Domente queste cose se fanno, Hieronymo Contarini provedador di l'armada retrovandose a Corphù, et habuto lettere di la Signoria che li comandava a lui et al capetanio zeneral che, statim adunato l'armada, se dovesse redur al Saseno, et mandasse alcune galie verso Puia per inanimar quei populi et sopraveder come si faceva. Unde esso provedador, essendo el zeneral verso Modon, et andato a sopraveder el muolo faceva far al Zante Piero Nadal provedador ivi, et ordinar come havesse a far, etiam andato per far cargar stratioti su li arsilii, li mandò lettere di la Signoria, a ciò si reducesse con l'armada al Saseno, et lui con galie 6 se ritrovava, una di le qual era soracomito Antonio Loredan, et le altre dalmatine, se ne venne di longo verso a Brandizo, et fo la Settimana Santa. Unde, zonto la sera a Brandizo, quelli di la terra cognoscendo era galie di S. Marco fece gran feste, sonando campanon, et la matina poi li vene in galia don Cesare fo fiul di re Alphonso, natural, con alcuni governadori di la terra, usando assà parole, rengratiando assà, però che credevano fusse ivi venuto per far dismontar la zurma et darli soccorso; et che erano presti a far quanto lui comandava, o di levar S. Marco o quello voleva, et che aspettava etiam le galie dil Re suo, et che lui si ritrovava haver 400 cavalli lizieri, et havendo altri 600 cavalli overo 200 stratioti, li bastava l'animo di far voltar tutta la Puia et rebellar a Franza, però che intendeva esser ne le terre 6 over 7 Franzesi per luogo, et che Puiesi si haveano resi per non haver el vasto. A le qual parole el Provedador rispose che l'era venuto a sopraveder, confortandoli etc. Et partito ditto don Cesare di galia, li mandò a presentar alcune cose a le galie. Et è da saper che tra le altre cosse che li disse el Provedador, fo come el capetanio zeneral era con 20 galie et altre vele al Saseno per venirli a dar aiuto, et che advisava dil tutto la Signoria, et ritornò in quel zorno medemo al Saseno, ch'è mia 80 lontan. La qual venuta fo optime, perchè molti di la terra che si volevano render a Franzesi, vedendo galie di la Signoria, deliberorno tenirsi; et cussì si terminò, nè mai si rese. Ma el Provedador mandò di Brandizo Antonio Loredan soracomito con do altre galie dalmatine verso el Faro de Messina, per andar a trovar l'armada dil Re di Spagna ivi era. Quello fece et ivi operò, più avanti intenderete lezendo.
Ma l'ambassador di Napoli era in questa terra, volendo dimostrar vera fede al suo Re, trovò certi danari da Puiesi habitavano quivi, a la summa di ducati zerca X milia, et comenzò a far fanti qui a Venetia, et darli paga di uno mese per uno. Et uno chiamato Hieronimo da Cividal, et Tonin stampador (?) venetiano fece capi di detti fanti. Etiam 200 schiopetieri todeschi con uno loro capo. Et cussì mandò in Histria a far fanti; et fo divulgato voleva far 2000; tamen era la fama, l'efetto fo solum n.º 300. Et nolizò uno gripo de Bernardo Contarini, et una caravella de botte 200 de Puiesi. Et fatto depenzer targete su la piaza di S. Marco con l'arme dil Re con la corona, et di sotto do altre arme. Et le bandiere di ditti navilii era l'arme dil Re con la corona, et di sopra uno Christo che ressuscita, in modo di quello è su li ducati feraresi, in segno et demostratione che per questa liga, mediante la Signoria, el suo Re era ressuscitato. Et fatto che ebbe ditti fatti, andò in Collegio domandando una lettera, che li fusse fatto bona compagnia a questi navilii, et che l'havia fatto qui 1000 fanti, li qual voleva mandar a Brandizo. Unde nostri stete molto admirati, et fatto consultatione preseno in Pregadi di lassarli andar, ma non con navilii nostri; et cussì a dì primo Mazo questi fanti n.º 300 si partite de Lio, et andono a Brandizo.
Et a dì ultimo April zonse in questa terra uno ambassador di re Ferandino, partito al primo dil mexe de Yschia dove era el suo Re, dovendose partir per andar in Cicilia; el qual orator nomeva Joan Charaffa cavalier. Et questo dismontò a presso Hostia, et poi per terra se ne venne di longo. Et a dì primo Mazo insieme con l'altro Zuan Battista Spinelli, andando tamen di sotto, andò a la Signoria, et molto racomandò el Re. Et la causa, per la qual era venuto, fu che era sta ditto a Ferandino, come el suo ambassador qui se ne era partito, et a ciò non restasse la Signoria senza, mandò questo altro, o fusse per altra cagione, non se intese altro. Et poi che stete alcuni zorni, andò dal Pontefice a Orvieto, come dirò di soto, et ivi restò ambassador.
In questi zorni per uno arsil de stratioti zonti quivi, patron Andrea Cingano, cargati a Napoli di Romania, se intese come ditto arsil era capitato a Otranto, el qual novamente si havia reso a l'araldo de Franza; dove li era sta fatto bona compagnia, dicendo quella terra esser al comando di S. Marco, facendoli molti presenti; et che el patron li disse erano XXX arsilii cargi de stratioti che venivano a Venetia, et loro molto alliegri voleva dismontasseno, li dimostrando bona voluntà a San Marco, et che si haviano resi al Re de Franza per paura di non haver el guasto: nel qual loco di Otranto ne la roca era tre Franzesi et in la terra quattro. Questo arsil discargò li stratioti su Lio, et ivi fatto la mostra, et habuto le lor page, andono verso Chioza dove erano altri stratioti che continuamente zonzeva. Et volendo passar a Ravena per le boche di Po, le qual sono cinque mettono im mar, zoè Fornaxe, Frixi, Goro, Volane et Primer; di le qual do è dil Duca de Ferara, zoè Goro et Volane. Or la Signoria scrisse al Duca de Ferara se li piaceva di darli el passo; el qual respose: non solum passo per li stratioti, ma tutto quello voleva et comandava ditta Illustrissima Signoria voleva obedir come bon fiul. Et el zorno de S. Marco a Ferara, nel qual zorno è consueto de far gran cerimonie, vi va il Vicedomino con la bandiera di S. Marco con gran solenità, et el Vicedomino preciede tutti. Et questo anno el Duca in persona vi andò, dimostrando grande amor a Venetiani. Et essendo venuto lì uno secretario de Napoli de suo fiul, subito el Duca lo remandò indriedo, se divulgava per far venir a Ferara don Ferante suo fiul, tamen non fo per questo. Et come per lettere di esso Zuan Francesco Pasqualigo, ditto el cavalier, vicedomino ivi, date a dì 25 April se intese, come sul Ferarese era accadesto una cossa stupenda de notte tempo sora certe possessione, maxime Riam (Ariano) et Crespin, era sta scorzato assaissimi arbori, parte tagliati, et le vide rotte, ch'era cossa mirabile el danno fatto, et in uno loco più di uno altro; unde per Ferara et el Ferarese stavano molto admirati. Et come poi per persone degne di fede havia udito, che molti havia la notte fatto la varda in ditti campi, et pareva vedesse una ombra a modo di homo che andava facendo tal cosse, unde dicono esser una fantasma, et altri volontà de Dio per li peccati cometeno Feraresi, licet nescio qua de causa. Verum est che cussì fo scritto a la Signoria, et letta la lettera in Pregadi, confirmata etiam per lettere di Domenego Malipiero podestà et capetanio di Rovigo, narra che sul Polesene su alcune possessione questo esser accaduto, nè se poteva saper da chi fatto fusse; tamen judicio meo, non era fantasma, ma homeni disposti a far tal danni, come era. Ma ritorniamo a li stratioti. Li quali, zonti che fonno a Lio, de mandato di la Signoria, per Piero Duodo loro provedador li fo dato di prestanza do page per uno, zoè ducati 3 tra loro e 'l cavallo, al mexe, eccetto li provisionati, che hanno ducati 4 over 5 al mexe, i quali fanno provisionati per soi meriti a la guerra di Ferrara del 1483. Adoncha questi stratioti fin qui hanno toccato 4 page, do dal capetanio general quando fanno fatti, et do quivi. Li capi veramente haveano ducati 8 per paga, et questi fece la mostra su Lio, dove vi volse venir a veder Monsignor di Arzenton ambassador dil Roy, et ben tutto considerava. Poi fanno mandati per Lio a Chioza. Ai qual per la Signoria le era, oltra le page, data la biava per li soi cavalli, secondo l'ubligatione era.
A Milano in questo mezo el Duca andò a Vegevene, et con lui vi andò Zorzi Negro secretario, era con l'orator nostro, el qual rimase a Milano. Et el sig. Galeazo di S. Severino col campo era pur vicino a Aste, et voleva accamparse et piantar le bombarde. Et mandò uno trombeta dentro la terra. Dove el duca di Orliens disse: Ch'è di quel traditor di Ludovico? Et el trombeta risponde: Signor, di breve el sarà qui. Et lì in Aste era venuti nuovamente assà Franzesi, intra li qual 2000 cernide fatte ivi vicine; et conclusive erano dentro assà persone, et quella impresa non era sì facile come si judicava. Et per spie mandate ivi di questo fo certificati, et per lettere di Domenego Benedeto, podestà et capetanio de Crema, se intese come havia mandato uno cremasco a inquerir quello in quelle parte si faceva; el qual fo preso, et tandem fo lassato mediante alcuni suoi zuramenti, dicendo andava a Santo Antonio di Vienna. Questo notificò come ne la Franza, Franzesi se preparava, et che la Raina de Franza sì per causa di questa liga, quam vedendo el Duca de Milano haver mandato zente verso Aste, et che faceva zente in quantità grande, et voleva venir de qua da monti. Et cussì per tutta la Franza se faceva gran preparamenti de arme; questo perchè el Duca di Orliens havia scritto al Parlamento di Paris et al Parlamento di Garnopoli et in altri luogi, et al Duca di Borbon, come el Duca de Milan era venuto per tuorli Aste, et che dovesseno venir ad aiutarlo, perchè voleva, havendo Aste, serar el Re di mezo, a ciò non potesse ritornar in Franza. Et el Duca de Milano questo intendendo, etiam lui scrisse a ditti Parlamenti et Signori, excusandosi che lui non havia mandà zente per tuor Aste, nè serar i passi al Re, ma che era sforzato, perchè lì in Aste el Duca di Orliens se ingrossava molto et minazava de venirli adosso a tuorli el stado, et per conservar el suo ivi havia mandato, per obstar et non per muover guerra. Et cussì per alcuni mandò ditte lettere ne la Franza, et havendo grande amicitia con la marchesana di Monferà, el qual stado li era recomandado, esso Duca le scrisse che le dovesse dar aiuto et favore a le sue zente, bisognando, et pur se la non voleva esser con lui, dovesse esser neutral, nè mostrarsi sua nemica. La qual gli rispose, voleva esser con el Re de Franza. Si che è da considerar, quelli 25 homeni d'armi alozati nel suo territorio, i quali la notte da 400 Franzesi fo assaltati et presi, sì come è scritto di sopra, fusse di suo consentimento. Ma el Duca di Orliens era pur in Aste con assà Franzesi, et ordinò a quelli castelli circumstanti che non si movesseno niuno di paesani, ma lassasse solum scorsizar a Franzesi a danni de Milano; et cussì andava quelle cosse.
Zonse a Milano in questi zorni, o vero a Vegevene, uno ambassador dil Duca di Loreno, che alias fo a soldo nostro in Italia a la guerra de Ferara, et poi partite per andar al governo de Franza, perchè era morto el re Ludovico padre di questo re Carlo, et ivi fo de' primi, benchè poi fusse privato dil governo, et andò ne li soi paesi. Nome, Renato, disceso di la caxa de Andegavia. Et za del 1480 essendo morto Renato duca de Andegavia et za Re de Napoli, successe per testamento in quel ducato Carlo suo nepote, et negli privilegii et ragione ch'egli avea nel Reame preditto. Unde ditto Duca di Loreno vedendo esser escluso, andò a campo a Marseia con le zente dil re Ludovico de Franza per tuorli quel Ducato, et tamen non potè far nulla et si partì de l'impresa. Or al presente mandò ditto ambassador qui in in Italia, et expose al Duca de Milano come, non volendo Franzesi tenisse el Regno di Napoli, meglio saria che lui vi venisse in Italia a dominarlo, havendo la ragione havia in ditto Reame; tamen non li fo risposo ad vota.
Ma la zente di esso Duca de Milano mandò uno trombeta in Aste, notificando al Duca di Orliens come el voleva haver Aste, non per romper guerra ma per assecurarsi. Et li fo risposo che 'l se deffenderia valentemente. Ma dopoi iterum mandò a dirli che mandasse via Franzesi di Aste, che etiam el signor Galiazo manderia li suoi alozamenti. Tamen era di opinione di alcuni oratori di la liga, che ditto campo dovesse far el tutto per haver Aste, la qual se divolgava era debol cossa; però che, havendola, et ponendo pressidio a li passi, Franzesi starebbe mal, et le cosse de qui andrebbe mal per el Re de Franza. Ma questa impresa andava molto pegra. Et in questi zorni accadette che, essendo ditte zente acampate vicino a Aste, et volendo tenir uno bastion lì a presso, Franzesi di Aste ussiteno et a quel bastion fonno a le man con ditti Ducheschi, et combatendo virilmente Italiani, messeno Franzesi in fuga, et assà ne fo morti, presi 17, i quali fonno mandati a Vegevene dal Duca de Milano. Et le cerimonie de la investitura se preparava, et fo decreto a dì primo Mazo nel consejo di Pregadi, di mandar li do ambassadori electi in Spagna insieme con Hieronimo Lion, i quali si dovesseno ritrovar a queste investisene, et poi andar di longo a Zenoa con li do oratori eletti per el Duca, come ho scritto di sopra. Et fo ordinato a Sebastiano Badoer cavalier dovesse repatriar, havendose optimamente portato in questa legatione, et laudato da tutti, et che ivi rimanesse con el successor Georgio Negro secretario suo, per haver la pratica di quel stado, come fece.
Da Mar, per lettere dil Capetanio zeneral si have come si havia habuto lettere da Costantinopoli da mercadanti in enigma, che 'l signor Turco armava; la qual saria compita per tuto Mazo: tamen si divulgava non usciria per questo anno. La qual cossa fu optima nova a Venetiani, et ogni loro pensiero messe alle cosse de Italia, però che prima pur si dubitaveno non volesse questo Turco far qualche movesta.
In questa terra continuamente se faceva consultatione con li oratori di la liga, et fo terminato in Pregadi de far ogni provisione necessaria a star preparati a la guerra, non volendo però romper alcuna lianza al Re de Franza; ma pur se il volesse far qualche novità, se dovesse resister gagliardamente. Le decime se attendeva a scuoder, li stratioti zonzeva; et ancora fo ordinato di far la mostra zeneral a dì X Mazo de tutte le zente d'arme, et fo mandato Hieronimo da Monte, vice collateral zeneral, a poner ordine de tal mostra. Et fo dato prima soventione a tutti li soldati, a ciò fusseno in ordene; et fo ordinato de far di le zente erano in Friul et in Trivixana la mostra a Sacil: et scritto a Leonardo Mocenigo fo del Serenissimo Principe, luogotenente di la Patria di Friul, et a Thoma Mocenigo podestà et capitanio a Treviso, ve dovesse andar. Et de quelle de Padoa et Polesine, a Montagnana; Marco Antonio Morosini cavalier capitanio di Padoa, et Domenego Malipiero podestà et capitanio di Ruigo. Di le zente di Veronese et Bressana, a Monte chiari; Polo Barbo capetanio de Verona et Nicolò Michiel dottor capetanio de Brexa. De quelle erano in Bergamasca, a Martinengo; dove fo ordinato vi andasse Alvise Mudaxo capetanio di Bergamo et Domenego Beneto podestà et capetanio a Crema. Quelle di Romagna fo fatto la mostra a Ravena. Oltre di questo venne in questa terra Taliano da Carpi conduto nuovamente, et venuto a le stantie et andò a la Signoria offerendosi etc. Et anche non molti zorni avanti vi vene el conte Carlo de Pian de Meleto conduto al principio de questa guerra. Et essendo mancati do condutieri nominati di sopra, havia cavalli 300 per uno, et cavalli 150 che restava senza capo, che fo dil prefetto di Roma che fu cassato, unde nel Consejo di Pregadi, a dì 29 April, fo partito questi cavalli 750 tra undexe condutieri partiti pro portione, come qui di sotto sarà notadi, zoè cressuto di le condute haveano.
| Al conte Zuan Francesco di Gambara | cavalli | 40 |
| Al conte Alvixe Avogaro | » | 40 |
| A Domenego Alexandro Coglion kav.r | » | 40 |
| A Domenego Tadeo della Montella | » | 40 |
| A domino Marco da Martinengo kav.r | » | 90 |
| A Jacomazo da Venetia | » | 40 |
| A domino Tucio de Costanza de Cipri kav.r | » | 40 |
| A domino Antonio de Pigi | » | 70 |
| A domino Piero de Cartagenia | » | 40 |
| A domino Carlo Secco | » | 60 |
| A Vicenzo Corso | » | 60 |
| A Alexandro Beraldo | » | 38 |
| A Zuan da la Riva kav.r | » | 28 |
| A Zuan Gradenigo veneto | » | 20 |
| A Alvixe Valaresso veneto | » | 20 |
| A Ruberto Strozzi | » | 28 |
| A Anibal da Martinengo havia 100 | » | 28 |
| A Federico Scharioto havia 80 | » | 28 |
Ma questi do ultimi non volseno accettar la conduta, dicendo non volevano più far l'exercitio dil soldo.
Vene a Venetia in questi zorni al principio de Mazo el signor Zuan Francesco di Gonzaga, barba dil marchexe di Mantoa, el qual era al soldo dil Re di Franza za uno anno. Etiam vene so moier madonna Antonia, che fo fiola dil prencipe di Bisignano baron dil Reame di Napoli, et sorella di la moier di don Fedrigo di Aragona, con una so fia chiamata Barbara et altre donne in so compagnia per numero XX. In tutto erano persone zerca 90, et alozate in caxa dil signor Ruberto di San Severino, tenuta per ditto Marchexe di Mantoa, dove vi habitava el so ambassador. Et zonto che 'l fu, el zorno driedo esso signor Zuan Francesco si fe' portar, però che ha le gotte nè puol operarsi, a caxa dil Prencipe nostro, dove molto insieme parlò. Dapoi vi andò sua moier, et dimandò una lettera de passo, però che volevano andar in Reame. Questo perchè una sua sorella vedoa li havea renonciato la parte dil suo stato che fo dil padre; et andando lei ivi al Re de Franza, havea promesso a do soi fiuli era con Soa Majestà a soldo suo, di età zoveneti, et ha homeni d'arme 50 di conduta, che venendo ditto suo padre ad habitar in Reame, li daria el so stado, et per questo voleva andar a tuorlo. Ma el Prencipe molto la disconsigliò che non vi andasse, per questi garbugli. Ma lei rispose havia fatto gran spesa, et sperava di haver quel stado, et al tutto volevano andar, racomandandosi a Soa Serenità. Et li fo fatto le lettere patente, et con 4 gripi nolizati per ducati 100 l'uno fino in Puia, ditto Signor se partì a dì ditto, et verso Napoli andò. Ma è da saper che nulla fece, nè potè ottener alcuna cossa; et a la fine di Avosto ritornono a Mantoa, come dirò di sotto.
Et a dì 3 Mazo zonse etiam in questa terra uno messo dil signor Turco, mandato al Marchexe di Mantoa, el qual alozò in casa dil so ambassador, poi verso Mantoa andò, et expose la soa commissione a ditto signor Marchexe.
A Cesena terra di la Chiesia in questo tempo, essendo pur discordia tra Tiberti et Martinelli, che sono le principal caxe di Cesena et cai di parte; unde, dubitando di movesta, el governador che ivi era per nome dil Pontifice scrisse a Andrea da Leze podestà et capetanio di Ravena che li dovesse mandar alcuni fanti in suo soccorso come colligati col Papa etc. Unde ditto Rettor advisò di questo la Signoria, la qual li rescrisse dovesse mandar Jacopo da Tusia contestabile era lì a Ravena alozato con 200 fanti, et mentre che ditto nostro contestabile si adviava per andarvi verso Cesena, ditto governador rescrisse non esser più bisogno. Questo perchè a dì 28 April era ivi entrato Guido Guerra da Bagno, et havea acordato quelle parte et fatto inter eos matrimonio; unde volevano tutti esser fidelissimi della Chiesia, et in benivolentia con la Signoria nostra; sì che per questo ditti fanti non andò di longo et fo sedate le cosse.
In questo mezo Monsignor di Arzenton ambassador dil Re de Franza andò in Collegio a l'audientia, et disse 4 cosse a la Signoria. La prima, che l'havia inteso che 'l Pontifice non havia voluto dar la investisone et coronatione a la Maestà, et che di questo, per essere cosa pertinente a la Chiesia, poco se ne curava. Secondo, che l'intendeva di la investitura obtenuta per el signor Ludovico dal Re di Romani dil Ducato de Milan, et che anche di questa al suo Re feva poco danno, nè si havia a impazar. Tertio, che ditto signor Ludovico havea mandà contra el Duca di Orliens verso Aste zente, et che non sapeva la razon. Quarto, che 'l Re voleva passo et vittuarie per poter ritornar in Franza, et che l'era certo che la Signoria Nostra li vorave mantenir la lianza. A le qual parole, sapientissime per el Prencipe nostro fo risposto. A le do prime proposte, si passò, sì come esso orator si havia poco curato. Ma quanto a Aste, che 'l Duca de Milano havia mandà per defenderse, et forzato per le zente de Franza, che ivi el Duca di Orliens havia fatto venir per passar ai soi danni; et che ex nunc el Re facesse partir di Aste et quelli confini ditte zente, che cussì prometevano nostri de far che Milano lasserà quella impresa, come etiam esso Duca havia mandato a dir al Duca di Orliens preditto, al Parlamento di Paris et di Garnopoli, et al Duca et Duchessa di Borbon. Ulterius, che zerca al passo, Venetiani erano contentissimi, venendo praticà senza far danno nè dispiacer a niuno di colligati; et che erano fermi in mantenerli la lianza.
A Napoli el Re de Franza, havendo compito le zostre, reduto le soe zente in Napoli, fece uno matrimonio dil fio dil Prencipe di Salerno di età de anni X in una fia di Monsignor di Mompensier eletto vicerè a Napoli; et ordinò de far uno parlamento, et far el triumpho di l'entrata, et partirsi con cavalli 8000 et 4000 pedoni, venir verso Roma, lassando in Napoli et Reame Franzesi cavalli 5000 et 4000 pedoni, et 4000 fanti taliani fatti novamente; le zente inutele menava con lui, zoè quelle seguite el campo de Franza fino a qui. Et etiam Zuan Jacomo di Traulzi veniva con lui, uno di principal capetanei; l'Orsini et Petigliano li menava et voleva condurli in Franza. Fece ancora el Re molte provisione per segurar quel Reame, le qual qui non scriverò; se non che volse tutte (le armi) erano in Napoli in man de Napoletani, et quelle fece metter in castello.
Minazava di andar verso l'Aquila, et quella città meter a saco per haverli rebellato, nè li volse dar il dacio come ho scritto di sopra. Et divolgava pur partirsi de Napoli a dì X Mazo, per essere a Roma a dì XX, poi a Fiorenza et Pisa. Tramava acordo con Zenoesi, promettendoli assà cosse, di renderli li soi luogi lui haveva ancor ne le mani, ch'era de Fiorentini, et questo per remuoverli dil stado de Milano. Etiam è da considerar mandasse ad altri potentati et Signori, facendo occulti pati et provisione, maxime al Pontifice; et li mandò uno so ambassador o vero messo in questi zorni. Tamen si preparava a Napoli uno triumpho, di far le cerimonie de intrar come Re, zoè ussirà di la terra, poi intraria con le magnificentie. Et questo diceva voler far al primo di Mazo, et poi dar una paga a le soe zente; et el Re tamen non havea molti danari, imo havia bisogno, benchè alcuni soi baroni fusse danarosi. Et li ambassadori nostri erano a Napoli, quam primum haveno la lettera di la licentia de ripatriar, andono dal Re e tolse licentia; el qual volentiera ge la dete, et etiam per non esser le vie segure, li dè uno so capetanio con 100 cavalli che li accompagnasse vicino a Roma, et comesseli alcune cosse dovesse dir a la Signoria, et volse uno de la fameglia de ditti oratori restasse, perchè voleva mandar insieme con uno suo secretario a Venetia, el qual venne come dirò. Et questi ambassadori a dì primo Mazo se partì, et fece in uno zorno mia 60, et a dì 5 zonseno a Roma non senza grande alegrezza, havendo scorso li pericoli de Franzesi insolenti. Et accidit che una volta... .... quasi non fu morto uno de ditti a Napoli, et questo fu in un passar, benchè se excusasseno che non li vedeva.
Et partiti di Napoli li ambassadori, le cosse de Franzesi era molto secrete, et non se poteva intender molto dil suo successo. Nè li oratori nostri, da poi li notificò di la liga, più parlò a la Majestà dil Re, se non quando tolseno licentia.
A Roma a dì primo Mazo zonse Jacomazo da Venetia, Zuan da Ravenna et altri cavalli lezieri, che la Signoria mandò in aiuto dil Pontifice. Et el Pontifice mandò uno suo comessario incontra a farli dar lozamento a Vitrali mia 20 lontan de Roma. Li provisionati 600, con X contestabeli era fatti, alozò in Roma a S. Gregorio in uno monasterio, et faceva la mostra cridando: Marco! Marco! Unde el Papa have grande alegrezza, et consultava con el nostro ambassador, dicendo si el Re de Spagna, zoè le sue caravelle, ha rotto in Calavria, etiam romperà di sora, come l'intenda el concluder di la liga. La qual cossa mai volse far; et perchè era di opinione che Venitiani et Milano rompesse di qua, et cussì stava in queste consultatione.
Or intendendo l'opinione dil Re de Franza esser al tutto di voler venir a Roma, el Pontifice stava molto di malavoia, et per lettere de primo Mazo se intese come el chiamò li ambassadori di la liga, zoè Spagna, Venetia et Milan; ai qual li disse che 'l vedeva esser lui el primo ponto; digando non voleva perder el papato, et vedeva solum Venetiani lo aiutava, in haverli mandà quelli cavalli lezieri et fatti li provisionati, ma che Milano ancora non havea mandà nè fatto nulla. Unde el cardinal Ascanio li disse, come lui havia za scritti bona parte di provisionati et li cavalli lezieri era in camino. Et pur el Pontifice se lamentava non era condutto el Duca de Urbin, Signor di Pexaro, et so fiul Duca di Gandia; et che la liga la era molto pegra; che Maximiano dovea venir in Italia, et era ancor su le cosse dil Duca de Geler (Gueldria) et di far dieta, unde non sperava la soa venuta; che etiam de Spagna era tanto lontano, che non sapeva che dirsi; et che venendo el Re non sapeva che farsi, havendo li populi contrarii, quasi dicendo li saria forzo piar partito per non perder el Papato. Ma ditti oratori molto lo confortò, facendoli bon animo, prometendo per nome di la liga di non lo abandonar mai, et far ogni cossa in difension di la Chiesia. Et a questo assà si affaticò Hyeronimo Zorzi kavalier ambassador nostro, dicendo a Soa Beatitudine come la Signoria havea X milia cavalli de soldati in ordine et 2000 stratioti za parte venuti a Ravena, l'armada al Saseno di galie 36; tutte queste cosse a comodo de Soa Santità, pur che quella stesse constante, et havendo paura si dovesse levar di Roma. Ancora l'ambassador di Spagna li diceva el suo Re romperia certo ne la Franza, et che doveva venir più grossa armata in augumento di quelle charavelle era in Cicilia. Etiam el cardinal Ascanio et l'ambassador de Milano lo confortò, promettendo cosse assà. Per le qual parole el Papa fo molto ralegrato, et deliberò de voler star fermo in la liga et portar ogni affano più presto che romperla. Et a dì 4 Mazo chiamò concistorio de Reverendissimi Cardinali ad consultar quid faciendum, o vero levarsi di Roma et andar in loco sicuro, o pur star ivi venendo el Re. Et par che mentre erano in queste consultatione, Romani fe' tra loro consejo, perchè za se divolgava come el Papa era in spavento, nè sapeva che farse et che 'l se voleva levar de lì. Unde li caporioni con assà di principali Romani, più de 300, veneno al palazzo dil Pontifice, et fo lassati intrar, et davanti dil Papa domandono quello voleva dir le voxe che sentivano. Et el Papa rispose dubitava di star ivi, maxime per non saper che voler era quello de Romani, et che li era forza de levarsi. Et questo disse per intender l'opinion loro. Li quali unanimi tutti risposeno: voler prima morir che esser contro la Chiesia nè la liga; et che Soa Beatitudine non dovesse temer, che li sariano fidelissimi, et che li dariano ostazi in castello di primi di loro; ma ben chiedevano do cosse: arme et vittuarie, zoè formenti, et lassasseno far a loro. Unde el Pontifice li disse palam, come la Signoria havesse X milia cavalli aparati per venir in suo soccorso et 2000 stratioti. Unde quel populo fo molto contento, promettendoli ogni fedeltà et cussì li caporioni; et quei si partino. Caporioni sono 13 de li primi officii et è uno per rione, cussì come Venetia è partida in 6 sextieri, cussì loro è partiti in XIII parti. El nome di qual caporioni sarà scripto di sotto.
Unde el Papa più si confirmò in voler star fermo et mai adherirsi al voler dil Re preditto; et scrisse uno brieve a la Signoria dimandando aiuto et consiglio, et che l'era certo el Re di brieve dovea venir; et cussì è da judicar scrivesse a Milano, solicitando pur el condur dil Duca de Gandia et el Signor de Pesaro, et etiam el duca de Urbin, che ancora non si sapeva certo si 'l fusse acordato a soldo de Fiorentini. Etiam voleva el Signor de Camarin, sì per haver le sue zente quam el suo stado. Et Venetiani, inteso questo successo a Roma, consultato con li oratori di la liga, risposeno molto dolcemente al Pontifice, ringratiando di la sua constantia, prometendo nostri ogni ajuto, et dette libertà per el Consejo de Pregadi de condur ditto Duca de Gandia, licet fusse in Spagna, et darli per metà col Duca de Milan fiorini 33 milia a l'anno; et fo mandata la commissione a l'ambassador di questo. Et etiam a dì 7 Mazo preseno di mandar Piero Duodo provedador con 500 stratioti, era za venuti, verso Roma; el qual a dì 13 ditto de qui se partì, et andò a Ravenna dove za era venuti et ivi era li stratioti; poi andò a la volta de Roma, come dirò più avanti.