A dì 3 Mazo accadette che Colonnesi volendo ajutar la sua parte di Oddi da Perosa contra Orsini, et uno Antonio Sarsello con X squadre venendo verso Perosa et alozato in Vetrali mia 20 di Roma, essendo ivi tre di Orsini capi di la parte gelfa sua contraria, quelli amazò senza che facesseno alcuna difesa. La qual cosa el Pontifice have molto a mal, di la crudeltà usada.
In questo mezo, oltra li preparamenti si faceva a Venetia, etiam li collegati tratavano acordo, et questo medemo faceva el Re de Franza, et per via de Roma se tratò acordo col cardinal Sanpiero in Vincula, come ho ditto, con Colonnesi, con Zuan Jacomo Traulzi, el qual pur mostrava voler meglio a Taliani che a Franzesi: etiam al principio de questa impresa mandò soa moglie via di Reame, in Piamonte. Ma tanto era l'odio havia al Signor Ludovico, che nunquam volse acordarsi, et non mancò el Re de Franza. Trattava sì, come ho ditto, con Zenca, quam col Duca de Ferrara, benchè fosse suo caro dil Duca de Milano et fiol ricomandato a questa Signoria, et se divolgava li daria passo et vittuarie al suo esercito nel passar. Et in questi zorni esso Duca si mutò di habitatione di castello dove stava, et venne ad habitar in uno altro palazo a li zardini; nè se intese la cagione; et pur in Ferrara molto si straparlava contra sta liga, cridando Franza! Franza! ecc. Oltra di questo per lettere di Zuan Bentivoi primario di Bologna se intese come esso Re li havia mandato a dimandar passo et vittuarie dil bolognese, et che li voleva dar soldo. Et per la Signoria nostra li fo rescritto non si dovesse partir dil stipendio havia col Duca de Milano, nè prometerli per niente passo nè vittuarie, offerendoli darli ogni aiuto. Et cussì fece, benchè vi venisse do oratori, o vero messi dil Re fino lì a Bologna; et questi fonno repudiati, dicendo voleva essere al soldo de chi era, el qual have ducati 16 milia a l'anno di provisione, et era fiul di la liga. I quali messi habuto cattiva risposta, a Napoli ritornò.
Domente queste pratiche si fanno, Fiorentini volendo pur al tutto rehaver Pisa et altri castelli li erano rebellati, fatto zente dil paese, direttore domino Francesco Secco, andono contra Pisani col campo. Ma Pisani, pur volonterosi di mantenirse in libertà, li fonno a l'incontro. Era loro capitano Lucio Malvezo, et fece insieme alcune battaglie; pur ne fo morti assà, et poco mancò ditto domino Francesco Secco non fusse preso da Pisani, et questo fo in uno loco ditto Libra fratta. Fatto fo che per ricuperar do rocche si teniva per Pisani, Fiorentini vi mandò ivi 200 cavalli et 1000 fanti; eravi commissario loro Piero Vetturi, et Pisani li venne a l'incontro et comenzò la battaglia a hore 20, et durò fino a hore una di notte; unde, sopra venendo la notte, fo necessario separarsi. Et non venne sì presto in favor de Fiorentini, come era ordinato, et tardò assà a venir Francesco Nerli commissario de Pistoia con 3000 fanti: che, si venuto fosse, fortasse, come dicono Fiorentini, Pisani harebbe habuto assà a repararsi. Et cussì passò quelle cosse. Et Fiorentini consultando el fatto loro esser in molto pericolo, venendo el Re per Toscana, et pur si voleva pacifice accostar a lui, ai qual è da creder dimandasse passo et vittuarie; dummodo esso Re non intrasse in Fiorenza se non con 3000 cavalli, il resto dil esercito dovesse alozar di fuora. Et cussì facevano li preparamenti per alozar ditti Franzesi, et feceno la descritione dil populo de Fiorenza da fatti, et trovono assà numero; et etiam fece dil contado, et pur stavano vigilante, volendo rehaver Pisa al tutto.
A dì 5 Mazo l'ambassador dil Re de Franza monsignor di Arzenton andò a Lio a veder la mostra di stratioti, et darli le page, per Piero Duodo proveditor. Li quali stratioti feceno la mostra corando per la marina, et, nel correr sul Lio, uno cavallo di uno stratioto subito cadè morto, che fo mirum quid; et secondo el consueto, per la Signoria nostra li fo pagato uno altro cavallo, et dato ducati 15. Se aspettava uno araldo dil Re deputato in questa terra, era za partito di Napoli, et se stava con desiderio de intender quello richiederla el Roy.
In questo medemo zorno nel Consejo di Pregadi fo messo XI galee grosse, secondo el consueto, a li viazi di Levante; zoè tre al trafego, 4 in Alexandria, et 4 a Baruti; et, incantate a Rialto, trovato li patroni, fo detti li loro capetanei: al trafego, Sebastian Contarini, che investì Chamalli corsaro, come ho ditto di sopra; Alexandria, Alvixe di Priuli; et a Baruti, Marco Orio. Et ancora per avanti fo messo do al viazo de Barbaria, capetanio Jacomo Capello. Quelle de Fiandra non andò, ni etiam fo messo galie al viazo di Acque morte, per causa non intervenisse qualche danno dovendo mercadantar in le terre dil Re de Franza. Le qual cosse erano segnali di voler venir a la guerra.
A dì 6 ditto venne in questa terra uno ambassador dil Re di Romani, chiamato domino Philiberto, natural, di natione bergognon, et prothonotario et preposito di certa chiesa; el qual havia etiam commission dil Duca di Bergogna, fiul di esso Re de Romani, et era stato a Milano, andava al Pontifice. Li fo mandato contra con li piati fino a Lizafusina assà patrici, alozò a San Bortholomio in caxa di Piero Pender mercadante tedesco, a spexe pur di la Signoria. Et a dì 8 andò a l'audientia. Fo divolgato dimandò danari in prestedo per venir el suo Re in Italia. Poi a dì 20 ditto se partì, et verso Roma andò, ma trovò el Papa a Perosa.
Ancora per lettere di Hyeronimo Gritti podestà et capetanio a Roverè, nostri (furono) certificati come a Trento si faceva gran preparamenti, expetando el Re de Romani veniva in Italia, et era 9 zornate lontano, havendo conzo le cosse del Duca di Geler (Gheldria) et altri baroni, et che 2000 cavalli era venuti, et cussì erano in da far. Per le qual nove, nostri expedì li oratori eletti a Soa Majestà, i quali a dì 4 ditto se partì de qui per andarli contra, tamen non fo nulla; et ditto Maximiliano volse star a Vormes a far la soa dieta, come dirò di sotto, et non venne questo anno in Italia, benchè mandò alcune zente poi in soccorso di la liga.
A Milano el Duca ritornò a dì 4 Mazo da Vegevene per far le cerimonie di la investitura; et a dì 7 ditto partì de qui Hieronimo Lion kavalier eletto a Milano, et li altri do andavano in Spagna, i quali, insieme con Sebastian Badoer, si dieno ritrovar a questa solennità, el qual poi dea repatriar. Et ancora zonse el conte di Caiazo, era stato a Napoli col Re de Franza, et dette optima informatione dil tutto al Duca. El signor Galeazo col campo seguiva la impresa de Aste, et andono per haver uno loco ivi vicino chiamato Staze, et quello preseno, et Franzesi ussite di Aste et fonno a le man. Ne fo morti molti di una parte et di l'altra; qual havesse la pegior non se intese, ma pur, judicio meo, Franzesi fonno quelli dil manco danno. Tamen dimandavano trieva per acordarsi, et Milanesi non gela volseno dar, et in Aste era grandissima carestia: se divolgava molti manzava gramegna, per esser assà zente venuta, et è da creder vi fusse penuria, per esser piccola terra et di passo, et za tanto tempo continue andar inanzi e indrio Franzesi, et Milano haver devedato vi vadi vituarie, che prima vi andava assà dil milanese. Ancora fo divolgato di là da le Alpe esser assà zente franzese per passar di qua, le qual per le acque venivano di le neve si descolavano de li monti, non potevano passar. Et el Duca de Milano, deliberato de mantenir la liga, et informato come el Re vegneria a Pisa et forsi a Zenoa, come diceva el Conte de Caiazo, dito Duca fece armar le X galie che 'l Re voleva prima farle armar lui, et ancora quattro nave, come ho scritto; et volse Venetiani contribuisse a la spexa, et cussì li fo mandà alcuni danari a Zenoa, et consultato di far presidio a Pontremolo in Parmesana, passo principal dove el Re dovea passar ritornando per la via andò. Et però esso Duca dimandò 100 elmeti et 500 cavalli lezieri et 2000 fanti et etiam 2000 sguizari, et ha vendo queste zente con le sue lui meteria, erano bastante a tenir quel passo, et za lui havea mandato alcune zente ivi a redurse. Et inter patres disputatum quid faciendum, preseno di darli quello domandava; et ordinò a certi condutieri si redusesse a li alozamenti in Brexana; ancora li offerse 1000 cavalli erano in Romagna, et che li sguizari, potendo haverli, erano contenti di pagarli. Et le mostre fo fatte, come ho ditto di sopra, a dì X Mazo tutte in uno zorno. Et a dì 4 ditto nel Consejo di Pregadi, bisognando haver danari, fo messo do decime al Monte nuovo, a pagarle tutte do in termene di uno mexe, zoè XV zorni la prima, et poi la seconda; et fezeno altre varie provisione, volendo al tutto star preparati.
Al principio di questo mese di Mazo, nel nostro colpho, sopra la Muranela et il Sorzador in mar fuora di do castelli zerca mia 7, pescadori trovono tre pesci grandissimi, chiamati Cai di oio, uno grande come una galia et cussì largo, et altri do più picoli. Questi ha la testa grande, et occhi più grandi assai dil suo dovere, ha una schena molto grossa, piena di pantane etc.; adeo che fo dà, per cadaun pescador che pescavano, di una giavarina, et non li nosete (nocque), imo la giavarina si storzè, tanto è dura la sua pelle: par uno scoio in mar. Con grandissima fatica si pigliano, et pericolosi, si navilii trovano, però che, movendo la coda, fa grandissimo mar, et trazeno l'acqua molto in alto; pur se ne piglia qualche uno, perchè con syroco è mandati a terra, et toccando terra, maxime sabion, non puol partirsi et è amazati, et a pezo a pezo vien taiati et messo a brusar, che vien a modo oio, el qual è posto in botti, et, ut dicitur, di uno cao di oio alias fo tratto a presso 100 botte di oio. Or ditti pesci, poichè steteno in questo mar alcuni zorni, et in Venetia tutti parlavano, desiderando venisse syroco per poterli piar, perchè di raro, imo nunquam in questo mar adriatico è visti tal pesci (benchè dicono alcuni pescatori za anni XXV ne venne uno altro cao di oio, fo judicato venisse driedo le galie di Barbaria venute in questo tempo, capetanio Francesco Bragadin), ma poi andono via, nè più se vedeno et ritornono in altri mari a dimorar.
In Puia, per lettere de primo Mazo se intese come la Rocca de Bari havia levato le insegne dil Re di Franza a questo modo. Che essendo castellan ivi uno napoletan chiamato Bernardino Podorico, et uno suo fratello Zuan Antonio Podorico che era thesoriere di re Alphonso se ritrovava in Napoli con la moier et fiul, unde el re de Franza fecelo retenir in castello, dicendo al tutto voleva suo fratello li desse la Rocca di Bari, et lo mandò con custodia fino a Bari, con conditione, si in termene de tante hore non facesse di haver la Rocca, lo faria impicar. Per la qual cosa el fratello castellano, vedendo el termene era el fratello, si rese et levò ditte insegne... montò con la sua robba su una nave, et andò a Brandizo. Questa città de Bari era dil signor Ludovico nunc duca de Milano, et a lui fo donata insieme con do altri luogi, zoè Modugno et Pallo, et de queste tre terre scodeva le intrade et havia il titolo Duca de Bari: ma in queste novità re Alphonso non li volse dar el dominio di la Rocca, et etiam lui scosse le intrade, come ho scritto di sopra. Ma poi questo Re de Franza li fece privilegii de ditti luogi, ma a hora ha habuto la Rocca che prima non havia; tamen in le terre era governadori di Ludovico.
Da mar el capetanio zeneral a dì primo Mazo ritrovandose a Corphù con 12 galie, et feva conzar et impalmizar le galie per andar al Saxeno, dove era Hyeronimo Contarini provedador di l'armada con 7 galie, et adunade tutte sarebbe galie n.º 36, con quelle tre ve andava de qui et quelle si armava in Candia. Et scrisse a la Signoria che lì staria ad aspettar il mandato di quello haveva a far. Et Antonio Loredan, el qual con do galie dalmatine andò in Calavria a sopraveder quelle cosse et trovar l'armada di Spagna, in questi zorni ritornò a Corphù et notificò al zeneral haver visto lì in Sicilia ditta armada, caravelle 54, una di le qual di botte 2000, dove stava el capetanio, el conte de Trivento, et zerca 12 di botte 400 in suso. Item ditta armada non esser molto in ordine di zente. Et ancora havia visto 12 galie et 5 nave di re Ferandino con la ditta armada, sopra le qual era esso Re, et li fece optima compagnia per l'amor et afetion portava a la Signoria, raccomandandosi a quella.
A dì 11 Mazo, Luni da mattina, el Prencipe con questi oratori, legato et orator dil Papa, di Maximiliano, dil Re de Franza, di Spagna, tre de Milano, de Ferrara et de Mantoa, con la Signoria et assà Senatori, andono ne li piati a veder varar una barza fatta di novo, bellissima, di porto di botte zerca 1800, costa di spesa a la Signoria ducati XXV milia, et fo assà numero di persone in barche a veder. Et comenzò a venir un poco gioso, ma poi si retenne, unde el Prencipe, essendo in quello venuto uno gripo con lettere dil zeneral, la continentia di le qual ho scritto di sopra, non steteno più aspettar, et ritornò con li oratori a S. Marco. Et poco da poi fo compita di varar. In questo varar è da saper si suol far certe cerimonie: prima far dir una messa dentro; poi, mentre la si vara, li vien tratto da galioti assaissime inghistere di late et vino dentro, significa latte bonaza et vino vittuarie. Et tamen questa non andò fuora questo anno, per non esser di bisogno, et pareva un castello in acqua. Fu menata per mezo S. Marco, et stete fino il compir di la Sensa. Ancora altre barze et nave fonno raconzate. Et Thoma Duodo, capetanio di le nave armade, havia za messo banco et poco da poi andò in armada.
A Milano el campo dil Duca era pur vicino a Aste, et etiam quello dil Duca di Orliens venne a la campagna molto forte in uno loco vicino a Non. Et come vidi una istrutione habuta da exploratori mandati per la comunità di Bergamo a inquerir el successo di quelle parte, et Marco Sanuto podestà et Alvise Mudazo capitanio de Bergamo la mandò a la Signoria. Et prima, che non veniva zente de Franza, che in Aste el Duca de Orliens havia cazado fuora li parenti di Avogari per dubito di tratado, et toltoli assà formenti pagati a raxon de lire 5 la mesura. Item, che quando fo preso quelli XVI homeni d'arme su quel de Monferà, el zorno de poi el signor Antonio Maria andò dove i fonno presi sul Monferà, et fece assà butini de bestiame; ma la marchesana mandò a dolersi de questo, et che non havendo guerra con Milan li fusse fatto tal danni. Et di comando dil Duca li fonno restituiti li animali et il butino fato. Item che li campi erano vicini, et si divulgava di brieve se doveano apizar. La fiera de Verzei in quelle parte assai nominatissima si fazea non obstante queste guerre, et che le zente dil campo de Milano molte si partiva per non haver dinari. Ma per lettere da Milano de l'ambassador, el Duca feva gran preparamenti per la investitura dovea far a dì 17 Mazo, et aspettava li oratori dil Re de Romani, feva provisione di assoldar zente et far far arteglierie, et tutto quello li scriveria la Signoria era contento de far, et perchè la pecunia è quella che in tempo de guerra conserva li stadi et in quella consiste el tutto, volse far una descriptione di quello in uno bisogno troveria da li cittadini ricchi de Milan, et trovò ducati 295 milia, tamen con conditione de renderli; et a ciò non stesseno senza utilità li dette per cautione possessione et altre intrade, et a raxon de ducati 5 per cento a l'anno, sì come nui al Monte nuovo o la Camera de imprestidi, et per questo trovar danari se inimicò molto el populo. Et accidit che uno orese, el qual havia ducati 200, volendoli, come fo divulgato, ditto orese se apiccò lui medemo. El campo veramente suo se tirò X mia più indrio dove era, et messesi in forteza da una banda l'acqua, da l'altra assà repari et artiglierie; pur scaramuzavano; et volendo andar a rehaver uno castelleto tolto per Franzesi, lo nome dil qual ignoro, Franzesi li fonno a l'incontro, et ne amazò assà Milanesi, et li rebattè. Et non molto dapoi feceno trieva per 8 zorni, et tuttavia el campo del Duca di Orliens si andava ingrossando.
Vedendo Venetiani non esser tempo de demorar, et de far ogni provisione per difender el Pontifice, et consultavano la matina con li oratori di la liga, comunicando con quelli tutte lettere. Et a dì 7 Mazo nel Consejo de Pregadi preseno che 'l capetanio zeneral da mar dovesse andar ne la Puja verso Brandizo con l'armada, et ivi star fino havesse altro mandato. Et la sera a hore 5 di note spazò el gripo. Fo scritto al Marchexe di Mantoa si dovesse preparar, che volevano farlo cavalcar in Brexana, la qual nova fo molto grata a ditto Marchexe, et fo ditto donò ducati 50 a chi li portò la lettera. Questo per operarsi et dimostrar la fede havia, però che mai, za anni cinque è nostro soldato, è caduto operarsi. Et rescrisse esser lui et suo barba presti a' comandi di la Illustrissima Signoria nostra. Fo mandato danari per tutte le camere, et a dì 9 ditto mandò Zuan Borgi secretario in Romagna a far metter in ordene el Signor de Rimano et Signor de Pexaro nuovamente conduto. Ancora fo decreto, oltre li cavalli lezieri provisionati et stratioti andava verso Roma, etiam a ogni richiesta dil Pontifice mandarli zente d'arme, et fo fatto il numero di le compagnie, le qual, perchè non bisognò, lasserò de scriver chi fusse. Item si faceva conzar XX redeguardi in l'arsenal, li arsilii tornati con li stratioti si riconzavano, et oltra li patroni a l'arsenal era do provedadori, Zuan Morosini et Antonio Trum, i qual molto se exercitavano in proveder a quello era bisogno a l'arsenal. Et in questi zorni zonse a Lio 4 arsilii de stratioti 520, venuti da Napoli de Romania benissimo in ordene, fatti per Luca Querini ivi rettore, capetanio de parte, uno Piero Busichio cavalier, che alias per soi meriti a la guerra de Ferrara fo di militia decorato, et datoli provisione a' fiuli. Et smontati a la Signoria li capi domandono cinque cosse: primo che havesseno 12 page a l'anno, zoè pagati ogni mexe; 2.º che tutti quelli erano qui venuti, nel ritorno se dovesse scriver a Napoli per stratioti, però che quelli sono scritti stratioti hanno certa immunità et exemptione; 3.º che morendo quelli hanno provisione, li loro figlioli succieda in ditta provisione; 4.º che morendo li cavalli, li siano pagati; et quinto che li fusse dato el pan ogni zorno da S. Marco, et etiam la biava per li cavalli secondo el consueto. Et tutto li fo concesso, excepto di darli el pan. Et poi fo mandato Bernardin Loredan, savio ai ordeni, per Collegio a darli le sue page, non vi essendo el suo provedador, et za era andato a Ravena; ma ditti stratioti non volseno nè tuor danari nè far mostra alcuna; unde, tornato, riferite a la Signoria che era in Pregadi questo. Tamen stratioti medemi do zorni dapoi si dolseno di tutto haveano fatto, dicendo non havia fatto per altro, in star renitenti in voler el pan, se non perchè el Doxe havia tocà la man a Piero Busichio et non a li altri capi, i quali erano cussì servidori de S. Marco come lui. Et veneno dal Prencipe a dir volevano far quello comandava, et li fo dato la paga di ducati 3, et a li capi ducati 4, zoè do page, et mandati verso Padoa et alozati in Padoana, come dirò di sotto. Et ancora con una nave venne XX stratioti, i quali etiam li fo dato soldo, a ciò non fusse venuti indarno; sì che fin questo zorno di 20 Mazo era di qua stratioti n.º 1200, tolto da Modon, Coron, Zante, Lepanto et Napoli di Romania, tutti luogi di la Signoria. Et a dì 14 ditto questi oratori li fonno a veder correr: quello dil Papa, zoè D. Alvise Becheto, perchè a dì 13 el legato episcopo de Chalaor era partito et andato verso Roma, essendo stato quivi legato più di uno anno; quello di Spagna, li do di Napoli et tre di Milano, li quali steteno molto admirati di la sorte et qualità de stratioti et dil suo veloce correr. Et a dì... Mazo con barche fonno tragetati a Lizafusina et a Padoa, et per quelli castelli haveano i loro alozamenti. Et in collegio a dì ij ditto fo cressuto page a molti contestabeli benemeriti de S. Marco, ita che qui a Venetia in corte dì palazo era pieno de soldati che dimandavano stipendio, et poi a dì 25 ditto in collegio fo ballottati tra molti contestabeli, et eletti 8 capi de provisionadi, li nomi dei qual saranno qui sotto scritti, zoè prima a
| Pietro Schiavo contestatele di provisionadi | 200 |
| Zuan Alvise Cigogna | 100 |
| Zanon da Colorgno | 100 |
| Bernardin da Como | 100 |
| Piero Grosso | 100 |
| Perin da Bergamo | 100 |
| Zuan Agnolo da Urbin | 100 |
| Paulo Albanese | 100 |
Zonse a dì ij Mazo a Venetia uno corrier venuto di Spagna, partito una zornata avanti zonzesse quello portava la lettera di la liga, et il suo ambassador fo a la Signoria, et notificò come el Re havia ordinà grande exercito per mandar a la volta di Perpignano, et, se nostri rompesse, senza dubio el Re di là romperia; tamen non fo nulla. Et che quel corrier andò per terra in Spagna fo ben intercepto a Brianzon, ma non fu averte le lettere, dicendo non havevano guerra col Re de Spagna. Et che zonto a Madrid, el Re et la Raina havia habuto una gran consolatione di la liga, et volse, essendo zonto la nuova el Zuoba Santo, indusiar a publicarla per tutti soi regni el zorno de S. Marco, a dì 25 April, con gran cerimonie et il successo scriverò di sotto.
A Roma el Pontifice vedendo la voluntà dil Senato Veneto et di Milano esser di dar conduta secondo el suo desiderio al Duca de Urbino, et come ho scritto di sopra era partito di qui el suo secretario, et lui aconzo con Fiorentini; et il Pontifice li mandò a dir che havea fatto gran mal a non voler esser al soldo di la liga, maxime sapiando el testamento dil duca Federigo suo padre, che vol che nunquam lui si aconzi con niuno senza licentia dil Papa, nè mai esser contra la Chiesia; et che, non volendo esser soldato nostro, lo spoglieria dil feudo et investisone come nemico di Santa Chiesia. Et el Duca rescrisse per niun modo voleva esser contra la Chiesia, et che, havendo dato una volta la fede a Fiorentini, quella voleva mantenir, et mandò un so secretario a la Signoria, chiamato Ludovico di Odaxij padoano, et a dì 9 Mazo zonse in questa terra, et si mandò a excusar con la Signoria, et che non havendoli voluto dar conduta condecente a la soa persona, si era assoldato con Fiorentini, offerendosi tamen fiul etc. Et detto secretario stete do zorni et andò via.
A Napoli, essendo partiti li nostri ambassadori, mal se intendeva el successo dil Re, nè quello voleva far. Ivi era tre cardinali, S. Piero in Vincula, S. Dyonisi et Samallo, et se divulgava per tutto questo mexe de Mazo non partiva di Napoli, perchè li cavalli erano a l'herba, et venendo per camino non troveria strami. Ma pur tramava pratiche sotto man, et con Zenoesi, come ho detto, per mezo de S. Piero in Vincula, prometendo dar in deposito a lui Serzana, Serzanella et Piera Santa fin el Re stava in Italia, poi siano dati a Zenoesi. Col Duca de Ferrara era d'accordo, benchè la liga li mandasse a dir alcune cosse. Li oratori fiorentini, senesi, luchesi et de' Pisani erano pur ancora a Napoli. Et è da saper che sempre vi stette un orator de Pisani, chiamato Piero Gripho, a presso Soa Majestà, et novamente ne mandò uno altro chiamato Alvise de Christofaro, et questo per le discordie haveano con Fiorentini.
A Roma, come scrissi, el populo era volonteroso de defenderse. Fenno la descriptione de li homeni da fatti, a ciò a uno bisogno se potesse operarsi. Li conservatori et caporioni fenno 3000 fanti, li 600 provisionadi di la Signoria con li X contestabeli haveano do page per uno, zoè di do mexi. Li Zudei, a ciò non havesseno i danni come prima, assoldò alcuni fanti facesseno guarda a le lor caxe. El Pontifice domandò imprestedo a Cardinali ducati 20 milia, et assoldò el signor Paulo Orsini et el sig. Carlo fiul dil sig. Virginio Orsini; et conclusive tutta Roma era in moto. Et el Papa intendendo che al tutto el Re veniva a Roma, li mandò a dir che volendo venir pacifice senza arme el fusse ben venuto, et volendo venir con l'exercito andasse di fuora via. Et a dì 8 Mazo venne a Roma el cardinal Samallo partito da Napoli, et alozò in palazo dil Papa. Si divulgò tratava accordo. Et a dì IJ ditto chiamato consistorio terminò di mandar do Cardinali contra esso Re de Franza, zoè el cardinal Santa Nastasia et el cardinal Carthagenia, et non ostante che erano in queste pratiche, sollicitava el Pontifice el cavar di le fosse dil castello. Et cavando in questi zorni trovono 6 teste de alabastro bellissime, et altre antiquità, maxime alcune caverne subteranee, cossa de gran spesa; et forniva el castello de artegliarie et munitione. In Roma era gran romori per la discordia di le parte, et Spagnoli con Romani assà volte si amazavano; la notte non se poteva andar per Roma, che erano spogliati, et quasi ogni giorno amazato qualche uno: li prelati scampavano fuora di la terra.
Et a dì 15 ditto, a hora di nona zonse lettere in questa terra de Hyeronimo Zorzi kavalier orator in Corte, date a dì 12 ditto, et venute prestissime, unde fo chiamado Pregadi. Ma prima se redusesse, da poi disnar, la Signoria mandò per li oratori di la liga, eccetto quello dil Papa, et consultava insieme; andono in Pregadi. Per queste se intese come el Re a dì 12 dovea partirsi de Napoli per venir a Roma, et che el Pontifice quasi non era fermo etc.; per la qual cosa Venetiani steteno molto di malavoia, et fo comandato grandissime credenze et streture, et feceno molte provisione, et el Principe parlò in Pregadi et exortò a la difensione di la Republica, et si dovesse pagar le decime volentieri. Et spazò la sera uno corrier a Roma, el qual andar dovesse in hore 40; et comesse a l'ambassador dovesse far ogni cossa che 'l Pontifice se levasse di Roma. Etiam mandò uno gripho al capitanio zeneral, el qual se judicava fusse in Puia, che dovesse star lì intorno quelli scogi de Brandizo, et andar fino a Otranto con l'armada, tamen non metter in terra, nè far altra movesta se non li scriverà altro. Al Pontifice ancora fo scritto non dovesse temer di cossa niuna, confortandolo dovesse star saldo, promettendoli di darli ogni aiuto, et che Venitiani soli li bastava l'animo a difenderlo, non che essendo li altri colligati, maxime el duca de Milan volonteroso assà contra esso Re de Franza; et altre parole de questo tenor li scrisseno, dubitando non si acordasse col Re. Questo perchè non feva alcuna provisione, ma diceva cercaria el suo meglio a li oratori. Et però nostri li promise di mantenirlo nel Pontificado. Fo divolgado el Re promesse de dar el Principato di Taranto a suo fiul duca de Gandia, et altre promissione secrete. Et in questi zorni zonse tre oratori o vero messi di esso Re a Roma; i quali a dì 12 ditto partino: uno andava a Fiorenza, l'altro a Milan, et l'altro a la Signoria nostra, chiamato Joam Boierdino, el qual a dì 23 ditto zonse a Venetia. La soa richiesta et quello volse scriverò poi di sotto. Et a Roma in questo mezo monsignor Samallo dimandò al Pontifice la investitura dil Reame al suo Re, sine præjudicio tercii, e che li fosse dato el passo che 'l voleva venir come amico a visitar Santa Chiesia, perchè in ogni tempo è stato bon fiul et ha difeso quella. Unde el Pontifice li rispose publice: pro nunc non voler darli alcuna investitura; et che volendo venir el venisse di fuora via, et che volendo el Re parlarli, lui andaria in una terra, dove insieme havendo voja Soa Majestà li poteva et poria parlar. Ma ditto Cardinal et l'ambassador dil Re preditto, adunato li conservatori et caporioni di Roma, li expose come el Re li mandava a saludar; et che 'l voleva venir a Roma, et che si ne l'andar a Napoli haveano habuto Romani alcuna cattiva compagnia, era processo per la moltitudine dil gran exercito havia; ma che a hora voleva venir con assà manco zente, et che restauraria tutti chi fusseno stati offesi. Ai quali, Romani, fatto loro consigli, li risposeno che erano atti a mantener la voluntà dil Pontifice, et che essendo Soa Santità et li reverendissimi Cardinali di opinione che la Majestà dil Re non dovesse più intrar in Roma, che cussì etiam loro erano disposti; tamen volevano esser servitori di Soa Majestà. Et habuto tal risposta, el messo dil Re se partì et tornò a Napoli, et el cardinal Samallo rimase. Ma Hyeronimo Zorzi andato dal Pontifice, et presentato le lettere di la Signoria persuadendo Soa Beatitudine a doverse partir de Roma; ma el Papa rispose volerse defender et star fermo; et voleva far 3000 fanti, et con li 1000 provisionadi nostri et quelli de Milan et li 1000 cavalli lizieri, etiam lui havia 600 homeni d'arme ai quali havia dato paga, li bastava a doversi difender; et che staria in castello, et havia per lui il populo, che, come ho fatto la descriptione, era XX milia homeni da fatti; sì che non dubitasse de nulla. Et a Napoli acadete, essendo dismontato re Ferandino in la Calavria a presso Turpia con alcune zente, havendo reaquistato alcune terre, et dove si apresentava tutto si rendeva; unde el Re terminò di mandarli zente a l'incontro, a ciò più non prosperasse. Et mandò mons. de Obegnì con lanze 200 et 1000 Sguizari. Et in questo tempo venendo 6 zentilhomeni franzesi a Capua partiti da Napoli, in uno bosco furono assaltati da alcuni dil paese et amazati, et per più disprecio li fu cavato el cuor dil corpo, che fo cossa crudelissima, et messe gran paura in Franzesi. Etiam el zorno avanti de questo, in Napoli fo morto uno Franzese, et cavatoli el cuor. Queste cose dimostra el mal voler hanno Napolitani a Franzesi.
Venne in questa terra a dì 17 Mazo per Po la madre de madona Maria marchexana de Monferà, et olim mojer dil marchexe Bonifacio di Paleologi. Questa era vedoa, et fo moglie dil dispoti di Servia preso et morto da Turchi, la qual za uno anno da poi la morte dil zenero venne dil suo paese per veder soa fiola, et al presente ritornò con ganzare et burchii et zerca persone 100. Aloxò a S. Trovaxo, in caxa di domino Andrea Sench, olim orator dil Re de Romani; et la sera andò a caxa dil Principe; et habuto lettere di passo, poi che stette alcuni zorni, con uno gripo passò a Segna, demum per terra andò in l'Hongaria, et fo a dì ultimo ditto. Et ha uno fiul capitano de esso Re de Hongaria, tamen per la Sensa stete qui.
Ancora in questi zorni vi venne madona Paula di Gonzaga, fo sorella dil marchese Federigo di Mantoa, padre di questo presente, et moglie del conte Bernardo di Goricia. Alozò a la caxa di ditto Marchexe; poi, visto la Sensa, a dì 2 Zugno andò a li bagni a Padoa; et ritornò a Goritia. Poi etiam vi venne la niora dil signor Sigismondo di Este, fratello dil Duca de Ferrara, con alcune donne; alozò a la sua caxa; et uno fiol secondo dil magnifico Joanne Bentivoi, chiamato Alexandro, con alcuni tutti vestiti a un modo a la todesca, con penachi in testa, veneno incogniti a la Sensa.
A dì 17 Mazo zonse in questa terra Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri, erano stati ambassadori a Napoli al Re de Franza; et el zorno driedo riferiteno nel Consejo di Pregadi la loro legatione, et come el Re era mal in hordine sì de zente quam de danari; ma Franzesi inrichidi; et non havia più di 12 milia persone, zoè cavalli, et 8000 pedoni, et cavalli taliani 3000, et alcuni fanti de li qual conveniva lassar parte in Reame. Item che tutto Napoli se doleva di le insolentie de Franzesi, di le cative compagnie haveano da loro, et che Napoli non si poteva più dir quello Napoli era prima; et che 'l Re al tutto se voleva partir, havendo cargado su le galeaze et alcune barze bona parte di le cosse dil castello: porte di bronzo, re Alphonso vecchio di bronzo etc., per mandar in Franza; et che esso Re havea mal animo contra Venetiani, concludendo li havia fatto pessima compagnia; et questo fo da poi el Re intrò in Reame, che prima erano assà ben visti. Et volendo a Napoli haver audientia, convenivano star tre hore aspettar, et ancora, parendole, li licentiavano; et che el Re continue zuogava su una sala con uno suo muleto, et li coreva drio, et con una soa favorita niora di la duchessa di Malfi, la qual molto amava: etiam un'altra tolta a Guastalla. Narrò quelli erano dil suo consejo, nominati di sopra, et homeni di gran inzegno, et che Franzesi non servava alcun ordene; et che uno capitanio comandava una cossa et l'altro non voleva; tamen, verso il re erano fidelissimi et tutti attendevano a uno fine; et che dal concluder di la liga fino a loro partir, non erano ditti oratori ussiti di casa se non quando andono a tuor licentia; et che el Re gela dette volentiera; poi disse che tornasseno, che li havia a dir alcune cosse. I qual tornati, ordinò al suo consejo li dovesse parlar, et cussì li disseno: Domini oratores, direte a la Signoria che vogli mantenir al Roy la lianza, et che non saria venuto in Italia se non havesse habuto la lianza sua, et che in Aste venne el so ambassador ad alegrarse di la venuta di la Maestà Soa, poi a Fiorenza voi fosti mandati; ne l'entrar in Roma et ne l'intrar in Napoli vi avete alegrato del suo prosperar; et che non voglia essa Ill.ma Signoria in questa sua tornata far altro che mantenir la vera promessa, con altre parole. Et concludeno ditti oratori al Senato che Franzesi non per altro modo haver acquistato questo Regno se non che el Reame hanno acquistati loro, ch'è cossa mirabile; et che si dovesse far ogni cossa perchè non erano molta quantità, et havevano assà odio a Venetiani, dicendo erano stati causa di ogni loro infortunio. Et poi che hebbeno refferito, ambidoi introno Savii di Terra ferma, et il luogo li era sta servato; et mentre erano a Napoli fonno creati, licet avanti fusseno stati.
Et intendendo li padri di Collegio questo, deliberorono metterse in ordene, et venendo di qua dimostrar el poter de Venetiani. Et sopra tutti fenno provisione de danari, et benchè fusse messe 6 X.me, do al Monte vecchio et 4 al Monte nuovo, terminono a dì 18 ditto in questo Consejo di Pregadi, de impegnar le volte et bottege de Rialto di la Signoria a rason di ducati 8 per cento, et chi depositava in termene di do zorni havesse do per cento di dono, et quelli li havea affitto in termene di zorni XV dovesse depositar a l'oficio dil Sal, et che fusseno exempti di ogni X.ma per angaria di le ditte intrade, come etiam fo fatto per la guerra de Ferrara; di le qual volte et bottege in questo mexe et in ditto termene, per Marco Bragadin era Provedador al Sal a la caxa fo scosso et trovato ducati 60 milia.
Ancora fo deliberato de mandar a li confini di Oio cavalli 5000 et Stratioti 600, et ivi star, a ciò venendo el Re per la via de Pontremolo potesseno resister non passasse, con la zente dil Duca de Milan, però che etiam lui lì in Parmesana adunava zente; oltra de questo in Romagna vi dovesse a Ravena star cavalli 2000 et Stratioti 600, i quali bisognando presto si conzonzerebbe con questi. Quelle zente dil Polesene non fonno mosse. Et in questo medemo zorno, a dì 18 Mazo, col nome dil Spirito Sancto elexeno per scortinio nel Consejo di Pregadi do Provedadori zenerali in campo, con pena grandissima non potesseno refudar, i quali fonno Marco Antonio Morosini cavalier era capetanio di Padoa, et Marchiò Trivixan fo podestà a Padoa. Ancora preseno de assoldar 2000 Sguizari et far 2000 provisionati oltra li fanti si havia, et ancora zerca 60 Stratioti, erano venuti driedo li altri senza esser soldati, fonno tolti et datoli la paga et mandati in Padoana. Etiam fo assoldato el fiul di Johanne Bentivoi, per do anni, primogenito, chiamato Hannibal, con homeni d'arme 80 et 40 balestrieri, da esser pagato per mità col Stado de Milano; et cussì li fo mandati danari si mettesse in ordene: el qual era in pratica de acordarsi con Fiorentini. Et el conte Bernardin Brazo, fo fiul dil conte Carlo conduttier fidelissimo, vene a Venetia, et habuto danari si andò a levar le sue zente era in Friul et venne in Brexana. Ancora molti cogioneschi, di la compagnia di Bortolomio Cogion capetanio zeneral da terra, chiamate lanze spezade cogionesche; et cussì erano expediti ditti soldati.
A Milano in questo mezo zonse do ambassadori dil Re de Romani, venuti per far le cerimonie di la investitura, chiamati d. Marchio Mechz episcopo di Brixenon et consiglier dil Re, et d. Corado Sturcem primo cancellier dil Re. Etiam vi zonse uno dil Re et Raina di Spagna, nominato mons. Joan Claver aragonexe, et el Duca perlongò de far questa investitura a dì 24 Mazo. Etiam sul Milanese vi zonse in questi zorni uno capetanio de Sguizari o vero Elemani, mandato per Maximiliano in so aiuto. Et esso re Maximiliano si aspettava, perchè per lettere di Hieronimo Gritti da Roverè se intendeva a Trento el vin era montato ducati 6 la botta; ma per lettere di ambassadori nostri andava da Soa Majestà, date in Yspruch, dove era et l'archiduca Sigismondo di Austria homo veterano, licet al presente non habbi alcun dominio per haverlo renonciato a ditto Re di Romani, et se intese ancora la dieta non era compita a Vormes, et non era per venir in Italia cussì presto.
A Ravena accadete che Stratioti alozati a uno monasterio de frati chiamato Santa Maria in Porto, unde veneno a parole con ditti frati, ita che 7 frati ussite fuora, et ferino alcuni Stratioti, et amazò uno cavallo di valuta di ducati 50. Unde Stratioti si messeno contra questi frati, et li feriteno, et poco mancò non li amazasse. Era ivi Piero Duodo loro provedador, et pur fo tasentate le cosse, essendo stati prima causa di tal movesta li frati.
A Roma, per lettere di 18 zonte a dì 21 Mazo, nostri fonno certificati... come era venuti a Roma, et voleva la investisone dal Pontifice dil Reame a lui pertinente de jure. L'altro a dì 18 ditto se partì per andar a Napoli a trovar el Re de Franza, chiamato misser Zanon de Molins, el qual alias fo a soldo di la Signoria nostra a la guerra de Ferrara, quando vi era el suo Duca. Et ancora in questo medemo, ditto orator partito per andar a Napoli, mandando li soi cariazi avanti, in Roma, a una piaza ditta la piaza Judea, fonno assaltadi et tolto ditti cariazi et robe con li cavalli, et fo soldati romani, cridando: Marco! Marco! Et l'ambassador ditto, tornato, fo ricevuto in caxa da Hyeronimo Zorzi orator nostro, et stete do zorni facendoli bona compagnia, et andono dal Papa dolendose de questo. Et li caporioni fece tuor le robbe et messe in salvo; tamen mancò uno cavallo di valuta di ducati 100. Et l'ambassador nostro fece uno edito, si era soldato di San Marco fusse apicato. Et oltra di questo venendo tre oratori dil Re al Pontifice, zoè el cardinal S. Dyonise, mons. de Brexa et Frances mons. de Lusemburg, et alozati mia X di Roma, et etiam veniva el cardinal San Piero in Vincula, ma pur non volse venir di lungo, ed andò a Grota ferata mia 25 da Roma. Ma questi tre venendo per venir a Roma, et el Pontifice ordinò a la soa fameglia dovesse andarli incontra, etiam vi volse andar contra el Cardinal preditto, do cardinali San Clemente et Santa Anastasia. Ma mentre questi andavano, acadete che ditti oratori mandò avanti uno araldo di mons. de Brexa, el qual arente le porte fo spoiato; et ancora el zorno avanti havia mandà el so cuogo per metter ordene a quello era di bisogno, et alcuni Spagnoli di la guarda dil Papa el trovò et lo amazò. La qual cossa intendendo ditti oratori, non volseno venir di longo, et subito spazò al Re notificandoli questo, sì che quelli erano andati contra convenne ritornar, et non vi venne quel zorno. Unde, inteso questo, el Papa have molto a mal, et fece inquisitione chi havia fatto questo, et mandò per piar (pigliare) alcuni i quali erano fuziti a dir al cardinal S. Dyonise non dovesse dubitar de niente, et intrasse liberamente, et poi intrò come più avanti intenderete. Zonse ancora a Roma Sonzin Benzon da Crema zentilhomo nostro, agregado per li meriti del padre l'anno 1483, con 50 cavalli lizieri; et era altri 500 cavalli lizieri alozati a Vitrali, et a dì 24 ditto doveano far la mostra in Roma.
A dì 19 ditto intrò in Roma li ditti tre ambassadori dil Re di Franza a hore 23 bene in ordene. Li andono contra la famiglia dil Papa et de Cardinali, et come vidi una lettera di Roma, mons. de Brexa havea più di 60 mule carge di robe, et zerca 40 pulieri zoveni de Reame, et assà zente d'arme conduceva le ditte robe. Alozono in palazo dil cardinal S. Clemente, et al zorno driedo have audientia. Et Colonnesi erano in Roma praticava con li primarii romani volseno lassar intrar el Re, et che non vegniva per far alcun mal; ma quelli li rispondevano: prima manzerebbe sui fiuli, che consentir mai la sua intrata, et quando ben el Papa consentisse, loro erano fermissimi. Et davano gran pressa, sì in racoglier qualche biava che ancora non era mature, quam in far provisione in la terra. Le porte era partite a custodia de fanti, et fo ordinato li nostri provisionati con Francesco Grasso capitano loro vardasse la porta di San Paulo, et un gran spatio de muro, che fece bastioni, ripari, revelini, et altre cosse necessarie; frustra fece, come dirò di sotto.
Antonio Grimani procurator capetanio zeneral, in questo meze per lettere di 7 di questo, se intese era a Corphù con galie 19, et feva impalmizar per andar in la Puia, et con desiderio aspettava le tre galie partide de qui, zoè dil provedador Zorzi, la galia Bembo, et la galia Cornera, et etiam el resto di le galie se armava in Candia n.º 12, et havia retenuto do nave, zoè quella di Stefano et Theodosio Contarini, patron Zaneto da Muran, et quella de Piero Sagredo et compagni, patron Antonio Amai; et etiam alcuni gripi meneria da Corphù per far più grossa armada. Et Hyeronimo Contarini provedador era al Saseno. Et è da saper che 3 galie era a l'isola de Cipro, zoè Cabriel Barbarigo, Zorzi Cabriel, et la tragurina. Quello poi di ditta armada seguite, più avanti scriverò.
A dì 19 ditto venne a Venetia Zuan Bragadin patricio nostro, era stato mercadante a Napoli, et partito de lì el zorno driedo si partì li oratori nostri, et andò in Puia, et andò la matina in Collegio et referite molte cosse a la Signoria, maxime come tutta la Puia desiderava de esser sotto S. Marco, et, non volendo la Signoria tuorli, chiameria Turchi, però che per niente non volevano più Franzesi, et che a Leze era el vicerè mons. de la Spara con zerca 200, el qual stava in castello, et li populi li era contrarii per certe manzarie havia fatto, et volevano esser restauradi; et lui stava con paura, come se intese per Marin Morosini venuto mercadante stato in Leze; tamen da poi se partì, et andò ad habitar a Misagne mia 8 a presso Brandizo. Item come quelli di l'Aquila non havea voluto pagar el dacio di le piegore al Re, et andono in Puia et tolseno li soi bestiami et li menò su el suo. Ancora in Manfredonia acadete certa novità contra Franzesi. Item che Franzesi erano zente poltronissisima, sporca et dissoluta; prima sempre stano in pecai (?) et in atti venerei; le tavole sta sempre preparate, nè mai si cava mantili, nè si scova sotto; che intravano al principio in le caxe in Napoli, tolevano le miglior camere, et in la pezor mandava el patron di la caxa; andavano in caneva, toleva vini et formenti, et mandavano a vender in piaza; sforzavano le femene, non havendo alcun rispetto: poi le robavano et toleva li anelli di dedo (dito), et quelle feva resistentia, li tagliavano li dedi (dita) per haver li anelli; stavano molto in chiesa a loro oratione; havea 12 milia cavalli et 500 Sguizari, et el resto era zente inutile, osti, meretrice, arte di ogni sorte; et che tutte le arte in Napoli era lavorato per Franzesi: el Re cavalcava per la terra hora con 100, hora con manco di XVI cavalli, senza servar alcun ordine nè decoro regio; che el Re era liberal, ma non havia danari, et li soi erano richi, vestiti di seda etc.; che l'ultimo zorno che 'l se partì, vide disficar et averzer alcuni magazeni de mercadanti zenoesi, et tuor la roba et cargarla su le galeaze insieme con le altre arteglierie; et che el Re voleva far un fontego a Segna per Todeschi, a ciò specie non havesse spazamento a Venetia; item che Franzesi lievano assà vanie, et conclusive fevano pessima compagnia a Napolitani: et che vorebbeno Napolitani più presto esser sottoposti a ogni altra generatione che a questi; che non vi sono ivi porte nè fenestre, ma brusate per non comprar legne; li cittadini al meglio potevano si partivano de lì, lassando la roba et la caxa in le man de Franzesi, et loro habitava in le ville; et che a le donne era sta usato gran violencie, prima usato con quelle contra il voler suo, de li mariti, padri et fratelli. Et accidit che uno barone franzese, intrato in caxa di uno cittadino che havia una bellissima fiola, et volendo ivi far bona ciera et disnar, volse fusse presente la ditta figlia; et poi disse al padre che al tutto lui la voleva haver, promettendoli etc. Et el povero padre rispose voleva dimandar a la moglie et a uno suo fiul. La qual per niente non volendo soportar tal inzuria, et non potendose defender in altro modo, el fiul disse: ordinate el venghi et dateli l'hora, et cussì fo ordinato. Et venne dito franzese, et andò in camera con lei, et avanti lui la tocasse, vi entrò ditto suo fratello, et amazò quel franzese et scapò via. El padre medemo andò con lagrime a notificar tal caxo al Re; el qual mostrò molto dispiacerli, et haver meritato la morte. Et disse: fate venir vostro fiul dentro qui, che li perdonarò. El qual venuto, a pena si butò a piedi dil Re, che da alcuni franzesi fo amazato; et el Re non fece altro. Le donne erano ne li monasterii; pur fo divolgato al Re cavò una munega di uno monasterio, Santa Chiara, et usò con lei, non li bastando la favorita di Malfi; et ancora molte altre che li era menate per soi Franzesi.
A Milan, a dì 18 Mazo zonse Hieronimo Lion et Francesco Capello kavalieri, con Marin Zorzi dottor, nominati di sopra; de li qual, do andavano hora in Spagna. Li vene contra prima 4 del consejo secreto, consejeri dil Duca, poi Sebastian Badoer kavalier, cum altri pur dil Consejo. Demum, fuora di le porte de Milan venne el Duca con zerca cavalli 700, et el Marchexe de Mantoa, el qual ivi in questi zorni era andato per ritrovarse a la investitura; etiam venne li do oratori dil Re de Romani, uno di Spagna, uno di re Ferandino, uno di Fiorenza, uno di Ferrara, uno di Monferà et uno de Luchesi. Item el signor Galeoto di la Mirandola, el conte de Caiazo, el signor Fracasso di San Severino et Hannibal Bentivoi fiul di messer Joanne da Bologna, con altri di la corte, et accompagnò ditti oratori per mezzo la terra, con grande honor fino a lo alozamento a loro deputato, et per el Duca facto ornar. Et la sera li fo fatto le spexe, poi el Duca li mandò ducati 50 da farsi le spexe. Et questi do andavano in Spagna per questi 8 zorni, et a Lion dimorava ivi, li dette li ducati 100 secondo el consueto, sì come si dà al suo in questa terra. Et el zorno sequente, che fo a dì 19, andono a l'audientia vestiti d'oro, et Marin Zorzi con uno manto di seda, per non esser cavalier. Et volendo esso Marin Zorzi far l'oratione, per esser el più zovene, latina, el Duca volse la facesse vulgari sermone, et cussì fece. Et in questo medemo zorno el Duca con el Marchexe et tutti li oratori andono contra don Alphonso da la ca' da Este suo cognato, fiul primario dil Duca de Ferrara, veniva a questa investitura, et alozò in castello, et la investitura era ordinato di far la Domenega proxima a dì 24.
Ancora in questo zorno venne lettere al Duca dil suo campo di Aste, come haveano habuto uno castello mia do lontano di Aste a discretion, chiamato Aliano, et seguitavano vigorosamente l'impresa, tamen haveano inteso zente franzese passar di qua da monti, et esser passato el Bastardo de Borbon et 800 franchi arcieri. Sul Milanese era comenzato a zonzer zente alemane et Sguizari, et altri volevano soldo, i quali capitono nel ditto campo. Oltra di queste, se intese che el Re feva sollecitar la sua armata a Provenza. Aspettavano ancora a Milano oratori de Fiorentini, et il vescovo Angelo legato dil Pontifice per intravenir a ditta solennità, tamen non ne veneno.
Fiorentini continuamente fevano consigli per difenderse di la venuta dil Re, et fo divulgato volevano intrar in la liga, et li soi oratori erano a Napoli più volte al Re dimandono licentia de repatriar, ma el Re non ge volse darge, dicendo volea venisseno con lui a Fiorenza; et pur esso Re eccitava Pisani, et fo divulgato in questi zorni haver mandato a Pisa 800 Bertoni meschiati con Sguizari, et tre nave de formenti. Et etiam, Pisani acquistarono la fortezza di Librafratta, Fiorentini l'havia recuperata. Et el duca de Urbin, accordato a soldo de Fiorentini, se metteva in ordene: et quello acordò ditto Duca fo Francesco Gadi secretario de Fiorentini, el qual altre volte venne in questa terra per causa de certi contrabandi de panni trovati a Vegia, come orator de quella comunità. Ora a dì 24 April condusseno in Augubio l'accordo di darli ducati 30 milia a l'anno, tenendo elmeti 220, et non li potè dar titolo de capetanio[129], et non volevano quelli romper. Et in questi zorni acadete a Fiorenza certe novità, però che fonno retenuti do Fiorentini di caxa di l'Antella, et folli opposto volevano far novità in la Republica, et uno di XX acopiatori, chiamato Juliano Salviati, refudò l'ofitio suo; unde in elezer in loco suo uno altro fo qualche discordia, et molti non volevano mandar suoi ambassadori a Venetia et a Milan, licet vi fusse uno per praticar de intrar in sta liga; et tanto ebbeno paura dil Re che mai volseno esservi.
A Roma essendo zonto li oratori dil Re di Franza, come ho ditto, et deputata dal Pontifice l'audientia, andono tutti tre, el cardinal San Dyonisio, mons. di Brexa, et Frances mons. de Lusemburg. Et essendo per intrar dove era el Papa, se ritrovò esser lì el Cardinal Curzense, et volse intrar con loro, dicendo era stato primo havia praticato per el Re col Papa. Et ditti oratori non volse vi entrasse, unde fenno di gran parole, tamen non intrò, et d'indi se inimicò col Re. Or intrati dimandò tre cosse: la prima la investitura dil Reame et coronatione, promettendo pagarli ogni anno ducati 50 milia di censo, secondo il consueto primo, et darli ducati 100 milia che restava debitori di più censi a la Chiesa el re Ferando et Alphonso; seconda, che 'l voleva venir a Roma come bon fiul di Santa Chiesia, et esser a parlamento con Soa Santità, et pur volendo fuora di Roma l'era contento, et che 'l dicesse qual terra li pareva, et non volendo che 'l voleva vegnir con tutto l'exercito in Roma et non con puoca zente; et che ivi poneriano qualche conclusione zerca a la expeditione contra Turchi. Unde el Pontifice volse far concistorio; et cussì a dì 22 Mazo chiamò concistorio, et rispose a ditti oratori che manderia do ambassadori a Soa Majestà, et che 'l venisse in Roma; ma di la investitura lui era zudexe, et bisognava intender le raxon di queloro dimostrava haver action in ditto Reame, et che non mancheria di raxon: etiam voleva haver l'opinion de li soi colligati, et comesse dovesse scriver al loro Re questa risposta. Et a dì 21 ditto Hyeronimo Zorzi orator nostro andò a visitar ditti oratori, dimostrandoli bona ciera.
A dì 20 zonse lì a Roma Piero di Medici partito da Napoli non con molta benivolentia dil Re, et Juliano suo fratello era in Civita de Castello col Cardinal.
A Napoli per lettere di 17 Mazo, di Lunardo di Anselmi veneto consolo nostro, in zifra, venute a dì 23 ditto, se intese come Franzesi erano mal visti in Napoli, et ogni zorno seguiva qualche inconveniente, et Franzesi dubitavano di non esser taiati a pezi, et che, judicio suo, non partiria questo mexe el Re, perchè le artiglierie fece cargar su le galeaze havia fatto discargar, benchè da po' le fo iterum cargate; et che havia fatto un per di noze di mons. de Ligni suo cuxino in la fia fo dil Gran Siniscalco, a la qual apartien el principato di Alte mura ha don Fedrigo, et quello ge lo dete in dota privando don Fedrigo di quello; et che era zonto uno messo dil Signor turco al Re a dimandarli el corpo di suo fratello Giem sultam, prometendo darli reliquie de Santi a l'incontro, che saria assà acete a esso Re, per haver nome de Christianissimo. Item che havendo più volte fatto conzar in Napoli, per intrar come Re con triumpho, pur a dì 12 ditto intrò sotto una umbrella d'oro con la chieresia, che li andò contra, et li Sezi era conzati con bancali et altri adornamenti.
Ferandino veramente zonto a Messina, che fo a dì 17 April, dove vi messe in terra la Raina et fo honorifice ricevuta come sorella dil loro Re, et li veneno contra esso Re col palio d'oro, et li promise darli 2000 fanti pagati per loro fino guerra finida et fusse ritornato in Napoli, con questo li prometesse di farli liberi et exempti Messinesi de ogni angaria, dacio etc. sì de Napoli quam de ogni altra terra di Reame; et cussì li fece privilegio. Et trovato le caravelle de Spagna, era smontato in la Calavria, operato come ho scritto di sopra, et molte terre havia rilevato la soa insegna. Et el re Alphonso suo padre, partito de Mazara con le so cinque galie havia et do barze, a dì 20 April, fo el zorno de Pasqua, andò a Palermo dove da don Joam de la Nuze vicerè de Sicilia per el Re de Spagna fo con grande honor ricevuto, et lui non volse dismontar, ma su la pope di galia fe' XII cavalieri. Quello di lui et di re Ferandino poi successe, scriverò di sotto.
Maximiliano re de Romani in questo mezo compite la dieta, tamen le cosse di Elemagna era in gran combustione, nè poteva esser la soa venuta in Italia presta come se sperava. Questo perchè molti soi baroni et el Conte Paladin et altri erano sdegnati sì per haver tolta moglie del parentado de Milan, la qual cossa senza il suo voler fece, quam per haver dato la investitura a questo duca Ludovico presente, et non li volevano dar alcun aiuto a venirsi a incoronar. Et in questo tempo passò per Roverè et per Veronese uno so ambassador andava a Roma dal Summo Pontifice, et cussì passavano quelle cosse.
Da mar, per lettere di 9, venuto uno gripo prestissimo, per le qual nostri fo certificati come el Capetanio zeneral era con galie 19, et preparava l'armada, facendo impalmizar, et restato per causa di biscoti, i quali lui faceva far a Corphù, di non esser andato in Puia, et più presto poteva se expediria passando in Puia juxta i mandati; et tamen haveva qualche dubitatione di l'armada de Turchi che non uscisse, la qual era quasi in ordene, et molto grossa, ut dicitur vele 200. Et mandò lettere, da Costantinopoli di 20 April de Alvise Sagudino secretario nostro ivi zonto, et notificò esser zonto et recevuto con grande honor et festa, quanto mai altro orator vi andasse. Et andato a la presentia dil Signor, quello si levò da seder dil suo mastabè, et feceli gran festa, et referita la sua imbassada, havendo salutato per nome di la Signoria Soa, li dechiarite la morte certa di suo fratello a Napoli; la qual nuova el Turco hebe molto a grata et disse: Ela certa? benchè da altri avanti l'havemo intesa, ma non la credevemo. Et perchè è stà tanto quella Signoria a mandarme a dir tal bona nova? Et el secretario si excusò che el tempo et le fortune dil mar lo havia tenuto, et che subito che la Signoria intese la verità lo spazò per notificarli questa consolation. Et el Turco poi li disse: Havemo bona paxe con la Signoria. Li rispose: Bonissima. Et poi esso Signor si messe la man a la testa, dicendo: Allà! quasi rengratiando Dio di la morte dil fradello, et disse voleva haver sempre bona paxe con la Signoria, et che 'l suo stato fusse di quella. Item che 'l voleva mandar a dimandar al Re de Franza el ditto corpo, e darli reliquie, come mandò et ho scritto di sopra. Et volse intender come el Re de Franza era venuto in Italia, et la Signoria lo havea lassato tanto prosperar. Et ditto secretario li rispose che era certo, nostri fin quel hora havrebbe provisto a ciò el non prosperasse più; et altre parole tra loro usono, volendo sopra tuto esser grande amico nostro. Item che sperava obtenir che vi tornasse Baylo, come prima. Narra etiam come 60 galie era butate in acqua, et altre palandarie, fuste et navilii, a la suma di zerca vele 200 havia la sua armada, nè si sapeva dove volesse andar; tamen era da ussir, altri diceva a Scyo altri a Rhodi. Ancora notificò el Signor haverli dimandato la causa la Signoria feva grande armata, come l'havia inteso. Li rispose: Per questo Re de Franza, a ciò per terra e per mar se potesse, volendo, farli guerra, e disfar li soi pensieri. Et el Signor disse: Sta ben. Et dimandò poi che exercito ha ditto Re. Rispose: Persone da 30 in 40 milia venute con lui, poi le zente di Reame et la soa armada. Et el Signor disse: Hallo bona paxe con la to Signoria? Li rispose: Bona. Et alcuni bassà disse: Come si è bona paxe, perchè la Signoria fa tanta armada et ha mandà a tuor Stratioti? Et ditto secretario rispose: Per star preparati, per poter obviar a quello puol occorrer, perchè quando l'intra lo fuogo in caxa dil vicino, si vuol haver l'acqua preparata li circostanti. Oltra di questo el Signor mandò per Camalli turco, corsaro assà nominato di sopra, et li dete salvo conduto: si judicava el volesse farlo capitano di parte di la sua armada, et lui non volse andar, per dubbio di la vita: ymo sul mar si fece forte, et habuto uno schierazo dal Bassà di Nigroponte, sì che havia zerca 200 in sua compagnia.
Et pochi zorni da poi queste lettere da Corfù, venendo uno altro gripo con lettera dil general dal Saseno, di 16 o ver 19, et zonto a Parenzo volendosi partir per Venetia, nel colpho di Trieste sopravenne fortuna et rebaltò el gripo et anegò homeni XV, scapolò solum do, i qual tolse le lettere veniva a la Signoria, et le portò bagnate, et li fo donato ducati 10 per uno. Etiam era lettere di Constantinopoli di 30 April, notificava come el Turco feva lavorar l'armada di 90 galie, 60 fuste, 4 nave, 4 palandarie et altri navilii per numero vele 200, et che voleva far uno exequie molto honorevol a suo fradello, per la qual cossa i panni d'oro et d'arzento era in gran pretio, et tutti ne comprava, et fece dar barili do di aspri, che era assà milia, per l'amor di Dio per l'anima de so fradello preditto; et havia gran alegreza.
A dì XV Mazo zonse Piero Bembo soracomito a Chasopo. Item è ha saper come per avanti zonse a Corphù 7 barze di Spagna carge de Zudei vegneva di Reame, armade benissimo, et voleva metter in terra; et el zeneral non volse lassar dismontar, e loro andò su la Turchia, et ivi le discargò: era de teste n.º 1000 in suso.
A dì XV el zeneral si levò da Corphù, e zonse quel di Chasopo con galie 12 et una fusta; et a dì 16 zonse el gripo armado, la Signoria li commetteva dovesse passar a Brandizo.
A dì XVI ditto zonse lì uno ambassador di Brandizo per nome di la comunità volea dar le chiave al zeneral, el qual non volse accettar se prima non scriveva a la Signoria.
A dì XVII ditto zunse al Saseno, dove era andato el zeneral, uno ambassador de Garipoli, dimandando soccorso di zente et vittuaria; et el zeneral rispose avisaria etiam, ut supra.
A dì 19 passò dil Saseno in una fusta di 17 banchi di Turchi, con uno ambassador di la Porta andava a Brandizo con lettera dil Signor al re Ferendo, et l'ambassador era homo molto sagace, et cussì andò di longo a Brandizo.
A dì ditto venne uno gripo da Constantinopoli con lettere, come el Turco feva grande armada, za galie XXV impalmade, con molte bombarde, passavolanti et artegliarie.
Item el capetanio zeneral mandò Zuan Francesco Venier in Arcipelago, era soracomito, con comission di poter retenir nave et galie quanto li pareva bisogno, per tenir securo el mar de corsari, et altra cossa potesse ocorrer.
A Corphù rimase 5 galie, le qual se impalmizava, con ordene de venir drio a Brandizo el capetanio, et comesso al Baylo de retenir et armar ogni nave capitasse de lì et mandar in Puia.
Domente queste cosse in Italia se fanno, fo divolgato el Re Federico de Dacia, el cui titolo è Dacie, Suetie, Norvegie, Gothorum, Alanorumque Rex, haver cridato la guerra al re Henrico de Inghilterra el cui titolo è Anglie et Francie Rex ac dominus Hibernie. Ancora el Duca de Yorch, fo fiul di re Edoardo, essendo stato ne la Fiandra con suo zerman cusino archiduca de Bergogna, al presente dovendo, ut dicitur, de iure esser Re di l'isola de Inghilterra, deliberò passar con aiuto de alcuni populi. Et la causa perchè ditto Regno a lui li aspetta, et il modo fuzite de l'isola, più avanti, quando passerà ne l'isola, lezendo vedrete. Et ditto Re de Inghilterra scrisse una lettera a la Signoria, alegrandosi di la liga, et che, havendoli dato noticia, etiam lui forsi sarebbe intrato, et che era amico, offerendosi etc.
A dì 23 Mazo zonse a Venetia quello messo nominato de sopra dil Re de Franza, chiamato Joam Boierdim, et alozò a S. Zorzi con mons. di Arzenton, et a dì 24 andò a l'audientia con ditto ambassador; et prima vete (vide) gran quantità de soldati, chi volevano conduta, chi erano expediti. A li qual ditto araldo usò alcune parole bestial, et per ditti soldati li fo risposto. Hor, intrato da la Signoria, notificò in conclusione el suo Re voleva la lianza li era sta promessa, et che cussì como a l'andar per la Signoria non li era sta dà alcun impazo, ymo aiutato, cussì pregava facesse nel ritorno, però che 'l vuol tornar in Franza. Et li fo risposto sapientissimamente; la qual fu assà secreta.
Venne ancora in questi giorni el conte Ranuzo di Farnese et altri condutieri, sì per intender el voler de quella, quam per offerirse, havendo fatto le sue mostre; et a questo fo cressuto, oltra li 400 cavalli havia, altri cavalli 200. Etiam venne Febus di Gonzaga, cusino dil Marchexe di Mantoa, et con Antonio Triumpho ambassador suo, et andò a la Signoria, però che li era fatto comandamento facesse cavalcar la zente verso Oio; el qual Marchexe havia cavalli 1700, in tempo de pace, et in tempo de guerra con suo barba cavalli 1200. Et questi volse soventione, et li fo dato, oltre le page ordinarie, ducati... milia subito.
Venne etiam uno secretario dil signor de Pexaro, chiamato Lorenzo da Siena, et ditto Signor fo condutto con cavalli 400 a soldo di la liga. Et a dì 20 ditto venne Bartolomio di Rossi bolognese, secretario de Hanibal Bentivoj, per ringratiar la Signoria di la conduta habuta, et haver danari per potersi metter in ordene; et el stado de Bologna era con nui, perchè el magnifico Joanne havia stipendio et provisione de Milano di ducati 16 milia a l'anno.
Et vedendo nostri el Pontifice pur star constante in volerse mantenir a Roma, fo terminato a dì 23 Mazo nel Consejo de Pregadi de far cavalcar a Roma el Signor de Rimano con la soa conduta, et quello di Pexaro, et la zente dil Duca de Gandia. Et fo dato ad Alvise Becheto orator dil Papa ducati 2000 per ditte zente, et fo scritto a Piero Duodo provedador de Stratioti a Ravena, dovesse transferirsi verso Roma, et fo scritto a Roma de queste provisione, prometendo mai mancarli de ogni aiuto. Et a dì 25 ditto feceno alcuni capi de provisionadi, nominati di sopra, et scrisse a li rettori di le terre nostre de terra, che per tutto se dovesse far la descriptione de li homeni da fatti, et quelli volevano soldo, però che fama era Venetiani voleva far X milia provisionati. Et scrisse a Lunardo Mocenigo, luogotenente in la Patria dil Friul, dovesse con Nicolò Savorgnan cavalier et azonto a la dignità dil Mazor Consejo per soi meriti, veder facesse 1000 provisionati lì in la Patria, li qual ad ogni bisogno fusseno preparati. Etiam per Collegio elexe Piero Michiel da San Polo provedador al levar le zente de Romagna, zoè Rimano et Pexaro, et quelle condurle a Roma. Fo mandato 200 curaze di l'arsenal a li Stratioti a Ravena, a ciò fusseno armati, et altre provisione a la zornata nostri faceva, preste, optime et necessarie; et el Collegio se reduseva molto a bon'hora.
A Milan a dì 26 Mazo fo fatto la solennità di la investitura: la qual, el modo et come sarà qui sotto scritto. Et è da saper che prima fo fatta uno venere, secreto, in camera dil Duca con tutte le cerimonie, et queste per esser bona hora, habuta dal suo Maistro Ambrosio, astrologo, dil consejo del qual nunquam si parte, imo tutto fa per ponto di astrologia. Et poi publice si doveva far la domenega, a dì 24; ma ditto astrologo non volse, et fo dimorato fino a Luni, nel qual zorno fo tanta pioza, che pareva el mondo venisse a terra; et cussì fo fatta el Marti, a dì 26 ditto.
Prima fo conzato tutte le strade veniano dal castello fin a la piaza dil Domo, con certi corni de dovicia fornidi d'erbe et in mezo le sue arme. Et a l'intrar nel campo dil Domo era uno edificio di legno con tre porte a la romana, conzado con depenture et erbe. Et passado ditte porte, et zonti su la piaza, era un soler tanto largo quanto la presentia di la chiesia, alto... de' gradi, con colone, el cielo dil qual era coperto di raxo cremexin con stelle d'oro fatte a man. A l'incontro dove si montava suso era questo medemo pur coperto di raxo, ma con arbosseli d'oro per dentro. Nel loco preditto era un altar con certi santi, non grandi, d'arzento di sopra; vi era una credentiera d'arzenti, sopra la qual vi era tra vasi et secchii grandissimi, pezi 58; item figure di santi, 35, coppe et altri vasi a compimento più di cento e undexe grandi et magnifici; valea zerca ducati 30 in 35 milia. Da la banda era aparechià do loze da sentar, a banda destra per la Excellentia dil Duca, sopra la testa e a le spale d'oro a la sua divisa, che è bianco et paonazo; el cancello davanti era coverto de restagno d'oro con tre cussini pur di restagno. Da la banda zanca, dove dovea star li Ambassadori, era di sopra a le spale pur di drapo d'oro, sì come ho ditto, el canzello davanti coperto di raxo cremesin; in terra tapedi e bancali, e poi molte banche per sentar diverse persone. Et a l'hora deputata, el se partì de Castello i Ambassadori dil Re de Romani con 50 trombeti, acompagnadi da zerca 100 cavali tra la sua fameglia et altri cortesani e signori, i quali condusseno al Domo su el ditto soler, al luogo destro deputato a la persona dil Duca. Da poi non molto, a hore zerca 16 venne la compagnia e corte sua a do a do, numero 388, tutti vestidi di seda, d'arzento et d'oro, la mazor parte a la longa, su boni e belli corsieri, tra i qual era più di 130 vestiti d'oro, più di 80 d'arzento, el resto de seda. Driedo i qual venne el Signor in mezo di l'ambassador di Spagna et di Napoli, driedo lui era la Duchessa in mezo di Sebastian Badoer et Hyeronimo Lion oratori veneti, poi altri do che andavano in Spagna, Francesco Capello kav.r et Marin Zorzi dottor; driedo loro Fiorenza, Ferrara, Bologna e Zenoa et altri; poi donne 58 a cavallo driedo la Duchessa, vestite a la castigliana, ben in ponto, et la mazor parte d'oro con belle perle et altre zoie. Poi 4 carete: una bellissima dorada, coperta di restagno, et cussì i collari di 4 cavalli liardi la tirava; et le altre tre coperte una di arzento et do di seda, ne le qual era donne di la corte sua con bellissimo ordine. Et zente assà per tutto, sì per i balconi come per la terra; i frati de ogni ordene tutti suso le strade a lai (a lato) i muri sì nel andar come nel ritorno. Apresentadi suso el soler, cadauno ai luogi soi, a banda destra li Ambassadori dil Re de Romani, et el Duca in mezo; a banda zanca tutti li altri Ambassadori et signori, zoè el Marchexe de Mantoa, don Alphonso fiul dil Duca de Ferrara, misser Hannibal Bentivoj fiul dil magnifico Joanne, e cadaun sentadi secondo i suo luogi. Era su quel soler più de persone 1000, tra li altri era 160 dottori vestidi di scarlato con colari et bareti di varo. Da poi sentadi el venne l'arzivescovo de Milan, zoè quel va orator in Spagna, con molti prelati e calonegi ben vestidi, et lui aparato per dir li officij, et cussì quello per lo evanzelio et epistola. Ditto l'introito et cantado do epistole et l'evanzelio et altre cerimonie fatte a l'ambroxiana, cantono le litanie et certe laude per raxon benissimo, per esservi boni cantadori in Milano. Et poi si levò in piè uno misser Corado, uno de li Ambassadori dil Re de Romani preditto; el qual fece una oratione a tutti, et presentato al Duca la lettera dil suo Re con alcuni capitoli, quali el Duca letti in publico, li fu apresentado uno messal et in pie', coram omnibus, zurò di observarli. Poi li fece cavar uno suo vanto (guanto), digandoli certe parole, li messe uno anello in dedo (dito). Poi si fece dar uno manto di raxo cremexin foderà di armelini e con un colar largo 4 dea pur fodrato, aperto sopra le spalle, sopra el qual disse etiam alcune parole, et sì gel messe indosso sopra una vesta lui havea a mezza gamba pur di raxo cremixin. Indi poi li fo portato una bareta, fatta a modo una celada, con una ponta da driedo longa, e davanti con un revoltin, con uno filetto de varo, et di sopra un centurin d'oro a torno. Dopoi li fo apresentado uno stendardo tutto rosso in la man zanca, picolo, in segnal di sangue, con le arme. El Duca havia bolzegnini biavi in piedi. Or poi li fo dà uno stendardo grando d'oro con l'aquila negra, el bisson inquartà, ne la man destra. Dà questo, el tolse el rosso et butollo al populo con molte altre bandariole di l'arma sua fatte di tela. Poi li fo apresentato la spada nuda in man, la qual dete a tegnir al conte di Melzi, et el stendardo fo dato a portar al conte Galeazo de San Severino. Dopoi li dette il sceptro, zoè una bacheta, la qual ditto orator gela presentò con una reverentia fin in terra; la qual in cima havia uno pomo d'oro. Et fatto questo, se conzò a sentar tutti, et montò su uno solaruol misser Jasom del Mayno jurisconsulto famosissimo et dil consejo secreto de ditto Duca, et fece una oratione in ringratiar quelli oratori per nome dil suo Signor de la investitura habuta, et fo molto longa. Poi compita, et levato el Corpo de Christo, et finita la messa, hauta la beneditione era hore XX, et li fo apresentà per li dottori uno baldacchin damaschin bianco torniato de vari; e quelli lo portono tutti a torno el cavallo dil Duca insieme 4 di primi di Milano, che era a le staffe, vestiti d'oro fin in terra. Era portata avanti el stendardo et la spada, portata da li sopraditti. La Duchessa driedo con le damisele, oratori etc. tutti a cavallo, in tutto n.º 400, cridando i soi servitori: Duca! Duca! ma pochi dil populo. Et cussì ritornono in castello, con soni di trombette, pifari, campane et bombarde; sì che, tornati li oratori a caxa, era hore 22. Et è da saper che a torno la piazza dil Domo era soleri, et in tutti zerca persone 50 milia vedeva. Poi la sera el Duca mandò a donar a li do oratori veneti andavano in Spagna do privilegii, per i quali li donava la soa insegna che la podesseno usar come loro propria in segno di grande amor et benivolentia. Et poi a dì 27 dopo disnar esso Duca, con ditti oratori dil Re de Romani et Hyeronimo Lion orator veneto et altri, cavalcò a Pavia per far certe cerimonie e tuor quella contrà, et tornò poi a Milano a dì 31 ditto come int.... Tornato el Duca in Milano fece provision de haver danari con ogni suo forzo, mandando per cittadini in Castello, et da loro voleva danari. Item have lettere di Vormes da li soi Ambassadori era al Re de Romani, come era aviati 2500 fanti elemani, parte venivano per la via di Trento, et parte per la via di Cuora; etiam de brieve doveva aviar cavalli 3000 in favor di la liga. Ancora have lettere da Monferà, come passava i monti cavalli franzesi 1500, franchi arcieri, dil campo di Aste. El Duca fece far ogni diligentia niun non andasse nè venisse di Franza; et nel tempo di la sua investitura fo preso uno corier veniva di Franza con lettere di diversi signori drizate al Re, che li aricordava dovesse ritornar in Franza, et che non feva per lui star in Italia, et quanto più l'indusiava el feva pezo.