A dì 14 Zugno da mattina, fo el zorno di la Trinità, zonse lettere di Perosa di XI, nara et dechiara la verità di metter a sacco Toscanella, et usato la crudeltà, et Montefiascune sì come di sopra ho scritto. La qual cossa seguite a dì 8 ditto. Et come el Pontifice pregava la Signoria non stesse più a proveder, et che si aspettava a dì 12 el cardinal S. Dyonise per venir a excusar el Re, che di questo non era stato conscio. Et havendo la Signoria in questo zorno ordinato et fatto sonar Gran Consejo, juxta el consueto, per non esser tempo de demorar, imo de far ogni provisione, et molti Savii de Collegio erano di openione de romper, et per lettere ancora de Milan erano solicitati, dismesseno consejo, et chiamò Pregadi; et consultato hore 7 fo disciolto el consejo, et comandato gran credenze; tamen per tutta la terra se divolgava, come era la verità, fusse preso de romper guerra al Re de Franza per ogni via, sì da mar come da terra et scrisse subito a Perosa al Pontifice, zoè a l'orator, tal deliberatione, et mandò le lettere in hore 40, et fo decreto spazar un gripo al capetanio zeneral a Brandizo, el qual, si possibel fusse, andasse in zorni 6, che dovesse con tutta l'armada partirse de lì et andar lì in Puia a le terre si teniva per el Re de Franza, et quelle combatterle non si volendo render, et acquistarle per forza, trattando Franzesi per inimici. Tamen, quelle volevano ritornar sotto caxa di Aragona, non li fusse dato alcun impazo. Et essendo fatte le lettere e tutto, parse ad alcuni Savii de Collegio de suspender l'andata di ditto gripo pro nunc; la qual cossa fo molto mormorato da tutti i patricii; et fo bona causa che si perse de acquistar bona parte di la Puia per la dimora fece. Tamen pur a dì 17 ditto fo spazate le lettere et el gripo andò a suo viazo con lettere etiam di l'ambassador di Spagna era qui, drizzate al conte de Trivento capetanio di l'armada dil suo Re in Sicilia, che dovesse romper, perchè cussì era la voluntà dil signor Re et Raina. Oltra di questo, nostri scrisse a Milan di la deliberation fatta dil romper et però era bisogno de far ogni provisione per acquistar vittoria contro Franzesi; et el Duca fo molto aliegro de questo. Ancora fo expedito lettere in Elemagna al Re di Romani et in altri luogi, provedendo a quello era necessario; et in questo Venetiani dimostrò se, quando volevano, poteva far le cosse preste; che fece tante provisione et un grande exercito in poco tempo.
Et per intender l'opinione in queste importante materie de Fiorentini, i quali, per quanto se intendeva, per parole osate a Milan per el suo ambassador, che volentiera vorebbeno esser in acordo con la liga, et essendo a hora el tempo de unirse quasi tutti i potentati de Italia contra Franzesi che quella volevano subiugar, se non li fosse sta per nostri remediato, come è la verità; et el Re havia cattivo animo contra ditti Fiorentini, però che, essendo a Viterbo, usò alcune parole a soi oratori di volerli render Pisa, Serzana, Serzanello, Pietrasanta et el porto de Livorno, ma che raxon era che Piero de Medici, el qual era a presso di lui et descaciato de Fiorenza per soa causa, dovesse ritornar; et etiam voleva ducati 20 milia da loro ad imprestedo. Et Fiorentini erano in gran spavento, pur fevano provisione le qual saranno di sotto scritte, nè sapeva si el Re volesse, da poi stato a Siena, venir a Fiorenza o andar a Pisa o vero per la marema de Siena altrove, et non sapevano che farsi. Era lì in Fiorenza quel fra Hieronimo da Ferrara di l'ordine di S. Marco de frati Predicatori, nominato di sopra, el qual el populo lo reputava per santo; et come frate Hieronimo diceva una parola, non bisognava contradirli. Questo predicava publice in favor dil Re de Franza, dicendo era un messo da Dio mandato, con molte parole; adeo che comoveva gli animi de Fiorentini ad adherir a esso Re, che fortasse, come ragion voleva, li sarebbeno stati contrarii, havendo ricevute molte inzurie. Unde nostri in questi zorni expedite, et si partì a dì 10 Zugno, uno frate Piero Dolphin, zeneral di l'ordine camaldulense, zoè di San Michiel di Muran, et patricio veneto, homo di grande autorità, bontà et reverentia, et molto amato, a Fiorentini dove era stato gran tempo, et tolse di andarvi in tre zorni a Fiorenza et esser con quella Signoria, et intender la volontà loro; si vogliono Franzesi siegua la vitoria usando le crudeltà usavano, o vero esserli contra et far quello hanno altre volte fatto li loro passati, che elexeno acquistar et non perder.
A Bologna el magnifico Johanne feva molti preparamenti, et suo fiul Hanibal era quasi in ordene per venir in campo, et a dì 14 Zugno zonse ivi Antonio Vincivera secretario nostro ben visto et honorato, et exposto a quella comunità quanto li fo comesso, trovò Bolognesi esser gaiardi et volonterosi a difendersi. Et offerto, oltra li Stratioti, etiam el signor de Rimano et el signor de Pesaro con loro condute, si Franzesi ivi venisse. Et come se intese, esso magnifico Johanne scrisse a la Signoria, offerendo X milia fanti al bisogno, benissimo in ordine, di Bologna et Bolognese. Li Stratioti 500 con Piero Duodo provedador erano zonti, et alozati mia 12 da Bologna a uno loco chiamato Castel San Piero. Et zonto ditto secretario, haveno una paga; et ditti Stratioti steteno lì in Bolognese zorni 13, et poi veneno in campo in Parmesana, come dirò di sotto. Et 21 Zugno, facendosi certa festa a Bologna di San Raphael, et si mette tre palii, panno, una bandiera et una spada con un per de spironi, et correno li cavalli barbareschi; et Stratioti alcuni volseno correr, et havene uno di loro el terzo premio, et cussì passavano quelle cosse.
In questo mezo a Venetia molte provisione necessarie fonno fatte, et el Prencipe con li Padri di Collegio ogni mattina se reducevano molto a bon'hora in Collegio, haveano lettere prestissime de ogni banda, maxime di Perosa et Milan, et li corrieri haveano le poste, et perchè fusse presti steva do barche a la riva di palazo, et do a Lizafusina dil Consejo di X, a quatro remi per barca, le qual menavano ditti corrieri. Et fo mandato ducati 2000 a Corphù per far zente passasseno in la Puja, et scritto per la Dalmatia a li rettori dovesseno mandar li Stratioti ivi era in armada dal zeneral, dove ne era n.º 50, zoè a Sibenico 50, Traù 40 et quelli di Catharo non fo voluto muoverli per esser vicino a Turchi. Et ancora Zuan Dolce secretario era andato a soldar schiopetieri alemani, havendo fatti alcuni, mandò in campo Francesco da la Zueca solicitava Paris da Lodron facesse li 1000 provisionadi, et venisse in campo. Et a dì 16 Zugno per lettere di Roverè se intese esser de lì passati 300 schiopetieri tedeschi, fatti per el nostro secretario che andava in campo. A Lionello dal Nievo vicentino fo ordinato facesse 500 provisionadi da Vicentina. Le terre de Terraferma mandò a offrirse per do mexi de mandar zente in campo a soe spese, zoè di Vicentina fanti o vero provisionadi 2000, Brexani 1200, Veronesi 2200 et Bergamaschi 2300; sì che bisognando, come fo fatto la descriptione, si havia da persone 30 in 40 milia in campo. Et a Roma fo scritto, zoè a Perosa dove era el Pontifice, che non era più tempo de demorar, et che Soa Santità con li rimedii opportuni di excomunicatione et altro dovesse proveder, et non ritornar cussì presto a Roma, perchè, ritornando, Colonnesi faria forsi qualche novità, dove si aritrovava el sig. Prospero e Fabricio Colonna ivi rimasti, pur in amicitia col Re, et erano stati dal Re a Viterbo; et ancora perchè se podesse haver in campo li 1000 cavalli lizieri nostri et de Milan, et le zente dil signor di Pesaro doveano andar in aiuto dil Pontifice. Et benchè questa deliberation di Pregadi andasse velocemente a Perosa, pur a dì 16 da matina si have lettere di l'orator in Corte, date a dì 13 Zugno in Perosa, advisava el Pontifice con reverendissimi Cardinali volevano al tutto, passato el Corpo de Christo, ritornar a Roma; come aspettavano lì in Perosa el sig. di Pesaro zenero dil Papa, el qual dovea venir a dì 16; et a dì 12 a hore 22 era zonto ivi el cardinal San Dyonisio, et uno altro episcopo, chiamato mistro Adamo, per nome dil Re de Franza a excusarse de quello era sta fatto a Toscanella et Montefiascon; et ancora eran tornati lo episcopo de Concordia et frà Gratiano, erano stati legati a presso esso Re; et che el Pontifice el zorno avanti era cavalcato per la terra, vedendo monasterii, et con Soa Beatitudine ditto nostro ambassador havia gran benivolentia. Et che a dì ij ditto volendo audientia, ritrovandose in letto, lo fece intrar; cossa che a niuno altro assueta de far. Et etiam a dì 9 zuogando alcuni a la balla su la piazza, el Papa era al balcon, et volse l'ambassador li stesse a presso, concludendo era Soa Santità in grande amicitia con la Signoria nostra; che erano in una terra dove non si trovava danari per le parte, et voleva tuor ducati 400 a cambio per i banchi per dar paga a le zente, et non catava; unde forzo li saria de mandar a tuorli a Roma. Le qual zente erano alozate mia cinque de lì, in uno loco chiamato La Frata, dove era un bosco.
A dì 15 Zugno venne uno corrier di Spagna con lettere di 20 Mazo, el qual corrier era stato 7 zorni in Barzelona ad aspettar passazo; per le qual se intese el Re et Raina in quel zorno esser partiti con la corte di Madril, et venuti a Burgos terra vicina a Navara, dove aspettava oratori dil Re de Romani venivano per contrazer parentado, come se divulgava, di la fia di esso Re de Romani in el Principe primogenito dil Re, et etiam l'archiduca Filippo di Bergogna in la principessa donna Johanna relita dil fio dil Re di Portogallo; le qual noze è assà zorni se divolgava: quello seguirà sarà scritto di sotto. Item come si faceva gran preparamenti di zente mandate a la volta di Perpignano per romper al Re de Franza, et che la Raina de Franza et Duca di Borbon governava el Reame de Franza, inteso che ebbeno di la liga, et che in Spagna si facea zente, havea mandato alcune lanze a quelli confini per custodia di suoi luogi; ma el Re et Raina de Spagna al tutto volevano romper, come disse el so ambassador in Collegio haver lettere da tre parte: prima che havia ordinato l'armada de Byscaia se dovesse redur insieme tutti quelli navilii, et se metesse in ordene perchè voleva mandar in Bertagna a danizar a quelli passi: tamen per lettere di Londra se intese ivi in Bertagna el Re de Franza faceva far grande armata, et armavano ogni legno a la suma de più de 100 vele. Item che el Re de Spagna preditto havia fatto far comandamento a le zente de l'Andalusia, zoè Yspania ulterior et dil Regno de Aragona et de Valenza, che dovesseno adunarse a uno, perchè da quella banda dil Mar Mediteraneo voleva etiam dar adosso Franzesi verso Linguadoca, et che la sua persona con la Raina era venuto a Burgos principal terra de Castiglia per esser più vicino a Fontarabia, per romper a Baiona terra de Franza nel mar Oceano, sì che da tre bande voleva romper, oltra l'armata sua era in Cicilia in ajuto di re Ferandino. Et se divulgava voleva mandar el Duca di Alve capetanio di gianiseri (gendarmi) con zente in Cicilia, et il Re scrisse al capetanio che dovesse far quello la Signoria nostra et el so ambassador era qui li ordenava. Et nostri credevano che ad ogni momento la Spagna dovesse romper, et però erano inanimati molto; ma mai rompete, come dirò di sotto.
El zorno avanti, che fo a dì 14 Zugno, venne in questa terra domino Christoforo Crispo Serovestaner orator dil Re de Romani, el qual havia assà benefici in terra thodesca senza cura, et ha la expectativa dil Vescovado di Trento dal Re, dopoi la morte di questo Vescovo, dove il temporal et spiritual.... Or questo za do anni era stato in studio a Padoa, et venne per la via de Trento a Roverè, poi a Verona, Vicenza et Padoa; et ivi se ritrovò a tempo dil Santo, zoè di Santo Antonio a dì 13 Zugno, dove si fa solenne processione e fiera bellissima. Et li fo mandato contra alcuni patrici. Et questo ambassador venne per star in questa terra con zerca 12 persone, alozò a San Bortholomio in caxa di Piero Pender mercadante tedesco pur a spexe di la Signoria; poi fu messo habitar a la Zueca, demum a Santa Maria Zubenigo in ca Pasqualin.
El zorno da poi che 'l zonse, a dì 15, el zorno de San Vido, essendo consuetudine dal 1310 in qua per una liberatione have in tal zorno la Republica da uno Baiamonte Tiepolo si voleva far signor di questa terra, et fo discoverto; per questo ogni anno el Prencipe cum la Signoria et alcuni patricii invidati vien da San Marco per terra fino a la sua Chiesia, la qual per esser situada di là dil Canal grando si fa uno ponte sopra galie grosse vecchie sono in l'arsenal, et ivi alde messa, poi ritorna con li piati et fa pasto a quelli lo compagnano et oratori, et va con le cerimonie ducal. Or ditto orator fo invidato, et cussì vi venne l'orator dil Papa, lui, di Spagna, Napoli, Milan et Mantoa, e domino Truiano di Hongaria. Et a dì 16 poi have audientia, et expose la soa imbassada, et come era sta mandato da la Cesarea Majestà dil Re Maximiliano suo, per confirmation di la amicitia havia con questa Illustrissima Signoria, notificando la sua venuta, sarebbe presto compita la dieta.
Et a dì 16 zonse lettere de li nostri ambassadori a esso Re di Romani, de 6 del presente mexe, narra come lì a Vormes si seguiva pur la dieta, et che li elettori de l'imperio non lo consigliava a dover venir questo anno in Italia a coronarse, et che el Re attendeva andar a caze et piaceri, et che erano zonti do ambassadori dil Re de Scocia, i quali venivano da la Majestà dil Re, poi in Italia dal Re de Franza, i quali ex parte regis sui pregò esso re Maximilian non venisse in Italia a dar danno nè fastidio al Re de Franza molto amico di loro Re, offerendosi etc. Item come erano ditti nostri oratori stati a visitation de li elettori de l'imperio, et narratoli l'operation dil Re de Franza, et che Italia haveva bisogno di esser subvenuta, però dovevano exhortar el Re a venir a coronarse. Et questi li risposeno non haver saputo da niuno, nè inteso dal Papa el bisogno de Italia, che saria bon proveder. Ancora el Re preditto disse a nostri oratori che 'l Duca de Milan li restava a dar ducati 80 milia, per resto di la sua dota, et che lui non havea danari, et che esso Duca de Milan li havia promesso di dar ducati 100 milia venendo in Italia, sì che saria bon che la Signoria nostra li mandasse altri 100 milia ducati, perchè lui vegniria di qua con 5000 cavalli et X milia pedoni, et li ambassadori li disse come di questo scriveria a la Signoria. Item come li haveano dimandà una patente di poter far et assoldar 2000 Sguizari a soldo nostro, et che el Re li havia risposo non vi era più Sguizari, sì perchè el Re de Franza ne havea molti con lui, quam per quelli che lui mandava a Milan, havendoli richiesti el Duca.
A ciò el tutto se intenda, volendo ritornar el Re de Franza, da poi acquistato el Reame, verso Franza, o vero verso Milan, come ho scritto di sopra, lasciò questi Franzesi di conditione, ai quali dette grandissima autorità nel Regno: mons. di Belcher marescalco dil Regno; mons. di Mompensier vicerè in Napoli; mons. de Obegnì governador in Calavria; mons. di Persì locotenente in Calavria; mons. di la Spara vicerè in Puja; a Taranto governador d. Juliano, el qual el Duca lo fece Duca di Santo Anzolo in Calavria; in Manferdonia Gabriel de Monfalcon; a l'Aquila, Bale de Vitrì con 50 lanze. In tutto rimase in Reame cavalli franzesi.... et pedoni, computò Sguizari,... Item in Hostia rimase capetanio M.... de Guerra, et in Reame suo fratello Gratian de Guerra. In Pisa veramente, al governo dil qual era Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, uno chiamato mons. Dandragesi (d'Entragues).
El Re de Franza pacifice et cum grande honor intrò in Siena a dì 13 Zugno, de Zuoba, dove deliberò de star fino passato el zorno dil corpo de Christo, ch'è a dì 18 di questo, sì per consultar meglio tra quelli dil suo consejo i soi progressi et camino havesse a far, quam per metter sesto et ordene, come diceva, a quella republica senese. Poi voleva venir a Fiorenza, però che da Siena è distante solum mia 30. Et è da saper che, come fo intrato in Siena et visto su la piaza zerca 1200 fanti ch'erano a guarda di la piaza, el Re ordinò fusseno spogliati, toltoli le arme, et scazoli fuora di la terra in camisa, dicendo non bisognava a Senesi questa spesa. Et el populo levato in arme, el Re fece retenir, come fo divulgato, zerca 50 de primi zentilhomeni de Siena, et tolse el dominio de man di la Signoria che tunc governava, et stavano juxta el solito nel palazzo di Signori. Et a ciò el populo non li fusse contrario, non volendo tuor el Dominio in sì, quello messe in le man dil populo, che governasseno quel stado come a loro pareva, et el populo voleva el Re fusse loro Signor. Et el Re, per non innovar altro in Italia, havendo da far assà, non volse; ma ben lassò 500 cavalli a custodia di quella terra, et partito che 'l fo, liberati li retenti, el stado et dominio de Siena ritornò come prima, pur in varie parte, che avanti era assà pacifico stado; come tutto dirò di sotto.
Questo Re havia con lui oratori 9 de Fiorentini, li nomi di quali ho scritto di sopra, et pur dimostrava voler intrar et venir in Fiorenza, non se curando de observar li capitoli. Et questo voler andar a Fiorenza parse molto di novo a Venetiani, et che prima el Re divulgava de andar a Pisa, poi a Zenoa, dove si dubitava havesse intelligentia; ma, andando come amico a Fiorenza, segno sarebbe stato che saria sta d'accordo con Fiorentini, et essendo d'accordo con ditti Fiorentini, ex consequenti conveniva renderli Pisa, et esser in inimicitia...[132] per la via era venuto, dove in Parmesana si adunava l'exercito di la Signoria nostra, et vi era etiam qualche zente dil Duca de Milan; ma quello di la Signoria era molto grossissimo, come dirò di sotto, et el doppio di zente di quello havia esso Re, sì de zente d'arme, fanti, stratioti, elemani, schiopetieri, provisionadi, zente di Bergamo, Brexa, Verona et Vicenza, adeo più de 30 milia persone sarà in ditto campo, bastanti a esser vittoriosi non che a resister che non passino nè vadino a danni dil Duca de Milan, benchè Franzesi siano zente molto destra, et assueta nel mestier di le arme; et non fanno presoni, come se fa in Italia, ma tutti mandano per il fil di la spada; et tanto più prenderanno forza, quanto combatteranno per uscir de Italia et ritornar ne le patrie loro, dove erano da le so zente aspettati.
Ma Fiorentini, come etiam qualcossa di sopra ho scritto, fece molte provisione: prima de adunar zente dil contado in la terra, et con arme stesseno in le caxe preparati, adeo a uno bisogno saria stati armati da 20 milia persone in suso; fece metter travi per le strade, per poter sbarar, molto grossi; le finestre di le caxe suspecte fonno fatte murar, et assà altre provisione fo divulgato; detteno taia a Piero de Medici, ducati X milia vivo et 5000 morto, et tutto il suo, salvo la dote di la moglie, messeno nel Comune, sotto però scusa de voler vender et pagar sì la Republica di quello Medici li havia tolto, quam altri creditori di esso Piero e fradelli che volevano esser satisfacti; et el palazo de ditto Piero, bellissimo, messeno a l'incanto per venderlo, ma non trovono se non ducati 6000, el qual val più de ducati.... Ancora mandono oratori novi al Re, tra i qual vi andò Hieronimo de Ferrara predicava ivi, nominato di sopra, et in gratia dil Re, et molto so amico, et per lui et in suo favor publice predicava. Et Fiorentini mandono a dir al Re di le provisione haveano fatte, et che 'l populo era su le arme, et si pareva a Soa Majestà di voler intrar, che vi intrasse, senza però danno di la Republica; ma che haveano fatto consejo, et che tutti erano de opinione Soa Majestà li observasse li capitoli jurati sul Corpo de Christo, zoè renderli Pisa, Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, essendo christianissimo, li volesse far render a Senesi Monte Pulzano; ma la risposta dil Re non se intese. Ma è da saper che 'l Re, avanti intrasse in Siena, a Motrone loco de Fiorentini, et ivi fo onorato assà, et era ritornati in Fiorenza do ambassadori dil numero di nove, zoè Lorenzo Morelli et Lorenzin di populani, olim de Medici; li altri sette rimaseno col Re, benchè poi tutti si partino da lui. Et benchè questi ambassadori andasse inanzi e indrio, non restono Fiorentini de far di molte provisione; fece redur le sue zente d'arme erano a la campagna contra Pisani zerca cavalli 3500, in Fiorenza, zoè el Duca de Urbin, el qual intrò con grande honor con le sue zente, et alozò nel palazzo di Julian Gondi, et Francesco Secco, conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj et altri condutieri.
Ancora la Signoria de Fiorenza feceno 5000 fanti a custodia dil palazo et di la libertà; dette segno al contado con segnali et soni di campane, volendo Franzesi far novità dovesseno venir in la terra; messe fanti in diversi luogi di la terra, maxime in uno palazo de quelli di Pazi, situado a uno contado di la terra dove vi habitava mons. zeneral di Bertagna, di natione Perpignano, era lì per nome dil Re, et quello la Signoria lo messe in una altra caxa più dentro la terra, et qui messeno 500 fanti ad alozar; etiam in le caxe di Piero de Medici, et cussì in diverse caxe, chi X et chi XX fanti per una; et in el palazo di Piero sopranominato, dove habitava soa moglie madonna Alphonsina Ursini, fo messo 1000 fanti, et lei mandata fuori, et andò a starvi in uno monasterio, et mandono Fiorentini a dir al Re che per niente non volevano più Medici in Fiorenza, et za haveano comenzato a vender dil suo, sì che Fiorentini al presente non feceno quelli preparamenti a Franzesi nel ritorno che fece quando veneno, zoè scritto sopra le caxe bolletini: questa caxa sarà per mons. tal etc. Et in questi zorni li acopiatori nominati nel secondo libro, che Fiorentini haveano creati per uno anno a dover dar gli ufficii loro, erano solum 19, perchè uno refudò per avanti. Or questi, vedendo el populo non li piaceva l'autorità sua, refutono quelli, et messe tal libertà haveano nel consejo a crear la Signoria, et d'indi si farà per consejo la Signoria de Fiorenza per sorte et ballote, et non si saprà più chi deve esser; et quelli primi fonno creati, più avanti sarà scritto. El qual consejo de Fiorentini fonno zerca 2400, et per non haver sala vi capissa tanta quantità, hanno decreto de partir questi in tre volte, zoè 800 per volta, i quali stagano mexi 6, et poi succieda li altri, ita che in mesi 18 tutti fonno stati dil consejo de Fiorenza.
Monsignor di Arzenton era stato qui ambassador dil Roy, partito de Bologna andò a Fiorenza, dove stette fino a dì 13 de questo, et poi se partì et andò a trovar el Re a Siena. Al qual, dopoi le debite reverentie, et riferito la soa legatione et molte cosse de Venetiani, consultato col Re li disse: Christianissimo Re, io vi dirò, la mia opinione saria che Vostra Majestà facesse cussì. Io son stato a Venetia, ho visto grande potentia, e sopra tutto assà danari, e tutti paga volentiera le sue angarie, ch'è cossa incredibile. Cognosco ancora Venetiani mal volentiera vien a la guerra con toa Majestà, per esser homeni pacifici, pur non ti vorebeno più vicino; fanno grande exercito, et hanno grande armata, et continue quella ingrossa, et non è dubio, havendo Venetiani con toa Majestà, haverai quello vorrai in Italia, et con le bone si otien da loro el tutto. El parer mio saria che tu mandassi 4 ambassadori a Venetia, a dirli come tu vuol venir a Venetia a veder la terra, et visitar la Signoria et el Doxe to carissimo amigo. Venetiani, che amano la paxe, son certo saranno contentissimi, e ti faria più honor che mai fece a niun Imperator che vi venisse, et spenderia più di ducati 20 milia in honorarti, perchè è terra honora molto forestieri, maxime la toa Majestà, et de guerra più non se parlerà in quella terra. Ti veramente andarà con che zente ti parerà a Venetia, et el resto avierai a la volta di Pontremolo per andar in Aste. Si Venetiani non volesse che le passasse, tu porà dir che tu vuol conzar le cosse a Venetia, et saranno contenti; unde, stato alquanti zorni, porai tornar in Aste, et poi far et seguir el pensier de toa Majestà; et cussì haverai indubitata vittoria. Unde, facendo el contrario, bisognerà menar le man, et de chi sarà la vittoria è dubio: uno ti dico, che Venetiani fa grande exercito. Ma el Re et altri consultori non li parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro. El Re essendo a Siena mandò a dir a quelli di Ascole, terra subposta a la Chiesia, li dovesse dar 9000 ducati erano debitori al re Alphonso, come a quella persona che era successo nel Regno di Napoli. Quello seguite non so.
Domente queste cosse el Re de Franza et Fiorentini fanno, el Duca de Orliens, havendo la via al suo piacer di venir di Aste a Novara, et fatto uno ponte su Tesin, passato Po a Verzei, terra dil duca de Savoia mia X da Novara, partito de Aste con 3000 cavalli et 4000 pedoni, et a dì 13 Zugno intrò in Novara, dove se ritrovava in tutto con lui zerca X milia persone tra Franzesi et homeni paesani di esso Duca di Orliens, et ancora la rocca si teniva per el Duca de Milan, dove era intrato Filippin dal Fiesco capetanio dil castello de Milan con alcuni provisionadi per il soccorso da driedo, come ho scritto di sopra, tamen non vi era molte artiglierie nè vituarie. Unde Franzesi le dete termene uno zorno a renderse, altramente più non li vorebbe li custodi a pati, ma li dariano la battaglia, benchè non avesseno bombarde. Ma quelli di la rocca, sapendo certo la volontà dil Duca de Milan esser di venir in persona a darli soccorso con assà zente, fonno a parlamento con Franzesi, che li dovesseno dar termene do zorni, et si non li veniva soccorso promettevano renderse, et cussì fermono tal acordo. Et subito expediteno lettere al Duca de Milan a notificarli quello haveano fatto, et el Duca dete fama di voler assoldar X milia provisionadi, et scrisse al signor Galeazo di San Severino suo capetanio, el qual era col campo tirato di verso Aste venne a Vegevene, mia 14 lontan di Novara, era homeni d'arme 700, fanti 6000 et altre zente paesane, che dovesse andar a soccorer Novara, zoè la rocca. Ma parse al ditto sig. Galeazo de non metter l'exercito suo in pericolo, rescrivendo al Duca era meglio perder la rocca che l'exercito, et che, si ben andasse, nulla potrebbe far, per esser Franzesi assà numero, cavalli 3000 et pedoni 5000, et haviano bona parte dil populo da loro, mediante quel Opizin Cazabianco, richissimo citadino de Novara, con la parte Gelfa. Et inteso questa nova de l'intrar dil Duca di Orliens in Novara et successo, a dì 16 ditto, in questa terra nostri fonno molto di malavoia, pensandosi quello havesse a seguir, che in recuperarla poi bisogneria gran spexa, come fu.
Oltra di questo el Duca de Milan dubitava molto de Zenoa, che non se accordasse col Re de Franza, et mandò danari per far alcuni fanti lì a Zenoa al suo commissario Coradolo Stanga, et Agustin Adorno governador di Zenoa era molto fidelissimo a esso Duca, et Zuan Adorno suo fratello, capetanio di le fanterie, era solicito in ogni cossa et poner custodia a li passi de quella riviera. Et in questi zorni fo divolgato Baptistin de Campofregoso, olim doxe di Zenoa, el qual è di primi di la parte contraria Adorna, che adhuc domina, questo steva in Franza, or venne con zente, et intrò in Monaco, ch'è uno castello di Alberto Grimaldo sul Zenoese, et quello dominio agiustò per nome dil Re de Franza. Ancora Zenoesi dubitavano dil Cardinal de Zenoa, olim doxe et arzivescovo, et di Obieto dal Fiesco prothonotario, i quali cercavano de tramar nove cosse, et seguivano el Re de Franza. Et per remover li sospetti parse al governador, con aiuto dil Duca de Milan, de mandar pro nunc fuora de Zenoa molti cittadini numero 600, di varie caxe di la parte di Campofregoso, tra i qual fu Zuan Doria, che venne ad habitar a Venetia, et alcuni altri i quali fortasse qui più avanti saranno nominati. Et scrisse el governador preditto una lettera a la Signoria nostra, data a dì 19, come era lui con el resto de quella comunità deliberati de star sotto la fede de Milan, et non si acordar col re de Franza, et che ivi erano 6 nave armate et X galie, et che havia el suo capetanio in ordene, chiamato Bricio Justiniano, homo veterano et in mar et cosse marittime assà exercitato, et che ditta armada era in porto in ordene, che a uno segno saria in mar per andar dove piacerà a la Signoria nostra, et che li patroni di le galie erano Zenoesi, tutti cai de parte. La qual armada de galie 9 et do nave uscite poi et andò a la Spezia, come dirò di sotto.
In questo mezo per lettere di Hieronimo Lion kav. orator nostro a Milan se intese, le qual lettere venne prestissimo perchè le poste era duplicate, hor el Duca non faceva quelle debite provisione se conveniva a la recuperation de Novara, sì perchè el non havea danari, quam perchè el populo de Milan li era inimicissimo, et non usciva di castello imo de la rocheta, nè ossava andar per la terra, per dubito dil populo. Et a questo se puol conoscer l'odio Milanesi li portava, che a tanta cossa quanto è haver Franzesi mia 25 lontan in Novara, lori medemi tutti unanimi dovevano andar col so Signor a ricuperar quella terra, ma non solum (non) si mosseno nè se offerse, imo volendo el Duca assoldar provisionadi, non catava; per la qual cossa stava molto sospeso, et havia gran paura, perchè el populo usava di stranie parole contra di lui. Et per haver danari fece disfar alcune medaie d'oro havia, et arzenti lavoradi, et fece bater in questi zorni ducati 150 milia d'oro con la sua testa suso, et 50 milia de moneda, et nel suo campo, che diceva era persone X milia, chiaro se comprese non vi esser ditta quantità, imo assà manco. Or concludendo, el Duca scrisse a suo fratello cardinal Ascanio dovesse andar a Milan, perchè quodammodo non sapeva che farse, et per alegrar el populo et quello farsi benivolo, levò el quintello a Milan et per tutto el suo dominio, che era una angaria havia per avanti in tempo del Duca defonto posta, zoè de pagar el quinto più ai dacii; la qual cossa fo principiata de usar al tempo dil duca Francesco; et cussì al presente la levò, eccetto quella di le mercadantie, zoè el quintello. Ancora levò l'addition dil sal, che era soldi 30 di più per ducato, la qual lui la instituì ne l'anno 1490. Oltra di questo strazò et anichilò tutte le condanne di Cremona et Cremonese, et revocò li exuli di quella terra, a ciò li fusseno fedeli, contra el Re de Franza si aproximava in quelle parte. Et el Duca aspettava con desiderio li Stratioti nostri, guidadi et governadi per Bernardo Contarini, el qual a dì 16 era partito di campo sora Oio per venir verso Milan, et benchè Stratioti volesseno la soa paga avanti cavalcasse, tamen con destrezza li condusse fino a Crema; et pur Stratioti non volse andar di longo, et convenne ivi darli la sua paga, et li levono garbuio, dicendo non volevano andar in paesi alieni, se non haveano uno ducato di più di la soa paga al mexe per uno. Et fo necessario di questo ad visar la Signoria, et però dimoravano tanto ad andar. Or, concludendo, el Duca a l'ambassador nostro dimostrava che se la Signoria nostra non li deva aiuto, non sapeva che farse, dubitando non l'intravenisse a lui come a re Alphonso, et rechiedeva aiuto et consejo, et che li fusse mandato qualche patricio, a ciò el populo havesse cagion di star quieto, vedendo la Signoria voleva aiutarlo. Et zonte tal nove a Venetia, chiamato el consejo di Pregadi, a dì 17 Zugno, deliberorono di far ogni cossa in suo favor, benchè poi rendesse mal merito, et licet vi fusse ivi uno ambassador, pur per confortarlo elexeno, con pene grandissime, do patricii di primi senatori, Luca Zen et Andrea Venier, i quali erano stati consiglieri, con condition la mattina dovesseno risponder si volea andarvi o vero sottozazer (sottogiacere) a le pene; et accettando si debino partir in termene de tre zorni. Ma questi do patricii, la matina che fo el zorno dil Corpo de Christo, nel qual dì et a Venezia et per tutta Christianità si fa solenne processione, andati in Collegio renonciò tal legatione; el Zeno per esser in uno officio chiamato al luogo di procuratori sopra le cosse di Sopragastaldi, et non poteva esser astreto; et el Venier si excusò per non esser molto sano. Et in questo zorno fo chiamato Pregadi, che di raro, sive numquam, el dì dil Corpo de Christo se fa Pregadi, et fo balotado la sua excusatione et preso di accettarla: tamen tutta la terra mormorono, che a tanto bisogno non fusse andati a servir la Republica. Et fo creato in loro loco do altri patricii integerrimi, Marco Zorzi era Savio a Terraferma et Benedetto Sanudo fo provedador al Sal. Questi, considerando el ben publico et che per la patria cadauna fatica era minima, libenti animo, eodem instanti andono a la Signoria et accettono libentissime, dicendo erano pronti et presti a doverse partir quando quella li comandava. Et poi venne di Milano tal nova, che parve al Collegio di non mandarli, et cussì non andono: tamen da loro non mancò di andarvi.
Or in questi do Pregadi fo fatto molte provisione, maxime a trovar danari. Et a dì 17 fo preso parte che quelli voleva metter arzenti in zeca per far monede, fusseno fatti creditori de li lavoradi a ducati 6 la marca et in peza ducati 6 et ¼; l'oro veramente a ducati 76 la marca: sì che veniva haver di dono quelli metteva, a rason di ducati 12 per 100; et quelli mettevano in termene de zorni XV habi un certo don, oltra la utilità, et li obligavano el deposito dil sal ogni mexe ducati 8000; i quali li provedadori portano a li Camerlenghi, nè de quelli puol far alcuna cossa, sotto grandissime pene limitade per el Consejo di X, comenzando el deposito in Novembrio proximo et successive; oltra de questo, li obligano le XXX et 40 per cento se scuode a li Governadori di le intrade. Item si possino scontar in decime si meterano per zornada; tamen questa provisione a dì 24 ditto poi fo sospesa, et non seguite, perchè trovono altra miglior via de trovar danari presto. Et in questo zorno essendo Pregadi suso, venne lettere de Milan notificava come el Duca de Orliens era in Novara con zerca persone 8 in 10 milia, tamen non voleva uscir di la terra nè venir a la campagna a l'impeto dil campo duchesco. Pur Franzesi scorsizavano fino a presso a Vegevene, dove era ditto campo, et a Mortara, castello mia 8 da Vegevene, fece molte corarie. Et a dì 18, pur essendo Pregadi suso, zonse altre lettere di 17, narano che a dì 16 hore 19 haveano a Milan lettere dil campo, come essendo venuto 150 cavalli de Franzesi per danizar verso Vegevene, el signor Nicolò di Corezo soldato et consier del duca de Milan li era andato con alcuni dei soi soldati contra, dei qual ne havea amazato 60, li altri fugati, parte feriti, ritornono in Novara. Questa nova molto piacque a nostri, perchè Franzesi comenzasse a sentir le arme de Italiani, desiderando che come Stratioti zonzerebbeno ivi, fariano dir di loro, come con effetto fue. Et el signor Galeazo de San Severino capetanio del campo mandò a dir al Duca de Orliens venisse a la campagna et non stesse come stava in Novara serato. Et esso Duca non vi volse venir, atendendo a far repari a quella città. Et poi a dì 19 venne lettere di 17 di l'ambassador nostro a Milan, scritte a hore 24, come el populo de Milan era alquanto acquietato per el venir de li Stratioti, et el Duca ancora; tamen non usciva dil castello; et che alcuni principali di quella terra erano andati in rocca a parlar al Duca, dicendo Soa Excelentia non si desse fastidio, che per niente non erano disposti de veder non che tener dal Re de Franza nè dal Duca di Orliens, ma morir sotto la caxa sforzesca; et che per queste parole el Duca se era alquanto consolato, aspettando li Stratioti, li qual dovevano zonzer a dì 19; et poi lui in persona voleva andar in campo con grandissima zente. Et intendendo non volevano Stratioti partirse di Crema se non haveano uno ducato per uno di più al mexe, come ho scritto de sopra, el Duca li mandò a prometter lui quel ducato; et più che li voleva dar la soa usanza di uno ducato per ogni testa de Franzesi portavano in campo. Et li mandò contra uno suo secretario comissario, per farli dar alozamenti per camino, et farli far bona compagnia. Item come era zonto a li soi confini 600 Sguizari li mandava el Re de Romani, tamen a suo soldo; et el Duca confortava molto la Signoria a far passar el suo exercito in Parmesana, dove havia za mandato el Conte de Chaiazo con alcuni altri condutieri et fanti a custodia de Pontremolo; et fece far uno ponte sopra Po tra Cremona et Parma sopra burchi numero 33, a ciò comodamente le nostre zente passasse, come dirò di sotto. Ben mandò a pregar la Signoria per el so ambassador, che le zente nostre nel passar facesse manco danno potesse, per caxon di non commover li populi a qualche novità; et etiam mandò comissario lì in Parmesana Francesco Bernardin Visconte, che fo qui oratore, et nominato di sopra.
Et da Zenoa si have lettere dal governador Agustin Adorno, che nostri non dubitasse di la fede di Zenoesi, et che le pratiche dil Re de Franza non havia sortito effetto, per le bone provisione lui havia fatte; et che lo casteletto era in man dil Duca de Milan, et messovi fanti in custodia, et che nel suo consejo haviano deliberato non partirse di la liga; et che, parendo a la Signoria, le nave 6 et X galie armate et in ordene uscirebbe per andar a trovar l'armada franzese al porto de Livorne, et che volevano mandar do nave carge d'artiglierie et munitione a Scio dubitando de Turchi, perchè minazava de andar con l'armada a soi danni, et che quelli de Scio haveano mandato uno ambassador al signor Turco, et però pregavano la Signoria se volesse interponer a far Turchi non desse fastidio a ditta isola de Scio. Et cussì, a dì 19 ditto, nel Conseio de Pregadi fo decreto et scritto al secretario nostro a Constantinopoli che andar dovesse a la presentia dil Signor, et pregarlo non vogli dar impazo a Zenoesi per le cosse occorrevano in Italia, perchè, non dagando fastidio, Zenoesi sarebbe con nui contra el Re de Franza, el qual se non se gli opponeva, voleva dominar tutta Italia et poi andar contra Soa Signoria. Et non andando a Scio, Zenoesi non darà el passo al Re, el qual se lui l'havesse saria molto contrario a la quiete et paxe de Italia. Et fo expedito subito el gripo a Corphù.
A Bologna in questo tempo vi venne uno araldo di mons. di Bressa a dimandar al magnifico Johanne Bentivoi et quella comunità passo di dover passar con le soe zente. Unde Bolognesi li risposeno non volevano Franzesi su el suo, per non patir più danni, come al principio di questa impresa haveano patito per el campo dil Re alozato ivi vicino; et che era assà altre vie da passar. Demum vi venne uno secretario dil Re, pur a dimandar passo et vittuarie, promettendo, a ciò non havesse alcun dubio di haver danno, di mandarli ostasi in Bologna. Et fatto conseio per farli risposta, dove volseno Bolognesi vi entrasse Antonio Vincivera nostro secretario; et scrisse esso magnifico Johanne a la Signoria quello dovea risponder. Et per nostri li fo rescritto non dovesse per niente darli nè passo nè vittuarie; et cussì era l'opinione dil Duca de Milan; et che dovesseno licentiar ditto secretario. Unde Bolognesi cussì feceno; et dimandò a la Signoria per loro difensione 1000 cavalli, i qual non venisse sul Bolognese ma stasse a quelli confini. Et fo (scritto) pro nunc a le zente erano in Romagna, dovesseno star preparate per questo; et ancora a loro compiacentia scritto a Piero Duodo, provedador di Stratioti alozati vicino a Bologna, non dovesse lassar far niun danno a Stratioti a quel paese.
A Ferrara el Duca pur mostrava cativo animo, et el Vicedomino nostro non era ben visto, imo per Ferrara et tutto el Ferrarese cridavano: Franza! Franza! Et in questi zorni ritornò Antonio di Contestabeli kav., era stato orator di esso Duca al Re de Franza, et partito molto contento da Soa Majestà; et se divolgava per Ferrara el Signor esser in grande amicitia con el Re. El qual signor et duca Hercules havendo za ditto per niuna cossa più se voleva armar, al presente, nescio qua de causa, fece far nette et imbrunir le soe arme; i qual signali era de volerse armar. Et don Alphonso suo fiul tandem era partito de Ferrara con 60 cavalli, et andato a Milan dal cugnato, tamen el padre lo serviva de alcuni homeni d'arme soi, a ciò havesse la so conduta.
A Perosa el Pontifice era volonteroso de ritornar a Roma, et cussì tutti li Cardinali; tamen l'ambassador nostro persuadeva, nomine Senatus, Soa Santità non havesse sì gran pressa, et vedesse prima qual via tegnerà el Re. Se ritrovava lì in Perosa el cardinal Sancto Dyonise, et uno altro episcopo, come ho scritto di sopra, havendo fatto la excusatione dil Re di non esser sta suo voler fusse messo a sacco niun loco dil Pontifice o vero di la Chiesia, et che Soa Beatitudine ritornasse con la Corte a Roma, et non haver alcuna paura di lui, perchè 'l voleva esser fiul di Santa Chiesia et render le terre lui teniva di la Chiesia per soa securtà; et dette li contrasegni a ciò fusse mandato a tuorle nel pristino dominio, uno per nome dil Papa. Oltra di questo el sig. Prospero Colonna scrisse una lettera al Pontifice che dovesse ritornar a Roma, che li prometteva non seguiria più danno alcuno, et che Roma pareva deserta non vi essendo la Corte. Unde più el Pontifice se inanimava, et terminò al tutto, passato el zorno dil Corpo de Christo, partirse; tamen, a requisitione di la Signoria nostra stete tre ziorni più lì in Perosa, dove le parte erano su le arme, zoè li fora ussiti Odi con li Bajoni erano dentro; nè el Pontifice potè conzar quelle cosse. El camino voleva far el Pontifice in ritornar a Roma era andar a Foligno, Spoleti, et per zornata si governeria; ma una volta voleva partir di Perosa. Et a dì 16 dil presente mexe di Zugno, a hore 22, intrò in Perosa el sig. Zuane di Pesaro con madonna Lucretia soa moglie fia dil Pontifice con zerca 100 cavalli. Li andò contra li oratori et la fameia dil Papa, et ne l'intrar esso Pontifice era a la fenestra, et li dete la benedition, et poi stete ivi 4 zorni, et ritornò a Pesaro. Et havendo nostri mandato a dimandar al Pontifice la zente havia sì di la Signoria quam de Milan, a ciò venisseno in Parmesana a ingrossar el campo, perchè Soa Santità non havia più bisogno; et, exposto questo, el Pontefice volse tre zorni de rispetto per veder come andava le cosse dil Re. Et inteso in questo mezo la nova dil perder de Novara, di la qual cossa con reverendissimi Cardinali have gran dolor, et fo contento ditte zente ritornasse, come per lettere di l'orator di 16, zonte a dì 19, se intese; et non solum quelli cavalli lezieri havia mandà, etiam el Signor de Pesaro suo zenero fo contento vi venisse, sì come era ubligato per il stipendio havia, ma non venne: ben mandò el sig. Galeazo suo fratello con la soa conduta, qual di sotto scriverò, in campo a Novara. Tamen el Papa volse tenir 500 provisionadi nostri a presso de sì; et li cavalli lezieri, zerca 1000 in tutto, in quel medemo zorno a dì 16 si aviono a la volta de Parmesana, facendo la volta de Romagna, perchè el Re era in Toscana. Et è da saper che 'l cardinal Ascanio vicecanzelier, fratello dil Duca de Milan, havendo habuto lettere di venir a Milan, dimandò licentia de portarsi da Perosa al Papa insieme col cardinal de San Severino per el bisogno occoreva a Milan, sì per confortar quelli populi quam per operarsi; ma el Pontifice non volse che lo abandonasse, adeo convenne..., ma poi sopravenne lettere ivi de Milan, che non bisognava, et che restasse col Pontifice et cussì fece. Et el Papa disse a l'orator nostro, che la Signoria attendesse pur a esser gaiarda contra el Re, che lui anderia dove a quella piaceva, o in Ancona, o altrove; ma dubitava a hora di promover questo, perchè li Cardinali tutti volevano ritornar a Roma, maxime non havendo paura dil Re el qual andava a Pisa; et era contento Soa Santità al bisogno etiam lui aiutar la liga con le censure, et altre cosse necessarie. Conclusive dil Papa non si temeva alcuna cossa, et era fermo in opinione.
El Re de Franza in questo mezo non restava de tentar tutte le vie et modi per tirar qualche uno con lui. Prima con Zenoesi, promettendoli gran cosse, ma non potè far. Or con Fiorentini, et benchè li desseno el passo, pur vedeva haveano contra di lui mal animo, et non vi volse andar a Fiorenza. Con Bolognesi, però che, havendo habuto Bologna, Ferrara era con lui, et al suo piacer poteva venir fino sul Polesene di Ruigo et in Padoana non havendo habuto contrasto; ma Bolognesi non li volse dar nè passo nè vittuarie, imo el suo secretario de Bologna, el magnifico Joanne licentiò, dicendoli: dite al Re non solum è per non haver quello el dimandava, ma venendo di qua provereti le nostre arme come le tagliano; el qual secretario nel venir gioso dil palazo di Signori su la scala usò assà bestial parole. Ma el Re non potendo far quello el desiderava, terminò venir a Pisa et a Pontremolo; et a dì 23 aviò el suo exercito da Pisa a Poggibonzi, loco de Fiorentini, mia 12 da Siena, 18 da Fiorenza et 28 da Pisa, situado sopra strade di le qual si pol andar e a Pisa e a Fiorenza, et però non se intendeva ben dove volesse andar. Ma per lettere di Perosa se intese havia aviato li soi cariazi cargi de spoglie et di gran valuta per numero zerca X milia some, benchè Franzesi dicevano molto più, che dil Regno di Napoli et quasi di tutta Italia, eccetto il tenir di la Signoria, riportavano in Franza. Queste eran aviate verso Pisa, dove poteva parte cargarle su la soa armada, era zonta al porto de Livorne, et parte menar con sì per terra. Li qual cariazi haveno mal fin, come dirò di sotto; et però avanti el dì de l'ultima partita un beato chiamar non si conviene, sì che la fin fa tutto. Et cussì come nel principio el Re de Franza prosperava et era fortunato, cussì da poi li venne assà cosse contrarie, et però si puol (dir) exitus acta probat. Sed de his satis.
L'exercito veramente nostro era radunato a Seniga sora Oio, et continuamente zonzeva condutieri et fanti. Et a dì 15 Zugno el marchexe de Mantoa governador con cavalli 500 ivi zonse, et fo ricevuto da Marchiò Trivixan provedador, honorate molto. El sig. Redolfo so barba, et Phebus di Gonzaga so cusino veniva de indi con il resto di le zente. Jacomazo da Venetia capetanio di le fantarie ivi era venuto da Perosa; le mostre el provedador voleva fosse fatte avanti passasseno di là da Oio. Et Daniel Vendramin pagador con danari da far la paga, a dì 18 Zugno, fo el zorno dil Corpo de Christo, in campo zonse.
El ponte sora Oio, era fatto su burchiele lì a Seniga, passa alla Bina sul territorio dil Duca de Milan. Demum uno altro per el Duca era fatto sora Po, in uno loco ditto la Giara; sì che, passato Oio, l'exercito era sul Cremonese. Or zonto el Governador in campo, scrisse a la Signoria come havia diligentemente col provedador Marchiò Trivixan examinato sì l'exercito quam el passar; et havia ordinato el modo dil campo, desteso trabache et pavioni (padiglioni) a la campagna, et fatto li cai di colonello, et che se ritrovava fino quel zorno cavalli 5500 et zerca pedoni 6000, il resto cernide et guastadori, schiopetieri etc. Et come era zonti in campo fanti 1299 (sic) da Bergamo, fatti et pagati per quella comunità, mandati ivi per Marco Sanudo podestà et Alvise Mudazo capetanio de Bergamo. Per lettere di qual rettori, la Signoria fo certificata dil ben voler de Bergamaschi, et de questo numero parse al provedador o vero capetanio di le fantarie di tenir solum 800, el resto mandono indrio a Bergamo. Et che mancava zonzer alcuni condutieri. Et col nome del Spirito Santo, a dì 19 ditto comenzerebbono a passar Oio le zente d'arme, però che za di fanti 6000 erano di là passati, et che li soldati dimostravano volonterosi di apizarse con Franzesi, et haveano habuto la paga. Et inteso questo, fo scritto in campo statim dovesseno solicitar el passar, et publicar tra soldati come el Re venia con assà richeza; et li mandono le copie di le lettere, che de li X milia cavalli de cariazi che menava con lui advisava, a ciò lezesse publice al provedador in campo per inanimar le zente andasse con bon cuor a tal butini. El campo se andava per zornata ingrossando. Sguizari o vero Elemani, fatti in terra thodesca per Zuan Dolce, za per Roverè ne erano passati 300 che veniva. Nicolò Savorgnan con li 1000 provisionadi de Friul era partito de Udene; et a dì 20 si era a Vicenza Cazanderle thodesco ne havia 500 a Mestre, aspettava tre zorni el resto. Paris di Lodron, al qual se ritrovava Francesco da la Zudeca, soldava provisionadi a ducati 3 al mexe, Lionello dal Nievo et altri. Et in questa terra fo fatto a dì 21 ditto X altri capi de provisionadi, li qual saranno qui nominati[133].
Et cussì a tutti fo dato danari, a ciò andasseno a far li fanti. Et fo decreto nel Senato che le zente di Romagna venisse a conzonzerse con l'exercito in Parmesana, perchè el Re, facendo la via di Pisa, non era più bisogno de custodia in Romagna; et solicitato Piero Michiel facesse cavalcar el signor di Rimano etiam lui in Parmesana. Et a dì ditto, Marchiò Trivixan provedador volendo andar dove habitava el Governador per consultar de passar, el qual passar non pareva al ditto Governador, dubitandose etiam per andar in paesi alieni, licet el Duca de Milan fusse suo cugnato; et esso Governador fo più presto, et venne a trovar ditto provedador, et erano alcuni condutieri. Et ivi Marchiò Trivixan comenzò, come la Illustrissima Signoria per la fede vedeva et conosceva era in la sua persona, lo havea eletto Governador dil suo exercito a tanta impresa, et reliqua, che longo saria a scriver tutte le parole. Et el Marchexe rispose, ringratiando la Signoria Illustrissima di la bona opinione havia fatto di lui, promettendo di farla esser certa di la fede si tempo acadeva, et che voleva li fatti fusse quelli la dimostrasse, et le opere sue, le qual per zornata si cognosserebbe. Et poi el conte Ranuzo del Farnesio, uno di primi nostri condutieri, havia cavalli 600, disse che, per amor portava a la Signoria Serenissima, l'era contento de portar ogni honor, et recever ditto Marchexe per suo capo, et tanto più quanto saria el consiglio dil sig. Redolfo expertissimo nel mestier di le arme. Et questo medemo disse el conte Bernardino Fortebrazo et altri principal condutieri. Et poi el Governador fece alcuni editti in campo, ut mos est; et el sig. Redolfo andò di là di Oio a la liziera a sopraveder el ponte, dove el comissario dil duca Francesco Bernardin Visconte havia fatto far sopra Po; et explorato el tutto, ritornò in campo, et si preparavano a dover passar Oio con tutto l'exercito.
A dì 20 Zugno venne lettere di Fiorenza di Piero Dolfin zeneral de Camaldole narra de l'intrar dil Re, di successi de Siena, et a dì 17 era partito et venuto ad alozar a Pogibonzi, poi a dì 21 ditto intrò in Pisa, come dirò di sotto, et che era stato con molti di primi di Fiorenza, i quali non volevano far altra novità contra el Re al presente per esserli molto vicino, et vedevano la liga far le provision pegre, et non era altri che Venetiani facesseno nulla, et però volevano cercar di star in paxe col Re, cercando de plano de haver li soi luogi; tamen che non daranno aiuto di zente a esso Re. La qual cossa fo mal fatta, et Fiorentini ebbeno mal consiglio; che si havesse aderido a la liga, al presente havendo fatto le provisione come havia in Fiorenza, saria stato buono per loro, et tutte le sue terre havia rehabuto. In questo zorno venne lettere da Brandizo di 6 dil mese dal capetanio zeneral, narrava ritrovarse con galie 25 ivi, et che a dì 3 era zonto Bartolomio Zorzi provedador di l'armada con la galia, soracomito Nicolò Corner, benissimo interzata et in ordine, et do altre di Candia; et che juxta i precepti manderia uno provedador in l'Arcipelago, tenendo solum 20 galie. Che Piero Bembo soracomito nostro non era ancora ritornato di Messina, et pregava la Signoria non volesse lassar quella armada lì a quelli scogi involirse, et però che ancora non havia habuto la licentia dil romper, et che quelle rive di Puia erano volonterose di non star più sotto Franzesi nè ritornar sotto casa di Aragona, ma darse a S. Marco, et che queste terre si teniva in Puia ancora per el Re de Franza, aspettando però vi andasse qualche uno a tuorle, zoè Manferdonia, Monopoli, Barletta, Trane, Molfetta, Bari, Leze et assà altre. Item che don Cesare in Brandizo havea ubedientia poca, tamen l'esser di l'armada havea confortati quei populi per re Ferando.
A dì 21 ditto da mattina andò in Collegio da la Signoria Cazanderle thodesco dicendo: Serenissimo Prencipe, l'è 9 zorni che manco di qua, et ho 400 schiopetieri et 600 fanti; ordini Vostra Serenità dove li piace faci la mostra, et volentiera l'arebbe fatta in questa terra. Et fo ordinato la facesse a Mestre, et andasse di longo in campo. Et lui disse: si ne volete altri 2000, datime 2000 ducati, et li anderò di subito a far. Et in questa matina medema feceno li capi di provisionadi et fanti per Collegio, sì come ho scritto di sopra, et questo perchè el Duca de Milan havia mandato a dimandar nel nostro campo 500 fanti per mandarli con 500 soi a Zenoa, havendoli richiesti Agustin Adorno governador, et cussì fo scritto al provedador in campo dovesse mandarli, et per questo fo fatto questi altri fanti.
In questo zorno a nona zonse lettere di 19 da Perosa, come el Re a dì 15 havia fatto consignar a uno messo dil Papa el dominio et fortezza di Civitavecchia, et quelli custodi franzesi ivi erano montò su con loro robe, et de lì se partino; etiam Teracina rendette; et che ancora se ritrovava a Perosa el cardinal Sancto Dyonisio, con l'altro episcopo ambassador dil Re de Franza; et che ditto nostro orator havia molto exhortato el Pontifice non ritornasse cussì presto a Roma, ma venisse in Ancona, juxta la intention nostra; ma al tutto, a dì 22 si voleva partir et ritornar a Roma. Et che el zorno avanti, fo el dì dil Corpo de Cristo, ivi fo fatto solenne processione; et in quel zorno di 19 havea fatto concistorio, et terminato al tutto tra reverendissimi Cardinali de ritornar con la Corte a Roma, et non andar a Foligno nè altrove, ma venir a Orvieto et alla distesa a Roma. Et che Colonnesi con Orsini, zoè le parte in Roma, fevano qualche novità insieme, et essendovi la Corte se remederia a molte cosse. Et dil Re, havendo tolto la volta di Pisa, più non temevano. Item che don Gracilasso di la Vega orator yspano havia habuto lettere, come XV barze de Spagna, di l'armada era a Messina, veniva a la volta de Livorne per andar a Zenoa, a ciò Zenoesi stesseno saldi. Item che l'armada de Franza, partita de Napoli, era zonta a Pisa sì come ho scritto di sopra, dove era l'altra soa armada de legni numero XV, venuta de Provenza; tamen la verità fo tutta una sola armada.
A Milan el Duca feva batter monede a furia, et diceva voleva andar in persona a recuperar Novara e tuorli li ponti et acamparse a la terra; tamen che intendeva in Aste si aspettava el Duca de Borbon con assà zente franzese veniva in soccorso et aiuto dil Duca de Orliens. Item che Sguizari 700 dil Re de Romani erano zonti a Como, et veniva nel suo campo, solicitava molto a far passar l'exercito in Parmesana avanti el Re vegnisse a Pontremolo; et che el suo campo a l'impresa de Novara era homeni d'arme 700, et 80 homeni d'arme era a custodia de Alexandria di la Paia, el resto Sguizari provisionadi e fanti a presso persone X milia, et con desiderio aspettava li Stratioti; et che 'l Duca li havia mandato ducati 500 a ditti Stratioti per quello ducato de più volseno, et non volevano passar a Crema, a ciò fusse presti; et desiderava venisseno per poter mandar a dar el guasto a Novara et Aste a li formenti erano in campagna et za erano maturi, a ciò Novaresi non li accogliesseno et havesseno vituarie da tenirse; et intendeva in la terra esserne poche, et per zorni XV, et che 'l Duca de Orliens voleva uscir con le so zente a la campagna vicino al so campo. Et madona marchesana de Monferà, essendo in amicizia col Stado de Milan, havia fatto romper uno ponte chiamato di la Siesa, sora l'acqua di la Siesa, a ciò per quella via non potesseno ritornar nè haver soccorso di Aste. Et cussì zercava esso duca Ludovico de tuor li passi, et poi assediarli in Novara, benchè molto se dubitava dil Re non venisse a conzonzerse insieme con tutti do campi dil Re et Duca di Orliens. Et però faceva pressa a la Signoria, l'exercito andasse in Parmesana. Sguizari veniva per zornada, ita che haveria 2000 Elemani nel suo campo, et che havia lettere da Zenoa quelle cosse passavano bene, et era uscito di Zenoa le 9 galie et do nave armade, et andate verso Portofin contra l'armada franzese; et questo istesso se intese per lettere di 19 da Zenoa dil governador drizate a la Signoria. Et a ciò la verità de quelle cosse se intenda, a dì 22 ditto nel Consejo di Pregadi fo decreto che Zorzi Negro, era secretario a Milan, andar dovesse a Zenoa subito, et ivi star exequendo quello li sarebbe comandato; et ancora vedendo come fino a dì 20 l'exercito non era passato Po, et che 'l Governador pur have qualche rispetto a passar, unde, disputato inter Patres, a dì 22 ditto, che al tutto dovesse passar, perchè el Re sollicitava di venir a Pontremolo, come scriverò de sotto.
In questa notte di 22 Zugno, Agustin Barbarico prencipe nostro, di alcuni dolor colici gravemente si amalò con agitation di febre, et a hore 8 scrisse a Padoa li fusse mandati li medici lezevano publice ivi, zoè M.º Zuan da l'Aquila, et M.º Hieronimo di Verona. Et cussì a hore 20 el zorno driedo fonno qui, et curono Soa Serenità di tal egritudine in brievi zorni. Pur la terra se doleva di la sua absentia in collegio in tanti bisogni et necessità di la Republica, et in tanta rerum perturbatione. Et questo mal li venne da tanti strachi, perchè non cessava mai di faticarse, la matina in Collegio, da poi disnar audientia, Collegio, Consejo di X, Pregadi o Gran Consejo, adeo non havea una hora de riposso, et voleva far tutto; tamen piacete a Iddio di presto liberarlo, et fo sanato.
Essendo sta preso in Pregadi una parte, de vender tanto Monte Nuovo per ducati 50 milia de boni danari, a ducati 75 el cento, zoè di quelli erano debitori di decime, et che fusse li ultimi danari de ditto Monte Nuovo francati da la Signoria, perchè, compito le guerre, vanno difalcando ditto Monte Nuovo; et fo confermata a dì 21 nel Mazor Consejo. Or a dì 22, per Alvixe Loredan era a le Cazude, fo fatto principio a scuoder ditti danari, et era uno miracolo le persone erano ivi con sacheti de ducati et monede per depositar. Et el primo zorno scrisse ducati 32 milia, et restò ducati 18 milia, et in do carte dil so zornal solamente, et ancora ne avanzava più de 100 milia, tanto era le persone volevano depositar, sì che è da considerar per questo, esser in questa terra assà danari, perchè tutti questi erano di vedoe, scuole, pupilli etc., et non de richi nè mercadanti. Et havendo scosso di più dil dover ducati 12 milia, unde vedendo questo modo facile de trovar danari, el Collegio detteno licentia dovesse tuor ancora fino a la summa de 40 milia ducati, ma non con el dono de tanto per cento, sì come li primi; et fo sospeso la parte de li arzenti in zecca, et era termene zorni XV a depositar questi danari; et in do zorni fonno expediti. La utilità era solum a raxon di ducati 6½ per cento, sì che fo una bella invention a trovar danari, senza angarizar li cittadini. Fo ancora provisto, tutti queloro erano tansati a pagar a li governadori per tutto el mexe, dovesseno pagar senza pena; et questo feceno per dar comodità a li botteghieri et arte; ma passato el mexe, pagasseno poi con la pena.
A dì 22 ditto fo retenuto per el Consejo di X uno Joan Martinis, cathelano di Barzelona, el qual era venuto pochi zorni avanti in questa terra, partito di Roma avanti el Re v'intrasse, et el Papa se spartisse. Questo andava vestito assà bizaramente per Rialto, con gran seguito de Patricii et altri, perchè lui publice rasonava molto di queste guerre et perturbatione de Italia, dicendo era stato con XVI Re, 4 Pontifici, 70 Cardinali et con molti Re et Signori havea grande familiarità, come era il vero, per esser faceto, era di bon parlar, mostrava haver gran inzegno. Or dubitando i Cai di X non fusse spion, con bel modo fo mandato per lui dove alozava, a caxa di alcuni spagnoli, dicendoli venisse a parlar col Prencipe. Et, venuto, fo retenuto et collegiato, et tocò a questi: Francesco Foscarini da San Lorenzo conseier, Lorenzo Venier cao dil Consejo di X, Lunardo Grimani Avogador de Comun, et Polo Trivixan kav. inquisitor dil ditto Consejo. Et andati in quel'hora in camera, et examinato, et cussì la mattina cognossendo non esser in dolo, a dì 25 ditto fo lassato, admonendolo non parlasse più de Stadi. Questo stete alcuni zorni in questa terra, poi si partite.
In questo zorno venne lettere di Spagna di 29 Mazo da Burgos dove era el Re, et se intese la nova di la morte dil Re de Portogallo non esser vera, imo stava benissimo; et che in Spagna se feva preparamenti a la guerra, et che rompendo nostri di qua loro romperiano di là.
Ancora zonse lettere di Elemagna, de li oratori nostri al Re de Romani, di 12 di l'instante, narra come la dieta non era ancora compita, et che era capitoli 120, de li qual mancava 40 a consultar, tamen li più facili; et di brieve saria expedita. Et compita, el Re faria pensier de vegnir in Italia, et voleva mandar el Duca de Saxonia con 500 cavalli et pedoni in Italia in aiuto di la liga, et za erano partiti do soi capetanei per venir a la volta de Milan; uno chiamato d. Sigismondo Belsperger, l'altro d. Federico Chapeler, i quali fevano el camin de Cuora. Item che tutti Sguizari erano venuti a Milan, havendo stipendio dal Duca et non dal Re de Romani come si judicava, sì che poco aiuto ebbe la liga da Maximiano. Item come esso Re et quelli consultori, havendo trovato un modo de haver ducati 800 milia con picola angaria universal in Elemagna, et ditta quantità haveria questo anno, sì che, havendoli, porà venir in Italia.
Da Bologna venne lettere come el magnifico Johanne Bentivoi era fermissimo in far ogni cossa, non atendendo a quello li mandava a dir el Re de Franza; et suo fiul Hanibal con la sua conduta era in ordene de partirse a dì 27 et vegnir in Parmesana, et cussì etiam li Stratioti 500 et le zente di Romagna vegneria in Parmesana, et non havea ivi più bisogno; tamen intendeva in Bolognese dovea vegnir alcune squadre franzese; le qual venendo, esso magnifico Johanne medemo voleva andar a investirli; et per tutta Bologna se cridava: Marco! Marco! Al contrario de quello fevano Ferraresi, i quali usavano stranie parole contra nostri, come per lettere del Vicedomino se intese. Item è da saper che Stratioti erano lì in Bolognese alozati in una pianura a presso Castel San Piero sora una acqua chiamata la Scheza mia 12 lontan da Bologna, et ivi steteno 13 zorni. Hor habuto lettere, Piero Duodo provedador di la Signoria dovesse quelli condurli in Parmesana, unde subito montò a cavallo, et con li Stratioti numero 800, a dì 21 Zugno intrò in Bologna, et fo honorifice ricevuto con grande alegreza di la terra. Et in questo medemo zorno li altri Stratioti con Bernardo Contarini intrò in Milan, come dirò di sotto. Et est mirum che in le terre cussì fatte, como Milan et Bologna, uno die, varietà de Stratioti intrasse in le ditte città, e tutto el populo de Bologna corse a vederli, et, fato la mostra, ricevuto le paghe, veneno verso Parmesana el zorno da poi, non havendo fatto alcun dispiacer dove erano stati; et Bolognesi se laudavano.
Adoncha a Milan, a dì 21 ditto, zonse Bernardo Contarini con Stratioti numero 635, et con gran fatica li condusse, et se partì de Crema, però che volevano dui ducati de più per uno; et el Duca li mandò a prometter ducati uno de più, sì come scrissi di sopra; ma Stratioti non volseno promesse ma danari; et fo necessario a Bernardo Contarini loro ductore impegnar li soi arzenti per darli quel ducato de più per uno, et haveno la paga a Crema, et se partino insieme con quattro siniscalchi dil Duca erano venuti a solicitar la soa venuta, et partì da Crema a dì 21 ditto, veneno mia X ad alozar a Lodi, et benigne dal commissario de Lodi fo ricevuto, offerendose da parte dil Duca; poi, disnato, se partino a hore 18, et a le 22 hore introno in Milan, che era mia 20, et zonti a presso el borgo, li venne contra quatro de primi dil Duca con do nostri patricii erano andati a veder quel campo, zoè Piero Bragadin et Homobon Gritti, et in tutto el borgo era pien de populo venuto a veder Stratioti a loro inusitati et novi a vederli. El Duca et la Duchessa montono a cavallo con la soa Corte et veneno su la piaza per veder ditti Stratioti, et fece gran carezze a Bernardo Contarini; et volendo quello tuor licentia, el Duca li fece dir havia a caro Stratioti corresse un poco. Et cussì fo fatto correr con le lanze et maze de ferro con gran piacer dil populo. Poi andò a li alozamenti nel barco, dove era preparate tavole a torno per dar a manzar a li Stratioti; et Bernardo Contarini alozò in caxa di l'orator nostro; et poi el zorno driedo a hore 4 di notte se partì per andar a Vegevene insieme con li do patricii sopra nominati con grandissima pioza, che arivò a hore 18; li venne contra el capetanio sig. Galeazo di San Severino et sig. Fracasso et Antonio Maria di San Severino, el sig. Nicolò da Corezo, el conte Hugo di San Severino, el conte Scaramuza di Visconti et altri cortesani, et con gran festa receveteno Stratioti et acompagnò Bernardo Contarini fino al suo alozamento nel borgo de Vegevene. Et el campo franzese era za venuto in campagna, alozato tra questi lochi... nel qual, come se divulgava, era homeni d'arme 350, arzieri a cavallo 1000, cavalli lezieri 1000, et fanterie zerca 8000, et scorsizavano prima fino a presso Vegevene. El campo duchesco, come per lettere dil preditto Bernardo Contarini se intese, era homeni d'arme 800, fanterie 3000, cavalli lizieri 100 et li nostri Stratioti; i quali zonti detteno gran reputatione a ditto campo; et Franzesi si hebbeno paura. Ancora aspettava 3000 Elemani, et a dì 23 ne zonse 400 benissimo in ordene.
In Novara era gran carestia, et el Duca de Orliens volse metter una angaria dil sal a li populi de Novara; ma Opizin Cazabianco, fo quello lo havea introdotto dentro, li disse: Signor, non far, per non te tuor el populo nemico; et cussì non fece altro. Tamen se intendeva era volonteroso de poner angarie a Novaresi, et el Duca de Milan feva al presente el contrario; usava umane parole a li cittadini, et fece uno editto, che tutti quelli che conducevano in termene di 3 zorni vittuarie in Milan, zoè vini, formenti, et altro, potesseno portarle senza pagar nè dacio gabella nè intrada. Et questo fece a ciò vittuarie fusse menate in Milan per quello poteva occorrer, havendo i nemici propinqui; i quali in questi zorni preseno do lochi dil Duca preditto vicini a Novara, chiamati Villa nuova et Caxicol, non però molto da conto, et si reseno a patti. Et benchè non sia a proposito pur qui voglio scriver, che uno maistro Ambrosio de Rosate, medico et summo astrologo dil Duca de Milan, dal consiglio dil qual el Duca nunquam se parte, imo tutte le sue cosse fa per hora astrologica data per ditto maistro Ambrosio; et è mirum quid la fede li presta. Or questo disse al Duca, come a dì 29 Zugno el Re de Franza harebbe una gran rotta, la qual cossa poco radegò; che a dì 6 Luio seguite la battaglia, et fo fugato dal nostro exercito, come scriverò di sotto.
A dì 23 ditto venne lettere di Marchiò Trivixan provedador in campo, date di là di Oio; et se intese come la Domenega passata, fo 21 dil mexe, col nome de Christo le zente d'arme havia dato principio a passar Oio, et alozati sul Cremonese in uno loco ditto Larzira, eran squadre 55 et fanti 5000; et che 'l provedador Pisani non era ancora zonto in campo, et el Governador con alcune squadre non era passato e temporizava de passar, aspettando el resto di le zente, perchè el campo se ingrossasse più; le qual zente di hora in hora zonzeva, et non solum li soldati stipendiati, ma etiam molti altri senza alcun stipendio, per far vadagno et per aquistar fama, a loro spexe andono in campo, et questo per li gran butini conduceva con lui el Re de Franza. Adoncha el campo nostro a dì 22 seguite tutto a passar Oio lì a Seniga, el Governador et Provedador con tutto el resto, et andono a la riva de Po dove era fatto el ponte per el Duca de Milan de sotto de Cremona zerca mia 5, et fatto in quel zorno mia 28, zoè perchè la riva de Po è mia 22 di Oio, et Fontanelle di là di Po, dove andono ad alozar, è mia 4; et cussì el Governador volse in quel zorno passar etiam Po. Et mentre passavano l'exercito, el Provedador notificò di questo la Signoria; et come el conte Ranuzio del Farnesio et el conte Bernardin Fortebrazzo erano con le loro condute benissimo in ordene andati un poco avanti di là de Po degli altri, et volevano andar a trovar el Conte de Caiazo a Pontremolo per essere più presto loro ivi che 'l Re, et che haveano ditto, si sarebbono avanti el zonzer de Franzesi, sine dubio prometevano al Governador di haver vittoria. Di la riva di Po a Pontremolo, era mia 40 et più. Et che tutte le zente andavano molto vigorosamente per causa di haver li cariazi dil Re, come speravano. Et poi, a dì 28 per lettere di 25 da matina, nostri fo certificati come per tutto quel zorno harebbe l'exercito passato, andando più propinquo a Pontremolo che podesseno, et che erano cavalli 6000 et 6000 fanti, aspettando con desiderio le zente di Romagna et li Stratioti, et che 'l Conte de Caiazo havia mandato a dimandar 600 fanti, parte per meterli a quelli passi di Pontremolo, parte per mandar a Zenoa; el qual li havea mandati. Et che esso Conte, per quanto intendeva, non havea più di 7 squadre. Adoncha la Signoria nostra bisognava esser et fusse quella che a tanta impresa et a Franzesi con il suo exercito ostasse.
Et da Milan in questa matina di 23 ditto venne lettere scritte di 20 di Zenoa, che a dì 19, zoè el zorno avanti, acadete a la Speza, ch'è una forteza su quella riviera, che venendo 500 cavalli et 200 fanti di quelli erano a Pietrasanta, Serzana et Serzanello, pur de Franzesi et sequazi dil Re, insieme con Alexandro de Campofregoso, fiul secondo dil Cardinal di Zenoa, però che 'l mazor, chiamato Fregosino, era preson in Aste con taia de ducati 8000, come ho scritto di sopra; hor ditta zente, havendo qualche intelligentia con la soa parte, contraria de quella al presente domina Zenoa, veneno per tuor ditta fortezza, la qual era ben custodìa, ma non potè haver effetto loro disegni; imo li custodi fonno a le man con quelli, et li rebatete, morti zerca 40 cavalli. Et questo fo segno di la fede de Zenoesi. La qual Speza è lontan di Zenoa mia 60, et cussì tornono senza haver operato nulla. Et ivi, tra la Speza et Porto Venere, era di Zenoesi nove galie et do nave armate con li danari nostri et de Milan. Et, seguito tal cossa dil rebater de li nemici a la Speza, el Governador et comissario dil Duca advisò a Milan, et cussì per lettere di l'ambassador nostro di 21 a hore 16 se intese, et zonto qui a nona, et che Zuan Alvixe dal Fiesco, fratello di Obieto prothonotario, era in Zenoa, havia scritto al Duca voleva esser fidelissimo, et Soa Excelentia non dubitasse per esser suo fratello col Re de Franza; et se divulgava el Re voleva mandar mons. di Brexa con alcune zente contra di loro; li qual se difenderiano gajardamente. Et el Governador dimandò 500 Sguizari et 1000 fanti; et questo perchè dubitava di certo passo, et però voleva ponerli custodia. Et el Duca scrisse in campo, vi andasse 500 fanti. Et el provedador, parendoli haverli dato assà, scrisse a la Signoria che era mal desminuir le forze di l'exercito. Pur deliberò che Piero Schiavo contestabele, a dì 27 ditto, de campo se partisse, et andasse a la Speza, mia 30 lontan de lì: tamen, per quello successe poi, non andò.
A Bologna lettere continuamente zonzeva di la vera fede dil magnifico Joanne Bentivoi et Bolognesi, el che 'l Re havia mandato da Pisa lì uno messo a dimandar consejo a esso Bentivoi, qual via havesse a tenir; et che gajardamente li havia risposo che dovesse pacifice amicarsi con la Illustrissima Signoria et Stado o vero Duca de Milan: conclusive, che Bologna era prontissima a far ogni cossa contra Franzesi, et el secretario nostro ben visto et molto carezato.
A Ferrara el Duca, vedendo el grande exercito preparava la Signoria, dubitando che, compito ste cosse de Franza, non fusse quello havesse a patir danno per li portamenti soi cattivi, in questi zorni scrisse a suo zenero Duca de Milan, come, vedendo la tyrania dil Re de Franza usata in Italia, maxime a Siena, et metter di lochi di la Chiesia a sacco, era disposto di darli ogni aiuto, et li prometteva mandar in campo, per recuperation de Novara, homeni d'arme 100 dil suo, et bisognando anderia in persona in campo contra esso Re, et che non dubitasse non li daria passo nè vittuarie, tamen non era da fidarse. Et pur el presidio nostri teniva sul Polesene mai volse cavarlo, dubitando esso Duca non facesse qualche novità; et ben che 'l promettesse di esser contrario al Re, pur so fiul don Ferante era con ditto Re. Et quello fece a tempo della battaia, lezendo intenderete di sotto. Et pur se divulgava li daria passo per la via de Grafignana vicino a Lucca, dove el Re se trovava. Et intendendo questo, el Duca mandò per Zuan Francesco Pasqualigo dottor et kav. vicedomino nostro lì in Ferrara, dicendo come l'intendeva de qui se diceva le tal parole, ma che la Signoria non dubitasse di alcuna cossa, che mai li daria passo nè niun aiuto, imo, volendo nostri, si armeria, cossa che za havia deliberato più de non exercitar; et che lui et le sue zente offeriva a comodi di questa Illustrissima Signoria, di la qual voleva esser bon fiul.
Per lettere de Fiorenza se intese che li oratori loro erano stati dal Re de Franza, et tornati, et che 'l Re non era voluto venir in Fiorenza, ma andò a Pisa, havendo però fatto quelle novità in Siena. Et che havia privato el Sig. de Piombino, era capetanio de Senesi, dil suo soldo, et Zuan Savello, el qual havia con Senesi 200 cavalli et 20 balestrieri etiam privò di la conduta, dicendo a Senesi non bisognava tener zente d'arme nè altra fantaria; et che la spesa facevano in ditte zente d'arme, che era ducati 20 milia a l'anno, voleva desseno ditta quantità a suo cuxin, mons. de Lignì, el qual custodirebbe quella città, et che 'l dominio fosse di loro Senesi come prima.
A dì 25 Zugno, fo el zorno di la apparition de San Marco, Hieronimo Zenoa capetanio de Rialto, el qual fo fatto capo de 300 fanti, come scrissi, a hore 12 su la piazza de San Marco fece la mostra di la soa compagnia benissimo in ordene, tolti tutti di questa terra; et fece uno fatto d'arme tra loro, che fo bel veder; et era assà zente. Et el zorno da poi partì et andò a Padoa, poi verso el campo nostro.
Ancora fo mandato Alvixe da la Polvere, maistro di bombardieri, con zerca 200 in campo, per conzar le artiglierie su li cari era preparati a Verona et Bressa con passavolanti.
In questo medemo zorno zonse una fusta di Brandizo, di l'armada, la qual ancora non havia habuto le lettere col mandato de romper, ma ben se judicava, per esser stato boni tempi, hozi saria zonto ivi. Et per lettere di 18 dil mexe se intese, come a dì X havia mandato el capetanio zeneral, juxta i precetti, Bartholomio Zorzi provedador con do altre galie, zoè Marin Dandolo et Antonio Loredan soracomiti, a la volta dil Arcipielago, per custodia di quelle ixole, con comissione potesse retenir tutte galie scontrava, zoè quelle se armava in Candia, et quelle tre erano in Cypro et veniva verso Brandizo, soracomiti Zorzi Gabriel et Cabriel Barbarigo; in tutto saria galie 14. Et etiam li avia dato expresso et amplo mandato, potesse retenir ogni navilio, come a lui pareva, per ingrossar l'armada, sì che ditto provedador era partito, et lui rimasto con 20 galie; et a ciò el tutto se intenda, qui sotto sarà scritto el numero di l'armada nostra, et li soracomiti rimaseno col zeneral, et quelli fonno col provedador in Arzipielago, per dubito di l'armada dil Turco. Item come era ritornato Piero Bembo di Messina, et havia portato lettere di Ulixes Salvador, date in Messina a dì X de l'instante, la copia di le qual mandava a la Signoria; la substantia di ditte qui sarà descritta. Primo, come a dì do di questo era partito de lì el re don Alphonso, per andar ad habitar a Monreal lontano di la città di Palermo mia 4, nel qual loco voleva far la soa residentia, fino che a Dio piacerà, et con lacrime et poca fameglia se partì. Item come era molti mesi che de lì arrivò el Conte de Trivento, capetanio zeneral dil Re et Raina di Castiglia con barze et caravelle 22. Poi a dì 26 dil passato ne zonse, barze et caravelle di le preditte Majestà, numero 39, et con quelle cavalli zanetti 500, et pedoni 1500; et el zorno sequente ditti cavalli et pedoni furono discargati a Rezo in la Calavria, et fin qui l'armada non ha fatto nulla; ma questa notte partirà per Napoli: sarà barze et caravelle numero 55, et galie sottil de Ferando numero 12. De qui se divulga, apresentati che saranno nel colfo de Napoli, rehaveranno la terra. Et a dì 4 de l'instante, el re Ferando con so exercito assaltò le zente dil Vicerè de Calavria franzese, et durò la battaglia zerca hore 6; Ragonesi et Casigliani fonno vincitori; presi cavalli zerca 40, pedoni 200 tra morti et presi. È stato per questo illustrissimo sig. Vicerè comandato a tatti li baroni et feudatarii di questo Regno, che siano per li XV di questo mese con cavalli et arme che sono obligati, et saranno zerca 1200, i quali si dice dieno passar in Calavria a l'acquisto dil Reame et fo fatto el comandamento molto stretto, con gran pene et perdition di loro baronie. Questi Re et Raina de Napoli hanno pochi denari, et mandò in questi zorni a Roma et a Zenoa molte zoje per esser serviti sopra quelle de danari. L'è venuto de qui Piero Bembo soracomito; tutti se ha maravigliato di la galia soa era benissimo in ordene, et de qui hanno più speranza in la Illustrissima Signoria, mediante li Stratioti et l'armata marittima, di la recuperation dil Reame, che di nulla altra potentia. Et questo è quanto si conteneva in ditte lettere. Or el capetanio zeneral comesse et ordinò a Piero Bembo preditto, che dovesse deponer quello havia visto in Cicilia; et cussì deponete; et quello depose sarà qui sotto scritto. Scrive etiam el capetanio che Brandizo non era cussì fermo ne la fede dil suo Re, come doveria; et che don Cesare dubitava non facesseno qualche novità li cittadini; et che a dì 13 era partito de lì la Prencipessa mujer de don Fedrigo, montata su do nostre galie, per andar a Otranto a governo di quella terra; et che l'armada pur stava a uno scoglio senza far O, et le zurme erano volonterose de far qualche cossa.