Marini Sanuti Leonardi Filii de reditu Caroli Franchorum Regis ex Neapoli in Gallia et de fuga et clade accepta ab exercitu Venetorum apud Fornovum Parmesani Districtus Incipit Liber Quartus Feliciter.

Essendo lo exercito franzese disceso per la via di Pontremolo propinquo a Fornovo, ultra el Taro, fiume torentuale, fu scontrato ultra flumen da l'exercito instructissimo di la Illustrissima Signoria di Venetia, propinqui a miglia 4, che erano alozati a Gierola, li qual feceno diversi movimenti et scaramuze, sachizato il loco di Fornovo per nostri, et Franzesi expulsi, sì come nel libro precedente è scritto. Il perchè poi si redusseno Franzesi in capo di la valle, et ivi in una collina eminente, a la ripa dil Taro, distante da Parma mia 5, et stabiliti et fixi; deliberono nostri, movendose, omnino apizare et far fatto d'arme. Et inteso questo la Majestà dil Re de Franza, venne la Domenega et tutta la notte seguente nel suo campo, per non dimorar più su quelle montagne; et havia exercito de homeni et cavalli da fatti zercha 8000, et cavalli lezieri 2000, el resto zente inutile; et altri attendevano a li cariazi per ritornar in Franza, et questo non era poco numero di zente di tal sorte inutile. Havea zerca colpi 60 de artigliarie su carete, zoè spingardi, passavolanti, et altre generatione o vero sorta de artiglierie, variamente per loro chiamate, et butavano ballotte de ferro de assà grandezza, harebbe bastato a una bombarda non picola: in tutto, concludendo, erano da XV in XVI milia persone.

El nostro veramente exercito era bellissimo, et forsi za molti anni tale in Italia (non si era) visto, sì come molti veterani homeni d'arme publice dicevano, zente disposta sì da pie' come da cavallo numero grande: di cavalli 12 milia, nei qual era homeni d'arme 2800, li primi de Italia, condutieri strenui et experimentati; cavalli lezieri, computando ballestrieri a cavallo, numero zerca 1500, et Stratioti 750; fanterie da zerca X milia, et el Duca de Milan; sotto el conte de Caiazo era persone zerca 2000 tra cavalli et pedoni, però che esso Duca il cargo di qua havia lassato a la Signoria, et lui pur havea el campo a Novara. Mancava zonzer, in ditto exercito venuto, Cozanderle thodesco, capo di 1000 teutonici tra schiopetieri et lanzarioli, el qual a dì 20 Zugno havia fatto la mostra soa a Trevixo, et andava in campo, et era poco lontano. Ancora Paris da Lodron con li soi provisionati, li qual di hora in hora dovea zonzer, et eran in camino cernide de Veronese et Vicentina; et li 2000 fanti fatti a Bologna mancavano; de li qual parte el zorno driedo el fatto d'arme zonseno in campo. Oltra di queste fantarie, mancava di zente d'arme el sig. Pandolfo Malatesta di Rimano con 400 cavalli, Zuan Paolo di Manfron, vicentino, condutto nuovamente con 200 cavalli i quali tutti erano inviati per venir in campo. Ancora la conduta dil sig. Zuane Sforza di Pexaro, era a soldo dil Pontifice et nostro, con 80 homeni d'arme et 60 balestrieri a cavallo, et cussì le zente dil Duca de Gandia, le qual veneno poi quando el campo fo a Novara, sì come dirò di sotto. Adoncha mancava assà zente di venir, per augumento di l'exercito nostro.

Hor venendo el Luni, a dì 6 Luio, el qual zorno era ordinato per le disposition fatal se dovesse far fatto d'arme con Franza, et in questa matina venne uno trombetta in campo nostro, zoè da parte di Zuan Iacomo di Traulzi, era uno de capitanei dil Re, el qual ne li zorni superiori ritrovandose su quelle montagne, le so zente italiane con Franzesi veneno a parole per caxon di alozamenti et vittuarie, adeo esso Zuan Iacomo l'have molto a mal, et più volte volse venir da la banda nostra, ut dicitur, cossa che molto nostri desiderava, et za ne era qualche pratica; et cussì mandò uno suo trombetta, come ho ditto, fenzando de mandar a dimandar al Marchexe de Mantoa alcuni danari che l'avea spexo a Napoli in uno cavallo per Soa Signoria. Tamen è da considerar mandasse o lettere o vero qualche aviso; conclusive fo divulgato voleva la notte passar di qua; et li Provedadori di campo, subito a hore 13 spazò uno corier in questa terra, a dì 7 hore 22, et perchè non era redutto el Collegio nè alcun altro Consejo, et el Principe nostro pur amalato, unde subito zonte tal lettere, mandono per li Savij dil Collegio, et per li cai dil Consejo di X, tra li qual vidi Paulo Trivixan kav., era Cao quel mexe, andar in gran pressa in palazo, et lesseno le lettere, et cussì nostri stavano in questa expectatione che ditto Traulzi dovesse venir di qua, et anche quello havesse a seguir di campo, essendo propinqui tre mia de inimici, et non restavano de far far oratione. Et unum non praetermittam di scrivere, che uno, qual fusse non so, andò a trovar alcuni di Collegio, notificandoli che al tutto Franzesi con nostri in questo zorno di 6 Luio doveano esser a le man: la qual cossa non potea saper nisi per astrologia o altra indivinatione et virtù havesse. Et queste parole per piaza di S. Marco se diceva, dove continuamente patricii et altri se reducevano per intender quello seguiva.

Ma ritorniamo al Re de Franza. El qual, venuto zoso de monti, et reduto con l'exercito su quelle giare dil Taro dove si fermò, et mandò uno suo trombeta da li Provedadori nostri a richiederli el passo, dicendo che con la Signoria non havea guerra alcuna, ma sempre la real casa de Franza esser stata et esser amica di essa Signoria, et con Soa Majestà havia bona lianza, et che mons. di Arzenton verrebbe la matina in campo a parlarli, volendo un salvo conduto. Questo stratagema Franzesi usò, dicendo Arzenton anderà e li tenirà in parole et in tempo, adeo el campo non starà su le arme; et io in questo mezo montarò su la strada romea, et anderò al mio viazo; ma li andò fallito el pensiero. Imo questo zorno di Luni 6 Luio, è zorno di esser in memoria da Franzesi celebrato, per essere sta zorno infortunatissimo; però che da 4 parte have grandissime disgratie et danni et rotte; primo qui, a Zenoa, a Novara, et a Napoli Ferdinando intrò, sì come tutto sarà scritto di sotto.

Hor non havendo hauto el suo trombeta risposta bona, perchè tutti li nostri erano volonterosi de apizarse, el Re con li soi primi capetanii ordinò el suo exercito per redurlo tutto insieme, mandando li cariazi verso el campo nostro ordinate, le artiglierie nel mezo et in la coda, verso el campo nostro, volendosi aviar al suo viazo verso la via romea. La qual cossa, prevista da l'exercito Veneto, tutto a l'arme disposto, el Governador zeneral havendo dato la cura a so barba sig. Redolfo di Gonzaga per la longa pratica havea de governar el fatto d'arme, fatti li colonelli, sì come ho scritto ne l'altro libro, et ordinato al conte di Cajazo con el suo squadron fusse el primo investisse, et esso Marchexe governador secondo, et sic de singulis; mandò la compagnia cojonesca con Tadio da la Motella et Alexandro Coglion condutieri fra il monte et la giara dil Taro, fino a la coda dil campo nemico, a ciò fusse da quel canto serrato, et preocupate le artiglierie loro; et per mezo el traverso fo mandato li fanti pedestri, balestrieri, cavalli lezieri et Stratioti, li qualli tutti passarono el Taro a guazo. Et la matina poi, inteso per le scolte a hore zerca 14, come Franzesi se ne venia per la giara a costa al monte, et le loro artiglierie salutavano nostri, et trazevano con tanta furia che tutti sarebbeno spaventati, si non fusse stato la grandissima volontà de nostri de provarse con Franzesi per liberation de Italia, et per haver fama con la Signoria nostra, altri per romperli et farse richi con loro cariazi; et cussì in quella matina, licet li Provedadori nostri non erano di opinione che 'l campo dovesse andar a trovar Franzesi, considerando el grande pericolo era, ma parse pur al Governador di non voler indusiar, vedendo era il tempo, et che se non havesse investito, Franzesi se ne andava a loro viazo. Et fatto con lui un grosso squadron del fior de li condutieri et homeni d'arme, et tutto el campo armato a li so lochi, che, come da quelli vi si trovò, fu di belle cosse a veder che mai si potesse veder, et si aviò verso li nemici nostri, i quali erano mia 3 lontano. Li squadroni veramente era cussì ordinati: Caiazo primo; Governador, zoè Marchese di Mantoa, suo barba sig. Rodolfo et volse con lui sig. Ranuzo dil Farnese; terzo sig. Antonio di Urbino, el qual era el primo squadron fusse, sì di più numero, quam de valenti homeni, et questo non si mosse, che, si havesse mosso, sine dubio tutti li nemici erano presi et morti. L'altro fo quello dil conte Bernardin Fortebrazo. Quello di Tadio da la Motella et coioneschi, nominato di sopra, era sta mandà al monte, come ho ditto. Et ultimo quello dil conte Carlo di Pian di Meleto, che era redeguardo. Stava a custodia di lozamenti et stendardi Luca Pisani et Marchiò Trivixan provedadori, et Daniel Vendramin pagador in campo. Et è da saper che 'l sig. Rodolfo, havendo fatto li soi disegni, ordinò a li capi de li squadroni, sotto pena di la vita, niun si dovesse muover de li soi lochi, se lui, che andava col squadron dil Marchese a combatter, non ritornasse a farli venir a far fatto d'arme, non credendo di morir, come fu. Li fanti veramente, secondo li soi ordeni, andava corando drio li squadroni; et convenne passar tre acque dil Taro, che erano spesse a modo fango, per modo tal che andavano fin a mezo el petto, et li cavalli fin a mezo la panza. Et cussì col nome de Christo partito el Governador, li altri squadroni streti et in ordine li venia driedo, seguitandolo per esser tutti a le man con Franzesi, et tutti passono le ditte acque nominate di sopra.

Ma ritorniamo a quello fece Franzesi. In questo mezo nostri si preparava, etiam loro ordinono le zente, et fece uno squadron a l'impeto de nostri di 3000 et più combattenti, et voltaron le spalle al monte, et in mezo ne fece uno altro, dove era la Majestà dil Re, armato, circondato de molte artiglierie; poi da la destra mano, verso li cojoneschi et la valle, disteseno una ala de cavalieri et pedoni; et alla sinistra feceno el simele, verso lo ascender di la collina va a la via romea; in mezo di la qual ala messe un altro terzo squadrone de cavalieri, 600 in 800. Et è da saper che sempre Franzesi in loro battaglie suol far tre soli squadroni di tutto lo exercito; el primo se chiama antiguarda, el secondo la bataia, el terzo retroguardia; et saepius el Re, o vero el capitanio, sta in lo squadrone si chiama la battaia. Adoncha, in questo zorno sexto di Luio, zerca a hore 16, sopra la giara dil Taro, in agro parmensi, tra do ville chiamate Opian et Medesan el fatto d'arme cussì passò. Essendo assaltati li nostri con scaramuza, a l'hora preditta, lo strenuissimo squadron nostro dil Marchexe di Mantoa animosamente sula ditta giara secca assaltorono li nemici con desterità impetuosa, zoè lo squadron che era fra le ale, fatto a l'incontro de nostri, et primo a investir, ut dicitur, fo esso Marchexe, el qual passò con una lanza uno homo d'arme franzese da una banda a l'altra, et combattè con gran vigoria; et fu tale la virtù de nostri, che in breve spatio di tempo questo squadron nemico ruppe et fracassò et messe in fuga, ita et taliter, che li nostri, con amplissima vittoria, trascorseno fino a l'ala immobile de li cavalieri deputati a la guarda di la Majestà dil Re, et tanto probatissimamente feceno quanto fusseno stati ...... Etiam el squadron dil conte Bernardino, mentre el Governador combatteva, intrò ne li nemici; et il primo feritore, sì come ho scritto, fo esso Marchexe di Mantoa, con tanta strenuità che nihil supra, et più ne amazò di soa man, et prese el bastardo di Borbon lui medemo, el qual si rese et, dicitur, si questo non fusse stato che se interpose in mezo, harebbe preso el Re, perchè più volte li hebbe le man adosso. El secondo feritore fu el sig. Redolfo; terzo el sig. Ranuzo dil Farnese; quarto el conte Bernardin Fortebrazo, dil qual più di sotto parleremo; poi Ruberto di Strozi, Alexandro Beraldo, Vicenzo Corso, Alvise Valaresso patricio Veneto et condutier nostro, li conti Brandolini, et cussì successive tutti li capi di squadra nei cavalieri di quei strenuissimi squadroni rupeno la lanza loro. Tutti cridava: Marco! Marco! Italia! Italia! rotti! rotti! Et fo atroce pugna. Non si sparagnava la vita l'uno l'altro, ma tutti per el fil di la spada erano mandati sì da nostri quam da Franzesi. Non si faceva presoni, come in le guerre de Italia; ma Franzesi cridavano: A la gorgia! A la gorgia! Nostri: A la morte! A la morte! Sì che era crudelissima battaja, et assà sangue coreva su la terra. Et cussì nel principio, havendo nostri vigorosamente el primo suo squadron rotto et frachassato, li pedoni et cavalli lezieri et li Stratioti, li qual doveano attender a compir di fugar li nimici, ma, come cupidissimi di preda, assaltorono li cariazi franzesi e comenzorono chi in qua chi in là a strazar forcieri, valise, padiglioni et trabache vilupate, con tanta avidità et rapacità che fra loro intrò discordia, zoè tra pedoni e Stratioti. Il che veduto per li nimici, col consejo di Zuan Jacomo de Traulzi se distacò e riserrò del circulo di la Majestà dil Re da l'ala sinistra quelli cavalieri strenuissimi, con cerchii d'oro e sopra veste di panno d'oro et d'arzento et di veluti a diversi colori, con pedoni nel mezo et ne la coda, con tanta destreza et peritia militare, che non solum rebatè nostri che contra de loro prosperavano, ma quasi li rupeno et li pedoni sui de la prefata sinistra trascorseno a li nostri, depredatori de li loro cariazi, con tanto impeto, che ne amazorono molti e molti pedoni. Li Stratioti erano, con quello haviano potuto tuor, partiti et andati via di la battaja, che dovrebbeno esser stati in ajuto de nostri. Et poi da l'ala dextra i nemici assaltarono le squadre cojonesche, che havea preso le artiglierie, e queste veneno da nostri veniva reculati da Franzesi, et questi, nominati di sopra, nostri, essendo strachi dil combatter et haver rotto el primo squadron, fo necessario etiam ripararse da questo secondo impeto, el qual era el fior di le zente nemiche. Et si el squadron dil conte Antonio d'Urbino tunc si havesse mosso, et fusse venuto a combatter, per esser etiam questi valentissimi cavalieri et grosso squadron, sine dubio Franzesi tutti erano rotti. Ma esso conte mai si volse muover, dicendo havia in comissione dil sig. Redolfo di non muoversi; et non comprendeva che 'l poteva esser sta amazato in la battaja. Et Marchiò Trevixan provedador, che era armato in campagna, li mandò a dimandar la causa che 'l non se moveva col suo squadron, andar a socorer nostri erano malmenati da Franzesi. Disse quello havia in comission, et pur ditto l'andasse, rispose: se vuj provedadori me l'ordinate sopra di voi, andarò. Et loro non volseno asumersi tal cargo, licet era cosa da fare. Et cussì non andò. El sig. Marchexe tuttavia combatteva, e fo mudato in quella battaia di tre corsieri, et non poteva partirse perchè, partido lui, li altri lo harebbeno sequitato, et cussì nostri saria sta rotti; et el sig. Redolfo era sta amazato; sì che le cosse a questo modo passava. Et questi do squadroni dil conte Bernardin, et il suo dil Marchexe, et etiam quello dil conte de Chaiazo, che investite etiam lui, et assà de soi fonno amazati, conveneno loro soli combatter con Franzesi. Et questo fatto d'arme fo el più horribele et crudel, come ho ditto, fusse sta fatto in Italia za molti anni. Et Franzesi con nostri combatteva virilmente: l'habito loro, oltra le arme, era stivali sopra le schiniere, et sopra le curaze quelle sue veste con manege longe, chi di veludo, et chi de seda de altre sorte, et di panno; e sopra le celate capellazi grandi, et parte di loro havia elmi. Tutti li cavalli senza barde, tristi da armizar, ma optimi a cavalcar, con le selle pariano coperte, et tutti quelli combateteno erano homeni disposti a far fatti d'arme, et molti se ne ha trovato che più presto hanno voluto morir che mai renderse ad alcuno presone, et amazaveno perfino li ragazeti picoli. Et unum non voglio lassar de scriver: che vedendo alcuni di quelli dil squadron di ditto conte Antonio di Urbin, che esso non si voleva et non potea moverse, se partino con loro cavalli di ditto squadron, et andò a combater con li nimici; tra li qual el strenuo Zuan da la Riva cavalier veronese, et etiam D. Antonio di Pigi.

Et in questa battaja fonno morti di una parte et l'altra dile persone più di 3000; de nostri zerca 1000, et el resto de Franzesi. I quali prima che aterasseno niuno de nostri, erano do o tre di loro amazati, et assà di primi soi baroni, come di sotto più diffusamente sarà notado. Ma de' nostri homeni de condition fonno morti questi: el sig. Redolfo di Gonzaga, barba dil Marchexe di Mantoa preditto, et quello havia el governo dil campo per suo nepote Governador, che tunc havia anni 28, et nunquam più experimentado in combatter ni in niuno altro exercito, tamen cussì strenuamente si portò. Etiam fo amazato el conte Ranuzo dil Farnese condutier di 600 cavalli valentissimo, Vincenzo Corso, Ruberto di Strozi, Alexandro Beraldo et altri capi di squadra, sì come per una poliza di quelli fonno morti qui sotto notada il tutto si vederà, zoè de li homeni da farne qualche extimatione.

Questi sono li morti nostri nel fatto d'arme da Franzesi[138].

Ma de Franzesi sono sta amazati zerca 80 baroni, tra i qual 16 capi di gran reputatione; et ben la verità non se potè intender, dil numero di loro fonno morti, ma pur certo passono 2000; et di nostri, fatta la descriptione, mancò 960. Adoncha fo crudelissima battaja, la qual durò per spatio de do hore et non più. Et prima nostri, come ho ditto, li haveano rotti et fracassati, zoè da una parte combatteva el Marchexe de Mantoa et conte Bernardin Fortebrazo, da l'altra el conte Ranuzo, da l'altra cojoneschi, et da l'altra el conte de Caiazo et d. Annibal Bentivoi. Et se 'l non fusse stato la cupidità di la preda de molti italici homeni d'arme, oltra li Stratioti et fanti, tutti Franzesi erano da nostri malmenati; però che, frachassato el primo squadron nimico, nostri elexeno a far presoni per haver taja, altri a robar li cariazi et menarli via, perchè quasi tutti fonno acquistati et tolti da nostri, come dirò di sotto. Et mentre queste cosse fevano, assaltò quel squadron, el qual trovò li homeni d'arme cussì separati, et allhora fo la crudelissima battaja, et quelli havevano presoni fu forzo lassarli, volendo varentarsi la vita; et cussì veneno in qua per mezo mio combattendo una parte et l'altra virilmente. Era grandissima pioza, la qual fo causa Franzesi non potevano operar le loro artiglierie, come fece nel principio, che pur qualche danno dette a nostri, amazando cavalli. Ma Iddio provete a mandar tal pioza grandissima, et el colonello bracesco dil conte Bernardino fo quello che sempre combatete; adeo di 360 homeni d'arme che era, ne fo morti zerca 80, senza li famegli et ragazi; et il fidelissimo conte Bernardino fo ferito mortalmente, et have assà ferite, come dirò più avanti. Et si non fusse stato uno suo ragazo che lo tirò nel fosso, et lì stette come morto, sarebbe stato compito di amazar da Franzesi. Hieronymo Zenoa capitano di 300 fanti, etiam virilissimamente combattendo fo ferito di 12 ferite acerbamente, et de li soi do terzi fonno morti, et have 4 botte di spada su el volto; tamen varite poi; el qual fo portato in questa terra per Po, et zonse a dì 12 ditto. Et è da saper che, mentre nostri combattevano, el conte Nicola Ursini di Petigliano, era presone col Re, vedendo questo era el tempo de esser liberato, fuzite con 3 cavalli nel nostro campo, et, smontato, comenzò a confortar nostri, dicendo Franzesi erano quasi rotti, et che, non obstante di nostri ne fusse sta morti alcuni, che dimane prometteva vittoria indubitata, però che erano sta amazati li più valenti homeni havia la Majestà dil Re; et che non havendo se non tre squadroni fatto fatti de nostri, et che quel strenuissimo dil conte Antonio d'Urbino non era sta operato, che era una magnificentia a vederlo in ordine armato in campagna, iterum concludeva Franzesi erano spazati. Per le parole dil qual tutto lo exercito nostro prese conforto, che pur si dolevano di la morte de tanti capi, maxime dil sig. Rodolfo loro governador, et dil sig. Ranuzo. Et ancora per el prefato conte di Petigliano fo referito che la Majestà dil Re, vedendo la vittoria et prosperar de soi cavalieri, voleva con la ala destra proseguirla, che sarebbe stato assà danno a nostri, non si movendo li altri squadroni, che si fusseno mossi, Franzesi rotti erano come in più lochi ho scritto; ma che esso conte gli disse: Sacra Majestà, non fate; perchè Italiani son grossissimi et gran numero, che si tutti fusseno a la battaia venuti, harebbe fatto gran danno a le zente di Vostra Majestà: ita che, per tal soe parole, restò. Hor vedendo Franzesi non potevano acquistar alcuna vittoria, ma ben star in pericolo che non si movesse li altri squadroni e darli adosso, feceno recolta, et si redusse a lo ascender di la collina che va verso la via romea. Quello feceno poi sarà scritto de sotto. Ma nostri etiam, fatto recolta, havendo dato gran rotta a Franzesi, preso li soi cariazi de valuta più de ducati 100 milia, ritornono etiam loro a Gierola a li alozamenti, stracchi et lassi; et non solum quelli havevano combattuto, ma etiam li altri erano stati con le arme tutto quel zorno indosso. Et el sig. Marchese non tanto dolendose di la morte dil barba et de soi, et maxime dil so Joan Maria, el qual fo quello li scapolò la vita quando fu le cosse di missier Francesco Secco suo barba, che ut dicitur, lo voleva atossicar, et questo li manifestò ogni cossa, d'indi fo so favorito, et li dete più de 20 milia ducati; sì che non tanto si doleva di la morte di questi, quanto de non haver potuto dar compita vittoria a la Signoria nostra de Franzesi, ma stava con bon animo, el zorno sequente de esser a le mano, et però puosero altro ordine ne li squadroni, di quello era. Et cussì per quella notte non seguite altro, ma steteno con bone guardie; et el simel fece Franzesi. Et è da saper che poi che 'l conte Bernardin fo ferito et butato nel fosso el so cavallo, el qual si non l'havesse hauto, sine dubio sarebbe stato amazato; ma oltra questo cavallo è gaiardo et bellissimo, etiam lui nel combatter con denti, calzi et altro aiuta el so patrone, si che esso conte molto amava ditto cavallo; et ritornato in campo al so alozamento fo rubato, et, ut dicitur, da quei dil conte di Caiazo, benchè sempre dinegasse et al Duca et a la signoria nostra, tamen ditto cavallo più non si trovò, et cussì privo fu. Non voglio restar de scriver questo altro disordine: che mentre Stratioti dovevano attender a danizar Franzesi, poichè si ebbeno fatto ricchi de li cariazi, zerca 200 di loro con ditte somme andono su uno monte, et ivi steteno a veder come andavano le cosse. Adoncha Franzesi perse in uno zorno (come per uno epigrama ch'è ex tempore da uno andava per Venetia fazando elogio et epigrama fece, et sarà scritto de sotto) quello che nel regno di Napoli et in altre città de Italia havia vadagnato et volea portar in Franza; sì che Stratioti et homeni d'arme feceno bene li fatti soi. Et a ciò, oltra le cadene, vestimenti di ogni qualità et sorte, se intendi quelle cosse digne di memoria che furon prese, et inteso dapoi questa rota che nostri haveano: primo, stendardi do dil Re, uno de li qual have el duca de Milan, l'altro fo donato a Marchiò Trivixan provedador, era una † bianca in campo rosso; pavioni (padiglioni) dil Re de assà sorte; lo elmeto et la spada dil Re, la qual la Signoria hebbe da Stratioti, et la pagò; l'ufficio dil Re, sopra dil qual era un'oratione in franzese, la qual Carlo Magno imperator la diceva, et fo translatata in latino, et sarà qui posta; l'anconeta con reliquie assà, di la qual de sotto trateremo; li sigilli d'arzento dil Re; una zangola d'arzento, la qual have el conte Avogaro; et molte altre cosse, di le qual scrivendo sarebbe tedioso. El bastardo de Borbon, chiamato bastardo Mathio, che fo presone dil Marchexe, ut dicitur, havea ducati 4000 in la sella scosi dil cavallo, et si volse dar de taia lui medemo ducati X milia; ma el Marchexe lo mandò in custodia a Mantoa: quello di lui seguite, ne la fine di l'opra intenderete. Et a questo modo passò el fatto d'arme quel zorno a dì 6 Luio: et si tutte le zente nostre havesseno voluto far el dover era grandissima vittoria. Ma non voglio restar de scriver ancora questo, che mentre si facea la battaia, alcuni de quelli di don Alfonso de Ferrara, vedendo nostri havea pur da far per l'impeto gallico soprazonse, corseno via; et li provedadori, vedendo questo, se li fece incontra dicendo: Ah, fiuli de San Marco, dove andate? Tornate a la battaia. Alcuni tornava, altri corseno fino in Parma, cridando: el campo di la Signoria è rotto, licet fusse superiori de li nimici: per le qual parole tutta Parma se doleva, serando le bottege, et el sig. Galeotto di la Mirandola, era lì gubernadore per il Duca de Milan, fece far custodia a le porte. Tamen poco da poi soprazonse altri soldati de nostri, con presoni et cariazi, et notificò el prosperar de nostri, et rota de Franzesi: unde tutta Parma se consolò alquanto.

Questa nova de esser sta a le man con Franzesi nostri, venne a Venetia in hore 32, zoè zonse le lettere de Provedadori, scritte a hore 3 quel zorno, a dì 8 ditto, a hore zerca 13, et mi ritrovai in sala di l'audientia, andato per inquerir si era venuto nova alcuna, et venne una voce fuora di Collegio: li campi è stati a le man. Subitamente tutto el palazo et la corte se empite de zente, per intender el successo; et fo manifestato a tutti quello era stato, et legevase lettere de campo de varie persone in diversi lochi lì in palazo, publice; tra le qual una molto copiosa di Anzolo di Maffei, drizata al mio carissimo Carlo di Priuli di Costantino fiul, et altre. Et per non haver la Signoria, per le lettere di Provedadori inteso ad plenum la vittoria era stata, ma ben la morte de li strenui condutieri nostri et zerca 500 dei nostri, dicendo che non potevano avisar el tutto per quella sera, però non feceno sonar campanon, ni far fuogi, sì come, si allhora havesse inteso quello poi inteseno harebbe fatto. Et tutti correva di Rialto a San Marco quella matina, come desiderosi de intender el ben publico; et tutto el popolo de questa terra molto si alegrò, cridando: Marco! Marco! Et alcuni puti per Rialto cridava: A Ferrara! A Ferrara! Adeo tutta la terra era in motu. Et alcuni savogini mercanti erano in questa terra, per essere vestiti a modo franzesi, fonno da puti assà molestadi; et ritrovandose in questa furia a Rialto, corseno in chiesia. Poi andono a la Signoria lamentandose; unde fo proclamato su le scale in Rialto, niun li dagi fastidio ni de parole ni de fatti, in pena de lire 50; et s'il fusse puto havesse 50 scuriae; et si fosse homo grande, fusse frustado da San Marco a Rialto, et dovesse star uno anno in preson. Questo feceno nostri per non haver guerra con Savoia, et per conservar la franchisia de questa terra. Et per la morte de questi do signori Redolfo et Ranuzo, et per el ferir dil conte Bernardino, nostri non sentite molta alegreza de la vittoria habuta de i nimici. Et da Milan in questa mattina de 8 Luio, si have lettere di 7 et non sapevano ancora dil fatto d'arme fatto con franzesi a Fornovo, et notificava come, per lettere di Bernardo Contarini date in la villa di Perna, che in quel zorno di 7 Luio a hore 19 mandò 12 Stratioti a imboscarse per metter di mezo certi franchi arcieri, li quali venivano fuori de borgi di Novara; et le scolte de i nimici scoperse Stratioti, et con quele scolte ditti 12 Stratioti fonno a le man, et di queli ne amazono 9 et preseno 6 cavalli. Unde, per esser fatto la scaramuza in li borgi, Franzesi si messe in ordene, et veneno fuora; ma li Stratioti corseno in campo, cridando: Arme! Arme! Et subito esso Provedador con 250 Stratioti montò a cavallo, però che li altri erano andati per scorta de vittuarie per el campo. Hor ditti Stratioti 250 fonno a le man con uno squadron di cavalli 200, et assà pedoni i quali da ditti Stratioti fonno rotti et reculati fino ne li borgi de la terra, feriti assà, morti XV, et cavalli 32, et fatto presoni 4 homeni d'arme in numero di 17 Franzesi, tra li qual uno mons. Alvise di Sansonagia, fiul che fo de mons. Jacomo cavalier dil Dolfinà, homo era de condition; et questo fu menato in campo in lo alozamento de ditto Provedador. Et de Stratioti fo in questa scaramuza feriti 7, morto uno cavallo, benchè ne prendesseno tre cavalli de li nimici; et de li XV che amazono, che era tra homeni d'arme et arcieri, fo sepeliti per li nimici numero 7. Ancora notificò, come el zorno driedo se voleva ditto campo levar dove era, et andar ad alozar mia do de là de Novara, a uno loco ditto Minone, dove essendo, non porà venir al Duca de Orliens alcuna nova de Aste; et come per una spia in quel zorno inteseno, in Novara era poca vittuaria, et però li volevano assediar, aciò prendesseno partito, sì che cussì come Franzesi havea messo quello territorio de qua da Tesino fino a Vegevene tutto in fuga, a hora per la venuta di Stratioti tutto è reacquistato, et li nimici stanno assediati in Novara, che prima Ducheschi stavano in Vegevene, come per una lettera dil Duca de Milan se intese, scritta al so Ambassador era in questa terra.

Exemplum literarum Ducis Mediolani

Ludovicus Maria Sforcia Anglus, Dux Mediolani etc.

Sono molte le cause, quale ne obligano infinitamente a quella Ill.ma Signoria; intra le qual essendo non mediocre l'aiuto de li Stratioti soi, mandati in Novarese, el beneficio so omni hora si fa maiore, per la qualità dil magnifico missier Bernardo Contarini provedador al governo d'epsi Stratioti; però che la singulare soa prudentia et vigilantia non solum fa che l'impresa non poria esser più aiutata quanto è per la venuta de Stratioti, ma che quasi posti l'inimici in disperatione, non lassandoli mai ripossare. Et in questa vivacità de tenere assiduamente infestati li inimici, li ha conjuncto una mesura de modestia incredibile, ad tenere in obsequio et officio epsi Stratioti. Le qual parte essendo rare, ne strenzano, ultra l'obligo quale habiamo a la Magnificentia Sua, ringraciarne anche omni hora quella Ill.ma Signoria, et farli testimonio che dal magnifico Provedador non possiamo restar meglio aiutati. Mediolani 7 Julii 1495.

A tergo: Domino Thadeo Vicomerchato equiti consiliario et oratori apud Illustrissimum Dominium Venetiarum.

In questa notte medema, domente nostri stavano in expetatione venisse lettere de campo, zonse lettere de Zuan Francesco Pasqualigo Vicedomino nostro a Ferrara, notificava questo esser sta a le man di campi, et che 'l Duca, di Rezo, ha via scritto al sig. Sigismondo so fradello, rimasto al governo de Ferrara come el campo di la liga era stae a le man con Franzesi, et che nostri erano sta rotti, et notificò la morte de quelli conduttieri, comettendoli dovesse mostrar ditta lettera al Vicedomino. Et nota che volse dir campo di la liga, licet tutte le zente quasi era a soldo di la Signoria, eccetto el conte de Caiazo, che era per Milan, come è chiarito de sopra; unde per tutta Ferrara se dimostrava grande consolatione de questa rotta. Concludendo, Ferraresi era di cattivo animo contra Venetiani, et che in Ferrara si buttava passavolanti, si metteva ferri in cao a le lanze, fortificava li passi loro dil Ferrarese. Ancora che esso Vicedomino, da poi queste lettere la Signoria fo certificata, volendo mandar uno suo con lettere a Bologna, in strata, poco fuora de Ferrara, fo assaltado et batudo, adeo convenne ritornar in driedo. Et che Ferraresi usavano assà stranie parolaze et bestial, per el grande odio ne havea. Ergo non immerito li puti cridava, et ogniuno diceva: A Ferrara! A Ferrara! Et li puti in questa terra cantavano una canzone:

Marchexe di Ferrara, di la caxa di Maganza,

Tu perderà 'l stado, al dispetto dil Re di Franza!

Et il populo era molto volonteroso de andar a tuor Ferrara; et li artesani et bottegeri quando andavano a li X Savij a esser tansati, tutti offrivano di pagar el dopio, volendo andar a Ferrara: tamen la Signoria non volse in questo tempo far niuna dimostratione contra esso Duca, el qual era in Rezana, et havia mandato molte vittuarie in campo dil Re di Franza, et barili di polvere per le artiliarie (che, si questo non fusse stato, non harebbe potuto el Re operarle), et non considerava l'ubligatione havia a questa Signoria, per haverlo una volta messo in stato, et a so zenero Duca de Milan che vi andava il so stato a pericolo, et a la vita di l'altro Marchexe de Mantoa nostro governador etiam so zenero. Et è da judicar con questo Re havesse tramato molte trame, tutto per rehaver el Polesine de Ruigo, acquistato per nostri con justissima guerra l'anno 1482, dove per la Signoria è sommesso, et si teneva a custodia in questo tempo zerca cavalli 600 et alcuni provisionati, nè mai li volseno mover. Et so fiul Don Ferante era pur a soldo dil Re, et quasi tutta Ferrara vestiva a la franzese, cridando Franza! Franza! Et come fo divulgato, che el zorno avanti el Re venisse zo di monti a Fornovo, esso Duca de Ferrara fo in campo a parlar a Soa Majestà stravestito, et li disse come l'opinione di Venetiani era, nostri non se apizasse nè facesse fatti d'arme con Soa Majestà. Et cinque zorni avanti seguisse el fatto d'arme, nel nostro campo acadete, che alcuni Ferraresi volendo insieme combatter, uno de loro andò dal Marchese governador, pregando Soa Signoria volesse venir a veder et cussì vi andò. Et zonto dove era ordinato, trovò 4 Ferraresi haveano le balestre carge, et li comandò discargasseno; tre de loro disserò el vereton in l'aiere; el quarto non volse; unde da quelli dil Marchexe preditto li fo butà la testa via da le spalle, et poi fo preso quello venne a chiamarlo, et examinato lo fece apicar subito; et mandò uno editto: niun Ferrarese ne le soe terre più non potesse habitar, et quelli erano lì dette termine tre hore a sgombrar el so paese: quale fusse la cagion, lasso considerar a li Savij lezerano.

Ma el Duca de Ferrara, da poi inteso la verità del seguito in campo, et come nostri haveano habuto vittoria et toltoli li cariazi, et assà franzesi morti, scrisse ad Aldobrandino di Guidoni dottor da Modena so ambassador in questa terra, dovesse andar in Collegio et alegrarsi con la Signoria di la vittoria havea habuto el campo di la liga. El qual orator, andato a dì 13 Luio, non potè haver audientia. Ma inteso el Serenissimo Prencipe come l'ambassador de Ferrara havia voluto audientia, deliberò a dì 14 la matina venir in Collegio; et venuto ditto orator, volendo alegrarsi, disse quanto li era comesso; El campo di la liga. Et el Prencipe rispose: Qual campo di la liga? Dicemo esser nostro, et nui l'haver pagato, et non la liga. Poi disse come per la terra se divulgava, che 'l so Signor in queste novità non havia fatto il dover so, excusandolo molto, disendo voleva star al paragon. Al qual el Prencipe sapientissimamente rispose, et li fece lezer due lettere del Vicedomino, de li portamenti di Ferraresi contra de esso Vicedomino et de nostri, li comemorò quello l'anno passato comportò el Duca a quelhoro fece quelle poltronarie in loza del Vicedomino a Ferrara, dagandoli taia solum lire 25 de pizoli. Conclusive li disse: questi non erano boni muodi, nè cosse dovesse esser accepte a niuno de questa terra, et che 'l non havea cagione. Et cussì dette licentia a esso orator.

Come el Re de Franza col so exercito se partì con gran fuga di le giare dil Taro.

Compita la battaia Franzesi si redusse a lo ascender di la collina che va verso la via romea, et lì stete, sì come ho ditto; et la mattina seguente a dì 7 ascese, et de lì se allontanono in uno loco atto et comodo a do mia, ficando trabache et paviglioni a l'incontro di la banda di l'esercito nostro, facendo strepiti et movimenti di battaia, traendo qualche botta di artilaria, dove el nostro campo tutto sempre stette in arme, aspettando di assaltare o vero di esser assaltato. Et cussì stando, a hore 16, vene uno trombeta dil Re da li Provedadori a dimandar tregua per 4 hore et parlamento, però che la Majestà dil Re voleva mandar quattro de soi a parlar al Capetanio et Provedadori, zoè mons. cardinal de Samallo, el mareschalco de Giae, mons. de Pienes et mons. d'Arzenton; et cussì li fo concesso, per veder quello richiedevano, i quali si poteva reputar rotti et in fuga. Et cussì a tal parlamento andò el Governador marchexe, li Provedadori et conte di Caiazzo con alcuni altri nostri condutieri, sora una certa aqua pur dil Taro. Da l'altro canto di la ripa dil Taro preditto venne mons. di Arzenton con alcuni altri Franzesi, ma non quelli tre doveano vegnir. Et dapoi le salutatione, fo da esso mons. di Arzenton collaudato molto li nostri Italiani usque ad summum, dicendo che haveano sostenuto la pugna et combattuto con li primi baroni et cavalieri dil mondo, quali sempre erano stati vittoriosi in battaie orribile et grandissime guerre. Da poi dete parole sub spe concordii sive autem che erano aparechiati a la battaia, et che quelli altri baroni et mons. cardinal, che la Majestà dil Re li havia deputati a venir con lui, non se fidando, et non conoscendo, come fo io, Venetiani, et però voriano uno salvo conduto in scrittura, et io, per essere stato a Venetia e saper vostra parola è carta fatta, son venuto. Adonca V. S. farà el salvo conduto; et domatina piacendovi de redurvi in questo loco, noi tutti veniremo a parlarvi, et son certo concluderemo cosse per beneficio de tuti nui. Et cussì fo concertato l'ordine; et fo mandà uno trombeta dil sig. Marchexe con esso mons. di Arzenton, aciò potesse la mattina ritornar da nostri a notificar la loro venuta. El qual trombeta non ritorno più, et non se intese quello di lui fusse fatto. Hor, interloquendum Arzenton molto si dolse de li morti in battaia, li quali ancora erano su la campagna meschiati li corpi con li cavalli, et fu spanto grandissimo sangue licet per pre' Zaneto di Santo Apostolo et per pre' Piero Magatello, capelani di Provedadori nostri, et per altri capelani et preti di campo ditti corpi nostri tutti trovati nudi, perchè erano stati spoliati, altri fonno sepulti con gran lacrime lì a Gierola in la chiesia, altri nel cimiterio; et li homeni de qualche conto fonno messi in casse et mandati in loro terre a sepelir: come fo el sig. Redolfo. Guido de Gonzaga et Zuan Maria, favorito dil Marchexe, fonno in casse mandati a sepelir a Mantoa; il conte Ranuzo in Brexana, dove era li soi lozamenti; Ruberto di Strozi et Alesandro Beraldo, cussì come in vita erano compagni carissimi, cussì fonno trovati li corpi uno a presso l'altro, et fonno sepeliti in chiesia a Gierola insieme, benchè poi fusseno in casse mandati a Padoa, et il Strozi fo sepolto a Santa Maria di Betelem, dove era la madre. Questo era il forauscito di Fiorenza etc. Et altri valenthomeni et de qualche conditione fonno messi in depositi, poi portati a sepelir. Et fo numerati li corpi de Franzesi, fonno trovati più de 2000; et era, come ho scritto, una terribilità a veder dove fo fatto la battaia, per tanti corpi, mescolate le budelle de cavalli con quelle deli homeni; qua era una testa et là un brazo; uno homo sbudelato et uno cavalo morto; adeo dirò cussì, fo crudelissima battaia, come da 200 anni in quà in Italia,.... quasi dicat, combattevano per el ben de Italia, come era con effetto: Hor, ditto Arzenton dimandava a li Provedadori (se) havea fatto niun preson. Risposeno non sapeva ancora; solum el bastardo de Borbon. Et lui disse: Manca mons. tal etc., nominando assà gran maestri, dicendo saranno sta morti: Et cussì fece uno trombeta dil Re, che venne poi, partito Arzenton, in campo con una poliza, dimandando se sapevano nulla, dagandoli li segnali. Et come intese non era fatto preson alcuno, venne palido nel volto, dimostrando, per quello diceva, mancava assà baroni franzesi; come etiam per le arme et altri trovati, chiaro si puol concluder et suspettar siano stati de degni homeni et valentissimi, perchè tutti de tal sorte si operò, come fece de nostri, che li vili et pusilanimi ateseno a robar, et strenui combattevano.

Ma Franzesi, consultato tra loro quello dovesseno far, vedendo esser in manifesto pericolo de esser compitamente rotti et fugati, et forsi niuno sarebbe tornato in Franza a portar la nova di la grande sconfita; et passato el zorno, zoè el marti, a dì 8 de notte venendo el mercore, artificiosamente mostrò de distender trabache et paviglioni in longo, et feceno fochi grandissimi, ne li qual brusono li corpi morti de soi nobili. Ancora, come li villani riferiteno, brusò assà numero de soi feriti; et stavano male, et non l'era speranza per non poter menarseli driedo, et lassarli non voleva, aciò per nostri non fusse inteso la gran rotta haveano habuto: et questo fo gran cossa, brusarli vivi et de soi medemi! Et etiam brusono paviglioni, et trabache; forzieri et barde dorate tagliono in pezi, per non portar tanto peso drio et volseno rimaner a la liziera: tamen non lassò le artilarie, menate su carete tirate da cavalli 14 in 16 l'una, aciò fusse securtà loro nel camino. Et in quella notte el Re con più de 500 zentilhomeni Franzesi fece cantar una solenne messa, e tutti se comunicò, zurando de mantener la fede, et, a modo disperati, con grandissima foga, a hore zerca 4 de notte, mentre li fochi grandi ardevano, si levò el Re con el so campo dove era, senza son de tromba nè tamburo come se suol far quando lieva uno exercito, ma a scavezacollo con gran pressa, riservato alcune tende verso el campo nostro, a ciò non se acorgesse de questa soa levata; et montono su la via romea andando verso el borgo san Donin; et lì disnato a le 20 hore; poi zonse ad alozar a Firenzuola. Et nostri in questo mezo credendo la mattina esser a parlamento, secondo l'ordine, vedendo li gran fuogi fatti per inimici, do hore avanti zorno mandono le spie fuora, ad explorar quello facevano i nimici. Et tornati al far dil dì riferiteno Franzesi erano fuziti, et che poteva no esser mia 8 lontano; et fo grandissima cossa, che tanta superbia quanta è quella de Franzesi fugisse la notte et al modo fugiteno; et ne l'andar non fevano dispiacer a niuno, et de qui fino in Aste era mia 80, qual li feceno in zorni... come dirò de sotto. Et per la strada fo trovato qualche Franzese morto, fo judicato esser de li feriti che, per non esser brusati, volseno seguitar el campo. Ma inteso questo per el Marchexe de Mantoa, Provedadori et Condutieri fatto consejo quid fiendum, et tutto el campo se messe in arme et a cavallo, volendoli proseguire le pedate dei inimici; et per el crescer dil Taro fo impedito, sì che fo forza et necessità a ritardar quel zorno. Et el conte de Caiazo con li balestrieri a cavallo li andò drieto per dar nele coaze; et scrisse a Milan al Duca, dovesse mandar zente a obstarli non passasse in Tortonese. Et esso Conte da poi disnar a dì 8, mandò dir a li nostri Provedadori li dovesseno mandar li Stratioti, perchè intendeva l'artilaria era rimasta da drio con poche zente et mal conditionate, et che sperava de zonzerli in le coaze... Unde li Provedadori subito mandò corando a dir a Piero Duodo, Provedador de Stratioti, era alozato un poco discosto dil campo, et li comesse montasse a cavallo con tutti li 700 Stratioti havea, et andasse a trovar el conte de Caiazo perseguitava Franzesi. Et rispose anderia statim; tamen, non fu a hora. Et consultato, come ho ditto, el Governador et Provedador, deliberono de andar con tutto lo exercito driedo; ma per quel zorno non poteno, come ho ditto. Et spazò lettere volando per tutto a Milano al Duca, dovesse far provisione de mandar zente a l'incontro, a ciò Franzesi havesseno contrasto, tanto che nostri zonzesse; et per tutto el conte de Caiazo in Piasentina, mandò a notificar a li contadini, el Re era rotto, et che fuziva, et che li obstassero facendo danni; tamen el campo Franzese fo più presto nel cavalcar, cha questi in far provision. Et quella matina el marchexe de Mantoa zurò de far la vendetta de li valenthomeni li erano stati morti, maxime dil so Zuan Maria so barba, sig. Rodolfo et altri. Et a dì 9 la matina, el campo nostro se levò di Gierola, et andò per quella via seguitando li nimici, li quali erano assà lontani, ma speravano si dovesse astallar in qualche luogo, et etiam haver contrasto de Milan, che nulla hebbe, o vero di le zente paesane; ita che non si presto zonzesseno in loco sicuro, come fo. Et tuttavia el conte de Caiazo li seguitava, et villani dava in le coaze et becava qualche cariazo et qualche cavallo; et loro dubitando non disordinasse, non fece difesa alcuna; ma andavano al so camino, avendo però gran custodia a le artilarie, in le qual havevano grande speranza. Li feriti veramente nostri, zoè el conte Bernardin Fortebrazo fo mandato in Parma, et ivi medegato; et cussì li altri; li presoni a Mantoa, et li butini molti fonno mandati a Brexa in custodia et in Parma. Ma Stratioti, che haveano fatto un bel et rico butino, et come per lettere de Domenego Benedetto podestà et capetanio de Crema se intese ivi esser zonto 100 Stratioti, con 80 some de butini fatti, et che ivi ditti Stratioti stavano a custodirli, i quali doveano atender a seguitar nimici; sì che, concludendo, in questa battaia Stratioti non si portò bene. La causa fo, ateseno a robar. Et anche scriverò questo: che qualche cariazo fanti haveva vadagnato, che Stratioti sopravenendo li amazono, et tolse li cariazi, sì che di loro assà di nostri fanti fo morti, et Stratioti comenzò a perder la fama apud Venetos, et laudando sommamente la zente d'arme. Et questo seguito dil fuzer dil Re zonse la nova in questa terra a dì 10 Luio de matina, zoè lettere di 8 di sera de Provedadori a hore 24; et cussì poi altre lettere venne de quello succedeva. Et chiamato el Consejo dei Pregadi, vedendo questo successo, molti sospettava la Majestà dil Re in la battaia non fusse sta amazato; et ne era assà ragione da creder sì per le arme trovate, che dimostra esser quelle dil Re, quam per la fuga et comunicarse et brusar li soi feriti, perchè el bastardo de Borbon diceva el Re era armato in quel squadron, et che el Marchexe li era vicino. Ancora, per lettere di Bologna zonte in questo zorno, che notificava di la consolation habuta el magnifico Johanne Bentivoj et Bolognesi, et le feste et soni de campane con fuogi haveano fatto, et scrisse la vittoria et assà più numero de morti de quello se judicava fusse de Franzesi, et che per quelli venuti de campo regio dicevano che in quella notte che Franzesi fusiteno, se diceva per el campo el Re era morto, et che non se trovava. Et etiam uno di quelli de Zuan Jacomo de Traulzi, venuto in questa terra, andò in Collegio del Principe, et disse come in campo de Franzesi si mormorava di la persona dil Re, che non fosse sta morto in la battaia. Et è da saper che fo messo in Rialto molte scomesse a dì ij ditto, zoè Hironymo Tiepolo da Londra.... per conto che el Re fin quel zorno era sta amazato et non era vivo; et 4 patricii tocò ducati 120 a darli ducati 400; et cussì se stava su queste pratiche: tamen el Re era vivo. Ancora in questi zorni fo messo scomessa et fatto aseguration, che le galie de Fiandra, nominate per avanti, non erano rotte; et fo dato ducati 50 per 100; et come esso Hironymo Tiepolo diceva, la nova doveva zonzer a dì 12 ditto ad ogni modo; tamen non vene alcuna nova et più de galie se intese. Hor nel Consejo de Pregadi, a dì 10 ditto fo decreto, per ringratiar Dio de tanta vittoria, quanta havia donato a le zente nostre, de far la Domenega proxima, a dì 13 e questo, una solenne procession a torno la piaza de San Marco, portando le reliquie de questa terra a torno, con tutta la chieresia, frati, scuole, etc. per render infinite gratie al nostro Signor Iddio; et cussì etiam scrisse per tutte le nostre terre da mar et luogi dovesseno far. Et de questa parte fo messa, have tutte le balote num. 206, niuna de no et niuna non sincera, et come dirò de sotto. Adoncha la fo fatta, fo ordinato messe per tutte le chiesie de conto Ducal, et una procession de obsequio per le aneme de quelli erano sta morti in battaia, et precipue dil Ser Redolfo et Ser Ranuzo, la cui morte molto dolse. Et intendendo come si haveano portà Stratioti, mandò la Signoria per el Consejo di X a suspender el butino, et scrisseno a Crema dovesse tenir li cariazi et mandar li Stratioti in campo, perchè poi parterebeno el tutto; et che la †, il calice, patena et altri adornamenti di la capella dil Re, presi per Stratioti, dovesseno mandar in questa terra, li volevano tenir per memoria, volendo a tutti satisfar quello valevano. Et Piero Duodo dovesse far inquisitione chi havea l'elmo et la spada dil Re, che la Signoria voleva ditte cosse. El qual elmeto poi fo portato in questa terra a dì 22 ditto; era coverto da le bande di cape d'oro con smalti suso, de sopra coperto di schiame d'oro et de smalti, et una corona d'oro firmata sopra con alcune zoie, Etiam la spada era bellissima. Et oltra de questo, alcuni zorni da poi, per lettere di Andrea Zancani podestà et capetanio de Ravena, se intese come era zonto certi fanti a Ravena, erano partiti di campo et quelli portono li sigilli fo dil Re et altro, come scriverò de sotto al loco suo, et al tempo fonno portati a Venetia. Ma lasciamo queste cosse de campo, et de altro scriviamo.

Essendo in questa terra venuto lo episcopo di Brexanon, orator dil Re de Romani, a dimandar a la Signoria ducati 100 milia, per venir in Italia, a imprestido, excusando el suo Re non havia potuto venir fino hora per caxon di la dieta, et volendo risposta, fo consultado in questo zorno. Venuto a l'audientia, li fo risposto per el Principe, come erano certi dil bon voler havia Soa Majestà, et che al presente, Gratia Dei, più non bisognava, et che 'l poteva considerar la grandissima spesa a hora si havea, sì di l'exercito de persone 25 milia tutte pagate dil nostro, et di l'armata in mar; concludendo non li potevano servir de denari; et che erano certi che gran consolation prenderia Soa Majestà, inteso havia la vittoria et fuga dil Re de Franza. La qual nuova per nostri fo expedito uno corrier con lettere a Soa Majestà a Vormes, et etiam in Spagna, a Roma et in altri luogi, offerendoli el Stado nostro. Et ditto ambassador habuto tal risposta, scrisse al Re; et poi che stete zerca un mexe da poi in questa terra, in Elemagna ritornò. Et è da saper che Thodeschi non fonno molto contenti di questa vittoria; et quelli di fontego el dimostravano, perchè harebbeno voluto el re Maximiano de Romani fusse stato quello havesse habuto questa fama, come havia el Marchexe de Mantoa; ma chi fusse stato ad aspettar li soi aiuti, sarebbero stati tardi. Etiam fiorentini, licet dal Re havesseno habuto pessima compagnia, pur, per la natura loro, non dimostravano quelli mercadanti erano in questa terra, molta allegreza.

Da Roma era lettere che 'l Papa rotto havesse al Re de Spagna guerra, et Maximiliano a Franza, lui faria le censure, et pregava nostri perseverasse a la destrution de Franzesi. Tamen non havea ancora inteso la vittoria, come da poi Soa Santità l'intese primo per via de...........

In questo zorno di X Luio, per uno navilio venuto de Bari, se intese, come l'armada di la Signoria nostra, ha acquistato Monopoli per forza, terra in la Puia, olim di re Ferandino la qual si teneva per el Re de Franza, et che era sta amazato da una bombarda Piero Bembo Soracomito. Et poi a dì 12 ditto vene uno gripo con lettere di 5 Luio dil capetanio zeneral, notificava el successo de quello in Puia havia operato, riportandose a le lettere di 3 scritte, le quale non erano ancor zonte per el contrario navegar. Tamen poi le zonse, zorni 4 da poi le prime. Et è da saper che el gripo, con la licentia dil romper, partì de qui a dì 18 Zugno et zonse a Brandigo a dì 26 ditto, ergo in 8 zorni vi andò et el patron moveva battaia..... dil ditto grippo. Et zonte a mezo zorno ditte lettere di la Signoria al zeneral, et fo ordinate le scale da scalar mure et altri instrumenti bellici, et per esser provenza freschissima non si potè muover per quelli do zorni l'armata de Brandizo. Ma a dì 28 Zugno la sera se partì ditta armata, galie 20, la barza capetanio Thoma Duodo, et le do nave nominate de sopra: patroni Zanetto da Muran et Anteo Amai. Et a dì 29 passato mezo zorno zonseno a Monopoli, restò però da drio galie 4, le quale haveano a remurchiar le nave. Zonta ivi la ditta armada, el capetanio Antonio Grimani mandò el copano in terra a chieder che li cittadini deputati li venisseno a parlar, perchè havea da comunicar certe cosse con quelli. Fatto la imbassada, li (cittadini) a li liti stavano armati con balestre carge, et cridavano Franza! Franza! Et uno domino Prudentio, era ivi capetanio per el Re de Franza non volse niuno vi venisse, ma mandò uno so araldo. Al qual el capetanio li disse como la Majestà dil so Re aveva rotto guerra a li collegati di la Ill.ma Signoria, zoè al Pontefice et Duca de Milan, et però Soa Serenissima Signoria li havia commesso dovesse romper guerra ai so Re, sì che: Partiteve de questa terra, altramente ve trattarò come inimici. El qual rispose: la Majestà dil so re è amico di la Vostra Signoria, et che erano deliberati di morir per quello. Et ritornò col copano a la terra, dove tutta la terra comenzò a cridar: Franza! Franza! Et messe le bandiere franzese sopra la torre dil porto, e si messeno in arme. Et el capetanio nostro, visto che trazevano alcuni colpi de bombarda, se tirò nel porto nominato el Paltan. Et in questo interim venne sera, et zonse la barza, e sorse da largo et el resto di le galie. Et el capetanio fece congregar Hironymo Contarini provedador di l'armada, Thoma Duodo capetanio di le nave, et li sopracomiti in la soa galia, et consultò quello havesseno a far. Et ciascuno ditto la sua opinion, rimaseno in questo: si tentasse la via de demostrar de darli el guasto, con brusar li olivari et uno campo di formento era lì proximo, per veder se si voltavano. Et messeno in terra Stratioti et certi homeni per galia, et corseno fino su le porte, et lì fece uno poco de scaramuza. Fo etiam fatto questo, per veder che zente se ritrovava dentro, et brusò el formento et qualche pochi de olivari, ma questo 0 valse. Et la matina seguente, a dì 29 Zugno, fo concluso darli la battaia. Et è da saper che in quella notte el sig. Alexandro da Santo Stefano spazò uno messo lì in Napoli, exhortando quel populo non volesse aspettar la battaia di l'armata di la Signoria; a cui li fo risposto, era rebello; che volevano morir per mantenir Franza. Li mandò etiam uno la mattina preditta, et volseno etiam amazar il messo. Tandem, con el nome de Dio, a hore 5 de zorno fo principiato la battaia. Preparate in primis le galie imbarbotate numero 16, et garidate da prova in sino a l'arbore, et messi tutti in arme, dato da far colation a la zurma, fo fatto dir un laudo (cussì da marineri chiamato) per el qual pregavano Dio ne desse vittoria. L'armiragio Antonio di Stefani fo quello el disse, stando in pie' armato a cao, el zeneral armato a meza galia et Marco Buza suo canzelier insieme. Et fece el capetanio far uno comandamento, sotto pena di la forca niun non se partisse di le sue poste, et el capetanio volse esser el primo che investisse con la sua galia con la prova in terra. Et la terra faceva grandissima difesa de bombarde et archibusi, et nostri li rispondeva con bombarde et passavolanti. Et el capetanio divise la battaia da mar in quattro parte, zoè esso capetanio con Francesco Valier, Nicolò Corner, el Gresolo zaratin et Piero Damian, Sebenzan vechio et andono a investir per mezo la terra verso Brandizo da la banda dil porto. In el porto proprio fo deputato el provedador Marin Signolo, Francesco Zen, Francesco Polani da la Canea, Francesco Bertolazo zaratin, et Gregorio Cinalello zaratin, sopracomiti con loro galie. Da la banda de levante, verso Brandizo, Piero Bembo, Piero Loredan, Spalatin, Sebezan novo et Lisignano, sopracomiti. Dal canton dil porto, verso el Pantano, fo deputate le tre galie corfiote et l'ystriana. Etiam ordinò un altra azion da la banda de terra, con li stratioti et homeni zerca 60, con scale, et una bombarda che trazeva da la chiesia de San Francesco a le defese, azò manco forte i fosseno da la parte de mar. Et quando la galia dil capetanio prima se apresentò a le mure, el capetanio preditto se tirò verso l'arboro, et quelli di la terra salutava de bombarde et freze; et perchè la galia non se poteva con la prova acostar in terra, messeno el ponte per andar in terra, non aspettando più la barza nè altre nave, le qual non potevano venir avanti, se non quella de Zanetto da Muran. Et dubitando non venisse soccorso, ordinò dismontasse la zurma, et li galioti saltono in acqua, non però senza uccision de uno, et tre feriti da li sassi; et cussì andono in terra. Et nostri con passavolanti tirava a le difese, et cussì balestrieri et arzieri nostri acostate le galie a le mura, cessò le bombarde et si comenzò a stringer la battaia con sassi terribili, adeo non se tentavano nostri de metter scale a le mura, per la gran defension faceva. Et il capetanio osò queste parole: Ah! figlioli, io che son capo vostro, voglio esser el primo che metta questa scala in terra a le mure! su figlioli de San Marco! Et dette la terra a sacco, promettendo al primo montava sopra li muri ducati 100, al secondo 50, al terzo 25. Et con questa vigoria da tutte quattro le bande fo combattuto virilmente, et fo messo la scala a le mura. Et subito uno balestrier dil capetanio, chiamato Todarin, saltò sopra le mura, et molti altri volseno andar drio, et la scala si rompè, et sempre questo stete fermo difendendose al meglio poteva. Con aiuto d'altri balestrieri di le galie conzata la scala, secondo fo Marcheto Capelo, et andò sopra una caxa. Il terzo Mathio Rizzo, et el quarto Zorzi Volzimonte. Et il capetanio have in man una maneruola todesca, stava a pope; confortando tutti; et tra li passavolanti, bombarde, soni de trombe, et cridi, l'aere era intronato, et uno non se intendeva l'altro. Et questa battaia dal canto dil capetanio durò una hora, et da altre parte durò una et meza. In la qual battaia fo amazato Piero Bembo soracomito, homo de farne gran conto, da una spingarda la qual li passò da banda in banda, arente la tetina zanca; et a uno li era vicino toccò nel petto, et subito questi moriteno. Ancora do Soracomiti, zoè di corfioti nominati di sopra, fonno feriti, et morite uno. Et conclusive tutti li altri Soracomiti si portono vigorosamente, maxime Francesco Valier, era a lai (lato) dil capetanio et saltò in acqua con la imbrazadura a far condur le scale a le mure; et etiam Nicolò Corner meritò gran laude. Fo morti in questa battaia....., feriti 15; morti in la terra 90, et feriti 150; fo crudelissima battaia. Hor, intrati nostri in la terra, non cessono de combatter et usar assà crudeltà, et una parte et l'altra si slanzavano. Partesani fo taiati a pezzi, tutti nostri scontravano, zoè zerca 150; et in le caxe fo trovati assà morti et feriti, femene et puti: uno di anni cinque fo ferito de uno mandreto in la fronte; un altro de anni 7 era cazato sotto alcune doge de boter a la piaza, et si teneva con una man stropati li ochi, et andato ivi Francesco Brognolo cogitor dil capetanio, vedendolo tutto sanguinoso, zercò si l'era morto, et lui sentendose tocar disse: ah fratello, non mi amazar, ma dame un poco de aqua: costui havia tutto el brazo sinistro mozo, fin quasi al cubito. Alcuni monasterii fonno aperti per forza; tolti li calici, piviali et zò che trovarono; molte donne corseno a la chiesia, et, se le haveano cossa alcuna, fonno spogliate. Inteso questo el capetanio, do hore da poi preso, mandò el suo armiraio et il miedego in la terra, a veder le donne non fusseno violate. Li corpi erano de li morti per le strade con el sangue, nudi over in camisa, el numero zerca 90, feriti 150. Le donne le prime di la terra, spogliate, con straze intorno, con li capelli zo per spale sparsi, et erano redute nel vescoado con molti puti. Et fo fatto comandamento che, se niuno faceva più tal crudeltà, ne movesse alcuna cossa, li fosse taiato la testa. Era per le strade cridori, galioti con barili et altre robe, lavacro de oglio et sangue. Et la sera poi esso capetanio zeneral dismontò, et andò in la terra, per asegurar le persone; et con una ronca in man cazava li galioti in galia. Et intrato prima in chiesia, comenzò uno crido: Marco! Marco! con pianti et batter de man, che fece lacrimar el capetanio et altri; et licentiò le donne andasse a caxa securamente. Et per non esser pan in la terra, el populo cridava: fame! fame! esso capetanio fece dispensar assà miara de biscotto, et el zorno seguente stera 200 formento, era de quel Prudentio franzese capetanio per el Re de Franza, el qual fo fatto presone, et se voleva rescattar per ducati 4000. Ancora el capetanio fe' comandamento, che, in pena di la forca, tutte le cosse ecclesiastice fusseno rendute; et cussì fo fatto; et etiam quelli haveano donne le dovesse restituir, et li cavalli da masenar le olive et li boi et utilità dil populo. Et ancora poi fece vender la roba qui in la terra a loro medemi, et el terzo manco de quello la valeva; però che fo fatto grandissimi butini, per valor a presso de ducati 20000 de ogli et altro; sì che li galioti si feceno richi. El qual butino fo venduto a quelli cittadini per ducati 1300, et che valeva ducati 4000; et etiam el capetanio donò vin al populo per farselo quello benivolo; et fece exempti per anni X; i quali tutti si rallegrarono, come dirò de sotto. In la scaramuza et la battaia è da saper fo morto Alvise Tinto veneto, era lì mercadante, e toltoli da galiotti ducati 130. Or li puti veniva con vino et acqua fresca porgendo a nostri, cridando: Marco! Marco! Et al primo dil mexe la matina da poi, honorato le exequie di Piero Bembo sopracomito, che fo messo in deposito al Domo, di lo qual tutta l'armata si dolse di la sua morte; poi el capetanio zeneral andò sotto la loza di la terra, et congregati tutti li cittadini, aldito prima messa dil Spirito Santo, et il populo cridando: Marco! Marco! fo levato el stendardo de S. Marco, et spegazato l'arme dil Re de Franza, et a hora li fece exempti di ogni angaria per anni X, salvo dovesseno dar una piadena de frutti etc. Questa terra de Monopoli è bellissima, tutta murada dentro et fora a quadri de pietra tufo; non ha castello; giardini bellissimi et aque vive; abondante de ogli più de terra di la Puia, et di le doane egli si traze ducati 20 milia a l'anno. Li cittadini molti erano anzuini, et si scusavano non si habia voluto render, perchè dubitava non ritornasse sotto caxa di Aragona: la qual cossa non vosene redir parola; et però feceno tanta difension, oltra le bombarde et sassi, pignate de calcina, ogio bogente, pezzi de travi etc. Et la bandiera dil Re de Franza el capetanio la tolse per tenir a eterna memoria, et fece governador de ditta città Thomà Duodo capetanio di le nave, fino la Signoria vi mandasse altro provedador.

Et a dì 2 Luio quei de Pulignan, mia 8 de lì, mandò soi messi al capetanio a renderse a San Marco, et fonno benigne accettati. Et la sera venne el suo episcopo con presenti de polli et persuti, dimandando aiuto da nostri, perchè quelli de Conversano, dove erano reduti Franzesi in uno, li molestavano. Et per suo conforto li fo mandati alcuni Stratioti, et Nicolò Corner soracomito per loro governador. Et è da saper che in armada eran 45 Stratioti, et el zumo di la battaia zonse Zorzi Malacassa con altri 45 da Traù, et a dì 4 ne zonse altri 45 da Sibenico, li quali tutti numero 135 fonno mandati a Pulignano, et a dì 4 ditto fonno a le man con quei de Conversano, erano 150 cavalli lezieri franzesi et 200 pedoni, et di le persone 3000 ivi redute paesane, et feceno una scaramuza per meza hora. Fo morti de li nemici numero 17, computà el conte de Gavina; et de li nostri, morti 3 et feriti 5. Et si separavano Stratioti havendo questo, e ritornò in la terra, mandando al capetanio a dimandar più zente, perchè loro non erano bastante al gran numero de li nemici. Unde el capetanio li mandò tre galie; le qual zonte, feceno grande alegreza, et levono do stendardi de San Marco con gran solennità; etiam mandò Alvise di Albori, homo valentissimo, con X compagni nel castello, et il zorno driedo mandò altre XV page in ditto castello, con cui XXV; et per uno al mexe li dette una paga et meza. Ancora Mola si levò San Marco, ma la roca no. Ma a dì 5 ditto, Franzesi la reacquistò per forza, però che nostri non li havea mandà alcun pressidio; pur poi fo recuperata. Et a dì 3, quelli Franzesi di Conversano scrisseno una lettera a quelli di Monopoli, confortandoli volesseno ritornar sotto el Re suo, dicendo haver cinque squadre di homeni d'arme et molte fantarie, et si manezava de far a loro come fo fatto a Gaetani. Zonse a dì 3 Bocari da Sibinico con cavalli 50 de Stratioti, et el capetanio mandò tre galie a Brandizo, a tuor li Stratioti ivi erano; et scrisse a la Signoria come voleva lassar 4 galie a Monopoli per custodia, et lui se voleva partir con el resto di l'armada, et andar a Manfredonia et Molfeta et altre terre si tenivano ancora per el Re de Franza; et che havia fatto discargar li orzi erano su la nave de Anteo Amai, per rispetto di cavalli di Stratioti, che de lì non se ne trovava; et come lì a Monopoli si potrà far un molo più bello di quello de Modon, et pregava la Signoria li dovesse mandar quello era bisogno in augumento sì di l'armada, quam di zente, a ciò potesse acquistar et danizar quelle terre in la Puia, si teniva per el Re de Franza. Fo dato a esso capetanio a Monopoli una armadura fo di re Ferando, la qual era in le man di quel Prudentio franzese, el qual solo fo causa di la ruina di quelli poveri cittadini.

Ancora per lettere da Corfù, drizate a esso capetanio, et di Constantinopoli, se intese Camallì corsaro havea preso a li Dardanelli una caravella de Candia con 150 botte de vin, et havea amazato homeni 18, et el sig. Turco havea comesso el sanzaco de Garipoli lo seguitasse con tutte le fuste poteva, per prender ditto corsaro, et cussì esso sanzaco lo seguitava. Di l'armata turchesca nulla seguiva; pur andava fenzando de lavorar ditta armata, et ogni giorno provava bombarde. Le lettere era di X, et 13 di Constantinopoli; et questo basta quanto a le cosse de mar.

Da Milan venne lettere al suo ambassador, dovesse andar in Collegio et pregar la Signoria seguitasse l'impresa, laudando la virtù dil nostro exercito, et che era ubligatissimo a questa Signoria, promettendo mai ni lui ni soi discendenti partirsi da li precepti di quella. Et anche per lettere di X Luio, di Hieronymo Lion kav. orator nostro, se intese esso Duca haverli usato gran parole in laude di la Signoria; el qual era amalato, nè usciva di camera, et che havea mandato el sig. Fracasso con 100 cavalli lezieri et pedoni alemani 200, a la volta di Tortona, per veder de devedar el passo al Re, et Franzesi non passasseno, benchè pareva cossa difficile a essa Duca; et ita fuit, come dirò di sotto, imo fece careze a esso Re. El qual sig. Fracasso volse con lui 50 Stratioti, i quali non volseno andar, per non dividerse da la compagnia; ma ben volevano andar tutti. Et cussì Bernardo Contarini dimandò al capetanio sig. Galeazo di San Severino, el qual mai volse se partisseno de lì, et cussì restono in campo a Novara, pur ancora in la villa di Perna, ni erano mossi, come voleva, esso campo per caxon di le pioze, che havea ingrossato li passi. Item che quelli Franzesi de Novara steva dentro, et che haveano habuto per spie el Duca de Orliens haversi molto doluto di la rotta dil Re, et stava assà sospeso, et si voleva partir et ritornar in Aste, ma li soi non lo lassaveno; unde nostri stavano vigilanti, a ciò non scampasse via. Et per lettere de Bernardo Contarini a la Signoria, di 9 ditto, se intese, come, havendo preso mons. Alvise di Sansonagio, come ho ditto, et lo teniva con lui nel suo alozamento, lo volse examinar, fatoli gran demostration che, si non diceva la verità, Stratioti li voleva taiar la testa; et havia fatto venir Stratioti dentro a dimandarli, per modo che 'l tremava, et si butò con li zenochi in terra. Or, interogato di più cosse, rispose. Et prima dil governo dil Duca d'Orliens, che 'l stava con grandissima reputatione; qualche volta sta serato tre zorni in caxa, che non si lassa veder, ma l'ordinario si è de dar audientia do volte a la settimana, et ha per suoi conseieri l'infrascripti, videlicet: mons. de Roan vescovo di Ambues, mons. Zuan de Loan governador de Orliens e governador di la terra de Novara, mons. di Corde (el nome non lo sapeva dir), mons. de Magli zamberlan: et questi sono quelli che hanno el Governo de ogni cossa. Dimandato che opinion è dil Duca di lassar Novara, come l'ha fatto li altri luogi, rispose che chi havesse vardato a la fuga dil Duca, el secondo zorno saria andato con Dio; ma li soi conseieri l'ha fatto soprastar, e chiamato el so consejo, nel qual entra questi cinque capetanij de zente d'arme (a nostro modo sariano condutieri), mons. de Sara, capetanio di le zente d'arme dil Dolfinà, mons. di Giudallum luogotenente del marascalco de Giae, mons. Menori capetanio di le zente d'ordenanza, mons. Jalatiel capetanio di le zente d'arme d'ordenanza (zoè ordenanza vol dir le zente di la corte), el luogotenente di le zente d'arme di Joam Perom, el nome nol sa; i quali, congregati insieme, fo deliberato di non si levar per honor et beneficio dil suo Roy, et assignata la raxon che li bastava a loro per el suo dimorar a Novara, tenir tanto exercito a sua posta, et non habbi caxon de adunarse insieme con el campo de Parmesana contra el suo Roy. Dimandato zerca a vittuarie, rispose a trovarsi dentro de Novara vittuarie per uno mexe, et non più. Dimandato s'è alcuna parcialità tra loro, per esser zente de varii paesi, rispose che tra le zente d'arme de Franza e quelle dil Dolfinà sono molte discordie, perchè li Franzesi tieneno per zente vil quelli dil Dolfinà; et se quelli dil Dolfinà havesseno el poter, cussì come non hanno, za li haveriano taiati a pezi; ma stanno bassi per non haver possanza. Dimandato la qualità di le zente d'arme, disse a trovarse in Novara lanze 500 a cavalli 4 et 3 per lanza, ma la mazor parte 4; et che cadauno homo d'arme ha do arzieri a cavallo, et che son 1000 altri arzieri dil Re; che son arzieri 2000, et 5000 alemani a piedi, la mazor parte balestrieri. Dimandato l'ordene dil suo pagamento, disse che homeni d'arme, e tutto il resto, se pagano da tre mexi in tre mexi, li homeni d'arme a raxon de scudi X al mexe, et li arzieri scudi 6, et li pedoni scudi 3. Dimandato quanto indriedo haverle pagade, rispose che a dì 20 dil presente vorano page per 3 mexi. Dimandato se i aspettano soccorso de Franza, o ver di Aste, rispose che l'è vero che 'l Duca ha scritto in Aste per soccorso di 200 homeni d'arme, et per danari per la paga di tre mexi; ma non sa certo si 'l soccorso venirà etc. Item che havia fatto experientia con uno altro preson arzier, e fatoge dar molte torture; la examination dil qual non è stata diferente a la prima, salvo nel soccorso, el qual afferma che per tutto el paese de Franza, el qual eran hozi 29 zorni che mancava di Guascogna, è venuto insieme con 100 arzieri a cavallo, come è sta fatto una cria per tutta Franza, che tutti li baroni, cavalieri et zentilhomeni subditi al Roy, monteno a cavallo et vegnino a soccorso dil Re. Et per le terre dove l'ha passato per venir in Aste, havia visto far mostre di zente, le qual se mettevano in ordene. Et ancora advisò come in quel campo duchesco, capetanio el sig. Galeazo, questi erano li consultori: el sig. Fracasso, el sig. Antonio Maria, el sig. Nicolò da Corezo, et el conte Hugo di San Severino; et anche lui entrava, ma non fevano niuna cossa senza el consejo dil Duca, et che haveano ardentissimo animo de apizarse con li nemici, licet quelle zente siano mal pagate; et che erano di tre generation, Italiani, Elemani, Albanesi o ver Greci; tamen tutti erano di uno voler contra Franzesi. Item rechiedeva danari per la paga di Stratioti, li quali a dì 26 Zugno l'haveano livrata, licet havesse hauto 6 page. Et è da saper, che a dì 26 Marzo comenzò la prestanza, et però pregò la Signoria li fusse mandati danari.

A Venetia, a dì 12 Luio di Domenega fo fatto in piaza di San Marco una solenne processione de tutti li frati, preti et batudi di questa terra, portando cadauno qualche reliquia de Santi o vero cosse de arzento: era bellissimi aparamenti. Conclusive, fo degna processione; et fo messo a torno la piaza li panni, per schivar el sol, sì come se suol far el zorno dil corpo di Christo. Non vi potè esser el Prencipe, per non esser ancora molto gaiardo; era vicedoxe Andrea Querini conseier più vechio. El Patriarca aparato, et questi oratori: dil Pontifice, do dil Re di Romani, de Spagna, de Napoli, de Milan et de Ferrara, con molti senatori per numero 120, vestidi de seda et scarlato, et alcuni cavalieri vestiti d'oro, i quali qui saranno nominati: Polo Pixani era Avogador di Comun, Polo Trivixan era Cao dil Consejo di X, Piero Balbi, Zorzi Pixani dottor, Zorzi Corner et Marco Dandolo dottor. Et li altri cavalieri haveano o.... d'oro, o ver qualche altra insegna. Et fo sonado campanon per quel zorno, ma non fo fatto fuogi la sera, nè messo lumiere per li campanieli, perchè ancora non sapevano la vittoria quanto era stata, et non havendo fatto nel principio, ni etiam in questo zorno volseno far altro.