Dil ritorno di re Ferando di Aragona in Napoli, et fu accettato di cittadini.

Domente queste cosse intervengono, di la battaia fatta per l'exercito veneto con el Re de Franza, a dì 13 Luio zonse lettere di Roma di 9, per le qual se intese haver di Napoli di 7, come a dì 6 de l'instante, fo el zorno el Re de Franza ebbe la rotta, re don Ferando de Aragona re de Napoli con galie 9 et zerca 31 caravelle de Spagna, si apresentò a la città de Napoli, volendo ritornar nel Regno. Ma pur molti napolitani soi nemici con Franzesi si messeno in arme, et da li castelli ditta armada era salutata di molte bombarde, et el populo cridava: Franza! Franza! benchè per lettere di Lunardo di Anselmi vice consolo nostro fusseno certificati... Qualche uno pienamente cridava: Marco! Marco! dimostrando sarebbeno stati contenti dil dominio veneto, e non star sotto Franzesi nè ritornar sotto caxa di Aragona. Et per quel zorno ditta armada se tirò alquanto lontana, a ciò le artilarie non li offendesse; et poi el zorno seguente, fo a dì 7, esso Re dismontò a le Madalene, et con molti cittadini li era venuto contra, intrò in Napoli per la porta de Formelo vicina a Castel de Capuana. Et come si apresentò a la terra, el populo armato cridò: Ferro! Ferro! Videlicet: Viva Ferando! Et cussì col nome di Christo andò Sua Majestà ad alozar in Castel de Capuana, el qual era senza guardo et non custodito da Franzesi. Adoncha, pacifice, col favor dil populo et cittadini, benchè li fusse contrarii, Ferandino è intrato in Napoli. Et el populo con li soi messeno a sacco la caxa dil Prencipe de Salerno et dil Prencipe de Bisignano et dil conte de Conza, erano stati soi rebelli. Ma mons. de Mompensier vicerè franzese erano tirati col Prencipe de Salerno et altri Franzesi in Castel nuovo, fornito di munitione et artilarie; et cussì in Castel dil Uovo, torre San Vincenzo, Pizza Falcon et uno Monasterio di Santa Crose, a modo di forteza et Castel Santo Elmo erano Franzesi a custodia, sguizari et altre generatione. Et questi castelli si teneno per el Re de Franza. Et el consolo nostro, intrato che fu el Re dentro, andò subito a la soa presentia, alegrandose da parte di la Signoria nostra dil suo felice ingresso; el qual Re li usò dolcissime parole, digando che 'l conosceva esser ritornato in Napoli per le operationi di essa illustrissima Signoria, a la qual in perpetuo voleva esser ubidientissimo fiul. Item che mandò tre galie per don Fedrigo prencipe de Altemura suo barba era in la Calavria, el qual pur da mons. di Obignì vicerè havea habuto qualche danno, et li havia el Re mandato a dir venisse a Napoli. Et a ciò che el tutto se intenda, vi sarà scritto una lettera, scritta al Duca de Milano da Roma per suo fratello mons. Ascanio cardinal. Narra ad plenum questa intrata.

Exemplum litterarum Rev.mi D. Vice cancellarij S. R. E. Cardinalis Ascanii ad Illustrissimum Dominum Ducem Mediolani.

Illustrissimo Principe et Exc.mo D. frater et pater honorandissimus. In questa hora, che sono circa 24, ho hauto aviso di Capua de lettere delo incluso exemplo. L'homo è venuto con esse lettere è fameio di missier Jacomo, quale li scrive et riferisce lunidì a dì 6 era in Napoli, mandato dal patrone, che l'armata dil re Ferandino, quale era gionto a Yschia il dì avanti, se mosse a li 6, et venne verso Napoli, et fece scala a la Maddalena, dove concorse molto numero di cittadini napolitani, et deliberorono che la notte seguente più segretamente potesse, bona parte di la zente, qual la Majestà Soa havea conduta con sè, et cussì stete. El dì seguente, che fo Marti a dì 7, a hore 13, tutta la città comenzò a cridare: Ferro! Ferro! Et la Majestà Soa, acompagnata da uno gran numero di cittadini napolitani, intrò ne la città per la porta di Formelo a lato dil Castello de Capuana, quale era stata abandonata; et cavalcava Soa Majestà uno cavallo liardo grosso, con el stendardo a fiame, et tutti li segi erano alzate le bandiere de la Majestà Soa. La quale fo accettata con universal et incredibil letitia, accorrendo tutto el populo a basarli li piedi. Parte de Franzesi, quali si trovono in Napoli, a li primi cridi dil populo erano malmenati, parte si salvavano in diverse caxe, ma la mazor parte era fuzita et salvati in Castel Nuovo. Et in quella hora lo homo à portata la presente me dice che partì et venne con celerità a Capua per anonziar al patrone el successo di Napoli, e passando per Aversa dice che la ditta città medesimamente havea la sera avanti levate le bandiere dil serenissimo re Ferandino, et gionto a Capua, dove la sera avanti erano sta mandati 300 fanti de la Majestà Soa, trovò el medesimo; et dice che 'l populo havea preso il locotenente de Capua per havere la rocca, quale hebbe in mano soa, referisce anche come la rocca del Monte de Ragone, la quale teneva li Caraffeschi, havea alzato le bandiere di la preditta Majestà. Significa anche come trovandose in Napoli el Principe de Salerno, et volendo fuzire in Castel Nuovo, el populo el confortò a stare et lo assegurò; et nondimeno parve non volesse assegurarse. Referisce anche come Castel Nuovo, da poi la intrata dil Re, non trahe più come l'havea fatto prima; et anche la Majestà Soa havea mandato a dire a mons. de Mompensier che trahendo la Majestà Soa retraria in le bombarde li corpi de li Franzesi et maxime mons. di la Spara suo parente, el quale havea con la Majestà Soa. Aviserò con ogni diligentia el successo. Questi principii ò inviato, volendo con la celerità di la tascha pagata.... L'armata dil Re, per quello se intende, è di 80 vele et di 6 in 8 milia persone. La narratione che Franzesi haveano fatto, di haver data la rotta in Calavria al prefato Serenissimo Re, è stata falsissima, et niente. A la Excellentia Vostra me racomando. Rome, die 9 Julii 1495.

Exemplum litterarum D. Jacobi de Capua ad Ill.um et Rev.um Dominum Vicecancellarium.

Alla gratia bona de Vostra Ill.ma S. me ricomando. Aviso quello ch'è in questa hora 17. Questa città de Capua ha alzate le bandiere di la Majestà dil sig. re don Ferando el quale con grande alegrezza...... et saria impossibile a scriver con quanta alegrezza tutto è fatto per questa università, m'è parso dar aviso a Vostra Illustrissima Signoria, tenendomi certo che la ne piglierà piacere, per lo amore grande che quella porta a ditta Majestà dil Re suo nepote. Et ancora il simele ha fatto Napoli et Aversa. Baso le man a Vostra Illustrissima Signoria, et in bona gratia di quella de continuo mi racomando. In Capua, 7 de Luio 1495.


Et zonto che fo questa nuova a Venetia, Zuan Battista Spinello dottor et cavalier, orator di esso re Ferandino, andò con grande alegrezza in Collegio, et la sera havia sul campo di San Polo fatto far grandissimi fuogi in segno di leticia, però che la notte lui have lettere di questo. Et cussì questa mattina, a dì 13 Luio, si congratulò con el Principe era andato in Collegio quella mattina, et con la Serenissima Signoria, di esser tornato el suo Re in caxa soa, pregando fusse ajutato; et etiam esso orator et quello di Spagna domandò fusse fatto sonar campanon in segno di gaudio per la terra. Et cussì per la Signoria fu ordinato che per quel zorno tutte le contrade et a San Marco sonasseno campane, ma non fo fatto lumiere ni fuogi. Et quam primum fo udito ste campane sonar, tutta la terra credeva nostri, seguiva el Re de Franza, havesse habuto qualche vittoria, ma poi inteseno la verità, et la cagione perchè si sonava. Unde molti si dolseno che per tanta nostra vittoria non se havesse fatto dimostratione alcuna de alegrezza, altro che la processione fo fatta. Et da poi disnar, chiamato el Consejo de Pregadi, consultono quello havesse a far, et si dovesse seguir l'impresa di Puia, et fu decreto et scritto al capetanio zeneral dovesse seguitar in acquistar terre teniva el Re de Franza nostro nemico, ma che vardasse di haverle pacifice, et far ogni acordo prima che darli battaia, a ciò non segui la morte de nostri, et la crudeltà seguì a Monopoli; benchè nostri judicava fino quell'hora esso capetanio havesse acquistato altro, ma nulla fece, come dirò di sotto. Et ancora li fo mandato ducati 3000, et do gripi cargi de munitione et artilarie tolte da l'arsenal nostro.

In questo tempo a Cesena, terra di la Chiesia, seguite alcune novità, come per lettere di Andrea Zanchani podestà et capetanio di Ravena se intese: zoè a dì 12 Luio di Domenega, celebrandose uno solenne vespero ne la chiesia di San Francesco, ne la qual se ritrovava molta zente, venne Achylle Tiberti con 13 compagni con certi pugnali et spade sotto li mantelli, et andorono 4 volte su e zo per ditta chiesia, et quando li frati comenzono a cantar questo salmo: Laudate pueri Dominum, messeno man a ditte arme, tutti a uno tratto et comenzono a menar le mano in tal forma, che immediate in ditta chiesia subito fonno morti 7 et certi altri si messeno in fuga, et li preditti seguitandoli, per modo che ne morì zerca 25, li quali saranno notadi qui da st'altro ladi, et questi fo de li Martinelli et altri, loro parte contraria; et sachizò et spianò le caxe, gridando: Giesia et Libertà! Et poi andorono a la rocca, et feceno intender al castelano non tragesse per la terra, perchè loro la tenivano per Santa Chiesia, ma che haveano estirpati li traditori; et si fortificano in la murata. Et el Luni seguente da matina haveano ordinato di far li Martinelli assà più male, zoè che si dovevano adunar in piaza le zente dil Duca de Gandia et, adunate, seriano corso el volgo per vederle, et li soldati, qualli erano deputati, doveano cinque o sei per parte pigliare le boche di la piaza, et certi altri qualli erano ascosi in caxa di li Martinelli, et doveano a uno segno de spingarda correr al palazo di li Signori, et quello pigliar et amazarli; et il simel dovevano far quelli di la piaza, et poi andar per la terra amazando quanti ne trovavano de li soi nemici Tiberti. Ma prima, a loro Martinelli el zorno avanti intervene che fonno amazati, sì che credendo amazar, loro furon li morti. Ma per questo successe la Domenega, non seguite altro se non la morte di questi 25 di Martinelli. Et da poi in Cesena feceno uno zeneral consejo, et volseno che ogni sorte di zente, et di contado et di la cittade, intervenisse, et proposeno, come era di novo designato dal Pontifice loro governadore el Vescovo di Arles, per el qual segue tutti questi inconvenienti, come dirò di sotto; et cussì volseno cadauno dicesse la sua opinione. Tandem fo concluso, nemine discrepante, di non lo voler acceptar; et cussì feceno intender a do soi, che esso Episcopo havea mandato a la comunità per intender etc. Poi formono una suplication al Pontifice, de communi omnium consensu, suplicando vogli mandarli uno altro governador, perchè niuno non vogliono aceptar el vescovo di Arles; el qual, come fo divulgato, voleva intrar per forza, con lo ajuto dil sig. di Pesaro, et che havia fatto comandamento per tutto el vicariato de Fano vengi zente; et el castellano di Cesena era suo parente. Quello seguirà l'intenderete da poi. Ma per saper la causa de questi homicidii et novità de Tiberti et Martinelli, la qual inimicitia prese origine zerca anni 7, però che essendo in Cesena governador el Vescovo di Rimano, contraxe parentella con questi Martinelli, et successive comenzò a favorirli et honorarli più che non faceva di Tyberti; per la qual cosa l'odio, stato za molti anni tra queste parte, et era quasi extinto et viveveno pacifice, comenzò a rinovarsi, et Martinelli vedendo haver parentado con el governador et esser exaltati, etiam suscitò novi odij con li Tyberti, unde, partito ditto governador di Cesena et functo officio, fo spegazate le sue arme per Cesena, et prohibiteno non se portasse calze a la sua divisa, et altre inzurie feceno questi Tyberti per dispetto di la parte contraria. Da poi sucesse uno governador el qual fu neutrale et si faceva temere; demun successe questo ultimo governador Vescovo di Arles, el qual fo partesano sviscerato de Martinelli et persecutore acerrimo di Tyberti; et nel tempo suo sempre exaltono li Martinelli, et Tyberti scaciati et messi in exilij per rebelli. Et essendo pur ditto Arles governador, fo remesso a contemplation dil Re di Franza uno altro per governador pur per la Chiesia, zenoese di caxa de Fieschi, et come zeneral comissario dil Re stette alcuni zorni. In questo mezo, conclusa la liga, el Papa remesse costui dil governo, et fino questo zorno Cesena stete senza governador. Or parse al Pontifice de nuovo designar questo Episcopo de Arles, fautore de Martinelli; et pretendendo lui de vegnir al suo governo designato, questi Tyberti, cognoscendo a loro inimicissimo, per questo feceno ste novità seguite, de amazar li Martinelli e soi principali seguazi, a ciò non havesseno più contrasto, et li nomi de quelli fonno amazati quivi è notadi, zoè: Malatesta Martinello et sachizata la sua caxa, Ruberto Martinello sachizata et spianata la caxa, Francesco Martinello, D. Matheo et Francesco dottori fradelli, fiuli del dicto Gasparo Martinello con 3 soi famegli, Maestro Piero orefice, parente del Vescovo di Rimano, D. Bartholomio Benintendi dottor, Orlando Benintendi suo fradello, et sachizata la caxa, Jacomo Zamarino, capo di squadra dil duca de Gandia, et sachizata et spianata la caxa, Francesco Lanzeto, Alberto de Thomio banchier con un fameglio, Baldissera so fiul, Marco cameriere, Jacomo da Montiano, parente di Martinelli, Don Matiolo, alievo di caxa di Martinelli, Anibal di Lapi, Francesco Paxolino, Gaudiano da Montiano e Basso suo fradello, Jacomazo da Cremona, Zuan Francesco di Martinelli, Bernardino da Modiana. Item reteneno 13 altri seguazi de Martinelli. Et è fuzito Paulo di Ettor, sachizato la caxa, Anselmo di Dandini, Thomaso Martinello et Baldissera da Palazo.

Seguito dil Re de Franza.

In questo mezo el Re de Franza seguiva el suo camino. Et stato a Borgo San Donnin, andò di longo a Firenzuola, poi passò Pontemuro et alozò di fuora di Piasenza, poi a Castel San Zuane, et passò vicin a le mure di Tortona, et andò in Aste senza danno alcuno, come dirò di sotto tutto el suo successo. Et tuttavia l'exercito nostro lo seguitava. Et come per lettere di XI se intese de li Provedadori, date a hore 9 in Piasenza, che ditte nostre zente in do zorni haviano fatto mia 43 perseguitando essi Franzesi, et che il campo andava come havesse a far fatto d'arme, et in ogni loco li era portate vittuarie. Et per saper quella strada, dal Taro a Borgo San Donnin è mia 6, da Borgo San Donnin a Firenzuola mia 8, da Firenzuola a Pontemuro mia 5, et de lì a Piasenza mia 13. Et che continuamente nostri trovava qualche Franzese morto per strada et altre cose de cariazi; et che li villani li haveano ditto che li devano vittuarie et tutte le pagaveno; et che in camino morite uno de soi baroni, el qual veniva portato driedo cussì morto, et altri feriti erano portati su le sbarre. Et questo non voglio restar de scriver, che per le hosterie in questa fuga Franzesi andava scrivando con carbon: Havem più perdù che guadagnà, et la fin farà li conti.

Et a dì 14 Luio venne lettere in questa terra di 12, a hore 13, di campo, date in castel San Zuane, mia 24 di là de Firenzuola, come l'exercito Franzese andava con veloce camino, et intendevano esser lontano dal nostro campo mia 22, et che za si poteva dir esser in loco securo; tamen nostri frequentavano di andarli driedo, et che lo Conte di Caiazo lo havia zonto, et per bona via erano certificati andava parlando con quelli Signori per strata, et che quando andò driedo, andò più presto per confortar quei populi di Piasenza et Piasentina che per offender Franzesi, perchè etiam non harebbe potuto farli nulla; et che Franzesi haviano vittuarie di ogni banda, et che sì da la banda di sora havesseno voluto Milanesi far el so dover, zoè di taiar strade presto con guastadori, et altre provisione in ostarli, non passeno si presto, nostri li harebbono azonto, et che il sig. Fracasso con li cavalli lezieri et elemani erano in Tortona, et che intendevano el Vescovo di Tortona havia reduti molti paesani per mandarli a certi passi; tamen li mandò più presto per deffension dil Tortonese che per offender Franzesi; et che i nemici facevano il camin da corieri, non fazando dispiacer ad alcuno, e andavano a la soa via.

In questo interim, ritornando el Re in Aste, vedendo non haver più el conte de Petigliano, et che il sig. gentil Virgilio Orsini andava con lui di malavoia, unde li dette licentia et cussì ditto signor con zerca... cavalli andò in un castello dil Duca de Milan. Et inteso questo per la Signoria, fo scritto a li Provedadori di campo dovesseno mandar per lui, et farlo venir in campo, et far inquisitione diligente di la condition dil Re et de Franzesi, et cussì ancora dal Conte di Petigliano, el qual havia habuto ducati 1000 in dono et cavalcava con l'exercito, operandose in ogni cossa come havesse habuto nostro soldo, qual l'have dapoi, come scriverò più avanti. Et per lettere di campo poi se intese, date a Vogara a dì 13 Luio, che ditto campo franzese era reduto in loco securo di là di Tortona mia cinque, et prendeva el camino per Piamonte, per lettere di la Marchexana di Monferà, et che più non speravano di zonzerlo. Item che, passando el Re di fuora via di Tortona, mandò uno araldo al sig. Fracasso di San Severino, era lì in Tortona, li mandasse vittuarie et renfrescamenti, et che Fracasso li andò a parlar, et li fece portar vittuarie et quello rechieseno, et che li havia ditto a Soa Majestà la caxon di questa guerra; et che lui era col Duca di Orliens, li tenisse la soa terra di Novara, et che 'l Re li rispose voleva esser bon amico di esso Duca, benchè fusse seguito quello era seguito, et havesse fatto liga, et che di le cosse di Novara lui voleva esser zudexe di le differentie tra il Duca di Orliens et esso Duca de Milan, che ditto Fracasso rispose: Sacra Majestà, bisogna li sia reso una volta Novara et Pontremolo li e sta brusato. Et el Re disse: Di Novara spero conzerò tutto, et li donò uno cavallo. Poi seguite el suo camino verso Aste. Queste parole Fracasso scrisse a Milan seguite, ma la verità Deus novit. Sì che in 7 zorni el Re de Franza fece 80 mia, et cussì si redusse in loco securo. Ma voglio pur scriver come a dì 15 Luio da matina, uno savogim mercadante, venuto in questa terra, disse a la Signoria come per camino si havea scontrà nel campo dil Re, dove si mormorava di Soa Majestà, et che molti credevano fusse morto in battaia; et nostri pur stevano con qualche sospetto; ma zonto poi la nova che 'l sig. Fracasso li havia parlato, tutti fonno chiari esso Re esser vivo, licet nel principio quelli havea inzegno et pratica di le cosse sempre cussì judicò, et io sempre fui de opinione el Re fusse vivo come era.

Cosse seguite nel Campo di Novara.

Nel campo di Novara in questo mezo a dì 11 Luio la mattina per tempo si levò di la villa di Perna dove era alozato, et venne ad alozar mia do de qua de Novara in una villa chiamata Minona verso Verzei, dove arivono a hore 23; et questo per haver convenuto far una volta longa, per causa di le strade era rotte per le gran pioze erano state. Et in ditto loco el campo se puose, et tolse la via di le vittuarie venivano di Aste et Verzei. Adoncha comenzono a sediar Novara, la qual è terra situada in campagna, distante da la montagna mia X, ha quattro bellissime strade: la prima va verso Milan, passa el fiume Tesino; l'altra va verso Vegevane; la terza va verso Aste, convien passar Po a Verzei terra dil Duca de Savoia; la quarta verso il monte, dove si va a la volta di Elemagna; et ditta terra è circondata di campagne bellissime et acque in abondantia; et questo basti, per haver di questa assà scritto di sopra. Et a dì 13 da poi una Bernardo Contarini montò a cavallo con 70 Stratioti, andando a piacer verso Franzesi, et trovono 6 cavalli di loro, et quelli prese; et come scrisse in questa terra, li cavalli et panni non valeva 4 ducati per uno; unde fonno spogliati, tolti li cavalli, e lassati andar. Et a dì 15 cavalcò esso Provedador con 300 cavalli de Stratioti, et la mazor parte andono fino ne li borgi di la terra, e snudò certe case, tolto li letti, et niuno Franzese venne fuora a la difesa. Et in questo zorno a hore 16 ivi arivò 14 Stratioti, et quelli sotto Piero Duodo, i quali non sapevano dove si andasse, et stete con li altri. Et è da saper che el nostro campo che seguiva el Re, visto non poter far nulla, a compiacenza dil Duca de Milan passò Po et venne a conzonzersi con questi a l'impresa preditta, come scriverò il tutto al luoco suo. Et adoncha, aproximatosi ditto campo mia 14, però che a dì... Luio zonze, a dì 16 ditto da mattina venne el conte de Petigliano avanti nel campo duchesco, et insieme con el sig. Galeazo, capetanio Bernardo Contarini, et altri conduttieri andono a veder uno alozamento distante mia uno, dove era el campo preditto duchesco, et questo per alozar el nostro exercito, era atraverso le montagne sopra la strada andava a Novara comodo assà de acque, pradi et strami; et visto diligentemente esso Conte ogni cossa, tornono a disnar; et poi le scolte fece intender come i nemici erano ussiti fuora, 100 homeni d'arme, 600 arzieri a cavallo et 200 elemani a piedi. Unde el capetanio sig. Galeazo subito mandò tanta zente contra de ditti inimici, et ancora Bernardo Contarini armato montò a cavallo con tutti li Stratioti, et fece 3 squadre di Stratioti, in modo di una ala, et fece tutti zurasse voler morir per honor di la Signoria, lui era ne le squadre di mezo; ed andavano cridando: Marco! Marco! San Zorzi! San Zorzi! Et esso Provedador vedendo li nemici in ordine de battaia, non obstante questo fo el capetanio, comenzò a dimostrar de investir: et cussì tutte tre le squadre de Stratioti deteno dentro in uno istante, et nemici si messeno in fuga; li pedoni se tirò a le sbarre per esser vicini al borgo, fo discavalcati 26 homeni d'arme, morti de questi 10, et 12 fonno recuperati per li loro pedoni, ma ben morti li cavalli, et fo fatto presoni 4, tamen feriti a morte, et di pedoni et arzieri molti ne fonno feriti. Et questa vittoria fo senza aiuto de zente d'arme nè de cavalli lezieri nè balestrieri, però che nunquam niun homo d'arme fin qui a Novara havia visto Franzese per la ciera in campagna, se non li presoni erano menati in campo. Adoncha tutto l'honor era de Stratioti, i quali venivano adorati in ditto campo. Et in ditto campo et in questa baruffa fo ferito do Stratioti et uno cavallo; et per questo Bernardo Contarini comenzò a venir, et merito, in gran fama apud Venetos, et la Signoria li scriveva lettere laudandolo summamente. Et a ciò il tutto se intenda, qui sotto sarà scritto uno summario di quello fece Stratioti lì in campo, dal tempo zonseno fino che venne il nostro exercito lì a Novara, et prima.

Summario de Franzesi presi da Stratioti nel campo di Novara in questi tempi.

A dì 24 Zugno si andò col campo a Vegevene, per uno Stratioto fo preso do homeni d'arme con i so cavalli et arme.

A dì 25 ditto a Vegevene, morti 9, presi 9, feriti 26 Franzesi, tra arzieri et homeni d'arme; cavalli, tra morti et feriti, 12.

A dì 2 Luio in Perna morti 12 Franzesi, portà 3 teste su le lanze in campo.

A dì 4 ditto, presi 12 villani di Novara, 8 Sacomani con i loro cavalli et muli.

A dì 7 ditto, cavalli 12, presi 6,..... cavalli et amazono 9 arcieri.

A dì.... ditto la sera, presi a la scaramuza 4 homeni d'arme, tra i qual mons. Loys di Sansonaia, morti 25, di quali li nemici ne fece sepelir 15; el resto fece sepelir nostri; item cavalli 31, pedoni 15, et un altro homo d'arme, el qual tolseno li Elemani, oltra cavalli assaissimi morti.

A dì 16 ditto in Megnone fo discavalcati homeni d'arme 26, de li qual X morti et 4 presoni con ferite; cavalli 12 morti, et fra arzieri et pedoni morti e feriti assaissimi.

A dì 17 Luio da matina, per lettere di 13 di Zenoa dil Secretario nostro, se intese come l'armada franzese de legni n. 12, tra galie et galioni et barze, era stata presa; sopra la qual havea trovato oltra li butini, che fonno assà, boche 300 di artilarie, 400 botte di polvere, le porte enee di Castelnuovo di Napoli, le qual costono ducati 20 milia, ut dicitur; etiam 200 donne, tra donzelle et altre giovane, licet da franzesi fusseno state assà tastate: le qual fo quelle tolseno a Gaeta, come ho scritto di sopra; et ancora 20 moniche, le qual essi Franzesi menava in Franza, et il modo le preseno, sì come per do lettere mandate al Duca de Milan, le qual saranno qui sotto scritte, se intenderà. Et essendo andato a ditta impresa Zuan Adorno capetanio di le fantarie fratello dil Governador, et Zuan Alvise Dal Fiesco fratello di Domino Obieto, tamen teniva col Duca de Milan, con molta zente verso Rapallo a dì 13 ditto a hora di terza l'armata zenoese assaltò ditta franzese et quella prese con tutti li homeni, che non potè fugir niuno. Et fo preso il capetanio mons. de Miolans, el qual era amalato; et esso medemo disse a Baptista Spinola, che fo quello lo prese, come dil suo proprio era su ditte Galie per ducati 10 milia, sì che zenoesi vadagnò per questa impresa più de ducati 100 milia, oltra li legni et le artilarie; et cussì ditta armada fo menata in Zenoa con grandissima consolatione. Et uno di quelli fantacini prese mons. Peron de Basser assà nominato di sopra, et quasi la prima causa di far venir el Re de Franza in Italia, et con inzegno si seppe liberar, perchè non era conosuto, et li dete ducati 125 a quello lo havia presone, et fo lassato; el qual andò a trovar li altri, zoè mons. di Bressa et il Cardinal San Piero in Vincula et quello di Zenoa, i quali si ritrovavano a Besegna su quella Riviera. Et Zenoesi con questa vigoria volevano mandar zente contra de questi. Ma Filippo mons. di Bressa preditto have comandamento dil Re dovesse venir con tutte le zente in Aste da Soa Majestà, unde subito si miseno in camino con li ditti do Cardinali, et venivano per certe vie per scontrar el Re, da poi inteseno el successo de Fornovo. Ma el Marchexe de Mantoa et Provvedadori nostri di campo, intendendo el venir de queste zente, mandò Piero Duodo provedador con li Stratioti zercha 200 et Cozanderle Todesco con 500 Elemani per obviarli la via, et si quelli fusseno venuti sarebbeno stati presi; ma loro, inteso questo contrasto, feceno un'altra via assà arida et cativa per alcuni monti, et tandem non senza pericolo zonseno in Aste, dove era zonto el Re, et San Piero in Vincula fo sempre al so consejo, ma quelli nostri fanti andono in Alexandria di la Paia per custodia di quella città.

Questa è una oratione devotissima scritta in franzese sul officiolo del re de Franza Carlo ottavo, la qual dicono fo di re Carlo Magno, transcripta et traduta in italian ydioma, ut infra, ad literam[139].

Come l'exercito di la Signoria andò poi a campo a Novara in aiuto dil Duca de Milan.

Essendo apropinquato l'exercito di la Signoria a Vegevene, per andar ad acamparsi a Novara, a dì 17 Luio, Piero Duodo provedador con li Stratioti volse prima venir a conzonzerse con li altri era sotto Bernardo Contarini, et li andò contra esso ditto Bernardo Contarini, usandoli savie et acomodate parole, volendolo ricever come suo cavo (capo), perchè quello fo electo per el consejo di Pregadi. Et zonto Piero Duodo scrisse a la Signoria, come per non metter division fra Stratioti era con lui con questi altri, non stava ben dui capi ivi; et zonse ditta lettera a dì 20 ditto. Et considerando el Principe con li padri de Collegio come optime se portava el Contarini, et senza alcun salario, prima li scrisse una lettera laudandolo summamente, exortando el perseverar di ben in meglio, et fo decreto che lui con li 50 Stratioti dovesse star separati di quelli era con el soprascritto Piero Duodo provedador, et fo mandato danari per dar paga a li Stratioti, et etiam a lui per farse le spexe, trombeta et stendardo, fo dato licentia potesse operar, licet ancora non havia titolo di Provedador, ma solum Governador o vero diretor de ditti Stratioti. Conclusive, le sue opere fo dimostrate esser accette a la Signoria. Et poi il campo preditto nostro, a dì 19 ditto, zonse a Castel Chiasuol mia uno et mezo di Novara et zerca uno dil campo duchesco, li venne contra el sig. Galeazzo capetanio zeneral dil Duca de Milan con tutto el so campo; et con gran vigoria nostri se alozono. El qual castello, è da saper, la notte avanti fo preso a patti, salvo l'haver et le persone; nel qual erano franzesi 30, dei qual molti fonno feriti. Et questi intendendo venia l'exercito di Venitiani, se volseno render; et fo trovato era assà biave et più de fuora in alcune caxe, le qual franzesi, intendendo ivi andava el campo duchesco, le brusono con le caxe, zudegando poterse loro tenir nel castello. Ma come li fo trato 4 passavolanti, subito se reseno al sig. Galeazzo capetanio con li so Elemani; pur fo trovato fermenti et vin poco et altre robe; le qual volendole partir tra Elemani et fanti ducheschi, tra loro veneno a remor, et ne fo morti alcuni. Et sopra venuto el nostro exercito, fo sedato el tutto. Et, subito zonto, scrisse li Provedadori in questa terra, come lì in campo era do openion. Una dil sig. Governador et altri condutieri fo de andarse alozar ne li borgi, et per assedio veder de rehaver Novara, facendo el tutto non vi entrasse vittoarie nè soccorso, unde convegnisse prender partito; et cussì voleva custodir tutti li passi. Quella dil Conte de Caiazo et ducheschi era di piantarli le bombarde per forza, non si volendo render, con battaia veder di haverla; et questa sarebbe stata la miglior via et manco spesa. Item che era venuto uno trombeta di Aste in campo, da parte di mons. di Arzenton che fo qui ambassador, dimandando salvo condutto de poter venir con 40 cavalli in campo a veder di conzar le cosse, et che loro Provedadori non l'haveano voluto far, benchè el Governador dimostrasse fosse ben fatto a farlo, per intender el voler suo. Et zonte quelle lettere a dì 22 da matina in questa terra, et el corier de le poste disse publice el nostro campo esser sta rotto et messo di mezo; unde, parse molto di novo a quelli l'uditeno, et stavano assà sospesi et di malavoia, non sapendo la verità. Et poi, lette le lettere, et visto la cossa come era, de baruffa de Elemani solamente, fo ordinato subito ditto corrier fusse retenuto a ciò havesse nunciatura di tal nuova. Et per li cai dil Consejo di X (era questo mese Marin Contarini, Francesco Mocenigo et Polo Trivizan kav. da la Dreza) li fo dato cinque strapà de corda, per voler intender dove havia inteso questo; et poi fo lassato con admonitione più non dovesse dir quello non sapeva, ma portasse solum le lettere. Et da poi disnar fo chiamato Pregadi, et scritto in campo che per niente fusse dato audientia a esso Arzenton, maxime havendo visto quello sempre ha operato, sì in la giara dil Taro, quam quando era qui orator; et che dovesseno piantar le bombarde, et al tutto veder de acelerar l'impresa et rehaver la terra, tuttavia havendo a mente et caro la vita di soldati nostri, la qual la Signoria molto amava. Et el zorno seguente venne lettere di 21 de Milan, come il campo havia cinto di ogni parte l'assedio a Novara, et non havia lassato aperta se non la via di monti; et questo fece a ciò venisse Franzesi per darli soccorso, li qual da nostri sarebbe stati presi, perchè non potevano venir senza esser visti da nostri; et che 'l Duca voleva mandar bombarde in campo; et che la Domenega venendo el Luni de notte, fo di 19, in Novara era sta visto gran fuogi, judicavano dimandasse soccorso; et che pur volendo mons. di Arzenton, zoè il suo messo, risposta da li Provedadori dil salvo condutto, etiam da ditti Provedadori questo istesso se intese; li quali, non havendo ancora habuto el decreto di la Signoria, ma tolseno rispetto uno zorno. Et poi a dì 20 la sera, consultato con el Governador, li detteno ditto salvo condutto, et che si ben per loro non l'havesseno fatto, el capetanio dil campo duchescho za lo havia fatto. Quello di lui seguite, et si venne o non venne, sarà scritto di sotto. Item, notificava come, per presoni presi di Novara, erano certificati esser assà numero de zente, el Duca d'Orliens et el Gran Bastardo de Borbon et altri signori assà, et che haveano vittuarie per pochi zorni, et non potendo venirvi per niuna via, necessario li sarà prender partito: la qual cossa feva per nui. Et a ciò el tutto se intenda, qui sarà notado quello fece summarie el nostro exercito, dal zorno che zonze fino a dì 28 Luio, come per una lettera venuta di campo vidi. Et prima, alozato che fu el campo, el sig. Marchexe de Mantoa, governador, con alcuni pochi da poi disnar essendo ussite di la terra zerca cavalli 200 per far la sguaita (la spia) a nostri sacomani andavano disproveduti, et per le guarde discoperti, ditto Marchexe andato, fonno a le man con nostri sti Franzesi, dei qual fo morti 4, feriti X, et de nostri fo feriti zerca 6, morti do, et do cavalli: et Franzesi fuziteno in la terra, et si disfidono per el zorno seguente, fo el Marti a dì 20. Unde, el campo se messe in arme et cavalcò, zerca persone 4000 tra le fanterie el homeni d'arme, verso la terra, et ne ussite Franzesi 2000, el forzo era però Sguizari, et fono a le man le fanterie, et de ditti fo morti 4, feriti da 30 in 40; de li nostri, do morti et zerca X feriti; et scaramuzono un hora. Et el sig. Marchexe non intrò in la scaramuxa, ma stette sempre a veder. Et Franzesi fono reculati ne li borgi. Et a dì 22, a uno castello mia 8 lontan dil campo, dove era zerca 40 cavalli di sacomani franzesi che andava lì intorno, da quelli dil castello fono presi e fatto presoni. Et a dì 24 de matina fo messo a sacco uno castello, chiamato Castellazo, che si teniva per franzesi, et dentro ne era da 30 persone, fonno tutte prese. Et la sera poi, volendo andar carra 10 in 12 di vittuarie in Novara, le qual venia condute per una strada di sopra verso la montagna, et havia una grossa scorta de Franzesi, i quali si haviano imboscato, et le zente de Paris da Lodron era sta messe do trati di balestra lontan di la terra con la sua compagnia, esso Paris di zerca provisionati 800, et vedendo ditte vittuarie le preseno et menavale per via per modo che ussite fuora la varda de Franzesi, e fono a le man con nostri, et recuperò li suoi carri, et menolli pur in la terra; et mandando in campo a dimandar soccorso et cri: Armedar! Arme! subito quello si messe in arme, ma non fono a hora. Et questo è quanto successe in sti zorni. Et a dì 25 ditto zonse in campo el sig. Pandolfo Malatesta de Arimano con squadre 12, era a soldo nostro; etiam zonse Zuan Paulo di Manfron, el fratello del sig. di Pesaro, et le zente dil Duca di Gandia, come dirò di sotto. In Novara era pur carestia; el pan picolo se vendeva uno soldo l'uno; vin poco et cussì strami da cavallo, come per uno fo preso questi zorni intesene nostri. Et si questi 12 carri non intravano, stavano molto mal. Atendevano a fortificar la terra, far fossi, repari dentro le mure; et in rocca era assà vittuarie et artilarie, et ogni zorno aspettava soccorso di Aste. Et è da saper che mons. di Arzenton, licet havesse el salvo condutto, non venne in campo, ma fo divulgato andò verso la Franza, o vero per far venir la zente o tuor danari, come di sotto più diffusamente scriverò. Verum est, che in campo era spetato, et lui non venne, et la cagion non se intendeva.

Questo è l'ordene per lo levarsi da Vespola e andar a conjungersi con l'altro campo verso Novara, fato a dì 18 Luio 1495.

Primo li guastadori.

Dom. Piero Duodo, provedador, con li stratioti di Levante.

Tutti li altri cavalli lezieri italiani.

La persona de lo Illustrissimo sig. conte de Caiazo.

El squadron de li alozamenti.

Le fanterie con tutti colonelli, nel modo parerà a misier Jacomazo, de' quali è antiguardo missier Nicolò da Savorgnano, oltra li Todeschi, quali andaranno inanzi.

Zente d'arme.

El colonello del sig. Antonio da Montefeltro, et conte Zuan Francesco de Gambara.

El colonello dil conte Bernardin Fortebrazo, et di Domino Marco da Martinengo.

El colonello de Domino Thadeo di la Motella, et domino Alexandro Coglione.

El colonello dil conte Carlo di Pian de Meleto, et domino Talian da Carpi.

El colonello dil sig. conte di Caiazo, et di domino Hanibal Bentivojo.

El colonello de lo illustre sig. Marchexe, al qual tocca el retroguardo de ditte squadre per le artilarie con 200 fanti dil prefato Marchexe.

Li cavalli a man manca caminando con la zente d'arme ch'è li capi de li colonelli, elezeno uno condutiero per cadauno, et lo mandino per tempo con el sig. conte di Petigliano et sig. conte de Caiazo, per partire lo alozamento. Item, che ogni uno facia che li sacomani vadino nel suo colonello, et si sarà trovati fuora alcuno, sarà apicato etc.

Ordine de le factione hanno a fare partitamente li marascalchi dil campo.

Primo che missier Marco da Martinengo et el conte Johanne Francesco de Gambara habino cura di mettere et ordinare le guarde, vedete, scolte et scorte, con tutte le altre factione dil campo secondo acaderà a la giornata, havendo intelligentia con la....

Che missier Febus et el conte Alvise Avogaro e missier Carlo de li Tagiati pigliano cura di le vittuarie, e provedano che non siano impedite, anzi prestino favore et aiuto a chi ne condurà, a ciò che 'l campo resti abondante.

Che missier Tuzo et Aloisio de San Nazaro stiano a la cura de cariazi, et per camino provedino che si vadi con l'hordine statuito, drizando simelmente le artilarie al loco suo.

Che Zuliano de Cotignola habi cura continuata de li guastadori, et de far far le spianate, tante nel cavalcar come ne li alozamenti et dove bisognasse.

Item, che ancora che li ditti marascalchi siano deputati a la factione partitamente, come di sopra, si debbano però in tutte le altre cosse varie et operare et atendere insieme, et ad ogni volta che chiunque di loro si trovano uniti possano dar sententia et determinare ogni cossa di qual sorta si voglia, pertinente a l'oficio suo.

Exemplum cuiusdam literae Alexandri Benedicti Veronensis, physici in castris.

In castrorum tumultu sumus, tumultuarias accipies literas meas, passus.... prope Novariam sumus, geminaque castra locata sunt, in quibus XL.ta milia hominum firmata sunt. Novarienses auxilia a rege expectant; ille Aste fixit castra; tormenta maxima huc mittuntur pro.... oppugnatione, circa Urbem.... non constituunt: in dies res protrahitur, magna Venetorum impensa. At Ludovicus Mediolani Dux consulto id facit; qui capta urbe, Venetos domum reverti dubitat, Gallorumque regem redditurum. De Venetis militibus hic pauca subjungam.

Petrus Duodus, militum levis armaturae Dux, magna potitus est.... V.m aureorum, nequiter inter stratiotas divisa. Aloysius Valaressus acriter pugnavit, ab omnibus laudatur, sine praeda est totus miles... Grittius in agmine erat juxta castra, cui pugnare non contigit. In commentariis historiam redegimus, quam expectabis. Vale. Ex castris venetis et sociorum, die 22 Julii 1495.


Non voglio restar da scriver come fo divulgato, che 'l Re de Franza, essendo za securatosi et fugito, ut ita dicam, de Italia, a quelli soi che nel fatto d'arme ben se portò a Gierola da poi a chi donò 1000 scudi, a chi 500, a chi possessione, a chi gratie. Et come fo ditto, el fiol dil Duca de Ferrara, don Ferante era con lui, li concesse privilegio de Duca de Melfi. Et è da saper che ditto Duca de Ferrara advisò esso Re, essendo per discender li monti al Taro, de 3 cosse, le qual fo causa che ditto Re si apizasse con le zente nostre et venisse di longo a passar: primo che la Signoria nostra non havia tante zente come era la fama, et, si ben fusse, non sariano preste; secondo, che Italiani haveano poco animo, et non poriano resister a le forze de Franzesi; tertio, che nostri in campo non haviano libertà de investir nè apizarse, et che questa era l'opinione di la Signoria; di le qual cosse tutte andò fallite.

Ancora voglio scriver, come partito el nostro exercito da Gierola, in campo fo amazà Lorenzo Avogaro, zentihomo nostro et cittadino di Brexa, era lì in campo franzese, et venuto nel nostro per adatar el conte de Petigliano, et fo incolpò di.... et vero. Lo amazò do fratelli, videlicet Hannibal et Zuan Antonio Del Denedo.

A dì 19 Luio zonse lettere di Roma, a dì 16, come el Pontifice era molto alegro di la gran vittoria havia inteso esser stata, benchè molti scrivesse in Corte al contrario, maxime Fiorentini, come ho ditto; et che di le cosse successe a Napoli, esso orator nostro non havia alcuna cossa, ma ben havia mandà tre messi, parte per mar et parte per terra a Napoli, con lettere a Lunardo di Anselmi et ad altri, per inquerir alcuna nuova; tamen ancor non erano tornati. Et che 'l cardinal Orsini li havia mostrato lettere, et etiam a la Santità del Pontifice, come mons. di Belcher era intrato con li altri in Castelnuovo, sì che non fu vero che Ferandino l'havesse ne le mano, come fo ditto; et che sperava di brieve Ferandino haria li castelli. Item, che 'l signor Prospero Colonna era andato a Napoli per veder de assestar le cosse, et voleva esser in amicitia con Ferandino preditto, el qual se ritrovava in Napoli in Castel de Capuana, et che se divulgava voleva mandar tre ambassadori, uno al Pontifice, l'altro a questa Signoria, et el terzo a Milan; et che molti lochi dil Reame voluntarie erano venuti sotto soa Majestà et caxa di Ragona, non però le terre grosse. Et quei de San Zermano, volendo per suo Re esso Ferando et non più el Re de Franza, li habitanti si erano levati in arme et pigliato el capetanio era lì a quel passo, franzese, et quello fece squartar in obrobrio de Franzesi et exaltation di Aragonesi; et che fino do zorni a la più longa ritorneria li messi mandati a Napoli, per li qual copiose l'ambassador nostro preditto sarà advisato dil tutto. Item, che 'l reverendissimo Cardinal de Medici era tornato in Roma, et dimostrava non voler cussì questa rotta, tamen Romani la credevano. Et poi a dì 24 ditto zonse altre lettere pur di Roma, date a dì 20, per le qual la Signoria fo advisata di molte cosse di Napoli; tamen che ancora non havia hauto risposta di sue lettere. Ritornati li tre messi mandati qui, vehementer se meravigliava, ma che havia hauto una lettera di 14 dil Ferandino, data in Castel de Capuana, drizata a esso Hyeronimo Zorzi, orator nostro, per la qual li advisava Soa Majestà come havia reabuto pacifice quasi tutta la Puia, tranne Barletta et Manferdonia, nominando fra le altre città. Item, Terra di Lavoro, Salerno et S. Severino in la Calavria, et altri luogi; et che ogni zorno veniva syndici de diverse terre a darse et ritornar sotto di lui, zurandoli di novo homazo, et che sperava di brieve haver el Castelnuovo, nel qual era mons. di Mompensier et el Principe di Salerno con altri, et che ditto castello bombardava la terra, facendo molti danni. Si ralegrava di la vittoria habuta la nostra Signoria contra el Re de Franza. Et come da poi per altre lettere se intese, in Napoli fece gran feste de fuoghi per la terra per tutte le strade, li qual durava tutta la notte, tamen quelli de li Castelli non sapevano la causa di questi fuogi, et credeva facesseno per esser ritornato il loro primo Re. Et tal rota a Napoli se intese a dì 2; ergo in cinque zorni l'ebbeno, che fo molto veloce et prestissimo; et la copia di ditta lettera mandò a la Signoria. Et ancora el so ambassador andò a la Signoria con grande alegrezza, et a molti patricii mostrava una poliza, diceva haver habuta dal suo Re don Ferando, de li lochi et terre reaquistate; la qual sarà qui sotto notada. Et esso Re medemo scrisse una lettera in questa terra, data in Castel di Capuana, a dì.... de l'istante, dagando al Principe dil Padre colentissimo, ringratiando molto la Ill.ma Signoria, però che, mediante quella, era ritornato nel Stato, et sperava haver li castelli, et recuperar tutto el Regno perso; et notificò el modo era intrato. La qual lettera era in carta pergamina, bollata tamen di cera; et il suo orator la presentò: la qual qui sarà notada, et fo letta in consejo de Pregadi a dì 25 Luio con grande piacer de tutti.

Lista de le terre rendute a la Majestà dil re don Ferando di Aragona, da poi esser intrato in Napoli.

Lo Ducato de Melfi, Capua, Aversa, Calbi, Carinolla, Sexa, La torre di Monte dragon, Castel a mar de Vulturno, La torre de Franco luxe, Teramo, S. Zermano con tutte le terre di la Badia, Murgliano, Nolla, La Sora, La Tripolda, Avellino et altri castelli vicini, Sarno, La torre del Greco, Carigiano, Castelamar de Stabia, Rico, Sorento, Masa, Salerno, Nocera dil Pagano, La cava, Montoro, tutto lo contà de Conza, Troya, Fogia, Nocera di Puia. In Puia, Manferdonia, Barleta, Trani, Bisignan, Molfetta, Juvenazo, Barri, Molla, Pulignan (non era vero), Leze, el contà de Venoxa, el contà de C...., el contà de P...., el contà de Spoleti, el contà de Matalon, Puozuoli, Carpi.

Et inteso questo prosperar de nostri, per varie opinione erano nel Senato, tandem a dì soprascritto preseno di far uno orator a Napoli a ditto re Ferandino, per dimostrar cussì come erano contenti di ogni sua allegreza et recuperation dil Reame; cussì ancora farli noto quello Venetiani havia operato in ogni tempo con el Re de Franza, et zerchato sempre de conzar le cosse in Italia. Et el zorno driedo, fo 25 Luio, venne pur lettere di Roma di 21, però che l'orator nostro era vigilantissimo in scriver et advisar il tutto, adeo tutti lo laudava summamente. Et si have lettere di Lunardo Anselmi, consolo a Napoli nostro, di 12 et 13, la continentia di le qual, per scriver la verità di ogni cossa, havendo quella, autentice qui sarà scritto, et maxime di quelle di 17, per le qual esso consolo narra el tutto assà copioso. Et prima, come per lettere di 12 di Roma, di l'ambassador nostro, havia inteso la rotta seguita a Fornovo, et felice successo de nostri a Novara, et che a dì 15 ricevette ditte lettere. Le qual habute, subito andò in Castel di Capuana a trovar el Re, el qual havia per lettere dil cardinal Ascanio inteso quasi questo, et era li soi dil Consejo reduti, zoè el Conte de Brienze, el Conte de Matalone, el Conte de maridiano, el Marchese de Pescara, el Conte de Muro, domino Marino Branchatio, domino Andrea de Genaro et Theodoro Tranlci et altri, et li lexe ditte lettere, le qual molto a Soa Majestà piaque, atribuendo gran laude a questa Signoria liberatrice de Italia. Et disputato qual camino potesse far el Re de Franza per liberarse, et concluseno deliberavano intender el successo. Et richiese ditte copie di le lettere di campo per farle exemplar, et mandar a la Serenissima Regina in Cicilia, et allo Illustrissimo Prencipe de Altemura, et cussì gele dette. Et el zorno avanti, havendo habuto queste bone nuove, esso Re a mezo zorno cavalcò a la Nonciata a referir gratie a l'altissimo Dio, et fece far fuogi per tutta la terra, che a pena se poteva passar per le strade mentre duravano. Et poi la mattina a dì 17 fo a San Domenego a messa al Crucefixo molto divotamente. Item, che a dì 16 de matina fo certa scaramuza a li repari, che alcuni Franzesi erano venuti fuora et altri erano descesi sul molo di alcune galie, per pigliar una torre; quali con le artilarie di la terra furono scaziati, con morte di 16 di loro a li repari; pur fo qualche danno, et più fu una ferita ebbe el Conte de Monte Odorisso nel zenochio, loco assà pericoloso: era persona notabile, et maxime nel exercitio militare. Item, come in quel zorno aspettavano dovesse zonzer el sig. Prospero Colonna, et el Re li fece preparar stancie in Castel de Capuana a presso a lui, et che si divulgava saria dacordo etiam el Prencipe de Bisignano, mediante ditto Colonna ch'è suo parente. Item, tutte le terre di la Puja se erano rendute al re Ferando, et che Soa Majestà usa ogni liberalità et munificentia, et quelli li erano rebelli et contrarij sono deventati devoti et fedeli, et che 'l conte da Liano et Joanne Paulo da la Maura, fugiano a Benivento, et fonno presi et menati da Soa Majestà, et liberò et perdonoli. Item, che 'l sig. Zuan Francesco di Gonzaga con la moglie et figlioli, che come ho scritto, andò a Napoli a trovar el Re de Franza, el zorno quando zonse l'armada de Ferandino di Napoli, fugite a la sera; et esso Re li mandò a dir liberamente venisse, et venne, et quello molto acarezò; el qual die ritornar a Mantoa, andando in Puja, poi per mar in questa terra. Et che nel castello se ritrovava el Conte de Conza, per causa dil Prencipe di Salerno, et el Re li havia perdonato; niente di meno volse suo fiul governasse el Stado; et per questo voleva ditto Conte ussir di castello, ma non fo lassato. Et come dice un'altra lettera di Hyeronimo Rengandori fiorentin, data a dì 18 Luio pur in Napoli, dirizata al nostro orator a Roma, che per lettere di 15 de lì, de Piero de Medici, haviano inteso la verità di la rota, la qual sarà causa di redure a devotion di quel Re el resto dil Reame, come el prencipio processe da la pigliata de Monopoli per la nostra armata; la qual cossa inanimò ciascun a convocar Ferandino senza paura; et cussì ritornò in Napoli. Et che quello Regno e tutta Italia, con la sapientia, prodentia et gajardi provedimenti di questa Signoria è stata redempta, et trata di mano di barbari, zente superba et insolente. Item, che in Terra di Lavoro manca solo a reacquistar lo castello de Salerno; el qual era forte et fornito per alcun mexe. Tutta la Puja si havia dato, se non il Monte di Santo Anzolo et Taranto. In Abruzo si teniva Ortona, Civita di Chieti, Sermona et l'Aquila. In Calavria era mons. di Obegnì, Vicerè, con 1000 sguizari et 200 homeni d'arme amalato. El Prencipe di Bisignano, el conte de Meleto, et de Capazo si sperava di redur con Ferandino, et che 'l Conte de Capazo havia mandà a dir al Re, quello si farà per li altri di caxa Severina lui etiam seguirà. Et el Re preditto ha mandato el conte de Matalon con 100 homeni d'arme, et dize sarà n. 2000 fanti in Calavria.

Item, che li castelli assiduamente salutavano con le artilarie Napolitani, senza tamen far danno fin qui; et hanno assà vittuarie de megli, et risi maxime; et l'armata franzese di barze do, galiaze do, et altri legni fino a la summa di 16, stava tra li do castelli distesa, mia..., con vento a proposito, facilmente se bruserebbe; et che fra tre zorni si dovea combatter et che l'armada dil re Ferandino nominata di sopra era lì dintorno et che quella notte era intrati do bragantini franzesi venivano di Hostia in ditta armata. Et che nostri, zoè el Re, pativa assà per non haver bombarde grosse, et quelle havea era poche; et el Re fece intender ne li castelli la rota e la fuga dil Re, offerendose de far passar do o tre di loro fino a Pisa ad accertarsi di questo. Ma loro mostrano poco stimarlo, et che Capua, Aversa et Nola li haviano portato a Ferandino danari, et menate zente d'arme et fanterie; el simel li baroni, et lo Duca de Traieto, le università convecine, et molti mercadanti et cittadini con danari; et el populo donò al Re ducati X milia. Item, quelli che non haviano consignato al Re de Franza el rescosso, consignò al presente a questo Re; in somma havia habuto zerca ducati 50 milia; molti monasterij li havea portati arzenti, perchè se ne servisse, et non li volse pigliare; et che 'l Re usa ogni umanità, piacevolezza, liberalità et gratiosità con ogni uno; parlando a tutti, nè niuno si partiva di Soa Majestà scontento; nè volse intender alcuna offesa, nè che li fusse parlato di vendetta, per bonazarse li populi. Et che, come ho scritto, el Conte da Liano, Jo. Paulo da la Maura et Troiano Gentil a Soa Majestà ribelli, confiscato el suo et condenati a morte, fogendo, fono presi a Forsolana, et Soa Majestà li fece liberar, et perdonò, et li confirmò ne li Stadi loro: cossa assà notabile, et che non se havia provisto ancora a la ordination di la justitia, nè ordination dil Regno, aspettando il Principe di Altemura, o vero non li paresse ancor tempo; et che in quel zorno era zonto el Sig. Prospero Colonna, ricevuto con molta festa dal Re. Et questo basti, quanto a ditte lettere. Et a dì 17 ditto, esso re Ferandino succedeva prosperamente, sì come ho qui scritto.

Et inteso tutte queste nuove per nostri, consultando quid faciendum, scrisseno al Pontifice erano di opinione che Soa Santità come capo di la Christianità, et havia quel Regno per suo et li dava censo, dovesse mandarli zente, zoè li 400 homeni d'arme Soa Santità dicea haver, a ciò esso Ferandino fusse soccorso mediante la lega; et che poi che 'l sig. di Pesaro non poteva venir in campo a Novara, et voleva mandar suo fratello, saria el meglio la sua persona a Napoli vi andasse con queste zente. Et haveano za a dì 25 eletto nostri ambassador a Napoli Nicolò Michiel, dottor et kav., era venuto capetaneo de Brexa el qual del 1493 fu orator a Napoli a re Ferdinando vechio, et da lui nel so partir ricevette la militia; ma per la età, et esservi stato in tal legation si excusò, et fu acceptata la soa scusa. Et a dì 27 ditto fo eletto uno altro, Polo Capello kav., era stato ambassador l'anno passato in Ungaria ad allegrarsi dil regno a re Ladislao di Boemia, insieme con Marco Lando, dottor et kav., da el qual Re fonno decorati di la cavalaria et libentissime accettò. Tamen non andò, mentre fo compito quasi questa impresa, zoè l'opera mia, come dirò da poi.

A dì 26 Luio venne lettere di Trane di 15, non però drizate a la Signoria, narava come el nostro capetanio zeneral con l'armata era ancora a Monopoli, et havia mandato Francesco Valier, soracomito, con una altra galia per quelle terre di la Puia a marina, a dir dovesseno render, non aspettando l'armata, zoè a quelle si teniva per Franza; et che a dì 7 venuto lì a Trane, quelli cittadini essendo di varie oppinione, però che 'l populo si harebbe dato, visto le gran promesse li era fatte et la bona compagnia si faceva a Monopolitani, ma li zentilhemeni non volevano, fino non intendeva il successo di caxa Aragona. Et è da saper che in questa terra, sì come ho scritto nel secondo libro, Venetiani hanno certe jurisditioni, ottenute da re Lanzilao, et cussì si observa di levar el stendardo di San Marco ogni festa, per mezo la chiesia di San Marco et dil palazzo dil capitano et altre. Hor conclusive, questi di Trane risposeno al preditto sopracomito andasse a Manferdonia, poi ritornasse, che li saria dato risposta. Et in questo interim venne la nova in Puia come Ferando era intrato in Napoli, et amazato assà Franzesi, sì che Barletta fo la prima levasse le insegne aragonese. Et a dì 9 etiam Trane levò, fazando feste etc., et mandono a Napoli a zurar fedeltà et omazo; et ancora Molfetta, Manferdonia, Bestize, con tutte altre terre di marina fece questo medemo, da Monopoli et Poligniano in fuora, che si tene per San Marco. Tamen che alcune rocche come quella di Bari et di altri luogi, non si havea voluto dar, et si teniva per il Re di Franza, ne le qual era Franzesi, ma che volevano aspettar uno di caxa di Aragona, che venisse et li presenterebbe le chiave. Et è da saper, si la Signoria nostra havesse voluto usar più celerità, et fusse stada cupida di acquistar Stado, senza dubbio acquistono tutta la Puia, perchè tutti bramavano Venitiani, et non volevano star più sotto Franzesi, et aspettaveno de zorno in zorno l'armada nostra, la qual steva a Brandizo senza far nulla; sì che si puol veder la bona volontà de Venetiani in voler spender per liberation de Italia, et non se curar de tuor altro Stado di altri, ma ben conservar il suo, che è assà et bellissimo sì da mar come da terra. Dil capetanio nostro Antonio Grimani, da 8 dil mexe in qua, non si have alcuna lettera fin questo zorno; et se intendeva havea mandà per Bortholomio Zorzi, provedador di l'armada, era con galie 6 a custodia di l'Arzipielago, dir venisse da lui, non essendo più paura per questo anno di l'armada turchescha. Item, mandò a Corfù a tuor zente per augumento di l'armada.

Adoncha, concludendo, re Ferando prosperava et reaquistava el suo regno; et a tutti perdonava, dicendo: Io son Ferando; et si havete sig. Baroni fatto alcuna inzuria o rebellion al Re mio padre o mio avo, non l'havete fatta a me, et vi perdono. Et volendo perdonar al Principe di Salerno, era in Castello con Franzesi a Napoli, in questi zorni li mandò a dir venisse a lui, che li perdonava ogni offesa. El qual rispose era Anzuino et volea morir al servizio dil Re di Franza. Et vedendo nostri el so felice successo, risposeno a la lettere di Soa Maestà sapientissime, con parole di gran conforto, congratulandose del so felice ingresso, sperando di rallegrarsi di l'aquisto di tutto el regno, et come per soa exaltazione li aveano eletto Paulo Capello kav. ambassador a Soa Majestà, el qual presto lo manderebbe, et conferirà con Soa Majestà el tutto.

Remuneratione fatte a molti benemeriti di la Signoria per le operationi fatte al Taro.

Parendo a li Savij di Collegio et a quelli che governano la Republica Veneta, non esser cosa più degna et laudabele in uno Stato quanto premiar quelli che nelle cose opportune si adopera, non solum dimostrando bon voler et vera fede, ma ancora meteno la propria vita per la salute dil Stato di quelli da li qual hanno stipendio; et conciosiachè in questa battaglia fatta a Fornovo su la giara dil Taro contra il Re di Franza, molti si portò valentissimamente, mediante de li quali seguite la fuga de Franzesi, non havendo stimato la vita per questa Signoria; et havendo inteso li principal nostri morti, et etiam quelhoro vivi fedelissimi, deliberono remeritarli con queste provisioni saranno notade qui sotto. Et cussì, a dì 24 Luio, nel Consejo di Pregadi fecero tutti questi decreti, et prima:

Conoscendo la fede de lo ill.mo sier Francesco de Gonzaga, marchese de Mantoa, Governador dil nostro exercito, et non havia ancora habuto el baston et stendardo, et strenue si havea portato in questa impresa, et per remunerarlo, licet fusse d'anni 28 et non più in altra battaglia experimentado, fo eletto Capetanio zeneral nostro da terra di tutte le zente sì da piè come da cavallo, et mandarli con grandissimo triumpho infino in campo el baston et stendardo: et per Piero Marcello et Zorzi Emo, eletti a questo oratori, fonno mandati, come dirò di sotto. Item, che l'habia tutta la conduta l'ha, et più quella di suo barba sig. Redolfo morto..... Item, ogni anno, per el suo fratello, li sia dato ducati 2000, et per il fratello di madona Ixabella soa mujer ducati 1000 ogni anno; et che di presente li sia dato ducati X milia d'oro de contanti, mandati fino in campo. Questo fo assà presente, et da esser stimato. Era in questa terra do soi oratori, venuti a inchinarsi a la Signoria, zoè dom. Phebus di Gonzaga suo cusino, et l'altro Zorzi Brognolo, era venuto per star fermo de qui; ancora uno Zuam Carlo, suo secretario: et in questa sera feceno assà fuogi et feste a la soa caxa; et la mattina andono in Collegio a referir gratie, et in questa sera medema li fo scritto.

Ancora, havendo ne li zorni superiori la Signoria ricevuto una lettera sapientissima di madona Catharina relitta dil sig. Redolfo di Gonzaga morto da Franzesi, et letta in Pregadi, la qual fece quasi tutti lacrimar, et era di questo tenor: Serenissimo Principe et Excelsa Signoria. Heri mi fo portato el corpo del sig. Redolpho mio dolcissimo consorte, la morte dil qual mi fo di amarissimo dolor, el qual m'ha lassà cinque figlioli, 3 femene e do maschij, li qual haveria mandati a far uno presente a la Vostra Serenità come servi, ma per esser quelli in tenera età gli nutrirò a nome di quella come suo schiavij, et come i serà in età perfetta, i manderò a donar a la Signoria Vostra, a la qual i racomando insieme con la povera madre, e prego V. S. si degni dar risposta a l'aflitta madre. In modo che, come ho ditto tutto el Pregadi si commosse, et preseno, sì come la richiese, prima di tuor li soi castelli in protetione et dar a lei con li figlioli di provisione a l'anno in vita ducati 1000 d'oro, et mandar tre sue fiole a spexe di la Signoria nostra, quando saranno a età legiptima, condecentemente. Item, a li do filioli promettono di dar a tempo saranno etiam in etade, la conduta havea il padre; la qual al presente ha el sig. Marchexe di Mantova loro cusino.

Et essendo morto quel strenuissimo sig. Ranuzo dil Farnese, preseno di dar la sua condutta di cavalli 600, zoè a uno suo fiul ha anni 14, cavalli 200, et ad uno altro di manco età altri cavalli 200, come havia il padre; licet in questa guerra havesse 200 in più: la qual condutta, fino saranno atti a governarla et ad età perfetta, sia governata per uno che parerà a la Signoria nostra. Item, che habbino de provisione a l'anno con le sorelle ducati 400; et le ditte etiam siano maridate juxta el so grado de li danar di la Signoria, quando saranno a la etade. Et el conte Bernardino Fortebrazo, condutier nostro, el qual era ancora a Parma in caxa di Don Andrea Baiardo, uno dei primi di quella città et si miedegava, et oltra li altri medici andò a la sua cura, per la Signoria nostra li fo mandato maistro Andrea Morandino cyroycho excellentissimo sta a Padoa, et etiam di qui uno maistro Zuam de Tristan da Verona, pur cyroycho; el qual lui lo richiese. Et per saper el tutto, come per una lettera soa scritta da poi megliorato assà. A dì 20 Luio in questa terra a Piero Marcello, fo di Jacomo Antonio kav. fiul, la qual ho etiam letta, come successe esso Conte in la battaglia, et la substantia sarà qui posta. Primo come lui non era di openione de apizar el fatto d'arme, ma voleva lassarli muover et loro stessi se rompevano; ma deliberato el sig. Marchexe di dar dentro primo, a lui tocò el secondo colonello, et el tertio al conte di Chaiazo; et assaltato ogni uno li nemici al luoco suo, procedevano a l'impresa. Et esso Conte armato, sopra el so cavallo combattendo, molti messe al basso. Et poi lo assaltò uno kavalier con sopravesta su le arme de veludo negro e d'oro a falde, et steteno un pezo a le man; tamen, ferito, si rese a lui et detoli el stocho suo, el qual messe a la cadenella de l'arzone; et demum ne prese uno altro, et successive in un momento 4, computà do kavalieri boni baroni, con catene al collo, et havia 4 stochi di nemici a un tratto a l'arzone. Et tuttavia andava combattendo verso el stendardo, con openion, si era seguitato, di haverlo o tutto o parte. Et zonto lì, lo afrontò uno gran maestro, et fonno a le man; et al suo cridar era saltato ditto conte da altri 4 kavalieri, et li presoni havia si mosse contra di lui, salvo uno; tandem combattè contra 8, et in fine have una bota di aceta in la tempia, un'altra in su la copa pur d'aceta et lo stornite; poi una lanza restata in la schiena, et cussì tramortito fo gittato da cavallo a terra, et li deteno 12 ferite, 7 su la testa, 3 in la gola, et do in le spalle; et si non havea el gorzerino doppio sotto l'elmo, le ferite in la gola l'harebbe morto; ma non lo penetrono: tamen li dette passion, adeo non poteva ingiotir l'aqua. Et cussì, habuto 12 ferite, Franzesi lo lassono per morto, abbandonato da tutti, dil so colonello, et fo conculcato da cavalli. Ma uno suo regazo lo strassinò in uno fosso, et il suo ragazo za era sta morto, che lo serviva a combatter, et tuttavia pioveva. Cessato il fatto d'arme fo per uno de li soi portato in campo a lo alozamento, et visitato da li Provedadori, et per essere in extremità li fo ricomandato l'anima; poi fo portato a Parma, et li medici de lì non se curavano medicar tal ferite, dicendo non era speranza. Et Alexandro, so cancellier, mandò a Bologna per medici, et li fo levato tre pezzi d'osso di la testa, in modo restò scoperto tanto cervello come uno fondi di bona tazza, per haver fatto di tre feride una sola; poi zonse la soa donna et lettere di la Signoria che molto lo rallegrò, et etiam maistro Andrea Morandin; adeo comenzò a star meglio, et in pochi zorni varite. Et el sig. Galeoto di la Mirandula, comissario de lì dil Duca, do volte lo andò a visitar, offerendoli per nome dil Duca etc. Et cussì la Signoria mandò per lui, et zonse in questa terra a dì primo Avosto, non però al tutto compito da varir; et fo medicato, mandatoli danari per la Signoria; et alcuni Savij di Collegio, nomine Dominij, lo andò a visitar, confortandolo etc., adeo in brevissimo tempo varite, et andò molto alegramente in Collegio, et tutta la terra have piacer di la sua salute per la sua fideltà. Adoncha, a questo conte Bernardin el qual havia 460 cavalli, li fo cressuto di condutta fino a summa di mille, et dato di provvisione a l'anno ducati 500 per la sua persona. Et a uno fiul fo di Vincenzo Corso morto ut supra, li fo dato el resto di la condotta che erano rimasti vivi degli homeni d'arme dil padre; el qual havia 200 cavalli, et mandar le so fie, et dar ducati 400 per dota; le qual non havendo madre, siano messe ad habitar in uno monasterio qual parerà, et habi ducati 40 per farsi le spexe.

Ancora Alexandro Beraldo patavino virilissimamente morto, fo conferito la sua condotta di cavalli 100 a uno suo fradello chiamato Francesco, et etiam confirmatoli la provision havia annuatim a la camera de Padoa, de ducati 8 al mexe, per haverse alias questo Alexandro in Roverè a la guerra di Thodeschi ben portato. Unde li fo dato ditta provisione.

A Ruberto di Strozi fiorentino foraussito, fo dato la sua condutta a uno suo fradello si ritrovava etiam ferito da franzesi a Ferrara; el qual scrisse a la signoria una lettera dicendo voleva morir come el fradello per quella. Et per questo, a ciò si restaurasse per Zuam Francesco Pasqualigo dottor, kav., vicedomino a Ferrara, li fo fatto dar ducati 100 d'oro.

A la muger de uno Zuan Bianco era contestabele, morto ut supra, tamen era saracino valentissimo, li fo dato una caxa in la cittadella di Verona, dove potesse habitar, et ducati 6 mese in vita suo.

A Nicolò da Nona fidelissimo nostro, havendosi operato strenue et non ateso tuor cariazi come li Stratioti, questo havia ducati 20 di provisione al mexe a la camara di Zara, che de coetero habi ducati 25 al mexe et 30 in tempo di guerra, et cavalli 100, et in tempo de pace tegnir cavalli 25.

Et oltra di questo fo scritto a li Provedadori in campo, et mandato queste provisione date, et che proclamano, che per questo la Signoria non si dimentica de li vivi restati che si hanno ben portato contra Franzesi; et che la volontà di la Signoria è di remeritar tutti ai benemeriti, et che hanno fatto questo quanto per la informatione habuta, et a li morti tanto; et che tutti debbino vigilar in portarsi bene etc. Et scrisseno al sig. Marchexe capetanio zeneral, et il titolo di la mansione e qui posto: Illustri et Potenti Domino Francisco Gonzaga Marchioni Mantuae et omnium nostrorum gentium armigerarum Capitaneo Generali filio nostro carissimo.

Ancora in ditto zorno fo premiato li heredi et muger di Piero Bembo patricio nostro, morto Soracomito da le artilarie de i nemici a la battaglia de Monopoli in Puia: fo preso che uno suo fiul habi a l'anno in vita soa ducati 120 da l'ofitio dil Sal per spexe de viver. Item, maridar do so fie quando saranno in età perfetta, et darli de li danari di la Signoria ducati 2000 per una; et do altre fie voleno andar munege, ducati 200 per una al suo munegar; et un'altra vestita nel monasterio di Santa Maria de le Vergene li sia dato a tempo di la soa sagra, per la festa ducati 50, et cussì fonno date queste provisione.

Seguito ne li campi di Novara fino a dì primo Avosto 1495.

El nostro campo in questo mezo alozato a Castel Tigliano, dove stava li Provedadori, el resto a la campagna; et erano vicini mia... a Novara, et stavano su pratiche de moversi, per non esser in loco sicuro alozato. Et li ducheschi zerchava molto di tuor le fanterie dil ditto, et non bastava. Zonto che fo lì ditto nostro campo, volseno 500 fanti per mandar in Alexandria di la Paia, poi fanti per mandar a Tortona, poi altri 500 per custodia di uno castello di la Duchessa di Savoia haveano preso, chiamato Castellazzo, come ho scritto avanti; et a dì 26 Luio dimandono fanti 1000 et cavalli 300 per mandar a custodia di uno passo, et li fono dati. Et Marchiò Trivixan, provedador, volea poner fine a l'impresa et dar el guasto a Novara; ma loro non volseno. La causa non se intendeva; imo intendendo nostri che in molti lochi vicini erano robe de inimici in salvo, non volseno consentir che le se tolesse, et dicevano voleva haverla più presto fatta che disfatta la terra; però non erano di opinione di piantarli le bombarde, le qual non erano però lì, ma dicevano di ozi in domane die zonzer, nè il guasto consentì fusse dato per non disfar el paese, ma haveano piacer di tenir el nostro campo ivi. Et a dì 26 ditto fo mandato Francesco Grosso, capetanio di la cittadella de Verona, nominato di sopra, con molti cavalli et fanti per expugnar uno loco chiamato Brionza, lontan dal campo mia 6, di la Duchessa di Savoia; et zonti haveno la terra, ma la rocca si tenne, et voleva pati. Mons. di Arzenton have el salvo conduto, et non venne in campo; et fo divulgato era andato in Franza. Et a dì 27 da matina li nostri Provedadori, ricevuto lettere di la Signoria dil crear dil capetanio zeneral el sig. Marchexe se andono a congratularsi con Soa Signoria el qual era molto di bonavoja e contento. Poi feceno lezer le lettere publice di le provision date, et come la Signoria era per premiar quelli che viriliter et con fede si havia portato nel fatto d'arme, adeo tutto el campo benedizea el Senato, digando, se uno moriva, lassavano a' sui figlioli et padre et madre. In questa sera mandono zerte zente d'arme et fanterie al loco di Brionza, a ciò non li vegni soccorso, perchè la rocca tolse termene fino a dì 28 a le 20 ore a renderse se non li venendo soccorso. Et per una lettera venuta a la Signoria dil Marchese di Mantova, tunc governador, fo decreto a dì 24 Luio per il Senato, et scritto in campo a li Provedadori dovesseno far comandamento a Piero Duodo, era sopra i Stratioti, dovesse subito venir a Venetia non passando per Crema. Et cussì a dì 28 da mattina li fo fatto tal comandamento; el qual subito montò a cavallo et venne verso Venetia, et zonse a dì 4 Avosto; et tamen non fo trovato in lui oppositione alcuna, pur non fo più rimandato in campo, ma el governo de li Stratioti tutti fo dato per li Provedadori a Bernardo Contarini, et poi confirmato per la Signoria, demum a dì... Avosto preso nel Consejo di Pregadi per portarse bene havesse titolo de Provedador de Stratioti, et ducati 100 al mexe, come havia esso Piero Duodo et ogni altra cossa. Et per spie tornate in campo a dì 28 Luio, li Provedadori inteseno fra Turin e Aste si feva aparati per alozar assà numero de persone, le qual di breve dovevano zonzer; et che 'l Re havia fatto tre consegli in Aste, et volea venir in persona a socorrer Novara. Ma poi haviano terminato non si mover ma mandarvi zente, et esser a le mano con nostri; et per questo li Provedadori erano in qualche consideration, et per non star col campo in loco securo, perchè, dove erano, da tre bande potevano esser assaltati: primo da li nemici da Verzei; secondo da le zente de Novara, dove eran zercha persone 3000 da fatti; tertio di le zente di Aste. Et convenendo combatter da tre bande, impossibil saria stato a resister; et li Ducheschi volevano nostri se tirasse mia 3 lontan, in loco manco securo; et nostri volevano redursi a Vegevene, et sarebbeno stati securissimi; et cussì stavano quotidie in disputation, scrivendo a la Signoria quello li pareva dovesseno far. Et in questo zorno la roca di Brionza se rese a patti.

In Aste per una spia inteseno se facea con gran pressa uno revelino a la porta. El conte Carlo de Pian de Meleto era con le sue zente in guarda de Tortona; li Ducheschi el mandò a Zenoa, et etiam Zuam Griego con balestrieri, la qual cossa non piaque a' nostri, de haver mandato senza licentia. Et a dì 29 Luio da mattina fo fatto consejo da li Provedadori, dove se redusse el capetanio zeneral nostro, et el conte de Chaiazo so fradello, et el conte de Petigliano, et altri conduttieri, et Jacomazo capetanio di le fanterie, et parlato per tutti quid agendum; ultimo volse esser Marchiò Trivixan, provedador, dicendo al tutto et mostrando con rason evidentissime, che meglio era andar alozarse in loco che si havesse el stado de Milan da drio le spalle, perchè non haveriano briga de custodir se non davanti per niente, perchè davanti saria el campo dil Re, dai ladi (lati) le zente di Novara, da l'altro lai (lato) quelli di Verzei. Et disse molte rasone, le qual non voglio qui scriver. Et tutti quasi si risolse ne la soa opinione, excepto li Ruberteschi o vero Sanseverini, li quali volevano sbaraiarsi et star in campagna; tamen non deliberono cossa alcuna. Era anco in questo conseio Bernardo Contarini, al qual in questo zorno li fo dato el governo de li Stratioti; et a hore 19 andò dove alozaveno li Stratioti dil Duodo, col canzelier de li Provedadori; el qual li comesse dovesseno tutti obedir questo come so Provedador, et tutti li basò le man, et fonno molto contenti, perchè havia etiam lui la lengua loro, et li acceptò benigne. Habuto nostri la rocca Brionza, el conte de Chaiazo mosse le so zente a custodia, et el sig. Talian da Carpi con la so compagnia fece ussir, et fo mandato a guarda di un'altra forteza chiamata Torqua. Le fanterie nostre per zornata andavano fuzendo, et non potevano nostri far tante provision che restasseno, secondo el costume de fanti, ma per la paga tutti erano. El Duca de Milan intendendo questo de li campi, deliberò de venir lui medemo in campo, per veder con l'ochio meglio li alozamenti, et udir tutte le opinion; et scrisse volea venir. Item, mandò più volte et in questi zorni a dir a la Duchessa de Savoia, che restasse di dar adito et alozamenti a' Franzesi; ma lei si scusava dicendo non poter far altro, ma che per sui subditi non sarà dato alcuna molestia a' nostri; et per queste parole el Duca non voleva, li Stratioti corseno a dar el vasto fino a presso Verzei. Et questo basti dil seguito fin primo Avosto. Quello succederà vederete.