In questo mezo a Napoli el re Ferandino continuamente andava a li repari sopravedendo, et andava armato con una curazina et falda di maia et una partesana in man, insieme con el sig. Prospero Colonna, el qual zonse lì a dì 18 Luio, come ho scritto; et el consolo nostro spesso andava a parlarli, dimostrandoli nove de qui de li campi. Et essendo insieme a dì 21 a una fenestra, esso Re disse: Io ho causa de star de bona voia, conoscendo con quanto amor quella Illustrissima Signoria s'è mossa ad aiutarme, unde, avegna che io habbi portato sempre ogni paterna reverentia per la bona amicitia è stata fra quella et la Majestà dil sig. Re passato, tanto più al presente la ho in honore et reputomeli ubligato, quanto che ha fatto più per me che per niun de quelli. Et però sempre li sarò buon et optimo figliolo, et spero lo cognoscerà in dies; et cussì in tutte cosse occorrano sempre per servitio di quella, et per ciascun de quella terra, me troverà prompto et ben disposto etc. Et è da saper che andò contra el sig. Prospero Colonna, per honorarlo, Don Alphonso fratello dil Re et Don Carlo fratello dil Cardinal di Aragona, ambi naturali; et molto signori aozò in Capuana in Castello, et cenò la sera con il Re, et de amico dil Re de Franza si fece di questo re Ferandino. Ma so fradello sig. Fabricio era pur soldato ancora, et sviscerato, dil Re de Franza lì in Reame.
A Napoli li repari se lavorava continuamente, et era assistente el Marchexe de Peschara, fidelissimo al Re nuovo. Di continuo tirava a la terra artiglierie, et faceva pur qualche danno. Et a dì 18 di notte feno assà luminarie, et treteno più del solito; la causa non se intendeva. Et a dì 21 da matina, a hora di messa, quelli dil castello trete una bombarda, la qual dette nel tetto di la chiesia di San Domenico, dove era assà persone; inter caetera, el consolo Lunardo di Anselmi nostro, et fece uno buso, spavì (spaurì) ogni uno, et passò oltra di fuori. Item, a Napoli haveno a dì 20 lettere di 16 de Trani, come le rocche di Bari, Trani, Barletta et Manferdonia ancor se tenivano per Franzesi, ma speravano di breve haverle. Item, a dì 23 si aspettavano lo duca de Melfi a Napoli, et il simile lo duca di Gravina. Era divulgato esser morti in Calabria mons. di Obegnì, tamen non sapevano certo; ma ben stava malissimo. Et a dì 23 el molo grande con una torre si rese al re Ferandino; la qual torre subito il Re la fece ruinar, et fatto repari per ponervi le artiglierie, con le qual potrano far danno al castello da la banda dil mar, et l'armata; et li repari quotidie se lavoravano, et el Re andava ogni dì a soraveder. Et in castello si diceva mons. di Mompensier esser amalato, et steteno 3 zorni che non frequentono cussì el trazer, come soleano. Item a dì 24 inteseno le rocche preditte di la Puia erano rese; et che Leze havia alzato le bandiere di Ferandino, et preso el Duca con uno altro si chiamava el re de Pitot. A Taranto erano reducti molti Franzesi. El Prencipe de Altamura era a Brandizo; et per intender el tutto, qui sarà scritto una lettera dil re Ferandino, scritta a soi secretarii a Roma.
Rex Siciliae al Ripol et Berardino.
Questa sera havemo hauto aviso da missier Piero Carazolo, quale mandamo in questi dì al Ducha de Melfe et al Duca de Gravina, come ditti Duchi hanno già alzate le nostre bandiere et si sono reduti a la nostra fideltà, et che erano in camino per venir ad trovarse con le zente loro. Similiter questa sera è venuto da noi lo canzelario del conte di Capaze, el qual ne ha affirmato, per parte de ditto conte, come sarà lo simile incontenente; et che manderia subito da noi lo figlio con le zente soe. Da Amanthea è venuto uno nostro fidato, et qual partì Domenica di quella città: dice che passando dui dì avanti per Cosenza, intese che mons. di Obegnì stava malissimo, te che da poi essendo in l'Amanthea, venne nova che era morto. Come sarà la nova certa, ve ne daremo aviso; fra tanto del preditto darete noticia a la Santità dil Nostro Signor, et a lo Ill.mo et Rev.mo Vicecancellier nostro patre, et al magnifico don Gracilasso, ambassador de Castiglia, perchè semo certi ne haveran piacer. Le zente franzese che sono in Calabria erano divertite ad Tropeya, et stavano de lì intorno, et ogni dì se presentano a la terra la qual sta fortissima. Et lo Rev.mo Cardinal scrive che di quelle cosse stieno di bon animo, et che ne lassemo lo pensier a lui.
Date in Castel nostro Capuano, Neapolis, 22 Julii 1495.
Rex Ferdinandus
Chariteus.
A tergo: Magnificis viris Aloysio Ripol et Berardino Francho secretariis et consiliariis nostris dilectis.
Et a dì 25 zonseno a Napoli el Duca preditto de Gravina et el Duca de Melfi con le militie loro. El Principe de Altemura smontò a San Cathaldo in Puia, et quel Duca si dete a lui a discreptione di la Majestà dil Re; demum andò a trovar el nostro capetanio zeneral con le tre galie havia, poi andò a Manferdonia per alcune reliquie gallice, che de lì se atrovava. A Napoli, preso el molo, fo messo per re Ferandino alcune artilarie tiravano a l'armata franzese. A dì 26 de notte el sig. Prospero Colonna con una galia partì de Napoli per andar dal Principe di Bisignano so parente, per condurlo a ubidientia dil Re. El prefetto de Senegaia era a Sora, indurato in nimicitia con el prefato Re; el qual pochi zorni avanti fo scritto, per via de Ravena, a la Signoria era morto, tamen non fo vero; pur era amalato.
A dì 27 lì a Napoli venne nova, el Principe de Altemura havia habuto, oltra tutte le forteze de Puia, anche el Monte de Santo Anzolo; et che tutte quelle zente franzese, di le qual era capo uno don Juliano, dovevano venir de lì assecurate. Et a dì 28 da matina con le bombarde fo profondato una de le barze franzese lì a Napoli. El conte de Monte Odorisso, fratello del Marchexe de Pescara, che fo ferito da' Franzesi, come ho ditto, stava pur cussì; poi varite. Et el consolo nostro, a dì ditto, havendo ricevuto lettere di 26 da Roma, andò in Castello da la Majestà dil Re, el qual li disse, Soa Majestà havea scritto in questa terra, dimandando l'armata nostra in suo aiuto; et che 'l favor de quella armata havia grandemente zovato a tutte cosse sue, incomenciando da quello fo facto a Monopoli, per la pertinentia de quelli, che exinde tutte altre terre fonno più facilmente venute a obedientia. Per el qual benefitio grande, disse Soa Majestà, siamo per haver perpetuo obligo verso quella Ill.ma Signoria, come havemo et haveremo; et che sperava haver di breve il Castel nuovo, perchè el cavo (capo, capitano) era stato a parlamento con il conte de Trivento, et che comenzavano a patir; et Castel di l'Ovo ha segnato, quello farà Castel nuovo, etiam loro faranno. Item el Re mandò el sig. don Cesare con zente a Taranto, et speravano si darà incontinente. El Prencipe de Salerno se intese in castello era amalato. Et in questo zorno di Napoli se partì uno ambassador deputato a Roma al Pontifice, chiamato Hieronimo Sperandio, dottor, che alias vi fu, et anche in questa terra, come ho scritto di sopra.
Rex Siciliae etc.
Ripol et Berardino. Questa sera havemo habuto nova da Calavria, quelli de Terra nuova havevano mandato ad Reggio el capetanio dil serenissimo sig. Re de Yspania et nostro....., che è là, che si dovesse conferire in Terra nuova, atento che mons. de Obegnì era morto. Et preditto capetanio era stato deliberato partisse per quello camino, et poi andare a le zente franzese che son rimase in quella provintia. In questi dì, da quelli stavano al Castel nuovo fo mossa certa pratica per mezo dil capetanio di l'armada, che essendo noi stati ad parlamento con ditto capetanio fin ad l'armata, parendone che non c'erano cosse di substantia, dicessemo al ditto capetanio che non volevamo audire più simil pratice, et restamo in conclusione che se quelli dil castello non veniriano ad cose di fondamento et stabile, che non si dovesse dare più orechie, et auscultare cossa che dicesseno. Questa sera per ditto capetanio ne è stato mandato a dir, che domane ci vole venire a parlar, parendoli havere cosse di substantia. Noi intenderemo quello volerano dire, et a presso dil tutto vi aviseremo. Volemo che debiate comunicare ogni cossa con la Santità dil Nostro Signor et con lo rev.mo et ill.mo sig. Vicecancellier nostro patre, et con li magnifici Ambassadori di Spagna et Venetia, et con chi altri ve parerà. Hozi è venuto a noi Bernardin Branzia dal sig. Fabricio, el qual non era ancora arrivato. Jacomo Pontano noi lo havemo expedito; domane se ne torna con expeditione di quanto ne ha referito.
Data in Castello nostro Capuano. Neapolis, die 27 Julii 1495.
Ferdinandus Rex.
A tergo: ut superius scripsi.
In questi zorni, andando di Roma a Napoli certe lettere dil cardinal San Dyonisio a mons. di Mompensier, vicerè, era in Castello, fonno intercepte et presentate al re Ferandino. Le qual qui saranno notade.
Mons. Io me recomando a Vuj tanto de bon cuore come posso. Io non ho hauto mai altro che una lettera de vuj, despò che el Re è partito da Napoli, nè saputo nove de vuj, si non per...., el qual m'ha scritto d'Aquapendente arente Siena, et heri mi manda le lettere originale che mons. lo conte de Lignì scriveva al suo locotenente al ditto luogo di Siena, zercha la vittoria et felicità che 'l Re havia hauta contra soi inimici; le qual ve ho mandate per la via de' mei signori Colonnesi, che ho tutti zorni confortadi et intretegnudi al manco male ho saputo, perchè tanti corieri hanno sta perduti et presi et amazadi, che non so si haverete hauto le ditte lettere. De recao ve rimando la copia, et vi prego che mi faciate sapere de le vostre nove al longo, per questo presente portador; azò che le menzogne et false inventioni di nostri inimici, noi hanno creduto far grandi danni et dispiazeri, et desviar assà di boni amici dil Re. Ma Dio sia laudato, che la verità di la vittoria de se est notoria, et clare cognosciuta tante volte, a fine che non facemo de recao sua utilitade de false inventioni. Io vi prego che spesso me scrivete de vostre nove, et la verità; et mandatine le lettere che vorete scriver al Re, perchè ho preso intelligentia per farle tenir secrete fino a Siena a mons. de l'Isle, che seguramente le manderà al Re. Mons., despò le ditte lettere, noi havemo per conto seguro che 'l Re sie arivato a Casal, et a questa hora pol zonzer mons. d'Orliens. Noi havemo la vegnuta de' mei signori lo principe d'Orange et mareschalcho de Riuss con una grandissima armada. Mons., io prego a Dio che vi daga bona vita et longa et vittoria contra nostri inimici. Mandatine la risposta a Gaieta, per la far me tegnir come ho scritto al capetanio.
Scritto in Roma, adì 19 Luio 1495.
Io tutto vostro,
Cardinal de S. Denis.
Villa nuova. Luni ultimo, che fo 6 de questo mese, lo Re desfece in bataia el marchese de Mantoa con tutta l'armada de' Venetiani e parte de quella del Duca de Milan, le quale stavano al numero de 25 milia in 30 milia persone, et poi che hanno sta bene batuti, si poseno ben a l'andar. Io vi assegno la più bella et grossa compagnia che mai homo habia visto, et meglio in hordene al mondo. Et a fine che voi sapiate meglio la facione, per contar ai altri, voi dovete saper che per il Domenega davanti, la matina, loro arivò a Fornovo, che è do mia del suo campo, et credeva el ditto sig. che al ditto zorno avere la battaglia, perchè aspettava soi inimici più de 8 hore sopra la bella riva; et quando vete che loro non volevano marchar avanti, lui s'è logà de fora dil ditto Fornovo, apropinquandosse, e lo dì driedo, che fo el dì de la batalia, el ditto sig. partissi del suo lozamento intra 7 et 8 hore la matina, per andarse alozar viso a viso del ditto campo, de l'altra banda de l'acqua per tutto. Et in camino li inimici per 4 bande in terribelmente et bello ordene et lo più malitiosamente, a quello che dicono i vechij capetanei, come era possibele; dove nui marcheremo verso lo antiguarda et sguizari. Et potevano esser in questo squadron de 300 in 400 homeni d'arme con 1000 pedoni. Arente loro, più alto, a sua man dextera, marchava l'altro squadron, per venir dar sopra la costa de nostra avantiguarda. Et li doi grossi squadroni che stava in camin, de 400 in 500 homeni d'arme, et le più zente da bene, passarono lo ditto fiume, poi noi, per venir dar sopra la battaglia dove era il Re in noi, fazando sempre scaramuze de Stratioti per ne atargar. Et fezeno sì grande diligentia, queste due ultime squadre che vi parlo, che rimanerono li primi intra de noi, a la banda dove stava al Re; et forno sì bene reculati, che forno rotti et messi in fuga, et sopra el campo et ala che li fo dado, forno morti bene 3 o 4000 homeni d'arme, senza piar nissuno presonier. Inter li quali fo morto el sig. Redolfo, barba dil marchexe de Mantoa, che stava el più homo da bene havesseno; uno altro signor, che si dimanda conte Bernardino et lo fratello dil sig. di Corezo, con 15 o ver 16 capi de squadre de quelli che erano li più valenti. Et quando lialtri che marchavano contra nostra ditta antiguarda vederino la ditta rotta, se retegnì subito, et tegnerono scorta d'un lato, et noi de l'altro, et poi se retirono pocho a pocho. Et credo che, se non havesse stà perchè non voler azzardarlo tanto, a causa di la persona dil Re che stava lì, che quelli non haveriano habuto meior marchà che li altri; nè in logo di chargarli, li fo dati tanti colpi di canoni, che rimagnò in campo da 3 in 4 mille et 500, et lo campo rimase dove fu fatto la ditta battaia al Re; lo qual logo dormì tutta la notte, et lì fece suo lozamento. El ditto Marchexe de Mantoa si era informato dil vestimento dil Re, et de qual banda stava per quel zorno; et per lo saper meglio el vero, mandò uno trombetta fino dove steva el ditto Signor, dimandando trieve per quel zorno, che era cossa strania, perchè non erano longo uno da l'altro uno trato d'arco, et marchava per venir fuore. Ergo, quel ditto trombetta parlò a Re, et se è possuto bene imparar quello che dimandava, perchè havea cargo de monstrar el Re a suo maistro: le qual cossa credo che fece, perchè ritornasse incontinente senza altra risposta.
Per le trombete che è stà mandadi dopoi a veder, che stava in presone de nostra zente, è stà saputo come havia fatto uno squadron 40 de li soi capi, per piar o far qualche grande despiacer al Re quel zorno; et forno la più parte de quelli che le...., perchè rimase più di la mità. Li hanno el bastardo Matheo presonier, mons. de... et lo bastardo de Pienes; che è tutti quelli che havemo noticia. Similiter hanno presonier el conte de Petilane, et di nostri non è stà morto, salvo Julian Bonivel, Panquenarde, Marten et Balaibre; et de questi 4 non se sa nova nissuna, perchè credo che sono morti. El Re non ha vogliuto che si habbia scritto le nove di la vittoria fin a questa hora, perchè la fazone de Italia si è de farsse beffe; et che la soa fuzita, poi che forno rotti, forno verso el so campo, el qual hera fortificato tante volte. Se il Re havesse voluto, loro havia sì grande fastidio a la monstration che fenzevano de abandonar, tanto che havesse perso sue forze che havesse, caminando in quella parte. Ma el Re volse più presto dormir dove havea stà fato la bataia. Et si avesino sta zente da bene, sono bene in hordene, ne haveriano combatuto un'altra volta, ma fin a a questa hora havemo cavalcado ogni zorno senza trovar loro nè altri che habia dimandato niente, salvo alcuni piccoli Stratioti che ne fano... Et havemo tanto fatto per nostre giornate, che doman con l'aiuto di Dio saremo passati a diexe meia arente tutto il paexe del Ducato de Milano. Et si alcuno dimandasse perchè mi ve facio la festa oltra sì tosto, si è perchè mons. d'Orliens è tanto deble di suo contato, che è forza andiamo a darli socorsso; ma andaremo prima fino a Casal, perchè el convien passar lì per le grosse fiumere che sono in questo paexe. Intervene er sera al più tarde a la nostra compagnia la mazor fortuna per loro che poteva intervenir, si havesse durato; perchè una fiumera, che lo ditto Signor havea passata una hora avanti, dove li cavalli non erano fino a li zenochij, in uno momento venne sì grossa, che l'artiglierie che era driedo, et più di la mità de' nostri Sguizari et qualche 600 homeni d'arme rimagnereno da l'altra banda tutta la notte. Ma Dio ne ha sì bene ajutati, che questa matina è discresciuta in modo, che ogni cossa è venuto verso de nui; et si l'havesse piovesto hozi, erano in pericolo d'esser combatuti d'una banda, et nui da l'altra, et haveria stà pericolo de perder. Quelli de questo paese, perchè poteno saper de novo, dicono che hanno fatto suo poter a seguitarne; et de quelli de denanti, che sono al Duca de Milan, che, segondo loro, domane farne qualche vegnuta. Ma poichè semo informati, metremo prova a far loro come a l'altra volta. Niente de men non credo la mità de quello che se dice; et se l'intervene qualche cossa, per uno altro, che mons. de Polysì m'à mandà, ve manderò tante nove. Io credo che dovete saper più tosto le nove che veneno da Zenoa, che non si fa de qui; perchè le poste che veneno sono robate, ma tanto, d'uno camino l'è. Luni medemo che noi combatessemo a Fornovo, dove vi desiderava con quelli di l'armada che combattino, li ordinati e li.... de Zenoa, le desfece, et rimaxe de zenoesi zercha 40 o vero 50 homeni d'arme. Se dise che questa zornata medema mons. d'Orliens fo asaltato dal Duca de Milano, et have el meglio niente de mancho. Queste ultime nuove non sono troppo sicure.
Scritto a Orovenze, a dì 10 Luio, la matina, 1495.
Mi havea dementegà a dirve, come a dì de la battaia forno morti più de mille et 800 Stratioti, et non altro.
Signato: L. de Luxemburgh.
Et queste lettere, benchè siano mal scritte, ad literam sono acopiade di le autentice, translatade di francese in latino.
In questi zorni, poi che ancora siamo su le cosse dil Reame, in Puia acadete, come a dì 21 Luio per uno navilio venuto se intese, come volendossi partir tre nostri merchadanti patricij di Leze, per haver la Signoria nostra ivi l'armata, fonno ritenuti, zoè Lucha Vendramin, fo de sier Alvise, et Zuan Querini, de sier Piero, et uno altro. Et li soi parenti andò a la Signoria, dolendossi di questo, et che dovesseno proveder. Unde alcuni puiesi scolari, studiavano a Padoa, pur de ditta terra, fo scritto a li rettori di Padoa li dovesseno far retenir et ponerli in castello; et cussì fo fatto. Unde dopoi nostri fonno lassati, et questi fo liberati. Vene ancora lettere del capetanio zeneral di l'armata, di 17, 18 et 19 Luio, date pur in Monopoli, come tuta la Puia havea levato le insegne di re Ferandino, excepto alcune roche, come di sopra ho scritto, et quello comandava la Signoria dovesse far, recomandando molto il locho di Monopoli, et che si dovesse mandar custodia, partendo l'armada de lì. Ma lassiamo queste cosse di Puia, e di altrove scriviamo.
Per lettere di oratori a Maximiliano, di 17 Luio, se intese come, essendo quasi a fine la dieta, el Re volse dar le investiture, et l'hordine et modo qui sarà scritto. A dì 14 Luio, de marti, la majestà dil Re, accompagnato da tuti li principi, baroni et oratori, che a Vormes vi era, et a tutti fonno dati li suoi luogi, andò a dar principio a far le investiture publice. Primo, sua majestà andò con la comitiva in uno tribunal grandissimo, fatto su una piaza, et coperto pro majori parte di restagno d'oro, el resto de pani de seda et de bone tapezarie; et deseso in una caxa driedo il tribunal, Soa Serenità se vestì in habito regal, che fo un paro de stivaleti d'oro, l'amito, camixe, stola, manipolo et streta de vanzelio, damaschino biancho; sopra, un pivial de campo d'oro. Tutti i ditti paramenti con so frisi d'oro guarniti, et capuzo recamado di perle, con zoie di ogni sorte di bon presio. In testa l'havea la corona, ne la man dreta el sceptro, ne la man sinistra el mondo; avanti li era portado la spada. Tutte le predette cosse d'oro, di gran precio, con bellissime zoie. Li principi electori ecclesiastici haveano mantelli da preti, grandissimi, messi per il collo, come portano li cubicularij in concistorio; in testa havevano barete de scarlato, longe et conze a piete, come solea portar i vechii; li manti et i capuzi et le barete fin a mezo erano fodrate de armellini con le code. Li electori laici haveano questo istesso habito di pano cremixin; li episcopi non electori haveano i so mantelli, capuzi et barete di raso paonazo; fodradi di dossi i manti e i capuzi tutti, et le barete fin a mezo. Li principi non electori haveano manti de raso cremexin, come quei de' nostri oratori, fodrati d'armellini senza code, con uno bavaro quattro deda, et un garzo da pe' et dove el mantelletto è averto, de quella medema largeza. Li principi che, morte alterius, poteno succeder ad esser electori, haveano in testa un capello de raso cremexin, fodrato de armellini, voltado davanti in suso, et da driedo in zoso, a modo de caloieri grechi. Li altri haveano barete pur di raso, con un frixo di 4 deda di armelini. Li langravij questo instesso habito di raxo pavonazo, fodrà di dossi, et li marchexi fodrà di vari. Et poi sua majestà si messe su una sedia con li electori a torno, da la banda dreta li prencipi ecclesiastici et da la sinistra li laici; et investì prima li arciepiscopi Magontia et Coloniense, et poi el conte Palatin et el duca Federico de Saxonia. Cadaun di loro con 400 cavalli, tutti vestidi ad una livrea, con un stendardo rosso che dinota la fedeltà et omagio de l'imperio, et tanti altri stendardi quanti stadi che uno hanno, con titolo di marchexe in suso, con le arme dei stadi: el duca Federico ne havea 12. Li arciepiscopi haveano su una maza ligadi con un cordon li sigili, perchè uno è chanzelier per Germania, l'altro per Gallia, et l'altro per Italia. Li electori laici haveano su li stendardi rossi quello hornamento che è suo ufficio a portar davanti la majestà dil Re, come el conte Paladin, el mondo; el Duca de Saxonia, la spada; et el sceptro, el marchexe de Brandiburg. Quelli erano a cavallo haveano una bandiera picola su la testa dil cavallo, et una su la testa loro, con l'arma di quel stado dal qual i hanno la principal domination. A questo modo cadauno di loro veneno con i so 400 cavalli corando fino al tribunal, et desmontati di bon passo a la presentia dil Re, e ditto alcune parole in thodescho, preseno li stendardi furono buttadi a la ruffa. Poi la majestà dil Re fece molti cavalieri, tra li altri domino Urban d'Alba, orator di Monferà. Nel far de le investidure, el vene molti jostradori ne la piaza, con lanze grossissime et feri moladi, adeo che ogni volta che i corano, etiam andasseno pian, ciaschuno chi con li chavalli et chi da per loro..... zercha a li luogi de li oratori fu pur qualche garbuglio: tra uno orator di Hongaria et quello di Napoli, nostri et quel de Milan. Da un canto era li oratori di Spagna, Napoli et Milan; da l'altro, Hongaria, Venetiani, et Monferà, et li oratori di alcuni Vescovi. Et è da saper che Maximiliano non volleva terminar, li nostri dovesse precieder Milano, ma voleva tenir la cossa in discussa, con assegnar luogi che si potesse dedur raxon ad utramque partem; tamen pur nostri, sì come a Roma et in ogni loco hanno sempre precedesto a Milan, et etiam al presente li andarono di sora. Et il zorno sequente, Soa Majestà, similibus solemnitatibus, investì l'arciepiscopo Triverense, el duca Alberto do Saxonia, el duca de Metelbur et el duca Federico de Brandimburg; et a dì 16 poi investì el Langravio d'Axia et alcuni altri marchexi et prencipi. Insumma fece zercha 30 investidure, che era bellissimo veder quelle cerimonie. Et per lettere de ditti Oratori, oltra di questo la Signoria fo certifichata, che a dì 15 lì era intrato el duca Henrico de Brunxvich con 350 cavalli in arme, benissimo in ponto; et molti di loro armati quasi a la italiana; e benchè su le arme non havesseno sopravesta alcuna, qualche uno havea etiam le barde; el resto erano armati a la leziera, tutti vestiti ad uno modo con genere suo. Et questo Ducha fra 3 zorni se dovea partir per Italia, et in effetto venne, come dirò di sotto. Di la dieta, molti diceva era conclusa, altri era prope conclusionem.
Item, che a dì 14 da sera haviano ricevute lettere, el Re, di 7, da Milano, con exempij di lettere dil conte di Caiazo, de 6, che narava el conflitto de' nostri con franzesi etc. Et quel zorno, a dì 17, ditti oratori andò a disnar con l'arcivescovo Coloniense, uno di electori di l'imperio, el qual li fece uno solennissimo et degno pasto, dove rasonono assa' cosse zercha a queste cosse de Italia. Et hæc satis.
Sì come ho scritto di sopra di le novitade seguite in Cesena, a dì 12 Luio, et pur non cessando, Guido Guerra da Bagno intrò dentro con alcuni partesani a la fine di Luio, et teniva da la parte de Tiberti, et fece far uno bastion fortissimo tra la rocha vechia et la strada, per obviar el socorso potesse esser dato da quel canto a la rocha nova. Item, fece far certo reparo, o ver parapeto, in la murada, azò quelli di la rocha nuova non potesseno offender la terra, et che quelli di la terra potesse socorrer quelli di la rocha vechia.
Item, come per lettere di Andrea Zanchani, podestà di Ravena, se intese, et etiam per una lettera de Collela Grego, contestabele a Cervia, el qual mandò uno Francesco d'Alexandria, suo caporal, homo fidato et sufficiente, lì a Cesena a inquerir, et poter notifichar esso podestà dil tutto. Come, a dì primo Avosto, a hore 15, Guido Guerra disse a tutti li soi cittadini: Andate a disnar, poi tornate tutti armati; judicava per dar la battaglia a la rocha nuova, tamen non seguite altro; et che aspettaveno 500 fanti di Bologna. Et a di 12 steteno etiam in arme, et a hore 24 ne gionse 50 fanti di ditto numero. Et in ditto zorno, a hore 21, fo fatto publica crida, che tutti li marangoni se ritrovasseno in piaza con li istrumenti soi, quali subito veneno in gran numero, et ritornono ne le murate, dove si messeno a lavorar getti, scale, et ogni altra cossa necessaria per dar una battaglia. Et a dì 3 da matina fece portar in Cesena gran quantità di legnami per coprir il ponte di la porta dil fiume, acciò potessesi intrar e ussir di la terra per ditto ponte senza offesa di la rocha, et comenzono a lavorar. In questo zorno li fanti cridavano: Siega! Siega! Bagno! Bagno! ch'è la caxada di Guido Guerra. In la rocha era zercha 50 homeni d'arme, li qualli se difendevano virilmente. Et l'arcivescovo di Arles, dal qual causa dite novità, se ritrovava a Montifior, et diceva volleva venir a Cesena con le zente dil sig. di Pexaro e ducha di Gandia. Tamen, Piero Michiel era lì a Pexaro, a guidar ditte zente, sollicitava di menarle in campo a Novara. Et a dì 3 Avosto venne a Ravena dal Podestà uno domino Thomaso Buzardo, cuxin del prefato episcopo, con lettere credentiale, dicendo esso episcopo havia terminà di andar a socorrer la rocha di Cesena, et desiderava saper si la Signoria nostra li havia dato alcun hordine di darli quelle fantarie eran lì; et si tal ordine non era zonto, perchè il teniva fusse in camino, pregava ge le volesse consentir, perchè si dubitava non la expugnasseno. Et el podestà si excusò, non havia altro hordine, nè potea darli senza licentia di la Signoria. In Cesena in questo mezo la rocha era bombardata, et loro di rocha bombardavano etiam. Et vedendo il Pontifice queste novità, mandò uno breve a Guido Guerra, che sub poena excommunicationis non dovesse turbarli la sua città di Cesena, imo ussir de lì, et lassar viver pacifice quelli cittadini, nè impazarsse in quelle cosse; et che mons. lo episcopo di Arles potesse andar al suo governo di ditta terra. Et zonto ditto messo a Guido Guerra, quello lo fece statim impichar a uno arbore con il breve davanti il collo, che fu cossa assà crudel. Tamen, dopoi fonno sedate le discordie, et il Pontifice mandò uno altro governador, chiamato domino Nicolao Fiesco, genovese, episcopo di Forlivio, vedendo el populo non volleva questo vescovo di Arles. Et non quattro mesi dopoi, ditto Guido Guerra, quello fece ad altri li fo fatto a lui, come tutto di sotto sarà scritto.
A Venetia, a dì primo Avosto, essendo compito di fabrichar el fontego di la farina a San Marcho, ch'è bellissimo; et questo fo decreto per più comodità dil populo, che cussì come era uno a Rialto, ne fusse uno a San Marcho; et eletto do signori, li qualli fonno Benedetto da Molin et Marco Falier, fatto li fontegeri, et quelli havesseno custodia di quello. Or in questo zorno fo fatto una precession di Rialto a San Marcho, con trombe et pifari, con uno San Marcho biancho, et tutti li fontegeri et fachini che portono su le spalle 460 stera di farina per metter in ditto fontego; poi vene li signori scrivani etc. Et fo di sabado, et comenzono a metter farina dentro et vender. Et il marchexe di Mantoa mandò in ditto fontego stera 400 di farine, le qual fusse vendute lire 4 el ster, acciò el populo havesse bon merchato, che vallea lire 5 il ster; sì che a questo modo have principio ditto fontego.
A dì 30 Luio, in Pregadi fo messo 4 decime, do al monte vechio et do al monte nuovo, a pagar una fin mezo il mexe di Avosto, l'altra per tutto il mexe; et si possi metter arzenti in zecha, juxta el solito. Et la parte prima fo presa, et fo dato tal cargo a Maffio Soranzo, fo di domino Vettor, cavalier et procurator, havesse tal arzenti a receverli, et con una bolleta de li provedadori dil sal erano fatti creditori a la camera de imprestidi al monte nuovo. Et poi, a dì 7 Avosto, fo preso che chi pagava le do decime donate in termene di zorni 8, zoè fino a XV dil mexe, havesse di don ducati 12 per cento; le qual decime era numero 55 et 56, et quelli davano arzenti al sal, a ducati 6 la marcha, saranno fatti creditori di le decime numero 57 et 58. Item, che quelli pagava al termene le decime dil monte nuovo, numero 38 et 39, habino di don ducati 5 per cento, oltra il pro'. Queste provision fo causa si scodesse da ducati 25 milia in su per decime, ma fevano per richi et non per poveri, perchè ad ogni modo li poveri non pagava se non con pena poi di X per cento a le cazude, et non havia dono alcuno. Sì che nostri feva ogni cossa per trovar danari, per la grandissima spexa haveano, maxime dil campo a Novara.
Ancora in questo zorno fo preso, l'armada marittima era a Monopoli, fortifichato quel locho, et lassatoli custodia et uno soracomito per governator, qual paresse al zeneral, poi dovesse passar a Corffù, et ivi star fino la Signoria nostra li comandava. Et zercha questo fo assa' disputato, però che era tre oppinione di Savij di Colegio: alcuni volleva ditta armata andasse a Napoli, per dar reputation a re Ferando; altri andasse a Zenoa, poi a Niza di Provenza dil re di Franza; altri a Corffù. Et questa fu presa, et spazato al capetanio lettere. In questo mezo si amalò di dopia terzana; et poi, alquanto migliorato, messe governador in Monopoli Nicolò Corner, era soracomito, et in Pulignano Nicolò Paladin, cavalier, era soracomito.... Et poi, a dì 12 Avosto, nel conseio di Pregadi, per le nove succedeva di Napoli, fo decreto ditta armada, col capetanio zeneral nostro, Antonio Grimani, procurator, el qual era quasi varito, dovesse andar a Napoli; et questo per haverla con grande instantia el Ferandino richiesta. Quello seguite scriverò di sotto.
In questi zorni fo mandato in campo ducati 6000 al Marchexe di Mantoa, capetanio zeneral nostro, a ciò facesse 1000 provisionadi per guarda di la sua persona. Et ditto capetanio, abuto la nuova di la sua creatione, scrisse una lettera a la Signoria, di sua mano, rengratiando, promettendo fede perpetua. Et a dì 3 Avosto, per Colegio, fu eletto pagador in campo, in luogo de Daniel Vendramino, era amalato, Orssato Morexini; et abuto danari de qui, a dì 10 ditto, et venuto a Padoa, et sic successive per le camere, havendo danari per poter far la paga al suo zonzer; et menò con lui rasonato Andrea di...., scrivan a la camera di Padoa.
A dì primo Avosto, nel conseio di Pregadi fu conduto il conte di Petigliano, zoè scritto a li Provedadori in campo dovesseno tramar di accordarlo con la Signoria nostra, con fiorini 30 milia in tempo di pace et 40 in tempo di guerra, per anni 5, titolo di Governador zeneral, tengi cavalli 1400; ma lui non volsse aceptar, et tamen si adoperava a li exercitij dil campo. Pur a la fine con più summa fo conduto, come, descrivendo le cosse seguide questo mexe in campo, sarà scritto. Et il sig. Virginio Orssini, habuto licentia da' nostri et dil Duca de Milan, ritornò versso Roma a li suoi castelli.
In questo zorno, zonse in questa terra una bellissima reliquia, zoè la anconeta che fo dil Re di Franza, portata per uno di Val Brembana, chiamato Cristallo, el qual era ballestrier dil Marchexe di Mantoa, bandito dil brexan et bergamasco, al qual prima li fo fatto salvo conduto. Et con lui vene uno cittadin di Bergamo, chiamato el conte Urssino di Rotta, fidelissimo nostro, et quello mi baptezò io Marin Sanudo, compositor di questa ystoria. Et per saper il tutto, havendo questui in campo preso uno franzese di anni zercha 66, chiamato Cabriel Molendina, el qual era stato, ut dicitur, a servicio dil Re di Franza, et li trovò ditto Cristallo adosso ducati 101, o vero scudi...., questa anconeta con zoie et degnissime reliquie, zoè di la vesta di Christo et tutti li misterij di la Passione, cossa di farne grande extimatione; et uno subioto d'oro ch'el Re talhora sonava, chiamando certi chani.... Et habuto tal cosse et questo preson, si fuzì di campo, et vene in bergamasche; et conferito con ditto conte Urssino, come havia tal cosse, lui consigliò dovesse venir a presentarle a la Signoria, che li faria di gran bene. Et lui dicendo non era mai stato a Venetia, nè sapeva a che modo far; unde ditto conte Urssino, fidelissimo, volse venir im persona a sue spexe a menarlo a ditta Signoria nostra. Et, zonto, li fa fatto salvo conduto per anni 100 et uno, et presentato la ditta anconeta, a tempo era reduto el Conseio di X, et vista con gran devotione per le cosse sacre eran dentro, come per lettere in francese pareva, vi fosse etiam zerte perle et zoie atorno. La qual vidi et basai in la capella de' Procuratori, con gran devutione, perchè ivi fu posta, poi messa nel santuario di le zoie. Et volendo remeritar a questui portò tal presente, li dixeno dimandasse quello volleva. Rispose, esser cavato dil bando; et cussì fu fatto il salvo conduto. Demum, a dì 18 Avosto, preseno de darli ducati 10 al mexe di provisione, et ducati 50 per spexe l'havia fatto, et ducati 100 de beneficii, zoè de intrada a l'anno a uno suo fiol, et habbi la taglia data a ditto franzese, che era ducati 300, et li 100 ducati li trovò adosso; sì che fu assa' remeritato. Ma ben, prima li desseno alcuna provisione, scrisse a li rettori de Bergamo dovesseno mandar de qui ditto franzese, era lì in custodia; et cussì mandato, zonse in questa terra a dì 7 ditto, fo messo in caxa dil capetanio di le preson. Et poichè fo examinato, fo dato et restituto a ditto Crestallo, che lo havia preso. Et per quel poeta nominato di sopra, fo fatto a questa anconeta, o vero paxe, epigrama, zoè questo:
Abstulit a Gallo pacem Deus armipotente;
Quid mirum, pacem si modo Marcus habet?
Despexit pacem Gallus. Miracula cernis:
Anchoneta patet, paxque reliquit eum.
Hanc Crystallinus rapuit, qui bergomas extat,
Maximus hic meritis perspicuusque suis.
A dì 10 Avosto, zonse in questa terra uno gripo, sopra il qual domino Prudentio da Trane, era capetanio dil Re a Monopoli, et menato per Alvise di Albori; et, poi che stete alcuni zorni qui, fo lassato andar, havendo habuto salvo conduto dal capetanio zeneral.
A dì 12 ditto, vene lettere di Antonio Vincivera, secretario a Bologna, come el magnifico Joanne havia per spie, el Re de Franza a Turim stava di malavoia, per esserli morto in la bataia 83 baroni, et che per tutta la Franza era levati assa' coroti.
A dì 6 Avosto, zonse lettere per la via di Zenoa, di Francesco Capello, kav., et Marin Zorzi, oratori nostri al Re et Raina di Spagna, date a dì 12 Luio in Burgos. Narra come erano stati da Barzellona fin a Burgos in camino zorni XXI, et passato per lochi amorbati, et cativi alozamenti habuti a Barzelona chatelena, Saragosa di Ragon; demum assa' honorati. Et che a dì 6 ditto, zoè Luio, di Luni, fo il zorno di la bataia, ritrovandossi mia 3 di Burgos, li veneno contra molti signori et gran maistri, zoè li presidenti de la città de Burgos, el comandador mazor, tutti li cavalieri, il comandador di Chalatra', il comandador di la Cantara, il comandador di Lion con cavalieri di l'hordine di San Jacomo, el conseio de Aragon, el conseio de Chastiglia, lo arziepiscopo di Messina, lo arziepiscopo di Calgos, lo episcopo de Burgos, de Vallentia, lo episcopo de etc. Item, de Villa, de Salamanca, de Tui, de Almeria, de Maioricha, de Barzelona con altri prelati, el ducha di Nazera, conte di Benivento, l'armirante di Ragon, conte de Niena, conte di Goziano, conte di Trivigno, marchese di Villafranca, presidente di Moran, prescidente de Chastiglia, signori et baroni et cavalieri assa' altri; in tutto 3000 cavalli, fra i qual era 200 mulle. Et a hore 24 faceva l'intrata in la terra; et il Re et la Raina erano a le finestre, et con gran jubilo dil populo introno a questo modo. El Capelo con l'arzivescovo de Milan, ambassador dil Duca, et il Zorzi con l'altro de Milan; et andati a lo alozamento. Poi el zorno driedo, ebbeno audientia. Era sentato il Re et la Raina su do sedie regal, et li fece bona et perfetta ciera, et volse tutti 4 sti oratori lì sentasseno per mezo, su uno scagno. Et presentate le lettere di credenza, Marin Zorzi li fece una oration latina; et il Re li fece risponder a uno maistro Diego, frate predichator valentissimo. Poi Zuan Battista di Sfondradi, orator de Milan, fece la sua oratione et risposta. Andono el Re, la Raina et questi 4 oratori in una camera secreta; et Francesco Capello notifichò a Soa Majestà el bisogno de Italia, et che dovesse romper al Re de Franza. Et il Re disse che ad ogni modo el volleva romper, et che 'l manderia di ogni ij uno; et dimostrò poi lettere havia di Perpignano, come Franzesi li havia scritto, che dovesseno levar ditte zente, che etiam loro si leveria. Item, che havia cavalli 13 mille et 8000 pedoni, et che scrivesseno in questa terra et a Milan, che certo romperia, perchè la liga lui la voleva mantegnir, et esser amico nostro.
Per lettere di Fiorenza, a dì 8 ditto, se intese come Fiorentini, seguendo pur l'impresa di reaquistar Pisa, et etiam Monte Pulzano da' Senesi, in questi zorni a presso Cassina et Monte di Sasso fonno a le man con Franzesi, et ne rupe zercha 200; parte di qual fonno aperti per mezo, perchè si divulgavano haveano danari ne le viscere, tamen non trovono alcuna cossa. Et pur non restavano Fiorentini di volersi acordar et far liga con il Re. Do loro ambassadori erano a Turin; et certo si divulgava, tal liga et amicitia havesse a esser causa di perturbar Italia, per aderirsi a esso Re. Quello seguite, et le lettere scritte zercha questo, di sotto intenderete.
Per la venuta di le nave di Soria, le qual zonseno a dì 16 ditto, et per lettere di Damasco, nostri fo certifichati come el sig. Turcho havia mandà uno ambassador al Soldan al Chaiero per queste cosse de Franza, havendo mo assae paura, et che de li Mori quasi vollevano far garbuio a le natione, dicendo: Questo Re di Franza prosperava, et vuj non reparate. Unde ne veniva a dischatiar nuj, sì come le prophetie loro dicono, che a questi tempi la sua leze deva patir. Unde Zuan Vallaresso, consolo, chiamato il conseio di 12, terminono di far certe lettere false, pareva venisse de qui, per le qual si advisava esso Re de Franza era rotto et andato in malhora, come, ita volente Deo, fu pocho da poi; et di questo deteno sacramento a tutti, adeo, mostrate queste lettere, Mori fonno aliegri, et non seguite altro; pur merchadanti stevano con gran paura di loro. Et oltra di questo se intese come il Soldan, havendo inteso che nel monasterio di frati di monte Syon in Jerusalem, li frati haveano arme nel convento, et che aspettava el Re de Franza, unde mandò alcuni Mori lì a veder, et vollea ruinar el tempio e occider li frati; et, cerchato ben per tutto, non trovono se non cortelli da taiar dil pane; et li frati li dixeno non erano di tal sorte, nè venuti a la religion per tenir arme ascose, et che era vania et calunnia. Unde, trovato la verità, non seguì altro.
A Roma el Pontifice, exortato da li oratori di la liga, et maxime dal veneto, dovesse excommunichar el Re de Franza, a ciò tornasse in Franza, lassando pacifice Italia, unde, chiamato concistorio et desputato, deliberono di farli uno brieve, el qual sarà qui sotto scritto; et questo per lettere di 3 Avosto di Roma se intese; et voleva mandar uno mazier fino a Turin a portarlo. Anchora fece esso Pontifice in concistorio uno nuovo decreto, che de cætero, li 4 Patriarchi siano cardinalli, zoè quello de Jerusalem, di Constantinopoli, di Antiochia et Alexandrino; et questo fece perchè aliquando in corte fra ditti Patriarchi et Cardinali sono venuti in contrasto zercha a li luogi, perchè li Patriarchi dicevano dover preceder et esser propinqui al Pontifice, et Cardinali non vollevano; et questo fo causa di l'odio ha el Patriarcha da cha' Lando nostro in corte per haver voluto precieder; unde non l'hanno mai voluto far cardinal, et tamen è dignissimo prelato. Hor el brieve dil Pontifice, mandato al Re de Franza, scriviamo; el qual fo traduto in terza rima per Zorzi Summarippa, veronese patricio, et butato a stampa; ch'è belissimo lezer.
Exemplum brevis sanctissimi Domini nostri ad Carolum Regem Francorum[140].
Vedendo questa gallicha historia, per le cosse successe et qui verissime descripte, venir assa' grande volume, unde mi è forzo di abreviar; et però, pretermetendo lettere per li tempi zonzevano in questa terra di campo, però che una al zorno almancho era scritta a la Signoria per li Provedadori, solum qui scriverò zorno per zorno quello seguite dil mexe di Avosto, et sic poi successive in ditto campo. Et nil miremini, lectores; chè, licet non me habi trovato presente, ma tutta la verità, nil praetermisso che sia da conto, qui scriverò, et prima:
A dì primo Avosto, pur essendo el campo nostro a Castel Chiasol sotto Novara, et in grandissime desputatione di levarse, Ducheschi volevano se tirasse più avanti, et li Provedadori volevano redurse in loco securo. Unde el Duca de Milan scrisse el zorno driedo vollea venir in ditto campo.
Item, in questo zorno esso Duca mandò una lettera al sig. Galeazo suo capetanio in campo, notifichandoli esser conclusa la liga con la compagnia dil Bo, o vero li sette comuni che sono sguizari, i qualli fin hora hanno dato assa' aiuto al Re de Franza. La qual nuova, intesa da' nostri, fo tenuta perfettissima. Et poi venuto a Milan, li capitoli sigillati, di questo fece gran dimostratione di alegreza, facendo fuogi; et cussì in campo. Questo accordo fo fatto per forza de danari; et fo divulgato esso Duca de Milan le deva ducati 30 milia in tempo di pace et 40 milia in tempo di guerra. Et ditti sguizari mandono a dir a li sguizari erano in campo dil Re de Franza, et quei sono in Novara col Duca di Orliens, in termene di 3 zorni si debbino redur in loro paesi, sotto pena di rebellione et confiscation di beni. Et cussì in campo aspettavano ussisse li sguizari di Novara.
In questo zorno vene una spia nostra da Verzei, mia X di Novara, dove il Re havia mandato cavalli 400 et 3000 pedoni, et continue veniva li franzesi; notifichava il Re esser a Turin, et si aspettava a Verzei a dì 2 ditto; et che judichava in tutto, ivi, fin quel hora, vi fusse di le persone 8000, et divulgavano di venir asaltar il nostro exercito; et ditta spia, per esser tolto suspetto, ebbe cinque ferite.
A dì 3 ditto, Bernardo Contarini, provedador di stratioti, scrisse a la Signoria una lettera, come li era stà dati in governo li altri stratioti da poi el partir de Piero Duodo, i qualli si sforzerà di governarli secondo le sue picol forze, non sparagnando faticha etc.
Item, che inteso la creation de lo illustrissimo sig. Marchexe, capetanio zeneral, per segno di alegreza, havendo uno cavallo bellissimo leardo de valuta de più de ducati 100, el qual lui lo havea guadagnato, et quello alegramente donò; stratioti prendono qualche sacomano franzese, discalzo et in camisa, unde li bastonò et cazono in la terra; et ultimo, havendone preso alcuni, per più disprecio de' franzesi, esso Provedador fece stratioti li vendesseno per uno melon l'uno, tanto pocho li stimavano.
A dì 2 ditto, el Duca de Milan con soa moglie et oratori di Spagna, Napoli et veneto, con la soa corte partì di Milano et vene a Vegevene; demum in campo. Et questo zorno, a hore 6, venendo la Domenega, fo a dì 2 Avosto, montò a cavallo el capetanio zeneral nostro, et el suo capetanio sig. Galeazo, et Bernardo Contarini con 80 cavalli de stratioti, et andono contra Soa Excelentia mia do di là da Vegevene, et, scontrato con bel hordene, fatto le debite acoglienze, Bernardo Contarini preditto volsse dismontar et tocharli la mano; ma il Duca mai li volse tochar, se non montato fo a cavallo. La Duchessa era con do charete, una coperta di pano d'oro, l'altra di veludo cremexin; et cavalchando versso Vegevene, molto ringratiò esso Bernardo di portamenti in suo servitio; et dismontò a Vegevene; a hore 20 montò a cavallo et vene a Vespole, dove dovea alozar Soa Excellentia quella sera, mia 6 distante dil nostro campo, dove scontrò Luca Pixani, provedador nostro, el qual con assa' cavalli li veniva contra. Et però il Duca volsse passar ditta villa, et in campagna, tochato la man a ditto Provedador, ritornò ad alozar a Vespola, et el capetanio zeneral, provedador, et el resto veneno in campo per quella notte. Poi la mattina, fo a dì 3 ditto, essendo il Duca a cavallo per venir in campo, volendo ussir di Vespola, la mula li scapuzò e gittolo in una pozza di fango, per modo tutto se infangò etc. la veste; subito si mutò, et dove era vestito di una veste damaschin negro, curta per fino al zenochio, si tramudò in una di quella foza, damaschin cremexin; et, aproximato mia do dil campo, el sig. Marchexe, capetanio, con Lucha Pixani, provedador, Daniel Vendramin, pagador, Bernardo Contarini, condutieri et molti stratioti, li andono contra, et lo acompagnò fino a lo alozamento dil sig. Galeazo, suo capetanio, di S. Severino; et nostri tolseno licentia de Soa Signoria. Li oratori era con lui veneno a smontar a lo alozamento dil nostro campo; et cussì non seguite altro quel zorno.
A dì 4 ditto, el Duca, capetanio zeneral nostro, et il suo, li oratori Spagna, Napoli, et li provedadori con Hironimo Lion, kav., orator nostro, et Bernardo Contarini, conte di Petigliano, et il conte di Chaiazo, reduti in uno, consultono utrum el nostro exercito si dovesse levar dove l'era, redurse più avanti, o andar a Vegevene, o pur star fermo. Et parlò sapientissimamente el conte di Petigliano. Rispose el Duca. Poi parlò Marchiò Trivixan, provedador; et cussì steteno in desputation. Et il Duca volsse veder, oculata fide, el tutto; et chavalchò per li alozamenti, dove Ruberteschi erano di opinione stesse el nostro exercito; tamen per questo zorno non concluseno alcuna cossa. Soa moglie, la Duchessa, vene a star con lui in campo; et, oltra li 3 oratori nominati, havia tre altri etc.
A dì 5 ditto, Bernardo Contarini non potendo correr a Verzei, perchè non volevano anchora romper guerra a la Duchessa di Savoia, da matina mandò 200 cavalli de stratioti a la volta de Verzei, per veder si Franzesi vollevano venir a scharamuzar con loro; et, aproximati a mezo mio lontano di la terra, trovono zercha 20 cavalli franzesi, et 10 ballestrieri a cavallo di Zuan Jacomo di Traulzi; li quali, visto stratioti, si messeno in fuga; Franzesi si salvono in la terra; et li balestrieri fonno tra morti et presi tutti con molte ferite; uno di qual fo examinato per esso Provedador, et la examination soa mandò a la Signoria.
In questo zorno fo fatto in campo una mostra zeneral di tutte le zente; era colateral nostro Hironimo di Monte sopranominato; et el Duca de Milan nel suo campo, sopra tutte le zente d'arme, Lorenzo d'Orffeo da Mozanega, et comissario suo Galeazo Visconte. Hor el Duca con madona soa moglie volse veder questa mostra, che fo bellissima, et za molti anni non fo fatta simile.
A Venetia, vedendo le cosse de Novara andar a la longa, preseno in ditto zorno che si dovesse strenzer Novara, bombardarla et far il tutto per poner fine a l'impresa. Et cussì par el Duca contentasse, et fusse dato el guasto a la terra, et ogni altra provisione; fo tre volte a consultatione con li Provedadori, stete uno dì et mezo in campo, poi tornò a Milan.
A dì 7 ditto, terminato di meter Novara in assedio, in questo zorno dete principio, che prima la notte intrava vittuarie dentro a loro piacer; et mandono cavalli 200 con 100 fanti a uno locho mia 4 lontano, chiamato...., per custodia; adeo franzesi più non porano ussir di la terra.
Item per li ballestrieri presi per stratioti a dì 5, se intese el Re esser a Turin, e diceva aspettava zente de Franza da persone 20 milia; et che domino Joan Jacobo di Traulci si trova a Verzei.
In la terra inteseno vin non vi esser; pan rasonevolmente, et che la notte questi paesani el portano, perchè il pagano bene. Item, nostri principiono a far le strade per poter dar la bataia a la ditta terra di Novara, et il Duca di Orliens si confortava con la venuta dil Re.
A dì 9 ditto, nostri corsse et spianò uno castello chiamato Bulgaro, fra Novara e Verzei; item, seguiteno di dar el guasto a Novara, tagliando arbori, vigne etc.; et stratioti prese do franzesi et alcuni chariazi; a la volta di Verzei fo mandato altri 400 fanti.
A dì 10 ditto, el nostro campo se levò dove era, et vene a conzonzerse con quel dil Duca de Milan, vicino a Novara, in uno locho chiamato Caxuol; et li Provedadori alozono in castello, el capetanio et altri di fuora; li pavioni (padiglioni) e tende erano stese, bellissimo veder, et li stratioti a la campagna, et Bernardo Contarini sotto una trabacha.
A dì 12, per spie inteseno el Re esser tra Turin et Chier, con la inamorata sua a Chier, dove spesso andava et stava a piaceri, recreandossi alquanto de li affanni portati. Et a dì 11 vene uno trombeta suo in campo a dimandar uno preson; el qual disse, Soa Majestà era a Chier, aspetava zente, et veria a Verzei poi a combatter con nostri.
In questo zorno vene fuora de Verzei zercha 100 todeschi, si atrovava ivi col Re sotto il Traulzi; et questi veneno per il comandamento di loro capi sguizari; et, venuti nel nostro campo, ebbeno soldo. Et anchora di altri sguizari di Novara ussite, in summa numero 250 in tutto, e tutti fonno charezati, e dato soldo da' nostri.
Quelli dil campo duchescho menava in longo di dar el guasto a Novara, et di ozi in domane menava la cossa; tamen pur da la sua banda poi conveneno dar.
In Novara fevano gran repari, et ogni zorno se fortifichava sì dentro come fuori; non haveano vin ma ben axedi, di li qual ne bevevano quelli baroni, con zucharo butado dentro; formenti assai, et feceno molini cinque da man; et cussì masenavano in farine; fevano pan negrissimo et chativo; carne poche, nè non ve haveano se non di chavallo. Et perchè scharamuzando con thodeschi ogni giorno franzesi, pur ne era feriti qualche uno, et volendolo miedegar, dicitur el vuovo valleva soldi 30 l'uno, cossa incredibile, per non esser galine. Questo tutto si have da uno nostro prexon che fuzite; ogni notte fevano signali de fuogi, dimandando soccorsso.
A dì 14 ditto, dil campo duchescho se partì alcuni homeni d'arme, capo uno fiul fo dil conte Zuan Boromeo, et andò a li alozamenti. Li provedadori si dolse con el sig. Galeazo, capetanio, et con el conte de Chaiazo. Risposeno, non saper nulla, et che provederebbe a questo.
Fo scritto a Millano al Duca, mandasse 2000 guastadori in campo, per esser gran bisogno per le cosse acadeva.
In questa matina, per uno di Monferà, partì di Novara, inteseno el Duca de Orliens fece far una crida, che, in termene di 3 hore, tutti quelli non haveano soldo si dovesse partir di la terra, con tutte le meretrice et li soi homeni; unde se partì tunc 150 homeni non haveano soldo. Item, mazenavano al zorno, con quelli molini da man, da manzar per 100 homeni et non più; non bevevano vin za zorni XV, per esserli manchato. Dil Re si divulgava a dì XV dovea esser a Verzei, tamen indusiò qualche zorno a venir.
In ditto zorno zonse in campo borgognoni 60 a piedi, belli homeni et ben armadi. El capetanio zeneral volsse si toleseno a nostro soldo per uno mese, a fiorini 4 di Rens per uno; erano stati a Milan, sperando el Duca li desseno soldo più di un mese, et ebbe solum uno fiorin per uno.
El sig. Marchexe de Mantoa, capetanio zeneral nostro, non se sentì bene et se amallò di fluxo; stava in letto in una cariola sotto il suo pavion (padiglione), et li Provedadori lo andò a visitar.
A dì XV ditto, Piero Marzello et Zorzi Emo, i qualli a dì 28 Luio nel conseio di Pregadi fonno electi oratori a portar el baston et stendardo di capetanio zeneral in campo a lo illustre Marchexe di Mantoa; unde, partiti a dì 6 Avosto da Venetia con molti zoveni patricij, andati per veder il campo, et trombe et pifferi dil Principe nostro; et zonti a dì 14 a Vespola, la sera ivi alozono. Et la matina, fo il zorno di S. Rocho, dovendo venir in campo, Bernardo Contarini con stratioti li andò contra mia 5, et, trovato ditti oratori, veneno di longo. Et el sig. capetanio mandò suo fratello, sig. Zuane di Gonzaga, era al soldo de Milan, et Hanibal Bentivoy, pocho lontano di Vespola; poi li andò contra el conte di Petigliano con un squadron a cavallo armado a la liziera et senza elmeti; poi andò una squadra de cavalli todeschi a cavallo, pur armati a la liziera; poi li cavalli alemani dil Duca, armadi come andavano, zoè il corpo di la curaza, arnesi, schiniere et zelade. Et zonti ditti oratori con lo stendardo spiegato et il baston avanti, sonando trombe et pifari, si tochono la man; et lì fo dimorato alquanto. Et dismontati al pavion dil capetanio, dove era fatto uno altar da dir messa, con alcune cortine atorno, fo dil Re de Franza, divisade di raso bianco et veludo paonazo, con molte lettere dorade di sopra, zoè questi segni C. A., che vien a dir Carlo et Anna, la nome di esso Re et Raina. Et qui sotto era, oltra el capetanio nostro, provedadori et oratori, el sig. Galeazo, capetanio zeneral dil Duca, el conte di Petigliano, el conte di Chaiazo, sig. di Rimano, sig. di Corezo, Hanibal Bentivoy, sig. Gasparo Frachasso con tutti altri nostri conduttieri et ducheschi, vestidi di zornede d'oro et d'arzento, con belle colladene d'oro. Et el sig. Marchexe havia una zornea di restagno d'oro, et avanti lui era uno forzier coperto de panno d'oro, dove el se inzenochiava. Il stendardo era posto in mezo il pavion, et baston d'arzento sopra l'altar; et fo cantato una solenne messa, con cantadori, pifari, et trombe venuti de qui. Et, fornita, fo portato el baston a Zorzi Emo, el qual dovea far le parole, et il stendardo. El qual apresentò a ditto Marchexe, per nome di la Signoria, dicendo con gran gravità, che la Illustrissima Signoria per li soi boni portamenti et opere havia diliberato ornarlo del ditto capitaniato zeneral, zoè dil titolo di tutte le sue zente d'arme, et decorar Soa Excellentia di l'insegne dil sceptro et vexilo dil protetor nostro San Marcho, a conservation et mantenimento dil Stato di essa Illustrissima Signoria, a honor et perpetua gloria de Soa Excellentia, et a confusion de tutti li inimici de quello Illustrissimo Stado, con altre parole di questa substantia. Et lui rispose: Magnifico ambassador, a mi par impossibele poter responder a le parole de Vostra Magnificentia, ma dirò ben che non per merito alcun quella Illustrissima Signoria, ma per l'amor et benivolentia che quella li portava, la se havea degnà de honorarlo de tal insegne, dil baston et honorifico vexillo. Lo qual con gaiardo et forte animo lo accepto, sperando far tal opere, che la Illustrissima Signoria cognoscerà haverlo conferito a persona che li mostrerà qualche bon fructo, preponendo el ben, utele et comodo de quello Illustrissimo Stado a la vita propria, et in fino nel corpo di mia madre era servidor de la prefata Illustrissima Signoria. Potrà haver uno capetanio più praticho de mi, ma di fede tale mai lo troverà al mondo. Et finito, tutti andono al suo lozamento; et li ambassadori veneno alozar con li Provedadori, et la sera fo convidati li zentilhomeni a zena col capetanio a uno suo pavion, et cussì poi la mattina a disnar alcuni andono etc.
In questa notte passata, el sig. Galeazo, capetanio dil Duca, et el conte di Petigliano andono asaltar li borgi di Novara con zercha 8 in X milia persone, tra cavallo et piedi, da diverse bande, per brusarli si tenir non li potevano. Et da una banda esso sig. Galeazo con 5000 alemani et 400 cavalli, da l'altra el conte de Chaiazo con alcuni altri pedoni et cavalli, da la parte verso Vegevene la nostra zente col conte di Petigliano; et l'hordine era di andar do o ver tre hore avanti zorno, ma non andono ducheschi se non a l'alba. Et cussì nostri, acostati a ditti borgi, principiò a fichar fuogo in alcune caxe, et con i nimici principiono a scharamuzar. Fonno rebatudi fino a le terze sbare, per modo comenzono a trazer bombarde, passadori et freze; li nostri con schiopeti et passadori. Et in questa baruffa fo morti de' nostri zercha 200, feriti alcuni; et da una spingarda fo morto Alvise Lanza, contestabele nostro; li altri moriteno, fonno alemani dil campo duchescho, et de' nostri zercha 64; et, si asaltavano a l'hora deputata, nostri certo ottenivano li borgi.
In ditto zorno, di 15 ditto, zonse lettere di la Signoria di 12, cometeva dovesseno nostri far corarie fino a Verzei, brusando etc., perhò che li ducheschi numquam havia voluto, dicendo Madama di Savoia era parente dil Ducha, et non era bon farli danno, perchè era costreta a far quello la faceva, non potendo resister a' franzesi.
Item, questa sera zonse el nontio dil Pontifice in campo con la scomunega dil Re di Franza; era mondano, et mandò uno dal Re a dimandar salvo conduto.
Per uno preson nostro, era in Novara, rescatato et pagato la taia, vene in campo et referite esser gran fame in la terra; masenavano a man, non haveano vin se non chara 5 in tutta la terra, assa' amalati da ponta. Et questa notte, tre hore avanti zorno, alcuni cavalli di Verzei con farine intrò in Novara; et che si aspettava venisse il Re a darli soccorsso.
A dì 16 ditto, li Provedadori fece lezer la lettera di la Signoria al capetanio, andati a soa visitatione con li oratori. Et disse, era stato sempre di questa opinione; et che se dia etiam el guasto a Novara, con mortari et mangani trazer a la terra; le bombarde grosse, erano mia cinque di là de Vegevene, di l'hordine dil Duca fo tornate ivi.
Item, 100 alemani, fuziti dil Re, nostri soldono con fiorini de Rens 4 al mexe per uno. Et li do capi referite esser tre settimane erano partiti di Aste, dove era il Re con persone utele et inutele 13 milia; haver solum 3000 alemani, di qual eran scampati 1500; tamen poi li zonse altri mille et ducento, et quelli fuzino fo per non haver le so page.
Item, che 'l Re havia mandà in Franza per danari, ma non li havea potuto haver, però che dicevano, vollevano prima Soa Majestà vadi in Franza, poi faranno quella deliberatione li parerà; et ch'el Re volleva venir, passà questo caldo, a Verzei, a far la massa, poi socorrer Novara.
Item, zonse in campo nostro 200 elemani, venuti di Elemagna per haver soldo, et per conseglio de domino Zorzi di Pietra plana, capetanio di li elemani ducheschi, nostri li asoldono. A tutti fo dato sacramento per el ditto Zorzi, juxta el solito, di fedeltà; tamen haveano poche armadure.
In questo zorno zonse in campo Orssato Morexini, pagador, con ducati 18 mille. Li andò contra Bernardo Contarini con alcuni contestabeli et stratioti.
Quello andò a Turin, per tuor il salvo conduto per il Nontio dil Papa, ritornò dicendo bisognava saper la sua nome.
Per do sacomani de Reame, era con Zuan Jacomo de Traulzi, fuziti di Verzei, venuti qui, et riferiteno li soldati taliani in Verzei esser mal voluti da' franzesi, et che alozano separati da loro, et in tutto sono da 8 in 10 millia persone, tra le qual 2000 alemani et alcuni guasconi; et che era zonto, za tre zorni ivi, el sig. Constantin Arniti, venuto da Monferà con cavalli 40, et aspettava il resto fin 100 homeni d'arme; cento era con il Traulzi, el resto franzesi; et vollevano metter li pavioni fuora di la terra, ma pur terminono de aspettar el Re; tamen haveano gran paura de stratioti; dopoi che i preseno i ballestrieri dil Traulzi, dicevano voler venir contra nostri e intrar in Novara.
A dì 17 el Duca de Milan scrisse in campo, esser contento si cora a Verzei, et si riportava al suo capetanio; et cussì consultato, el conte de Petigliano et el conte di Chaiazo erano di oppinione. Ma pur el sig. Galeazo slongava.
El capetanio zeneral nostro, migliorato, ussì di lo alozamento, et vene da li Provedadori; tamen non era ben varito.
In campo nostro era za zonti 40 homeni d'arme di la conduta dil Duca di Gandia, sotto questi, videlicet: sotto il conte Christofaro di Gonzaga, numero 20; sotto Iacomo da Poiana, vicentino, numero 8; sotto Zenon Avogaro, da Treviso, numero 8; sotto il Zenoese, era con il prefetto, numero 2, et do altri separati. Questi erano mediocremente a cavallo, ben armati, atti homeni a cavallo, ma in arte militar inexperti, dil Zenoese in fuora. Haveano habuto ducati 30 per curaza da domino Aloysio Becheto, orator dil Papa qui a Venetia.
Venne Francesco Grasso da Roma, et 4 contestabeli, zoè Zuan da Feltre, et tre altri. Li Provedadori li tolseno, et li dette 100 provisionati per uno, zoè di 150 page di Alvise Lanza, et 100 di provisionadi fo dil Cicogna, el qual era partito senza licentia. Item pagò 200 di Bernardin di Ugoni, era amalato et partito di campo. El residuo di quelli fo di Zuan Biancho de Sicilia et di Zuan Anzolo di Urbino. Et a li presone de li contestabelli deteno provisione; et oltra di questi fanti, la Signoria scrisse dovesseno far 200 elemani, non potendo haver nè desviar quelli era con il Re et duca di Orliens in Novara; et li Provedadori li mandono a far, come dirò.
A hore 3 di notte zonse una spia di Verzei, et notifichò come dovea venir cavalli 300 di farine per entrar in Novara, li qualli doveano partir a hore una di notte, e far più di 20 mia quella notte, e venir in la terra, e slongava la strada X mia per andar per vie sigure. Et el capetanio zeneral subito, licet fusse amalato, montò a cavallo et fece metter in hordine le zente, zoè 700 homeni d'arme, et Bernardo Contarini dete la mità di stratioti et alcune fantarie. Et a hore 4 andono a la volta di Vespola, mia 5 dal campo, versso Vegevene, perchè doveano ditta scorta et vittuarie far quella via. Anchora in quell'hora montò a cavallo el sig. Galeazo, capetanio zeneral dil Duca de Milan, con homeni d'arme 400, fanti alemani 5000, et esso Bernardo Contarini con il resto de stratioti; et andono a la volta di Novara, in su la strada maistra versso la montagna, e lì dimorò per fino a do hore di zorno. Visto non pareva niuno, el sig. Galeazo ritornò, et cussì etiam era ritornato el capetanio. Ma Bernardo Contarini, desiderando con li stratioti di far qualcossa, andò per quella strada maistra versso la montagna, et, chavalchato mia 8, si voltò per costa verso Verzei, visitando molti castelli, era prima dominati per franzesi, ma per stratioti reaquistati; et, acostato a uno castello chiamato la Badia, mia 3 vicino a Verzei, et non potendo haver alcun li venisseno contra, se non che trovò in una ara cinque franzesi con assa' femene che tribiava; et li franzesi volendo scampar, li stratioti li azonze con le lanze in la schena, ne amazono tre, do feriteno a morte, dei qualli non si potè far alcuna examination. Et cussì ritornò stratioti a li loro alozamenti.
Quelli di Novara mostrava fuogi et li studava, poi di novo li apizavano; per i qual signalli dimostrava esser in gran necessità, dimandando soccorso da Verzei.
A dì 18 ditto, essendo stato la notte avanti el capetanio zeneral nostro per aspettar venisseno quelli cavalli con le vittuarie, et non essendo venuti, dubitando la notte seguente non venisseno, mandò el conte Carlo de Pian de Melletto et Carlo Secho con bona suma di zente su la strada, da la qual via havevano più sospetto.
Fo principiato a far uno bastion a presso la terra, et, per non haver guastadori, non se compite sì presto; unde li Provedadori rescrisse di novo a Milan li mandasseno, perchè non era venuti di 2000 se non 200, li qualli erano stati do zorni et fuziti; et, volendo dar el guasto, necessario era esservi guastadori.
Item, fo comenzà a far uno fosso per fortifichar el campo, et continue lavoravano; ancora fo principiato a dar il guasto a la terra da uno canto.
Et a hore 4, nostri inteseno era ussito di Novara più di 500 cavalli a la liziera, e fuzivano verso Verzei; et quei di la terra, a hore 2 in 3, trete molte bombarde præter solitum, et levono 3 volte fuogo in zima di la torre, poi lo smorzò. Et el capetanio, inteso questo, subito montò a cavallo a la liziera con assa' cavalli, et andono driedo di questi fuzivano. Quello seguite, intenderete.
El messo, andò a tuor dal Re el salvo condutto, non era ancora ritornato, et el Nuncio pontificio stava lì in campo.
A dì 19 ditto, per tre vie, nostri haveno nuove di Verzei. Prima, a mezo zorno, zonse uno fo mandato per Tadio da la Motella a Verzei e a Turin, et referì esser partito a dì 16 da Turin, dove el Re con la so corte era, et spesso andava a Chier per veder la inamorata soa. Item, di Franza non era venuta zente, ma ni anche si aspetavano; et che da Turin fino a Verzei era alozate da 4 in 5 milia persone, in Verzei 8 in 10 milia; in tutto, el Re se ritrovava haver da XV in XVI milia persone, in tutto, tra utele et inutele, senza quei sono in Novara; et che se dicea volea venir a trovar il campo, et socorrer Novara. Et che el Duca de Savoia steva malissimo.
Item, a hore 22, el capetanio zeneral have per do soi trombetti, venuti da Verzei, come in questo zorno era zonto ivi 8000 elemani et 1800 homeni d'arme, et che volea venir asaltar lo nostro campo di notte da tre lai (lati) a un tempo; da Verzei, da Novara, et da un'altra via; tamen per questo nostri non hebbeno paura, ma avevano con grande....; et el capetanio havia ordinato li collonelli, e tutto.
Item, a hore una di notte vene uno vexentin, bandito di Vicenza, chiamato Basilio de la Scuola, el qual era stato in campo dil Re, et ozi, partito di Verzei mostrando andar a Turin, vene da' nostri et refferì a li Provedadori esser in Verzei lanze 1000 tra franzesi et taliane, elemani zercha 5000, con alcuni guasconi, borgognoni, savogini et paesani; in tutto, con quei è col Re, persone 15 in 16 milia; et che aspetavano el Re là per tutta questa altra settimana; et che ogni zorno andava in Verzei do homeni d'arme ducheschi a parlar con quelli baroni. Item, che hanno mandato el balio del Degiun a condur gran numero de elemani; tamen era ito con pochi danari; et era mesi cinque li provisionati non havia habuto denari; et a Verzei era zonto el Maraschalcho de Giaè et altri gran maestri, per veder qualche bon lozamento, per metersi col campo fuora di la terra; altri diceva era venuto per dar la paga.