Zente da cavallo et a piedi si ritrovava in Verzei, sì come riferite el vicentin sopra ditto.

Mons. de Fois, locotenente dil Re lanze 60
La compagnia dil Duca di Orliens » 60
Compagnia di mons. di Lignì, cuxin dil Re » 100
Compagnia di mons. l'armiraio di Franza venuto » 100
Compagnia di mons. Arbereto venuto nuovamente » 50
Compagnia dil Grand Venor, idest cazador, ut supra » 50
Compagnia di mons. di Borbon venuta, ut supra » 50
Compagnia porta castroni per insegna, venuta ut supra » 50
Mons. di Guisa » 50
Mons. d'Alban » 50
Mons. d'Armansa » 50
Mons. d'Auson, fratello di mons. de Obegnì » 50
Mons. di Serva » 50
Compagnia de mons. de Verzì » 30
El balì.... d'Auson » 20
Mons. de Beumon » 40
D. Zuan Jacomo di Traulzi » 40
 
  Summa lanze 900

Cavalli lizieri numero 1000; et questi hanno do arzier a cavallo per homo d'arme.

Homeni da conto è ivi.

Fantarie.

Tra todeschi, savoini, guasconi, piamontesi et altre generation, zercha 5500.

Artilarie.

Serpentine numero 5, di 8 pie' et mezo in circa longe, traze ballote di ferro de lire 35, a unze 18 la lira.

Colovrine, zoè passavolanti, numero 4, di 12, 13 et 14 pie' longi l'uno, traze ballote di lire 22 et meza.

Falconi, a modo spingarde, numero 14, traze ballote di piombo di lire 10 in 12 l'una, sono longe pie' 7.

Item, per quanto inteseno li Provedadori da quel messo di Thadio di la Motella, era intrati quella mattina, a dì 19 Avosto, 40 cittadini di Novara in Verzei. Fu fatto duplicar le guarde et scolte dil campo, et ordinato steseno vigilanti, a ciò nostri non fusse intercepti.

Havendo la Signoria nel conseio di Pregadi preso, a dì... Avosto, di dar al conte di Petigliano in tempo di pace ducati 33 milia, et in tempo di guerra el terzo più, zoè ducati 44 milia a l'anno, et tegni le zente proportionate al stipendio, et questo per anni 5 et uno di rispetto in libertà di la Signoria, et titolo di governador, perchè non si havia potuto acordarlo con quello li Provedadori li offerseno al principio; et a dì 19 era stati a parlamento. El qual dicea havea col Re di Napoli in tempo di paxe fiorini d'oro 33 milia, a incoronati ij per fiorino, eran carlini 12, zoè lire 6 de nostra moneda, et in tempo de guerra la mità più, et perhò non volleva acceptar quello nostri li offeriva, ma dimandò licentia; tamen, dicendo volleva star ancora X o ver 15 zorni in campo per far cossa grata, et li Provedadori li dete per avanti ducati 500, juxta li comandamenti di la Signoria.. Et in questo zorno, a dì 19, ricevuto lettere di questo, ditti Provedadori volseno parlar con esso conte, el qual pregò che per do zorni non ne parlasseno alcuna cossa, per esser li cieli mal disposti, però che è homo segue molto astrologi et hore. Et cussì restono; poi parlono, et concluse come dirò.

Et in questo zorno ritornò el messo andato al Re per il salvo conduto, et il Re non li volse farlo. Ma quelli soi gran maestri li disse: Fa el nontio vegni sopra la nostra fede. Et cussì ditto messo la matina seguente, abuto cavalli da' nostri Provedadori, se partì et andò dal re; tamen non li apresentò el breve, et rimase de li soi, come dirò di sotto; e più non ritornò.

A dì 20 ditto fo consultato da li Provedadori con el capetanio, conte di Petigliano, et li ducheschi, però che dubitavano di non esser asaltadi da' franzesi, sì da quelli erano a Verzei, quam di li altri di Novara. Et el conte di Petiglian disse, li pareva, essendo el Re più grosso de nui, de non aspettarlo lì. L'opinion dil conte di Chaiazo era, che 200 homeni d'arme et 500 fanti, era in Trechano, venisseno in campo, et ivi rimanesse Zuan Griego con li soi ballestrieri a cavallo et 100 fanti. Et concluseno cussì, perchè el campo si augumentasse. Item, che da poi manzar el conte di Petiglian et il conte di Chaiazo dovesseno andar a veder li alozamenti de Monteselli, do a mia luntan dil campo più al basso, o vero inquerisse qualche altro più securo lozamento.

In questo zorno fuzite in Novara zercha 20 ragazi de li stratioti con li soi ronzini, et fo ben ricevuti dal duca d'Orliens, et datoli ducati 6 al mexe per uno et le spese; et questo per non haver auto el suo dover da li soi patroni, i qualli haveano tochato lhor page.

Li Provedadori have lettere di Pavia di Piero Michiel, provedador, conduceva le zente dil sig. di Pexaro in campo, governate da suo fratello sig. Galeazo, zoè 80 homeni d'arme et 60 ballestrieri a cavallo, et acelerava el camin. Et a dì 22 da matina zonseno in campo. Et Piero Michiel, sopra ditto, poi partì di campo, zonse a Venetia a dì 2 Septembrio.

A dì 21 ditto, da matina, stratioti andò a imboscarsse a presso la terra; et ussite fuora alcuni cavalli franzesi a la liziera, con i famegij o ver ragazi de li stratioti ivi fuziti; et pocho lontano di la terra stratioti erano ascosi ussite, et li dete driedo fino a li repari; et de li soi famegij, che volseno pur contrastar, do di fatto fo morti in la scharamuza, do fo presi, uno di qual era ferito su la testa mortalmente, el qual, menato in campo, morì. Fo feriti do altri, et uno franzoso; et stratioti dimandò a li Provedadori, quel suo famegio prexo, a exempio de li altri, fusse impichato subito. Ma Piero Busichio lo dimandò lui di gratia li fusse concesso lui medemo lo impalasse, per metter terror a li altri. Ma li Provedadori non volseno, et lo fece impichar.

In questo zorno, da poi manzar, li fanti di Chozanderle, todescho, si levò a remor, dicendo volleano danari, et esser satisfatti di le spexe haveano fatto nel venir in campo. E li Provedadori con bone parole li disse, non esser tempo di la paga, et al tempo ge saria data. Et loro non volendo questo, mostrò adunarse insieme et volersse partir, andando su certa pianura, et ivi steteno fermo. Et vedendo essi provedadori Chozanderle haver da loro pocho ubidientia, mandò a pregar domino Zorzi di Pietraplana, capetanio di elemani ducheschi, che andasseno a tasentarli et farli ritornar, mediante la sua reputation, la qual era assa'. El qual subito andò, et li fece ritornar, per esser molto reverito; et si questo non fusse, in campo non si poria governar todeschi.

Per uno eleman fuzito di Novara in questa matina, se intese in la terra esser gran fame; ogni giorno ne fuziva X in 12 elemani al troto, andavano a la volta dil monte; non haveano pan ni vin, ma formento, et non pono masenar a man a suficientia per tutti; et che viveano di carne et formazo, bevevano mosto, et pocho ne era; et assai de li animali era in la terra, per necessità morivano ogni zorno più di un paro.

Essendo andati, come scrissi, el conte di Petiglian et conte de Chaiazo a veder il lozamento di Monteselli, tornati, riferiteno non esser buono; et ozi andono a veder uno altro. Et tornato el conte di Petigliano, li Provedadori insieme col capetanio zeneral parlono con ditto conte di Petigliano, et li offerino ducati 33 milia im paxe et ducati 44 milia in guerra, et che questa era la intention di la Signoria; et lui non volleva. Tandem li disseno, ducati 33 millia et ducati 48 millia; et esso conte pur renitente, dicendo meritava più. Et chiamati dentro Piero Marzello et Zorzi Emo, ambassadori al conte, etiam tutti lo exortono. El qual conte, conclusive, dimandò ducati 33 milia in tempo di paxe, et ducati 50 milia in tempo di guerra. Et vedendo nostri esser la differentia solum di ducati 2000 in tempo di guerra, Luca Pixani, provedador, ambassadori et etiam el capetanio li promesseno ditti ducati 50 milia. Et cussì fo fermato l'acordo, et scritto a la Signoria. La qual rescrisse esser contenta. Et el conte mandò poi in questa terra Filipo di Arezo, suo secretario, Bortholomio de Vico et Antonio, suo fratello, tutti tre a far et sigillar li capitoli necessarij; a li qual dette plena comission. Et per non si poter far lì in campo instrumento di man di notaro, per non vi esser il modo, li Provedadori a dì 28 ditto conveneno scriver a la Signoria, et far fede questi venivano qui per tal causa. Et cussì esso conte fo condutto governador zeneral dil campo.

In questa sera a hore 3, essendo trate 3 o ver 4 bombarde da Verzei, et quelli di Novara risposeno, el capetanio nostro dubitò per questo signal non venisse socorsso a Novara. Et poi vene una di le guarde, et disse le zente nostre, era a Chamariano, havea asaltà alcune some di vittuarie andava in Novara et quelle havia prese. Unde el capetanio subito montò a cavallo, et mandò zente dove el bisognava, et stratioti. Et ditti stratioti, pocho lontan di Verzei, se scontrò in alcuni cavalli lizieri dei nemici et X homeni d'arme, et quelli investiteno. Li cavalli lizieri si messe in fuga, et li homeni d'arme volse far testa; et, non potendo resister, voltò le spalle, et stratioti ne prese uno vivo, amazò cinque et preseno etiam 6 franzesi, i qualli havia solum el corpo di la curaza, et molti altri pedoni da 40 in 50. Driedo veniva 80 homeni d'arme da Verzei; li qual, sentito la furia de stratioti, ritornono indriedo, sì come per la confession di l'homo d'arme se intese. Quelli veramente di la guarda de Chamariano prese 12 in 15 cavalli da soma, con alcuni presoni, et sacheti di farine streti et longi, tien mezo staro nostro l'uno; etiam altri sachi di pan, carne salade, butiro et qualche refrescamenti. Et erano però assa' some, parte fu prese, come dico, parte ritornò a Verzei; per modo intrò in Novara solum X cavalli con X di quei sacheti di vittuarie. In questa scaramuza de stratioti, do de loro fonno presi da li nemici, perchè li cavalli li straportono fino in le man de essi franzesi che fuzivano.

Et li Provedadori comesse a Bernardo Contarini, dovesse examinar l'homo d'arme preson de stratioti. El qual riferite de li 80 homeni d'arme veniva, come ho scritto, era solum 2000 elemani, ma el balì dil Degiun era andato a quelle montagne de sguizari per far 8 in X milia; le altre fantarie erano piamontesi, savogini et zente paesane; et notifichò le zente ivi erano.

Lista di le zente d'arme e fantarie sono a Verzei, secondo la examination di uno homo preso, facta a dì 22 avosto, nome Francesco d'Aracurt[141].

A dì 21 ditto, di notte, el sig. Frachasso di San Severino volse licentia dal capetanio nostro et dal sig. Galeazo, suo fratello, capetanio di Milan, di poter andar a far una coraria in certo loco, dove teniva el suo disegno anderia bene. Et la licentia habuta, andò con più di 100 homeni d'arme sul Verzelese, et fece uno bellissimo et richo butino, et la notte driedo ritornò in campo con il buttin di più de 200 animali grossi, piegore 900, et presoni 22 da taia. Et questo fo il principio di correr su quel di Verzei, per la qual cossa, madona stava alquanto suspesa. Et ditto Frachasso vadagnò assa'; se divulgava prima fusse andato dal Re, ma ritornò con ditto butino in campo.

A dì 22 ditto. Hozi, essendo stà comandato per el capetanio 100 stratioti de la compagnia che era con Piero Duodo, provedador, di andar a le scolte a l'alba dil zorno; andati, se incontrorono in 8 homeni d'arme et 50 balestrieri a cavallo et cavalli lizieri, ussiti da Verzei, con animo di andar ad asaltar Chamariano, dominato per nostri, qual è castello di Savoia, dove era 25 homeni d'arme, 100 pedoni. Et tre mia lontan dil campo verso Verzei scontrati, fonno a le man. A la fin nostri fo vincitori, cazando ditti homeni d'arme fino a Verzei, morti di loro 8 et tre homeni d'arme presi, et cavalli lizieri 35, tra li qual uno homo d'arme da conto, zentilhomo, et altri 6 armadi con il corpo di la curaza, il resto tutta zentaia et homeni desuteli. De stratioti fo presi do et uno ferito.

A dì 23 ditto, havendo per avanti scritto la Signoria in campo si dovesse far 2000 elemani, per via di domino Zorzi di Pietraplana, et cussì ditto domino Zorzi li mandò a far. Et essendo il tempo di mandarli a levar, et darli fiorini di Rens do per uno lì, et do come zonzevano in campo, unde ritrovandossi in campo venuto a veder uno nostro patricio..... Valier, parsse a li Provedadori di cometterli tal faticha, di mandarlo mia 50 de lì fino a..., per ditti elemani, et più in là si 'l bisognava, per levarli, pagarli et farli venir in campo. El qual patricio, vedendo era necessario per servir la Republica, libentissime questo cargo acceptò. Et cussì in questa matina, a dì 23, si partì con li danari et uno fameio et tre altri in sua compagnia; et, datoli scorta, lo accompagnaseno mia X lontan dil campo, andò al suo viazo.

Vene lettere di li capi dil conseio di X, che li Provedadori non scrivesseno a persone private nove alcune, juxta la leze era; et questo per certi remori di parole fo ditto a Venetia; et li rescrisseno erano contentissimi.

È da saper che, havendo a dì 22 ditto, a hore 3 di notte, li Provedadori scritto, juxta il consueto di una lettera al zorno, a la Signoria, el corier fo pigliato da i nemici di Novara, o fusse franzesi o villani, et tolto le lettere le averzeno, et parse di mandarle a Verzei, poi dal Re, per tre villani. Li qualli, ita volente Deo, fo da alcuni nostri fanti a pe' presi, et toltoli le lettere. Li quali li offerse a ditti fanti ducati 50, et liberasse colui portava le ditte lettere, le qual ancora nostri non le haveano acatate; ma visto, voluntarie se dava tanta taia, lo zerchono e trovoli queste lettere, et lo condusseno in campo a hore una di notte, et presentate le lettere di Provedadori insieme con altre lettere franzese, scritte per el Duca di Orliens al Maraschalcho de Giaè, a mons. di Pienes, a mons. de Fois et ad altri, tra le qual ne era tre in zifra. Su una era scritto li 600 elemani in Novara erano intrati, ma non le vittuarie; solum cavalli 10 con alcuni sacheti di farina streti et longi, da tener davanti l'arzon, de 400 sachi i erano, e alcuni.... de vin e altre cosse da manzar. In altre lettere si conteniva li dovesse mandar danari per dar a le zente da pe' et a' cavalli, zoè ducati 24 milia, come se referiva a quelle in zifra. Per un'altra significhava, come havia preso questo cavalaro con lettere di Provedadori, le qual le mandava a mons. de Fois in Verzei, che le lezesse et monstrasse a tutti dil suo conseio. Et la copia di le lettere in zifra li Provedadori mandono a la Signoria a dì 25, et ditti villani fonno messi in cepi per farli impichar. El corrier non intendevano dove si fusse. Quello sarà, scriverò.

In questo zorno, dovendo partirsse dil campo per ritornar a Venetia Piero Marzello et Zorzi Emo sopra nominati, et il Marzello si amalò e rimase a li Orzinuovi, et l'altro vene di longo, et acompagnati da Bernardo Contarini con 350 stratioti ditti oratori fino a Monticelli, mia 3 distante dil campo, et tolto licentia, esso Bernardo Contarini si voltò in zoso verso Verzei, et cavalchò con ditti stratioti fino mia 8 di là da Verzei, scorzisando tutto quel paese. Et havendo gran voluntà de scharamuzar, quel zorno se redusse sopra una colina, circondata di una bellissima campagna, et ordinò le guardie prima sul fiume, poi ai passi di le strade, et mandò fin su le porte di Verzei zercha 50 cavalli. Ma quelli di la terra mai volseno ussir fuora. Et vedendo stratioti che non ussivano, 100 di loro corse quasi fino a Turin, zoè sino sopra il fiume chiamato la Sciesa, et tolseno zercha cai 600 de animalli, tra grossi et menudi, et li condusseno a salvamento in campo, che niuno non li vene in contrasto. Et questo fo la matina.

El Duca de Milan mandò a drezar il suo pavion, et preparar il suo lozamento per venir in campo.

A dì 24 ditto, in campo se ritrovava molti amalati, per il manzar de fruti, et senestri patidi, sì homeni d'arme, contestabeli, quam fanti; dei qual ne era solum 2500, tra provisionadi et page da guazo, et questo per esser molti fuzidi. Unde la Signoria scrisse, el remedio di tenirli era darli la paga ogni 12 zorni.

In questa matina, per do fanti italiani fo preso uno frate di San Francesco, ussito di Novara, el qual arcogieva fasuoli et pome per portar in la terra. Et menato dal capetanio, li fo dato da disnar; et, examinato, referite in la terra esser gran necessità, et franzesi havia tolto quello havea da viver essi frati, et etiam uno monasterio di monache, per modo li soi frati non haveano che viver, et conveniva far cussì per viver; et che principiaveno a divider le carne per cadauno, et ne era pocha; non haveano pan, et viveano de fruti et fasuoli; masenaveno con molini a man, et il zorno masenavano pochissimo; ne era assa' amalati; e tal zorno al suo monasterio fo sepeliti 17 franzesi; et che aspettavano franzesi el Re de dì in dì li desse socorsso; el Duca di Orliens smarito in la ciera et di mallavoia. Hor li fo ditto vedesse, per via dil suo guardian, di far li habitanti si rendesse; et cussì fo lassato.

Questa matina ussite di Novara zercha cavalli 200 per andar a Verzei; ussite per fame. El capetanio con li ducheschi li andò contra; unde, vedendo franzesi haver obstaculo, se ritornorono in la terra; tamen, zercha vinti cavalli passò, et andono a Verzei.

Ancora in ditta matina Piero Busichio, uno di capi di stratioti, andò con cavalli 100 a la volta de Verzei, et fece prede de alcuni animali grossi et menudi, in tutto zercha 400, et li condusse in campo senza contrasto.

A hore 22 li fanti todeschi di Cozanderle si levono a remor con li fanti italiani nostri, et fonno a le man; ne fo morti di una parte et l'altra X in 12, et fo ferito in una cossa da uno schiopetto Marco da Rimano, contestabelle, et mediante el capetanio et conte di Petigliano, governador, fo cessato ditto remor, et Cozanderle, suo capo, non se ritrovò, per esser andato a visitation di domino Zorzi di Pietraplana, era amalato.

A dì 25 ditto, essendo andati quasi ogni notte stratioti a la guarda, perchè non intrasse vittuarie in Novara, et non havendo trovati, erano quasi desparati. Et inteso Bernardo Contarini, che dovea ussir 2000 cavalli di Novara in far la scorta a zerte vittuarie veniva, montò a cavallo da prima sera con li stratioti, et andò a uno passo, distante dal suo lozamento mia 3; ancora fonno mandate per el capetanio le zente d'arme per altri passi, adeo era impossibile a li nemici a passar senza contrasto. Et, a hore 2 di notte, le scolte vene dal ditto Contarini, dicendo haveano udito una gran chavalchata do mia di sotto di le poste sue; et mandato a dir al capetanio dovesse far star provisti li homeni d'arme, che la chavalchata era passata, li andò driedo a le peste, per modo che, seguitando le peste, li azonseno al passo di una certa aqua, et di là di l'aqua era la nostra zente d'arme. I qualli subito cridò: Marco! Marco! credendo fusseno 2000; et li nemici sentendo, bandonò le vittuarie et si messeno a fuzer; et, per esser notte, nostri have gran fatiche a trovarli; li andava zerchando per le machie, et nostri si corevano l'uno driedo l'altro, credendo fusse franzosi. Bisognava cridar: Marco! Marco! et il nome haveano stratioti, zoè: San Valentin! Et tandem i nemici forono tutti presi. Se dice erano 35 homeni d'arme et 100 ballestrieri; et preseno tutte le vittuarie; et fo gran danno a la terra, che con grandissimo desiderio le aspettaveno. Et da poi fece correr stratioti fino di là de Verzei, et fece butini di 100 cai de animali grossi, et si scontrono in 8 chara di vin andava in Verzei, et li sfondrò le botte e spanse el vin; unde in Verzei montò il quarto più di quello valleva el vin; et tanti animali haveano stratioti, che vendeteno ducati uno l'uno.

A dì 25 ditto, per decreto dil conseio di X, fo mandato Alvise Manenti, secretario di ditto conseio, in campo; alozò con li Provedadori. La caxon fo secreta; stette alcuni zorni, e ritornò.

In questa notte, ussite gran numero di cavalli di Novara, et andati a Verzei; e tanto era la gran fame haveano, che, zonti ivi, si mettevano a manzar tanto, adeo morivano.

Per lettere di Vincenzo Valier da...., se intese che de li alemani ducheschi fuzia a 50 et 100 al trato, et haverli scontrati; et questo per non haver le sue page al tempo dal Duca.

Vene in campo guastadori mandati per il Duca; fu cominziato a far fossi et bastioni, per assecuration dil campo.

Fo portato in campo ducati 20 milia per dar la paga etc. Et per lettere di 23, la Signoria scrisse dovesse el campo star fermo dove era, et non si movesse, per non dar animo a li nemici, et che i guastadori hanno decreto et scritto, si fazi a Brexa, Bergamo et Crema, e sia mandà in campo; et intendendo el bon portamento de stratioti, scrisse a Bernardo Contarini, laudandolo summamente, et che non andasse tanto avanti, e dovesse vardarssi la persona, et confortar et abrazar li stratioti da parte dil Principe per inanimarli. Et cussì fece. Ma el Duca de Milan scrisse in campo, non volleva si facesse più corarie su quel di madona di Savoia; et in execution di le sue lettere, a dì 28 ditto, fo publichato una cria da parte dil nostro capetanio et Provedadori; tamen la Signoria scriveva dovesse perseverar stratioti in tal incursione.

El capetanio zeneral nostro have per spie, questa notte dover partirssi da Verzei 4000 alemani, et venir a soccorrer Novara; unde terminò obstarli, et mandò zente a tutti i passi e strade. Et venendo in ditta notte, per la via erano le guarde, et discoperti, Thadio da la Motella, con la compagnia coionescha, li andò contra, e trovò zente d'arme et fantarie inimiche, e cavalli con vittuarie; et investite, et sacomani havea sacheti longi di farine; altri barileti de vin longi et stretti; altri carne fresca et salada, et polami cotti; et non potendo alcuni fuzer sì presto, saltono di cavallo per sconderse in le machie, lassando li cavalli con ditte vittuarie solli; et nostri prese in questa baruffa 25 homeni d'arme in 30, dei qual era do cavalieri, homeni di condition, et li menono in campo con li elmetti in testa. Sette di loro erano a cavallo, scosi ne le machie, aspettando la notte per poter fuzir; et etiam le vittuarie fonno tolte, et nostri soldati trovono adosso questi, sì homeni d'arme quam sacomani, molti danari. Item, preseno uno secretario dil bastardo di Borbon, è in Novara; el qual havea una busteta apichata a l'arzon dil cavallo, ne la qual era ducati 500; et per paura si butò da cavallo et fuzite, lassando el cavallo con la busteta e danari, li qual fo tolti per nostri. Et questo fo a dì 26 avosto, in mane.

A dì 26, quei di Novara teniva tutta la notte fuogo in zima la torre; la causa non si sapeva, si judichava volesse soccorso. Li presoni, presi come ho scritto, fonno examinati; li qual riferiteno, erano 35 homeni d'arme, 100 pedoni e cavalli molti de vituarie, venivano versso Novara; capetanio era mons. di la Palissa et mons. de Satiglion, et non sapevano si mons. de la Palissa era venuto, però lo lassono a la porta de Verzei, ma ben era mons. di Satiglion con loro. Item, si ritrovava esser in Verzei 600 lanze, senza quelle era col Re con la sua guardia; la qual è 100 lanze, 400 arzieri et 200 ballestrieri a cavallo; de fanti era in Verzei zercha 5000, tra elemani et altre generation, savoini, piamontesi, guasconi etc. El Re se ritrovava a Turin, e andava spesso a Chier; et che era partì 400 elemani per andar a Provenza, per passar a Napoli in soccorsso di castelli; et che era in ville tra Turin e Verzei molti amalati franzesi, ascosi nelle machie, et alcuni fanti, li qualli da li ragazi et villani dil paexe erano presi et condutti in campo. Et cussì a dì 30 ditto, mandono a Crema franzesi ij et arzieri 6 in castello a custodia, ordenando li fusse dato da manzar solum pan et vin. Et fo dato a tutti la so taia; poi ancora fo mandati de li altri, et etiam ducheschi mandono a Milan, a dì 31 ditto, pedoni 53; et questo perchè el Ducha ordinò cussì fusse mandati.

Per uno messo di Anzolo Francesco da Santo Anzolo, venuto di Verzei, se intese, per haver stratioti spanto quel vin, come ho scritto, era cresciuto el vin un quarto più di danari la mesura; et tutto il paese era in fuga per causa de stratioti, et che quei di Novara, vengono lì per fame, tanto manza che moreno.

A dì 27 ditto, li ducheschi have una lettera da uno suo capo di fantarie, in uno castello mia 3 a presso Fontane, advisava, un bon numero de cavalli et elemani se reduceva a....., nè sapeva ad quid; et che si dovesse far provision, dubitando di la rocha di Fontane, licet fusse forte. Unde, andati dal capetanio et Provedadori, deliberorono di mandar questa notte 100 homeni d'arme con 100 cavalli lizieri et 200 fanti a sopraveder, et Fontane è mia 12 dil campo, con hordene dovesseno star pocho, et poi tornasse.

El conte de Petigliano si fece uno pocho di mal a una gamba, tamen veniva da li Provedadori a consultation. Et la Signoria scrisse a li Provedadori che ditto Conte facesse 500 provisionadi, stesse sempre a presso la soa persona. Item, a dì 25 ditto, scrisseno, per li boni portamenti de domino Zorzi de Pietraplana, capetanio di elemani ducheschi, li Provedadori dovesse, nomine Dominii, donarli fiorini di Rens 300.

A dì 28 ditto venne in campo uno ambassador di la Duchessa di Savoia, dolendossi di le corrarie si faceva, et che questa madona non aspettava, essendo amiga di la Signoria, et consanguinea dil Duca de Milan, et che, fino hora, lei havia messo ogni sua forza a far ogni ben.... con il Re, et tamen li era stà tolti castelli per quelli ducheschi, et scorsizato el paese. Et che il Re, inteso questo, li havia ditto che, al presente, era tempo di romper et non aspettar più, et che fin pochi zorni la dominarave 4 castelli dil Ducha; perhò pregava el capetanio nostro et Provedadori non facesse far più corarie, perchè ancora lei poteva far danni su quel di Milan; et che dovea andar a Milan a dir etiam questo al Ducha. El capetanio rispose, poi che l'andava a Millan, el Duca li faria risposta conveniente; ma che si havea fatto comandamento non si facesse più corarie sopra quel di la sua Duchessa, fino non fusse ordinato altro. Et ditto orator restò assa' satisfatto, et tolse licentia, et andò a Milan.

Anchora, in questo zorno, vene in campo uno todesco di Strozpurch, zornate 12 lontano de lì, a uno...., capetanio di elemani 3000, era nel campo duchescho. Et referite, li elemani era col Re de Franza esser partiti per comandamento dil Re di Romani, et tornati a caxa. Item, che era zonto a Strozpurch cavalli 2000, et fanti 5000 di esso Re de Romani, venia in campo in soccorso nostro, et che de lì za erano partiti, venendo di longo. Questo era il Ducha de...., veniva in campo, come per lettere de li oratori nostri a esso Re se intese dovea venir.

Per uno venuto in campo, mandato a li Provedadori per Thadio da la Motella, el qual habitava a Turin, refferì, come a dì 28, a hore 15, el Re fece conseio, et, disciolto, vene fuora mons. de la Tremoglia et mons. di Bres, et che lui sentì dir a mons. de la Tremoglia versso mons. di Bres: El Duca de Millan zercha far apontamento con il Re nostro. Et mons. di Bres rispose: Io el so; ma voria più presto si fesse questo apontamento con la Signoria de Venecia, che con il Moro traditor. Item, che era con el Re 400 arzieri et zercha 100 homeni d'arme e alcuni zentilhomeni de Franza, ch'è la soa guardia; et in le altre ville, da Turin fino a Verzei, era zercha 3000 persone, et in Verzei haveano fatto la description di fuogi; trovò numero 1500; et partivano le zente a tanti per fuogo, zoè 5 homeni per cadaun fuogo, tra uteli et inuteli.

Item, ch'el Re vollea mandar a soccorrer Napoli alcuni cavalli et certi pedoni per mar; et in Verzei era gran numero de amalati, et tamen dicevano voler far gran cosse.

In questo zorno i nemici corsse a uno locho dil Ducha de Milan, chiamato Palestra, tolse animali et amazò tre villani; et, fatto pocho danno, ritornono a' soi lochi.

In ditto zorno zonse Alvixe Manenti in campo; et Zuan de Bernardo fo mandato canzelier di Bernardo Contarini, provedador di Stratioti, el qual prima era con Piero Duodo.

La Marchexana Maria di Monferà, di età zovene et bella donna, in questo zorno morite, et rimase di lei uno fiul, tra li altri, chiamato Guilielmo, el qual era Marchexe, di età picolo. Questa governava quel stado insieme con suo barba, el sig. Constantin Arniti; et fu etiam eletto da quelli popoli in governo dil sig. Marchexe et di quel stado. Et partito di Verzei se ne andò a Casal, et fu aceptato come governador; et scrisse al Ducha de Milan non voler acceptar tal governo senza sua saputa, però che quel stado era comandato a esso Ducha.

Li todeschi di Cozanderle in ditto zorno si levò a remor, et insieme con lui a cavallo si messeno in campagna, dicendo vollevano la sua paga senza far mostra, minazando de partirsse. Et non zovò a li Provedadori darli bone parole, per esser esso Cozanderle homo scandaloso; unde fo forzo al capetanio et al sig. Galeazo, capetanio di Milan, montar a cavallo; et ivi andono con bone parole fonno tasentati; et conveneno mandar per Orssato Morosini, pagador, li desseno la loro paga lì in campagna.

In questa mattina, domino Zorzi de Pietra Plana con gran febre fo portato a varir in Vegevene; et li Provedadori si offerse al suo canzelier in ogni cossa, volendo darli li fiorini 300.

Fo fatto in campo 3 bastioni: uno su la strada che va a Verzei; l'altro a una chiesia di Santa Marta, lontan di Novara mancho di mezo mio, per securtà de li fanti erano in detta chiesia a custodia; et il terzo su la strada di sopra, versso il monte, la qual strada è maistra etiam da Verzei a Novara. Item, fo fatto uno fosso, andava dal bastion primo, era a la strada di sotto, referisce a la strada di sopra, va da Verzei a Novara; el qual fosso veniva a divider Novara dal campo nostro, et questo pocho manchava a fenir, e dentro il fosso era un'aqua che correva; et di qua dal fosso fo fatto uno spalto, alto più di uno passo, con fassine et terren grosso zercha 4 pie'; et ogni zorno con li guastadori seguivano ditto lavor, per fortifichation dil campo.

Vedendo la Signoria la insolentia di elemani, et etiam el capetanio esser de opinion si facesse, in loco di 2000 elemani volevano ancora far, tanti provisionadi; unde scrisseno in campo, a dì 26 ditto, si dovesse remetter a li contestabeli di le page di guazo tante page, computà quelle hanno fino al numero di 2200, et non facesse più elemani ma 2000 taliani; oltra di questo, per lettere di 27, ordinono si dovesse al tutto strenzer Novara, ma non potevano nostri per le gran pioze, et quel terren esser molto al basso et palustre; et che a li stratioti, erano stà amazati li loro cavalli, si dovesse pagarli ducati 15 fin 20 per uno, a quelli presenterà li cavalli da comprar; et questo feceno a ciò stratioti fusse a cavallo; et dovesse dar a Bernardo Contarini, per spexe, ducati 100.

A dì 30 ditto, le zente andono a Fontane, sì come ho scritto di sopra, ritornò in campo, non havendo trovà niente.

Zonse in campo 100 guastadori da Crema, sotto uno cittadin chiamato Christofaro di Marco.

El Ducha de Milan scrisse vollea venir questa settimana in campo; et cussì referite el suo capetanio a li Provedadori.

In questa matina, essendo andati alcuni stratioti a sacomano, scorseno alquanto versso Novara, et detteno fuga a molti de li nemici, et preseno 6 franzesi, dei qual ne era 4 arzier et do sacomani, insieme con 8 cavalli; sì che stratioti non steva indarno.

A dì 31 ditto et ultimo di Avosto. Fo examinato Bonino, stafier di mons. di Serna, el qual diceva, a uno crido faria venir fuora di Novara zente. Unde, li Provedadori mandò Jacomazo di Venecia, capetanio di le fanterie, con alcuni fanti et cavalli, et el ditto legato, et più volte cridò, tamen mai non vene fuora niuno; unde lo feceno impichar per le busie diceva. El qual, avanti morisse, discolpò molti, dicendo non diceva il vero, però che incolpava molto quel..., capetanio di molti elemani ducheschi, tamen non era in alcun dollo.

Questa notte, essendo stà la sera deliberato de reiterar de dar el guasto a Novara, et Bernardo Contarini mandò 100 stratioti, et el capetanio mandò molti provisionadi e fanti a piedi, et detteno il guasto. Poi questa matina per tempo fo mandà tutti li sacomani e guastadori, con bona scorta di zente armata, sotto la terra a vendemar et tagiar li sorgi et megi, di le qual cosse quei di Novara trazeva grande sustantia; et niuno di la terra vene fuora a difendersse, ma con le bombarde fece alquanto de deffensione, per metter terror a' nostri, tamen non fece alcun danno nè dispiacer. Et in questo zorno vene fuora di Novara uno nostro fante a pe', preso dai nemici, et riferite come in la terra si vendeva pan molto negro e vin mosto. Et intendeva esser formento per tre mesi et non più; animali da far carne uno mexe; et la notte passata era intrati alcuni danari per dar la paga; tamen questo se divulgava, et lui non li havia visti; eran assai amalati, molti morivano; et che tutta questa setimana erano franzesi stati in arme, per il guasto aspettavano si dovesse dar, et eran 4000 ben armadi.

Nel nostro campo ne era molti amalati ne moriva, et etiam cavalli morivano; et li Provedadori continuamente dimandavano licentia de repatriar, et fusseno mandati altri in suo loco; ma il Senato non volsse, considerando la suficientia, maxime di Marchiò Trivixan.

In questa matina, come fortasse ho scritto, fo mandato uno presente al Ducha di Milan, di la preda dei nemici; zoè pedoni 53, tra francesi, guasconi et elemani, aziò ne facesse quello pareva a Soa Excelentia di loro.

La Signoria scrisse gli dovesse ultimar l'impresa; laudava Bernardo Contarini et li condutieri; che se diga a Cozanderle fazi li suoi elemani siano uniti, pronti a li bisogni et aparati; et che advertissa i non fuzano; et che quelle zente di Rimano, Pexaro et Ducha di Gandia, fatte le loro mostre, li debbino dar la soa paga.

In ditto zorno, Bernardo Contarini con li stratioti passò la Sesia, è uno fiume a presso Verzei, a man destra; et lui rimase con il resto in cima una collina, con ordene che quelli che correvano con el butin dovesseno andar a passar mia 5 di sotto, come havia mandato X stratioti a la varda di quel passo, perchè quel passo fusse stà occupato, li butini seria andati più basso mia X seguramente; et poi ritornò in campo.

In questo zorno fo rescatato el cavalaro nostro, fo preso da li fanti de Novara, et tenuto fin ozi; et fo reschatato per uno prete franzese, che za molti zorni era stato presone in campo.

Dil Nontio dil Pontifice, andò dal Re, O se intendeva, che subito dovea tornar, per haver fatto quello ho scritto. Et questo basti quanto a le cosse seguite il mese di Avosto in ditto campo. Et per sequir l'hordene di tempi, altro scriveremo; poi ritornerò al campo, al successo dil mexe di Septembrio, secondo il consueto.

Successo seguito a Napoli et in Reame in questo mexe di Avosto 1495.

A dì primo Avosto, per lettere di Hironimo Rengiadori, date in Napoli et mandate a Roma a l'ambassador nostro, demum in questa terra, come a dì ultimo Luio era ritornato el sig. Prospero Colonna con li capitoli dil Principe di Bisignano, et per il Re fonno subito expeditti. Le cosse di Calabria si prosperava; in Abruzo la città di Chieti alzò le bandiere di Ferando, li castelli più si teniva per il Re de Franza, et assa' molestavano la terra con le artiglierie, et ogni giorno erano a parlamento di acordarsi, tamen senza conclusione. Ferando pativa assai de artilarie et bombardieri; et qui sotto sarà notado una lettera di esso Re, scritta a li soi ambassadori a Roma, di le nove occorreva; la qual è questa:

Exemplum litterarum regis Ferdinandi, Regis Siciliae.

Magnifici viri consiliarii, fideles nostri dilecti.

In questa hora è ritornato lo ill. Prospero Colonna, qual, come vi fo scritto l'altro dì, andò con una galea al Prencipe di Bisignano, et ha riportato tali apontamenti dal ditto Prencipe, che già è a li nostri servitii e fedeltà, et è per far quanto da noi li sarà comandato. El simel dice del Conte de Capacci, et de quelli altri baroni Sanseverineschi. Del che ne è parso darve avviso per vostra noticia, et a ciò lo faciate intender a la Santità di N.S.

Data in castello di Capuana, ultimo Julii, 1495.

Rex Ferdinandus,

Charitaeus.

A tergo: Magnificis viris Hieronimo Sperandio, juris doctori, Aloysio Ripol et Bernardino Franco, oratori et secretariis nostris fidelibus dilectis.


A dì 4 a Napoli se intese a la volta de Castel di S. Giovanni esser sublevato el sig. Fabricio Colonna, lo Duca de Sora, el Conte di Populo, el prefetto sig. di Senegaia, Carlo di Sangiuna, Belengier Caldoro et alguni altri, per il Re de Franza contra re Ferandino, venuti per dar soccorsso a una terra chiamata Venafre, mia 40 lontano di Napoli; la qual terra ha tenuto e tenia le bandiere franzese contra il conte loro Signore, che teniva le bandiere aragonese; et si diceva questi erano con 8 squadre de cavalli et fanterie. Et subito inteso questo, in ditto zorno se partì de Napoli el Marchexe di Peschara con 5 squadre de cavalli et zercha 2000 fanti per seguitarli; et etiam andò lo Ducha di Mellfe con 3 squadre. Et questo perchè i nimici haveano dà voce de sachezar Venafre; et di Capua et altri lochi vicini altre zente li seguitono, in favor de ditto re Fernando. Tamen a Napoli se pratichava acordo con ditto Fabricio Colonna; et havia mandato a Napoli uno so ambassador, chiamato Bernardino..., come ho ditto di sopra, a offerir al Re la persona et le sue zente, et mandò capitolli; i qualli per il Re fonno subito expeditti et remandati in Napoli. Restò in loco dil Marchexe di Pescara el sig. Prospero Colonna, affine di ditto Fabricio, novamente venuto a Napoli a' stipendij di quel Re, come ho ditto di sopra. El Re deliberò di mandar 3 galie in Sicilia, per la Raina, fo moglie di re Ferando vechio, a ciò ritornasse habitar a Napoli.

Le cosse di Puglia, tutto era reso a esso re Ferando, eccetto lo castello di Barletta, et etiam el castello de Trane, non obstante ivi era andato il Principe di Altemura, don Federico, et havia ordinato una battaglia, et datolo a sacho, et al primo intrava ducati 200, al secondo 100, verum li custodi si reseno.

A dì 4 fo profondata un'altra barza francese in Napoli, et un'altra pur con quel colpo di bombarda fu trapassata et ingalonata; et cussì ogni dì indebolivano le cosse franzese.

L'armata di la Signoria anchora si ritrovava a Monopoli, et dete a don Federico cavalli 400 di stratioti, a ciò compisse di recuperar la Puia.

El conte di Monte Odorico, che fu ferito come scrissi per avanti, stava pur grave; tamen varite.

Questa è una lettera del sig. Fabricio Collona, di quello era successo.

Illustrissima Domina, consors honoranda.

Partendo per Venafre con lo sig. conte Populo et lo sig. Troiano, essendo propinquo a la terra 3 miglia, trovamo li nimici che si haveano fatto forti de là dal fiume, el qual divideva tra noi et lor. Li qual inimici erano lo sig. Hieronimo di Totavilla, el Ducha de Malffi, Rinaldo di Capua; con loro haveano tutti li ballestrieri de mons. Ascanio, et li cavalli lizieri et li ballestrieri dil sig. Hieronimo preditto, et fanti assai; et tutti erano più di 100 ballestrieri a cavallo, et cavalli lezieri zercha 60, et più di 500 fanti; nui non havevamo 30 ballestrieri, ni 25 cavalli lezieri, zercha 20 fanti. Con tutto questo avantazo, me aproximi a ditto fiume con 3 squadre et li cavalli lezieri, dove za era la artilaria; et vedendo li nimici disposti a far facti d'arme, li andai incontro solo con la mia squadra et li cavalli lezieri veneno. Loro con molti cavalli lizieri, ballestrieri et homeni d'arme, comenzono la scaramuza, dando l'uno a l'altro di bravi colpi; et ditta scaramuza durò più di un'hora; in la qual zoè furono feriti, tra una et l'altra parte, molti, et cavalli, et forono presoni di loro più di 80, svalizati, tolti li cavalli et morti; de li nostri, feriti zercha 3 o 4. Et anche in la preditta scaramuza è stato ferito de spada, ne la man dreta, el preditto sig. Hieronimo; dubito che non se ne possi prevalere. A l'ultimo de la scaramuza, che ancora non restavano di preliare, tra li molti altri che erano stati conquisi, zoè erano doi dentro al fiume, che li nostri li forno adosso, et, ussiti d'ogni speranza, mi si ricomandaron; li vulsi restituir la vita, et li usai una gran charità et magnanimità. Feci di continente retirar in driedo li nostri, che za li haveano conduti a l'ultimo extremo, et li feci ussir fuora dil fiume et ritornarli di morte in vita. Et cussì fornita la scharamuza, che l'una et l'altra parte, se tiramo indriedo del fiume; et loro se ne andorono a Prata, et io veni a Venafri, dove son stato molto acceptissimo et carissimo di tutta questa università; et spero d'indi haver lo castello. Di tutto ho voluto avisar V.S., a ciò che quella de le felicità ne faza partecipe li nostri. Son certo epsa insieme con mi ne arà piacere. Tamen V.S. non cessi darme avvisi assiduamente de tutte nove accadino, per missi a posta, dicho chiari et senza alguna passione, perchè come sa V.S. me sono importantissime. A la qual mi ricomando.

Venafrio, V Augusti 1495.

Vester consors Fabricius Columna, Taleacotij et Albae comes, armorum christianissimi Regis locumtenens.

A tergo. Ill. D. consorti hon. D. Agneti Monfeltrae de Collumna, Taleacotij et Albae comitissae. Questa è sorella dil Duca de Urbin.


A dì 7 Avosto a Napoli el re Ferando scrisse una lettera a la Signoria; et, parlato col consolo nostro, disse come eri era stato, et parlato con quei dil castello, dimandavano salvo conduto per alcuni, e poter ir salvi; et il re non li volsse far, perchè erano ribaldi, et dicevano una cossa hozi et diman un'altra, et non stavano saldi in uno proposito; però li volleva strenzerli, et frachassarli l'armada; et za havia cominciato. Item, che il Principe d'Altemura, abuto el castello de Trane, dovea andar a Taranto, et non aspettava se non Don Cesare a Brandizo con zercha cavalli 400, et che saria el vicerè franzese; tamen di questa morte non fo vero. Et stete cussì alcuni zorni, che Ferandino crete certo fusse morto. Et ancora li disse di l'acordo dil principe di Bisignano et conte di Capazo; et il fiul de ditto conte venia da soa Majestà, et sperava de acordar Fabricio Colonna, essendoli andato il marchexe di Peschara, era molto suo amico. Item, che esso Re se ritrovava a presso 1000 homeni d'arme, et ogni dì ne zonzeva de li altri, et vollea mandar 7 galie et qualche barza per la Raina; et havia lettere de li Reali de Spagna con bone nove, benissimo disposti a le cosse sue; et vollea mandar uno suo orator a Venetia, a rengratiar la Serenissima Signoria di le cosse geste. Et elexe domino Antonio di Zenari, dottor, operato in essa legation per Soa Majestà.

El castello non restava de trar continuamente a la terra; ruinava ma non però amazasse niuno. Et a dì 7 ditto si scaramuzò nostri con alcuni ussiti fuora de ditto castello; de i qual fo morti 9, et alcuni presi; et de quelli de Ferandino fo morto uno sollo. El capetanio zeneral nostro, per quanto inteseno a Napoli, era ancora a Monopoli con 14 galie; el resto havea mandate contra Camallì; el qual, come la Signoria have aviso per lettere de Levante, era con 6 fuste benissimo in hordine sora il Zante, in conserva con do fuste de mori, et volleva andar a la volta de Barbaria.

A dì 14 ditto fo preso el barco, ch'è uno loco a presso Castel nuovo.

A dì 15 avosto, preso il barco a Napoli, el Re comenzono atender a Santa Croxe, dove franzesi si haveano fortifichato, et faceva gran diffesa; et di monasterio era, si fece fortezza.

Questa matina fo ferito don Zuan de Zervigliano da' soi medesimi per disastro, non però di pericolo.

Et el Re, a dì 14 da sera, have nuova esser acordato con soa Majestà el sig. Fabricio Colonna et lo conte di Populo et l'Aquila e tutto Apruzo; per conseguente tenivano haver di brieve; et il marchexe de Bitonte a hora potrà venir a Napoli, qual prima non potea passar per questi nominati di sopra.

A Napoli aspettavano con desiderio el Vescovo di Melfe con le zente pontificie, doveano andar in soccorsso dil Re.

A dì 25 ditto, zonse a Napoli do nave grosse de zenoesi, zoè una chiamata la Negrona e l'altra Camila, benissimo in hordine; et il secondo zorno che le zonseno, alcuni franzesi montono in uno bragantin per andar in le ditte nave e dar partido a quelle, et quei dil Re preseno el ditto bragantin con ditti franzosi; tra i altri era el patron de la galiaza de Belcari, et el patron di la nave armada, et il tesorier di franzesi; e tutti fono menati al Re per presoni.

A dì 27 comenzò el Re a far bombardar Pizafalcon, si teniva pur per franzesi, et butono gran parte di muraglie zoso, et sperava di breve haverlo; unde franzesi dimandava acordo, et il Re non si curava. Et per più chiara intelligentia di le preditte cosse, qui ponerò il summario di alcune lettere scritte a la Signoria nostra per Lunardo Anselmi, consolo a Napoli, che narra tutto el seguito. Et prima:

Come per la lettera di 4 Avosto apar, che havia inteso da la regia Majestà come el marcheze de Peschara era tornato, per non haver trovato quelli che pratichavano acordo per Fabricio Colonna; et che el sig. Prospero era ivi a li repari, in luogo dil prefato marchexe; et che el Re havia mandato 300 cavalli a rincontro de quelli li saranno contrarij; et che reputava el sig. Fabricio suo et il conte di Populo; et erano andati con ditte zente el Duca de Melffi, el sig. Hieronimo Totavilla, el conte de Venafro; et che a dì 3 era ussito di castello mons. de Clarius, el qual era stato ivi ambassador per il Re de Franza in tempo di Marco Antonio Moresini, kavalier, orator veneto; et con lo ditto ussite 4 altri zentilhomeni d'assai, et fonno in longo ragionamento con la Regia Majestà; però non ce fu niuna conclusione; et il Re sperava presto haver ditto castello; et che di le zente di Calabria, era con il Vicerè morto, tamen è da saper non era morto, licet cussì si credesse, el Re tentava haverle a' suoi servitii. Item, come Soa Majestà havia habuto gran piacer di l'orator creato per venetiani, et che il castello non cessava di tirar a la terra di Sant'Elmo, pur se tirava anche al castello et dal muolo a l'armata...., la qualle ogni trato se diminuiva. Et per lettere di 5 ditto, come el Re li havia ditto, haver habuto aviso dil zonzer di domino Hieronimo Sperandeo, orator suo a Roma, solenemente riceputo; et li andò contra, tra li altri oratori, Hieronimo Zorzi, kavalier, orator veneto nostro. Item, che il castello tirava al continuo, era di gran molestia a la terra; et la Majestà Regia pur ogni zorno era a li repari.

Ancora ditto cònsolo scrisse a dì 30 Avosto a la Signoria una altra lettera di questo tenor. Le cosse di questo Re succedono ben; continuamente se atende a ruinar Pizafalcon, qual è in parte disfato; et, obtenuto quello, haranno Santa Croce et l'armada; la Majestà dil Re spera poter bombardar el castello, et haverà il fosso; et mandava a pigliar a Roma con una galia do bombarde grosse, che il Pontifice li consente, et ne haverano un'altra, che saranno tre; etiam ha deliberato mandar a Gaeta certe galee et barze, et fino 500 fanti per terra con alcuni boni capi, perchè ha qualche intention da quelli cittadini. Li ha ditto haver di Calabria, quelli spagnioli haver preso Terra Nuova et Monte Lione et uno altro loco; el prencipe di Altemura si preparava per Taranto, qual si l'haverà per le vendeme, che sono ogni loro sustantia, oltre le peschason che non ponno dispensar; et andò a questo modo. Questo legato l'altro heri fè convochar segii et molti zentilhomeni, a li qualli, per parte dil Pontifice, rende gratie di buon portamenti di questa città, in haver con tanto amor receputo la Majestà dil Re, con molte aconze parole; et che, quanto al juramento fatto al Re de Franza, Soa Santità absolveva ogniuno, pregandoli etiam per parte di quella, che volesseno continuar in questo buon vollere, secondo haveano incominciato. Li fo, per quelli, risposto ben a proposito. Venafra in questi dì alzò le bandiere; et cussì se attende habbi a seguitar per tutto l'Aprucio, mediante le opperation collonense et del conte di Popullo; et che per lettere di Trani, di 23, li stratioti nostri haveano fatto gran preda de bestiami, tra Altemura, Gravina et Matera et tutto quello paese, de più de capi 6000, et a quell'altre bande de Venosa et Spinazola, de più de 4000 tutti grossi.

Item, come era ritornato Prospero Colonna con la conclusion dil Principe di Bisignano, conte di Cosenza etc., li qualli tutti erano contenti di venir a l'ubidientia di quel Re. El vicerè de Calabria, mons. de Obegnì, se morì; et quelle zente erano rimaste con disordine, el Re atendeva a condurle per sè; tamen non fu vero ditta morte. Item, che il castello di Trani si teniva, non obstante la venuta dil Principe di Altemura, il qualle havea ordinato la battaglia, et datolo a sacho; al primo intrar, saltem ducati 200, al secondo 100; et che eri era stà profondata un'altra barza, et un'altra pur in quel medesmo colpo passata et ingalonata. Et cussì ogni dì se indebeliva le cosse francese. El conte de Monte Odorisso steva pur grieve, et el Re era stato in quel zorno a visitarlo, perchè molto lo amava.

A Roma cosse seguite.

El Pontifice a Roma, volendo aiutar re Ferandino, elexe uno legato a Napoli, chiamato el prothonotario Borges, suo nepote, di natione spagniol; et da questo Pontifice fatto arziepiscopo di... Et a dì 19 Avosto partì di Roma, ed andò versso Napoli.

A dì 21 ditto, vedendo esso Pontifice le continue spexe et operationi de Venetiani contra el Re de Franza, per ben de Italia, scrisse uno brieve, el qual sarà qui sotto scritto, laudando molto la Republica. El qual fo translatato in terza rima per Zorzi Summariva sopra nominato, et butato a stampa.

A dì 28 ditto, in Roma, Hanibal, fio dil sig. Jullio di Camarin, era già soldato di la Chiesia, con le sue zente d'arme zercha XI squadre, et poi fo mandato a Napoli in aiuto dil Re preditto.

A dì ditto, el castelan di Hostia, chiamato Monaldo di Guerra, franzese, però che ancora si teniva per esso Re, fece squartar uno; et questo perchè diceva el Pontifice lo havia mandato, a ciò lo atosigasse; tamen, ut dicitur, non era il vero; pur lo fece squartar, licet fusse molto suo amico, et homo di reputation.