L'armada a Zenoa si preparava continuamente, la qual, come si divulgava et se intendeva per lettere di Zenoa, era grossissima, et fo comenzata di April. Doveva uscir al principio di Lujo; erano galie 30, nave grosse 12, nave di 8 milia cantari in 25 milia numero 30, galioni 15, albitozi[89] 6, sopra le qual si diceva sarebbe lanze 150 franzese, a 6 cavalli per lanza, et anche 1600 combattenti, cosa che pur ad udirla faceva tremar. Tamen non fu la mità, come tutto di sotto leggendo intenderete. Et prima andoe lì a Zenoa do Baroni dil Re, i quali fonno mons. el gran scudier[90] et mons. de Biamonte (Beaumont) con danari: et era decreto capitano di ditta armada mons. duca di Orliens, zerman cusino dil Re, et quello a chi aspetta el reame di Franza si questo Carlo re non havesse figlioli: el qual venne prima di qua da' monti cha il Re, et andò a Zenoa et ritornò, come di sotto sarà scritto.

Ritorniamo al re Alphonso, el qual in questo tempo sollecitoe molto l'armada soa, acciò dovesse ussir, come ussite, avanti di quella dil Re di Franza si faceva a Zenoa. Et cussì adi 22 Zugno ditta armada partì di Napoli, capitano don Fedrico suo fratello, el qual have el stendardo et ussite dil porto. Il numero di la qual armada qui sarà posto, habuto la verità da chi vi era presente.

Questo è il numero di l'armada di re Alphonso:

Et più altre barze, de botte 400, con homeni 80 per una[93]. Tutti pagati per do mesi, et fornite de artigliarie et vittuarie, più di rispetto tumuli 6000 di grano, corazze 500, zappe, badili et molte altre armadure et monition de rispetto, bombarde piccole et grosse. Sono galie n. 27, fuste 2, galioni 4, nave 4 et barze 14, in tutto vele 51.

Ma lassiamo questa armada, la qual ussite, come di sopra è scritto, et esso re Alphonso mandoe in Spagna ambassadore el conte de Giello (Ajello?)[94] pregando, nomine suo et di sua sorella la Raina, che fu moglie de Ferdinando suo padre, la qual lì in Napoli da esso Alphonso era molto honorata et trattata come Raina: et pregasse el Re et Regina di Spagna volesse dar aiuto alla caxa di Aragona et al suo sangue, rompendo su quel di Franza, acciò el Re, havendo guerra nel suo paese, dovesse ritornar in driedo, ma nulla potè far, per la paxe havea ditti Re et Regina con el Re di Franza. Tamen li promesse di darli ogni altro favore: el qual ambassador ritornò a Napoli, et poi ne andò uno altro lì in Spagna, chiamato Guielmo........... et ivi restoe. Ancora a Venetia vi mandoe uno suo secretario in loco di l'abbate Ruzo era morto, come ho scritto di sopra, chiamato Anuzo di Andriani, el qual gionse di Avosto in Venetia, et si partì poi di Ottubrio per andar al sig. Turco, perchè in quello paese era molto pratico. Etiam prima ne havea mandato uno altro ambassador a Constantinopoli, el qual si ritrovò con quello dil Pontifice, a notificar la venuta di questo Re in Italia, sì per tuorli il regno, quam poi per passar a la Valona a soa distrutione; la qual cosa a Bayxeth othoman gran Turco fu molto molesta, et li offerse aiuto, et honorifice ricevette ditto ambassador, et ne mandoe uno suo a Napoli, come di sotto, al tempo di la venuta sua, che fu di Novembrio, intenderete. Al summo Pontifice non restava re Alphonso di exortar, come capo di la cristianità, et quello che dovea cercar la paxe de Italia, che dovesse aiutarlo, et cussì terminò el Pontifice et Re de abboccarsi insieme, dove fariano qualche conclusione bona. Intravenendo Puzo Puzi (Puccio Pucci), dottor de la republica fiorentina appresso el Pontifice, el qual pochi mesi dapoi lì a Roma morite. Or a la fine dil mexe di Zugno el Pontifice con la sua guardia et tre Cardinali, Lisbona[95], s. Zorzi[96] et Valenza suo nipote[97], etiam in sua compagnia vi andoe Paulo Pisani, cavalier, ambassador de Venitiani, che ivi a Roma si era in questo anno. Et cussì con la guardia preditta venne a uno loco appresso Teoli (Tivoli) mia 7, chiamato Vicoaro (Vicovaro), luntan di Roma zerca mia 22; et per non esser quel loco capace per alozar el Pontifice, mandono fuora li cittadini: et el re Alphonso venne con zerca 1000 persone, et di primi baroni et zentilhomeni dil reame, et Paulo Trivisano, cavalier, ambassador venitiano, senza dil qual, per tuorsi benivola la Signoria, non espediva alcuna cosa, imo tutto con lui conferiva. Et arrivò a una abacia ivi vicina, et Paulo Pisani preditto andoe a inchinarsi a Sua Maestà el qual era in chiesa, et fatto le debite accoglienze, montati a cavallo, veneno a Vicoaro dal Pontifice, el qual era in una sala, et abbrazati andono tutti do a uno balcon apuzati a parlar, et steteno tre zorni a consultar, dove ivi concluseno liga et intelligentia tra esso sommo Pontifice, re Alphonso et republica fiorentina, et suzelono li capitoli. Et poi tolto licenza el Re dal Pontifice, con le debite riverentie ritornono a loro terre, non intendendo per questa romper la liga havia el Papa con Venitiani. Et adi 9 Zugno partino da Milan de comandamento regio li do soi ambassadori erano, zoè Antonio di Zenari dotor et Ferando di Zenari, nominati di sopra, et a Napoli ritornono, vedendo non poter far nulla con el signor Ludovico, el qual era fermo in dar aiuto al Re di Franza. Et ancora fece patti Alphonso con Obietto dal Fiesco protonotario fora ussito di Zenoa; el qual adi 25 Zugno partì da Carpi et andò a Fiorenza, poi a Pisa, per andar su l'armada di re Alphonso; et adi 10 Luio a Milano fu depento ditto Obietto su una tavola a la piazza dil domo, apicato, in zipon, con una chierega, et apicà per uno pè, con uno breve di sotto diceva: io son misser Obietto dal Fiesco mancator di fede; et cussì el Duca ordinò in le altre sue terre fusse fatto cussì; et la sua provisione havea dato a Zuan Alvise dal Fiesco suo fratello, zoè ducati 1500 a l'anno; et do abacie havea, dava de intrada ducati 2000, el signor Ludovico le dette al figliolo del ditto Zuan Alvise dal Fiesco. Tamen, per questo, Obietto nè Paulo di Campofregoso cardinal et arciepiscopo di Zenoa si curoe, imo fonno fermi con re Alphonso. Et inteso questo a Napoli adi 15 Luio el re Alphonso vedendo che 'l sig. Ludovico, licet fusseno stati cugnati, li era inimicissimo, li tolse el contà (de) Caiazo, et questo perchè il sig. Zuan Francesco di Sanseverino era sta creato capitano di le zente italiane per questa imprexa, come dirò sotto. Et messe li soi officiali al ducato di Bari, era proprio del sig. Ludovico lì in reame, et deputà uno dovesse scuoder le intrade, tamen voleva tenisse bon conto, acciò si Ludovico si portava bene, potesse renderle. Et scrisse (ad) Antonio Stanga dottor, era stato lì a Napoli ambassador de Milano, el qual ritornava a Milan, et ancora non era ussito di reame, che dovesse mandar uno suo a governar la casa sua, et mandò a compagnar ditto ambassador fino fuora di reame, et non lassò che 'l parlasse a niuno. El qual, partito, se ne tornò di longo a Milano. In questo mezzo, pratiche grandissime fonno fatte in Italia et a Bologna al magnifico Joanne Bentivoi; et quelli signori bolognesi faceva fortificar la terra, fece cavar le fosse di Bologna, et dil mese di Zugno fe' cavar quelle di s. Zuanne, e fe' far alcuni bastioni, et molto adoperava li villani per guastatori. Era Bologna molto nominata, perchè si credeva el Re facesse quella via. El Pontifice mandoe ambassador al ditto Joanne Bentivoi, et il simile re Alphonso et Fiorentini a exhortar volesse esser da la loro banda. Li promettevano di dar ducati 30 milia, far suo fiol protonotario cardinal, et li mandoe il cappello fino a Bologna, et farlo lui vicario di Bologna per nome di la Chiesia, però che Bologna è terra di la Chiesia, et era in questo tempo legato apostolico el cardinal Ascanio[98], fratello del sig. Ludovico. Item el re Alphonso li prometteva dar a uno altro so fiol chiamato Alexandro una soa figliola per moglie con uno stato in reame, con intrada più de X milia ducati. Etiam fu divulgato el Pontifice li deva do castelli nel Bolognese al ditto magnifico Joanne, zoè Zento (Cento) e la Pieve, tenuti per el cardinal San Piero in Vincula, per esser vescovo di Bologna, tamen, non obstante promissione, mai si volse voltar ditto magnifico Joanne dil stado di Milano et promessa fatta al Re di Franza. Et al principio di Zugno el Duca di Ferrara se ne andò a Bologna, per veder di redurlo col Duca di Milano; et adi 8 tornoe a Ferrara. Pur non lassava intender nel principio con chi voleva esser, et il suo figliol primogenito nominato Annibal era a Pisa soldato de Fiorentini, nè quelli li volevano dar licenza. Et cussì stavano queste pratiche zerca a Bologna.

Et zercò haver la madonna Catharina di Forlì, che fu moglie dil conte Hyeronimo de Riario, nipote di Sixto quarto pontifice, el qual di Imola et Forlì si fè signore, ma mentre tyrannice governasse, fu da li cittadini di Forlì nel suo palazzo morto nel 1488, et butato fuora di le fenestre per più disprecio suo: tamen chiamano per suo signor Ottaviano, figliol primario di detto conte Hyeronimo, el qual era in età di anni X. Adoncha questo Stato la madre governa, la qual fo fia dil duca Galeazzo, padre di questo Duca de Milano, natural. Or questa mostrava voler aiutar Alphonso, et non dar passo nè vittuarie a le zente franzese e ducheschi, dovevano venir di breve in quel contorno. Et zà erano parte adunati, come dirò di sotto, et dil mexe di Luio ditta madonna si amaloe gravemente, et poi el Pontifice mandò per la via di Rimano el cardinal di s. Zorzi lì a Forlì, el qual zonse adi 30 Luio a Cesena, et poi andoe in la rocca di Forlimpuovolo (Forlimpopoli) sotto Forlì, dove era ditta madonna, et conferiteno insieme. Demum esso cardinal andoe a Bertinoro con alcuni cittadini forliviensi, et madonna di Forlì, con li fioli et il suo Jacomo Fea genoese favorito, ritornò in Forlì. Questo cardinal venne per pregar madonna dagi il passo et vittuarie a le zente dil Papa, et il Re dovea venir in quelle parte fra otto zorni. Et la ditta madonna li rispose volea essere amica di Milano, et bona fia di chi li havea dato il Stato; et ancora dal sig. Ludovico li fo mandato uno secretario chiamato Jacomo del Quartier, per veder si essa madonna potesse accordar, et far fusse ferma in opinione, di dar passo et vittuarie a le sue zente.

Fiorentini considerando el fatto loro, et che erano in mezzo de tute queste cose, però che Franzesi conveniva passar per il suo, volendo andar in reame, vedendo le cose andar da dovero, mandono a la Signoria di Venetia doi soi ambassadori, i quali fonno Zuan Battista Ridolphi et Paulo Antonio Soderini, i quali con bella compagnia vestiti con mantelli curti la sua famiglia fino a mezza gamba rossi et barete rosse, tutti a uno modo, arrivono adi 30 Luio, et fo preparato a la Zuecca, et datoli stantia publica. Or questi, habuto audientia, exposeno il fatto loro, domandando cussì come in ogni loro adversità Venitiani li haveano dato favore, cussì al presente li consegliassero quello havessero a fare. A quali, fatte le consultationi debite nel consiglio di Pregadi, li fu risposto erano sapientissimi, et in ogni loro operatione si haveano saputo ben governar, et cussì in questo saperebbono far, et che Venitiani erano disposti non se impazar in tal cose dil Re di Franza et dil Re di Napoli, i quali tutti do li erano amicissimi, che stagando fermi in la liga etc. Et poi dil mexe di Settembrio el Ridolphi, el qual alias fu qui mercadante insieme con Zuan Arfandini (Orlandini?) et faceva gran fatti, andoe a Milan per ambassador a pregar el sig. Ludovico non volesse dar il passo a Franzesi, nè metter la terra loro a pericolo, imo si ricordasse de l'amicitia haveva con Fiorentini, et che era mal esser causa di dar adito a questo Re oltramontan che vegni a dominar et far cede in Italia, et maxime contra re Alphonso suo carissimo parente, sì del Duca ex utraque parte, quam di esso sig. Ludovico. Al qual fo risposto non poteva far altro. Et questo oratore longamente dimoroe lì a Milano, et l'altro a Venetia rimase fino che Piero di Medici fo scacciato di Ferrara, come dirò di sotto. Et è da saper che adi 21 Zugno Guido Antonio Vespuzi et Piero Capponi, ambassadori de Fiorentini, erano andati al Re di Franza, partino da Lion, et Piero Capponi adi 2 Luio venne incognito a Milano, poi andò a ritrovar el compagno andava di longo, et insieme ritornorono a Fiorenza.

Domente tal cose si fanno, a Roma novi rumori succedeva, et venne inimicitia tra Ascanio Sforza cardinal, vice canzelier et fratello dil sig. Ludovico, et il Pontifice. El qual cardinal fu quello che fece questo Alexandro papa, et era il totum. O pur venisse lite, come intraviene, o pur, secondo quel ditto, causam quaerit qui vult discedere ab amico, perchè suo fratello era con Franza, et per consequente bisognava lui etiam vi fusse, unde al principio di Luio si absentò di Roma, et andoe in alcuni castelli di Colonnesi, et quivi con danari fece zente, acciò non passasse el re Alphonso, el qual si divulgava voler venir in persona in qua contra il Re di Franza, et zà era venuto suo fiol Duca di Calavria con grande exercito, come di sotto intenderete. Et a uno castello chiamato Genezam (Genazzano), de Colonnesi, esso Ascanio si ridusse con alcune squadre, et faceva continuamente fanti per dannizar Roma, acciò el Papa si voltasse. La qual cosa al Pontifice fu molto molesta, per la partita di detto cardinal. Ma el Re di Franza, domente in Italia tal cose si facevano, continuamente mandava soi capetanei con zente a poco a poco di qua da monti, et instituì el marascalco de Brandicol (Baudricourt?)[99] et mons. di Obignì, che andò a Roma, come ho scritto, a questi do el governo de le zente d'arme, et a la fin de Zugno mons. Tramoi (La Trémouille) passò per Mongenevre con lanze 50, et cussì in questi tempi, dil mese di Luio, veniva in qua da monti Franzesi, qual per lettere de Zorzi Pixani dottor et cavalier ambassador di Venetiani a Milan se intendeva, tamen non era creto (creduto) mai el Re in persona venir dovesse. Et el Duca di Orliens, al qual era dato la provincia di l'armata si faceva a Zenoa, adì 9 Luio zonse in Aste col Principe di Salerno; et el Duca di Milan, over sig. Ludovico che governava il tutto, mandoe do soi principali fino in Aste a visitar ditto Duca, i quali fonno el sig. Nicolò da Corezo et Galeazo Visconte. Et subito zonto esso Duca lì in Aste, adi 10, che fu zorno driedo che el zonzesse, si partì insieme col principe di Salerno et conte di Chiaramonte, che erano baroni dil reame, per venir a Zenoa. La qual armata si preparava era galie 24, galioni 30, nave grosse 10, dovea menar cavalli 500 et artegliarie, sarà lanze 800 a cavallo in l'armada, a do cavalli per lanza et uno arcier et uno balestrier. Et poi questo Duca di Orliens adi 14 Luio venne a Vegevene (Vigevano), dove è uno palazzo bellissimo del sig. Ludovico, et de indi dovea statim partirsi per andar a Casal a visitar la marchesana di Monferà soa parente, poi andar a Zenoa, et demum ritornar in Aste a far la mostra di le sue zente. Et il Principe di Salerno per il Re fu creato amiraio dil reame di Napoli. Or adi 15 ditto el Duca d'Orliens venne in Alexandria di la Paia, terra pur dil Stato de Milano, era con cavalli 600, dove andoe per visitarlo el sig. Ludovico con Zorzi Pisani ambassador, nominato di sopra, di la Signoria di Venetia, el qual seguiva la corte, et usato le accoglienze debite, lassato ordine al sig. Ludovico di quello havesse a far, andoe di longo a Zenoa.

A Milan si faceva gran provisione di zente, et acciò tutto si intenda, adi 26 Zugno il conte Honorato zentilhomo neapolitano con lanze 50 el sig. Ludovico mandò a Codignola, et in Bolognese cavalcò cavalli 800 dil Stato preditto di Milan; et mandò al magnifico Joanne Bentivoi, per resto vecchio e prestanze nove, ducati 16 milia; et adi 2 Luio zonse a Vegevene dal sig. Ludovico Galeazzo di s. Severino, el qual era stato dal Re di Franza con cavalli 40, et poi adi 19 Avosto partì da Vegevene per ritornar dal Re che veniva et passava monti. Et in questo medemo zorno di 2 Luio, esso sig. Ludovico mandoe a Zenoa Lorenzo di Mozanega (di Mozzanica), facea l'ofitio dil collateral zeneral, per far provision a la securtà di Zenoa, dove era commissario suo Corradolo Stanga protonotario stato gran tempo et ancora vi è. Et è da saper che adi 25 Zugno fo fato la mostra di l'armata preditta su la piazza di Zenoa: li sopracomiti era la mità franzesi et la mità zenoesi; et anche ivi per el Duca di Milano fu mandato el sig. Antonio Maria di s. Severino, fo fiol del sig. Ruberto. Et su ditta armata fu operato, et condusseno Nicolò Griffo da Ferrara, fo col sig. Ruberto da s. Severino, et li dette ditto Stato di Milan cavalli 100 et ducati 400 a l'anno. Et le zente di Milano in questo tempo fonno mandate in Parmesana, et fu decreto de consensu dil Re de Franza capitano di le zente italiane el conte Caiazo, nominato per avanti. El qual adi 5 Luio venne a Milan, et adi 20 ditto etiam el sig. Gaspar di s. Severino, chiamato Fracasso, suo fratello, el qual per alcun tempo el sig. Ludovico licentioe da lui, et hora ritornoe a Milano, et che tutti li Severineschi al presente sono in gratia dil Duca et sig. Ludovico, et operati.

Adi 27 Luio.........[100] el sig. Ludovico a hore 9½, la qual hora volse haver astrologica dal suo maistro Ambrosio De Cerato (da Rosciate) ottimo astrologo, senza il consiglio dil qual non faria alcuna cosa, et molto varda tal hore et ponti, dette el stendardo et baston al conte de Caiazo capitano de 500 homeni d'arme; et adi 28 ditto partì e andoe a la volta di Parmesana, dove dia far la adunation di le zente. Et ancora il sig. Ludovico condusse a soldo di Milano el sig. Gilberto et Ludovico da Carpi fratelli: li dette di condutta homeni d'arme 80 et 25 stratioti et 25 balestrieri a cavallo, et per gratuir l'animo dil sig. Antonio Maria di s. Severino, el sig. Ludovico, adi 29 Luio, li donoe tre castelli: Bassignana è sopra Po su quel di Alexandria di la Paia, et do altre sul lago di Como; rende de intrada zerca ducati 2000 a l'anno. Etiam al sig. Fracasso donoe tre terre o vero castelli sul Cremonese al confin del Mantuan; ha de intrada ducati 2000.

Adi 23 Luio gionse a Milan don Piero de Sylva ambassador dil Re di Portogallo con cavalcature 54, cariazi 7, andava a Roma a dar l'obedientia ad Alexandro sexto pontifice. Parlò al sig. Ludovico; si alegrò nomine regis di le nozze di la nezza maridada in re Maximiliano de Romani, et poi al suo viazo andoe. Et zonto a Siena, havendo in commissione dal Re suo, scrisse a Roma come era zonto per darli obedientia; ma voleva el Pontifice concedesse tal gratia al Re, zoè la legitimation di uno suo fiol natural, acciò quel regno romagnesse in li soi; unde el Papa, parendoli di novo che si pattizasse, et etiam per amor dil Re di Spagna, a chi aspetta ditto reame, se questo Re mancasse senza figlioli legittimi, non volse far nulla; et ditto ambassador non vi volse andar a darli la obidientia, et rescrisse al Re. Et in questo mezzo lì a Siena morite.

El re Alphonso vedendo che 'l Duca de Milan faceva campo, et zà veniva Franzesi di qua da' monti, deliberoe mandar el suo campo a l'incontro in Romagna, el qual era grossissimo, come di sotto sarà scritto, governato per suo fiol Ferdinando duca di Calavria. Et eravi questi signori, i quali cadauno saria sta bastante capitano: el sig. Virginio Orsini non venne, et zà fu divulgato el Re in persona voleva venir et lassar vicerè in Napoli ditto sig. Virginio, ma poi si mutoe di opinione: el conte di Pitigliano, Zuan Jacomo di Traulzi, el Duca di Urbino et el sig. di Pesaro con altri conduttieri, parte soldati per Alphonso, parte per el Pontifice et Fiorentini, sì come erano ubligati. Et dil mexe di Luio el conte di Pitigliano, con squadre 60, venne in Romagna, et squadre 7 dil Pontifice, adi 28 Luio, vennero sopra Farnesino, al loco chiamato el bosco, fra s. Mauro e Gaeta. Et el governador di Cesena facea zente per el Duca di Gandia fio dil Papa, zoè homeni d'arme 20, alozati tamen di fuora di Cesena per dubio di Guido Guerra, el qual è uno capo di parte, et alcuni castelli vicini a Cesena signoriza, come poi scriverò di la prodezza et strenuità sua. Cicogna contestabile al primo di Avosto di Fiorentini era a Castrocaro mia 3 da Forlì, facea fanti 400 per mandar a Pisa, et li capitani si aspettavano in questo tempo lì in Romagna; et come per lettere di Andrea da Lezze podestà et capitano di Ravenna drizzate a la Signoria di Venetia se intendeva i successi che le zente dil Papa et dil Re si aspettava tra Bertinoro et Forlì sul fiume di Meldola; et quelle dil Stato di Milano fra Faenza et Forlì sul fiume de Monton. Et acciò meglio questa storia se intenda, venuto li campi, farò una division di quello a uno tempo facevano: et cussì comenzerò a descriver le cose seguide prima in Romagna avanti il zonzer de li campi a la campagna di zorno in zorno, et non senza grandissima fatica et vigilantia tal cose quivi soprascritte. Ma accade prima de scriver alcune provisioni fatte per Venitiani.

La Signoria di Venetia in questo mezzo inter patres consultaveno saepius quello dovesseno far, essendo dal Pontifice, re Alphonso, Fiorentini et altri pregati et exortati non dovesseno lassar venir questo Re in Italia; et benchè intendevano il passar de' Franzesi di qua da' monti per lettere di Zorzi Pisani ambassador a Milano, pur la verità ad plenum non se intendeva, perchè il sig. Ludovico non li manifestava il vero, acciò Venitiani non facessero qualche pensier a disturbar tal venuta de Franzesi, benchè nel principio deliberasseno non si voler impazar in alcuna cosa, imo esser neutrali, pur inteso di l'armata era per ussir di Zenoa, deliberorno nel consiglio de Pregadi ancora loro metterse in ordene, et star provisti per le cose potevano occorrer, et far armata. Unde tolseno ad imprestedo de patricii zerca ducati 50 milia, con promissione di renderli in fra uno anno, et li obbligorno al deposito dil Sal. Questo fecero per non voler dar angarie alla terra, nè toccar le publiche intrade, nè altri danari de depositi; et adi 22 Zugno nel Mazor Conseglio elesseno capitano zeneral di mar Antonio Grimani, padre dil cardinal Grimani, tituli sancti Nicolai inter imagines, novamente da questo Pontifice creato. El qual libentissime acceptoe, et la domenega proxima messe banco, et habuto con gran ceremonie in la chiesa di s. Marco dal Principe el stendardo, adi 25 Luio, et accompagnato dal Principe, oratori et universo Senato fino in galia, la qual era al ponte di la paia, tolto licentia et offertosi a l'orator gallico et cussì ad altri oratori, montoe in galia; et in eadem hora andoe verso il porto, et poi con do galie insieme armate novamente, sopra comiti Zuan Francesco Venier et Antonio Loredan, verso Corphù navegò, dove era l'altra armata sotto do capetanei del colpho, Nicolò da ca da Pexaro et Hyeronimo Contarini, i quali, zonto ivi el zeneral, restono proveditori di l'armada, et non molto dapoi el Pexaro venne a dixarmar per essere stato assai fuora. Ancora dubitando di novità di Ferrara, mandò zente a custodia sul Polesene di Rovigo 25 cavalli et fanti, et quelli fonno mandati qui sotto sarà scritti, et etiam Ruigo a Domenego Malipiero, era podestà et capitano, scrisseno fosse di novo fortificato, facendo spalti et ogni altra provisione, et etiam a la città de Ravenna perchè li campi pur si appropinquava mandoe zente nominate di sotto, acciò il Ravennese et Zervia difendesse da subite correrie. A le zente veramente d'arme che ditta Signoria havea, ordinoe per le camere fusse dato sovencione, acciò si comprasseno cavalli et stesseno preparati, zoè ducati 60 per uno cao di lanza et 20 per el piatto per ogni homo d'arme.

Zente mandate sul Polesene.

Alexandro dil Turco in Ruigo con cavalli 300
Fio di Antonazo di Dozea in Lendenara » 88
Zuan Griego a la Badia » 50
Zuan Gradenigo patricio veneto a la Badia » 80
Carlo Secco ai Mazi » 100
Antonio di Pigi » 100
Marco da Martinengo cavalier » 200
 
  Summa cavalli 918

Fanti.

Ferigo dal Borgo a Ruigo con fanti 200
Ruberto d'Arimino a Ruigo » 75
Gotiel spagnol a Ruigo » 100
Marco da Rimano a la Badia » 100
Martinel de Luca a Lendenara » 100
Alvise Lanze a Lendenara » 100
Jacomin da Roma a Lendenara » 50
 
  Summa fanti 725

Zente mandate a Ravenna.

El conte Carlo de Pian de Melleto con cavalli 400
Jacomazzo da Venetia » 200
Anzolo Francesco da Crema » 80
Battista Sagramoro » 16
 
  Summa cavalli 696

Fanti.

Jacomo da Tarsia con fanti 200
Alvise Novello » 100
Michiel da Spalato » 50
Pauliza da Catharo » 75
 
  Summa fanti 425

A Zervia.

Collela greco con fanti 60
Vielmo da Cologna » 40

Ma Venitiani in questo tempo era in grandissima reputatione, adeo ogni giorno quasi vi andava in Collegio da la Signoria a la audientia el legato dil Papa, oratori di Franza, di Napoli, di Milan, di Fiorenza, di Ferrara, di Mantoa et di Rimano. Questo perchè nostri voleva star in paxe et esser amici di ogn'uno, ma a la fine non poteno star, et el sig. Pandolpho Malatesta di Rimano, che fo fio dil magnifico Ruberto che a Roma morite nostro capitano zeneral et confalonier di la Chiesia, da poi rotto et fugato dil 1482 el Duca di Calavria nunc Re di Napoli, vedendo queste novità et li campi aproximarse apresso il suo Stato, acciò non patisca qualche danno dimandò alla Signoria come sua tutrice instituida dal padre, et etiam era a suo soldo, havea 400 cavalli, che li volesse mandar uno proveditor apresso di lui. Et cussì per el Conseglio di X adi 14 Avosto fu mandato Zorzi Emo fo di Zuane cavalier, fu assà in la ferrarese guerra nominato, el qual statim partito, stette in Rimano fino adi 20 Novembrio, che li campi lì da presso fonno disciolti et mandati per la invernata, zoè quei di Milano alle stanzie, et Franzesi conzonti con la Maiestà di loro Re quando si aproximò in Toscana, come scriverò di sotto. Et adi 2 Avosto nel consiglio di Pregadi, in loco degli ambassadori erano stati il suo tempo et chiedevano licentia, fonno creati ambassador a Roma Hyeronimo Donato dottor, el qual a Innocentio vi fue, ma poi creato Avogador di Comun renontiò tal legatione; a Napoli Zaccaria Contarini cavalier, el qual succedendo queste guerre non fu mandato, et Paulo Trivixan restoe; et a Milan fu eletto Hyeronimo Lion cavalier, el qual pur da poi gran tempo fu mandato, come tutto dirò di sotto.

A Roma, domente tal cose in diverse parti si fanno, Alexandro pontifice havendo le sue zente attorno Hostia fatto alcuni patti di promissione di danari a quelli custodi che erano dentro, quella have al principio di Zugno in suo poter; et intrato il legato dentro, vi messe presidio per nome di la Chiesia, la qual nuova fu molto cattiva al Re di Franza, però che quasi in Hostia consisteva ogni sua vittoria per l'intrar in reame, et far che il Papa se aderisse alla sua voluntà. Ma el Pontifice, intendendo questa certa venuta dil Re, fatto molti concistorii, deliberono al tutto non abandonar re Alphonso. Et cussì continue exortava Paulo Pixani cavalier ambassador de Venitiani che ivi a Sua Beatitudine era, dicendo volesse scriver a la Signoria che insieme con lui et Fiorentini volesseno esser contra el Re di Franza, acciò non si veda tanta ruina in Italia, et che Franzesi venga ad habitar nel reame di Napoli; la qual cosa mai per Venitiani non fo voluto far, per haver terminato non se impazar se non a meter paxe et benivolentia fra le parte. Et pur dolendosi de li cardinali, maxime dil cardinal Ascanio vice canzelier, el qual col cardinal di s. Severino[101] et cardinal di Lonà nuovamente creato a requisitione di detto Ascanio[102], erano, come ho scritto, ussiti di Roma et venuti a Nepi, terra di esso Ascanio per soi beneficii, et volevano questi seguir el Re di Franza, etiam el sig. Prospero e Fabricio Colonna fratelli assoldati col Re di Franza havevano soldato gran zente. Questi Colonnesi sono di primi di Roma, i quali insieme con Savelli sempre sono stati nemici degli Orsini et di quei di Santa Crose. Adoncha queste è do grandissime parte in Roma, Colonna et Orsina, et spesso tra loro fanno gran rumori. A hora Colonnesi è con Franza, et Orsini con il re Alphonso; et per consequente il Papa in Roma molto exaltoe la parte Orsina preditta. Or questi Colonna ha molti castelli di là dal Tevere verso il reame, et Orsini di qua. Et adunate le zente, si puol dir ivi esser uno campo de Franzesi, et scorsizavano fino su le porte di Roma, facendo molti danni, non lassando per terra intrar vittuarie in Roma. Ma el Pontifice in consistoro a la fin d'Avosto fece uno editto, che tutti quelli havevano beneficii in corte di Roma, o cardinali o sia chi se voglia, dovesseno venir a Roma in termene di uno mexe, et ivi habitar, quelli si ritrovava vicini, et li altri più lontani in mexi tre, quelli veramente che era fuora de Italia in mesi 6, alioquin li cardinali fusse privi di cappelli et altri di le intrade, sotto pena a li signori li impedivano di esser excomunicati. Et questa Bolla fo messa a s. Piero et a s. Joanne: tamen non si have copia. Questo fece acciò el cardinal Ascanio et s. Piero in Vincula con altri cardinali ritornasseno a Roma; per el qual editto, molti prelati vi andono et cardinali, excetto Ascanio et San Piero in Vincula, che non volseno obedir al Pontifice, dicendo non era juridice creato, et che lo volevano dismetter. Ancora Zuan Battista Zeno veneto patricio, cardinal de Santa Maria in Portego, el qual in principio di queste novità venne a Venetia, demum a Vicenza al suo episcopato andò, et hora a la Badia di s. Zen di Verona, et hora a la Badia di Carrara in Padoa habitava; et benchè el Papa fusse più volte chiamato a Roma, perchè era ricchissimo Cardinal, et havea grande intrata, tamen si excusoe che laborava di podagre, però che si faceva portar, et che pregava Sua Beatitudine el volesse prima lassar sanar; et mai a Roma vi volse andar.

El successo di l'armada dil re Alphonso.

L'armada dil re Alphonso adì 5 Luio zonse al porto di Livorno de Fiorentini, et adì 16 fè vela et andoe a Portovenere, la qual armada era galie 35, computà 7 per forza, di le qual ne son cinque di Franzin Pastor corsaro, che fu quello soccorse Rodi a tempo de' Turchi, e 2 dil Re, su una è il suo capitano don Fedrigo. Le altre 28 tutte voluntarie. Nave 18 di gabia, di le qual 4, zoè le mazor, da poi andò verso Cicilia per expugnar do nave grosse de Zenoesi, carge di grano. Or questa armada zonta lì a Portovenere, per el cardinal di Zenoa et Obietto dal Fiesco erano su ditta armada fu mandato a richieder tre homeni di quel luogo, che li venisseno a parlar. Li quali venuti, exortorno li volesse dar la terra nè aspettar battaglia, perchè erano de li soi Zenoesi, e non obstante li resposeno ditto loco voleva tenir a requisition de san Zorzi. Et non li zovando parole dolce, veneno a menaze. Ditti tre dubitando, fense di voler consultar con quelli di la terra, et la mattina torneria a darli risposta. Ma la notte si messeno in ordine, et la mattina li feceno intender con bombarde si levasseno de lì. El capetanio don Fedrigo, el Cardinal et Obietto con quasi tutti di l'armada dismontoe in terra, et dette la battaglia al loco per spacio di hore 3: non potendo expugnar la terra se tirorno a drieto, lassando molti morti et altri feriti. Poi el dì sequente ritornò a Livorno, dove stette fin Avosto. Su la ditta armada era zerca fanti 4800, dei quali erano fuziti fin 10 Avosto, chi per viltà, chi per non comportarli il mar, da 600 in suso; unde el capitano feva ivi fanti per le terre de' Fiorentini, eccetto in Fiorenza, et li devano ducati 6 et 8 per paga secondo li homeni, ma con fatica trovava. El Cardinal et Obietto stava in terra, et el Cardinal li venne una febbre terzanella, et attendevano a metter confusion in Zenoa, et do galie continue stava verso Zenoa a sopraveder per guardia. Fiorentini attendevano a fornir Livorno et Pisa et li lochi marittimi di fanterie. Et Cicogna contestabile andò a custodia di Pisa. Et volendo la ditta armada bombardar Portovenere, Zuan Adorno fradello di Augustin Adorno governador di Zenoa, insieme con el sig. Antonio Maria di Sanseverino con assà provisionati, vi andò contra, unde li fanti di la ditta armada erano smontati, se tirorno in armada, et andorno al porto di Livorno, come ho scritto di sopra. Et poi parte di le nave andorno chi per Corsica et chi per Cicilia per assoldar zente, ita che restò che adi 20 Avosto era solum 12 nave di cheba; et in la ditta armada molti si amalava, et a uno tempo più di 600 ne era de infermi, molti morti et molti feriti. Et a Fiorenza per augumentar ditta armada fu fatto 700 fanti, capo Pereto corso, et mandati su ditta armada, et poi adì 8 Settembrio accadette alcune cose fatte per el Cardinal et Obietto dal Fiesco, qual al loco suo sarà scritto, servando l'ordine di tempi.

Seguito di l'armada di Zenoa.

Essendo l'armada fabricata a Zenoa in ordine di galie 25, galioni 13, nave 12, il resto barze fin al numero di 60 vele, et zonta l'armada dil Re di Franza fatta in Provenza a Monaco, demum adi 29 Luio intrata in porto di Zenoa, che era vele 12, et zontovi il Duca di Orliens, el qual però era ritornato in Aste, come scriverò di sotto, ditta armada ussite in poco tempo tre volte di Zenoa. La prima vedendo era a Livorno quella Aragonese, adi 17 Avosto ussite et andoe a Portovenere, ma dubitando di l'armada nemica, se tiroe in Zenoa. Demum un'altra volta adi 28 ditto la ussite, et andò a Santa Maria. Poi la terza volta fu adi 16 Settembrio che l'andò a Hostia nel Tevere, benissimo in ordine, et quella dil Re era zà tirata verso Napoli et Gaeta, et questa comenzoe a prosperar. Questa armada, acciò el tutto se intendi, havea le bandiere dil Re di Franza, et era capitanio.......

Successo di cose seguide in Romagna per li do campi erano dil mexe di Avosto 1494.

Tutta Romagna era in confusion per li campi che ivi si ridusevano. Et adi 4 Avosto madona di Forlì fè uno comandamento che tutti chi havea biave et altre robe fuora a la campagna, quelle subito dovesse tirar in Forlì o altri lochi securi, et quelli non poteva, dovesse condur su quel di la Signoria di Venetia. Ancora a Cesena tutti reduseva i lor mobeli a le fortezze, et Forliviensi, Faventini et Imolesi e terre dil Duca di Ferrara con gran furia adi 6 Avosto reduceano lor robe a le fortezze: Lugo et Bagnacavallo dil Duca di Ferrara fece conzar li arzeri et steccati. Et anche a Ravenna havendo Andrea da Lezzo precepto de la Signoria che dovesse far condur, senza però strepito et con desterità, in la terra tutti li grani dil paese, acciò venendo li campi non facesse qualche danno, et cussì adi 12 Avosto fece; et etiam li fu commesso che a tutti do li exerciti dovesse lassar dar renfrescamenti, perchè Venetiani erano neutrali.

Adi 3 Avosto el conte di Pitigliano era a la Bastia sotto Assisi, con zerca squadre 25 in 30, dove era el Duca di Calavria et Zuan Jacomo di Traulzi, et scrisseno a Città di Castello che adi 4 del presente doveano esser sotto Monton et la Fratta sul fiume dil Tevere, et poi adi 5 venir tra Città di Castello; Borgo e Citerna, demum venir in Romagna. Tamen aspettavano el Duca d'Urbin, el qual summamente desideravano venisse con loro.

Adi 4 el magnifico Piero di Medici fiorentino fue a disnar a Laterina distante da Rezzo (Arezzo) mia 12 con cavalli 60, et alcuni a piedi andava a Rezzo per andar a visitar el Duca di Calavria, offerirse et presentarli; et adi 5 doveano trovarlo tra Castello, Citerna et Borgo mia 16 luntan da Rezzo: et poi esso Duca veniva di longo a Santo Archanzolo et Savignano, lochi sottoposti a Cesena.

Adi 8 zonse a Ravenna madona Malgarita, moglie del sig. Fracasso da Sanseverino, si partì da Jesi et andoe a Cremona; et in questo zorno a Ravenna se intese le zente aragonese haver passate le Alpe, et arrivate a Ronco, distante da Santo Archanzolo mia 30, et cussì fo svisato la Signoria dal Pretor di Ravenna, el qual era molto vigilantissimo in notificar el tutto a quella.

Adi 12 el duca Guido de Urbin zonse su el fiume dil Savio con le sue zente in aiuto dil Duca di Calavria, et ivi aspettoe ditto Duca; et adi 11, 20 squadre del Pontifice et regie zonse su quel di Santo Archanzolo, et come per exploratori se intese el Duca di Calavria preditto, el conte di Pitigliano et Piero di Medici erano insieme in campo al Borgo San Sepolcro et ivi alozati, et li saccomani andava saccomanando a s. Stephano et la Pieve, et saccomanava X in XII mia, et el sig. Virginio Orsini si aspetoe primo verso Cesena.

Adi 14 zonse al campo preditto sotto lo Pene de Bari (Penna Billi), distanti da Cesena mia 30, el Duca di Urbin era con squadre 4, el conte di Pitigliano con squadre 8, Zuan Jacomo di Triulzi con squadre 6, Zuan et Luca Savello con squadre 4, et oltra queste 22 squadre, era zerca 400 cavalli lizieri, tra balestrieri et saettari (saettieri) et alcuni fanti; si aspettava squadre 10 dil Duca di Urbin, et squadre 4 dil fio dil signor da Camarin, squadre 4 dil sig. Virginio Orsini et 6 di la Chiesia: in tutto ditto campo dovea esser squadre 46, et de Fiorentini ancora non era venuto zente alcuna. Era in campo el magnifico Ottavian barba dil Duca di Urbin, el qual un tempo da poi la morte dil fradello governava quel Stado di Urbino. Et ditto campo dovea adi 15 venir a Veruchio mia X luntan dove era, et el zorno driedo a Savignano mia X luntan di Cesena. Et el cardinal San Zorzi era venuto in campo; questo perchè sperava iterum dar un'altra battaglia di exortatione a Madona di Forlì et haverla a le sue voglie, acciò il campo havesse comodi alozamenti et vittuarie, et cussì con ditta Madona et il suo Jacomo favorito si praticava la si accordasse con la Chiesia, Re et Fiorentini: tamen el campo preditto, nel qual era pur penuria di denari, ma ben governado et con gran justitia, venuto a Veruchio, poi al ponte de la Petra distante da Cesena mia 5, et cussì adi 18 zonse in ditto loco, dove dovevano far la massa dil resto di le zente.

Adi 18 zonto el campo al ponte de la Petra, non havendo cussì acque comode come era il loro bisogno, era disposti di venir a camparsi sul Savio più sul ditto territorio; et adi 17 el conte di Pitigliano andò a Rimano con cavalli 40, a visitation del sig. Pandolpho era ammalato: et adi 15 sua moglie, ch'è figliola del magnifico Joanne Bentivoi, andò a le Pene de Bari (Penna Billi) a visitar el Duca di Calavria et offerirli il Stado, et li havea mandato un bellissimo presente. Et adi ditto zonse lì a Rimano Zorzi Emo proveditor, mandato ivi per la Signoria di Venetia, come ho ditto. El campo pur stava vicino a Cesena, et aspettava squadre 8 di Urbino col marchese di Pescara, conte Guido di Gonzaga computà nelle 8 squadre dil conte di Pitigliano, et el sig. da Camarin con altre 8; ancora aspettavano el sig. di Piombino. Et se divulgava ditto campo si fermerebbe tra Bertinoro et Forlimpuovolo terra di Forlì. Li soldati fin qui non havia habuto danari da poi la prestanza, se non ducati do per homo d'arme: et è da saper che Zuan Jacomo di Traulzi havea in casa con lui uno stendardo, con le insegne dil Duca de Milan genero dil re Alphonso.

Adi 19 el preditto campo, zoè el Duca de Calavria, terminoe far 3000 fanti. Tamen fin questo zorno non havea fatto se non 300, con ducati 3 per uno. Et adi 20 se doveano partir per venir sul Savio. Adi 20 su la piazza de Lugo se ritrovoe un nuntio dil Duca di Orliens per far 1000 fanti, con mandato dil sig. Ludovico et Duca de Ferrara, i quali vol farli su quel de Lugo, Bagnacavallo et Cotignola. Et è da saper che a Ferrara a un tempo fu assoldato per Franza et re Alphonso.

A Fiorenza se ritrovava mons. lo Presidente de Provenza, ambassador dil Re di Franza et uno dil Duca di Milan, i quali adi 20 ditto partino et andono a Zenoa, dove era zonto el Prencipe de Salerno con alcuni altri franzesi.

El campo duchesco di squadre 40 fanti 1500, capitano el conte di Caiazzo, adi 18 Avosto era, come per lettere di Milan se intese, tra Bologna et Modena, nel qual era lanze 600 franzese, et adi 22 venne sul fiume di Panaro, mia 16 luntan da Bologna pur sul Bolognese, come per lettere di Ravenna se intese.

Adi 23, squadre 8 dil Duca d'Urbin zonte in campo fè la mostra bellissima: et questi conduttieri le guidavano: conte Antonio di Castazola et conte Antonio fradello di esso Duca.

Adi 25 el conte di Pitigliano venne sul fiume dil Savio a San Martino territorio cesenatico, mia do luntan era el campo, per veder si era bon alozamento, et non si ossava muover ditto campo, perchè non intendeva ancora la ferma voluntà di Forlì.

Adi 26 el campo duchesco, sta notte allozato fra Cantaloro, territorio imolese, et Castelgelfo (Castelguelfo), territorio bolognese, et adi 27 si dovea mover et venir a San Prospero, pur su quel de Imola. Poi adi 28 a Villafranca, ch'è su quel di Forlì. Adoncha li campi al presente sono vicini mia 40, et quando el regio sarà sul Savio et el duchesco sul fiume dil Monton a Villafranca, saranno distanti solamente mia X et non più.

Adi 27 madona di Forlì mandoe bando, che chi si voleva condur a suo soldo, sì da piè come da cavallo, dovesseno andar lì a farsi scriver et pigliar danari. El campo duchesco corse su quel de Imola, fece alcuni presoni, per caxon non potevano haver vittuarie. El campo regio ancora non era mosso, steva su pratiche o di andar a San Martino sul Savio, o vero al fiume di l'acqua appresso Bertinoro, aspettando zente et favor di Forlì, come sperava di haver.

Adi 29 el campo duchesco si dovea levar dal fiume di Castelgelfo, et venir più avanti, et allozar a Madrera sul fiume di Lamon su quel di Bagnacavallo, contermina col territorio di Ravenna et di Faenza; et non essendo d'accordo con Forlì, come speravano di esser per li secretarii mandati lì per el sig. Ludovico, erano terminati venir accamparsi più basso al Barzarin o vero Traversera pur su ditto fiume su quel di Bagnacavallo, con proposito de andar verso el campo regio. Et fo fatto in ditto campo uno editto, non andasse su quel de Imola a far danno, sotto pena di la forca. Et adi 28 da sera, in quello la brigata andava saccomanando, el sig. Zuan Savello con alcune zente corse al campo duchesco, et prese alcuni cavalli, non offendendo però alcun de Imola. Et adi 29 el campo regio dovea levarsi, et andar verso Bertinoro, come ho scritto di sopra.

Adi ditto, Bortholomio di Odasii secretario dil Duca di Urbino, venne a Ravenna, notificoe el campo era pur al ponte di la Petra, et era venuto danari al Duca di Calavria per far fanti et balestrieri a piedi, et che a Urbin ne era preparati 1500, zoè 500 balestrieri, el resto lanzeroli. Aspettavano le zente dil Papa et de Fiorentini, poi si dovevano redur verso Bertinoro sul fiume di Roncon (Ronco); et madona di Forlì li dava bone parole ma non conclusione. Et questa mattina zonse in campo do squadre di quelle dil Duca di Calavria, benissimo in ordine.

Adoncha li campi preditti, el regio era ivi, et el duchesco sul fiume di Castelgelfo, aspettando le zente franzese: di le qual, parte era venute con mandato dil sig. Ludovico di quello havesse a far, et continue si andava ingrossando.

Partita dil Re di Franza da Lion per fino a Susa di qua da monti.

El Re di Franza havendo zà mandà assà soe zente di qua da monti; lassato el duca di Borbon suo cognado con la moglie sua sorella, al quale commesse il governo dil regno; et da lui tolto licentia, esso Duca ritornoe a Molina (Moulins), terra in Borbon trenta lighe luntan da Lion, dove ivi sta con la sua corte. Ma el Re insieme con la moglie adi 24 Luio parti da Lion et venne a Vienna, dove a la campagna a cavallo tolse licenza da la Raina, la qual ritornoe in Ambosie a starvi, havendo recomandato el Roy ad alcuni soi, et datoli certe donne fidatissime, le qual li facesse el suo manzar, lavasse i panni, et li facesse altre cose necessarie. Et el Re poi venne a Garnoboli (Grenoble), demum a nostra Donna Dambrum (Embrun), et gionse a la fin de Avosto a Mongenevre loco dil Dolfinà, dove passò li monti et venne a Susa. El successo poi de soa Maestà più avanti sarà scritto.

Ma el Duca di Orliens essendo stato a Zenoa, ritornò adi 6 Avosto in Alexandria di la Paia per andar in Aste, et ritornoe con questi 6: mons. di Foys (Foix), mons. de Piennes, mons. de Obegni (Aubigny), mons. lo gran scudier, mons. de Sations (Châtillon), mons. de Luxemburgo, con li quali consultava, et poi ritornoe in Aste. Ma un'altra fiata ritornoe a Zenoa, come dirò de sotto, et mons. de Obegni venuto a Milan andoe adi... Avosto in Parmesana, dove era adunati li campi per governo di quella zente franzese. Et el Re di Franza in questo mexe di Avosto mandò avanti la sua persona in Aste el cardinal San Piero in Vincula, el qual era andato a trovarlo, et mons. di Beucher, molto volonterosi a questa impresa. Et adi 16 Avosto el Duca di Orliens stato in Aste ritornoe a Zenoa per esser su l'armada, dove era preparada una nave grandissima, di botte 4000, chiamata la Negrona, per la sua persona, ma poco vi stette, che zonto el Re in Aste, dove si ammalò, esso Duca ritornoe in Aste et li venne la febbre quartana, et convenne star lì fino el Re acquistò el reame.

A Milan fu fatto el principio di Avosto per Franzesi 100 artegliarie a modo serpentine, messe sopra di carrette tirate da uno solo cavallo per mandar in campo in Parmesana. Et adi 13 el conte Alexandro fiol natural fu dil duca Galeazzo, di anni 30, el qual era confinato in Parmesana za anni do per la inimicitia havea con el sig. Galeazzo di San Severino, questo a hora fuzite, et andò in campo dil re Alphonso, al qual el Duca di Calavria li dette 200 elmetti et 100 cavalli lezieri. Et adi 19 pur dil mexe di Avosto, appropinquandosi el Re in Italia, el sig. Galeazzo preditto si partì da Vegevene, dove era el sig. Ludovico, per andarli contro: ma a Milan variamente si parlava, nè se intendeva la conclusion di questa guerra. Unde era sorto un motto: El non è ni savio ni matto che intendi la guerra dil nonantaquattro. Et cussì etiam a Venetia variamente si parlava, nè sapevano quello seguiria, per le varietà di le cose et di campi vicini uno dil altro, et tamen non erano a le mane.

A Roma, Colonnesi con li altri seguazi di la sua parte et el cardinal Ascanio molto dannizava et faceva grande exercito, perchè pur era l'exercito dil re Alphonso ivi vicino, et dovea andar a campo a 25 di Avosto a Frascato, Grottaferrata et Marino. Et l'ambassador di Franza fuzite di Roma, et venne a Neptuno, castello de Colonnesi, dubitando el Pontifice non lo avesse fatto retegnir, però che 'l Papa fece un editto, che tutti li prelati franzesi et altri di quella natione gallica in termene XV zorni dovesseno andar a loro patria. Ma Colonnesi accampatisi a Hostia, quella adi 8 Settembrio have, perchè era mal custodita; et intrati dentro levono le insegne dil Re di Franza, ne la qual vi volse star el sig. Fabricio Colonna in persona, et quella attese a fortificar havendo con lui fidatissime persone. Et questo fo un gran danno a Romani, però che non lassava intrar vittuarie per la bocca dil Tevere in Roma. Et fu molto al proposito dil Re di Franza, et cattivissima nova al re Alphonso.

Successo di cose seguite in li campi di Romagna dil mese di Settembrio 1494.

Zà comenzava a far cattivi tempi, et il campo duchesco continue, come scrissi di sopra, si andava ingrossando di franzesi, et adi 1 Settembrio zonse nel campo regio el fiol natural fo del duca Galeazzo, venuto da la banda di qua, et fuzito di Milan, come è scritto di sopra.

Adi 2 Settembrio zonse sora el porto Cesenatico tre navigli da 100 fin a 200 botte, cargi di orzi et formenti, veniva di la Puia, et artegliarie per bisogno dil campo regio. Madona di Forlì pur non si lassava intender. Vi andoe uno ambassador dil Papa et uno dil Duca di Calavria, et ancora vi era lì uno dil Duca di Milan, et la ditta voleva far 1000 fanti, tamen fin qui non assoldoe se non 70, i quali spazoe per Imola sotto Anzolo Latio da Forlì: et non dava vittuarie ad alcuno de li campi: mandoe uno suo ambassador al sig. Ludovico, chiamato Antonio Boldraccano, tamen li cittadini, per dubito di vasto, la exortoe ad aderirse al Stado de Milan, et cussì stava in tal pratiche.

Adi 3 fu ordinà per la Signoria Andrea da Lezze podestà et capitano di Ravenna dovesse far la mostra di Jacomo di Tarsia de le so page cressute (ne have prima lì 50), et sollicitar la fabbrica di le mura comenzate per Hieronymo Donato dottor predecessor suo, et mandasse dal conte Carlo di Pian de Melleto, era a li soi castelli, dovesse venir in Ravenna. Et cussì mandoe Piero Grosso cavalier cittadin di Ravenna al ditto conte Carlo, acciò vi venisse subito con li soi homeni d'arme et balestrieri a cavallo; el qual zonse adi 5 ditto, et adi 11 ditto conte Carlo si levoe et venne a Rimano, demum in Ravenna, et alozoe in cittadella.

Adi 4 li campi non erano ancora mossi, ma nel campo regio zonse X squadre dil Duca di Gandia fio dil Papa, governador. El sig. di Piombino per non esser in queste parte de Italia, se aspettava el sig. Zuanne di Pesaro, fo fiol del sig. Costanzo et zenero dil Pontifice, con squadre 6. Et adi ditto, questo campo si dovea levar et venir sotto Bertinoro, et lì fortificarse sì de repari come de artegliarie. Adi 3 el conte di Caiazzo, capitano dil campo duchesco, venne a Madrera sopra il fiume di Lamon, territorio di Faenza, et al Barzarin pur su ditto fiume, per deliberar pur de venir col campo o ivi o pur in altro luogo. Et in questo zorno, in ditto campo duchesco fo bandito la guerra fra el Re di Franza et soi adherenti contra el re Alphonso di Aragona; azonto che alcun italiano sotto pena di la forca non ardisca devedare a Franzesi strame ni altra cosa che volesseno per uso suo.

Adi 5 el campo regio venne sul fiume di Ronco appresso a Bertinoro, era squadre 55, computà 4 di Annibal Bentivoi, fiol dil magnifico Joanne, el qual per nome de Fiorentini si aspettava. Et anche se ne aspetta altre 5, oltra li balestrieri et stradioti a cavallo: fanti a piedi, computà balestrieri 600 dil paese et di Urbin, zerca 1500. Et el zorno driedo dovea andar a Villafranca, territorio forlivense, dove ditto exercito sarà poi serrato tra doi fiumi dinanzi et da driedo; zoè quello dil Ronco et quello dil Monton, et saranno sicuri. Ancora è da saper che con el re Alphonso a la fin de Avosto si accordoe Zuane di Gonzaga fratello dil Marchexe di Mantoa, al qual si dette 50 homeni d'arme et ducati 1000 di provision a l'anno. Et, habuto danari, se metterà in ordine.

El campo duchesco, nel qual era el sig. Rodolpho di Gonzaga barba dil Marchexe di Mantoa soldato de Milan, el sig. Galeotto de la Mirandola, conte Borella, Scaramuzza, Visconte et altri conduttieri, steva pur dove era alozato sul fiume di Castelgelfo: et al presente mandoe a sopraveder li allozzamenti di S. Prospero et di Bubano.

Adi 6 madona di Forlì faceva fanti per mandar a Imola, ma molti fuzivano, et fece adì 3 ditto una crida, che chi voleva portar vittuaria nel campo regio potesse portar a suo piacer. Et el suo Jacomo zenoese era stato a Imola, et essa madona ha habuto di la liga ducati 12 milia et 6000 de promission. Et el Pontifice li promette, essendo con loro, di far el fio cardinal et conservarli il Stado; mantenirli il grano al pretio di bolognini 23 la corba per anni 3: la qual corba è di mesura stera uno de lì.

Et el campo regio venne adi 6 ditto ad allozar a Villafranca sul fiume Monton, territorio di Forlì, luntan mia 8 da Forlì et 7 da Faenza: fece le spianate poi per andar in la cerchia verso Faenza, vicino a Imola, per dar favor alla ditta terra, acciò el campo duchesco non la dannizasse. Et in questo medemo zorno essendo fuora alla campagna, su quel di Faenza a presso Russi, alcuni balestrieri et saccomanni dil campo duchesco per tuor strame et far prede, el sig. Zuanne Savello nominato di sopra fo a le man con loro, ne prese 4 balestrieri dil conte di Caiazzo: tamen nemici conduseno la preda, che fo certi bestiami. Et ogni zorno scaramuzzaveno insieme ditti campi. Ma el campo regio, a hora che have le spalle di Forlì, Faenza et Imola, si fece molto audaci, et deliberorno di far forzo di partesani et farse più avanti.

Adi 7 ditto campo regio si levò di Villafranca, et mandoe li carriazi per la via di la Cosina va a Samoggia, et fo questa mattina, et andati a la Bonegaliga (Brisighella?) passato lo fiume di Lamon, et andato al Campo di le mosche, dove alias allozoe Bortholomio Coglion, memoratissimo capitano in Italia, et maxime di la Signoria di Venetia; la memoria dil qual fue a Venetia in campo di san Zuanne Polo operà et novamente ivi posta: or questo loco di Campo di le mosche è sul fiume di Senio fra Faenza, Salarolo et Castel bolognese; et poi subito si levò de lì.

Adi 8 essendo mosso el ditto campo, el duchesco etiam venne a la Frascada, et in questa mattina si levoe et andoe per il fossà di Ziniul per la riva dil Po, fino al fiume dil Panaro, per precluder la via al campo regio che non passasse oltra et andasse a farsi forte sul Modenese.

Et el campo regio etiam si dovea levar, per andar in Parmesana: et l'uno et l'altro campo celerar il cammino; el duchesco havea la via più longa et cattiva, ma lo regio più breve et expedita, essendo Bologna con loro, come si divulgava fusse: tamen non era il vero.

Adi 9 el campo regio, deliberato di andar a trovar el duchesco, vedendosi potente più di quello, fece comandamento uno homo per casa di Imola, Faenza, Valle di Lamon et Forlì et per quelli territorii: et adi ditto venne ad Onegalia (?). Ma el campo duchesco se distese da cà di Lugo fino a Po, in quelle case di Troti; per la qual cosa, essendo in loco sicuro, el campo regio non potè venirlo a trovar. Et la movesta dil ditto campo duchesco fu per do respeti. El primo, perchè era voler dil Re di Franza et comandamento dil sig. Ludovico non si dovesse appizzar, nè far fatto d'arme, ma redursi in lochi forti, fino non seranno venute le zente dovevano esser, zoè squadre 40 italiane et 50 lanze franzese: la seconda perchè el regio era superior di fanteria, et poteva haver favor de li convecini: et però ditto campo si messe ivi fra Lugo et Po, et in quelli lochi vicini stetteno, zoè la Massa et Santa Agata, lochi forti in valle.

Adi 10 havendo ducheschi mandà a Bologna per haver passo, quelli resposeno non voler esser damnificadi, come era stadi per el passar di zente preditte nel principio.

Et andati cavalli 40 de franzesi verso la Massa a sopraveder, venendo el conte Antonio di Urbin fratello dil Duca con cavalli 80 verso Cantalovo (Cantalupo) territorio imolese, pur per sopra veder, havendose visti fonno a le man; fo morti 7 et presi 3 di quei dil ditto conte, et condutti li cavalli nel campo loro: et de franzesi fo morti 2; et questo fo adi 9. El campo regio era sotto Imola, fra el fiume et Imola, dove si attrovoe Jacomo preditto, favorito di Madona.

Essendo stà tolto per Franzesi uno paro di bue con il carro a uno cittadino di Ravenna, subito Andrea da Lezze pretor scrisse al conte Caiazzo, et mandoe uno messo pregando volesse far restituir, perchè la Signoria voleva li soi pascoli non havesse danno, non havendo guerra ma bona paxe; et lo fece restituir. Et li scrisse, la qual lettera mandoe per uno trombetta, come esso Podestà vogli alcuni cavalli et muli fonno tolti nel levar dil campo, et comprati da uno di Val di Lamon, l'altro di uno saccoman regio, da quelli di Ravenna, farli restituir: et cussì fonno pagati per non haver causa di far movesta di danari di la Signoria.

Adi 10 da mattina el campo duchesco si mosse da la Frascada, zoè balestrier franzesi in gran quantità in uno squadron, poi franchi arcieri et schioppettieri a cavallo in uno altro squadron; in tutto zerca 800; poi squadre 20 italiane et el conte di Caiazzo: et se drizzoe per la via verso la Massa con proposito de andar a trovar el campo regio, et preseno le spie de Aragonesi; poi ritornono ditte zente al sito (?) dil campo, al suo loco di la Frascada a le ca' di Troti et nulla fece.

Ma el campo regio adi ditto da mattina passò Imola, et andono verso Castel san Piero sul Bolognese, et ivi si affermoe a canto a la montagna de la Dozza sull'Imolese, mia 2 luntan de Imola: dove andarà scriverò poi.

Et adi 10 a hore zerca 15, a Mordano, Bubano et Bagnara, lochi de Imola, fo sentito sonar campana martello; et questo fo per fanti passavano de lì, et dubitaveno di haver danno.

Adi 12 el campo aragonese, allozato sul fiume appresso Castel san Piero mia uno, et per el comessario di quel luogo fu fatto prohibitione che niun non ardisca di portar vittuarie sotto pena etc.; tamen fo portà uno presente per li homeni di quel loco a Annibale Bentivoi fiolo dil magnifico Joanne, di pane, vin et carne viva: et tutta la notte precedente el Duca di Calavria con altri capitani et il campo stetteno a cavallo per dubito de li nemici non li venissero a saltar. Et in quella sera medema, zonse danari in campo, che molto confortoe quella zente; et poi la mattina si levoe et venne ad allozar al sopraditto loco, zoè squadre 62, oltra certi cavalli lezieri et balestrieri; et mandoe alcuni balestrieri in Mordano per custodia di fanterie; era zerca 4000 mal regulati; et il forzo paesani. Et adi ditto passò di fuora via di Imola do squadre dil sig. di Pesaro, per nome dil Papa andava in campo.

El campo duchesco stava pur alla Frascada; et, zonte che siano le zente i aspettano, erano terminati venir a la via di Concorda al Bonden, et poi per la riva dil Po fino in campo.

Bologna fin qui dimostrava neutrale; et adi 12 ditto Annibal Bentivoi partì di campo, et andoe a Bologna per praticar accordo col padre che quella terra regge et governa: in campo regio era pur abbondanza di vittuarie, ma pochi danari: li fanti si partivano et ancora qualche homo d'arme: et el parlamento et pratiche menava esso Annibal Bentivoi col Duca di Calavria, che voleva suo fratello protonotario fusse dal Pontifice creato cardinal, perchè si no Bologna non era con loro ma gli era contra: et vittuarie per comun non era portade in ditto campo, ma per private persone de ogni sorte. Et a Bologna ogni notte si facea la guarda al palazzo et piazza per li cittadini con il magnifico fiol dil magnifico Joanne protonotario, zerca persone 1500: et a la casa di ditto magnifico Joanne Bentivoi vi è a custodia 500. Et in la terra fece venir tutte le so zente d'arme, et fanno la guarda a le mura la notte et a le porte.

Adi 13 el campo duchesco era ove ho ditto di sopra, penurioso de danari, excetto li Franzesi che pur ne havevano assà, et aspettavano per Po un gran maistro di Guasconi a pè, et si dovea levar, et venir a Villanova sul fiume de la Rafanara dil territorio di Bagnacavallo. Et in questa notte fo tratte assà bombardelle et spingarde in ditto campo, et fo per la rotta have Obietto dal Fiesco, la qual di sotto sarà scritto: et aspettava assà numero de Franzesi a pè et a cavallo, et artegliarie venivano per Po. Unde el campo si ristrense per dar loco a quelli dovevano venir, et adi 12 zonse 90 homeni d'arme franzesi, hanno principiato di far uno bastion sul fiume di Imola, sul qual sono allozati dal cao di Lamon verso Lugo, a la custodia dil qual messeno Nicolò Maria contestabile, con do bocche di bombardelle discoverzea la strada va verso la Massa. Ma pur tutti si lamentavano contra el conte Caiazzo, disendo non haver danari; et el conte si doleva dil sig. Ludovico non li mandava li danari, acciò desse le paghe, come era ragione; et poi ditto campo dovea andar ad allozarsi a Cantalovo sul fiume appresso Imola mia 5, et andando li campi sarieno distanti uno da l'altro solum mia zerca 7.

Adi 14 el campo aragonese, nel qual zonse do zorni avanti 8 squadre dil sig. da Pexaro per nome di la Chiesia, et do squadre di Bajoni da Perosa, et si divulgava dovea venir nel ditto Francesco Secco barba dil Marchese di Mantoa, el qual havea stipendio con Fiorentini da poi che scampoe di Mantoa, et habitava a Pisa: et ancora aspettavano Piero de Medici con danari.

A Ravenna adi ditto zonse Paulo Davissi veniva dal Cardinal San Piero in Vincula, andava a Sinigaja dal fradello dil ditto Cardinal, prefetto di Roma, el qual in quello tempo havea compito la condutta havea con Venitiani. Referite esser X giorni partiva da Turin, dove havea lassato la Maestà dil Re di Franza.

In questa notte a la Rocca dil porto Cesenatico fo applicate le scale, et essendo per el baiar di cani svegliato el castellano, comenzò a gridar; et quelli scalavano ditta Rocca fuzite, nè se intese chi fusse. Fo visto cavalli 40 armati da la parte va verso Rimano; et tamen poi se intese esser stà Achille di Tiberti nepote di Polidoro, con alguni partesani, per esser di principali di Cesena; et questo feva a requisition dil conte di Caiazzo per tuor la comodità che 'l soccorso et vittuarie veniva per mar al campo regio, et etiam haria fatto bon buttino di biave, sali et munitione, le quale erano stà condutte in quella Rocca ne li preteriti zorni.

Adi 15 el campo regio se reduse a Legnaro, loco incolfato in una valle fra Dozza et Tussignano, distante da Imola do mia; loco fortissimo da sè medemo, per haver per scudo Imola, et havea vittuarie da Imola.

Lo duchesco si redusse a Santa Agata, terra dil Duca di Ferrara, et ivi si fortificoe con fossi, foraggi, sbarre alle strade verso Imola, con artegliarie: et a li repari per più custodia allozava le fanterie, e tutta la notte fece lavorar a li guastatori a lume di luna, pagati a uno carlin per uno al zorno. Adoncha li campi sono distanti mia 8; ma in questo ancora non era venuto danari, ma aspettavano.

Adi 16 zonse in ditto campo duchesco a Santa Agata la squadra di Fracasso, et fo fatte le spianate su la riva dil Po, a longo el Polesene di San Zorzi, da la banda verso Imola.

In questa mattina el conte de Caiazzo con uno squadron et balestrieri a cavallo si partì dil campo, et andoe verso el campo aragonese. Stette fora 4 hore, poi ritornò et a mezzo dil ditto campo si levoe et andoe verso Po; et questo perchè dubitavano el campo aragonese non venisse ad allozar a Mordano, pur loco de Imola, mia do vicino al duchesco, et credevano esser a le mane.

In questo zorno el campo aragonese, fatto di le fanterie tre squadroni che sono il forzo, balestrieri multi con curazzina, il resto lanzaruoli con curazzina tutti, pochi con targete, per numero zerca 3000; et fatto de tutte le zente d'arme squadroni 16, se avviono su la campagna, et venne fino a presso el campo duchesco zerca uno mio et mezzo. Et el Duca di Calavria con el primo squadron, con lo elmetto in testa et la lanza su la cossa, con proposito al tutto di far fatto d'arme. Ma vedendo che alcun non ussiva dil campo nemico, mandoe alcuni balestrieri lizieri a invitarli fino mezzo mio a presso el campo, et mai alcuno si appresentò. Tamen el campo duchesco si messe in ordine, et tutto in arme et le fanterie a li repari. Ma el Duca di Calavria, aspettato a la campagna per do hore, se ne tornoe a Bubano, et li stette el campo tutto in arme fino fo allozato le fanterie. Et fatti li allozzamenti per li saccomani, ivi si puose ad allozar, et hanno per riparo el canal dil molino dinanzi, da l'altra parte el fiume, et da driedo Imola. Et li campi sono distanti l'uno da l'altro mia zerca do, et scaramuzeranno saccomanando insieme.

Adi 17 el conte de Caiazzo condusse fuora dil suo campo 14 squadroni, con li elmetti in testa et lanze, in una pradaria vicina al campo, et messe sbarre do attorno li repari ben forniti de artegliarie, et stetteno cussì. Si divulgoe Aragonesi era in arme, ma non seguite altro.

In questa mattina li saccomani ducheschi corse in su li confini di la Signoria al loco di Santerno sul territorio di Ravenna, et alcuni...... torse di strame. Ma inteso questo dal Podestà, scrisse al conte di Caiazzo, et adi 18 li mandoe do cittadini di primi con lettere credentiali in campo, lamentandosi di questo insulto.

Adi 18, li campi heri stetteno in arme tutti do, da hore 16 fino 21, et per el Duca di Calavria fo mandato uno trombetta al conte di Caiazzo, si voleva venir romper qualche lanza. Li fo risposto venisse mò a la campagna, dove si potesse operar li cavalli, et non star in questi paduli. Ma cadauno stete su el suo. Poi ditto trombetta tornò e invidò mons. de Obergnia (Auvergne) capitano de Franzesi, volesse elezer uno o più de li soi, et esso duca elezeria tanti de li soi calavresi, et che questi avesseno a experimentarse insieme. Ditto monsignor accettò lo invito, ma el conte de Cajazzo disse non voleva se facesse tal prova, perchè fra pochi zorni se farà dil tutto. Et tornato el trombetta dil duca di Calavria, el conte fè metter et venir balestrieri, schioppettieri et arzieri a cavallo et lui con lo elmetto in testa, presente ditto trombetta corse la lanza, et fece discargar a un tratto tutti schioppettieri, et li cavalli se reculavano, et da poi tornoe ditto trombetta un'altra volta, et disse che 'l duca era smontato et che lui poteva smontar: unde a hore 21 tutti do exerciti se disarmono.

El magnifico Joanne Bentivoi a Bologna et in Bolognese faceva preparatione di strami per la venuta di Franzesi.

Adi 19 el campo aragonese zonse questa mattina a Barbiano sotto Codignola, et el conte Carlo di Pian de Melleto soldato di la signoria, el qual adi 13 ditto zonse a custodia di Ravenna, fu in questo dì nel campo aragonese. Et accidit che li cavalli lezieri di campi si attaccorno, et le fanterie, al loco dil Molinazo: fo morti 5, et 4 Franzesi, et poi si separono. El campo aragonese adoncha era fra Codignola et Santa Agata, fra doi fiumi, et el duchesco in quello di Santa Agata. In questo tempo molti patri ivi venite, et altri subditi di la Signoria andono in tutti da li campi; et da tutti erano ben visti, perchè Venitiani erano neutrali, ma molto più carezzati nel campo aragonese.

Adi 20 el campo aragonese levato da lo allozamento, avviato prima li cavalli lizieri, poi li squadroni, uno dil qual governava el duca di Calavria, l'altro Astero barone, da poi veniva le fanterie et di man in man le altre squadre, si redusseno a presso el fiume di Santa Agata con li soi corradori, et lì fonno a le man con li ducheschi che haveano passato el fiume predetto, et tuttavia passava le squadre fino numero 12 con el conte di Caiazzo; et per li cavalli lezieri et parte di fanti fu fatto una baruffa per spacio di una hora senza mesedarsi (?) in alcuna squadra, et in questa baruffa con spingarde, schioppetti et passavolanti fo morti di aragonesi 7 et feriti zerca 20; ducheschi morti 3 et doi presi, tamen feriti: li Colonnesi fonno condutti in Lugo a medecarsi. Il duca di Calavria da poi instoe de attacarsi, per esser superiore dil campo nemico di squadre zerca 20 et fanti 3000. Ma li Ducheschi si scusavano, dicendo aspettar zente franzese et italiane; danari era divulgato veniva de Milan, et erano in Modenese. Et el campo aragonese dovea hozi partirsi, et andar ad allozar a una villa di Lugo ditta el Pulentano distante dal campo duchesco uno mio, per tuorli la via delle vittuarie; et fece far la spianata, tamen non tenne tal via.

Adi 21 el duca di Calavria mandoe uno trombetta dal conte di Caiazzo a invitarlo a far fatto d'arme, et li rispose: sia con Dio. Tamen non venne.

Et in questa notte aspettavano Fracasso dovesse zonzer in ditto campo duchesco con alcune squadre, et si ingrossava di fanterie. Li danari erano zonti, et fece una cria, chi voleva danari, etiam si fusse fuziti, dovesse venir li sariano dati.