El Pontifice per causa di la ribellion fatta iterum di Hostia, come scrissi per avanti, in questi zorni scrisse al Duca di Calavria li mandasse le sue zente a Roma.
Et zonto el campo a Barbiano, el Podestà di Ravenna gli scrisse non lassasse far danno a quel territorio, perchè facendo, faria dispiacer alla Signoria. Unde el Duca rispose per una lettera sapientissima, concludendo era disposto prima lassar morire il suo exercito, che fusse fatto alcun danno a li subditi di quella excelsa Signoria.
Fo ordinato per la Signoria che 'l castellan di Ravenna non dovesse ussir di castello, et che la terra fusse custodita: unde Andrea Da Lezze podestà duplicoe la custodia alla piazza (era Jacomo di Tarsia et Alvise da Novelli, contestabeli), et la notte ordinoe andasse le guardie deputade attorno le mure di la città; et cussì etiam a Cervia, dove era prima Alvise Bellegno, fo fatto, et custodito per dubito de subite incursion.
In questo zorno fo inchiodato uno passavolante a li ducheschi.
Adi 22, essendo el zorno avanti el conte di Pitigliano, Duca di Urbin, sig. di Pesaro, Zuan Jacomo di Traulzi andati a veder a presso Lugo el Molinazo, per volerse redur con alcune squadre in sua compagnia, se avviono verso el campo duchesco; ma li ducheschi non si mosseno di la riva dil fiume, dove havevano fatto uno revellin alveado, per el qual possano, a voler, venir a trovar calavresi, et ivi poseno 10 passavolanti, sì che niun vi po appresentarsi, sì che conveneno ritornar.
Adi ditto da mattina, pensando el campo duchesco che Aragonesi dovesseno venir ad allozar al Molinazo, si messono in arme; tamen se disarmono poi, perchè Aragonesi stetteno a Barbiano, pur erano volunterosi di precluder la via di le vittuarie a Ducheschi, et veder di redurli in loco habele a far fatto d'arme.
Adi 23 li campi stetteno in arme, ma stanno a le difese.
Adi 24 al porto Cesenatico a hore 9 fo un gran rumor, cridando: arme! arme! et le barche erano in porto da paura si levono confusi, lassando poi i soi corredi in terra. Et questo fo che la notte, da poi la luna levata, che fo a l'hora ditta, quelli di la rocca vete (videro) certi armati, et cridono: arme! arme! al qual cridar quelli fuzino. Li cittadini di Cesena stavano con gran dubito et timidità, si sforzava liberar le moglie et figli et lor bene, e portar fuora su quel di la Signoria, di Cervia et Ravenna.
Adi 25 el campo aragonese fece cavar certi fossi per tuor l'acqua al fiume, a presso dil qual era allozato el campo duchesco, acciò li fusse tolta la via di le vittuarie veniva per ditto fiume, et a hora ditto campo non pol haver vittuarie se non da Ferrara. Et questo campo aragonese stevano molto di malavoglia, zoè li principali, per causa dil perder di Hostia, dubitando el Papa non vogli le so 18 squadre.
Nel campo duchesco venne incognito et stravestito el sig. Antonio di Ordelaphi, fo de li signori de Forlì, per metter paura a madona di Forlì, acciò si voltasse da loro.
In questa notte ditto campo si levoe dal loco dove era allozato, et andato verso Bologna; ma etiam in questa notte medema cavalcoe 8 squadre de Aragonesi verso el campo ditto, et trovato che quello era levato, ritornono indriedo; et etiam questo si levoe per andar seguitando el campo nemico. El qual se redusse verso el Fosso di Ziniul (Fossato del Genivolo); questo perchè, dove era, mancava vittuarie, perchè nè da Lugo, Bagnacavallo, Fusignano, Cotignola et Santa Agata non ne poteva haver, et li era tolto le acque, li molini propinqui non poteva masenar. El loco dove a hora sono redutti è di sito fortissimo, per haver da un canto el fiume, da l'altro li paludi ch'è drio el Po, zerca do mia et mezzo, davanti si fortificoe con fossi, repari et artegliarie, et per Po senza obstaculo haveranno le vittuarie.
El campo regio o vero aragonese, levato per seguir questo, si affermoe in quelli medemi lozamenti, dove era partito el duchesco, a Santa Agata su la strada maistra, et eran distanti mia 4 in 5 uno di l'altro. Le strade di andar in li campi in questo tempo erano rotte, et da saccomani si faceva gran danni.
Adi 26 el campo duchesco, essendo stà do zorni in extremità de viver, preso le spie et scolte de Aragonesi, fece comandamento secreto a homo d'arme per homo d'arme, che si dovesseno metter a li so ordeni per cavalcar a hore 7 di notte, el mercore venendo la zobia. Avviato prima li carriazi, cavalcono di trotto et non di campo et confusamente verso il fosso di Ziniul, et si allozoe di là dil fosso preditto a longo Po, fino per mezzo arzere. Ma l'Aragonese, intendendo questo, gli detteno driedo con li cavalli lizieri, et a le coazze preseno alcuni cavalli che non potevano cussì camminar, ma poco numero. Hanno mancamento ducheschi di strami per li cavalli, ma si ajutano con foje di salgaro, per esserne gran copia. Ma ditto campo regio si allozoe tra Lugo et Fusignano sul fiume dil molino, et havea abbondantia di vittuarie.
El conte di Pitigliano in questo tempo era ammalato fuora dil campo; tamen poco dapoi varite.
Et acciò el tutto se intenda, questo è il modo si levoe el campo duchescho di Santa Agata con gran taciturnità, non facendo motto alle scolte, acciò non fusse scoperte. Fo prima un bon squadron con una parte di la fantaria, poi li carriazi, poi le zente d'arme con li elmetti in testa et lanze su la cossa, poi le artegliarie con le soe carrette, driedo uno grosso squadron con el resto di la fantaria. Et una gran parte di balestrieri a cavallo andono per la strada, passò uno ponte sul quale fo bisogno a passar cavallo per cavallo, et si lo Aragonese lo havesse de subito seguito, per la dimora dil passar, senza dubbio li haveriano rotti.
In questa sera, fo 26, zonse per Po 4 burchi di vittuarie et 4 squadre di Fracasso, et alcune lanze franzese, num. 600, et 4000 Sguizzari a piè; et el zorno avanti zonse tre squadre di ditto Fracasso, et 200 fanti condutti per uno contestabile bolognese: sì che questo campo se ingrossava.
Adi 27 el campo aragonese havea deliberato levarsi questa mattina, et andar allozar a le caxe di Troti, ma non andò, et le zente dil Pontifice si dovea levar et tornar a Roma.
Adi 28 da mattina zonse a Ravenna el sig. Zuane di Pesaro, partito di campo dil duca di Calavria, andava a Pesaro chiamato dal Papa con la sua compagnia, la qual pur era rimasta in campo. Subito montò a cavallo, et andoe senza altra dimora a Pesaro.
In questa mattina, el ditto campo si levoe, et andò a le caxe di Troti vicino al duchesco mia uno et mezzo.
Accadette in questi zorni che venendo di Venetia uno patricio chiamato Francesco Da Lezze, fiol di Alvise, insieme con uno cittadin di Ravenna in la sua barca, fatto la via di Ferrara per venir poi per Po a Ravenna, credendo questa fusse più sicura; et inteso Franzesi che veniva uno Venitian et uno secretario ragonexe[103] da Venetia per quella via, et portava, ut dicitur, ducati 60 milia nel campo a loro nemico, da uno capitano de Franzesi chiamato monsig. Baylo de Trevi (?) et Filippo de Monton fue lì a la riva dil Po, dove era el ditto campo, retenuti, et diligentemente examinati et cercato per tutta la barca. Et letto le lettere havea fatto paura a li famegli, et trovato non era alcuna cosa, licentioe ditto patricio, pur dubitando sempre non andasse a far qualche mal contro di loro: et gionse a Ravenna.
Adi 19 el campo aragonese deliberoe con 50 squadre et cavalli lizieri et parte di le fantarie andar trovar li nemici fino al fosso di Ziniul, oltra dil qual erano allozati; et mai ditto campo duchesco si vuolse muover: per la qual cosa questi ritornono a li primi alozamenti, et aspettavano el fradelo dil marchese di Mantoa con 50 homeni d'arme, et alcune zente de Fiorentini.
Essendo el sig. Fracasso allozato in una villa in Bolognese, per venir in Annibal Bentivoi con do squadre de homeni d'arme et certi cavalli lezieri con alcuni fanti a pè, vi andoe per svalizarlo, et precluderli la via, ma non potè far nulla. Et zonse in campo adi ultimo ditto con alcuni cavalli lizieri.
In questi zorni ritrovandosi do franzesi di primi dil campo ammalati, el duca di Calavria li mandono a dimandar a quei di Lugo; i quali resposeno non voleva senza comandamento dil duca di Ferrara loro signor. Et iterum li mandoe a dir che, non dagandoli, le daria el guasto: unde quelli, timendo, fè compagnar li ditti in campo preditto; et habuto el duca con loro colloquio, li remandoe in Lugo a risanarse senza farli dispiacer.
Adi 31 ditto, essendo zonto el sig. Fracasso in campo, et facendosi far certo riparo e taiata dinanzi al fosso di Ziniul verso il fiume per più fortezza, Fracasso disse: non vò star in questo seragio, et ho ditto al Re di Franza non vò obedir niun, salvo mio padre, duca di Ferrara. El conte di Caiazzo diceva nel suo campo: state contenti, che fino 8 zorni sentirete uno schioppo che 'l duca di Calavria convegnirà tornar indriedo.
Et cavalcando adi 30 Zuan Jacomo di Traulzi con do squadre, et zerca 40 fanti con el marchexe di Pescara per sopra veder, si scontrò in Zuan Filippo vice collateral a Ravenna, et li disse: son di vostri, et servitor de quella Illustrissima Signoria, a la qual mi raccomandarete; et li fece bona et perfetta compagnia.
Et V ultimo dil mexe di Settembrio preditto, el campo aragonese si levò dil loco dove era, et se ridusse sul fiume di Santa Agata in li propri allozamenti dove allozava Franzesi, ch'è tra il fiume et Santa Agata.
In questo tempo l'armada dil re Alphonso, andata innanzi et indrio, et hora a Pisa hora altrove, et qualche danno sul mare a Zenoesi fece. Or adi 8 Settembrio, dismontati di la ditta armada Obietto dal Fiesco prothonotario, Orsino fiol dil cardinal Orsini, et Fregosin da Campofregoso fiol dil cardinal di Zenoa, el qual etiam lui ivi si ritrovava, et dismontati in terra a Rapallo, ch'è una terra de Zenoesi verso levante assà grossa ma non ha castello, lontano di la città di Zenoa zerca mia XX, et dismontato ditto Obietto capo di parte, però che in Zenoa sono do grandissime parte principali de zentilhomeni, che sono signori di castelle, zoè Spinola et Doria, a le quale seguita tutto il resto de zentilhomeni, et cadauna parte ha la sua de capellazi, i quali convien di tal sorte esser doxi, come poi più avanti tutta la hystoria et perchè scriverò di sotto. Or la parte Doria ha Fieschi, Grimaldi et Montaldi, et è per capellazo Fregosi; la parte Spinola ha Lomellini, Pallavixini.... et altri, et per capellazo li Adorni. Adoncha hora domina li Adorni, hora li Fregosi el ducato. Al presente li Fregosi erano scacciati, et però el preditto Obietto dal Fiesco era contrario a la parte che regnava, zoè Agustin Adorno, al presente governador di Zenoa, benchè de quella el duca de Milan habbi el dominio, et se intitola signor di Zenoa. Ma, al proposito nostro, dismontati questi partesani, haveano modo di haver uno ponte et una torretta. Ma inteso in quel zorno medemo a Zenoa tal nuova, subito Antonio Maria di San Severino, Zuan Adorno capitano di le fanterie, fradello dil governador, et Zuan Alvise dal Fiesco, fradello de ditto Obietto, el qual tien dal duca di Milan, et con alcuni Sguizzari ivi erano col duca di Orliens, che si ritrovava a Zenoa, et a le hore 24 a la sera assaltono li nemici, zoè 500 fanti di ditta armada, et quelli ruppe et fugoe, et poco mancò non prendesse ditto Obietto, el qual fuzite su l'armada solo, ut dicitur, in zipone: fo preso Orsino fradel dil cardinal Orsini, et Fregosino nominato di sopra, et menati a Zenoa; et li fanti fuziteno chi in qua et chi in là. Ma li Sguizzari andando seguitandoli, inteso in uno hospedal di San Lazzaro ivi erano redutti zerca 60 de ditti fanti, introno dentro, et quelli altri feriteno, altri fonno morti, ammazzando etiam de li poveri era in ditto hospedal; et vedendo quelli di la terra questo, deliberò di non sopportar tal insolentia, et se messeno in arme, et fonno a le man con ditti Sguizzari, de quali ne fo morti zerca 25, ma fuzito Obietto su uno bregantino, et andato a Livorno a l'armada aragonese. Fregosin fo portato al duca di Orliens, lo qual lo mandò in Aste: preso taia ducati 8000, nè mai volse renderlo per cosa niuna, ni per lettere dil Re di Franza quando si pacificò a Napoli con suo padre cardinal di Zenoa, et è ancora ivi presone. Orsino veramente fu donado al signor Ludovico, et poco da poi lassato. Et è da saper che in questo tempo, adi 8 Settembrio, l'armada dil Re di Franza ussite di Zenoa, zoè galie 24, una galeazza, 8 nave et 17 galioni; et in questo tempo ivi era el duca di Orliens, el qual andò per terra[104] con Antonio Maria di San Severino et persone 6 milia, et si ritrovò alla movesta scritta di sopra. Ma da poi ditta armada ritornò in Zenoa, et el Re, venuto in Aste, scrisse al duca di Orliens ritornasse, et cussì ritornò, et li venne la quartana, come ho scritto di sopra.
Zonto el Re al primo di Settembrio a Brianzon, poi a Olso (Oulx) mezza zornada distante da Susa, dove el zorno seguente venne, et è di qua da monti, in la Savoia. Le zente soe zà erano venute avanti, et etiam bona parte le seguitava de varie generatione, zoè schioppettieri et arcieri anglesi, bertoni con lanze longe, sguizzari, normandi, piccardi et di altri paesi, come a la descriptione dil suo esercito sarà scritto, con 40 carrette di artegliarie tirate da molti cavalli. Or venne a Vegliana (Avigliana), demum adi 5 intrò in Turin, dove habita el duca di Savoia: tamen quello Stado è a lui raccomandato. Questo duca presente fu figliuolo dil duca Carlo, che morite nel 1490, è di età de anni zerca 5, et la madre governava quello Ducato insieme con Felippo mons. di Bressa in Savoja, el qual venne con el Re in Italia, et era di primi capitani, ma molto nemico di mons. Samallo. Ma zonto el Re a Turin fu molto da quella madona, per esser suo parente, honorato. D'indi partito, venne a Moncalier, et poi adi 9 ditto intrò in Aste a hore 24; ma prima adi 5, el sig. Ludovico parti di Vegevene et venne in Alexandria di la Paia, et adi 8 el duca Hercules di Ferrara, suocero di esso Ludovico, etiam venne con cavalli 200 lì in Alexandria, et in quel medemo zorno tutti do questi signori si partino, et andorno a Non (Annone), ch'è alli confini di Aste, pur dil Stado de Milan, et quivi si allozono. Et adi 6 ditto, Zorzi Pisani dottor et cavalier, ambassador di la Signoria, venne da Vegevene in Alexandria di la Paia per seguitar el sig. Ludovico, perchè cussì haveva in commissione de seguitar la corte, et ivi si puose, dove stette fino che ritornò a Milan: et questo fo perchè a Non (Annone) non era alozamenti d'avanzo, essendo lì allozati chi vi era.
Adi 8 el Cardinal S. Piero in Vincula intrò in Aste avanti el Re, et allozò in la terra in uno Priorà di San Zuane. Hor el zorno driedo, che fo adi 9, la persona dil Re intrò, li andò contra mia do di là di Aste el duca di Ferrara, havendo butato el corrotto di la moglie morta di breve, et el sig. Ludovico suo zenero. Questi, visto la Maestà dil Re, volseno dismontar da cavallo, et il Re non volse; ma cussì a cavallo si toccono la man a la franzese, et in mezzo di loro el Re intrò in Aste, con zerca 6000 persone.
La duchessa di Bari, madona Beatrice, moglie dil sig. Ludovico et figlia dil duca di Ferrara, venne da Milan con 20 sue damiselle et 20 zentildonne da Milan a Non (Annone), et cussì adi 10, che fo el zorno driedo che intrò il Re, a hore 20 andò con el marito a far riverentia al Re, con le qual donne el Re stette insieme serrati per hore 3, nè vi era altri che il Re, esso sig. Ludovico, mons. Felippo (de Bresse?) et il marchese di Salucio (?), et ditte donne, per esser l'ora tarda, restono lì in Aste quella notte con el sig. Ludovico. Questo loco di Aste, con alcuni castelli circonvecini, è dil duca de Orliens, altre volte li soi habuto in dota da li signori de Milano. Et è da saper, che esso duca s'intitola duca di Milano, dicendo, jure haereditario, lui dover haver tal dominio. Questo duca è zerman etiam dil Re, figliuolo di la sorella dil Re, et per altra linea è di prole regia, adeo, morendo Carlo senza legittimi figlioli, li vien la corona, come ho scritto di sopra. Et al presente si ritrovava a Zenoa, et il Re subito zonto li scrisse dovesse ritornar da lui. A consultar el qual, adi 15 Settembrio passò per Alexandria di la Paia; era con lui Fregosin fiol dil Cardinal et Orlandin Fregoso, presoni nominati di sopra. Et adi 21 ditto, da poi etiam che el Re si ammaloe, ditto duca si ammalò di doppia quartana, et convenne restar in Aste a curarse, a tempo che era volonteroso di far gran cose.
Ma el Re havea con lui molti baroni di Napoli o vero dil Reame, parte di qual qui sarà notadi. Era el prencipe di Salerno zà andato a Zenoa, el marchese di Cotron, conte di Chiaramonte, conte di Celano fratel dil duca di Melfi, tre figlioli dil principe di Busignano etc., i quali erano molto alliegri, vedendo la cosa andar da dovero. Era ordinato per il Re di mandar a Zenoa per l'impresa marittima 600 lanze, capitano monsig. di Mompensier, questo è cugnato dil marchese di Mantoa presente, et 3000 fanti tra Sguizzari et Guasconi; ma poi, consultato meglio, non mandò. Monsig. de Citen, era ambassador a la Signoria, nel principio che intese el Re esser di qua da monti, andato in collegio expose la venuta dil suo Roy, et come voleva tuor licenza per andarli incontra: et cussì partite di Venetia, et zonse dal Re, al qual riferite el voler de Venetiani, et bona compagnia si haveano fatto, laudandoli summamente; ma ben diceva l'aiere non li comportava di star quivi.
El Re adi 13 Settembrio si ammalò; le porte dil suo palazzo era serrate et sbarrate le strade, perchè li venne uno subito et cattivissimo mal, con gran freve. Havea con sè molti medichi, tra i quali uno maistro Theodoro da Parma, al qual li prestava gran fede, et nel principio parse fusse ferza, ma poi si discoverse in verole, li qual li duroe zorni 14.
La duchessa di Bari havea ordinà, el zorno el Re si ammalò, di far una bellissima festa a trombe et piffari, con quelle donne era in sua compagnia, benissimo adornate: ma seguite tal egritudine, et non potè far, et retornò a Vegevene.
El marchese di Monferà, di età di anni 10, che fo fiol dil marchese Bonifacio, che successe Guielmo suo fradello morto senza heredi nel 1482; el qual da poi la morte dil padre da li populi fu chiamato per signore: et la madre, che fo figlia dil despota di Servia, di età giovene licet fusse in uno vecchio maridata, quello Stado per il fiol governa, insieme con el sig. Constantin Arniti (Arianite), che fo figlio dil sig. Arniti Concino (?) suo parente, venne in Aste con 300 cavalli benissimo in ordine, per invidar el Re a Casal da la marchesana sua madre, la qual el Re summamente desiderava di veder, per esser bellissima. Zà era venuto contra el Re el prefato sig. Constantin Arniti fino a Turin, a offerir el Stado di quella madona a esso cristianissimo Re, et invidarlo a Casal. Et zonto in Aste ditto marchese adi 17, andò a visitation dil Re era in letto ammalato, stette un quinto di hora, et usato poche parole tolse licentia, et ritornò in Monferà.
Adi 14 essendo el Re ammalato, Franzesi pur mormorava di dover venir in Italia, et molti volevano ritornar in Franza; per la qual cosa monsig. di Sammallo, et monsig. di Beucher erano molto di mala voia, che i loro pensier non avesse effetto. Et cussì in questo zorno, questi con 4 altri, zoè monsig. di Sammallo ditto, monsig. di Tiens (?), monsig. di Beucher, el gran Siniscalco de Giae et monsig. di Camperoso (?) veneno in Anon mia 5 distante de Aste, dove era allozato el sig. Ludovico, per consultar quello havesseno a far, zerca a l'impresa. Et qui consultato gran cose, zoè el duca de Ferrara si fece baron dil Re, e tramava di esser capitano di questa impresa, licet andava contra el cugnado, dal qual, al tempo di la guerra have con la Signoria di Venetia, fo aiutato, et per questo.... promesseli pavioni (padiglioni) 100 da campo, i quali el Re libentissime acceptoe, dicendoli si volevano pagar, tamen mai li dette nulla. Questi franzesi soprascritti consultono con el sig. Ludovico, qual via dovesse tenir el Re, o andar a Zenoa, o andar in Toscana dove era bisogno menar le man, non havendo Fiorentini con lui, et si divulgava che el Re voleva andar a Zenoa, et voleva la Castellina ch'è la principal fortezza di quella città; la qual per Zenoesi, con voluntà dil sig. Ludovico, non fu voluta dar. Pur el mal cresceva al Re, et questi dubitavano non seguisse qalche cosa, per la qual fusse disturbato questa impresa. Et el sig. Ludovico adi 17 mandò in Aste a veder el Re maistro Ambrosio de Rosate (Rosciate) suo medico et ottimo astrologo, et visto, conoscete esser varuole, le qual zà se discoverzivano su la persona; per la qual cosa tutti comenzono a star di bona voja, perchè saria mal breve, come fu. Et adi 21 el Re levò di letto; nel qual zorno el duca di Orliens si butò al letto con doppia quartana, come ho ditto. Consultavano ancora insieme el sig. Ludovico, duca di Ferrara et sig. Galeazzo di Sanseverino, nè altri de soi consiglieri vi intrava a tal consultatione: et pur spazava franzesi a la volta di Parmesana, provedendo de alozamenti, perchè lì in Aste non vi poteva capir tanta multitudine quanta era. Et el sig. Ludovico preditto andava di Anon in Aste spesso in questi zorni era ammalato, per visitarlo.
El duca de Ferrara vedendo non esser fatto quel cavedal di lui dal Re, che si credeva, nè potendo obtenir el baston d'esser capitano di l'impresa, deliberò ritornar a Ferrara; et volendo tuor licentia dal Re adi 22 Settembrio, non potè ma la mandò a tuor per suo fiol don Ferrante, era con il Re; et cussì assà mal contento in questo zorno partite di Aste con il n.º di cavalli, zoè 100, perchè zà adi 13 havea rimandati a Ferrara altri 100 cavalli, era venuti in sua compagnia. Et è da saper che Ferraresi comenzono a levar habiti franzesi, con cappelli in capo, et cussì usono tal foza, et usa fino al presente.
El Re tolse danari a Zenoa docati 100 milia, et a Milan 50 milia a usura et interesse, con pegno di zoie; piezò el sig. Ludovico; tamen fu divulgato esso sig. Ludovico haverli fatto prestar questi denari da li soi, sotto nome de altri: or, quomodocumque sit, el Re have questa quantità. Et adi 22 li have, et adi 26 ordinò di dar una paga alle sue zente adi primo Ottubrio: et cussì fece et dette. Et vedendo non esser ambassador a Venetia, dove grandemente bisognava, per esser advisato dil progresso di quella Signoria, et per mantenirla a sè benivola, elesse et mandoe uno de soi primi, chiamato monsig. di Arzenton, homo di grande inzegno et bella presentia. El qual adi 25 Settembrio partì dal Re et venne di longo a Venetia, et gionse adi 2 Ottobrio: al qual li fo mandato contra le peate fino a Lizza Fusina con molti patricii, et fo assà honorato. Alozoe a san Zorzi Mazor, et sempre li fo fatto le spexe, dato barche, et provisto a quello li bisognava. Questo dimandoe prima audienza publica. La qual data, disse come la Mayestà dil suo Roy era in Aste, venuto per seguir l'impresa tolta per rehaver el Reame de Napoli, tenuto contra ogni razon da Aragonesi, et che voleva haver sempre la Signoria per boni amici, offerendo el Re in ogni cosa; et che di tutto el suo progresso faria participe essa Signoria, perchè era certissimo ogni suo felice prosperar sarà contenta. Al qual per el Principe li fo usato in risposta parole accomodate, et cussì ditto ambassador qui restò; et poi, dimandato auditori, li fonno dati per Collegio questi: Andrea Venier consiglier, Lunardo Loredan procurator savio dil Conseglio, et Alvise Damolin savio di terraferma. Venne ancora con lui uno suo cognato con alcuni franzesi per veder la terra, la quel vista, ritornono dal Re.
In questo mezzo, adi 22 Settembrio, venne in Alexandria di la Paia Zuan Battista Redolphi orator fiorentino, per esser a parlamento con el sig. Ludovico in Anon. Et uno secretario dil sig. da Pesaro era lì dal sig. Ludovico, el qual voleva acordarsi con il Stato di Milano, si partì. Et questo perchè el suo sig. era accordato col Papa. Et ditto sig. Ludovico mandoe uno collateral in Parmesana a far 3000 fanti, per mandar nel suo campo.
La Signoria de Venetia scrisse a Zorzi Pisani ambassador, dovesse andar in Aste, et far riverentia nomine Dominii al Re, et alegrarsi di la sua valitudine. Et cussì adi 26 Settembrio partì di Alexandria di la Paia, et andò in Anon dal sig. Ludovico, per causa non poteva star in Aste, per non esser alozamenti. Et ivi era col Re 6000 franzesi, tra i quali 500 vasconi. Ma in questo medemo zorno el cardinal San Piero in Vincula partì di Aste per andar a Zenoa a expedir l'armada, non potendo tornarvi el Duca de Orliens per l'egritudine havea: et l'ambassador preditto deliberoe andar in l'abitation dil ditto Cardinal, la qual era vuoda. Et cussì adi 28 intrò in Aste. Li venne incontra monsignor de Sations (Châtillon?) zamberlan cavalier, lo episcopo di... et il conte Carlo di Belzojoso nominato di sopra, che era presso il Re per nome del sig. Ludovico: et questi veneno fuora di Aste con cavalli 80, et zonto l'ambassador ditto ivi, el conte di Celano, fora uscito di Napoli, el qual molto sollicitava il Re andasse a Napoli, lo venne a visitar. Et poi adi 30 ditto, lo episcopo di...., presidente dil parlamento di Paris, con 4 zentilhomeni franzesi, fonno a visitation di l'ambassador preditto, excusando la Majestà dil Re che fina hora non li havea data audientia, per causa non si havea sentito molto gaiardo, ma che di breve gliela daria. Et cussì al primo de Ottubrio fu deputata la audientia, ma li venne al Re dolor di stomaco, et fo remessa fino adi 3. Et è da saper che il Re prima stava in uno palazzo; ma, varito, andò a star a uno monasterio de frati de San Zuanepolo, chiamato le Madalene. Or in questo zorno venne lo episcopo di.... presidente dil parlamento di Garnopoli (Grenoble) con 4 altri baroni franzesi per ditto ambassador, et lo menò a la presentia dil Re, el qual era presso una fenestra, sentado, vestito de veludo negro, et eravi el sig. Ludovico, el qual continuamente andava zoso et suso da Anon in Aste, tamen veniva a dormir la sera in Anon dove era la moglie. Or, presentate le lettere credentiale di la Signoria, volse el sentasse ditto ambassador a dextris su una cariega, et a sinistris era sentato el sig. Ludovico. Et fata una oration latina, el Re li feze risponder latine per ditto presidente nominato di sopra; poi esso medemo disse: nui vi habbiamo veduto veramente volentieri, et amemo molto quella Illustrissima Signoria, et si heri non ve aldissemo, habbiatine per escusato. Et tolto licentia, ritornò l'ambassador al suo allozamento. Et adi 5 iterum tolse licentia per partirsi di Aste, et ritornò in Alexandria.
Era con il Re in Aste don Alphonso de la Sylva, ambassador dil Re di Spagna; et adi 26 Settembrio zonse uno ambassador di lo episcopo di Vallese capitano de Sguizari; et adi 3 Ottubrio venne Jacobo de Andria ambassador dil marchese di Mantoa, pur per visitar el Re, et offerirli el Stato suo, et allegrarsi de la sua sanitade.
In questo mezzo la Raina de Franza era in Ambosa, et el Duca di....... da Molins (Moulins) scrisse lettere al Re che dovesseno ritornar, disconsegliando molto el seguir de l'impresa. Per la qual cosa et monsig. di Beucher et Samallo stavano molto di mala voja, vedendo etiam el Re non haver danari; pur Constantin (?) provedeva al tutto. Era zà de qua da monti, come se intese, lanze 1900 a cavallo, 6 per lanza, et il Re havea alla guardia sua 200 balestrieri, 400 arcieri et 200 zentilhomeni; havea 8 carrette con 8 passavolanti sopra, tirate da X cavalli; et la sua guardia de dì et de notte steva armada. Et adi 29 Settembrio 100 lanze franzese fece la mostra fuora di Aste, che fo bellissimo veder; ma erano molto insolenti. Et adi 6 Ottubrio Anon si levò in arme per la insolentia de Franzesi, perchè havevano amazzati zerca 50 di quelli lochi vicini, ma poi fu pacificate le cose.
Ma il Re di Franza, essendo exortato dal sig. Constantin Arniti per nome di la marchesana di Monferà, si volse degnar di venir fino a Casale, deliberoe di andarvi, et cussì adi 7 Ottubrio partì di Aste et andò a Casal. Ma lasciamo quivi el Re, et a quello fece li campi de Romagna, et prima dil re Alphonso, le operationi sue.
El re Alphonso, domente el Re si propinquava in Italia, andò in diversi luoghi dil Reame, confortando li popoli, promettendoli et facendo molte gratie, fortificando li passi. Et adi 11 Settembrio ritornò a Napoli, che era stato in Apruzo. Et adi 22 partì, et andò alla volta di San Zermano, et l'ambassador Venitian rimase a Napoli; et adi 2 Ottubrio havendo precepto di la Signoria di seguitar el Re, si partì per andar a trovarlo, et trovò el Re era allozato a Mola, città a marina, di qua dil fiume Garigliano, sopra dil qual el Re havea fatto far in quelli zorni uno ponte sopra otto navilioti, per passar le zente d'arme, et etiam poco più distante da questo ne fece far un altro per passar le artegliarie; et a...., loco denominato da una città lì presso ruinata al mare, et adhuc par le vestigie, era allozato el campo dil preditto re Alphonso mia 3 luntan da Mola; el qual campo fu fatto a l'impeto de Colonnesi.
Adi 4 el Re partì da Mola con l'ambassador preditto, et intrò in Gaeta. Fece honorata intrata, li venne incontra el clero con il pallio, iuxta morem, et adi 5, fo di Domenega, cavalcò per la terra, poi verso sera al porto; et fu fatto gran luminarie per le case, et dai navilii et nave in honor et leticia dil Re.
Et adi 6 partì per Fondi, passando per il castello de Itri, per andar a Terracina, dove ne l'andar quella via salizata per Appio Claudio Ceco eodem lapide ditta Fondi, ch'è cosa bellissima. Et adi 8 ditto, veneno vicino a Terracina, città dil Papa, la qual el Pontefice concesse a esso re Alphonso, che vi ponesse custodia, et quella come sua fortificasse per conservation dil suo Reame; la qual è a confin de ditto Reame, et mia 40 da Roma. Et quivi venne el campo ad allozar ben in hordine, di squadre 16, partito in 30 parte tra balestrieri, fanti, galuppi et homeni d'arme: poi el Re andò a Terracina et l'ambassador veneto ritornò a Fondi ad allozar, che era mia X luntano. Et poi adi 5 Novembrio, havendo da conferir con esso re Alphonso, partì da Fondi, et venne dal Re, el qual era a la campagna in mezzo dil campo allozato in una chiesetta, et el dì seguente Sua Maiestà con il campo partite, et venne a Fondi, et i 20 carri de artegliarie che havea ivi fatto condur da Napoli con gran fatica fino a Terracina, comandò ritornasse indriedo, et la caxon non se intese. Et cussì adi X ditto, con el campo che era stato uno mese a Terracina, venne a Mola, castello olim ditto Formiano, distante da Fondi mia 10. Et adi 12 el Re con l'ambassador andò a Gaeta mia 5, et la sera ritornò a Mola. Et adi 13 partino da Mola, et andono a uno castello in monte chiamato Traietto, dal qual è una amena e grata prospettiva, et mia do de lì vi passa el fiume Garigliano, et poco luntan de lì è uno monte battuto dal mare, ditto Monte Arzento, dove fu una terra ditta Monte Arzento, la qual fo derelitta per le incursion de Mori, et andono ad habitar su uno altro monte mia 4 luntan, si chiama Traietto quasi Traitto etc.
Come ho scritto di sopra, li campi de Romagna, lo Aragonese che era alla fin di Settembrio più potente del Duchesco, era allozato sul fiume di Santa Agata sul Ferrarese, et il Duchesco al Fosso di Ziniul in su la riva di Po. Quello seguirà qui sotto sarà scritto in questi tempi.
Adi 2 Ottubrio gionse a Ravenna el sig. di Pexaro, per ritornar in campo. Notificò Camillo Vitello dovea venir con suo fradello con squadre 5, et era accordato con el re Alphonso: tamen poi si accordò con el Re di Franza.
In Cesena fo ritenuti tre per trattado, el qual fo discoverto nel campo franzese. Adi primo Ottubrio zonse da Modena per primo 200 fanti ben in ponto et lì aspettava de ingrossarsi. Ne l'aragonese si fortificava di bastioni et ripari, et forsi haveano abundantia de vittuarie, et brusoe li strami di Lugo et Fusignano, verso le case di Trotti, et ogni zorno facevano qualche scaramuzza fra fanti et balestrieri col campo nemico che li era molto vicino.
Et Nicolò di Marcheselli da Rimano, cao di squadra di 40 balestrieri, andato per redur qual cosa nel campo, fo discoperto da Franzesi et preclusa la via di ritornar. Unde li fo forzo andar a Cothignola, et passar per il territorio de Ravenna, si volse ritornar nel suo campo.
Et in questo zorno zonse nel campo franzese X squadre italiane, zoè el sig. Antonio Maria di Sanseverino, era stato a Zenoa con 5 squadre sue, et cinque dil sig. Galeazzo suo fradello.
In Cesena adi do di notte a hore 4 intrò dentro la terra el conte di Petigliano con cavalli 50, partito dil suo campo, et subito zonto fo retenuti questi cittadini di Cesena: Tiberto Brandolino fo fiol di Sigismondo, con alcuni altri. El qual confessò, lui, Guido Guerra, Pulidoro Tiberti et Achille suo nepote erano daccordo de dar la terra al sig. Lodovico; el qual Tiberto era a li stipendi dil Papa, ma essendo casso, era stato in Cesena senza altro soldo, solum con tanse per curaze X. Or el ditto conte fece chiamar el consiglio, et manifestar la ritention, et quello havevano concertato di far, et come hozi a hora di disnar dovevano in palazzo amazzar el governador per nome dil Pontifice, che ivi in Cesena era amico molto di ditto Tiberto, et questo dovea far hozi adi 3, per esser zorno di mercato, per haver el favor de li contadini, et volea levar le insegne dil sig. Ludovico, et questo confessò senza tortura. Et parendo molto stranio questo al conseio, volevano al tutto ditto Tiberto fusse morto, strassinato et squartato: ma el governador dimandò di gratia al conseio li volesse perdonar; et loro resposeno non voler sopportar per niente. Ma il conte di Petigliano, lassato 30 ballestrieri a custodia di Cesena, ritornò in campo subito, et mia do distante di la terra trovoe do cavalli veniva verso di lui a notificarli che 'l ritornasse, perchè Fracasso era partito con alcuni cavalli lizieri di campo per piarlo. Et ritornò a Cesena, et ordinò non fusse dà recapito a questi adversarii dil Pontifice. Pur a la fine partite de lì 3 zorni, et zonse nel suo campo. Et Cesena era custodita; non si averzian le porte se non tardi, et seravano molto per tempo, mutavano guardie di zorno in zorno: et il governador adi 8 deliberoe mandar in campo dil duca di Calavria Tiberto Brandolin preditto, et uno altro chiamato el prete bolognese, acciò facesseno quello li piaceva.
Adi 6 Ducheschi o vero Franzesi feceno, et fue compito, uno revellin attorno la hostaria dil Fossà di Ziniul, per metter li fanti a custodia di quello passo.
Adi 7 zonse nel ditto campo do burchii di fanti forestieri di Parmesana, zerca 400, et attendevano a fortificar el revellin, aspettando con desiderio più Franzesi. Et poi adi.... ditto, zonse i 500 provvisionadi italiani in cinque burchi, sì che continue si andava ingrossando.
Adi 8, etiam el zorno avanti, nel campo aragonese fo fatto conseio sotto el pavion dil duca di Calavria, di quello havessero a far, perchè intendevano el campo franzese doversi levar per venir più avanti. Et in questi zorni in questo campo l'ambassador dil re Alphonso veniva a Venetia, chiamato Zuan Battista Spinelli, dottor et cavalier; el qual, fatto la volta di Ferrara, venne a Venetia per starvi. Fu molto honorato, et provisto di caxa preparata per la Signoria sul campo di San Polo, dove zà erano stati do altri oratori napoletani, et fu assà honorato, et andava spesso in Collegio, exhortando la Signoria a moversi per il suo Re, et conclusive fu detto fidelissimo ad Alphonso fino in fine, come dirò al loco suo.
In questo zorno zonse a Cesena Mariano et Paulo Savelli, zoè padre et fio, con 8 squadre per andar nel campo regio, et in Porto Cesenatico zonse uno navilio cargo di orzi et formenti, venuto di Reame per subsidio dil campo.
Adi 10 da matina, el campo aragonese si levò per allozar ad Onegalia, dove alias allozò Bartolomio Coglion, come ho scritto, et sul fiume di Lamon, in mezzo Solarolo territorio di Faenza, Castello Bolognese et Faenza. Et mandò a brusar nel borgo di Cothignola li strami, ma fono sentiti, et non potè far, ma per il meglio deliberano d'allozarsi sotto Faenza verso Imola, et cussì fece. Et si dovea levar el zorno driedo per Bertonoro terra dil Pontifice.
Adi 9 el conte di Caiazzo, Fracasso con molti cavalli andono a San Paulino, loco di Bagnacavallo sul fiume di Cothignola, et questo fo per sopraveder il loco; et zonse adi X nel suo campo 700 Sguizari fra balestrieri et lanzaruoli, et 400 provisionadi di Parmesana, et 12 burchi de artegliarie. Madona di Urbin, zoè la duchessa et el sig. Ottavian so barba, fece 3000 fanti dil paese, per obstar a Camillo Vitello et Paulo suo fratello, non andasseno contra el Re di Franza: i quali venivano con X squadre, computà do de balestrieri, et fanti 1500. Et questa nova si have per lettere dil Vicario dil conte Carlo di Pian de Meledo.
Adi X ditto fo preso uno secretario dil sig. Ludovico venia da Forlì, et menato nel campo dil duca de Calavria, confessoe Madona esser in stretta pratica di accordarse con il Stato de Milano et il Re di Franza.
Adi 13 el conte di Caiazzo, havendo opinione di levarsi dove era col campo, mandò il bando tutti dovesseno levarsi; ma monsig. di Preran capitano de Franzesi non volse, dicendo volea aspettar zente fresche, le qual di breve sariano lì. Et la note avanti a hore 7, cavalli 150 lezieri, et 150 fanti pur franzesi et italiani mescolati, veneno al loco di Santa Agata; et inteso questo per spie el duca di Calavria, che ancora questi non credeva dovesseno saper nulla, et mandò per el doppio de cavalli et fanti, et quelli assaltono ne li allozamenti, et preseno tutti li cavalli et fanti, et brusò li allozamenti. Ne fo morti et feriti assà, et parte fono spogliati et lassati andar secondo il costume dil guerrizar italiano, altri menati in campo presoni.
Adi 16 el campo franzese si levò da Fossà di Ziniul, et venne a Santa Agata in quelli aizzamenti, i quali fono refatti: et aspettavano el marchese di Salucio con squadre 20; et le artegliarie adi 17 fono cargate su carrette de do ruode l'una, et con assà cavalli lì a Santa Agata tirade, et lassò custodia al bastion dil Fossà di Ziniul.
Adi 19 el campo aragonese era sotto Faenza, mal conditionato per li fangi, aque et freddi, con poca vittuaria et manco strami. A Faenza el formento valea bolognini 50 la corba, ch'è uno staro, come ho scritto.
El campo franzese fece uno assalto a Mordano, loco ymolese ma non lo poteno ottenir; pigliò alcuni cittadini et bestiami, et quelli condusseno in campo: ma dal conte di Caiazzo fono relassati liberamente, et pur li erano a torno ditto loco de Mordan. Ma li cittadini tolseno termene per tutto doman a rendersi, non li venendo soccorso: et subito spazoe a Madona a Forlì.
Adi ditto volendo pur al tutto Franzesi haver qualche luogo per lozamento, venendo l'inverno, voleva pur questo Mordano et Bubano, ch'è lochi sotto Ymola. Et in questo zorno el conte di Caiazzo venne a parlamento con li homeni de ditti lochi, per veder si dovesseno render al Re di Franza, el qual prosperava felicemente. Ma li risposeno, volevano star a l'ubidientia de Madona da Forlì soa signora. Ma poi partito, fo brusà li strami era di fuora di la terra di Mordano, acciò non si venisseno a comprarli, et franzesi pur vi andoe et comenzò a bombardar.
Adi 20 a hore 23 Franzesi ha vendo principià a bombardar Mordano, dimandando si dovesseno render, mandò contestabeli ivi era a custodia, uno per nome di Madona, l'altro per il duca di Calavria, con volontà di quelli di la terra; recusoe, ma Franzesi seguite il bombardar; et non potendo resister si volseno render, ma Franzesi non li volseno acceptar pur a discreptione. Et non essendo più niuno a la difesa, et la fantaria scampata, li contestabeli con pochi se tirono su la torretta; ma Franzesi, a hora ditta di sopra, se buttò a le fosse, et con scale, senza obstacolo, scalò li muri, et introno in la terra, taiò a pezzi homeni et donne quante gli venne avanti nel primo ingresso, et messe la terra a sacco, fece altri presoni, et vergognò le donne et haveno la torretta con li contestabeli, et quasi per sacchizzar, Franzesi veneno a le mano. Et fatto molta crudeltà, brusò et ruinò 8 caxe, adeo non rimase se non la chiesa con poche caxe in piedi, che adhuc si vede. Poi deliberono di andar a Bubano et Bagnara, et, non rendendosi, far questo medemo. Continuamente zonzeva Franzesi in campo, perchè el Re si approximava: li Italiani erano nel suo campo molto mal contenti, et perchè i erano tortizati da Franzesi in ogni cosa, maxime ne le prede.
Adi 21 havendo mandato el duca di Calavria a dimandar trieva per 6 zorni al conte di Caiazo, et non l'habendo habuto, si levò dove era, et andò più vicino a la montagna fra Faenza, et ivi si fortificoe.
In questo zorno, tardi, Franzesi hebeno Bubano a pati, et cussì poi Bagnara si accordò, si per tutto el seguente zorno a terza non havea soccorso, di rendersi, et cussì fece; ma la rocca vi era custodia, tamen poi etiam l'have.
Accadette che per discordia et Taliani et Franzesi, come scrissi di sopra, fo brusato la terra di Mordano, con bona parte di la robba: et fu tanta furia, che sul ponte per il cargo di le persone vi era, si venne a romper, et alquanti ne le fosse si annegoe.
Adi 22 al magnifico Johanne Bentivoi per el Pontifice fo mandato el capello per el fiol, et Fiorentini li deva el baston di lhoro capitano si volevano esser con re Alphonso et loro; ma non volse accettar.
Adi 23 il Podestà de Ymola venne in campo franzese, et parlò al conte di Gayazo, nè se intese fusse venuto per nome di Madona o di cittadini de Ymola: ma il conte de Petigliano per custodia de Ymola voleva andar ivi, ma poi per quello che seguite, che Madona si accordò con Franzesi, non vi andò, et Madona preditta era in la rocha de Ymola con Jacobo dil Quartiero, secretario del sig. Ludovico. Unde il populo de Ymola si levò, et andono da ditta Madona dicendo non volevano patir più extorsion, et che 'l campo li era vicino, et che si dovesse accordar, altramente che loro li averzeriano le porte di la città. A li qual cittadini et populo essa Madona rispose: stesseno di bona voia che non haveriano più alcun danno. Et cussì mandò a dir a Forlì, et si accordò con Franzesi et Stato di Milano, et deteli vittuarie et ogni cosa necessaria. Li pati non se ne intese, ma fu divulgato Milan consentiva tolesse il suo D. Jacobo per marito, et li danno di provision per anni 5, et uno di rispeto, ducati 20 milia a l'anno; la qual cosa fo molto contraria al duca di Calavria, et comenzò la sua ruina. Et el sig. Zuane di Gonzaga, fratello di questo marchexe di Mantoa, assoldato da re Alphonso, come ho scritto avanti, dovendo venir con cavalli 600 per augumentar l'exercito, venendo sul Ferrarese per andar verso Bubano dove era il campo, et inteso l'accordo di ditta Madona, et che 'l sig. Fracasso era posto in ordine, sapendo di la sua venuta, per precluderli la via, per il meglio deliberoe di ritornar a Mantoa, et più non andò in campo.
In questo zorno Franzesi corse a Solarolo, Granarolo et Ruffi, lochi di Faenza, la qual Faenza è di uno sig. chiamato Astor di Mamphredi, che fu figlio dil sig. Galeotto et di la figlia del magnifico Johanne Bentivoj: el qual ne l'anno 1488, nel suo palazo fu ammazzato di voluntà di la moglie, et rimase questo Astor di età di anni X, et el populo lo elesse, et chiamò per Signore; ma la madre andò a Bologna, et se remaridò in uno Torello, che alias fu prete. Et è da saper che questo Joanne Bentivoj ha 4 figlioli et cinque fie maridate. Li figlioli Annibal, Hermes, el prothonotario Galeazzo et Alexandro: le fie, la prima fu maridata nel conte Nicolò Rangon, la seconda nel sig. Gilberto da Carpi, la terza in questo sig. Galeotto di Faenza, la quarta nel sig. de Rimano, et ultima nel sig. Zuane di Gonzaga, fratello dil marchexe di Mantoa. Or ritorniamo al nostro proposito. Questi Franzesi corse come ho ditto, prese homeni et bestiami in gran numero, perchè quelli non si guardavano, et do di quelli de Russi volendosi difender fonno morti; et con la preda Franzesi ritornono in campo; et zonse in questo zorno 500 Sguizzari a piedi benissimo in hordine, et si andava molto ingrossando sì da pie' come da cavallo.
Adi 24 el campo aragonese era sotto Faenza mal contento, et principiò a mandar li carriazi verso Cesena, et el campo poi dovea andar a redursi verso Bertonoro et Cesena, lochi dil Papa. Et si divulgava el re Alphonso in persona dovea venir in qua; et questo fevano per inanimar quelli dil suo campo, che stavano con gran paura. Et poi ditto campo el zorno driedo, fo di Sabado venendo la Domenega, a hore 7 di notte con pioza et gran scurità, si levò di Faenza, et andò ad alozar a Castrocaro de Fiorentini sopra Forlì, distante mia 5 dove era, nè se intendeva qual via volesse pigliar di ritornar in Reame, non potendo resister a Franzesi, o per Toscana o vero per la Marca.
Et adi 24 uno m.º Luca da Napoli bombardier scampò di ditto campo, et venne a Ravenna, el qual venia chiamato maistro di pavioni. Et il duca di Calavria li mandò drieto a pregarlo ritornasse, et no volse.
Adi 25 Franzesi col campo si levono dove era di Bubano, et andò a Solarolo loco di Faenza, zoè voleva andar ivi ad accamparsi, ma venne alcuni cittadini di Faenza per trattar accordo. Unde ditto campo non si mosse, et restò a Mordano, et fo fatto comandamento in ditto campo, sotto pena di la vita niun habi a dannificar lochi di la madona di Forlì, cussì come fusseno di loro propri.
Et adi ditto, a hore 22 a Ymola fo proclamado, presente ditta Madona, ambassadori dil re di Franza et dil duca de Milan, o ver sig. Ludovico, che ditta Madona et el sig. Ottaviano so fiol erano fatti amici dil Re di Franza et sig. Ludovico, a danno et distruzion de li loro inimici. Et in questo medemo zorno fo assà bombardato in campo per allegrezza. La causa fu perchè el sig. Ludovico si havea fatto duca. Et è da judicar mandasse a notificar la morte dil cugnato et sua creatione. Quello poi seguite, et come piaque a Maximiliano et la moglie, di sotto ordinate sarà scritto. Et ancora per gratuirse el populo levò el quintello, zoè una certa angaria che lui havea imposto prima al populo, per el qual levar par alcuni cridasse: Duca! Duca! viva el duca Ludovico! Et questo fo in chiesa, quando dal Arciepiscopo ricevete le insegne ducal. Et oltra di questo deputò 6 zentilhomeni di primi di Milano, do sopra le biave et vittuarie, do sopra li criminali, et do sopra le cazze, per causa de li porchi cingiali dannizava il paese. El qual fece certi editti, uno de li qual, per esser sta butato in stampa a Milano, qui sarà scritto.
Benchè la intentione dell'illustrissimo et excellentissimo sig. nostro sig. Ludovico Maria Sforza Visconte duca etc., che Dio lo salvi et mantegna, sia sempre stata et sii de non mancare de cosa alcuna per conservare in bona quiete et tranquillità li subditi de questo suo Stato, et che li buoni siano preservati securi da la malignità de li cativi, niente di manco per fare Sua Excellentia che ogni uno senti qualche leticia de questa nova assumptione sua al Ducato de Milano, et declarare però non piacergli li maleficii, per non lassare opinione ad alcuno che 'l preditto Sig. sia per comportare il mal fare, si notifica Sua Excellentia havere comesso alli magnifici M. Baptista Vesconte et M. Iohanne Francesco da Marliano sui conseglieri, che, insieme con li deputati suoi a le cose criminali, se ordinasse la forma di publicare una gratia et remissione de molte sorte et qualità de delitti. Per li quali conseglieri et deputati, examinato bene il tutto, s'à divenuto per loro, con partecipatione et bona voluntà di Sua Excellentia, a la forma di la gratia infrascritta, videlicet che 'l prefato illustrissimo et excellentissimo sig. nostro Duca etc. per tenore de la presente crida ad ogni uno notifica et manifesta volere che tutti et singuli malfattori subditi suoi, così mediate come immediate, cioè così de li immediati subiecti a li officiali de Sua Excellentia, como de' suoi feudatarii apartati seu inquisiti vel condemnati aut altramente in alcuno modo culpati da qui indrieto de alcuno maleficio o mancamento, etiam che 'l nol fusse sequita imputatione alcuna ex eo che 'l ditto delitto fusse incognito, et per causa di monete, sale, biade, portatione de arme, receptation de banniti, o vero alcuna altra sorte de maleficio sia quel se voglia, pur che 'l non sii criminis laesae majestatis, nè de sacrilegio, nè de morte de homeni actualmente sequita, debano esser et siano per tenore de la presente crida liberati et in tutto absolti de omni poena corporale o reale, spectante così alla camera della Excellentia Sua, como suoi feudatarii, salvi et excepti quelli fosseno componuti, et ogni denuntia, inquisitione, banno et condemnatione et processi pendenti per causa de tutti et singuli preditti maleficii siano cassati et anullati, como per la presente crida se cassano et anullano; et se comanda ad qualunque officiale, notaro et altri a chi spetta, le debbano cassare et penitus anullare senza pagamento alcuno, etiam se fussero de animo deliberato occidendi, con questo però che segua la pase con li offesi tantum, cioè con li insultati o battuti, o vero se dinante al giudice ordinario... idonea securtà a li ditti offesi, de non offendendo in re nec in persona.... arbitrio de esso judice, considerata la qualità et facoltà del offendente et del offeso: el qual judice ordinario possa torre ditta securtà etiam in renitentia et contumatia del ditto offeso senza pagamenti, salvo de le tre specie de delitti, quale siano exceptade de la presente crida. Et insuper che, cerca li banni de le morte de homeni actualmente sequite, intervenendoli la pace cum li offesi, se possa poi venire a la concessione de la gratia. Et ex nunc se declara che cum primum sia sequita ditta pace, se intenda esser concessa la gratia, senza altra impetratione de la Excellentia Sua. B. Maleus, cum sigillo. Cridata super platea arenghi et in broleto novo comunis Mediolani, per Jacobum de Parma, tubetam duchalem, die suprascripto 28 Octubris, sono tubarum premisso.
Et il Duca de Milan preditto, da poi corso la terra et fattosi Duca, deliberò non star più se non tre zorni in Milano, et andar a trovar el Re di Franza, el qual era zà partito di Piasenza come intenderete di sotto. Et adi 25 Ottubrio, la mattina, chiamò li cittadini de Milano, et li disse come voleva andar dal Re, et lassava vice duca suo nepote marchese Hermes di Tortona, fratello fo dil duca morto; et tamen in castello, cum custodia che non potesse ussir, et lo chiamava vice gerente. Et a ore 17 con la duchessa sua moglie, la qual era graveda in mexi cinque, tamen per tutto lo seguitava, se partì de Milano con assà compagnia, et Antonio Maria di Sanseverino, deputato alla guardia sua, et andò la sera ad allozar a San Columban, distante da Piasenza mia 16, et l'ambassador venitiano l'andò seguitando, per esser appresso Sua Excellentia, et partite quel medemo zorno, et andò dreto ad allozar a Lodi, per ritrovarsi poi col Duca a Piasenza. Ma el Duca adi 26, che fo el zorno driedo, per essere cattivo tempo non si partì di San Columban fin non fusse bonazato, ma la sera andò mia 7 a dormir a uno loco ditto Sena, poi la mattina a Pontenovo et el zorno a Borgo San Donin ch'è su la via romea, distante da Piasenza mia 20, propinquo a Fornovo mia 10, dove el zorno avanti, che fo adi 26, era arrivato el Re di Franza, et ivi era restato quel zorno per non esser consueto cavalcar la Domenega, tamen le sue zente erano avviate verso Pontremolo. Et adi 28 zonse a Borgo San Donin el duca di Ferrara, el qual venne per congratularsi di l'assumption dil ducato con suo zenero et sua figliola, et poi che ebbe parlato assà insieme, esso Duca di Ferrara si partì per andar a Milano, dove dovea aspettar la tornata dil Duca, la qual fu prestissima, et in questo mezzo governar Milano; et cussì fece. Ma ritorniamo al Re di Franza, el qual il lassiamo a Piasenza.
El Re di Franza adoncha, ritrovandosi a Piasenza, quando seguite la morte di suo cusino duca de Milano, et la creatione del sig. Ludovico, et perchè era consueto quando muor qualche signor, in ogni sua terra, subito che intendeno la morte li fanno funebre exequie, et metteno una cassa, o vero fanno la sua imagine vestita, et quella come fusse il vero corpo fanno le cerimonie; or lì a Piasenza, avanti il Re si partisse, volse ritrovarsi a queste cerimonie dil suo carissimo zermano.
In questo mezzo mandò il Re a Venetia uno suo chiamato m.º Joan Bernardo franzese, et insieme con monsig. di Arzenton suo ambassador andò in collegio, et dimandò da parte dil Roy a la Signoria duc. 50 millia in prestedo, et che 'l Roy ne havea grande bisogno, et che aspettava di brieve li dovesse zonzer danari di Franza, et assà scudi et de l'argent, concludendo li daria zoje per cautione. Unde cerca a la risposta, inter patres, fonno consultato; poi li fo risposo: che questa terra al presente non poteva, con molte excusatione, et che volendo armar havevano tolto in prestedo da soi cittadini con altre excusatione; ma che fariano provisione di trovar danari. Et poco da poi messe quattro decime, come di sotto scriverò. Et ditto messo havendo tal risposta, si partì et al Re ritornò.
Adi 20 Ottubrio zonse a Piasenza dal Re do ambassadori di Lucchesi, con lettere credentiale sottoscritte: Antiani et vexillifer justitiae populi et comunis Lucensis. Et el zorno sequente hebbeno audientia, et offerse il Stato et loro facultà a' comandi di Sua Maestà, et che dovesse venir a Lucca, che tutta la città lo aspettavano con desiderio. Et subito uno de ditti ritornò a Lucca a far preparar per la venuta dil Re. L'altro chiamato Nicolao Tegrimi adi 23 partì di Piasenza, et per venir a Milano a visitar il Duca, dolersi di la morte dil nepote, et allegrarsi di la sua assumptione, el qual dal Duca, exposto che have la sua imbassata, fu fatto cavalier, et creato dil suo consejo. Et il Duca disse verso l'orator fiorentino Zuambattista Redolfi: Nil miremini, domine orator, che per le condition sue et bona compagnia ne fece, quando eramo in exilio a Pisa, li habbiamo voluto far questo. Et poi ditto ambassador adi 25, el zorno medemo partì el Duca, etiam lui partite di Milano et ritornò molto contento a Lucca.
El Re di Franza adi 23 Ottubrio, essendo stato zorni 6 in Piasenza, partite per andar a Pontremolo, loco pur de Milanesi, et passo fortissimo et vicino a terre de Fiorentini; et zà el suo exercito era sviato avanti: el qual sarà notado quivi, secondo la tariffa fo mandata a la Signoria, di la quantità dil exercito havea. Et adi 25 zonse a Borgo San Donin, et ivi restò el zorno driedo.... a Fornovo per esser Domenega, et adi 29 zonse a Pontremolo, dove volea star zorni cinque per metter ordine a quello havea a far, et veder come Fiorentini si movevano, et voleva andar di longo a Lucca. Et è da saper, che quando Sua Maestà partì di Piasenza, era armato di tutte arme, excepto la testa, perchè essendo di debol complessione, non vi puol portar elmetto; la qual cosa di armarse, dapoi partito di Franza non havea fatto: et fo bellissimo veder, et sempre dove andava voleva, iuxta il solito, le chiave di le fortezze.
| Primo la Maestà dil Re con 200 zentilhomeni alla sua guardia, cavalli | N. | 200 | |
| Franchi arcieri a cavallo | » | 400 | |
| Balestrieri a cavallo | » | 400 | |
| Fanti da piedi et provisionati | » | 1200 | |
| Homeni d'arme 400 (?) a cavalli 6 per uno | » | 1800 | |
| Camerieri di Sua Maestà | » | — — | |
| Monsig. di Lorangia (Orange) con cavalli | » | 50 | |
| Monsig. lo Maraschalco di Giae con cavalli | » | 50 | |
| Monsig. di Tramoglia (de la Tremouille) con cavalli | » | 50 | |
| Monsig. lo Maraschalco di Beucher con cavalli | » | 70 | |
| Monsig. di Pienes con cavalli | » | 35 | |
| Monsig. de Miolans (Myolans) con cavalli | » | 40 | |
| Monsig. Maraschalco di Bertagna con cavalli | » | 120 | |
| Zente dil Principe di Lorangia (Orange) con cavalli | » | 120 | |
| Zente dil Duca di Orliens con cavalli | » | 200 | |
| Monsig. de Val de Homon (Vaudemont) con cavalli | » | 30 | |
| Monsig. de la Spara (de Lesparre) con cavalli | » | 400 | |
| Il consiglio con la cancellaria, cavalli | » | 200 | |
| Li pensionarii con cavalli | » | 400 | |
| Li muli | » | 100 | |
| Li corsieri | » | 100 | |
| Li varleti et pazi de camera | » | 300 | |
| Li mastri di stalla et li officiali | » | 400 | |
| Summa N. | 9505 | (?) |
| Primo lo illustrissimo Duca di Orliens con cavalli ha in casa | N. | 300 |
| Monsig. de Fois, cavalli | » | 50 |
| El sig. Fracasso, cavalli lezieri | » | 50 |
| Homeni X d'arme con cavalli | » | 20 |
| In casa sono cavalli | » | 30 |
| Cap.i 20 ha cavalli 4 per uno di le galie | » | 80 |
| Summa N. | 530 | |
| Li homeni d'arme 800 a do cavalli per homo d'arme | N. | 1600 |
| Arcieri a cavallo | » | 1000 |
| Arcieri a piedi | » | 6000 |
| Cavalli per l'artegliarie | » | 300 |
| Summa cavalli N. | 2900 | |
| Summa a piedi » | 6000 |
| Monsig. di Pienes cavalli | N. | 400 |
| Monsig. de Smoda | » | 350 |
| Monsig. de Mompensier cavalli | » | 350 |
| Zente dil principe di Orangia | » | 50 |
| Monsig. Doyson cavalli | N. | 460 |
| Monsig. della Tramoglia cavalli | » | 300 |
| Monsig. de Guisa cavalli | » | 300 |
| Monsig. lo Gran Scudier cavalli | » | 300 |
| Monsig. de Vienon cavalli | » | 300 |
| Monsig. don Zuliano cavalli | » | 920 |
| Summa a tutti | N. | 2580 |
| Summa summarum, tutti cavalli | N. | 7160 |
| a piedi | » | 6000 |
La qual poliza fo mandata per quei de Milano, tamen non fo vera, come più avanti a la descrittione di tutto lo exercito di esso Re, habuta la verità, sarà scritto.
El Re zonto a Pontremolo deliberoe di andar più di longo, et zà le sue zente, redute su quel de Fiorentini, facevano de gran danni, come più avanti sarà scritto. Et andò a uno castello dei marchexi Malaspina, recomandati al Stato de Milan, chiamato l'Aulla, mia X distante da Serzana, loco de Fiorentini, el qual el Re mostrava di voler acquistar. Et el sig. Ludovico duca di Milano, zonto a Villafranca vicino dove era il Re, adi 31 Ottubrio andò a visitar Sua Maestà, et usò le parole li parse. Fatto li secreti consegli, ritornò ad allozar la sera pur nel ditto castello de Villafranca, et poi andò a Fornovo, et qui stette alcuni zorni visitando spesso el Re. Et adi 13 Novembrio ritornò a Milano con l'ambassador nostro, essendo stato col Re zorni tre, et avanti partisse di Pontremolo fè zurar a quelli dil loco fedeltà, et receverlo per suo signore et duca.
Adi ultimo Ottubrio passò per Pontremolo 1000 Sguizzari dil Re, et andava in campo, et per le sue insolentie la terra fo in arme, ne ammazzorno 18, feriti assai, li expulseno di la terra; et questo perchè volevano metter a sacco quel loco, ma quando fo il ritorno dil Re in Franza feceno le loro vendette, come nel terzo libro sarà scritto ordinatamente.
Le zente dil Re, andate scorsizando su quel de Fiorentini, preseno le infrascritte castelle n.º 24, zoè: la Rocca Sigillina, Bagnone, Castiglione (del Terziere), castelli fortissimi; Corvarola, Furnolo, Pastina, Caprigliola, Navola, Capo de Ponte, Monzone, Agello, Equi, et questi tutti si reseno a Franzesi a patti, et levono le insegne dil Re; Albiano, Falcinella, La Verrucola, Fivizzano, Lamone, Montecharo, Gropo San Piero, questi sono messi a sacco, et fatto presoni perchè non si volseno render; Castelnuovo bruzò et sacchizoe, el qual facea fuoghi 150; Ortonuovo, Pietrasanta, Serzana et Serzanella poi have come dirò di sotto. Et d'indi Franzesi si comenzono a inrichirsi, et fece prede de valor de ducati 40 in 50 milia, come scrisse l'ambassador de Milan era a Fiorenza, per la descrittion fatta al suo Duca. Era con il Re, come per lettere di Zorzi Pisani ambassador a Milan Venitiani fo certificati, su quel de Fiorentini, Franzesi X milia, Sguizzari 5000, bocche da fuogo 900.
Adi 7 Novembrio el conte de Maza ambassador dil Re Maximiliano venne con cavalli 14 dal Re di Franza a Pontremolo. Zonse in questo zorno, parlato col duca Ludovico, expose al Re la imbassata dil suo Re di Romani.
Fiorentini, domente tal cose si fanno, considerando il fatto loro, et come il Re li haria mandato a dimandar di novo passo et vittuarie, et che le haveano denegate et altre volte promesse; vedendo Franzesi in gran reputatione, et che de li soi castelli gran numero erano stati presi, sacchizzati, et malmenati li habitanti; et pensandosi che sopra di loro el fatto andava, et erano li primi tocchi, havendo zà a Piasenza mandato Anzolo Niccolini loro ambassador et Piero Alemanni stravestidi per esser in colloquio col Re, et non havevano potuto operar alcuna cosa; et che Lorencin de Medici, che havea rotto el confino, era molto honorato apresso Sua Maestà; et che Senesi, Lucchesi et altre comunità erano disposte di darli passo et ogni altra cosa; che 'l campo dil re Alphonso già era disciolto; et ultimo, che bona parte di le sue mercadantie erano a Lion et altri luogi de Franza, et che lì in Franza Fiorentini sempre fevano bene li fatti loro; et molte altre ragione che tra loro fonno consultate: deliberono adi 2 Dezembre nel Conseglio di 300 di mandar 8 ambassadori al Re preditto di Franza, li nomi di quali è qui sotto scritti. Tra i quali volseno vi andasse Piero de Medici, che tunc in Fiorenza era primario, et quasi quella terra, licet fusse cittadino privato, governava, facendo in effetto il tutto. Et la Signoria, che sono otto, et uno confalonier, nove, niuna cosa expediva senza saputa sua. Come in diversi tempi questa caxa de Medici lì in Fiorenza havea habuto tal potere, del 1432 in qua, che Medici fonno revocati, che erano fora ussiti, Cosma suo avo nominato in molte historie et ricchissimo, et sopra di la sua sepultura è tal epitafio: Cosma Medices, Pater patriae. Poi successe Piero suo fiol, che have gran potere; demum ne li nostri tempi Lorenzo padre di questo Piero, et Juliano, et Joanne di la Romana Chiesa cardinal fatto per Innocentio pontifice. El qual Lorenzo novamente del 1492 era mancato di la presente vita. Questo Lorenzo varentoe la Republica al tempo di la guerra di Toscana del 1488, quando Ferdinando re vi voleva poner le mano, et Sixto pontifice li erano contra; tamen la Signoria de Venetia et Stado de Milano li deteno gran favore. Sei de his hactenus. Li ambassadori electi fonno questi: Angelo Nicolini dottor, Domenego Bongi dottor, Piero Alemanni cavalier, Juliano Salviati, Piero Soderini, Francesco Valori, Brazo Martelli et Piero de Lorenzo de Medici. El qual volse prima lui partirse da Fiorenza, et andar dal Re di Franza, et adattar le cose; et accordò poi che questi li venisseno driedo, et confirmasseno ogni accordo fatto per lui. Et cussì fonno Fiorentini contenti, perchè Piero li prometteva de conzar con honor e ben loro. Et cussì ditti ambassadori partino di Fiorenza, dimorando a Pisa, et Piero de Medici venne avanti a trovar il Re.
Adi 8 Novembrio adoncha, esso Piero zonse dal Re preditto, el qual era a una badia mia do lontan de Serzana, et voleva metter campo a ditta Serzana, et al tutto ottenirla. Et zonto Piero de Medici, fatta riverentia come a tal Re si richiedeva, visto la sua potentia, non solum li seppe nè volse contradir, ymo aderite ad ogni suo voler; et inzenocchiato davanti el Re, li presentò Serzana, Serzanella, Pietrasanta, el porto di Livorno et Pisa in le sue man, a sua discretione, dicendo: Vostra Maestà mandi con mi, che tal luogi haverà in suo dominio. La qual cosa non havea in commissione di far da Fiorentini; et fu molto accetta al Re. Et poi che le sue zente introe in Serzana, essendo cussì el voler di Piero, esso Piero disse al Re volea tornar in Fiorenza, a poner ordine di la sua felice intrata. Ma li altri ambassadori li venivano driedo, inteso questo accordo havea fatto Piero, havendolo molto a mal, ritornono a Fiorenza, et non volseno andar di longo.
Adi 9 tornato Piero in Fiorenza, et zà lo suo palazzo era preparato di molte tapezzarie per la posada dil (Re), benissimo in hordine. Ma Fiorentini ebbeno a mal quello havea fatto Piero contra il voler loro, et erano molto sdegnati contra di lui, et volendo andar Piero al palazzo di la Signoria per riferire tal accordo, el qual zà si sapeva, con alcuni provisionati secondo il consueto, et Piero si havea armato, sentendo il mormorar di la terra, tamen di sopra si puose el suo mantello di coroto portava per il padre ancora; et credendo andar di longo in palazzo li soi provisionati, come erano assueti di andarvi senza diponer le spade haveano, trovano a la porta dil palazzo predetto Jacomo di Nerli cittadino, fratello di Bortolomio de Nerli, che a Venetia è gran mercante et ha gran fatti. Or questo Jacomo per esser deputato, volendo intrar uno provisionato di Piero avanti in palazzo, li disse: metti zoso (giù) le arme. El qual volendo contrastar, li bastò l'animo di metter man su la spada, perchè li non era tolta, et disse: tu non vi entrarai. Et Piero meravigliandosi di questo, esso Jacomo li disse certe parole, per le qual Piero cognobbe la Signoria esser sdegnata contra de lui, et che lì in palazzo vi era custodia; unde deliberoe di andar attorno la terra, cridando: Libertà! per veder come il populo si moveva. Zà su le porte di Fiorenza suo cugnato sig. Paulo Orsini, el qual era soldato de Fiorentini, et havea 500 cavalli, veniva in suo ajuto. Et cussì andato attorno la città, cridando lui et li soi come ho ditto: Libertà! Libertà! ma il populo era admirato di questo, et ritornò a casa, dove li soi facevano gran festa, butando confettioni, acciò il populo li fusse amico. Ma la Signoria, visto questo, sonò una campana che di raro si sona, se non quando intravien qualche gran cosa, come fo questa, di andar uno privato cittadin attorno la terra; per la qual cosa tutta Fiorenza si levono in arme, et correno su la piazza. Ma li amici et partesani de Piero preditto lo consigliono, perchè il populo li era molto contrario, che per il meglio dovesse subito partirsi; havendo visto quando andò attorno la città cridando, che niuno fece segno alcuno in suo favore. Unde esso Piero con li do fradelli, Zuane cardinal, tituli Sanctae Mariae in Dominica, et Juliano, etiam el sig. Paulo Orsini preditto suo cugnato, vestiti incogniti se ne partiteno di Fiorenza, et veneno a Bologna, lassando alcuni de soi che dovesse tuor quello potevano di l'aver sottil, maxime alcune medaie d'oro et zoje, le qual medaie era di gran precio et le prime cose de Italia, che fu di Lorenzo suo padre, et che li dovesseno venir driedo. La moglie, chiamata Alfonsina di Orsini, rimase lì in Fiorenza. Et zonti a Bologna, el cardinal rimase nel monasterio de San Domenego: Piero, Juliano et Paulo Orsini veneno a Venetia, come dirò sotto. Ma in questo mezzo la Signoria de Fiorenza, chiamato el consiglio, inteso el ditto fuzer, feceno molte provisione, detteno taglia a Piero et Juliano de Medici, che chi li presentasseno vivi havesse ducati 4000, et 3000 morti; et alcuni corseno al suo palazzo volendo metterlo a sacco, el qual era, come ho scritto, preparato di molte tapezzarie per la venuta dil Re. Et a ciò non fusse disconciato, vi andò alcuni deputati per la Signoria a custodia, et non lassò di sopra fusse toccato alcuna cosa: ma ben di sotto, zoè vini de le soe caneve, formenti et altre cose fonno sacchizzate. Et Fiorentini, consultato quello dovesseno far, perchè il Re si approximava, elexeno quattro ambassadori, i quali insieme con uno frate, Hieronimo di Ferrara, di l'ordine di San Marco, frate predicatore, homo molto religioso et di gran sanctimonia, el qual lì in Fiorenza era adorato per santo, et, come Fiorentini dicevano, questo havea preditto la venuta dil Re et tal confusione: et a questi cinque commesseno che andasseno dal Re, et si accordasseno con gli miglior patti potevano. Et inteso questa nuova a Venetia, Antonio Soderini, era ambassador de Fiorentini a questa Signoria, essendo il Consejo de Pregadi suso, battè a la porta, et tolse licentia da la Signoria, et statim partite, et ritornò a Fiorenza.