489. Di simili Prolusioni molte sono conservate nelle opere del Sabellico, di Beroaldo il vecchio, di Codro Urceo ecc.
490. La fama dell'eccellente modo di porgere del Pomponazzo è attestata da Paolo Giovio, Elogia.
491. Vespas. Fior. p. 103. Cfr. il racconto (p. 598) del come Giannozzo Manetti venne a lui nell'accampamento.
492. Arch. stor. XV, p. 113, 121, l'introduzione di Canestrini; p. 342 e segg. due allocuzioni militari stampate; la prima, di Alamanni, è veramente bella e degna della circostanza (1528).
493. Su ciò Faustino Terdoceo, nella sua satira De triumpho stultitiae, lib. II.
494. Due casi sorprendenti di questo genere in Sabellico (Opera, fol. 61-82), De origine et auctu religionis, discorso tenuto a Verona dinanzi al capitolo degli Scalzi: De sacerdotii laudibus, altro discorso tenuto a Venezia. — Cfr. pag. 312 nota 2.
495. Jac. Volaterrani Diar. roman. presso Murat. XXIII. passim. — Alla col. 173 viene menzionata una notevolissima predica tenuta alla corte, in assenza di Sisto IV: il padre Paolo Toscanella tuonò contro il Papa, la di lui famiglia e i cardinali; Sisto quando lo seppe, ne rise.
496. Filippo Villani, Vite, p. 33.
497. Georg. Trapezunt. Rhetorica, il primo trattato completo. — Aen. Sylvius: Artis rhetoricae praecepta, nelle Opere, p. 992; non si occupa a bello studio che della testura dei periodi e del nesso delle parole; del resto è assai caratteristico per la perfetta cognizione delle pratiche in uso. Egli cita parecchi altri trattatisti.
498. La di lui Vita, presso Murat. XX, è piena dei trionfi della sua eloquenza. — Cfr. Vespas. Fior. 592 e segg.
499. Annales Placentini, presso Murat. XX, col. 918.
500. Così si faceva col Savonarola, cfr. Perrens, Vie de Savonarole, I, p. 163. Ma gli stenografi non sempre erano in grado di tenergli dietro, come accadde anche con altri focosi improvvisatori.
501. E non è neanche uno dei migliori. Il punto più notevole è il fervorino della conclusione: Esto tibi ipsi archetypon et exemplar, teipsum imitare ecc.
502. Lettere e discorsi di questa specie scrisse Alberto da Ripalta: veggansi gli Annales Placentini scritti da lui, presso Murat. XX, col. 914 e segg., dove quel pedante descrive la propria carriera letteraria in modo molto istruttivo.
503. Pauli Jovii Dialogus de viris litteris illustribus, presso Tiraboschi, tom. VII, parte IV. — Ma un decennio più tardi, sulla fine de' suoi Elogia literaria, egli scrive: Tenemus adhuc (dopochè il primato della filologia era passato alla Germania) sincerae et constantis eloquentiae munitam arcem etc.
504. Un genere speciale costituiscono naturalmente i Dialoghi mezzo-satirici, che il Collenuccio e specialmente il Pontano imitarono da Luciano. Il loro esempio produsse più tardi quelli di Erasmo e di Hutten. — Pei trattati propriamente detti pare che in sul principio abbiano servito di modello alcuni brani delle opere morali di Plutarco.
505. Benedictus: Charoli VIII histor., presso Eccard, Scriptor II, col. 1577.
506. Pietro Crinito deplora questo disprezzo nel suo libro De honesta disciplina, L. XVIII, cap. 9. Gli umanisti in ciò somigliano agli autori della più tarda antichità, i quali ugualmente si discostavano dal loro tempo. — Cfr. Burckhardt, die Zeït Constantino des Grossen, pag. 285 e segg.
507. Nella lettera al Pizinga (opere volgari, vol. XVI). — Ancora presso Raffaello da Volterra, L. XXI, il risveglio intellettuale comincia col secolo XIV. Egli è quel medesimo scrittore, i cui primi libri contengono tanti prospetti, eccellenti per quel tempo, della storia speciale di tutti i paesi.
508. Come quelli, per esempio, che ottenne Giannozzo Manetti in presenza di Nicolò V, di tutta la Curia e di un gran numero di stranieri venuti da lontani paesi. Cfr. Vespas. Fior. p. 592, e la Vita Jann. Manetti, più volte citata.
509. Ciò potrebbe affermarsi anche rispetto al passato, parlando del Machiavelli.
510. Infatti fin d'allora si era trovato che in Omero, anche solo, si ha la somma di tutte le arti e le scienze antiche, e che esso è una vera enciclopedia. Cfr. Codri Urcei opera. Sermo XIII, la conclusione. — Vero è però che una simile opinione s'incontra anche in alcuni scrittori antichi.
511. Un cardinale sotto Paolo II fece perfino insegnare l'Etica di Aristotele a' suoi cuochi. Cfr. Gasp. Veron. Vita Pauli II, presso Murat. III, II, col. 1034.
512. Per lo studio di Aristotele in generale è particolarmente istruttivo un discorso di Ermolao Barbaro.
513. Bursell. Annales Bonon., presso Murat. XXIII, col. 898.
514. Vasari, XI, p. 189, 257, Vite di Sodoma e di Garofalo. — S'intende da sè che alcune donne scostumate di Roma s'impadronirono dei più armonici fra i nomi antichi, come Giulia, Lucrezia, Cassandra, Porzia, Virginia, Pentesilea ecc., coi quali noi le vediamo nominate dall'Aretino. — Gli ebrei adottarono forse fin d'allora i nomi dei grandi nemici di Roma di razza semitica, Amilcare, Annibale, Asdrubale ecc., che ancor oggi s'incontrano così frequenti presso di loro a Roma.
515.
Quasi che 'l nome i buon giudici inganni,
E che quel meglio t'abbia a far poeta,
Che non farà lo studio di molt'anni!
così scrive beffardamente l'Ariosto, il quale del resto ebbe la fortuna di ricevere un nome armonioso (Sat. VII, vs. 64).
516. O di quelli del Bojardo, che in parte sono anche i suoi.
517. Così i soldati dell'esercito francese del 1512 vengono omnibus Diris ad inferos evocati. Del buon canonico Tizio, che prendeva la cosa sul serio e scagliava contro le truppe straniere un'imprecazione tolta a prestito da Macrobio, torneremo a far menzione più sotto.
518. De infelicitate principum nelle Opere di Poggio, fol. 152: Cujus (Dantis) extat poema praeclarum, neque, si literis constaret, ulla ex parte poetis superioribus (agli antichi) postponendum. Secondo il Boccaccio (Vita di Dante, p. 74), ancora a quel tempo molti e saggi uomini agitarono la questione, perchè Dante non abbia poetato in latino?
519. Chi vuol conoscere tutto il fanatismo che c'era in questo riguardo, vegga Lil. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis qua e là.
520. Veramente ci sono anche esercitazioni stilistiche confessate come tali, come per esempio nelle Orationes ecc. di Beroaldo il vecchio due novelle del Boccaccio tradotte in latino, ed una canzone del Petrarca.
521. Cfr. le lettere del Petrarca dal mondo di quassù ad alcune illustri ombre. Opera, p. 704 e segg. Oltre a ciò, a pag. 372 nello scritto De republ. optime administranda egli dice: «sic esse doleo, sed sic est».
522. Un'immagine buffa del purismo fanatico in Roma la dà Giov. Pontano nel suo Antonius.
523. Hadriani (Cornetani) card. S. Chrysogoni de sermone latino liber. Principalmente la introduzione. — Egli trova in Cicerone e ne' suoi contemporanei la latinità, quale essa veramente è in sè stessa.
524. Paul. Jov. Elogia parlando di Battista Pio.
525. Paul. Jov. Elogia, parlando del Navagero. Il loro ideale sarebbe stato: aliquid in stylo proprium, quod peculiarem ex certa nota mentis effigiem referret, ex naturae genio effinxisse. — Il Poliziano s'inquietava già, quando avea fretta, di scrivere le sue lettere in latino. Cfr. Raph. Volat. Comment. urban. L. XXI.
526. Paul. Jov. Dialogus de viris literis illustribus, presso Tiraboschi, ed. Ven. 1796, tom. VII, parte IV. Come è noto, il Giovio voleva per un certo tratto di tempo intraprendere lo stesso grande lavoro, che compì poi il Vasari. — In quel dialogo egli presente anche e deplora che l'uso dello scriver latino fosse assai prossimo a cessare del tutto.
527. Nel Breve del 1517 a Franc. de' Rosi, concepito dal Sadoleto, presso Roscoe, Leone X, ed. Bossi VI, p. 172.
528. Gasp. Veronens., Vita Pauli II, presso Murat. III, II. col. 1031. Oltre a ciò furono rappresentate forse le tragedie di Seneca e alcune traduzioni latine di produzioni drammatiche greche.
529. In Ferrara si rappresentava Plauto per lo più rifatto in veste italiana dal Collenuccio, da Guarino il giovane e da altri, per le cose che esso contiene. Ma Isabella Gonzaga si permetteva di trovarle molto noiose. — Intorno a Pomponio Leto cfr. il Sabellico, Opera, Epist. L. XI. fol. 56 e segg.
530. Per ciò che segue veggansi le Deliciae poetar. italor.; — Paul. Jov. Elogia; — Lil. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis; le Appendici al Roscoe, Leone X, ed. Bossi.
531. Filippo Villani, Vite, pag. 5.
532. Franc. Aleardi oratio in laudem Franc. Sfortiae, presso Murat. XXV, col. 384. — Nel parallello tra Scipione e Cesare il Guarino stava per quest'ultimo, il Poggio pel primo (Opera, epp. fol. 125, 134 e segg.). — Scipione e Annibale nelle miniature dell'Attavante, v, Vasari, IV. 41. Vita del Fiesole. — I nomi di entrambi adoperati a designare il Piccinino e lo Sforza, v. pag. 135.
533. Le splendide eccezioni, in cui la vita campestre è trattata nella sua realtà effettiva, saranno anch'esse menzionate al luogo opportuno.
534. Ristampato dal Mai, Spicilegium romanum, vol. VIII. (Circa 500 esametri). Pierio Valeriano continuò a cantare ulteriormente su questo mito: veggasi il suo Carpio nelle Deliciae poetar. italor. — Gli affreschi del Brusasorci nel palazzo Murari a Verona rappresentano la favola intera del Sarca.
535. De sacris diebus.
536. Per esempio, nell'Egloga ottava.
537. Roscoe, Leone X, ed. Bossi VIII, 184: come anche una poesia di stile somigliante XII. 130. — E molta affinità si riscontra anche nella poesia di Angilberto della corte di Carlomagno. Cfr. Pertz, Monum. II.
538. Strozii poetae, p. 31 e segg. Caesaris Borgiae ducis Epicedium.
539.
Pontificem addiderat, flammis lustralibus omneis
Corporis ablutum labes, Diis Juppiter ipsis etc.
540. È il posteriore Ercole II di Ferrara, nato il 4 aprile 1508, probabilmente poco prima o poco dopo la composizione di questa poesia. Nascere magne puer matri exspectate patrique, è detto verso la fine.
541. Cfr. le collezioni degli Scriptores dello Scardio, del Freher ecc.
542. Uzzano, v. Arch. stor. I, 296. — Machiavelli, I Decennali. — La storia di Savonarola sotto il titolo Cedrus Libani di fra Benedetto. — Assedio di Piombino, presso Murat. XXV. — Come riscontro a ciò, il Teuerdank ed altre opere rimate del nord a quel tempo.
543. Della Coltivazione di L. Alamanni cantata in versi sciolti potrebbe affermarsi, che tutti i passi veramente poetici che s'incontrano in essa e che possono gustarsi anche oggidì, sono tolti direttamente o indirettamente dagli antichi.
544. In questo caso dall'introduzione di Lucrezio e da Orazio, Od. IV, I.
545. L'uso di invocare un santo protettore anche in un'impresa essenzialmente profana l'abbiamo già veduto (pag. 78) in una occasione molto più seria.
546.
Si satis ventos tolerasse et imbres
Ac minas fatorum hominumque fraudes,
Da, Pater, tecto salientem avito
Cernere fumum!
547. Andr. Naugerii orationes duae carminaque aliquot, Venet. 1530, in 4.º — I pochi Carmina trovansi anche per la maggior parte o completamente nelle Deliciae poetar. italor.
548. Per dare un'idea di ciò che Leone X si lasciava dire, basta citar la preghiera di Guido Postumo Silvestri a Cristo, a Maria ed ai Santi, affinchè volessero conservare ancor lungamente al bene dell'umanità questo nume, poichè il cielo ne ha già abbastanza. Ristampata da Roscoe, Leone X, ed. Bossi, v. 237.
549. Boccaccio, Vita di Dante, p. 36.
550. Il Sannazzaro si burla di uno, che lo importunava con tali falsificazioni: sint vera haec aliis, mï nova semper erunt.
551. Lettere de' principi, I, 88, 91.
552. Malipiero, Annali veneti, Arch. stor. VII, I, p. 508. Sulla fine, riferendosi al toro, come stemma dei Borgia, è detto:
Merge, Tyber, vitulos animosas ultor in undas;
Bos cadat inferno victima magna Jovi!
553. Intorno a questo affare veggasi Roscoe, Leone X, ediz. Bossi, VII, 211, VIII, 214 e segg. La collezione stampata, ora assai rara, di questi Goryciana dell'anno 1524 contiene soltanto le poesie latine. Vasari vide presso gli Agostiniani anche un libro speciale, dove si trovavano eziandio dei sonetti ecc. L'affiggere poesie era divenuta un'usanza così generale, che si dovette isolare il gruppo mediante un cancello, e perfino impedirne la vista. La trasformazione di Göritz in Corycius senex è tolta da un passo di Virgilio, Georg. IV, 127. La trista fine di quest'uomo, dopo il sacco di Roma, veggasi in Pierio Valeriano, De infelicitate literat.
554. Ristampato nelle appendici al Roscoe, Leone X, e nelle Deliciae. Cfr. Paul. Jov. Elogia, parlando di Arsillo. Inoltre, pel gran numero degli scrittori di epigrammi veggasi Lil. Greg. Gyraldus, l. c. Una delle penne più mordaci fu Marcantonio Casanova. — Fra i meno conosciuti merita di esser notato Giov. Tommaso Mosconi (v. le Deliciae).
555. Marin Sanudo, nelle Vite dei Duchi di Venezia (Murat. XXII), le riporta regolarmente.
556. Scardeonius, De urb. Patav. antiq. (Graev. Thesaur, VI, III, col. 270) nomina, come vero inventore del genere, un certo Odaxio da Padova, intorno alla metà del secolo XV. Ma versi misti di latino e della lingua di qualche paese se ne hanno molti anche prima e dovunque.
557. Non si dimentichi, che essi furono pubblicati assai per tempo corredati degli antichi scolii e di commenti nuovi.
558. Ariosto, Satira VII dell'anno 1581,
559. Di tali fanciulli se ne incontrano parecchi, ma io non posso fornire una prova di fatto di ciò che qui ho detto. Il fanciullo miracoloso Giulio Campagnola non è di quelli che furono portati in alto per viste ambiziose. Cfr. Scardeonius de Urb. Patav. antiq. presso Graev. Thesaur, VI, III, col. 276. — Il fanciullo miracoloso Cecchino Bracci, morto a quindici anni nel 1544, v. Trucchi, Poesie ital. ined. III, p. 229. — Come il padre del Cardano gli volesse memoriam artificialem instillare, e come lo istruisse, ancor fanciullo, nell'astrologia arabica, v. Cardanus, De vita propria, cap. 34.
560. Espressione di Filippo Villani, Vite, p. 5, in circostanza analoga.
561. Bapt. Mantuani, De calamitatibus temporum, L. I.
562. Lil. Greg. Gyraldus, Progymnasma adversus literas et literatos.
563. Lil. Greg. Gyraldus: Hercules. La dedica è una testimonianza parlante del primo insorgere minaccioso dell'Inquisizione.
564. De infelicitate literatorum.
565. In questo riguardo veggasi Dante, Inferno XIII.
566. Coelii Calcagnini Opera, ed. Basil, 154, pag. 101, nel libro VII delle Epistole. Cfr. Pier. Valer. De infelic. literat.
567. M. A. Sabellici Opera. Epist. L. XI, fol. 56, ed anche la relativa biografia negli Elogia di P. Giovio.
568. Jac. Volaterranus, Diar. Roman., presso Murat. XXII, col. 161- 171-135. — Anecd. litter. II, p. 168 e segg.
569. Paul. Jov. De romanis piscibus, cap. 17 e 34.
570. Sadoleti Epist. 106, dell'anno 1529.
571. Ant. Galatei Epist. 10 e 12, presso il Mai, Spicilegium roman. vol. VIII.
572. Questo ancor prima della metà del secolo. Cfr. Lil. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis, II.