227.  «La moneta, che dare gli si dee per via di censo per anno, vorremmo che fosse la minore quantità che si potesse; e piuttosto una quantità determinata, che discendere a censo di 26 danari per focolare.» (Archiv. Stor., Appendice VII, pag. 405.) Nelle istruzioni agli ambasciatori si trova pure: «Offerte generali farete, non obbligatorie; — dicano con quanta difficoltà si è qua ottenuto di condiscendere alle modificazioni nuovamente fatte.»

228.  Testo del Trattato (vedi Appendice Nº IV.) — E nelle istruzioni agli ambasciatori: «in quella parte dove toccate delle terre le quali volontariamente si sono sottomesse a questo Comune, che non le vuole confermare, operate almeno quanto potete che ci faccia suoi vicarii, allegando che ha fatto il simile a molti altri.»

229.  A’ nove di marzo, undici giorni avanti alla conclusione, si vede ch’erano alle rotte e discorrevano già d’armarsi; più giorni innanzi Niccolò Alberti aveva proposto si cercasse aiuto dal Papa e dal Legato della Romagna. (Libro di Consulte, nell’Archivio di Stato.) Matteo (lib. IV, cap. 73) sgrida i reggitori del non avere fatto abbastanza fondamento sul Papa, il quale aveva già stipulato con l’Imperatore che nello scendere in Italia mantenesse governo libero in Firenze. Aggiugne il Villani che le lettere papali, di cui potevano i Fiorentini valersi, rimasero in Cancelleria per non avere gli ambasciatori pagato i trenta fiorini d’oro che ci volevano per la spedizione.

230.  Donato Velluti accenna con parole molto espresse ad una promessa la quale al tempo dell’imperatore Carlo IV sarebbe stata fatta ai Grandi intorno al fatto degli uffici e degli schiusi guelfi; promessa cioè di modificare gli Ordinamenti di giustizia, e le esclusioni dai magistrati. I Velluti erano antichi grandi, ma l’affermazione di Donato non poteva essere in tutto senza fondamento, e qualche cosa dovette ai grandi essere almeno fatta sperare, a Pisa, forse dagli ambasciatori.

231.  Il Diario del Graziani perugino (vedi Archiv. Stor. Ital., tomo XVI, parte 1ª, pag. 176) aggiugne tra i patti: «Nella città de Fiorenza debiano continuo tenere uno offiziale per lo Imperatore, el quale officiale sia sopra alle appellazione, e che debia avere la mitade de tutte glie bande che entreronno in Comuno.» Tuttociò è manifestamente falso, ma si pone a mostrare le gelosie per cui gli scrittori d’una città si compiacevano abbassare le altre, fossero anche le più amiche.

232.  Archiv. Stor., Appendice, vol. VII, pag. 405. — Nelle istruzioni agli ambasciatori (Archivio di Stato): «Il sacramento pareva troppo largo, ma si farebbero riserve innanzi al giuramento; e quando fossero autenticate per lettere di Cancelleria, basterebbe perchè il sacramento non avesse più vigore.» Abbiamo il testo delle riserve autenticate per lettere di Cancelleria, e confermate il giorno avanti a quello del trattato dalla persona dello stesso Imperatore in Pisa, com’era chiesto in Firenze. — Vedi lo stesso Appendice, vol. IV, in principio.

233.  Ranieri Sardo (Cronaca citata), narrati i fatti di Carlo in Pisa, lo accomiata con queste parole: Iddio gli dia delle derrate ha date a noi. — Vedi anche le Istorie Pisane di Raffaello Roncioni. (Archiv. Stor., tomo VI, parte I.)

234.  De Imperatore habeo hæc nova: quod die dominica proxime elapsa applicuit Cremonam, et ibi extra portam retentus fuit per duas horas et ultra; et interim multum examinate fuerunt gentes sue, quarum tercia pars forte intrare potuit civitatem cum eo et sine armis, et relique remanserunt extra cum omnibus armis: et die sequenti ivit Sunzinum, ubi valde plus retentus fuit similiter extra portam, cum simili examinatione et receptione dictarum suarum gentium: postea transivit per territorium Pergami per Valcamonicam et per Voltolinam versus.... Sueviam in Alamannia, semper cum magna festinantia, absque quo aliqua vice esset visitatus vel visus ab aliquibus dominis Mediolani: die et nocte equitans ut in fuga. (Lettera alla Signoria, da Ferrara 27 giugno 1355; in Archiv. Stor., Appendice, vol. VII, pag. 408.)

235.  Velluti, Cronaca.

236.  Matteo Villani, lib. IV, cap. 70-75.

237.  Vedi Appendice, Nº V.

238.  Marchionne di Coppo Stefani, nelle Deliz. Erud., tomo XIII, pag. 112.

239.  Matteo Villani, lib. IV, cap. 69.

240.  Giovanni Villani, lib. XII, cap. 72. — E Matteo Villani, lib. II, cap. 2. «Ogni vile artefice della comunanza vuol pervenire al grado del priorato e de’ maggiori uffici del Comune, ove s’hanno a provvedere le grandi e gravi cose di quello, e per forza delle loro capitudini vi pervengono; e così gli altri cittadini di leggiere intendimento e di novella cittadinanza, i quali per grande procaccio e doni e spesa si fanno a’ temporali di tre in tre anni agli squittini dal Comune insaccare: è questa tanta moltitudine, che i buoni e gli antichi e savi e discreti cittadini di rado possono provvedere a’ fatti del Comune, e in niuno tempo patrocinare quelli, che è cosa molto strana dall’antico governamento dei nostri antecessori e dalla loro sollecita provvisione. E per questo avviene, che in fretta e in furia spesso conviene che si soccorra il nostro Comune, e che più l’antico ordine e il gran fascio della nostra comunanza e la fortuna governi e regga la città di Firenze, che il senno e la provvidenza de’ suoi rettori. Catun intende, i due mesi che ha a stare al sommo ufficio, al comodo della sua utilità, a servire gli amici o a disservire i nemici col favore del Comune, e non lasciano usare libertà di consiglio a’ cittadini.»

241.  Frammento di Cronaca stampato nella edizione di Donato Velluti. Firenze, 1731, pag. 148.

242.  Rubr. 10 degli Ordinamenti di Giustizia dell’anno 1293. (Archiv. Stor., Nuova Serie, tomo I, pag. 58.)

243.  Giornale Storico degli Archivi Toscani, vol. I, anno 1857. — Il Comune di Firenze aveva in Roma anche nell’assenza del Pontefice tre col titolo di protettori, ai quali nell’anno 1354 erano stanziati dal Consiglio del Capitano e Popolo Fiorentino 480 fiorini d’oro. (Carte del signor Giuseppe Canestrini a noi gentilmente comunicate.)

244.  Stando a Lapo da Castiglionchio (Discorso, ec.; Bologna, 1753, in-4, pag. 128), in prima origine il Consiglio Generale sarebbe stato di quaranta, grandi e popolani.

245.  Statut. Flor., tomo II, lib. 5, rubr. 5, pag. 491.

246.  Statut. Flor., tom. I, pag. 145; e Statuto di Parte Guelfa, cap. 21, nel Giornale Storico degli Archivi toscani, vol. I.

247.  Nell’intervallo però tra il 1335 e il 58 i Capitani troviamo essere ridotti a quattro, che due grandi e due di popolo. — Per una riforma del 1323 i nuovi Capitani sarebbono eletti da quelli che uscivano: coteste cose però variavano ad ogni tratto, e Lapo da Castiglionchio dice che erano essi eletti dal maggior consiglio della Parte e dal consiglio segreto dei 14. (Discorso, ec., pag. 128.) Abbiamo pure una deliberazione del 1316, per la quale i Capitani eleggono i cento consiglieri della Parte, dei quali sono ivi anche i nomi. — Tutto ciò mostra come il governo della Parte guelfa mantenesse le forme strette che si convengono ad un reggimento di oligarchi; e tali erano essi veramente.

248.  Vedi cap. 16 degli Statuti di Parte Guelfa. «Come ogni anno si spenda in possessioni e in case la maggior quantità di pecunia che avere si potrà.»

249.  Parole che accennano a una esperienza lungamente fatta, e quindi si deve gli ultimi capitoli di Giovanni credere opera di Matteo.

250.  G. Villani, lib. XII, cap. 72, 79, 93. — Deliz. Erud., tomo XIII, pag. 314 a 28, e 339.

251.  Velluti, Cronaca, pag. 106.

252.  Deliz. Erud., tomo XIV, pag. 231.

253.  Giuravano, devotis animis et curvatis capitibus, fare ogni cosa a conservazione dello stato e parte dei Guelfi, e ad exterminium æmulorum.

254.  Deliz. Erud., tomo XIV, pag. 249.

255.  Alcune parole di Matteo Villani (lib. VIII, cap. 31) ci danno a credere ch’egli stesso fosse di già segnato in quella lista.

256.  M. Villani, lib. VIII, cap. 31, 32, e Marchionne Stefani, lib. IX, pag. 15.

257.  Marchionne di Coppo Stefani, lib. IX, rubr. 665, pag. 8.

258.  La Cronaca di Marchionne rimase inedita fino al passato secolo, ma era nota nel cinquecento.

259.  Cronaca di G. Morelli.

260.  Avendo essi a quel tempo inimicizia co’ Mangioni loro vicini, gli assalirono una sera dopo cena; ed una loro donna uccisero, che stava sull’uscio a pigliare il fresco; pel quale misfatto ebbero bando dalla città. E noi troviamo questi Bordoni immischiati prima con Corso Donati e poi col Duca d’Atene: ma sapevano rendersi popolari, e nell’anno 1311 quella famiglia ebbe privilegio di esenzione dalle gravezze.

261.  Cronica, pag. 109.

262.  Archivio, detto Libro di Consulte. — In esse troviamo Piero degli Albizzi e due Strozzi che andavano seco, dar voto tra gli altri più qualificati cittadini a cui spettavasi per ufficio. Ma i loro nomi stanno tra gli ultimi che abbiano luogo in que’ registri; e nei pareri da essi dati nulla è di notabile, come in cosa giudicata, e dove pare che le sentenze, l’una dall’altra poco difformi, non si dessero senza circospezione.

263.  G. Villani, lib. XII, cap. 113.

264.  M. Villani, lib. III, cap. 89, e lib. IV, cap. 14 e seg.; e Graziani, Cronache di Perugia (Archivio Storico, tomo XVI, parte II); Ammirato, Storie Fiorentine.

265.  Di Landau, e dice lo Stefani ch’egli era del lignaggio di Wittemberg.

266.  Leggere gli epitaffi o iscrizioni. — Vita di Cola di Rienzo, scritta in dialetto romanesco da Tommaso Fortifiocca.

267.  M. Villani, lib. VIII, cap. 72 e seg.

268.  In Firenze l’arte della lana non lavorava per non avere più il porto a Pisa. (Cronaca Senese in Muratori, S. R. I., tomo XV, pag. 170.)

269.  M. Villani, lib. VIII, cap. 37. — Cronaca Pisana in Muratori, S. R. I., tomo XV; e Cronaca di Ranieri Sardo in Archiv. Stor., tomo VI.

270.  Di tale provvedimento scrive Leonardo Aretino (lib. VII): «Questo certamente non fu altro che fare la propria e domestica moltitudine diventare vile, vedendo altri difendere le sue sostanze, e loro non imparassino a difendere sè medesimi e le loro patrie.» — Matteo Villani si lagna che fosse necessità in questa guerra empire le file con la viltà delle vicherie, o milizie del contado.

271.  Erano prima venuti gli Ungheri in Italia per le guerre contro la regina Giovanna di Napoli. Tornava poi contro a’ Veneziani il re Lodovico l’anno 1356 fin sotto Trevigi. Del modo d’armarsi e di campeggiare di quella nazione, della moltitudine dei cavalli e dei cavalieri, e fin del vitto ch’essi usavano, è un bel ragguaglio in Matteo Villani (lib. VI, cap. 53-54).

272.  Era la Compagnia del Cappelletto famosa in quei giorni: poi novera il Tronci le Compagnie dell’Aquila Bianca, dell’Aquila Balsana, delle Chiavi, del Grifon Bianco, del Grifon Staccato, del Leone di rissa, dei Pappagalli, del Pontedera, degli Spiedi, della Tavola Rotonda ec. (Annali Pisani, an. 1357.)

273.  Quivi i soldati oltramontani ch’erano al soldo del Comune di Firenze avevano prima disegnato un altro Spedale pei malati della loro gente, come ne avevano uno in Pisa fondato da quelli che ivi dimorarono dopo la morte di Arrigo VII. (Passerini, Storia degli Stabilimenti di Beneficenza ec., pag. 217.)

274.  Matteo Villani, lib. XI, cap. 16.

275.  Vedi anche il frammento della Cronaca di messer Luca da Panzano. (Giornale Storico degli Archivi Toscani, tomo V, pag. 70.)

276.  Antonio Pucci, che in ottave descrisse l’istoria di questa guerra contro Pisa, quanto a Pandolfo n’esce con dire: ch’egli ebbe animo perfetto; e contra sua voglia, per non avere genti, dovette starsi nelle castella; e che dipoi chiese licenza non senza cagione. (Cantare V, ottav. 30, 46. Deliz. Erud., tomo VI.) — Il Pucci fu autore anche del Centiloquio, pubblicato dallo stesso P. Ildefonso, vol. III. IV, V; ma non è altro che l’istoria di G. Villani rattratta in terza rima con buona lingua e cattivi versi.

277.  F. Villani, continuazione del lib. XI di Matteo.

278.  Contro ad essi Urbano V l’anno 1366 stringeva lega, egli per conto dello Stato della Chiesa, col Comune di Firenze e col popolo Romano e più altre città e Signori d’Italia. Andarono a questo effetto in Avignone Giovanni Boccaccio e Francesco Bruni: i negoziati per la lega e altri documenti che risguardano Urbano V sono da leggere nell’Archiv. Stor., tomo XV, e Appendice VII. Vedi anche il Diario di un Anonimo Fiorentino del secolo XIV nel vol. VI dei Documenti di Storia Italiana, pubblicati dalla Deputazione di storia patria.

279.  Aveva per milleseicentoventi fiorini data in pegno ad un mercante fiorentino la sua corona imperiale, che andando a Roma recuperava col danaro dei Senesi. — Cronaca Senese di Neri di Donato, citata dal Sismondi, che espone a lungo i fatti di Siena e le mutazioni di quella Repubblica.

280.  Vedi anche Bonincontri, Annales Samminiatenses in Muratori, S. R. I., tom. XXI.

281.  Lo Stefani aggiunge un Brunelleschi ed un altro Adimari; noi diamo i nomi dalla Provvisione che ci ebbe comunicata il signor Canestrini, e che l’Ammirato aveva letta in originale. Per quello che spetta all’Acciaiuoli è da notare che Matteo Villani appare a lui molto devoto.

282.  Ammirato, an. 1358.

283.  Vedi Ammirato agli anni 1352-66, che sono postille di Scipione Ammirato il Giovine. Sarebbe mancata in quegli anni la persona del Capitano ma non cessato l’uffizio; nelle Provvisioni si vede il Consiglio del Popolo ritenere sempre il nome di Consiglio del Capitano.

284.  Una Provvisione de’ 31 maggio 1359 annulla le fedi o attestazioni che taluni si avevano procacciate di buoni guelfi: una somigliante, scrive Gio. Morelli, averne avuta i maggiori suoi. Altra Riforma del 1361, 24 aprile, ordina: che agli scrutini dei maggiori uffici assistano quelli tra’ Capitani di Parte che siano di popolo, ed i Capitani che siano dei grandi agli scrutini per gli uffici dai quali non siano esclusi i magnati e gli uomini del contado (comitatini): che i Capitani grandi intervengano al Consiglio del Potestà cioè del Comune, ed i popolani intervengano al Consiglio del Capitano cioè del Popolo. Da un altro documento della Parte guelfa (12 dicembre 1366) apparirebbe che gli scrutini pe’ maggiori uffici della Repubblica fossero tenuti almeno per qualche tempo nel Palagio della Parte; ivi registrandosi le spese fatte «occasione scruptinei fiendi de Prioribus Artium et Vexilliferi iustitiæ, Gonfaloneriorum sotietatum et XV bonorum virorum in Palactio dictæ Partis de præsenti anno.»

285.  Alcuni ne ha dati il P. Ildefonso ed altri ne abbiamo nel Diario di Anonimo Fiorentino, vol. VI dei Documenti di Storia Italiana.

286.  «Come (restituire) il perdimento della libertà che tutte cose sormonta? Di quello che poco dire non si può, è meglio il tacere: e qui far fine si dee, e dar luogo a chi molto può e poco fa, et a molti offende. Anime tribolate, se potete, datevi in viaggio pace e buon piacere.»

287.  Filippo Villani, cap. 65.

288.  Provvisione dei 3 novembre e 8 dicembre 1366 e 26 maggio 1367.

289.  Velluti, Cronaca, pag. 106, 111.

290.  «Chi supplicasse, venga immediatamente scritto nei libri della Parte come Ghibellino ed inabile ad ogni ufficio; e il notaio della Parte intanto subito lo ammonisca: chi cancellasse dai libri quel nome sia punito come falsario coll’incendio delle sue case.»

291.  «Quando ero fanciullo che uscivo dall’abbaco, circa 1363, ricordomi gridarsi da’ fanciulli dell’abbaco, quando uscivano: Vivano le berrette, che tanto vuol dire quanto: viva la portatura di uomini degni; Muoiano le foggette, che tanto voleva dire quanto: muoiano gli artefici e uomini di vil condizione. E nel 1378 si rivolse tal detto, e dicevasi: viva le foggette, e muoiano le berrette.» (Ricordi di Gino Capponi.)

292.  Provvisione degli 11 luglio 1371.

293.  Provvisione del 27 gennaio 1371 (stile fiorentino). — Vedi Appendice Nº VI.

294.  P. Boninsegni, pag. 606.

295.  «Fosti voi colui che ordinaste e dettaste quella utile legge e riformagione di Comune, che non permette che contro a Parte si faccia alcuna riformagione senza certa grande solennità.» (Lettera di Bernardo da Castiglionchio a Lapo suo padre, pubblicata insieme al Discorso.)

296.  «Per certo i Fiorentini voleano del tutto rompere.» (Cronaca di Bologna in Muratori, S. R. I., tomo XVIII, pag. 498.)

297.  È da vedere ampiamente svolto il concetto ghibellino risguardo al dominio temporale della Chiesa nel Chronicon Placentinum, in Muratori, S. R. I., tomo XVI, col. 528 e seg.

298.  Il Bonincontri, Annales, pag. 23, scrive la distruzione degli Ubaldini avere destata la nimicizia del Legato contro ai Fiorentini.

299.  «Negli anni 1346-7 essendo stata in Firenze grande carestia e mortalità e tremoti, novantaquattro mila persone avrebbero avuto il pane dal Comune.» (Giovanni Villani, lib. XII, cap. 73.) — E d’un’altra carestia poco sentita in Firenze vedi M. Villani, lib. III, cap. 56.

300.  Cronichetta d’incerto, tra quelle stampate dal Manni; Firenze, 1733; pag. 102.

301.  L’anonimo autore della Cronaca Pisana (S. R. I., tomo XV, pag. 1067) scrive, il Papa avere chiesto aiuto di danaro alle città di Firenze, Pisa e Siena, le quali erano seco in Lega; ma gli furono date parole: «che se prima le città di Toscana avessino mandato al Papa ottomila fiorini, il Papa non avrebbe fatto pace con i Signori di Milano, e la Toscana sarebbe rimasa in pace.»

302.  Andando a morte, furono attanagliati per le vie della città e da ultimo sepolti vivi col capo all’ingiù, che dicevano propagginare. Questo barbaro modo di pena, riferito nella Cronichetta d’incerto (Firenze, 1733, pag. 203), e dal Monaldi nel Diario (con le Storie Pistolesi, Firenze, 1733) è tra le accuse ai Fiorentini date nel Breve di Gregorio XI. (Raynaldi, Annales, tom. VII, pag. 278.) Quivi e dal Monaldi è detto il prete essere monaco. — Abbiamo il processo di quei due pubblicato dal signor Alessandro Gherardi (Archivio Storico Italiano, Serie 3ª, tomo X, parte I, pag. 1 a 23).

303.  Il signor Alessandro Gherardi pubblicava tutta quella parte degli Atti del Comune la quale risguarda a questa guerra e al magistrato degli Otto, preceduta da una sua Memoria. (Archivio Storico, tomi VI e VII, Serie 3ª.)

304.  G. Villani, lib. XII, cap. 43, 58, e Marchionne Stefani, lib. VIII, rubr. 616 e 628. — Mentre fu in Roma Urbano V, la Signoria ebbe cura di sospendere per sei mesi ogni statuto che andasse contro alle ecclesiastiche libertà; ed assegnava compensi ai Frati mendicanti e agli Spedali per le gabelle pagate alle porte della città, con altri provvedimenti che l’Ammirato registra sotto gli anni 1367-68.

305.  Tommasi, Storia di Lucca (Archiv. Stor., tomo X, pag. 254). — Pisa rifiutava la lega a’ 5 dicembre 1375 (Roncioni, Istorie Pisane in Arch. Stor., tomo VI, parte I, pag. 921), ma v’entrava con le altre a’ 12 marzo 1376: bensì una lettera di Coluccio Salutati (Colucii Epistolæ, tomo I, pag. 84) non ha i Pisani ed i Lucchesi tra’ collegati ai quali sono in quella lettera assegnate le rate che ognuno doveva pagare per le spese della guerra; e in quanto a queste due città è da vedere la lettera ai Lucchesi di santa Caterina che ha il n. 206 nella edizione del Gigli. E pure la Cronaca Pisana di Ranieri Sardo (Arch. Stor., tomo VI, parte II, pag. 289 a 94); e la Cronaca Senese di Neri di Donato, in Muratori, S. R. I., tomo XV, pag. 245 e seg.

306.  Domenico Boninsegni, Storia Fiorentina, pag. 367-68.

307.  Marchionne Stefani, lib. IX, pag. 144.

308.  D. Boninsegni, pag. 565.

309.  Raynaldus, tomo VII, pag. 278.

310.  Si legge pure (Marchionne Stefani, rubr. 836, tomo XV) che «essendo al Concistoro il Papa co’ Cardinali, e cominciato a leggere il processo, un prete ch’era colla moltitudine a vedere, gli si diè il mal maestro (epilessia). Messer Donato cominciò a gridare: guardatevi dinanzi, chè il Santo Padre vegga. Ogni uomo si cessò; egli si trasse innanzi, e non disse Santo Padre, ma — Messere, guardate come li vostri famigli e clientoli cominciano a stramazzare per la ingiusta sentenza, innanzi ch’ella sia letta; pensate che seguirà, letta: eh perdio non date sì ingiusta sentenza, come questa è! — con tanto ardire e franco animo che ogni uomo si maravigliò; ed il Papa turbato delle parole, se non fosse stato raffrenato, gli avrebbe fatto villania. Donato gridava, che la morte era acconcio a soffrire per non tacere la ingiusta condannagione contro al Comune di Firenze; e molto prima avea rimediato con umiltà infino a quello punto, quanto uomo avesse potuto fare.»

311.  Cronaca Pisana in Muratori, S. R. I., tomo XV, pag. 1071; e vedi gli altri sopracitati. — Bonnaccorso Pitti giovinetto fu tra’ Fiorentini imprigionati in Avignone. (Vedi la sua Cronaca.)

312.  «La gente che avete assoldata per venire di qua, sostentate e fate sì che non venga, perocchè sarebbe piuttosto guastare che acconciare. Guardate, per quanto Voi avete cara la vita, Voi non veniate con sforzo di gente; ma con la croce in mano, come agnello mansueto.» (Santa Caterina, Lettera VI a Gregorio XI.) — Petrarca, Apologia contra Gallorum calumnias.

313.  Sull’eccidio di Cesena vedi Scritture sincrone (Arch. Stor., Nuova Serie, tomo VIII, parte II, 1858): e vedi intorno a questi fatti, S. Antonin., Chronicon; e Baluzio, Vitæ Paparum Avenionensium.

314.  Cronaca Senese in Muratori, R. I. S., tomo XV.

315.  Scrive la Cronaca di Bologna in Muratori, S. R., tomo XVIII, pag. 511 e seg.: «I Fiorentini tutto faceano per torsi la briga d’addosso e darla a noi, come di continuo aveano fatto: aveano a male la pace che noi trattavamo colla Chiesa, ma non era in loro danno; e la libertà che essi ci diedero, co’ nostri cattivi cittadini fu favoreggiata per modo che Dio ne guardi i cani.»

316.  Abbiamo una lettera di Coluccio Salutati dove in nome della Repubblica esorta gli Aretini ad estirpare le radici di quel male e a procedere senza misericordia contro gli autori di esso; ed in un’altra dello stesso giorno (8 settembre 1377) gli rimprovera perchè avessero incautamente rimosso la scure pendente sul collo del Vescovo, e lasciatolo fuggire. Tuttociò in ampie altisonanti parole, molto ammirate in quella età. (Epist. Colucii; Firenze, 1741; tomo I, pag. 104.)

317.  Bonincontri, Annales, in Muratori, S. R. I., tomo XXI, pag. 27.

318.  Epistolæ Colucii, tomo I, pag. 58 a 82. «Recordetur Regnum Dei non esse cibum et potum, sed iustitiam, pacem et gaudium in Spiritu sancto ec.» In queste parole sembra a me che la rettorica di Coluccio pigliasse colore dalla eloquenza della Senese, le cui Lettere dovevano in Firenze essere divulgate.

319.  Boninsegni, pag. 588.

320.  Lettera di Coluccio a Ruggero Cane, 22 ottobre 1377.

321.  Stefani Marchionne, lib. IX, rubr. 757.

322.  D. Boninsegni, pag. 581; e Cronichetta d’incerto ec, pag. 211.

323.  Capponi Gino, Tumulto de’ Ciompi, pag. 227.

324.  Santa Caterina, lettere 197, 198, 199. — Vedi anche la lettera 207 a Niccolò Soderini.

325.  Lettera 2 a Gregorio XI; e vedi pure la lettera 6.

326.  «Fu sì grande il numero di coloro che furono riformati (ammoniti), che tutta quasi la città per tal cagione gridava; ma la Santa Vergine nè ciò fece nè volle farlo, anzi sommamente se ne dolse, e di più comandò e tosto disse a molti e fece dire ad altri, che pessimamente facevano a stender le mani a tanti e di tal condizione; nè dovevano di ciò ch’era stato fatto per ottener la pace, valersi per gli odii loro tanto ingiustamente ad una domestica guerra.» (Vita di Santa Caterina da Siena, per Fra Raimondo da Capua.)

327.  Vita di Santa Caterina di Fra Raimondo da Capua, ediz. del Gigli, tomo I, pag. 452-53. — Capecelatro, Vita della medesima. — Tommaséo, Lettere di Santa Caterina. — Marchionne Stefani, lib. IX, rub. 773, pag. 179.

328.  Vedi oltre allo Stefani il Diario del Monaldi pubblicato con le Istorie Pistolesi (Firenze, 1733). — Il Magalotti, essendo una volta dei Priori, aveva tentato imporre un freno alle violenze dei Caporali di Parte guelfa. (P. Boninsegni, pag. 607.)

329.  D. Boninsegni, pag. 580-81.

330.  Vedi Appendice, Nº VII.

331.  Pagarono centocinquanta mila fiorini d’oro, ed altri scrive dugento mila. (Stefani Marchionne, lib. X, pag. 15.)

332.  «La Chiesa divisa fa per il Comune nostro e per la nostra libertà mantenere; ma è contro all’anima, e però non vi si debbe dare opera, ma lasciar fare alla natura.» (Ricordi di G. Capponi.) — «La vicinità della Chiesa è stata ed è grandissimo ostacolo; la quale per avere le barbe tanto fondate quanto ha, ha impedito assai il corso del dominio nostro.» (Ricordi di Francesco Guicciardini, nº 353.)