D’Artagnan passò il cancello e si trovò di faccia al castello. Quando poneva piedi a terra comparve sul verone una specie di gigante. Si renda giustizia a d’Artagnan: a parte da ogni sentimento di egoismo, gli balzò il cuore di gioja all’aspetto di quell’alto personale e di quel volto marziale che gli rammentavano un uomo buono e prode.
Corse incontro a Porthos e si gettò nelle sue braccia. Tutta la servitù disposta in circolo, a distanza rispettosa, guardava con umile curiosità. Mousqueton in prima fila si asciugò gli occhi; il povero giovinotto non aveva cessato di piangere per l’allegrezza dacchè aveva riconosciuti d’Artagnan e Planchet.
Porthos prese a braccetto d’Artagnan, esclamando con voce che dal baritono era passata al basso:
«Ah! che piacere di rivedervi! dunque voi non mi avete obliato?
«Obliarvi! oh, caro du Vallon! e si dimenticano i più bei giorni della nostra gioventù, e gli amici affezionati, ed i pericoli affrontati insieme? e nel rivedervi, tutti i momenti dell’antica nostra esistenza si riproducono al mio pensiero.
«Sì, sì, seguitò Porthos procurando di dare alle basette quella piega elegante che avevano perduta nella solitudine, sì, al tempo nostro ne facemmo delle belle, e si diede da sudare ben bene a quel povero ministro!»
E cacciò fuori un sospiro.
D’Artagnan lo guardò fisso.
Ma egli continuò in tuono languido:
«Basta, siate il ben venuto; mi ajuterete a ritrovare la sparita mia gioja; domani rincorreremo la lepre nella mia pianura ch’è bellissima, o il capriuolo ne’ miei boschi che sono superbi; ho quattro levrieri che son tenuti per i più leggieri di tutta la provincia, e una muta che non ha l’eguale di qui a venti leghe».
E Porthos mandò un altro sospiro.
«Ohe! fece tra sè d’Artagnan, che fosse meno felice di quello che pare?»
Indi rispose:
«Però, prima di tutto mi presenterete a madama du Vallon, giacchè mi rammento di una certa lettera di cortese invito che vi piacque scrivermi, ed in fondo alla quale essa favorì mettere alcuni versi».
Terzo sospiro di Porthos.
«Da due anni ho perduta madama du Vallon, egli disse, e ne sono tuttavia afflittissimo; perciò lasciai il mio castello du Vallon, vicino a Corbeil, per venire ad abitare nella mia tenuta di Bracieux, cambiamento che mi ha indotto a comprar questa. Povera madama du Vallon! (seguitò con una smorfia di rammarico) non era una donna di carattere molto costante e eguale, ma aveva terminato coll’avvezzarsi alle mie maniere e adattarsi a’ miei capriccetti.
«Sicchè siete ricco e libero? domandò il tenente.
«Ahimè! son vedovo, ed ho quarantamila lire di rendita. Andiamo a far colazione: volete?
«Certamente; l’aria della mattina mi ha dato appetito.
«Sì, fece Porthos, la mia aria è ottima».
Entrarono nel palazzo; da cima a fondo erano tutte indorature; dorati i cornicioni, dorati i finimenti, dorato il legno delle seggiole.
Stava pronta una tavola apparecchiata.
«Vedete, disse Porthos, questo è il mio ordinario.
«Caspita! me ne congratulo con voi; il re non lo ha consimile.
«Sì; ho inteso dire che Mazzarino lo tratta male a cibo.... Assaggiate questa costoletta, caro d’Artagnan, è de’ miei montoni.
«Avete de’ montoni molto teneri, e di nuovo vi fo i miei complimenti.
«Sì, sono mantenuti nelle mie praterie, che sono stupende.
«Datemene un’altra.
«No; piuttosto, pigliate di questa lepre, che ammazzai jeri in una delle mie conigliere.
«Per bacco, che sapore!... ma dunque le nutrite a forza di sermollino le vostre lepri?
«E che vi pare del mio vino? è grato, non è vero?
«È delizioso.
«Eppure è del paese.
«Propriamente!
«Di un piccolo terreno lassù sulla mia montagna; mi fornisce da venti botti.
«Ma l’è addirittura una vendemmia!»
Porthos sospirò per la quinta volta. D’Artagnan aveva contati i suoi sospiri.
«Orsù, disse questi, curioso d’investigare il problema, sembra che siate angustiato da qualche cosa; state male forse? la salute....
«Ottima, migliore che non fosse mai; ammazzerei un bove con un pugno.
«Allora, dispiaceri di famiglia.
«Di famiglia? per buona sorte non ho al mondo altri che me.
«E dunque, di che avete da sospirare?
«Ah! sarò schietto con voi.... non sono felice.
«Voi, non felice! voi che avete palazzo, praterie, montagne; voi che avete quaranta mila lire di rendita, non siete felice!
«È vero, possiedo tutto questo, e fra tutto questo, son solo.
«Eh! capisco, siete circondato da villani, che non potete frequentare senza derogare in certo modo....»
Porthos impallidì alquanto, e vuotò un enorme bicchiere di vino.
«No, disse, all’incontro: figuratevi che son tutti gentiluomini di campagna, i quali hanno un qualche titolo, e pretendono di risalire a Faramondo, a Carlomagno, o almeno ad Ugo Capeto. Sul principio io era l’ultimo venuto, e in conseguenza dovevo essere il primo a usare le cortesie; lo feci, ma sapete bene, d’Artagnan, che madama du Vallon....»
Parve che nel dir questo Porthos inghiottisse a stento la sciliva.
«Madama du Vallon, continuò, era di una nobiltà assai dubbia; di primo letto (non credo raccontarvi cose nuove) aveva sposato un procuratore. Qui trovarono che questo era nauseante.... sì, dissero nauseante.... capite? è una parola da far uccidere trentamila uomini; io ne uccisi due, lo che fece tacere gli altri, ma non me li rese amici. Sicchè non ho più compagnia, vivo solo, mi annojo, mi struggo».
D’Artagnan sorrise; vedeva la mancanza di usbergo, e preparava la botta.
«Ma insomma, disse, siete nobile di per voi, e la vostra moglie non vi può disfare.
«Sì; ma intendete, non essendo di nobiltà storica come i Coucy che si contentavano di esser Signori (sires), ed i Rohan che non volevano esser duchi, tutti coloro che sono visconti o conti, passano avanti a me, in chiesa, nelle cerimonie, dappertutto, ed io non ci posso ridire.... Ah! se fossi soltanto....
«Barone, non è così? fece d’Artagnan terminando la frase.
«Oh! esclamò Porthos, se fossi barone!
«Bene! pensò il tenente, qui riuscirò».
E rispose:
«Or bene, amico mio, quel titolo che bramate, oggi vengo a portarvelo».
Porthos fece un balzo che scosse tutta la stanza; due o tre bottiglie perderono l’equilibrio e ruzzolando in terra si ruppero. Al romore accorse Mousqueton, e si vide in prospettiva Planchet con la bocca piena e il tovagliuolo in mano.
«Monsignore mi ha chiamato? domandò Mousqueton».
A cui il padrone ammiccò di raccattare i pezzi delle bottiglie.
«Veggo con piacere, disse d’Artagnan, che avete sempre questa bravo giovine.
«È mio maggiordomo.... (ed alzando la voce): ha fatto il fatto suo, il briccone! e si conosce subito... Ma (seguitò piano) mi è affezionato, e non mi lascerebbe per qualunque cosa.
«E lo chiama monsignore! pensò d’Artagnan.
«Uscite, Mouston, disse Porthos.
«Avete detto Mouston?... ah sì! per abbreviazione: Mousqueton era troppo lungo a pronunziarsi.
«Sì, replico Porthos, poi puzzava di sergente maggiore da una lega lontano.... Noi però discorrevamo di affari; quando è capitato quel birbante.
«Appunto, fece d’Artagnan, per altro, si rimetta la conversazione a più tardi; i vostri servi potrebbero sospettare di qualcosa; vi possono essere delle spie nel paese; comprendete che si tratta di oggetti serj.
«Diamine! or via, per far la digestione, passeggiamo nel mio parco.
«Volentieri».
E perchè entrambi avevano fatta una colazione abbastanza copiosa, cominciarono a fare il giro di un giardino magnifico; viali di castagni e di tigli racchiudevano uno spazio di trenta jugeri per lo meno; alla fine di ciascuno di essi, e nel più folto di alberi e arboscelli, si vedevano correre i conigli, e sollazzarsi fra l’erbe le più alte.
«Affè, disse d’Artagnan, il parco corrisponde a tutto il rimanente, e se nel vostro stagno vi sono tanti pesci quanti conigli v’hanno nelle conigliaje, siete un uomo fortunatissimo, caro Porthos; purchè abbiate conservato il genio per la caccia ed acquistato quello della pesca.
«Amico mio, rispose Porthos, io lascio la pesca a Mousqueton: gli è un piacere da plebei; ma a volte vado a caccia, cioè quando mi annoio, seggo sopra uno di quei sedili di marmo, mi fo portare il mio schioppo; mi fo condurre il mio cane prediletto, e tiro a’ conigli.
«Ma è un gran divertimento! fece d’Artagnan.
«Sì, ripetè Porthos con un sospiro, è un gran divertimento!»
D’Artagnan aveva smesso di contarli.
«Poi, aggiunse Porthos, Gredinet va a cercarli, e li porta da sè al cuoco: c’è benissimo avvezzato.
«Oh, che cara bestiuolina!
«Ma lasciamo stare Gredinet, che vi darò, se ne avete voglia, perchè principio a infastidirmene, e torniamo a’ nostri affari.
«Volentieri: soltanto vi avverto, acciò non diciate ch’io v’abbia preso a tradimento, che vi toccherà cambiar vita.
«Come mai?
«Indossare da capo l’armatura, cinger la spada, andare incontro alle avventure, lasciare come in passato qualche brano di carne per la via.... Sapete, alla maniera di prima....
«Oh diavolo!
«L’intendo; siete mal avvezzo, avete fatto pancia, ed il pugno non ha più quella elasticità di cui ebbero tante prove le guardie del signor ministro.
«Ah! il pugno è ancora buono, vi giuro, seguitò Porthos stendendo una mano non dissimile da una spalla di montone.
«Meglio così!
«Sicchè si ha da fare la guerra?
«Eh sì, Dio buono!
«E contro a chi?
«Siete stato a giorno di politica?
«Io? neppure per ombra.
«E siete per il Mazzarino, o per i principi?
«Io? son per nessuno.
«Vale a dire che siete per noi; bene, bene! questa è la vera posizione per fare i fatti suoi. Orsù, mio caro, io vi dirò che vengo da parte del ministro».
Queste parole produssero effetto sopra Porthos come se fossero stati sempre nel 1640.
«Oh oh! egli disse, che vuol da me sua Eccellenza?
«Avervi al suo servizio.
«E chi le ha parlato di me?
«Rochefort; vi ricordate?
«Sì, cospetto! quello che tempo addietro ci diede tanto tormento, e ci fece correr tanto; lo stesso a cui voi somministraste una dopo l’altra tre stoccate, che per lui non erano rubate, in sostanza!
«Ma sapete ch’è diventato amico nostro?
«No, non lo sapevo.... Ah! non serba rancore?
«V’ingannate, Porthos; son’io che non lo serbo a lui».
Porthos non capì appieno: ma già noi ci ricordiamo che il suo forte non era la facilità di comprensiva.
«Sicchè, continuò, il conte di Rochefort è quello che ha discorso di me al ministro?
«Sì, e poi la regina.
«Come, la regina?
«Per ispirarci fiducia, essa gli ha perfino consegnato il famoso diamante, vi sovviene? che io aveva venduto al signor des Essarts, e che non so come è tornato in suo possesso.
«Ma mi pare, osservò Porthos col suo solito giudizio un po’ rozzo, che avrebbe fatto meglio di darlo a voi.
«Così penso anch’io, replicò d’Artagnan; ma che volete? i re e le regine hanno talvolta singolari capricci. In conclusione, siccome sono essi che tengono le ricchezze e gli onori, che distribuiscono danaro e titoli, tutti son dediti a loro.
«Sì, gli si è dediti.... E allora, voi siete dedito in questo momento?...
«Al re, alla regina e al ministro; e di più, ho garantito della vostra divozione.
«E dite che avete stabilite per me certe condizioni?
«Stupende, caro mio, stupende! Prima di tutto, avete danaro, non è vero? quaranta mila lire di rendita, me lo avete detto».
Porthos entrò in diffidenza.
«Eh! ribattè, danari, non se ne ha mai di troppo. Madama du Vallon lasciò un patrimonio imbrogliatissimo; io poi non sono un signorone, dimodochè vivo a giorno per giorno.
«Ha paura ch’io sia qui per chiedergli de’ soldi in prestito, pensò il tenente dei moschettieri.
«Oh! rispose forte, meglio, meglio, se siete in ristrettezze!
«Come, meglio? fece Porthos.
«Sì, perchè sua Eccellenza darà tutto quel che si voglia, terre, numerario e titoli.
«Ah! ah! ah! esclamò Porthos, e spalancava gli occhi.
«Sotto l’altro ministro, proseguì d’Artagnan, non sapemmo profittare della fortuna; e sì, gli era il caso, veh! non lo dico per voi che avevate in vista le vostre quaranta mila lire di entrata e mi parevate l’uomo più avventurato di questo mondo».
Nuovo sospiro del signor de Bracieux di Pierrefonds.
«Bensì, tirò innanzi il tenente, non ostante le vostre quaranta mila lire, e forse anche per ragione di queste, ho idea che una piccola corona farebbe ottima comparsa sulla vostra carrozza.... eh?
«Ma sì, ripicchiò Porthos.
«Or bene, guadagnatevela. Ella sta su la punta della vostra spada. Noi non ci nuoceremo. Il vostro scopo è un titolo; il mio è danaro. Che io ne guadagni a sufficienza per far ricostruire Artagnan (lasciato andare in rovina da’ miei antenati impoveriti mediante le crociate), e per comprare intorno a questo una trentina di jugeri, non mi occorre altro: mi vi ritiro, e là muojo tranquillo.
«Ed io, disse Porthos, voglio esser barone.
«Lo sarete.
«E non avete pensato pure agli altri nostri amici?
«Sì, ho veduto Aramis.
«Ed egli che desidera? innalzarsi, ci s’intende.
«Aramis, fece d’Artagnan il quale non voleva far perdere a Porthos le sue illusioni, Aramis, figuratevi, vive come un orso, rinunzia a tutto, non pensa che alla salute dell’anima; le mie esibizioni non valsero a deciderlo.
«Male! disse Porthos, aveva tanto spirito! E Athos?
«Non l’ho ancor visto, ma andrò da lui quando vi lascio. Sapete dove lo troverò?
«Vicino a Blois, in una piccola tenuta ereditata non so da qual parente.
«E che si chiama?
«Bragelonne. Capite questa, mio caro? Athos, ch’era nobile come l’imperatore e ha per eredità una tenuta la quale ha nome di contea! e che ne farà egli, di tutte quelle contee? contea di La Fère, contea di Bragelonne?
«Di più che non ha figliuoli, aggiunse d’Artagnan.
«Uhm! mugolò Porthos, ho inteso dire che avesse adottato un giovinetto che nel volto gli somiglia.
«Athos, ch’era virtuoso come Scipione, lo avete riveduto?
«No.
«Domani, dunque, andrò à dargli le vostre nuove. Temo, a dirla fra noi, che la sua inclinazione per il vino lo abbia invecchiato assai.
«Sì, è vero, beveva molto.
«E poi, era maggiore a tutti noi, osservò d’Artagnan.
«Di pochi anni, riprese Porthos; l’aspetto suo grave lo faceva parere più vecchio che non fosse.
«Così è. Sicchè, se abbiamo Athos sarà tanto meglio; se non lo abbiamo, ne faremo di meno: siamo buoni per dodici, noi due.
«Sì, disse Porthos sorridendo alla rimembranza delle ultime sue imprese, ma noi quattro saremmo stati buoni per trentasei.... e di più, che, secondo dite, il mestiere sarà scabroso.
«Scabroso per reclute, ma per noi no.
«Sarà lungo?
«Eh! può durare tre o quattro anni.
«Vi sarà da battersi di molto?
«Spererei.
«Bene, alla fine dei conti, benone! esclamò Porthos, non avete idea, mio caro, quanto mi sento scricchiolare le ossa dacchè sono qui. Alle volte, la domenica, all’uscire dalla messa vo a cavallo per i campi e sulle terre dei vicini, onde incontrare qualche piccola disputa, giacchè sento che ne ho bisogno; ma nulla! o mi rispettano o mi temono, lo che è più probabile, mi lasciano calpestare il trifoglio insieme co’ miei cani, passare addosso a tutti, e torno indietro più annojato che mai.... Almeno, ditemi un poco, a Parigi v’è più facilità di battersi?
«Per cotesto, amico mio, gli è un gusto: non più editti, non guardie del ministro, non Jussac nè altri bracchi. Mio Dio! vedete, sotto un lampione, in una locanda, da per tutto, siate del Mazzarino, siate della Fronda, fuori la spada e basta. Il signor di Guise ha ucciso il signor di Coligny sulla Piazza Reale, e non è successo niente.
«Ah! va ottimamente, disse Porthos.
«E poi, tra poco, seguitò d’Artagnan, avremo battaglie ordinate, cannone, incendi; sarà una faccenda variata.
«Dunque mi ci decido.
«Mi date la vostra parola?
«Sì, è finita. Tirerò di stocco e di taglio per il Mazzarino.... ma....
«Ma?
«Mi fa barone?
«Ehi perdinci! è cosa stabilita prima; ve l’ho detto e ve lo ripeto, vi garantisco la baronia».
Dietro questa promessa, Porthos che non aveva mai dubitato della parola del suo amico si avviò nuovamente al palazzo.