Ed ora, ecco ciò ch’era successo, e quali cause rendevano necessario il ritorno di d’Artagnan alla capitale.
Mazzarino recandosi una sera, secondo la sua abitudine, dalla regina, dopo che tutti si erano ritirati, nel passare accanto al salone delle guardie di cui un usciale dava sulle sue anticamere, udì parlar forte in quella stanza, e volle sapere di che discorrevano i soldati; si avvicinò chiotto chiotto al suo solito, spinse la porta, e cacciò il capo nella mezza apertura.
Tra le guardie era grande discussione.
«E io vi garantisco, diceva una di esse, che se Coysel ha prognosticata questa cosa, l’è certa come se fosse accaduta. Io non lo conosco, ma ho inteso dire ch’è non solo astrologo, ma anche mago.
«Capperi! mio caro, s’è tuo amico, badaci! gli fai un brutto servizio!
«Perchè?
«Perchè potrebbe esser messo sotto processo.
«Eh via! oggidì non si abbruciano più gli stregoni.
«No? eppure, mi pare non sia gran tempo dacchè il defunto ministro fece abbruciare Urbano Grandier. Lo so ben io! ero di guardia al rogo, e lo vidi arrostire.
«Caro mio, Urbano Grandier non era uno stregone, ma un sapiente, lo che è tutt’altro. Grandier non prediceva l’avvenire, sapeva il passato, il che alle volte è anco di peggio».
Mazzarino scosse la testa per assenso; però bramando conoscere il prognostico su cui si discuteva restò allo stesso posto.
«Io non ti dico, soggiunse il militare, che Coysel non sia stregone, ma che se pubblica la sua predizione, è la maniera da far che non si compia.
«Perchè?
«Senza dubbio. Se ci battiamo fra noi, ti avverto: «Ora ti darò una botta diritta, o una in seconda» naturalmente la parerai. E se Coysel dice ad alta voce tanto che il ministro lo senta: «Prima del tal giorno scapperà il tal prigioniero» è chiaro che il ministro piglierà tante precauzioni che il prigioniero non iscappi.
«Ohimè! seguitò un altro che sembrava dormisse disteso sopra una panca e non ostante quel sonno figurato non perdeva una parola della conversazione, ohimè! v’immaginate che gli uomini possano sottrarsi al loro destino? Se lassù sta scritto che il duca di Beaufort si abbia a salvare, il signor di Beaufort si salverà, e tutte le precauzioni del ministro uon gli faranno un’acca».
Mazzarino palpitò. Era italiano, cioè superstizioso. Si avanzò sollecito framezzo alle guardie, che nel mirarlo troncarono la conferenza.
«Che dicevate, signori miei? domandò con l’aria sua carezzevole, che il signor di Beaufort è fuggito, se non isbaglio?
«Oh! no, monsignore, fece il soldato incredulo, per adesso non ci pensa mica; soltanto si diceva che dovesse fuggire.
«E chi lo ha detto?
«Animo, Saint Laurent, ripetete la vostra storia, disse il militare al narratore.
«Monsignore, replicò questi, raccontavo pura e semplicemente a questi signori quel che ho inteso del prognostico di un certo Coysel, il quale pretende che per quanto sia ben custodito Beaufort, si salverà innanzi alla Pentecoste.
«E quel Coysel è un sognatore, un pazzo? riprese Mazzarino sempre ridendo.
«No no, ribattè il soldato tenacissimo nella sua credulità, ha presagito molte cose che sono successe: come per esempio, che la regina darebbe alla luce un figliuol maschio, che il signor di Coligny sarebbe ucciso nel suo duello col duca di Guise, e finalmente che il Coadiutore sarebbe nominato cardinale. Or bene, la regina ha partorito non solo un primo figlio, ma dopo due anni un altro, ed il signor di Coligny è stato ammazzato.
«Sì, disse Mazzarino, ma il Coadiutore non è per anche cardinale.
«No, monsignore, però lo sarà».
Mazzarino fece una boccaccia che significava: «Non ha ancora il cappello».
Indi aggiunse:
«Sicchè, mio caro, la vostra opinione è che Beaufort debba scappare?
«È tanto la mia opinione, che se Vostra Eccellenza mi offerisse adesso il posto del signor di Chavigny, vale a dire quello di governatore del castello di Vincennes, io non lo accetterei. Oh! all’indomani dalla Pentecoste sarebbe un’altra faccenda».
Nulla v’è che convinca meglio di un’intima convinzione: questa influisce persino sugl’increduli, e Mazzarino, lungi da esser tale, era superstizioso. Quindi si ritirò pensieroso.
«Spilorcio! fece la guardia che teneva il gomito posato al muro, finge di non aver fede nel vostro mago, Saint-Laurent, per non avere da darvi un soldo, ma appena sia nel suo appartamento si approfitterà del vostro presagio».
Infatti, Mazzarino, invece di continuare a camminare verso la camera della regina, entrò nel proprio gabinetto, e chiamato Bernouin, ordinò che all’indomani all’alba si andasse a cercare il birro che aveva messo appresso al signor di Beaufort, e si venisse a destar lui appena quegli capitasse.
Il soldato senza immaginarselo aveva toccato col dito la piaga più aperta del ministro. Da cinque anni che Beaufort era in carcere non passava giorno in cui Mazzarino non pensasse che in un momento o nell’altro ei ne uscirebbe. Non si poteva tenere tutta la vita prigioniero un nepote di Enrico IV, in ispecie quando questo nepote di Enrico aveva appena trent’anni. Ma in qualunque maniera se ne traesse fuori, quant’odio doveva nella sua carcerazione aver raccolto nel petto contro quello a cui egli era debitore della medesima! che lo aveva preso, ricco, valoroso, glorioso, caro alle donne, temuto dagli uomini, per togliere alla sua vita gli anni più belli, imperocchè non è esistere il vivere in prigione! Intanto Mazzarino accresceva la sua sorveglianza contro a de Beaufort. Soltanto egli era simile all’avaro della favola, il quale non potea dormire accanto al suo tesoro. Spesse fiate di notte si destava trasalendo e sognandosi che alcuno gli avesse rubato il Beaufort. E allora ricercava di lui, e ad ogni informazione che prendeva aveva il dispiacere di sentire che il detenuto giuocava, beveva e cantava a più non posso, ma giuocando, cantando e bevendo, sospendeva queste sue operazioni per giurare che Mazzarino gli pagherebbe a caro prezzo i divertimenti cui l’obbligava a procurarsi a Vincennes.
Codesta idea diede grande molestia al ministro durante i suoi sonni, talchè alla mattina alle sette, quando Bernouin entrò in camera per isvegliarlo, furono le prime sue parole:
«Ebbene, che c’è? Beaufort è forse scappato da Vincennes?
«Non crederei, monsignore; rispose Bernouin costante nella sua calma officiale, ma in ogni caso ora ne avrete le nuove, giacchè il birro la Ramée mandato a chiamare a Vincennes è di là ad aspettar gli ordini di Vostra Eccellenza.
«Aprite qui, e fatelo passare, fece Mazzarino, accomodandosi i guanciali in modo da poter riceverlo stando seduto sul letto».
Entrò l’uffiziale. Era un uomo grande e grosso, paffuto e di buona cera. Aveva un’aria di tranquillità, che inquietò il ministro.
«Quel briccone mi pare un imbecille, questi borbottò».
L’altro rimaneva in piedi accanto all’uscio.
«Venite qua, disse Mazzarino».
Ed il birro obbedì.
«Sapete quel che qui si dice? fece il ministro.
«No, Eccellenza.
«Che il signor di Beaufort fuggirà da Vincennes, se non lo ha digià fatto».
Sul viso dell’agente si vide grande stupore. Aprì esso ad un tempo e i piccoli occhi e la larga bocca per godersi meglio la facezia che l’Eccellenza gli faceva l’onore d’indirizzargli; poi non potendo più mantenersi serio a tale supposizione, diede in uno scroscio di risa, ma sì forte che dall’ilarità gli si scuotevano tutte le membra come per effetto di febbre.
A Mazzarino fu grato quello sfogo, poco però rispettoso; non cessò peraltro di conservare il suo più grave aspetto.
La Ramée, quando ebbe riso ben bene, e si fu asciugati gli occhi, reputò al fine opportuno di parlare e scusare la sconvenienza di cotanto suo brio.
«Fuggire, monsignore! fuggire? egli disse, ma dunque, Vostra Eccellenza non sa dove è il signor di Beaufort.
«Signor sì, so ch’è nella torre di Vincennes.
«Sì, Eccellenza: in una stanza dove le mura sono grosse di sei piedi francesi, e le finestre con inferriate a graticola, di che ogni ferro è grosso quanto il mio braccio.
«Eh! fece Mazzarino con la pazienza si forano i muri, con una molla da oriuolo si sega una spranga.
«Ma allora Vostra Eccellenza non sa che ha presso di sè otto guardie, quattro nell’anticamera e quattro in camera, e queste non lo lasciano mai?
«Egli però esce dalla sua stanza, giuoca alla palla e al pallamaglio.
«Sono i divertimenti permessi ai prigionieri; pure se Vostra Eccellenza vuole, gli si leveranno.
«No no (rispose il Mazzarino il quale temeva che privandolo di quei piaceri, il detenuto uscisse di Vincennes, quando mai ciò accadesse, più esacerbato contro di lui) domando soltanto con chi giuoca.
«Monsignore, con l’uffiziale di guardia, o con me, o cogli altri prigionieri.
«Ma allora non si avvicina alle muraglie?
«E le muraglie, dunque Vostra Eccellenza non le conosce? sono alte sessanta piedi, e non credo che il signor di Beaufort sia ancora tanto stanco di vivere da arrischiarsi a rompersi il collo saltando di lassù.
«Uhm! fece il ministro che cominciava ad acquietarsi, sicchè voi dite, caro la Ramée....
«Che a meno che il Beaufort trovi modo di diventare un uccellino, io garantisco per lui.
«Badate! vi avanzate di molto. Beaufort disse alle guardie le quali lo conducevano a Vincennes che spesso aveva pensato al caso di essere carcerato, e per quel caso avea raccapezzate quaranta maniere di scappare.
«Monsignore, date retta a me, se fra le quaranta maniere ve ne fosse stata una buona, egli sarebbe fuori da un bel pezzo.
«Via via, non è tanto sciocco come mi figuravo, mormorò il ministro.
«E poi, Vostra Eccellenza si dimentica che il signor di Chavigny è governatore di Vincennes, e che non è punto amico del signor di Beaufort.
«Sì, ma Chavigny si assenta qualche volta.
«Quando si assenta ci son io.
«Ma quando voi vi assentate?
«Quando mi assento ho in mia vece un tocco d’uomo che aspira a diventar birro di Sua Maestà, e che ve lo accerto, monsignore, gli fa buonissima guardia. Da tre settimane l’ho al mio servizio, e non ho da rimproverargli se non una cosa: di esser troppo duro per il detenuto.
«E chi è quel cerbero?
«Un certo signor Grimaud.
«E che faceva innanzi di stare presso di voi a Vincennes?
«Era in provincia, secondo mi disse quello che me lo raccomandò; v’ebbe non so quale affaraccio a motivo della sua testa calda, e credo non gl’increscerebbe di trovare la sua impunità sotto l’uniforme del re.
«Chi ve lo ha raccomandato?
«Il maggiordomo del signor duca di Grammont.
«Allora, a parer vostro, v’è da fidarsene?
«Quanto di me stesso, monsignore.
«Non è un ciarlone?
«Gesù mio! per molto tempo ebbi idea che fosse mutolo; non parla, e non risponde che a forza di cenni: pare che il suo antico padrone lo abbia avvezzato così.
«Or bene, mio caro La Ramée, ditegli che se ci fa buona e fedel guardia, si chiuderà un occhio sulle sue imprudenze di provincia, gli si metterà addosso un’uniforme che lo faccia rispettare, e nelle saccoccie di questa alcune doppie per bere alla salute del re».
Mazzarino era largo di promesse; era tutto al contrario del bravo Grimaud, tanto vantato da La Ramée, che parlava poco ed agiva molto.
Il ministro fece a La Ramée una quantità di altre domande sopra al prigioniero, ed al modo in cui esso era stato alloggiato e cibato, ed alle quali costui rispose in guisa sì soddisfacente, ch’egli lo licenziò quasi tranquillo.
Poi essendo le nove ore, si alzò, si profumò, si vestì e passò dalla regina a darle parte dei motivi che lo avevano trattenuto nel proprio appartamento.
La regina che temeva di Beaufort quanto ne temeva il ministro, ed era superstiziosa poco meno di lui, gli fe’ ripetere esattamente tutte le promesse del birro e gli elogi ch’esso prodigava al suo ajutante, e dopo che Mazzarino ebbe finito ella disse sotto voce:
«Ahimè! avessimo un Grimaud al fianco ad ogni principe!
«Pazienza! fece Mazzarino col suo sorrisetto all’italiana, forse un giorno ci si verrà, ma frattanto....
«Frattanto?
«Io voglio prendere le mie precauzioni, ribattè il ministro».
Dietro di che scrisse a d’Artagnan di sollecitarsi a tornare.