D’Artagnan riscosse a Blois la somma che Mazzarino, bramoso di riaverlo presso di sè, si era deciso a dargli pe’ suoi futuri servigi.
Da Blois a Parigi v’erano quattro giornate di cammino per un cavalcante ordinario. Al terzo giorno verso le ore quattro pomeridiane d’Artagnan giunse alla barriera di S. Dionigi. Noi già vedemmo come Athos, partito tre ore dopo di lui, v’era arrivato ventiquattr’ore innanzi.
Planchet aveva perduto l’uso di quelle passeggiate forzate; d’Artagnan lo rimproverò della sua inerzia.
«Eh signor mio! quaranta leghe in tre giorni.... e’ mi pare un bel fare per un venditore di confetti!
«Sei realmente diventato mercante, Planchet? e adesso che ci siamo ritrovati, ti proponi sul serio di vegetare nella tua botteguccia?
«Oh! in verità, voi solo siete nato per la vita attiva. Guardate un po’ il signor Athos, chi direbbe che fosse l’azzardoso cercatore di avventure già da noi conosciuto? vive oggidì da signorone campagnuolo, da fattore gentiluomo.... Sentite veh! non v’è di meglio che un’esistenza quieta.
«Ipocrita! disse d’Artagnan, ben si vede che ti avvicini a Parigi, e che a Parigi v’è una corda e una forca che ti aspettano!»
Mentre così conversavano, i due viaggiatori giunsero alla barriera. Planchet si calava giù il cappello pensando che passerebbe da strade dov’era molto conosciuto, e d’Artagnan si arricciava i baffi rammentandosi che Porthos doveva attenderlo in via Tiquetonne, e ruminava il modo di fargli dimenticare la sua signoria di Bracieux e le omeriche cucine di Pierrefonds.
Voltato il canto della strada Montmartre vide, ad una finestra dell’albergo del Granchio, Porthos vestito con uno splendido giubbetto celeste tutto ricamato d’argento, che sbadigliava in maniera da sganasciarsi, a segno che i viandanti contemplavano con una certa ammirazione rispettosa quel signorone così bello e ricco, il quale sembrava tanto infastidito della sua grandezza e opulenza.
Ed appena che d’Artagnan e Planchet girarono da quell’angolo, Porthos gli ebbe ravvisati ed esclamò:
«D’Artagnan! sia ringraziato Iddio! siete voi?
«Buon dì! buon dì, caro amico!» rispose il tenente dei moschettieri.
In breve si radunò un mucchio di scioperati attorno ai cavalli che già i camerieri dell’albergo tenevano per la briglia, ed ai gentiluomini che si parlavano di su a giù; ma un brutto cipiglio di d’Artagnan e due o tre tristi gesti di Planchet benissimo compresi diradarono la folla che tanto più si era accresciuta quanto meno sapeva ella stessa perchè là raccoglievasi.
Porthos era digià sceso al portone della locanda.
«Ah! mio caro, egli disse, come stanno male qui i miei cavalli!
«Davvero? fece d’Artagnan, me ne duole assai per quei nobili animali.
«Anch’io stavo maluccio, seguitò Porthos tentennandosi col suo solito aspetto d’uomo contento di sè, e se non fosse la locandiera, ch’è graziosetta e regge gli scherzi, avrei cercato altro alloggio».
La bella Maddalena, che durante il dialogo si era avvicinata, diventò pallida come una morta e mosse un passo indietro udendo le parole di Porthos, giacchè temè si rinnovasse la scena dello Svizzero; ma con suo grande stupore d’Artagnan non si accigliò, ed anzi sorridendo rispose all’amico:
«Sì, sì, capisco, l’aria della via Tiquetonne non è pari a quella della valle di Pierrefonds; ma non dubitate, io ve ne farò prendere una migliore.
«E quando?
«Oh! prestissimo, io spero.
«Ah, meglio così!»
All’esclamazione di Porthos succedè un gemito lungo e sommesso che si partiva dall’angolo di una porta. D’Artagnan ch’era appunto smontato vide comparire l’enorme pancia di Mousqueton, dalla mesta bocca del quale uscivano dolorosi lamenti.
«E voi pure, povero signor Mouston, vi trovate scomodo in questo meschino albergo? domandò d’Artagnan con un tuono comico che poteva essere tanto di compassione come di dileggio.
«Trova pessima la cucina, rispose Porthos.
«E perchè non la fa egli da sè come a Chantilly?
«Oh, signore! replicò Mousqueton, qui non avevo come laggiù i paduli del signor principe dove pescare i bei carpioni, e le macchie di Sua Altezza per pigliarvi le ottime pernici; la cantina poi l’ho visitata minutamente, e in verità è cosa di poco.
«Messer Mouston, ribattè d’Artagnan, in coscienza vi compiangerei, se nel momento non avessi a far cose di maggior premura».
E preso in disparte Porthos, continuò:
«Mio caro du Vallon, siete bell’e vestito, e si combina a proposito, mentre vi conduco subito dal ministro.
«Veh! propriamente?
«Sì, amico mio.
«Una presentazione!
«E che, vi fa paura?
«No, ma mi agita.
«State quieto; non avete più che fare con l’altro ministro, e questo non vi opprimerà colla sua maestosità.
«Non importa.... capite d’Artagnan, la corte!
«Eh! non vi è più corte.
«La regina!
«Ero là per dire: non c’è più regina.... ma no no, non dubitate non la vedremo.
«E dite che si va sul momento al palazzo reale?
«Sul momento. Soltanto per non tardare, vi tolgo a prestito uno de’ vostri cavalli.
«Servitevi: son tutti e quattro a vostra disposizione.
«Oh! uno mi basta per adesso.
«Non verranno con noi i nostri domestici?
«Sì; prendete Mousqueton, non vi sarà male. Planchet ha delle ragioni per non recarsi alla corte.
«È perchè?
«Eh! sta poco bene con Sua Eccellenza.
«Mouston, ordinò Porthos, mettete la sella a Vulcano e a Bojardo.
«Ed io, signore, ho da pigliare Rustaud?
«No, un altro di lusso, o Febo o Superbo, si va in cerimonia.
«Ah! respirò Mousqueton, non si tratta che di una visita?
«Sì, Mouston, questo solo.... non ostante, ad ogni evento, ponete nelle tasche le pistole; troverete sulla mia sella le mie belle e cariche».
Mouston diede un sospiro, capiva poco le visite di cerimonia con armi addosso da capo a piedi.
«Realmente, soggiunse Porthos guardando con compiacenza allontanarsi il famiglio, avete ragione d’Artagnan, Mouston ci batterà; fa un’ottima figura».
Il tenente sorrise.
«E voi, domandò Porthos, non vi vestite meglio?
«No, resto come sono.
«Ma siete molle di sudore e carico di polvere, e avete il fango agli stivali.
«Lo stato da viaggio mostrerà la mia premura di correre ai comandi del ministro».
Tornò Mousqueton coi tre palafreni. D’Artagnan si rimise in sella come se fosse in riposo da una settimana.
«Oh! disse a Planchet, la mia spada lunga.
«Io, disse Porthos, facendo vedere una piccola spada con l’impugnatura indorata, io ho la mia da corte.
«Prendete la grande, amico mio.
«E perchè?
«Non so, ma fate a mio modo.
«Ehi Mouston! la grande, ordinò Porthos.
«Ma signore! fece questi, codesto è un apparecchio da guerra! dunque si va a far campagna? Allora ditemelo subito, e piglierò le mie precauzioni secondo la circostanza.
«Lo sapete pure, gli rispose d’Artagnan, con noi altri le precauzioni sono sempre buone. O non avete gran memoria, o vi siete scordato che non siamo soliti passar le nottate tra feste da ballo e serenate.
«Ohimè, gli è vero, disse Mousqueton armandosi benissimo, ma lo avevo dimenticato».
Partirono velocemente, ed arrivarono al palazzo verso le sette ore e un quarto. Nelle strade era gran folla, essendo il giorno della Pentecoste, e si osservava con meraviglia passare quei due cavalieri, che uno sembrava fresco uscito da uno scatolino, e l’altro sì polveroso che potevasi credere proveniente da un campo di battaglia.
Anche Mousqueton richiamava gli sguardi degli scioperati, e siccome il romanzo di Don Chisciotte era allora nella massima sua voga, alcuni dicevano esser quegli Sancio, il quale perduto un padrone ne aveva ritrovati due.
Entrato nell’anticamera d’Artagnan si vide fra’ conoscenti. V’erano dei moschettieri della sua compagnia che precisamente erano di guardia. Fece chiamare l’usciere, e gli mostrò la lettera del ministro che gl’ingiungeva di ritornare senza perdita di un minuto secondo. L’usciere s’inchinò e passò da Sua Eccellenza.
D’Artagnan si volse a Porthos, e gli parve osservare che lo agitasse un lieve tremore. Laonde, accostatosi, gli disse all’orecchio:
«Coraggio, mio prode amico! non vi sgomentate: state su di me, l’occhio dell’aquila è chiuso, e non abbiamo più da fare che con un semplice avvoltojo. Tenetevi ritto e impettito come nel giorno del bastione di S. Gervasio, e non v’inchinate di troppo a quell’italiano, chè ne avrebbe mal concetto di voi.
«Bene, bene! rispose Porthos».
Ricomparve l’usciere.
«Entrate, signori, egli disse, Sua Eccellenza vi aspetta».
Di fatti Mazzarino era seduto nel suo gabinetto, affaticato a cancellare più nomi che potesse da una nota di pensioni e benefizj. Vide con la coda dell’occhio entrare d’Artagnan e Porthos, e quantunque si fosse consolato all’annunzio del messo, non figurò di cambiarsi minimamente.
«Ah! siete voi, signor tenente? disse, avete fatto alla lesta, ottimamente! siate il ben venuto.
«Grazie, monsignore; eccomi ai comandi di Vostra Eccellenza, ugualmente che il signor du Vallon, quello fra i miei antichi amici che celava la sua nobiltà sotto il nome di Porthos».
Porthos riverì il ministro.
«Bellissimo cavaliero! fece Mazzarino».
Porthos girò la testa a mano diritta e sinistra, e fece moti di spalle pieni di dignità.
«La migliore spada del regno, disse d’Artagnan, e lo sanno molti che nol dicono e che non possono dirlo».
Porthos salutò d’Artagnan.
Mazzarino aveva forse tanto genio per i bei soldati quanto n’ebbe in appresso Federico di Prussia. Si applicò ad ammirare le mani nerborute, le ampie spalle e l’occhio fisso di Porthos. Gli parve avere dinanzi la salvezza del suo ministero e del regno tagliata in carne e in ossa. E questo gli ricordò come l’antica associazione dei moschettieri si formava di quattro individui.
«E gli altri due vostri amici?» domandò Mazzarino.
Porthos apriva bocca credendo fosse momento da dire il fatto suo. D’Artagnan gli ammiccò un pocolino coll’occhio.
«Gli altri nostri amici per ora sono impediti; ci raggiungeranno dipoi».
Mazzarino ebbe un tantino di tosse.
«E il signore, più libero di loro, seguitò, tornerà volentieri al servizio?
«Sì, Eccellenza, e soltanto per zelo, giacchè il signor di Bracieux è ricco.
«Ricco? fece Mazzarino, a cui quel vocabolo per vero privilegio inspirava per solito somma considerazione.
«Cinquantamila lire di rendita», ribattè Porthos.
Erano le prime parole che avesse pronunziate.
«Soltanto per zelo? ripetè il ministro col suo scaltro sorrisetto.
«Dunque Vostra Eccellenza non crede in quella parola? chiese d’Artagnan.
«E voi, signor Guascone? fece Mazzarino appoggiando ambe le gomita sullo scrittojo, ed il mento sulle due mani.
«Io, disse d’Artagnan, credo in codesta specie di devozione come in un nome che dev’essere accompagnato da un casato appartenente a qualche tenuta. Certo, si è per naturale più o meno devoti, ma bisogna che in fondo a tal divozione vi sia poi qualche cosa.
«E, per esempio, in fondo alla sua che bramerebbe il vostro amico?
«Monsignore, egli ha tre tenute magnifiche: quella del Vallon, a Corbeil; quella di Bracieux nel Soissonese, e quella di Pierrefonds nel Valois.... E desidererebbe che di una di esse si facesse una baronìa.
«Non v’è altro che questo? rispose Mazzarino a cui brillavano di allegrezza le pupille nel vedere che potrebbe premiare le premure di Porthos senza por mano alla borsa, non vi è altro? Si potrà combinare.
«Sarò barone! esclamò Porthos muovendo un passo avanti.
«Ve lo avevo detto, ripigliò d’Artagnan trattenendolo con una mano, e monsignore ve lo ripete.
«E voi, d’Artagnan, che bramate?
«Eccellenza, saranno per lo meno venti anni a settembre che il signor ministro di Richelieu mi fece tenente.
«Sì; e vorreste che il ministro Mazzarino vi facesse capitano?»
D’Artagnan fece una riverenza.
«Ebbene, tutto questo non è già impossibile. Si vedrà, signori miei, si vedrà.... E adesso, signor du Vallon, qual servizio preferite? di città, di campagna?»
Porthos schiuse le labbra per rispondere.
«Monsignore, disse d’Artagnan, il signor du Vallon è come son io, gli piace il servizio straordinario, cioè le imprese che vengono reputate stolte e impossibili».
La frase di Guascone non dispiacque al Mazzarino, il quale si diede a riflettere.
«Bensì vi confesso che vi avevo fatto venire per darvi un impiego.... ho certi motivi d’inquietudini.... Eh! che roba è questa?»
Si udiva grande strepito nell’anticamera, e quasi nello stesso tempo fu aperto l’usciale del gabinetto ed entrò in fretta un uomo tutto polveroso gridando:
«Il signor ministro? dov’è il signor ministro?»
Mazzarino si pensò che volessero assassinarlo, e indietreggiò traendo seco la sua poltrona. D’Artagnan e Porthos eseguirono un movimento che li situò tra lui e il sopraggiunto.
«Ehi, gridò il ministro, che c’è egli, perchè entriate qui come si farebbe al mercato?
«Monsignore, rispose l’ufficiale a cui era diretto il rimbrotto, due paroline sole, ma vorrei dirvele presto e segretamente. Io sono de Poins, ufficiale delle guardie di servizio alla torre di Vincennes».
Colui era tanto pallido e sbigottito, che Mazzarino, persuaso dover egli essere latore d’importante notizia, accennò a d’Artagnan e a Porthos di dar posto al messaggiero.
E quelli si ritirarono in un canto del gabinetto.
«Parlate, e subito! fece il ministro, che v’è egli?
«V’è, che il signor di Beaufort è scappato dalla prigione di Vincennes».
Il Mazzarino cacciò un urlo, e diventò più smorto in viso di quello che gli recava la nuova. Ricascò sul seggiolone quasi annichilito.
«Scappato! esclamò, scappato di Beaufort!
«Eccellenza, l’ho veduto fuggire di su dalla terrazza.
«E non gli avete fatto sparare addosso?
«Era fuori di tiro.
«Ma il signor di Chavigny che cosa faceva?
«Era assente.
«Ma la Ramée?
«Si è trovato legato in camera del prigioniero, con la sbarra in bocca e uno stiletto accanto.
«E l’uomo che gli si era posto appresso per ajuto?
«Complice del duca, e fuggito con lui.»
Mazzarino diè fuori un gemito doloroso.
«Eccellenza.... disse d’Artagnan appressandosi.
«Che c’è?
«Mi pare, monsignore, che perdiate un tempo prezioso.
«In che modo?
«Se l’Eccellenza Vostra ordinasse di correre dietro al prigioniere, forse vi sarebbe ancor da raggiungerlo. La Francia è grande, e la frontiera più prossima è distante di qua sessanta leghe.
«E chi gli andrebbe appresso? gridò Mazzarino.
«Io, cospettaccio!
«E lo arrestereste?
«Perchè no?
«Come! il duca di Beaufort, armato da battaglia?
«Monsignore, se mi comandaste di arrestare il diavolo, lo piglierei per le corna e ve lo porterei.
«Anch’io, confermò Porthos.
«Anco voi? domandò Mazzarino considerando attonito quei due; ma il duca non si arrenderà senza accanito combattimento.
«Or bene! replicò d’Artagnan a cui prendevano fuoco gli occhi, battaglia! da lunga pezza non ci siamo battuti, non è così, Porthos?
«Battaglia! ripetè Porthos.
«E credete di arrivarlo?
«Di certo, se siamo in miglior equipaggio di lui.
«Dunque pigliate quante guardie trovate qui, e correte.
«Tale è il vostro ordine, monsignore?
«E ve lo firmo», rispose Mazzarino.
E tolto un foglio vi scrisse alcuni versi.
«Eccellenza, aggiungete costà, che potremo prender tutti i cavalli che incontriamo per istrada.
«Sicuramente!... servizio regio.... prendete e trottate!
«Ottimamente!
«Signor du Vallon, seguitò il ministro, la vostra baronia sia in groppa dietro al Beaufort; non v’è altro che agguantarla. A voi, mio caro d’Artagnan, nulla prometto, ma se lo riportate vivo o morto, chiederete quel che vi pare.
«A cavallo, Porthos! disse il tenente afferrata la mano all’amico.
«Eccomi», replicò Porthos col sublime suo sangue freddo.
E scesero la scala grande, seco traendo le guardie che scontravano per via, e gridando:
«A cavallo! a cavallo!»
Si trovarono riuniti circa dieci uomini.
D’Artagnan e Porthos saltarono uno su Vulcano e l’altro su Bojardo. Mousqueton si mise addosso a Febo.
«Seguitemi! urlò d’Artagnan.
«In cammino! strillò Porthos».
E cacciarono gli sproni ne’ fianchi ai loro nobili destrieri, i quali si partirono per la contrada di S. Onorato colla rapidità di un lampo.
«Ebbene, signor barone, diceva d’Artagnan, vi avevo promesso di porvi in esercizio; vedete che vi mantengo la parola.
«Sì, capitano», rispose Porthos.
Si volsero indietro. Mousqueton, più sudante che la bestia che cavalcava, stava a doverosa distanza. A tergo a lui galoppavano le dieci guardie.
I borghesi storditi comparivano sulla soglia delle case, e i cani istizziti correvano appresso ai cavalli abbajando.
Sul canto del cimitero S. Giovanni, d’Artagnan buttò in terra un uomo, ma era un avvenimento troppo piccolo per trattenere genti che avevano tanta fretta; sicchè la comitiva continuò pel suo viaggio come se i corsieri avessero avuto le ali.
Ahimè! avvenimenti piccoli non vi sono in questo mondo, e noi vedremo che quello fu in procinto di rovinare la monarchia.