«Ebbene! disse Porthos, seduto nel cortile dell’albergo del Granchio, a d’Artagnan che di mal umore, accigliato, tornava dal Palazzo Reale, vi ha ricevuto male, mio buon d’Artagnan?
«Oh sì, è assolutamente una brutta bestia, colui.... che mangiate costì, Porthos?
«Vedete, inzuppo un biscotto in un bicchiere di vin di Spagna: fate lo stesso anche voi.
«Dite benissimo. Gimblou, un bicchiere!»
Il cameriere chiamato con quel nome armonioso, recò ciò ch’eragli chiesto, e d’Artagnan si assise accanto all’amico.
«Come è andata?
«Eh! comprenderete che non v’erano due modi di dir le cose; sono entrato, mi ha guardato bieco, mi sono stretto nelle spalle, e gli ho detto: Monsignore, in conclusione non siamo stati noi i più forti.
«Sì, so tutto questo, ma raccontatemi i dettagli.
«Intendete, Porthos, che non potevo raccontare i dettagli senza nominare i nostri amici, e il nominarli era comprometterli.
«Per Diana!
— Monsignore, ho soggiunto, essi erano cinquanta, e noi due.
— Sì, mi ha risposto, ma ciò non toglie che si siano ricambiate delle pistolettate, per quanto ho inteso.
— Realmente sono state abbruciate alcune cariche di polvere e da una parte e dall’altra.
— E le spade han veduta la luce?
— Cioè le tenebre, Eccellenza.
— Ah ah! ha soggiunto il ministro, vi credevo Guascone, mio caro?
— Non son Guascone se non quando riesco.
— La mia replica gli è piaciuta, giacchè si è messo a ridere.
— Da questo imparerò, ha continuato, a far dare migliori cavalli alle mie guardie, mentre s’esse avessero potuto seguitarvi ed avessero fatto ciascuna quanto voi e il vostro amico, avreste mantenuta la vostra parola e condottolo a me morto o vivo.
«Eh! disse Porthos, mi pare che non vi sia male.
«No, ma tutto sta nella maniera di dirlo.... Non è da credere quanto vino prendono questi biscotti! sono assolutamente spugne. Gimblou, un’altra bottiglia».
Fu eseguito il comando con tal prontezza da provare l’alta considerazione di che godeva d’Artagnan nella locanda. Ed esso continuò:
«Mi ritiravo, ed egli mi chiamò indietro.
— Aveste tre cavalli fra morti e attrappati? mi domandò.
— Sì, monsignore.
— Quanto valevano?
«Eh! interruppe Porthos, mi sembra questa una buona idea.
— Mille doppie, io risposi.
«Mille doppie! fece Porthos.... è molto! e se s’intende di cavalli, deve aver tirato di prezzo.
«Ne aveva voglia, lo spilorcio, poichè ha fatto un balzo terribile e mi ha guardato fisso. Lo guardai io pure, e allora comprese tutto e pigliò da un armadio dei biglietti sulla banca di Lione.
«Per mille doppie?
«Appunto, l’usurajo! nemmeno una di più!
«E le avete?
«Eccole.
«Affè, trovo ch’è agire benissimo.
«Benissimo? con persone che non solo hanno arrischiata la vita, ma che gli hanno reso un gran servigio!
«E quale?
«Veh! per quanto pare gli ho ammazzato un consigliere del Parlamento.
«Come! quel piccolo uomo nero che gettaste in terra sull’angolo del cimitero San Giovanni?
«Precisamente. Ei gli dava gran fastidio; ma disgraziatamente non l’ho propriamente ucciso; sembra che abbia a guarire e tornare a dargli molestia.
«Oh vedete! disse Porthos, ed io sviai il mio corsiero che gli andava veramente addosso! Sarà per un’altra volta.
«Avaraccio! avrebbe dovuto pagarmi il consigliere.
«Eh! se non è ucciso affatto.
«Il signor di Richelieu avrebbe detto subito: cinquecento scudi per il consigliere.... Basta, non ne parliamo più. Quanto vi costano le vostre bestie, Porthos?
«Ah! se fosse qui il povero Mousqueton, ve lo direbbe a lira, soldo e danaro.
«Non serve! all’incirca?
«Vulcano e Bajardo mi costavano intorno a duecento doppie per uno, e mettendo Febo a cento cinquanta siamo vicini al conto.
«Rimangono dunque quattrocento cinquanta, azzardò contentissimo d’Artagnan.
«Sì, ma vi sono i finimenti.
«Capperi! è vero.... e per quanto?
«Calcolando cento doppie di tutti e tre....
«Sia pure.... allora restano trecento cinquanta».
Porthos abbassò il capo in atto di adesione.
«Diamo le cinquanta alla locandiera per tutta la nostra spesa, propose d’Artagnan, e dividiamoci le altre trecento.
«Dividiamocele, approvò Porthos.
«Meschino negozio! borbottò d’Artagnan riponendo i biglietti.
«Uh tant’è, disse Porthos, ma ditemi....
«Che?
«Non vi parlò in alcun modo di me?
«Ah sì! esclamò d’Artagnan, perocchè temeva di scoraggire il camerata manifestandogli che il ministro non gli aveva aperto bocca su di lui, sì, mi ha detto....
«Che cosa?
«Aspettate.... mi preme ricordarmi le sue proprie parole: ha detto.... In quanto al vostro amico, annunziategli che può dormire su due guanciali.
«Bene! osservò Porthos, prova chiarissima che ha sempre idea di farmi barone».
Nel momento suonarono nove ore alla chiesa vicina. D’Artagnan si scosse.
«Ah! è vero, fece Porthos, ecco che suonano le nove, e alle dieci, come vi rammentate, abbiamo appuntamento alla Piazza Reale.
«Ah tacete! gridò d’Artagnan con impazienza, non mi ricordate codesto; è ciò che da jeri mi tiene di mal umore. Non ci andrò.
«E perchè?
«Perchè mi è doloroso il rivedere quei due uomini che fecero andare a vuoto la nostra impresa.
«Eppure, ribattè Porthos, nè uno nè l’altro ne hanno avuto il vantaggio. Io aveva ancora una pistola carica, e voi eravate l’uno in faccia all’altro con la spada in mano.
«Sì, rispose d’Artagnan, però se in quel convegno è celata qualche cosa?
«Ah! voi non lo credete, disse Porthos».
Ed aveva ragione: d’Artagnan non supponeva Athos capace d’impiegare l’astuzia, ma cercava un pretesto per non recarsi all’appuntamento.
«Bisogna andarvi, continuò l’altero signor di Bracieux; si penserebbero che avessimo avuto paura.... Eh! mio caro, abbiamo affrontati cinquanta nemici su la strada maestra; affronteremo pure due amici sulla Piazza Reale.
«Sì, sì, replicò d’Artagnan, lo so; ma hanno abbracciato il partito dei principi senza prevenircene; ma Athos ed Aramis hanno fatto meco un giuoco che mi spaventa. Jeri scoprimmo la verità. A che giova andar oggi a saper qualche altra cosa!
«Realmente siete in diffidenza? domandò Porthos.
«Di Aramis sì, dacchè è abate. Non potete figurarvi com’è diventato; egli par che siamo contrarj al suo avanzamento, e forse non gli increscerebbe di levarci di mezzo.
«Ah! per Aramis è tutt’altro, confermò Porthos, e non mi sorprenderebbe.
«Il signor di Beaufort può tentare alla sua volta di far arrestar noi.
«Oibò! subito che ci aveva nelle mani e ci ha lasciati liberi! E poi mettiamoci in guardia, e conduciamo Planchet colla sua carabina.
«Planchet è della Fronda.
«Maledette le guerre civili! non si può più far conto nè su gli amici nè su’ propri servi. Ah! se fosse qua il misero Mousqueton! Quegli non mi abbandonerà mai!
«Finchè sarete ricco! eh! non sono le guerre civili che ci disuniscono; è che non abbiamo più venti anni ciascuno, è che i leali impulsi della gioventù sono spariti per dar luogo al mormorio degli interessi, al soffio delle ambizioni, ai consigli dell’egoismo. Sì, avete ragione, Porthos: andiamoci, ma ben armati. Se no, direbbero che abbiam timore. Olà, Planchet!»
Planchet accorse alla chiamata di d’Artagnan.
«Fate porre la sella ai cavalli, e pigliate la vostra carabina.
«Ma, signore, prima di tutto, contro a chi si va?
«Non si va contro ad alcuno, disse d’Artagnan, è una semplice misura di precauzione per il caso che fossimo assaliti.
«Sapete, signore, ch’è stato tentato di uccidere il consigliere Broussel, il padre del popolo?
«Eh! davvero?
«Sì, ma è stato ben vendicato, poichè il popolo lo ha riportato a casa a braccia. Da jeri in qua la sua abitazione è sempre piena. Ha ricevuto visita dal coadjutore, dal signor di Longueville e dal principe di Conti. Le signore di Chevreuse e di Vendome si son fatte dare in nota alla porta, e adesso quando vorrà....
«Ebbene, quando vorrà?...»
Planchet si diede a cantarellare:
Un vent de Fronde
S’est levé ce matin;
Je crois qu’il gronde
Contre le Mazarin.
Un vent de fronde
S’est levé ce matin.
«Non mi sorprende più, osservò sotto voce d’Artagnan a Porthos, che il Mazzarino avesse avuto più caro ch’io avessi distrutto affatto il suo consigliere.
«Comprendete dunque, soggiunse Planchet, che se mi ordinate di pigliare la mia carabina per qualche intrapresa simile a quella tramata contro il signor Broussel....
«No, no, sta quieto.... Ma da chi avesti tutti questi dettagli?
«Oh da fonte buona! gli ho avuti da Friquet.
«Da Friquet? fece d’Artagnan, codesto nome mi è noto.
«È il figliuolo della serva del signor Broussel, un certo tomo che, vi assicuro, in una sommossa non rimarrà indietro.
«Non è egli cantore a Nostra Signora?
«Sì, appunto: è protetto da Bazin.
«Ah! lo so.... e poi cameriere all’osteria della Calanda?
«Precisamente.
«Che v’interessa di quel ragazzaccio? domandò Porthos.
«Eh! mi ha dato digià de’ buoni schiarimenti, e all’occorrenza potrebbe somministrarmene degli altri.
«A voi, che foste vicino ad ammazzare il suo padrone?
«E chi glie lo dirà?
«È vero».
Nel momento stesso entravano in Parigi Athos ed Aramis dal sobborgo sant’Antonio. Si erano rinfrescati per la strada, e si affrettavano onde non mancare al convegno. Li accompagnava il solo Bazin. Grimaud, conforme ci rammentiamo, era restato per assistere Mousqueton, e doveva raggiungere direttamente il giovine visconte di Bragelonne che si recava all’armata di Fiandra.
«Adesso, disse Athos, ci conviene entrare in qualche albergo per vestirci da città, posare le pistole e le spade, e disarmare il nostro servo.
«Nulla, nulla, caro conte, ed in questo mi permetterete, non solo di non essere del vostro parere, ma anche di procurare di condurvi al mio.
«E perchè?
«Perchè andiamo ad un convegno di guerra.
«Aramis, che volete mai dire?
«Che la Piazza Reale è un seguito della strada maestra del Vendomese e non altro.
«Come! i nostri amici?...
«Sono diventati i nostri nemici più pericolosi; Athos, credete a me; diffidiamo, e diffidate voi specialmente.
«Oh! mio caro d’Herblay!
«Chi vi dice che d’Artagnan non abbia gettata addosso a noi la sua sconfitta e prevenuto il ministro? chi vi dice che il ministro non profitti di questo appuntamento per farci arrestare?
«E che! v’immaginate che d’Artagnan e Porthos diano mano ad una tale iniquità?
«Tra amici, dite benissimo, sarebbe iniquità; fra nemici, ch’è astuzia».
Athos incrociate le braccia calò la testa sul petto.
«Che volete? seguitò Aramis, gli uomini son fatti così, e non son sempre in età di venti anni. Noi abbiamo offeso crudelmente, voi lo sapete, quell’amor proprio che guida ciecamente le azioni di d’Artagnan. Egli è stato vinto. Non lo udiste forse disperarsi sulla strada? In quanto a Porthos, la sua baronia dipendeva probabilmente dal di lui buon esito in questo affare. Ebbene! esso ha incontrati noi come intoppi, e neppur questa volta sarà barone. Chi vi assicura che la famosa Baronia non vada collegata col nostro abboccamento di stassera? Athos, prendiamo le nostre precauzioni.
«Ma se essi venissero senz’armi, Aramis, che vergogna per noi!
«Non dubitate, vi garantisco che ciò non succederà. D’altronde noi abbiamo una scusa: arriviamo da un viaggio, e siamo ribelli.
«Scuse! ci tocca prevedere il caso in cui avessimo bisogno di scuse dirimpetto a d’Artagnan, a Porthos! Oh, Aramis! (continuava Athos scuotendo mestamente il capo) sull’anima mia, voi mi rendete il più disgraziato di tutti gli uomini! togliete ogni dolce illusione ad un cuore che non era morto affatto all’amicizia! Ecco, preferirei, ve lo giuro, che uno me lo strappasse dal petto. Andateci come vi piace, io vi andrò inerme.
«Ed io non lascerò che veniate così. Non più un uomo, non più Athos, nemmeno più il conte di la Fère, tradireste con tal debolezza, ma un intero partito a cui appartenete e che conta su di voi.
«Sia fatto come voi dite» riprese Athos addolorato.
E proseguirono il loro cammino.
Appena arrivavano dalla via del Passo della Mula ai cancelli della piazza deserta, videro sotto l’arcata e sullo sbocco della contrada di santa Caterina tre uomini a cavallo.
Erano d’Artagnan e Porthos avvolti nei ferrajuoli, che tenevano in alto le spade, e dietro ad essi Planchet col moschetto sulla coscia.
Athos ed Aramis scesero da cavallo scorgendo d’Artagnan e Porthos. Questi fecero lo stesso. D’Artagnan osservò che i tre corsieri invece di esser retti da Bazin erano legati agli anelli del loggiato, e ordinò a Planchet di far come faceva Bazin.
Allora a due per due, seguiti dai rispettivi servi, si avanzarono, e salutaronsi scambievolmente con molta cortesia.
«Signori, dove gradite che discorriamo?» domandò Athos.
Egli si era accorto che parecchie persone si fermavano a guardarli come si trattasse di uno di quei famosi duelli tuttavia viventi nella memoria dei Parigini, e soprattutto di coloro che abitavano sulla Piazza Reale.
«Il cancello è chiuso, disse Aramis, ma se questi signori amano il fresco sotto gli alberi ed una solitudine inviolabile, piglierò la chiave al palazzo di Rohan e staremo egregiamente».
D’Artagnan cacciò lo sguardo fra l’oscurità della piazza, e Porthos arrischiò la testa fra due regoli per iscandagliare quelle tenebre.
«Se preferite un altro luogo, seguitò Athos con la sua maniera nobile e insinuante, scegliete pure.
«Io credo che codesto posto, qualora il signor d’Herblay possa procurarsene la chiave, sarà il migliore di ogni altro».
Aramis si discostò subito, avvertendo Athos di non restar solo così vicino a d’Artagnan e Porthos; ma quegli a cui veniva dato tal consiglio sorrise in atto sprezzante, e mosse un passo verso i suoi antichi amici.
Realmente Aramis era andato a bussare al palazzo di Rohan, e in breve ricomparve con un uomo che gli diceva:
«Me lo giurate, signore?
«A voi, fece Aramis dandogli un luigi.
«Ah! mio gentiluomo, non volete giurare? disse il custode di mal umore.
«E si può giurare di nulla?... vi asserisco soltanto che adesso quei signori sono amici nostri.
«Sì, certamente» confermarono freddamente Athos, d’Artagnan e Porthos.
D’Artagnan aveva udito il dialogo, e capito ogni cosa.
«Vedete? domandò a Porthos.
«Che ho da vedere?
«Che non ha voluto giurare.
«Giurare di che?
«Quell’uomo intendeva che Aramis gli giurasse che non andavamo sulla Piazza Reale per batterci.
«Ed egli vi si è ricusato?
«Sì.
«Dunque attenti!»
Athos non perdeva di vista i due interlocutori. Aramis aprì la porta e si trasse da parte acciò potessero entrare d’Artagnan e Porthos. Il primo di questi due nel passare impegnò la impugnatura della sua spada nei ferri del cancello, e fu costretto a disvolgersi dal ferrajuolo, lo che facendo, discoperse il calcio rilucente delle pistole su cui si rifletteva un raggio di luna.
«Vedete? disse Aramis, con una mano toccando Athos sulla spalla e con l’altra additandogli l’arsenale che portava d’Artagnan alla cintola.
«Ohimè, si!» rispose Athos con un sospiro.
E passò avanti per terzo. Aramis entrò ultimo, e si chiuse dietro il cancello. I due domestici rimasero fuori, ma quasi che essi pure diffidassero un dell’altro si trattennero a qualche distanza.