I nostri gentiluomini presero la strada della Piccardia, ad essi tanto nota e che ad Athos ed Aramis riproduceva alcune fra le più pittoresche rimembranze di loro gioventù.
«Se fosse con noi Mousqueton, disse Athos arrivando al luogo in cui aveano avuto contesa con varj selciatori, oh come raccapriccerebbe nel passar di qua! ve ne ricordate? qua gli venne quella palla famosa.
«Davvero, glielo menerei buono, fece Aramis, poichè mi sento imbrividire nel rammentarmene.... ecco, più là dell’albero un posticino ove credei di esser morto a dirittura».
Continuarono innanzi. In breve toccò a Grimaud a scendere col pensiero nella propria memoria. Giunto di faccia all’albergo in cui esso ed il suo padrone avevano fatta già tempo una sì enorme gozzoviglia, si accostò ad Athos, ed accennandoli lo spiraglio della cantina pronunziò.
«Salsicciotti!»
Athos si mise a ridere, e quella follia degli anni suoi giovanili gli sembrò divertevole come se taluno gliela narrasse avvenuta ad un altro.
Finalmente dopo due giorni e una notte arrivarono, verso sera e con bellissimo tempo, a Boulogne, città in allora poco men che deserta, costrutta affatto sull’altura; quella che chiamasi la città bassa non esisteva. Boulogne stava in una posizione formidabile.
Quando furono alle porte, di Winter disse:
«Signori, facciamo qui come a Parigi: separiamoci per evitare i sospetti; io ho una locanda poco frequentata, ma di cui il padrone è tutto dedito a me, ed io ci vado, perchè là devono aspettarmi delle lettere; voi, andate al primo albergo della città, per esempio alla Spada del grande Enrico; rinfrescatevi, e tra due ore trovatevi sullo scalo, vi sarà ad attenderci la nostra barca».
Così fu stabilito. Lord di Winter continuò lungo i bastioni esterni onde entrare da un’altra porta, mentre i due amici entrarono da quella davanti alla quale si trovavano. Dopo duecento passi s’imbatterono nella locanda indicata.
Fecero rinfrescare i cavalli, ma senza toglier loro la sella; i servi cenarono, giacchè cominciava ad esser tardi, ed i padroni, impazienti d’imbarcarsi diedero ad essi il convegno sullo scalo, con ordine di non barattar parole con chi si fosse. Ci s’intende che tale raccomandazione riguardava unicamente Blaisois; per Grimaud da gran tempo era superflua.
Athos ed Aramis scesero verso il porto.
Entrambi, per gli abiti polverosi che avevano addosso, e per quell’aria disinvolta che sempre fa riconoscere un uomo assuefatto a viaggiare, richiamarono l’attenzione di alcuni che erano colà a spasso.
Ed uno specialmente ne videro a cui il loro arrivo aveva prodotta una certa impressione. Quest’uomo, ch’essi erano stati i primi ad osservare pelle medesime cause che avevano fatto osservar loro dagli altri, andava su e giù malinconico; appena gli ebbe adocchiati non cessò più di esaminarli, e si mostrò bramosissimo di rivolger loro la parola.
Era giovane e pallido; aveva gli occhi di un color turchino tanto dubbio che pareva variassero come quelli della tigre secondo i colori che riflettevano; l’andatura, ancorchè lenta ed incerta, aveva un non so che d’ardito; era vestito di nero, e portava con molto garbo la spada.
Athos ed Aramis si fermarono a guardare una piccola lancia legata ad un piuolo e come apparecchiata per attender gente.
«Sarà la nostra, disse Athos.
«Sì, rispose Aramis, e lo sloop che si mette laggiù alla vela sembra sia quello che deve condurci al nostro destino... eh! almeno di Winter non si facesse aspettare! non è punto piacevole lo star qui, non passa neanche una donna.
«Zitto! fece Athos, v’è chi ci ascolta».
In fatti colui che accennammo, e che considerando attentamente i due compagni era passato più volte dietro ad essi, s’era fermato di botto udendo il nome di Winter; ma siccome non sembrava che questo nome avesse in lui prodotta emozione alcuna, poteva darsi che per caso soltanto ei sospendesse il suo cammino.
Però, salutando con somma civiltà, egli disse:
«Signori, compatite la mia curiosità, ma vedo che venite da Parigi, o che almeno qui in Boulogne siete forestieri.
«Veniamo da Parigi, signor sì; rispose Athos con uguale cortesia, che possiam fare per servirvi?
«Avreste la bontà di dirmi, continuò il giovanotto, s’è vero che il signor Mazzarino non sia più ministro?
«Singolare domanda! fece Aramis.
«Lo è, e non lo è, replicò Athos, cioè la metà della Francia lo scaccia, e dall’altra metà egli si fa sostenere a suon di raggiri e di promesse.... e può durare un pezzo a questo modo, secondo intenderete.
«Ma in somma, non è nè fuggito nè in carcere?
«Oh no.... almeno per il momento.
«Vi ringrazio della vostra compiacenza».
E quegli si allontanò.
«Che vi pare di questo interrogatore? disse Aramis ad Athos.
«Ch’è qualche provinciale annojato o pure una spia.
«E gli avete parlato così?
«Non avevo diritto di parlargli diversamente: usava meco ogni pulitezza, ed io l’ho usata con lui.
«Ma peraltro se fosse uno spione....
«Che vorreste che facesse? Non siamo più ai tempi di Richelieu, che al minimo sospetto faceva chiudere i porti.
«Non serve, avete fatto male a rispondergli in quella guisa, insistè Aramis seguitando a guardare il signorino che spariva a tergo alle dune.
«E voi, disse Athos, non pensate che avete commesso ben altra imprudenza, cioè di profferire il nome di lord di Winter; non riflettete che allora soltanto colui si è fermato?
«Ragione di più, quando vi ha discorso, d’invitarlo a tirare innanzi pel suo viaggio.
«Attaccar lite?....
«E da quando in qua vi mette paura una lite?
«Una disputa mi fa sempre paura, quando sono aspettato in qualche luogo e la disputa può impedirmi di andarvi. E poi volete che vi confessi una cosa? anch’io ero curioso di veder da vicino quel giovane.
«E perchè?
«Aramis, ora mi burlerete; direte che ripeto ognora lo stesso; mi chiamerete il più timoroso di tutti i visionarj....
«E poi?
«A chi vi pare ch’ei somigli?
«In bello o in brutto? fece ridendo Aramis.
«In brutto, e per quanto un uomo possa somigliare a una donna.
«Oh per Diana! esclamò Aramis, adesso mi ci fate pensare. No, per Diana! non siete visionario, e ora che ci rifletto, sì, sì, avete ragione; quel bocchino ritirato, quegli occhi che sembrano al comando della mente e non mai al comando del cuore.... è qualche bastardo di milady.
«Voi ridete, Aramis?
«Per abitudine e non altro, giacchè vi giuro che non avrei più genio di voi d’incontrarmi con quel serpentello!
«Ah! disse Athos, ecco di Winter.
«Bene; ora non mancherebbe che una cosa, che i nostri lacchè si facessero attendere.
«No no, li veggo.... vengono, sono dietro a milord di una ventina di passi. Riconosco Grimaud dalla testa dritta e le gambe lunghe, Tony porta le nostre carabine.
«Dunque c’imbarcheremo di notte? chiese Aramis dando un’occhiata verso ponente, ove il sole non lasciava più altro che un nuvolo indorato, il qual pareva a poco a poco si estinguesse tuffandosi in mare.
«Può essere di sì.
«Diamine! mi piace poco il mare di giorno, ma di notte anco meno; il rumore delle onde, lo strepito dei venti, il terribile moto del bastimento.... oh! confesso che preferisco il convento di Noisy».
Athos sorrise mestamente, perchè ascoltando Aramis pensava però a tutt’altro, e s’incamminò verso di Winter. Aramis gli andò appresso.
«Che cos’ha il nostro amico? disse quest’ultimo, somiglia ai dannati del Dante a cui Satanno ha dislogato il collo e che si guardano le calcagna. Che diavolo ha egli per guardarsi dietro a quel modo?»
Di Winter avendo visti i due compagni si sollecitò a venir loro incontro, ma con rapidità veramente sorprendente.
«Che avete, milord? domandò Athos, perchè così affannoso?...
«Nulla, nulla.... bensì, nel passare vicino alle dune mi è sembrato!...» rispose di Winter.
E si voltò di nuovo. Athos fissò in viso Aramis.
«Partiamo, continuò di Winter, il batello deve aspettarci, lo sloop è là all’áncora.... lo vedete? vorrei esservi di già sopra!»
E ritornava a girarsi.
«Ehi! fece Aramis, vi siete forse scordata qualche cosa?
«No no.... è un’idea....
«Lo ha visto, avvertì piano Athos ad Aramis».
Erano giunti alla scala che conduceva alla barca: di Winter fe’ scendere prima i domestici che recavano le armi e i facchini che portavano i bauli, e cominciò ad andar abbasso egli pure.
Nel momento Athos osservò un uomo che seguitava la riva del mare paralella allo scalo, e che correva, come per esser presente dall’altra parte del porto separata di appena venti passi, al loro imbarco.
Tra l’ombra che cominciava a calare credè di ravvisare il giovane che lo aveva interrogato.
«Oh oh! disse fra sè, fosse realmente una spia, e intendesse di opporsi alla nostra partenza?»
Ma siccome in caso che lo straniero avesse un tal progetto era digià un po’ tardi per eseguirlo, Athos scese anch’esso la scala, quantunque senza lasciar d’occhio il giovanotto.
Costui per finirla era comparso sopra una cateratta.
«Di certo è qui per noi, disse Athos; ma imbarchiamoci, e una volta che saremo in mare venga, venga!»
E saltò nel battello, il quale subito si partì spinto da quattro robusti remiganti.
Il forestiero però si diede a seguitare, o meglio a precedere la lancia. Questa doveva passare fra la punta dello scalo a cui sovrastava il fanale acceso appunto d’allora, ed uno scoglio ch’era da parte. Egli fu veduto da lontano salire sullo scoglio onde sovrastare alla lancia quando di là transitasse.
«Cospetto! disse Aramis ad Athos, quel ragazzo è assolutamente uno spione.
«Qual ragazzo? domandò di Winter volgendosi.
«Quello che ci ha seguitati, che ci ha parlato, e che ci fa la posta lassù. Guardatelo!»
Di Winter osservò nella direzione del dito di Aramis. Il fanale spandeva grandissimo chiarore sopra lo stretto per dove si doveva transitare e sulla roccia ove rimaneva il giovane, ritto, a testa scoperta e colle braccia incrociate.
«È desso! gridò di Winter afferrando Athos per un braccio, è desso! credevo pure di averlo ravvisato, non m’ingannavo.
«Chi mai? domandò Aramis.
«Il figlio di milady, rispose Athos.
«Il finto monaco! urlò Grimaud».
Il forestiero udì tali parole. Avreste detto volesse precipitarsi abbasso, tanto era venuto sulla punta della rupe e chino verso il mare.
«Sì, son io, mio zio, il figlio di milady; io monaco, io segretario e amico di Cromvello, e vi conosco voi ed i vostri compagni».
Nel battello erano tre uomini, valorosi al certo, e dei quali nessuno avrebbe osato porre in dubbio il coraggio; ebbene! a quella voce, a quell’accento, a quel gesto, si sentirono scorrere nelle vene un brivido di terrore.
A Grimaud si erano drizzati in testa i capelli, e dalla fronte gli colava il sudore.
«Ah! disse Aramis, è il nepote, è il finto frate, è il figliuol di milady, come dice da sè!
«Ohimè, sì! borbottò di Winter.
«Dunque aspettate».
Ed Aramis, col terribile sangue freddo che aveva nelle occasioni supreme, prese uno dei due moschetti che reggeva Tony, lo caricò, e pigliò di mira quell’uomo che stava in piedi sullo scoglio perseguitandolo con la mano e con lo sguardo come l’angiolo delle maledizioni.
«Fuoco!» gridò Grimaud fuori di sè.
Athos si slanciò sulla canna della carabina ad impedire la botta.
«Il diavolo vi porti! esclamò Aramis, l’avevo tanto bene messo a punto, gli avrei piantata la palla in mezzo al petto.
«Basta aver uccisa la madre, disse truce Athos.
«La madre era una scellerata che ci aveva colpiti in noi stessi o in quelli che ci erano cari.
«Sì, ma il figlio nulla ci fece».
Grimaud che si era sollevato alquanto per mirare l’effetto della botta, ricadde scoraggito battendo le mani.
Il giovinotto diede in uno scroscio di risa, ed urlò:
«Ah! siete voi, siete voi! ora vi riconosco».
Il suo riso stridulo e le parole sue minacciose passarono di sopra alla lancia trasportata dal vento, e andarono a perdersi nella profondità dell’orizzonte.
Aramis raccapricciò.
«Calma, calma! disse Athos, che diamine! non siamo più uomini?
«Noi, sì, riprese Aramis, ma egli è un demonio.... E a voi, domandate allo zio se avevo torto a volerlo sbarazzare di un simile nepote».
Di Winter non replicò che con un sospiro.
«Tutto sarebbe finito, continuò Aramis. Athos! io temo che colla vostra saviezza mi abbiate fatto fare una pazzia».
Athos prese per mano di Winter, e procurando disviare il discorso gli domandò:
«Quando approderemo in Inghilterra?»
Ma il gentiluomo non lo intese nè fece motto.
«Ecco, proseguì Aramis, forse sarebbe ancora tempo; guardate, è là nello stesso posto».
Athos si girò con dispiacere, l’aspetto di quel giovane eragli assai penoso.
Chè realmente egli rimaneva in piedi sullo scoglio, ed il faro gli mandava attorno come un’aureola di luce.
«Ma che fa egli a Boulogne? chiese Athos, il quale tutto senno, cercava di ogni cosa la causa e poco curava l’effetto.
«Mi seguitava, mi seguitava, disse di Winter che questa volta aveva udita la voce di Athos, voce che rispondeva ai suoi pensieri.
«Per ciò, amico mio, ribattè Athos, bisognava che sapesse la nostra partenza; e d’altronde, secondo tutte le probabilità, egli ci aveva anzi preceduti.
«Allora nulla comprendo, disse l’Inglese scuotendo la testa come uno che rifletta essere inutile contrastare contro una forza soprannaturale.
«Davvero, approvò Athos ad Aramis, credo di aver avuto torto non lasciandovi fare.
«Ah state zitto! borbottò questi, mi fareste piangere se potessi!»
Grimaud mandò fuori un brontolio che somigliava quasi ad un ruggito.
Nel momento li chiamò una voce dal naviglio. Il piloto seduto al timone le rispose, e il battello si accostò al bastimento.
In un attimo furono a bordo gentiluomini, servi e bagaglio. Il capitano non attendeva se non loro; e tosto ch’ebbero messo piede sul ponte si volse la prora in verso Hasting per dove era la destinazione.
Ed i tre amici, a lor malgrado, mandarono un ultimo sguardo dal lato dello scoglio, su cui tuttora appariva visibile l’ombra minacciosa.
E minacciosa fu pure una voce che giunse fino ad essi gridando:
«Signori, a rivederci in Inghilterra!»