LXV. D’Artagnan trova un progetto.

Athos conosceva d’Artagnan forse meglio che questi non conoscesse sè stesso. Sapeva che in una mente avventurosa come la sua basta lasciar cadere un pensiero, alla guisa medesima che in un terreno vigoroso e ubertoso basta lasciar cadere un grano. Non si era quindi curato che il Guascone si fosse stretto nelle spalle, ed aveva continuato a camminare favellandogli di Raolo, argomento che in un’altra circostanza, e noi ce ne ricordiamo, aveva ben anzi schivato.

A notte giunsero a Tyrsk. I quattro amici si mostrarono totalmente estranei e indifferenti alle misure di precauzione che si prendevano per assicurarsi della persona del re. Si ritirarono in una casa particolare, ed avendo da un momento all’altro da temere per sè stessi, si stabilirono in una sola stanza, riserbandosi la uscita per il caso di attacco. I servi furono distribuiti in varj luoghi. Grimaud si coricò sur un fascio di paglia traverso all’uscio.

D’Artagnan era pensieroso, ed a momenti pareva che avesse perduta la sua loquacità consueta. Non diceva una parola, e fischiava, andando dal letto alla finestra. Porthos, il quale non osservava altro mai che le cose esterne, gli discorreva secondo il consueto. D’Artagnan rispondeva con dei monosillabi. Athos ed Aramis si guatavano sorridendo.

La giornata era stata faticosa, eppure, tranne Porthos che aveva il sonno inflessibile quanto l’appetito, gli amici dormirono malamente.

Alla mattina dipoi, il primo in piedi fu d’Artagnan. Era sceso alle scuderie, avea visitati i cavalli e date le istruzioni necessarie, ed Athos ed Aramis non erano peranco alzati, e Porthos russava ancora.

La mattina alle otto si misero in cammino nello stesso ordine che la sera innanzi. Soltanto d’Artagnan lasciò avviarsi gli amici dal loro lato, e andò a rinnovare con mastro Groslow la relazione intavolata.

Questi, dolcemente accarezzato in cuore dai suoi elogi, lo accolse con un sorriso graziosissimo.

«Davvero, gli disse d’Artagnan, mi stimo fortunato di trovare qualcuno che voglia parlare la mia povera lingua. Il signor du Vallon mio amico è di carattere molto malinconico, talchè non gli si possono cavar di bocca quattro parole al giorno; i nostri due prigionieri, poi, capirete che hanno poca volontà di far conversazione.

«Sono realisti nell’anima, disse Groslow.

«Ragione di più perchè ci serbino rancore di aver preso lo Stuart, al quale spero che farete adesso un processo bello e buono.

«Eh! fece Groslow, lo conduciamo per questo appunto a Londra.

«E non lo perdete di vista, mi figuro.

«Capperi! lo credo, io! Lo vedete, aggiunse ridendo l’ufficiale, ha una scorta veramente regia!

«Oh! di giorno non v’è pericolo che vi sfugga, ma di notte....

«Di notte si raddoppiano le cautele.

«E qual metodo di sorveglianza adoprate?

«Restano costantemente otto uomini nella sua camera.

«Diamine! fece d’Artagnan, è custodito per bene. Ma fra quegli otto, voi mettete senza dubbio una guardia fuori? non sono mai troppe le precauzioni contro un simile prigioniero.

«Oh no! figuratevi: che volete che facciano due senz’armi contro otto uomini armati?

«Come, due?

«Sì, il re ed il suo cameriere.

«Dunque è stato permesso ai camerieri di non abbandonarlo?

«Sì; Stuart ha chiesto gli si concedesse questa grazia, ed il colonnello Harrison vi ha aderito. Col pretesto ch’è re, pare non possa vestirsi nè spogliarsi da sè solo....

«In verità, capitano, disse d’Artagnan deciso a continuare verso l’ufficiale inglese il sistema di lodi riuscitogli tanto bene, più vi ascolto, e più stupisco della facilità ed eleganza con cui parlate francese. Siete stato in Parigi tre anni, va ottimamente, ma io potrei stare a Londra tutta la vita, e di certo non arriverei al grado al quale voi siete.... E che facevate in Parigi?

«Mio padre, ch’è negoziante, mi aveva impiegato dal suo corrispondente, e questi dal canto suo aveva mandato il suo figliuolo dal mio genitore: è uso fra commercianti di far simili cambi.

«E Parigi vi piacque, signor mio?

«Sì, ma avreste gran bisogno di una rivoluzione sul genere della nostra: non contro il vostro re, ch’è un ragazzo, ma contro l’Italiano spilorcio ch’è amante della vostra regina.

«Ah! sono anch’io del vostro sentimento, e si farebbe presto se avessimo solamente dodici uffiziali come voi, senza pregiudizi, vigilanti; eh, eh! ci si verrebbe a capo del Mazzarino, e gli si farebbe un bel processetto sul gusto di quello che voi siete per fare al vostro re.

«Ma, disse l’Inglese, avevo nell’idea che foste al suo servizio, e ch’egli appunto vi avesse inviato al generale Cromvello?

«Cioè io sono al servizio del re, e sapendo ch’ei doveva spedire qualcuno in Inghilterra, ho procurato di esser io quello, tanto era grande in me il desiderio di conoscere l’uomo di genio che attualmente comanda ai tre regni. E così, quando ha proposto al signor du Vallon ed a me di sguainare la spada in onore della vecchia Inghilterra, avete veduto come abbiamo accettato.

«Sì, so che caricaste al fianco al signor Mordaunt.

«Alla sua destra, e alla sua sinistra. Per Diana! che buono e bravo giovane è anco quello! come ha sdrucito il suo signore zio! avete visto?

«Lo conoscete? domandò l’ufficiale.

«Moltissimo; anzi posso dire che siamo in istretta relazione. Il signor du Vallon ed io siam venuti di Francia con lui.

«Sembra pure che lo abbiate fatto aspettare un pezzo a Boulogne.

«Che volete! disse d’Artagnan, ero come voi; avevo da far guardia ad un re.

«Ah ah! fece Groslow, e qual re?

«Il nostro, per bacco! il piccolo King Luigi decimoquarto».

D’Artagnan si levò il cappello; l’Inglese per civiltà fece altrettanto.

«E quanto tempo lo aveste in guardia?

«Tre notti, e affè me le rammenterò sempre con piacere.

«Dunque il giovane re è molto amabile?

«Dormiva colle pugna chiuse.

«E allora che mai volete dire?

«Voglio dire che i miei amici ufficiali delle guardie dei moschettieri venivano a tenermi compagnia, e passavamo le nottate a bere e giuocare.

«Ah sì! sospirò Groslow, siete allegri compagni, voi altri Francesi.

«Non giuocate forse anche voi quando siete di guardia?

«No, mai.

«In tal caso dovete annojarvi assai, e vi compiango, disse d’Artagnan.

«Fatto sta, soggiunse Groslow, che mi sbigottisce il vedere arrivare il mio turno: è lunga una notte intera a vegliare.

«Sì, quando si veglia soli o con stupidi soldati; ma essendo con un allegro compagno di giuoco, facendo correre l’oro e i dadi sul tavolino, passano le ore come un sogno. Non vi piace il giuoco?

«Anzi!

«Per esempio, la zecchinetta?

«Ci vado matto; in Francia mi ci divertivo tutte la sere.

«E dacchè siete in Inghilterra?

«Non ho toccato una carta nè un bossolo.

«Vi compatisco! disse d’Artagnan in atto di profonda pietà.

«Sentite, seguitò l’inglese, fate una cosa.

«Cioè?

«Domani io sono di guardia.

«Presso a Stuart?

«Sì: venite a far nottata con me.

«È impossibile.

«Impossibile?

«Impossibilissimo.

«Come mai?

«Ogni notte fo la partita col signor du Vallon.... Qualche volta non ci mettiamo neppure a letto.... ecco, stamani a giorno stavamo sempre giuocando.

«Ebbene?

«Ebbene, s’infastidirebbe se lo lasciassi solo.

«Regge forte a tavolino?

«L’ho veduto perdere sino a duemila doppie ridendo come un pazzo.

«Dunque conducetelo con voi.

«Come volete? e i nostri prigionieri?

«Oh diamine! è vero, rispose Groslow; ma fateli custodire dai vostri lacchè.

«Sì, per che scappino! non mi ci arrischio!

«Ma sono uomini d’alta condizione, poichè vi premono tanto?

«Capperi! uno è un ricco signore della Turrena; l’altro un cavaliere di Malta di casa grandissima. Abbiamo trattato del riscatto di ciascuno a due mila lire sterline arrivando in Francia. Sicchè non vogliamo abbandonare un momento soggetti che i nostri servitori sanno esser milionarj. Nel prenderli gli abbiamo frugati un poco, e vi confesserò di più che ogni notte du Vallon ed io mungiamo alquanto la loro borsa, ma possono averci nascosto qualche pietra preziosa, qualche diamante di valore, talchè noi siamo simili agli avari che non lasciano il loro tesoro; ci siamo costituiti guardiani permanenti di coloro, e quando io dormo, du Vallon sta desto.

«Ah ah! fece l’Inglese.

«Adesso capite ciò che mi obbliga al ricusare la vostra garbatezza, alla quale però sono tanto più sensibile dacchè nulla v’ha di più nojoso che il giuocar sempre con la stessa persona: si compensano di continuo in eterno le sorti favorevoli e contrarie, e a capo a un mese si trova di non aver fatto nè mal nè bene.

«Ah! disse Groslow sospirando, v’è una cosa ancor più nojosa, ed è di non giuocare affatto.

«Lo comprendo! disse d’Artagnan.

«Ma vediamo un po’, seguitò l’altro, son uomini pericolosi quei vostri?

«In quanto a che?

«Son capaci di tentare un colpo di mano?»

D’Artagnan diede in uno scroscio di risa.

«Gesù Dio! esclamò, uno batte la febbre, non potendo assuefarsi al bel paese da voi abitato; l’altro è un cavaliere di Malta, timido al pari di una fanciulla; e per maggior sicurezza abbiamo tolto loro anche i coltelli piegatoj e le cesoje da tasca.

«Or bene, propose Groslow, conducete anco loro.

«Come volete?...

«Ma si, io ho ott’uomini.

«Ebbene?

«Quattro faran guardia ed essi, e quattro al re.

«In sostanza, disse d’Artagnan, si potrebbe aggiustar così, benchè vi do un grande incomodo.

«Eh via! venite, e vedrete come sistemerò tutto.

«Oh! io non ci penso, rispose il nostro tenente, con un uomo della vostra fatta, vado a occhi chiusi».

Quest’ultimo tratto di adulazione cavò dall’uffiziale uno di quei sorrisi di soddisfazione che rendono le persone amiche a quello che li provoca, essendo un’evaporazione della vanità accarezzata.

«Ma, disse d’Artagnan, ora che ci penso, e che ostacolo vi sarebbe a cominciare stassera?

«Che cosa?

«La nostra partita.

«Nessuno, replicò Groslow.

«Or dunque, stassera venite da noi, e domani vi renderemo la visita. Se nei nostri uomini, che secondo sapete sono realisti accaniti, v’è qualcosa che vi dia inquietudine, non sarà fatto niente, e avremo sempre passata una buona nottata.

«A meraviglia! questa notte da voi, domani da Stuart, doman l’altro da me.

«E gli altri giorni a Londra. Eh caspita! vedete che si può far vita allegra da per tutto!

«Sì, quando s’incontrano dei Francesi, e Francesi come voi, disse Groslow.

«E come du Vallon; vedrete che pezzo è quello! della Fronda in carne e in ossa, un uomo ch’è stato in procinto di ammazzare fra uscio e muro il Mazzarino. E’ lo impiegano perchè ne hanno paura.

«Sì, confermò Groslow; ha buona ciera, e senza ch’io lo conosca mi va veramente a genio.

«E sarà ben altro quando lo conosciate.... Oh! ecco che mi chiama. Perdonatemi, siamo in sì stretta relazione che non può star senza di me.... mi scusate?

«Eh diamine!

«Addio a questa sera.

«Da voi?

«Da me».

L’Inglese ed il Francese si salutarono, e quest’ultimo ritornò presso i suoi camerati.

«Che diavolo avevate da discorrere con quel cane bouledogue? domandò Porthos.

«Mio caro, disse d’Artagnan, non parlate così del signor Groslow, è amico mio intrinseco.

«Vostro amico, quell’ammazzatore di contadini!

«Zitto, Porthos, zitto! è vero, sì, il Groslow è un po’ troppo vivo, ma in fondo io ho scoperte in lui delle buone qualità: è sciocco e orgoglioso».

Porthos stupefatto spalancava gli occhi; Athos ed Aramis si guardavano sorridendo: conoscevano d’Artagnan, e sapevano ch’ei nulla faceva senza uno scopo.

«E poi, continuò questi, lo apprezzerete da voi medesimo.

«In qual modo?

«Stassera ve le presento, viene a giuocare con noi.

«Oh oh! disse Porthos a cui si accesero gli occhi, ed è ricco?

«È figliuolo di uno dei più facoltosi negozianti di Londra.

«E sa la zecchinetta?

«È la sua passione.

«La bassetta?

«È la sua smania.

«Il biribisso?

«C’è famoso,

«Bene! fece Porthos, passeremo una piacevole nottata.

«Piacevole tanto più che ce ne prometterà una migliore.

«Come mai?

«Noi lo riceviamo a giuocare stassera; egli riceve noi domani.

«E dove?

«Ve lo dirò. Adesso non ci occupiamo che d’una cosa: di corrispondere degnamente all’onore che ci comparte il signor Groslow. Stassera ci fermeremo a Derby; Mousqueton vada avanti, e se v’è una sola bottiglia di vino in tutta la città, ce la compri. Neppur sarebbe male che preparasse una buona cena a cui non prenderete parte, voi Athos, perchè avete la febbre, e voi Aramis, perchè siete cavaliere di Malta, e i discorsi di beoni pari nostri vi spiacciono e vi fanno arrossire.... mi sentite?

«Sì, disse Porthos, ma il diavolo mi porti se vi capisco.

«Porthos, mio caro, voi sapete che io discendo dagli indovini per la parte di mio padre, e dalle sibille per quella di mia madre, e non parlo se non a enigmi e parabole; coloro che hanno orecchie ascoltino, coloro che hanno occhi guardino, per il momento non posso dir altro.

«Fate pure, amico mio, rispose Athos, seno certo che quel che voi fate sta bene.

«E voi, Aramis, siete della stessa opinione?

«Interamente, caro d’Artagnan.

«Alla buon’ora! disse d’Artagnan, questi son veri credenti, e per loro v’è gusto a tentare dei miracoli; non è come l’incredulo Porthos, che vuol sempre vedere e toccare per credere.

«Realmente, fece Porthos maliziosamente, io sono molto incredulo».

D’Artagnan gli diede un colpetto sulla spalla, e siccome erano giunti alla fermata della colazione, fu troncata là ogni ciarla.

Verso le cinque ore di sera, a tenore del convenuto, si fece partire avanti Mousqueton. Mousqueton non parlava inglese, ma dacchè era in Inghilterra aveva osservata una cosa, ciò che Grimaud con l’abitudine del gesto aveva questo sostituito pienamente alla favella; sicchè si era applicato a studiare il gesto con Grimaud, ed in poche lezioni, mercè la superiorità del maestro, era giunto ad una certa forza: Blaisois lo accompagnò.

I quattro amici traversando la strada principale di Derby adocchiarono Blaisois ritto all’ingresso di un casamento di bellissima apparenza: ivi era apparecchiato il loro alloggio.

In tutta la giornata non si erano accostati al re per tema di dar sospetto, ed invece di pranzare alla tavola del colonnello Harrison, conforme aveano fatto il giorno innanzi, avevano desinato fra di loro.

All’ora stabilita, venne Groslow. D’Artagnan lo accolse siccome avrebbe accolto un che gli fosse stato amico da venti anni. Porthos lo squadrò da cima a fondo, e sorrise osservando che non ostante il colpo rimarchevolissimo da lui dato al fratello di Parry non era di forza eguale alla sua. Athos ed Aramis fecero quanto poterono onde occultare il disgusto che loro inspirava quell’indole grossolana e brutale.

In conclusione Groslow si mostrò pago del ricevimento.

Athos ed Aramis si mantennero nel loro carattere. A mezzanotte si ritirarono nella loro camera, della quale, col pretesto di sorveglianza, era stato aperto l’uscio. Inoltre d’Artagnan ve li accompagnò, lasciando Porthos alle prese con Groslow.

Porthos guadagnò cinquanta doppie a Groslow, e nell’andarsene lo ebbe per miglior compagno che non lo avesse giudicato dapprima.

Groslow, poi, si propose di rifarsi alla domane a pregiudizio di d’Artagnan della sconfitta subita con Porthos, e lasciò il Guascone rammentandogli il convegno fissato per la sera.

Diciamo la sera, imperciocchè i giuocatori si separarono alle quattro ore del mattino.

Trascorse la giornata al solito; d’Artagnan andava dal capitano Groslow al colonnello Harrison, e da questo a’ suoi amici. Per uno che non lo avesse conosciuto e’ pareva nel suo stato ordinario; pe’ suoi amici, vale a dire per Athos ed Aramis, il suo brio era tutto febbre.

«Che può egli macchinare? diceva Aramis.

«Aspettiamo, rispondeva Athos».

Porthos non fiatava; ma contava una dopo l’altra nel borsellino con aria di soddisfazione ostensibile le cinquanta doppie vinte al Groslow.

La sera arrivato a Ryston, d’Artagnan radunò gli amici. Gli si era dileguata dal volto quella maschera di noncurante giovialità che vi aveva tenuto sino allora.

Athos strinse la mano ad Aramis, dicendogli:

«Si avvicina il momento.

«Sì, disse d’Artagnan che lo aveva udito, si avvicina, signori; questa notte salveremo il re».

Athos palpitò, gli brillarono le pupille; e dubitando dopo che aveva sperato, domandò:

«D’Artagnan, non è già questo uno scherzo? oh! mi farebbe troppo male.

«Siete pur singolare, rispose il tenente dei moschettieri, se così di me dubitate! Dove e quando mai mi vedeste a scherzare col cuore di un amico e colla vita di un re? Vi ho detto, e vi ripeto che questa notte salveremo Carlo I. Vi siete rapportati a me per trovare il mezzo, e questo è trovato».

Porthos guardava d’Artagnan con ammirazione. Aramis sorrideva come chi molto si lusinghi. Athos pallido come un morto tremava in tutte le membra.

«Parlate, disse Athos».

Porthos aprì tanto d’occhi; Aramis, quasi diremmo, si sospese alle labbra del Guascone.

«Siamo invitati a far nottata da Groslow; lo sapete?

«Sì, rispose Porthos, ci ha fatto promettere di dargli la rivincita.

«Bene; ma vi è noto dove gliela daremo?

«No.

«Dal re.

«Eh! esclamò Athos.

«Sì, dal re. Questa sera mastro Groslow è di guardia presso Sua Maestà, e per distrarsi nel far sentinella, ci chiama a fargli compagnia.

«Tutti e quattro? domandò Athos.

«Sì! di certo, tutti: e che forse noi abbandoniamo i nostri prigionieri?

«Ah ah! fece Aramis.

«Sentiamo, disse Athos palpitando.

«Sicchè, si va da Groslow, noi colle nostre spade, voi con dei pugnali; e in quattro che siamo c’impossessiamo di quegli otto imbecilli e dello stupido loro comandante. Che ne dite, messer Porthos?

«Dico ch’è facile.

«Vestiamo il re da Groslow; Mousqueton, Grimaud e Blaisois ci tengon pronti dei cavalli con la sella addosso; alla svolta della prima strada ci saltiamo sopra, e innanzi giorno siamo distanti di qui venti leghe. Eh? è combinato bene, Athos?»

Athos posate le mani sulle spalle a d’Artagnan, l’osservava con la sua calma e il suo dolce sorriso consueto.

«Amico, disse, io dichiaro che non vi è sotto il cielo creatura che vi pareggi in nobiltà e coraggio: mentre vi supponevamo indifferente alle nostre pene, alle quali senza punto mancare potevate non associarvi, fra noi tutti voi solo rinvenite ciò che noi andiamo invano cercando. Dunque, te lo ripeto d’Artagnan, tu sei fra noi il migliore, ed io ti benedico ed amo, carissimo figlio.

«E a dire ch’io non l’avevo raccapezzato! fece Porthos percuotendosi la fronte; è tanto semplice!

«Ma, osservò Aramis, se ho inteso bene, ammazzeremo tutti, non è così?»

Athos impallidì, e rabbrividiva.

«Caspita! gridò d’Artagnan, e’ bisognerà che sia a questo modo! ho rintracciato per molto tempo se v’era maniera di scansare la faccenda, ma non l’ho trovata.

«Orsù, riprese Aramis, qui non si tratta di sofisticare con la nostra posizione; come si procede?

«Ho fatto un duplice piano, rispose il Guascone.

«Sentiamo il primo.

«Se siamo tutti e quattro riuniti al mio segnale, e il segnale sarà la parola finalmente, voi immergete ciascheduno un pugnale nel cuore del soldato che avete più vicino; noi dal canto nostro facciamo altrettanto; ecco subito quattro uomini morti; dunque la partita diventa pari, giacchè siamo quattro contro cinque; quei cinque si arrendono, e si mette loro la sbarra in bocca; o si difendono, e gli uccidiamo. Se per caso il nostro ospite cambia parere, e non riceve a giuocare con lui altro che Porthos e me, cospettone! bisognerà ricorrere a gravi compensi picchiando a doppio: la cosa sarà più lunga e clamorosa, ma voi altri starete fuori con buone spade, e udendo il chiasso accorrerete.

«E se trafiggessero voi? domandò Athos.

«Non è possibile: rispose d’Artagnan, quei bevitori di birra sono troppo pesanti e sgarbati. E di più, Porthos, voi tirerete sulla gola: con ciò si ammazza più presto, e s’impedisce anco di urlare.

«Benone! fece Porthos, sarà un graziosissimo scannamento.

«Orribile! orribile! mormorò Athos.

«E via, signor sensibile! disse d’Artagnan, fareste ben di peggio in una battaglia. D’altronde, amico, se vi pare che la vita del re non vaglia ciò che deve costare, sia il tutto per non detto, ed io fo avvisare al signor Groslow che sono ammalato.

«No no, ho torto.... e voi avete ragione; perdonatemi, replicò Athos».

Nel momento fu aperto l’uscio, e venne un soldato dicendo malamente in francese:

«Il signor capitano Groslow previene i signori d’Artagnan e du Vallon che gli aspetta.

«Dove? domandò il tenente.

«Nella camera del Nabucodonosor inglese, fece il soldato, puritano per la vita.

«Va ottimamente, rispose in buon inglese Athos a cui andava il sangue al capo udendo quell’insulto fatto alla regia Maestà, dite al capitano Groslow che ci andiamo subito».

Poi, uscito il puritano, era dato l’ordine ai lacchè di por la sella ad otto cavalli, e ire ad attendere, senza separarsi uno dall’altro, nè metter piede a terra, sul canto di una contrada situata all’incirca venti passi lontano dalla casa dove il re era alloggiato.