I due nuovi soldati camminarono con tutta gravità dietro al cameriere; questi aprì ad essi una porta del vestibolo, poi un’altra che pareva di una sala d’ingresso, e additando loro due sgabelli, disse:
«La consegna è semplicissima; non lasciate entrar qui che una persona, una sola, avete inteso! niente più! e a quella persona obbedite in tutto. In quanto al ritorno, non vi è da sbagliare, aspettate che io vi dia la muta».
D’Artagnan era noto assai al suddetto cameriere, ch’era precisamente Bernouin, il quale da sei o otto mesi a questa parte lo aveva introdotto una decina di volte presso al ministro; onde egli invece di rispondere si limitò a brontolare jà nel modo meno guascone e più tedesco che potesse.
In quanto a Porthos, lo aveva obbligato a promettere di non parlare in verun caso. Se mal fosse ridotto agli estremi gli era concesso di proferire soltanto il tarteifle proverbiale e solenne.
Bernouin chiuse, si allontanò.
«Oh oh! disse Porthos udendo la chiave nella serratura, si vede che qui è di moda rinchiudere la gente. Secondo me, non abbiamo fatto altro che barattar carcere; senonchè invece di esser carcerati laggiù, lo siamo nel capannone degli agrumi. Non so se ci abbiamo guadagnato.
«Amico mio, fece piano d’Artagnan, non dubitate della Provvidenza, e lasciatemi riflettere e meditare.
«Riflettete e meditate, brontolò Porthos istizzito nel mirare che le cose pigliavano quell’aspetto anzi che un altro.
«Abbiamo fatto ottanta passi.... saliti sei gradini; qui, dunque, come ha detto testè il mio illustre amico di Comminges, è l’altro padiglione in linea paralella al nostro accennato per padiglione degli agrumi; sicchè il conte di la Fère non dev’essere lontano; solamente le porte sono chiuse.
«Bella difficoltà! ribattè Porthos, con una spinta delle spalle....
«Per Bacco! tenetevi in riserva codeste vostre forze, o all’occorrenza non avranno più il valore che si meritano. Non avete inteso che qui dee venire qualcuno?
«Sì.
«Il qualcuno ci aprirà.
«Ma, mio caro, se il qualcuno ci riconosce, e ciò fatto si mette ad urlare, siamo perduti.... perchè, in conclusione, m’immagino non abbiate idea di farmi accoppare o strangolare quell’uomo! e sarebbero maniere buone con Inglesi o Tedeschi, ma....
«Dio me ne liberi, ed anco voi! il giovanetto forse ce ne sarebbe alquanto grato, ma la regina non ce lo perdonerebbe, e a lei fa d’uopo usar riguardo. D’altronde, sangue inutile, mai! mai! mai! Il mio piano è stabilito, e quindi lasciatemi agire, e rideremo.
«Meglio così! disse Porthos, ne sento il bisogno.
«Zitto! fece d’Artagnan, ecco la persona annunziata».
Allora si udì nella stanza precedente, cioè nel vestibolo, un camminare leggerissimo. Gli arpioni della porta stridevano, e comparve un uomo vestito da cavaliere, avvolto in un mantello scuro, con un cappellone calato su gli occhi, e in mano una lanterna.
Porthos si trasse accosto al muro, ma non potè farsi talmente invisibile che nol vedesse l’inferrajuolato: quello gli presentò il lampioncino, dicendogli:
«Accendete la lampada del soffitto».
E poi a d’Artagnan:
«Sapete pure la consegna.
«Jà, replicò il Guascone, deciso a limitarsi a questo piccolo campione di lingua tedesca.
«Tedesco! disse in italiano il cavaliere, va bene».
Ed avanzatosi verso la porta situata di faccia a quella d’onde era venuto, l’aperse e la richiuse poichè fu sparito per dentro.
«Ed ora, domandò Porthos, che faremo?
«Ora, amico Porthos, ci prevarremo di codesta spalla se la porta è serrata. Ogni cosa a suo tempo, e tutto viene a punto a chi sappia aspettare. Ma avanti si spranghi e impedisca l’uscio in modo opportuno, e indi terremo appresso a quel forestiero».
I due compagni si accinsero tosto all’opra, ed ingombrarono l’ingresso con quanti mobili trovarono nella sala, lo che rendeva l’adito più impraticabile dacchè la bussola si apriva di dentro.
«Oh! disse d’Artagnan, ora siamo sicuri di non essere sorpresi da tergo. Andiamo innanzi».
Arrivarono alla porta da cui era sparito Mazzarino; questa era chiusa; invano d’Artagnan tentò aprirla.
«Ecco, egli disse, dov’è bisogno di dare un colpo delle vostre spalle; spingete, Porthos, ma adagio e senza far rumore, non isfondate, staccate gli sporti, e tanto basta».
Porthos appoggiò la robusta spalla ad uno degli sporti, il quale cedè, e d’Artagnan introdusse la punta della spada fra la stanghetta e la bocchetta della serratura; la stanghetta tagliata a ugnatura non resse, e si spalancò l’usciale.
«Ma se ve lo dicevo, Porthos, che si ottien tutto dalle donne o dalle porte con la dolcezza.
«Fatto sta, rispose Porthos, che siete un gran moralista!
«Entriamo».
Entrarono. Dietro ad una invetriata, al lume del lanternino del ministro posato in terra in mezzo alla galleria, si scorgevano i melaranci e i melagrani del castello di Rueil, collocati in lunghe file facenti un gran viale e due altri laterali più piccoli.
«Niente ministro, fece d’Artagnan, ma soltanto la sua lucerna; e dunque dove diamine sarà?».
E mentre esplorava una delle ali laterali, dopo aver fatto cenno ai Porthos di esplorare l’altra, adocchiò ad un tratto alla sua mano manca una cassa discostata dalla sua linea, e sul posto di quella una larga buca. Dieci uomini avrebbero durato fatica a muovere la cassa, ma per un meccanismo qualunque si fosse, essa aveva girato con la lastra che la sosteneva.
D’Artagnan, secondo noi avvertimmo, trovò ivi una buca, ed in questa i gradini di una scala a chiocciola.
Chiamò Porthos con un gesto e gli additò il vacuo e gli scalini.
Entrambi si guatarono confusi, perplessi.
«Se non volessimo altro che oro, disse sommessamente il Guascone, avremmo trovato il nostro bisognevole, e saremmo ricchi in eterno.
«E come?.
«Non intendete, Porthos, che in fondo a questa scala, secondo ogni probabilità, è il famoso tesoro di Mazzarino di cui tanto si parla, e che a noi basterebbe scendere, vuotare una cassa, rinchiudervi dentro il ministro, andarcene portando via quant’oro potessimo tirar con noi, rimettere al posto quel melarancio, e nessuno al mondo ci domanderebbe donde ci viene la nostra ricchezza, nemmeno il ministro?
«Sarebbe un bel colpo per dei villani, disse Porthos, ma mi pare indegno di due gentiluomini.
«Così penso io pure, e perciò vi ho detto: se non volessimo altro che oro, ma noi abbiamo altro in mira».
Nell’istante, e quando d’Artagnan si chinava verso il sotterraneo per ascoltare, gli colpì l’orecchio un suono metallico e duro come di un sacco d’oro che sia mosso. Egli si scosse. Tosto fu chiusa una porta, e sulla scala comparvero i primi riflessi di un lume.
Mazzarino aveva lasciata la sua lampada nel locale degli agrumi, per far credere che passeggiasse, ma aveva una candela di cera per visitare il misterioso suo forziere.
«Eh eh! diceva in italiano intanto che saliva lentamente, esaminando un sacco ben rotondo di reali, eh eh! ecco con che pagare cinque consiglieri al Parlamento, e due generali di Parigi. Ancor io sono un gran capitano; soltanto fo la guerra alla mia maniera».
D’Artagnan e Porthos si erano rannicchiati ciascuno in un viale laterale, dietro una cassa, ed attendevano.
Mazzarino venne a distanza di tre passi dal Guascone, a spingere una molla celata dal muro. La lastra girò, e il melarancio ch’essa sosteneva tornò al suo posto.
Allora il ministro spense la candela e se lo rimise in tasca, e ripresa la lampada, disse:
«Si vada a veder il signor di la Fère.
«Bene! pensò d’Artagnan, è la stessa strada che facciamo noi, andremo insieme!»
Tutti tre si avviarono, Mazzarino pel viale di mezzo, e Porthos e d’Artagnan per quelli dalle parti. Questi due ultimi scansavano attentamente le lunghe linee luminose che fra le casse andava segnando la lanterna.
Il ministro arrivò ad una seconda porta coi vetri senza accorgersi di essere seguitato, perocchè l’arena molle attutiva il rumore che facevano gli altri camminando.
Indi voltò a sinistra, prese da un corridojo a cui i due amici non avevano ancor badato; ma sul punto di aprirne l’usciale si ristette pensoso.
«Ah diavolo! proferì, mi scordavo la raccomandazione di Comminges: bisogna che io pigli i soldati e li ponga qui fuori, onde non mettermi a discrezione di quel demonio sfrenato».
E con un atto d’impazienza, si girò per tornare indietro.
«Non vi state ad incomodare, monsignore, disse d’Artagnan piantato avanti il piede, col cappello in mano, con graziosissima ciera, abbiamo seguitato sempre Vostra Eccellenza; e siamo qua.
«Sì, siamo qua, confermò Porthos».
E fe’ lo stesso gesto di garbato saluto.
Mazzarino fece correr gli occhi spaventati dall’uno all’altro, li ravvisò ambedue, e si lasciò cadere la lanterna, dando un gemito di paura.
D’Artagnan raccolse questa da terra; per buona sorte nel cascare non si era smorzata.
«Oh! disse egli, monsignore, che imprudenza! non conviene andar senza lume; Vostra Eccellenza potrebbe urtare in una cassa o ruzzolare in una buca.
«Signor d’Artagnan! balbettò Mazzarino attonito.
«Sì, monsignore, son io che ho l’onore di presentarvi il signor du Vallon, l’ottimo mio amico, a cui l’Eccellenza Vostra ebbe in addietro la bontà d’interessarsi cotanto?»
E d’Artagnan diresse la luce della lampada verso la faccia allegra di Porthos, che cominciava a comprendere ed era contentissimo. Di poi continuò:
«Andavate dal signor di la Fère, monsignore; non vi pigliate soggezione di noi; anzi, insegnateci la strada, e vi verremo appresso».
Mazzarino a poco a poco ripigliava fiato.
«Signori, è un pezzo che siete nel locale degli agrumi?» domandò con voce tremula pensando alla visita che avea fatta allora al suo tesoro.
Porthos aprì bocca per rispondere, d’Artagnan gli fe’ un cenno, e la bocca ammutolitasi, gradatamente si richiuse.
«Siamo giunti adesso» rispose il Guascone.
Il ministro respirò: non temeva più pel tesoro, ma solo per sè stesso. Sulle labbra gli corse una specie di sorriso.
«Animo, replicò, mi avete preso nella rete, e mi do per vinto. Volete chiedermi la libertà, non è vero? ve la concedo.
«Oh Eccellenza! siete troppo buono, ma la libertà noi l’abbiamo, e avremmo più caro di domandarvi tutt’altro.
«Avete la libertà! disse sbigottito il ministro.
«Senza dubbio, ed all’incontro, voi, monsignore, l’avete perduta; e adesso, che vuole ella, Eccellenza? tale è la legge della guerra, si tratta di ricomprarsela».
Mazzarino si sentì rabbrividire in fondo al cuore. Fissò lo sguardo penetrante, ma invano, sul volto beffardo del Guascone e su quello impassibile del gigante. Entrambi stavano nascosti all’ombra, e nulla vi avrebbe potuto leggere tampoco la Sibilla di Cuma.
«Ricomprare la mia libertà!
«Sì, monsignore.
«E quanto mi costerebbe, signor d’Artagnan?
«Eh.... non lo so ancora; lo domanderemo a momenti al conte di la Fère, se Vostra Eccellenza lo permette; sicchè ella si degni aprire la porta che guida da lui, e fra dieci minuti saprà l’occorrente».
Il ministro si scosse.
L’altro proseguì:
«L’Eccellenza Vostra vede con quanti riguardi la trattiamo; siamo però costretti ad avvertirla che non abbiamo tempo da sprecare; dunque, monsignore; aprite di grazia, e favorite ricordarvi una volta per sempre, che al minimo movimento che faceste per fuggire, al minimo grido che deste, essendo noi in una situazione eccezionale, non dovreste avervi a male se ci portassimo a qualche estremità.
«Non dubitate, signori, disse Mazzarino, non farò alcun tentativo, vi do la mia parola d’onore».
D’Artagnan ammiccò a Porthos che usasse maggiore sorveglianza, e rispose:
«E adesso, monsignore, entriamo, se non vi spiace».