LE PROFEZIE DELLE COSE MATERIALI.

I.

I. — DELLA SOLA DELLE SCARPE CHE SON DI BUE.

E si vedrà in gran parte del paese camminare sopra le pelli delli grandi animali.

II. — DE’ CRIVELLI FATTI DI PELLE D’ANIMALI.

Vedrassi il cibo degli animali passar dentro alle lor pelli per ogni parte, salvo che per la bocca, e penetrare dall’opposta parte insino alla piana terra.

III. — DELLE LANTERNE.

Le feroci corna de’ possenti tori difenderanno la luce notturna dall’impetuoso furor de’ venti.

IV. — DELLE MEDESIME.

I buoi, colle lor corna, difenderanno il foco dalla sua morte — la lanterna.

V. — DELLE MANICHE DE’ COLTELLI FATTE DI CORNA DI CASTRONE.

Nelle corna delli animali si vedranno taglienti ferri, colli quali si toglie la vita a molti della loro specie.

VI. — DELLI ARCHI FATTI COLLI CORNI DE’ BUOI.

Molti fien quelli che, per causa delle bovine corna, moriranno di dolente morte.

VII. — DELLE PIUME NE’ LETTI.

Li animali volatili sosterran l’omini colle lor proprie penne.

VIII. — DEL PETTINE NEL TELAIO.

Molte volte la cosa disunita fia causa di grande unizione — cioè il pettine, fatto dalla disunita canna, unisce le fila nella seta.

IX. — IL FILATOIO DA SETA.

Sentirassi le dolenti grida, le alte strida, le rauche e infocate voci di quei che fieno con tormento spogliati, e al fine lasciati ignudi e sanza moto: e questo fia per causa del motore, che tutto volge.

X. — DEL LINO CHE FA LA CURA DELLE GENTI.

Saran reveriti e onorati, e con reverenzia e amore ascoltati li sua precetti, di chi prima fusse legato, sdraiato, o martirizzato da molte e diverse battiture.

XI. — DEL MANICO DELLA SCURE.

Le selve partoriranno figlioli, che fiano causa della lor morte — il manico della scure.

XII. — IL BASTONE CH’È MORTO.

Il movimento de’ morti farà fuggire, con dolore e pianto e con grida, molti vivi.

XIII. — DE’ LACCIUOLI E TRAPPOLE.

Molti morti si moveran con furia, e piglieranno, e legheranno i vivi, e servirannogli a’ lor nemici circa la lor morte e distruzione.

XIV. — DEL MOTO DELL’ACQUE CHE PORTANO I LEGNAMI CHE SON MORTI.

Corpi sanz’anima per sè medesimi si moveranno, e porteran con seco innumerabile generazione di morti, togliendo le ricchezze a’ circustanti viventi.

XV. — DEI CARRI E NAVI.

Vedrassi i morti portare i vivi — i carri e navi in diverse parti.

XVI. — DELLE CASSE CHE RISERBANO MOLTI TESORI.

Troverassi dentro a de’ noci e delli alberi e altre piante tesori grandissimi, i quali lì stanno occulti, e ben guardati.

XVII. — DEL NAVIGARE.

Vedrassi li alberi delle gran selve di Taurus e di Sinai, Apennino e Atlante scorrere per l’aria da oriente a occidente, da aquilone a meridie; e porteranno per l’aria gran moltitudine d’omini.

Oh! quanti vóti! oh! quanti morti! oh! quanta separazion d’amici! di parenti! e quanti fien quelli, che non rivedranno più le lor provincie, nè le lor patrie, e che moriranno sanza sepoltura, colle lor ossa sparse in diversi siti del mondo!

XVIII. — DEL NAVIGARE.

Saranno gran venti, per li quali le cose orientali si faranno occidentali; e quelle di mezzodì, in gran parte miste col corso de’ venti, seguirannolo per lunghi paesi.

XIX. — DE’ NAVILI CHE ANNEGANO.

Vedrannosi grandissimi corpi, sanza vita, portare con furia moltitudine d’omini alla distruzione di lor vita.

XX. — LI ANIMALI CHE VAN SOPRA LE TERRE ANDANDO IN ZOCCOLO.

Saran sì grandi i fanghi, che li omini andranno sopra l’alberi de’ loro paesi.

XXI. — DELLE BAGHE [sacchi, otri di pelle].

Le capre condurranno il vino alle città.

XXII. — DEL PARASOLE.

La percussione della spera del sole apparirà cosa che, chi la crederà coprire, sarà coperto da lei.

II.

I. — DE’ SASSI CONVERTITI IN CALCINA DE’ QUALI SI MURANO LE PRIGIONI.

Molti, che fieno disfatti dal fuoco innanzi a questo tempo, torranno la libertà a molti uomini.

II. — DELLO SPECCHIARE LE MURA DELLE CITTÀ NELL’ACQUA DE’ LOR FOSSI.

Vedrannosi l’alte mura delle gran città sotto sopra ne’ loro fossi.

III. — DEI FORNI.

A molti fia tolto il cibo di bocca — ai forni.

IV. — ANCORA DEI FORNI.

A quelli, che si imboccheranno per l’altrui mani, fia loro tolto il cibo di bocca — il forno.

V. — DEL METTERE E TRARRE IL PANE DALLA BOCCA DEL FORNO.

Per tutte le città e terre e castelli e case si vedrà, per desiderio di mangiare, trarre il proprio cibo di bocca l’uno all’altro, sanza poter fare difesa alcuna.

VI. — DELLE FORNACI DI MATTONI E CALCINA.

Al fine la terra si farà rossa per lo infocamento di molti giorni, e le pietre si convertiranno in cenere.

VII. — DELLE ARMI DA OFFENDERE.

L’umane opere fien cagione di lor morte — le spade e lance.

VIII. — IL FERRO USCITO DI SOTTO TERRA È MORTO, E SE NE FA L’ARME CHE HA MORTI TANTI UOMINI.

I morti usciranno di sotto terra, e coi loro fieri movimenti cacceranno dal mondo innumerabili creature umane.

IX. — DELLE SPADE E LANCE CHE PER SÈ MAI NUOCONO A NESSUNO.

Chi per sè è mansueto, e sanza alcuna offensione, si farà spaventevole e feroce mediante la trista compagnia, e torrà la vita crudelissimamente a molte genti; e più n’ucciderebbe, se corpi sanz’anima, e usciti dalle spelonche, non li difendessino — cioè le corazze di ferro.

X. — DELLE STELLE DELLI SPRONI.

Per causa delle stelle si vedranno li omini esser velocissimi, al pari di qualunque animale veloce.

XI. — DEL FUOCO DELLE BOMBARDE.

Oh! quanti grandi edifizî fieno ruinati, per causa del fuoco!

XII. — DELLE BOMBARDE CH’ESCAN DELLA FOSSA E DELLA FORMA.

Uscirà di sotto terra chi, con ispaventevoli grida, stordirà i circostanti vicini, e col suo fiato farà morire li omini, e ruinare le città e castella.

XIII. — LA PIETRA DEL FUCILE, CHE FA FOCO CHE CONSUMA TUTTE LE SOME DELLE LEGNE, CON CHE SI DISFAN LE SELVE; E CUOCERASSI CON ESSE LA CARNE DELLE BESTIE.

I gran sassi de’ monti getteran fuoco tale che bruceranno il legname di molte e grandissime selve, e molte fiere selvatiche e domestiche.

XIV. — DELL’ESCA.

Con pietra e con ferro si renderanno visibili le cose, che prima non si vedeano.

XV. — DE’ METALLI.

Uscirà dalle oscure e tenebrose spelonche chi metterà tutta l’umana specie in grandi affanni, pericoli e morte.

A molti seguaci lor, dopo molti affanni, darà diletto; ma chi non fia suo partigiano, morrà con stento e calamità.

Questo commetterà infiniti tradimenti; questo aumenterà e persuaderà li omini tutti alli assassinamenti e latrocini e le perfidie; questo darà sospetto ai sua partigiani; questo torrà lo stato alle città libere; questo torrà la vita a molti; questo travaglierà li omini infra loro con molte arti, inganni e tradimenti.

O animal mostruoso! quanto sarebbe meglio agli omini che tu ti tornassi nell’inferno: per costui rimarran diserte le gran selve delle lor piante; per costui infiniti animali perderanno la vita.

XVI. — DE’ DANARI E ORO.

Uscirà dalle cavernose spelonche chi farà, con sudore, affaticare tutti i popoli del mondo, con grandi affanni, ansietà, sudori, per essere aiutato da lui.