CONSIDERAZIONI Sulla comunità di acqua ed erba della città di Ruvo con Corato e Terlizzi.

Dal Registro del Re Roberto dell’anno 1310 e 1311 riportato innanzi alla pag. 144 si è veduto che tra Ruvo e Terlizzi vi era la stessa comunione di acqua ed erba. Perchè la nostra città è stata una volta in comunione colle due terre di Corato e di Terlizzi, e non già colle convicine città di Bitonto, di Altamura e di Gravina? Pare che la cosa si spieghi da se stessa. In quanto a Terlizzi ch’è alla distanza di due miglia da Ruvo, basta un solo colpo d’occhio di chiunque non voglia rinunziare al raziocinio per decidere di esser quella una novella Popolazione nata nell’antico estesissimo agro Ruvestino, e che quanto la stessa ha e possiede non può ripeterlo che dalla nostra città.

In quanto poi a Corato pare che non possa porsi tampoco in dubbio che sia surta del pari nel territorio di Ruvo, e che il terreno alla stessa assegnato dal Conte Pietro Normanno dal quale fu edificata sia stato ritagliato anche dall’agro Ruvestino. Si è innanzi dimostrato che dal lato occidentale era Ruvo l’ultima città della Peucezia, come Canosa era la prima città della Daunia che s’incontrava partendo da Ruvo. Queste due città erano tra loro confinanti, poichè tra l’una e l’altra non vi era veruna città intermedia, e quel Netium per lo quale si è fatto tanto rumore, l’ho dimostrato nel Capo I un nome meramente ideale.

Corato sta in mezzo tra Ruvo e Canosa, alla distanza però di tre in quattro miglia da Ruvo e di diciassette miglia da Canosa. A quale dunque delle dette due antiche città deve credersi che sia appartenuto quel suolo sul quale si trova Corato edificata? Il buon senso e ’l raziocinio naturale lo attribuisce alla città più vicina. Ma facendosi attenzione alla Geografia antica non è questa che una verità di fatto.

Si è dimostrato innanzi nel capo III che il territorio dell’antica Peucezia si estendeva fino alla foce dell’Ofanto, e che sulla riva dritta dell’Ofanto vi aveva la Daunia soltanto la città di Canosa e ’l villaggio di Canne sito nel campo di Diomede reso famoso dalla sanguinosa sconfitta de’ Romani. È facile da ciò l’intendere che l’agro Canosino dal lato della Peucezia non poteva, e non doveva essere molto esteso, altrimenti come avrebbe potuto verificarsi che i confini di essa si estendevano fino all’Ofanto? La città di Canosa sta sull’Ofanto.

Il forte dunque dell’agro Canosino esser doveva sulla sinistra dell’Ofanto, ove dopo Canosa s’incontrava l’altra antica città chiamata Herdonia, di cui si vedono oggi soltanto gli avanzi, poco lungi dai quali è surto il meschino villaggio che porta il nome di Ordona. Tra Canosa ed Erdonia non vi era altra città intermedia, poichè Cerignola che ora sta tra Canosa ed Ordona è una città novella.

Or tra Canosa ed Erdonia secondo l’itinerario di Antonino vi era la distanza di venticinque miglia, e secondo l’itinerario Gerosolimitano di ventisei miglia. Da quel lato dunque ch’era estesissimo innoltrar si doveva l’antico agro Canosino, e dal lato della Peucezia non poteva esser maggiore di quello che lo è al presente, nè si può credere mai che si fosse esteso fin sotto le mura di Ruvo ove fu edificata Corato.

Dal che ne discende che Corato deve per necessità credersi edificata nell’agro Ruvestino, e che da questo sia stata risegata quella dotazione di terreno che fu alla stessa assegnata. Per le premesse osservazioni pare che debba dirsi lo stesso anche pe ’l territorio di Andria, almeno per quella parte di esso ch’è dal lato di Ruvo, giacchè dal lato del Garagnone col quale Andria è confinante, è molto probabile che vada oggi inclusa nel suo territorio una buona porzione di quello che apparteneva all’antica città denominata Silvium, di cui ho lungamente parlato nel Capo III, ed ho dimostrato che quell’antica città era nel sito preciso, ove oggi sta il castello del Garagnone.

In fatti nella parte estrema delle murge di Ruvo vi è un trifinio che mette in contatto il territorio di Ruvo quello del Garagnone e quello di Andria; il che rende probabile che cotesta novella città edificata al tempo de’ Normanni abbia presa una porzione del suo territorio anche dall’antico agro Silvino, detto oggi Garagnone. Cotesto trifinio è segnato con tre termini lapidei nella parte estrema delle murge di Ruvo nel sito chiamato Taverna nuova e Giuncata di cui parlerò in seguito.

Ritornando ora a quella promiscuità di acqua e di erba in cui la città di Ruvo era un tempo con Corato e Terlizzi, osservo che simili promiscuità contratte tra due popolazioni tra loro confinanti sono sempre partite dal calcolo della reciproca utilità, e dalla uguaglianza del comodo rispettivo che sarebbe venuto a risultarne. Tale avrebbe potuto essere la promiscuità che la nostra città avesse per avventura contratta colla città di Bitonto, Altamura o Gravina provvedute del pari di un esteso territorio. Ma quale utilità avrebbe potuto ritrarre dal porre il suo vasto territorio in comunione con Terlizzi e Corato?

Non aveva la prima, come non ha ora tampoco che un territorio ristrettissimo, il quale non era fornito di altro pascolo, meno che del picciolo bosco denominato Parco di Terlizzi ora ridotto a coltura. Rimpetto al vasto territorio di Ruvo non era questo che un punto matematico. Rispetto poi a Corato ha la stessa un territorio più ampio di quello di Terlizzi, ed è provveduta anche di paschi più estesi; ma non paragonabili affatto a quelli dell’agro Ruvestino. È chiaro quindi per se stesso che la promiscuità suddetta non la dettò l’interesse, poichè nulla vi era in essa a guadagnare per la città di Ruvo, ed in tutti i tempi i Coratini ed i Terlizzesi hanno avuto bisogno del territorio di Ruvo, non mai i Ruvestini di quello di Corato e di Terlizzi.

Tale comunione quindi la dettò unicamente la benevolenza, l’affezione e l’affinità de’ Ruvestini colle due novelle Popolazioni surte nel loro territorio, e formate probabilmente almeno in parte dai loro concittadini che andarono a stabilirsi a Corato ed a Terlizzi. È perciò che nell’ultimo Registro Aragonese dell’anno 1779 testè trascritto la Università ed Uomini di Corato dicevano che tal promiscuità la stavano godendo in forza di antiqua consuetudine privilegj e capitoli.

Le parole privilegj e capitoli nel nostro antico linguaggio legale valgono lo stesso che concessione. Capitoli e Privilegj sono denominate le grazie accordate dai nostri passati Sovrani alla città di Napoli ed a tutto il Regno. Ond’è che la stessa Università di Corato colla sua dimanda innanzi trascritta venne ingenuamente a dichiarare che la promiscuità suddetta la ripeteva da una concessione della città di Ruvo.

Cotesta promiscuità non vi è più da un tempo che sorpassa ogni memoria. Dovè rimanere disciolta per giusti motivi che s’ignorano. Essendovi stata però una volta, e formando parte della storia della nostra città, era regolare indagare i motivi che la suggerirono.