Il lettore che ha avuto la longanimità di percorrere dal principio al fine questa mia opera, rammenterà avergli io detto, come sceso dal vagone della ferrovia che mi condusse da Napoli a Pompei, dopo pochi passi, giunto alla Porta della Marina o, come fu recentemente denominata, della Strada Ferrata, pagate le due lire all’ingresso della città, mi si accompagnasse un guardiano, per essermi guida nella visita delle interessanti ruine. Ma di lui non mi sono più occupato, rapito dagli studj onde quella vista mi fu occasione e una volta cintami la giornea a dir di tante cose, non era sì facile lo smetterla presto.
Giunto al fine del mio lavoro adesso, m’accorgo che a rendere più utile e accetta l’opera, mi sia proprio d’uopo riedere al mio bravo guardiano, bastevolmente istrutto e cortese per farmi pago delle prime e più necessarie inchieste.
Supponendo ora che taluno almeno di coloro ai quali quest’opera mia verrà alla mano, valer si voglia per prepararsi a vedere, o fors’anco per averla a compagna nella peregrinazione di sua curiosità per Pompei, riprodurrò suppergiù per lui quanto a me avesse ad indicare il buon guardiano che mi seguiva a fianco, rimettendo, per ciò che spetta alle più ampie dichiarazioni, a’ capitoli e pagine de’ miei volumi.
Porta della Marina.
La porta per la quale entriamo dicesi della Marina: essa venne scoperta nel 1863 dal comm. Fiorelli. Reputavasi dapprima che per declinare appunto la città al mare, dalla Porta d’Ercolano a quella di Stabia non corresse cinta di mura, ma essa doveva indubbiamente esistere; la porta ne fa fede: la guerra l’avrà smantellata e distrutta, l’eruzione confuse le ruine.
Come ebbi a dirlo più volte nel corso dell’opera, è da questa parte che sorgono i più interessanti edifici pubblici e privati.
E prima di tutto, eccoci entrati nel Foro, intorno a cui si accoglievano i principali.
La Basilica, o luogo nel quale si rendeva la giustizia. Vedine la descrizione. Vol. I. cap. X pag. 525.
A sinistra la Casa di Championnet, perchè scoperta del generale di questo nome, in onore del quale fu detta. Vol. III. cap. XX pag. 83.
Il tempio di Venere è nel mezzo. Vol. I. cap. VIII pag. 228.
Dietro di questo tempio, volgendo a destra, si vede il Modello di capacità per gli aridi, o Mensa Ponderaria, in una pietra di tufo vulcanico rettangolare con tre cavità coniche. Vol. I, cap. IV pag. 103.
Il tempio di Giove. Vi si conservavano gli archivii e il tesoro della colonia. Contigua al lato sinistro è la Casa di Cissonio descritta nel n. 10 del 1871, del Giornale degli Scavi nuova serie, ma della quale non m’intrattenni specialmente nel Capitolo delle Case, come di altre, perocchè a dir di tutte sarei ito in soverchie lunghezze, senza beneficio del mio compito, e avrei dovuto ripetere spesso le medesime cose. Del tempio vedi invece Vol. I, cap. VIII pag. 240.
Foro Civile, in cui i Pompejani vi trattavano gli affari pubblici. All’epoca della catastrofe era in ricostruzione pei gravi guasti del tremuoto del 65. Vol. I, cap. IX pag. 313.
Il tempio d’Augusto. Vol. I, cap. VIII pag. 283.
Subito presso è la Sala del Senato in un edificio semicircolare. Vol. I, cap. XI pag. 366.
A fianco è il Tempio di Mercurio. Vol. I, cap. XI pag. 274.
Edificio di Eumachia o Calcidico. Vol. I, cap. XI pag. 373.
Scuola di Verna. Vol. II, cap. XVI pag. 232.
Le tre curie, o sale di Consiglio, dipendenza della Basilica. Vol. I, cap. XI pag. 366.
Le vie, qual più qual meno lunghe e larghe, bordeggiate di marciapiedi rialzati, con fontane, frequenti. Veggansi in parecchi luoghi sulle pareti esterne delle case affissi pubblici di spettacoli, d’appigionasi e richiami elettorali in rosso ed in nero. Vol. I, cap. VII pag. 189.
Via dell’abbondanza prima dei mercanti. Vol. I, cap. VII pag. 196.
Casa del cinghiale così denominata dal musaico del vestibolo che raffigura un cinghiale inseguito da due cani. Vol. III, cap. XX. pag. 83.
Viottola dei dodici dei, ricordati nel verso di Ennio, Vol. I, cap. VII, pag. 197.
Viottola del Calcidico, Id. Ibid.
Nuova casa della caccia. Vol. III, cap. XX pag. 83.
Vicolo del balcone pensile, da un balcone appunto di una casetta che vi esiste. Vol. I, cap. II pag. 197.
Via del lupanare. Vol. I, cap. VII pag. 196.
Casa di Sirico. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Lupanare. Vol. III, cap. XXI pag. 277.
Fabbrica di sapone, lutus fullonicus. Vol. II, cap. XVII pag. 357.
Via d’Augusto. Vol. I, cap. VII pag. 197.
Casa della nuova fontana, detta anche dell’orso. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Casa di Marte e Venere. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Forno publico. Vol. II, cap. XVII pag. 307.
Terme Stabiane. Vol. II, cap. XV pag. 214.
Casa di Cornelio Rufo. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Piedistallo della statua di Marco Olconio Rufo. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Casa N. 4. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Foro triangolare o nundinario. Vol. I, cap. IX pag. 319.
Ludo gladiatorio o quartiere de’ soldati. Vol. III, cap. XIX pag. 4.
Teatro comico. Vol. II, cap. XII pag. 4.
Teatro tragico. Vol. II, cap. XIII pag. 53.
Tempio d’Iside. Vol. I, cap. VIII pag. 244.
Dietro di esso è la Curia Isiaca, detta anche Trebus secondo l’indica l’iscrizione osca che vi si trovò. Vol. I, cap. VIII pag. 268. A sinistra montando è
Il Tempio d’Esculapio o di Giove e di Giunone. Vol. I, cap. VIII pag. 269.
Casa del Citarista. Fu così denominata dalla statua in bronzo d’Apollo colla cetra rinvenutavi. Vol. III, cap. XX pag. 84.
Di fronte è forse più propriamente a dirsi la Casa di Lucio Popidio Secondo. Vedi n. di dicembre 1868 del Giornale degli Scavi, e che però fa ritenere che l’isola I della Regione I in cui si trovava si appellasse Popidiana Augustiana. La Regione VII isola II di Marco Epidio Sabino che è sulla via dell’Anfiteatro, così fu detta per una casa principale appartenente a proprietario di tal nome.
Casa di Marco Lucrezio. Vol. III, cap. XX pag. 85.
Forno e casa di Paquio Proculo. Vol. II, cap. XVII pag. 308.
Tintoria. Vol. II, cap. XVII pag. 332.
Vicolo fra la via Stabiana e vicolo Storto.
Via della Fortuna.
Casa degli Scienziati, perchè scoperta nel 1845 alla presenza dei dotti riuniti al settimo congresso in Napoli.
Casa della caccia, a sinistra. Senza ripetere il rimando alla pagina per ogni casa, veggasi il cap. XX nel vol. III dalla pag. 83 alla 89.
Casa dei capitelli colorati, id.
Casa del gran duca, id.
Casa della parete nera, id.
Casa del Fauno, a destra. Vol. II, cap. XVIII pag. 399 e vol. III, cap. XX pag. 83. Vi si trovò il famoso Fauno di bronzo.
Tempio della Fortuna. Vol. I, cap. VIII pag. 278.
Via di Mercurio.
Edificio del Fullone. Vol. II, cap. XVII pag. 333.
Casa della gran fontana in musaico.
Casa della piccola fontana.
Quadrivio e fontane a sinistra. Vol. II, cap. XV pag. 226.
Casa d’Adone.
Casa d’Apollo.
Casa di Meleagro.
Casa del Centauro.
Casa di Castore e Polluce, detta anche del Questore merita essere particolarmente osservata, come una delle più belle, come fu anche fra le più ricche di cose artistiche.
Osteria. Vol. II, cap. XVII pag. 298.
Casa dell’Ancora.
La Casa di Cajo Vibio, scoperta in questi ultimi anni, è nella Regione VII isola II N. 18: si distingue dalle altre per la solidità e la buona conservazione delle mura. Vedine l’illustrazione nel numero d’Agosto 1868 del Giornale degli Scavi, nuova serie. Quella di Gavio Rufo è vicina: porta il n. 16 ed è illustrata nello stesso giornale, numero di settembre. Quella di Caprasio Primo è al N. 48. Di fronte è la taberna di M. Nonio Campano. Vol. II, cap. XVII pag. 327.
Via delle Terme.
Terme pubbliche. Vol. II cap. XV pag. 207.
Casa del poeta. Vol. III cap. XX pag. 83.
Son presso de’ termopolii o venditorii di bevande calde. Vol. II, cap. XVII.
Casa di Pansa edile, e secondo alcuni, di Paratus. Vol. III cap. XX pag. 62.
Casa del maestro di musica, in cui v’è il musaico all’ingresso, raffigurante il cane col motto Cave Canem. Id. pag. 85.
Fontana. Vol. II, cap. XV 226.
Forno e Mulini. Vol. II, cap. XVII.
Casa di Cajo Sallustio. Vol. III cap. XX.
Forno pubblico. Vol. II, cap. XVII pag. 307, passim.
Cisterna pubblica. Vol. II, cap. XV.
A destra è un vicolo che mette capo alla Via di Mercurio, e di fronte a tal vicolo presentasi un atrio con all’intorno alcune camere, nelle quali è installata la Scuola archeologica di Pompei.
Scheletri di una madre e di una figlia, di una matrona e d’un uomo. Vol. I, cap. V.
Telonium o Dogana. Vol. I, cap. IV pag. 103.
Casa detta del Chirurgo.
Casa delle Vestali.
Termopolio. Vol. II.
Albergo. Idem.
Fortificazioni e porta d’Ercolano a tre archi colle traccie della saracinesca nell’arcata di mezzo. Vol. I, cap. VII pag. 187.
Via delle Tombe. Vol. III, cap. XXII pag. 345.
A sinistra:
Tomba di M. Cerrinio. Id. Ibid. pag. 346. A schivare ripetizioni, da questa pagina in avanti stanno, fino a pag. 368, le dichiarazioni delle pur seguenti tombe.
Tomba di Vejo e suo emiciclo.
Monumento ed emiciclo di Mammia.
A destra:
Tomba delle ghirlande.
Gran nicchia per riposo dei visitatori.
Giardino delle colonne in musaico.
Albergo e scuderia.
A sinistra:
Il Pompejanum, o casa di Cicerone. Non soltanto in questo capitolo XXII, ma anzi più largamente è trattato di essa anche nel Vol. I, cap. III pag. 83.
Tomba di Scauro.
Tomba circolare.
A destra:
Tomba della porta di marmo.
A sinistra:
Mausoleo di Cajo Calvenzio Quieto. Anche nel Vol. I, cap. IV pag. 101.
Cippi della famiglia Istacidia.
Tomba di Nevoleja Tiche e di Munazio Fausto. Vedi anche nel Vol. I, cap. VI pag. 101.
Triclinio funebre.
Tomba di Marco Allejo Lucio Libella padre e Marco Libella figlio.
Tomba di Cajo Labeone.
Tomba del fanciullo Velasio Grato.
Tomba del fanciullo Salvio.
Chiudesi la Via delle Tombe e la serie quindi di esse coi sepolcri della famiglia Arria di Marco Arrio Diomede, di Marco Arrio primogenito, di Arria l’ottava figlia di Marco, di un’altra Arria e di quelli tutti della famiglia di Diomede.
Casa di campagna di Marco Arrio Diomede. Vedi anche Vol. I, cap. V pag. 143, Vol. II, cap. XV e Vol. III, cap. XX pag. 87.
Visitata così tutta la parte della città che è esumata, alla estremità di essa, al fianco opposto a quello delle Tombe che abbiamo appena lasciato, al basso della Via di Stabia, dopo alcuni passi oltre gli scavi, e a traverso de’ campi coltivati, che celano ancora parte della città, si giunge all’Anfiteatro, del quale si son date in questa edizione incise la fronte esterna nel titolo del secondo volume dell’opera e nel corpo, la veduta interna. Vol. II cap. XIV.
Questa rapida corsa potrà durare quattro ore e, se appena il lettore ha sentimento artistico, ne ritrarrà di certo da una prima visita il desiderio di altre, le quali certo gli verranno rivelando nuove cose degnissime di osservazione e di nota, e sarà allora, io spero, che gli torneranno più accetti questi miei studi, nel compire i quali, non fatica e stanchezza, ma diletto e conforto ho ricavato sempre contro la cospirazione del silenzio e la viltà di politici avversari, le codarde compiacenze di insipienti Eliasti e la stupidità degli Iloti onde abbonda la nostra terra, Saturnia tellus, che mantien vivo l’appetito del vecchio Nume divoratore de’ suoi figliuoli e che così ne compensa le veglie sudate e le opere generose.
Non mi mancarono tuttavia i plausi de’ buoni e gli onesti ed onorevoli incoraggimenti e poichè nel pigliar le mosse di questi miei studj, io ne proclamavo auspice quel fior di senno e d’onestà che è il mio carissimo Pietro Cominazzi; così piacemi chiuderli ancora nel suo nome e il lettore non ascriva a mia vanità, ma al volere di quell’egregio, se finisco qui riferendo i versi de’ quali egli per quest’opera mi voleva onorato
A P. A. CURTI
Sonetto
Lascia ch’io teco ammiri a parte a parte
Le combuste rovine, e di Pompei,
Col sagace poter delle tue carte,
L’immagine si desti agli occhi miei!
Qui s’ergeano i delubri, e qui dell’Arte
Del bello eternatrice e degli Dei
Immortale custode, ecco le sparte
Reliquie, onde il disìo pungi e ricrei.
Del suo classico peplo rivestita,
— Tanta innanzi mi scorre onda di vero, —
Pompei ne’ marmi e nello spirto ha vita.
Tu la vorace ira del tempo hai doma...
Nel passato io risorgo, e col pensiero
Teco son fatto cittadin di Roma.
FINE DEL VOLUME III E DELL’OPERA.