131.  Ne fu poi graziata alla venuta dell’imperatore nel 1857. Manin morì a Parigi nel 1857, e mentre l’aveano vilipeso governante, insultato o negletto esule, il divinizzarono come precursore delle idee che dappoi trionfarono.

132.  Chiudendo la Storia Universale nel dicembre 1847, noi dicevamo: «Ognun vede che la rivoluzione odierna è ben diversa dalle precedenti; non si parla d’assassinj, ma si canta l’affratellamento; non si bestemmiano i preti, ma si va sui loro passi alla conquista di sempre nuovi vantaggi; non si sbalzano i regnanti, ma si chiedono da loro quelle concessioni, a cui gl’invita un grande esempio. Come finirà? Possano i nostri evitare almeno il ridicolo, se non potranno evitare un’altra volta la commiserazione! Ma se Dio li prospera, abbiano a mente che non dalla guerra viene la libertà, bensì dalla pace, e che facile è la rivoluzione, mentre è difficile il far da essa uscire una società che si difenda, si ordini, si governi da sè».

133.  Ho studiato questo modo principalmente in uno che, come negli atti così nel libro, affettò lealtà. Or vi ritrovi sempre «i faccendieri pontifizj o imperiali», e «gente venduta e perversa» e quei che servono al potere, e simili frasi; mentre gli ambasciadori della repubblica, i capi de’ movimenti, i periti nei processi o nelle battaglie o nelle sollevazioni sono «anime d’oro, spiriti incontaminati, fedeli dalla cuna alla tomba alla moralità e alla patria». Se Carlalberto rinnova la guerra, sono i nemici occulti di esso che ve lo accelerano: se i sommovitori fanno tumulto e sangue, è «grave disdoro della pubblica autorità, che nulla fece per prevenire lo scandalo e reprimerlo»: se sono arrestati o repressi colla forza, ecco «imitati gli esempj dell’Austria, rinnovate le commissioni di Romagna e i supplizj di Napoli»: i principi e il papa fingono di cedere alla violenza», hanno «pretesti ridicoli», simulazione sono i loro atti migliori. In lui frequentissime ricorrono frasi somiglianti a queste: «Nome tanto in quel dì gradito, quanto aborrito dappoi. — Personaggio fino allora incontaminato. — Ministro della più nobile reputazione, che poi tradì — Correnti, segretario che poco potè giovare alla pubblica causa, e molto nocque alla propria reputazione, perdendo il favor popolare e gli amici».

134.  Dal libro del Bava appare che s’ignoravano interamente la natura del suolo lombardo, e fino i monti e i fiumi suoi da quell’esercito «che da un quarto di secolo si preparava a cacciarne un altro» istruttissimo d’ogni siepe, d’ogni ridosso. Nel carteggio dell’incaricato di Lombardia a Torino al 5 giugno 1848 leggiamo: «Si desidera che la Commissione che sarà spedita (per combinare la fusione), sia composta di persone al fatto del nostro ordinamento amministrativo e finanziario, essendochè nessuno dei ministri è al fatto di queste cose».

135.  Lo asserì il Corriere italiano di Vienna al 17 aprile 1855.

136.  Schwarzenberg scriveva al conte Colloredo 17 giugno 1849: «I principi che primi avevano accordato ai loro paesi garanzie costituzionali, furono le prime vittime delle vicende della popolarità. In compendio la storia d’Italia negli ultimi due anni provò un’altra volta che, per far godere a un popolo i frutti della libertà non basta dotarli di istituzioni liberali, ma bisognerebbe anzitutto possedere l’arte d’ispirargli quel profondo rispetto delle leggi e dell’autorità, e quello spirito pubblico che costituiscono la potenza dell’Inghilterra, e che ne fanno l’oggetto dell’invidia e dell’ammirazione dell’altre nazioni».

137.  «Uno dei capi del comitato rivoluzionario mantovano, le cui tendenze erano di far scoppiare una sommossa popolare, onde conseguire la violenta separazione del regno lombardo-veneto dall’Austria e la di lui repubblicanazione». Così la sentenza 7 novembre. Prima ch’io imparassi a conoscerlo ebbe egli la bontà e la pazienza di togliere in minuto esame la mia Storia Universale, appuntandovi ciò che di men esatto vi fosse, principalmente nella parte ecclesiastica e nella riverenza al dogma e all’autorità pontificale. Alla memoria sua ho tributato il miglior omaggio, cioè la verità.

138.  Di tutto ciò, e delle vicende del Canton Ticino parliamo a disteso nella 2ª edizione della Storia della città e diocesi di Como; Firenze 1856.

Il Canton Ticino, quinto in estensione fra i cantoni Svizzeri, e formante una 14ª parte dell’intera Confederazione elvetica, ha la maggior lunghezza di miglia 70 da Chiasso al confine di Uri poco oltre l’ospizio del Sangotardo, e la superficie di circa 780 miglia geografiche quadrate. È in otto distretti; e il Governo, colla vicenda di sei anni, siede a Lugano, Bellinzona, Locarno. Cenquindicimila sono gli abitanti, occupantisi del traffico, e gran parte n’esce come muratori, capomastri, architetti. La costituzione fu riformata nel 1830 in senso liberale. Scarsissime finanze, l’entrata valutandosi di un milione e mezzo di franchi.

Spettano ai Grigioni la valle Bregaglia che sbocca a Chiavenna, la doppia valle Mesolcina e Calanca che riesce presso Bellinzona, e la valle di Poschiavo che finisce a Tirano in Valtellina. Dipendono nell’ecclesiastico dal vescovo di Como, e sono composte di comunità, che ponno riguardarsi altrettante repubbliche, debolmente legate ad altre del Cantone. Hanno circa dodicimila abitanti italiani.

139.  Secondo lo Zobi, gli ecclesiastici nel 1858 erano 17,505: e di lire 2,909,650 la rendita affetta alla causa pia ecclesiastica; mentre la totale del granducato era di 49 milioni.

140.  Lo Stato era diviso nelle prefetture di Firenze, Lucca, Pisa, Siena, Arezzo, Grosseto, e i governi di Livorno e dell’isola d’Elba. Il conto del 1858 batte sui 38 milioni di lire. La forza armata consiste in 17,000 uomini. La marina ha 184 legni a vele quadrate, 779 a vele latine, 959 bastimenti. Nel bilancio di previsione pel 1849 si calcolava un disavanzo di 9,761,290 lire. L’occupazione straniera può essere costata 30 milioni. Il debito nazionale nel 1847 non eccedeva i 42 milioni e mezzo. Nel 49 creavasi un prestito di 30 milioni al 5%, da redimere in trent’anni mediante il canone del tabacco. Un altro si contrasse col banchiere Bastogi di 12 milioni, dandogli in garanzia la miniera di ferro dell’Elba. Un terzo, detto consolidato, si fece nel 1852, vendendo 3 milioni di rendita consolidata al 65%.

Al fine del 1856 i debiti fruttiferi e infruttiferi giungeano a 124,873,256 lire, portanti sul bilancio l’annua passività di lire 6,117,185. Inoltre le comunità si caricarono di debiti che arrivano a 40 milioni. Ultimamente la spesa del tesoro fu preveduta in 39 milioni, e la rendita in 38, col disavanzo di 934,140 lire.

Firenze verso il 1550 aveva 22,000 maschi, 29,880 femmine, fanciulli e vecchi 9120; prima della morte nera nel 1438 contava 100,000 abitanti, che furono ridotti a 60,000; ancor meno rimasero dopo le peste dell’anguinaja nel 1450; nel 1490 erano 70,500; nel 1530 già 85,500: adesso 112,500. Ora ha 103,000 abitanti: in tutto lo Stato la popolazione nel 1820 era di 1,172,342, salita nel 1831 a 1,365,705, si trovò nel 1851 a 1,761,140 col maggiore incremento negli ultimi cinque anni che fu del 2,50 per cento all’anno.

La popolazione del 1853 era composta di

  famiglie individui per famiglia
Cattoliche 323,272 5 52
Eterodosse 442 4 53
Israelite 1443 5 33
In tutto 325,157 5 12

Si contavano 31 accademie letterarie, 25 casse di risparmio, 114 uffizj postali da cui si ricavavano 1,211,475 lire: 939 bastimenti mercantili, di tonnellate 55,631. Un terzo del paese è maremme; il resto floridissimo. A Volterra son le cave d’alabastro e del sale per quasi tutta Toscana, e i lagoni del borace.

141.  Nel novembre 1856 si restrinsero a Bologna e Ancona. Nel tempo dell’occupazione quel comando inviò a morte censessantasette persone.

142.  Vedi Sulle barche a vapore e sul Tevere, dissertazione di Alessandro Cialdi, che s’è posto fra’ migliori idraulici co’ recenti Cenni sul moto ondoso del mare e sulle correnti di esso.

143.  Secondo il bilancio di previsione del 1859, le spese sarebbero state di 150 milioni e mezzo; le rendite di 141 milioni. Dal 1848 al 58 si contrassero debiti per 571,152,133, portanti l’interesse di 25,837,339, sicchè nel 1858 il debito era di 720,600,000 lire, pel cui servizio si stabilirono 40 milioni e mezzo. Dappoi la previsione della guerra fe contrarre un altro debito.

Il Regno Sardo comprende l’isola di Sardegna e i dominj di Terraferma. La Sardegna ha la superficie di 23,920,34 chilometri quad.; la Terraferma 51,402,85: perciò tutto il regno chilom. quad. 75,323,19, pari a miglia geogr. quadr. 21,964; o a miglia geogr. ted. quadr. 1372. La maggiore larghezza della Sardegna è di miglia geogr. 77 4⁄5, e la maggior lunghezza di miglia 144 1⁄4, e il circuito di miglia geogr. 800: dei dominj in Terraferma la larghezza maggiore è miglia 148, la lunghezza 176. Secondo il censimento del 1838, la Sardegna contiene 524,633 abitanti, la Terraferma 4,125,735, in totale 4,650,368.

L’isola di Sardegna, già ripartita ne’ due capi di Cagliari e di Sassari, è ora divisa in tre intendenze generali o divisioni amministrative, Cagliari (30,000), Sassari (22,000) e Nuoro (4200); e suddivisa in 11 provincie, 85 mandamenti, e 367 Comuni. Ebbe già un Ministero speciale per gli affari di Sardegna, e legislazione e ordinamento particolare; finchè la Costituzione del 1848 agguagliò tutti i paesi e tutti i cittadini.

Gli Stati di Terraferma sono in undici divisioni amministrative, suddivisi in 39 provincie, 409 mandamenti, e 2709 Comuni.

L’esercito si recluta per coscrizione, a cui sono sottoposti tutti i giovani giunti che sieno al ventunesimo anno d’età, e che annualmente possono valutarsi a 18,000. Di questi, i primi 9000 tirati a sorte formano il contingente di prima categoria, il quale viene immediatamente incorporato nell’esercito, con l’obbligo di servire cinque anni attivamente, e sei in congedo illimitato; i rimanenti 9000 formano il contingente di seconda categoria, il quale nel primo anno viene istruito per cinquanta giorni in campo, e rimane di poi a disposizione del Governo sino al ventesimoquinto anno d’età. Di maniera che, oltre gli uomini in congedo illimitato deputati a riempire immediatamente i quadri in tempo di guerra, v’hanno cinque contingenti di seconda categoria per la formazione de’ quinti battaglioni di deposito.

Per le forze marittime si hanno:

Bastimenti a vela 10 con 270 cannoni    
Vapori a ruote » 7 » 38 » 1600 cavalli
Fregate miste ad elice » 4 » 200 » 2080 »
Trasporti a vela e a vapore » 5 » »  
    26   508   3680  

Lungo il mare tiene le fortezze di Sant’Albano, che assicura le alture di Nizza; Villafranca, che legasi colla precedente in linea difensiva; Ventimiglia, che copre la strada della Riviera ed assicura la sinistra della Roja; San Remo; Finale; Vado, antemurale di Savona; Savona, antico castello, che assicura il porto e difende il passo della Riviera; Genova, coi varj forti e doppio circuito, che domina il golfo; Spezia e Sarzanello, antico castello che copre il passo della Magra. Entro terra il forte di Bard chiude il passo per la valle d’Aosta; Fenestrelle per la valle del Chisone al Monginevra in Francia; Exilles per la valle d’Oulx al Monginevra; Lesseillon in valle di Morienna, domina il corso dell’Arc, e copre il passo del grande e del piccolo Moncenisio; Gavi, antico forte, difendeva il passo per la Bocchetta ligure; la cittadella d’Alessandria protegge le vie provenienti da Genova e dal ducato di Parma per Torino; Vinadio chiude il passo dell’Argentiera, e copre l’entrata nella valle di Stura. Vi sono poi nell’interno varie piazze di difesa e cittadelle, come Torino e Casale, oltre quelle dell’isola di Sardegna.

144.  Fu poi concessa nel gennajo 1859.

145.  L’amministrazione comunale è composta da un decurione, un sindaco e due magistrati, eletti da ciascun Comune. Per le cause civili vi sono 11 tribunali di prima istanza, 4 corti alte e la suprema a Napoli; per le criminali 15 corti alte.

Il reame divideasi in dominj di qua dal Faro e di là dal Faro, e in 22 provincie, aventi miglia geogr. quadr. 31,460.

Di qua sono: 1 Abruzzo Ulteriore; 2 Secondo Abruzzo Ulteriore; 3 Abruzzo Citeriore; 4 Molise; 5 Terra di Lavoro, dove Caserta, stupenda residenza reale, e Montecassino dal celebre convento, culla de’ Benedettini; 6 Napoli, colla più grande città d’Italia, in vista del Vesuvio, e per situazione non comparabile che a Costantinopoli; 7 Principato Ulteriore; 8 Principato Citeriore con Salerno; 9 Capitanata, con Foggia; 10 Terra di Bari, con porto sull’Adriatico attivissimo; 11 Terra d’Otranto, cl. Lecce, ove Brindisi ha perduto affatto la sua importanza; 12 Basilicata, la più povera provincia del regno; 13 Calabria Citeriore, cl. Cosenza; 14 Seconda Calabria Ulteriore; 15 Prima Calabria Ulteriore, con Reggio sullo stretto di Messina. Secondo il censimento del 1849, la città di Napoli avea 416,499 abitanti, di cui 204,010 maschi, non contando i forestieri, la guarnigione e i carcerati: nacquero 14,667 persone, morirono 14,535; vi furono 2757 matrimonj, e allo stabilimento dell’Annunciata si ricevettero 2227 projetti.

Di là dal Faro le provincie sono nominate dal capoluogo. 16. Palermo con 200 mila abitanti e crescente commercio; 17 Messina sullo stretto; 18 Catania a piè dell’Etna; 19 Siracusa con piccolo porto: 20 Caltanisetta; 21 Girgenti; 22 Trapani.

Secondo le statistiche del 1856, la popolazione di qua dal Faro era di 6,886,000 anime: il conto bilanciavasi su 32 milioni di ducati: il debito in 139 milioni di ducati. La flotta a vela e a vapore, di 12 legni, porta 746 cannoni: l’esercito ha 65 mila uomini di fanteria, 6736 di cavalleria; 6322 di artiglieria, 2880 del genio; oltre 51 mila uomini di riserva.

La tavola pubblicata dalla direzione centrale di statistica per la Sicilia dà che nell’isola

al fine del 52 eran anime 2,208,392
al fine del 53 eran anime 2,231,020
di cui i maschi 1,101,248

146.  Dall’Annuario togliamo questo specchio della popolazione italiana.

STATI Ultimo censimento Abitanti Presunti al 1º gennajo 1857 Superficie in chil. quadrati Abitanti ogni chilom.
 
      1 genn.        
Due Sicilie { Continente 1854 6,843,355 6,986,906 79,233 00 88 18
Isola 1854 2,231,020 2,294,373 25,393 50 90 35
Lombardo-Veneto { Lombardia 1855 3,009,505 3,037,765 21,585 45 141 66
Venezia 1855 2,493,968 2,526,606 23,831 59 105 80
Stati Sardi { Continente 1848 3,785,160 3,997,607 40,161 09 99 54
Sardegna 1848 547,112 568,098 24,096 06 23 58
Stati Romani     1849 3,019,359 3,127,027 41,434 63 75 17
Toscana     1856 1,779,338 1,794,658 22,082 76 81 27
Modena     1855 609,139 616,883 6,019 66 102 47
Tirolo italiano     1851 538,524 551,882 15,741 65 35 06
Trieste, Istria, Gorizia     1851 527,539 549,311 8,524 46 64 44
Parma     1854 508,784 514,083 6,201 13 82 90
Corsica     1852 236,251 243,982 8,746 91 27 89
Malta     1851 123,496 129,207 374 67 433 80
Ticino     1850 117,759 119,955 2,675 05 44 84
Grigioni italiani     1850 14,506 15,037 853 91 17 61
Monaco     1848 7,627 7,915 23 15 341 90
San Marino     1852 5,700 5,844 57 15 102 26
Totale regione italica   26,398,142 27,107,139 327,085 82 82 87
STATI Tedeschi Slavi Francesi Valacchi Albanesi Greci Catalani Arabi Ebrei Zingari Totale
 
Illiria italiana (Litor.) 12000 190000 ... 320 300 2500 ... ... 3200 100 208420
Lombar.-Veneto 40000 20000 ... ... ... 3100 ... ... 7530 60 70690
Regno Sardo 6430 ... 78000 ... ... 100 8000 ... 6820 100 99450
Ducato di Parma ... ... ... ... ... ... ... ... 680 ... 680
Ducato di Modena ... ... ... ... ... ... ... ... 2710 ... 2710
Toscana ... ... ... ... ... 2000 ... ... 7060 ... 9060
Stati Pontif. ... ... ... ... ... 150 ... ... 12790 80 13020
Due Sicilie ... ... ... ... 88410 18000 ... ... 2000 150 108560
Canton Ticino 350 ... ... ... ... ... ... ... ... ... 350
Malta ... ... ... ... ... ... ... 140000 ... ... 140000
Totale 58780 210000 78000 320 88710 25850 8000 140000 42790 490 652940

147.  La tesi di Barruel sulla massoneria fu molto meglio e più scientificamente sviluppata da Edoardo Haus, Le Gnosticisme et la Franc-maçonnerie. Bruxelles 1876.

148.  Cantù, Rosmini, Manzoni.

149.  L’abate Antonio Scoppa messinese, passato in Francia, vi scrisse molti libri didascalici, e principalmente sostenne essere la lingua francese non meno atta alla poesia che l’italiana, purchè i poeti volessero adattarsi a certe regole che suggeriva per l’accento e pel ritmo. Prediligeva il mutuo insegnamento, e dopo la restaurazione dei Borboni fu chiamato a introdurlo a Napoli. Questo metodo, proclamato per alcun tempo fra i liberali, ben presto fu abbandonato come quello che, rendendo materiale l’educazione, la riduce sensualistica.

150.  

Seconda casa d’Anjou.

Luigi I, adottato da Giovanna I 1380 1384
Luigi II 1386 1417
Luigi III 1417 1434
Renato 1434 1442
Carlo del Maine, spogliato da Luigi XI re di Francia.

151.  Fin qui la serie comune dei dogi varia da quella data dalla Cronaca Altinate e da Martin da Canale.