574.  Constant. Oratio ad Them. (in Themist. Orationes, ed. Dindorf, p. 21 sgg.) pp. 20 a-21 c.

575.  Themist. Or. 4, 61 a-b.; cfr. anche p. 54 d.

576.  Cod. th. 13, 3, 4.

577.  Cod. th. 12, 1, 36; 41; 42; 44.

578.  Cfr. il commento del Gothofredus a Cod. th. 13, 3, 4.

579.  Cod. th. 13, 3, 2; cfr. 6, 21, 1.

580.  Cod. th. 13, 3, 4; cfr. il commento del Gothofredus — Iulian. Ep. 26, ed. Hertlein.

581.  Cfr. pp. 236-237 del pres. scritto.

582.  Kuhn. o. c. I, 89 — Iulian. Ep. 45.

583.  Zosim. 3, 11, 3.

584.  Iulian. Epist. ad S. P. Q. Athen. p. 277 c.

585.  Iulian. Ep. 9; 36.

586.  Cod. th. 13, 3, 5. Nel C. I. 10, 53, 7, che la riproduce, manca, grazie alla libertà dei compilatori, l’ultima parte, relativa all’autorizzazione del principe.

587.  Negri, Giuliano l’Apostata, Milano, 1902, 2ª ed., p. 327 — Allard, Julien l’Apostat, Paris, 1903; II, 354 e passim, e così la maggior parte degli storici. Fra le poche eccezioni parmi debbano annoverarsi il Mücke, Flavius Claudius Julianus, Gotha, 1867-1869, 2, 81 sgg. e il Gothofredus nel suo commento.

588.  Il Rode, Gesch. d. Reaction Kaiser Iulianus etc., Jena, 1877, p. 64 — Largaiolli, Della politica religiosa di G. imperatore, Piacenza, 1887, pp. 110-111. — Negri, o. c. p. 329.

589.  Cod. th. 13, 3, 6.

590.  Mücke, o. c. 2, 81.

591.  Iulian. Ep. 42; cfr. anche Amm. Marc. 22, 10, 7-25, 4, 20.

592.  Questa mi pare la più ragionevole interpretazione di questo passo, che vedo invece reso da altri diversamente: πῶς οὐ τοῦτο ἐκεῖνο καπήλων ἐστὶν, οὔτι χρησῶτν, ἀλλὰ παμπονήρων ἀνθρώπων, οἴ μάλιστα παιδεύουσι ὄσα μάλιστα φαῦλα νομίζουσι, ἐξαπατῶντες καὶ δελεάζοντες τοῖς ἐπαίνοις εὶς οὕς μετατιθέναι τὰ σφέτερα ἐθέλουσι οἴμαι κακά.

593.  Greg. Naz. 4, 5-6; 101 sgg. — August. De civ. Dei, 18, 52 — Rufin. H. E. 10, 33, ed MommsenSocrat. H. E. 3, 16 c.Sozom. 5, 18 b.

594.  Cfr. su ciò anche Rode, o. c. 66, n. 8.

595.  κακουργία (In Iuvent. et Maxim. 1).

596.  Socrat. H. E. 3, 16.

597.  Negri o. c. p. 335.

598.  Eun. V. S. p. 482, ed. Boissonade: τοῖς τῆς Ἑλλάδος ἱεροῖς εῖς μακρὸν τι γῆρας ανύσας.

599.  Or. 18, p. 574.

600.  De Broglie, L’Église et l’empire romain au IV. siècle, Paris, 1862, IV, pp. 209-210; 213; 217.

601.  Allard, o. c. II, 357 agg.

602.  Hergenröther-Kirsch, Storia universale della Chiesa, (trad. it.), Firenze, 1904, I, 14.

603.  De Broglie, o. c. IV, 217.

604.  Largaiolli, o. c. 110-111.

605.  Gibbon, The history of decline and fall of the roman Empire, 1829, IV, pp. 92 sgg. — Bartenstein, Zur Beurteilung d. Kaisers Iulianus, Bayreuth, 1891 (progr.) 23-24. È questa la tesi ampiamente svolta da S. Gregorio di Nazianzo (Or. 4, 5, sgg.), il teologo di quel tempo più violento contro Giuliano. Ma — (singolare contradizione!) — le due orazioni di S. Gregario contro Giuliano sono per buona parte un attacco vivacissimo contro la cultura classica e la immoralitè dell’insegnamento, che è possibile ritrarre dagli scrittori pagani.

606.  De Marchi, La libertà di riunione; di associaz. etc. in Rendiconti dell’Istituto lombardo di sc. e lett., 1900, p. 851.

607.  Ad es. il Martha, Études morales, Paris, 1883, p. 294.

608.  Mücke, o. c. 2, 84.

609.  Naville, Julian l’Apostat et sa philosophie du polythéisme, Paris, 1877, pp. 170-172.

610.  Gardner, Iulian philosopher and Emperor, New-York, 1895, p. 239-240.

611.  Negri, o. c. 344 sgg.

612.  Plat. Protag. 15.

613.  Sui criteri pedagogici, informatori delle scuole di retorica, cfr. Boissier, Fin du paganisme I, 218 sgg. e le acute osservazioni, di cui è cosparso uno scritto, che gli storici di solito non leggono, Sorel, La ruine du monde antique, Paris, 1901, pp. 69 sgg.

614.  Per le scuole famose di Port-Royal, cfr. Carré, Les pédagogues de Port-Royal, Paris, 1887, pp. XVII-XVIII; 60-61; 61, nn. 1 e 2; 272 sgg.

615.  Si potrebbe dire di più: il passo dell’editto di Giuliano (Ep. 42 c.), che richiedeva che i maestri non nudrissero opinioni contrarie a quelle da loro professate in pubblico (μὴ μαχόμενα τοῖς δηποσίᾳ τὰἐν τῇ ψυχῇ φέρεν δοξάσματα) è stato con cecità partigiana, anche dai migliori (cfr. Allard, o. c. II, 357), interpretato come recante l’imposizione di una conformità di vedute tra i maestri e l’opinione pubblica. Tale interpretazione, se stenta ad accordarsi con la grammatica, termina certamente per attribuire a Giuliano il più illogico e il più sbagliato dei ragionamenti.

616.  Negri, o. c. 344 sgg.

617.  Cfr. i Cap. VIII e IX del pres. scritto.

618.  Socrat. H. E. 3, 16.

619.  È stato da più di un moderno ricordato che, anche ai nostri giorni, degli ecclesiastici hanno chiesto il bando degli autori classici dalle scuole (Boissier, o. c. I, 353). Ma essi non hanno rilevata la singolare, ma non istrana, coincidenza, per cui le scuole cattoliche, che sono tutte confessionali, e il cui grande pregio è di inculcare una fede, e di farne il fuoco centrale ispiratore dell’educazione e dell’insegnamento, ripetono, con le opportune, o necessarie, mutazioni di mezzi e di fini, la loro natura dal criterio fondamentale dell’editto di Giuliano.

620.  De Broglie, o. c. IV, 213.

621.  Aug. Confess. 8, 5, 10.

622.  Eun. V. S. p. 492.

623.  Iulian. Ep. 2.

624.  Hieron. Chron. ad. a. 366 (II, 196 ed. Schöne).

625.  Hieron. l. c.Eun. V. S. p. 493. Non ho potuto vedere il Lalanne, Influence des Pères de l’Église sur l’éducation, ove, secondo trovo riferito, si sostiene che Proeresio non sarebbe stato cristiano.

626.  Oros. 7, 30, 3 — Ioann. Chrys. In Iuv. et Maxim. 1.

627.  Mücke, o. c. 2, 82 — Bartenstein, o. c. 22.

628.  De Broglie, o. c. IV, 216 e n. 1 — Gibbon, Decline and fall of the rom. empire, IV, 93 — Lasaulx, Der Untergang d. Hellenismus, München, 1854, p. 64, n. 184 — Rode, o. c. 66 — Allard, o. c. II, 363-364.

629.  Socrat. H. E. 2, 46, 3, 16 aSozom. H. E. 5, 18 c.

630.  Greg. Naz. Orat. 4, 111-112; cfr. Sozom. H. E. 5, 16.

631.  14, 6, 18.

632.  Cfr. anche Harrent, Les écoles d’Antioche, Paris, 1898, 114 sgg.

633.  pari a ca. l. 64. Sull’arruffata questione della capacità dell’artaba, nell’età imperiale romana, cfr. Hultsch, Beiträge zur Aegyptischen Metrologie, in Archiv f. Papyrusforschung etc. II, 283 sgg. — Grenfell-Hunt, in Tebt. Pap. I, 232-233 — Barbagallo, Contributo alla storia economica dell’antichità, Roma, 1907, pp. 57-59.

634.  Ep. 56.

635.  Ep. 71.

636.  Com’è noto, l’autorità delle lettere di Giamblico a Giuliano è stata più volte posta in dubbio (Schwarcz, De vita et scriptis Iuliani imperatoris, Bonn, 1888, pp. 23 sgg. — Zeller, o. c. III4, 2, 736-8, n. 3); ma quei dubbi non hanno in verità fondamenta troppo solide (Croiset, Hist. de la litter. grecque, Paris 1899, V, 888 e n. 1 — Negri, o. c. 451, n. 1).

637.  Ep. 3.

638.  Ep. 40.

639.  Ep. 4.

640.  Ep. 15.

641.  22, 7, 3, — cfr. Liban. Or. 18, p. 574.

642.  Amm. Marc. 25, 3, 15 sgg.

643.  Cod. th. 13, 3, 6.

644.  Così mutilata la ritroviamo nel C. I. 10, 53, 7.

645.  Amm. Marc. 23, 5, 11.

646.  Cod. th. 14, 9, 1.

647.  Queste consociationes debbono essere state le corporazioni degli studenti, i cui atti — talora criminosi — sono più volte censurati dagli scrittori contemporanei.

648.  I corporati erano persone, facenti parte di associazioni speciali, riconosciute dallo Stato, le quali, nel IV. e nel V. secolo di C., ebbero una importanza massima nella vita dell’impero, segnatamente in Roma e in Costantinopoli, e vennero incaricate di speciali servizi pubblici, in cambio dei quali godevano determinati privilegi; cfr. Waltzing, Les corporations professionelles chez les Romains, Louvain, 1896, II, 139 sgg.; 193 sgg. e passim.

649.  Cfr., oltre a quello del Gothofredus, il bel commento alla legge del Conring, in De Sallengre, Novus thesaurus antiquitatum, III, Venetiis, 1735, pp. 1199-1232, nonchè le osservazioni del Kruffel, o. c. § 12-16 e del Vigneaux, Essai sur l’histoire de la praefectura urbis à Rome, Paris, 1896, pp. 305; 118.

650.  Le fonti sono Libanio, S. Gregorio di Nazianzo, S. Agostino. Per un quadro generale di quella vita e di quell’ambiente, cfr. Hertzberg, o. c. III, 349 sgg. — Harrent, Les écoles d’Antioches, pp. 205 sgg. — Monceaux, Les Africains, Paris, 1894, 66 sgg. — Rauschen, o. c. 29.

651.  Aug. Confess. 5, 8, 14: quietius studere adulescentes et ordinatiore disciplinae coercitione sedari.

652.  Cod. th. 13, 3, 10.

653.  Cod. th. 13, 4, 4. Il testo dà picturae professores. Tale epiteto non basterebbe a designare dei maestri. Ma la legge è richiamata in un’altra di Teodosio II. (Cod. th. 13, 3, 18; cfr. C. I. 12, 40, 8), rubricata sotto il titolo de professoribus, che questa volta sono realmente insegnanti pubblici e privati.

654.  Era un’imposta che gravava sui mercanti.

655.  Amm. Marc. 30, 9, 4.

656.  Mommsen, Röm. Strafrecht, Leipzig, 1899, 249-250.

657.  Questa è la più probabile interpretazione della seconda tra le clausole da noi enumerate della legge di Valentiniano. Essa dette luogo a un’interessante discussione tra il Savigny (Römische Steuerverfassung unter d. Kaisern in Verm. Schriften, II, 83-84) e lo Zachariak von Liedenthal (Zur Gesch. d. röm. Steuerwesen in d. Kaiserzeit, estr. dalle Mémoires de l’Académie imper. des sciences de S. Pétersbourg, 1863, pp. 5 sgg). Cfr. anche Platon, o. c. 95 sgg.

658.  Cod. th. 13. 4, 1; 2.

659.  Orat. 9, p. 123 b.

660.  Cod. th. 14, 9, 2.

661.  Era questa la forma di rimunerazione, adottata ora anche per i pubblici docenti; cfr., ad es., Themist. Or. 23, p. 292 a sgg.

662.  Cardinali, in De Ruggiero, Diz. ep. III, 282 sgg.

663.  Zosim. 4, 14-15.

664.  Amm. Marc. 29, 1, 41. Perchè, ad es., i libri di diritto?

665.  Cfr. anche Sozom. H. E. 6, 35 e Bernays, Ueber die Chronik d. Sulpicius Severus in Gesammelte Abhandlungen, Berlin, 1885, II, 102.

666.  Orat. 10, p. 129 d-130 a.

667.  Cod. th. 13, 3, 11.

668.  Questa singolare modestia di stipendio del grammatico greco di Treviri si può spiegare col fatto che, in questa città, l’uso del greco era raro, l’apprendimento svogliato (cfr. Auson. 16, 9 ed. Schenkl) e l’insegnamento, quindi, negletto come cosa superflua.

669.  Bucher, Die Diokletianische Taxordnung vom Jahre 301, in Zeitschrift für die gesammte Staatswissenschaft. 1894, p. 197 — Meyer, Die wirtschaftl. Entwickelung etc. in Jahrb. f. N. Ö. 1895, p. 742 e nota.

670.  Leges novellae ad Theodosianum pertin.; Val. 13, 3, ed Mommsen-Meyer; cfr. Barbagallo, in Vierteljahrschrift für Social — u. Wirtschaftsgesch. 1906, pp. 659 sgg.

671.  I, 27, 1, 22 sgg.

672.  CIL. 3 suppl. 2, p. 235828, l. 1 a.

673.  Gran. Lic. p. 34, ed. Flemisch.

674.  Themist. Or. 23, p. 292 a.

675.  Edict. de pretiis etc. 3, 3, ed Mommsen-Blumner.

676.  Secondo l’Edictum de pretiis (2, 1 sgg.), il vino, nell’impero romano, era uno dei prodotti più costosi.

677.  Cfr. Cardinali, in De Ruggiero, Diz. ep. III, 285 sgg.

678.  16, 9, 6: fructus exilis tennisque sermo.

679.  Cod. th. 13, 3, 8 (= C. I. 10, 53, 9); 9 — Symmach. Ep. 10, 27 (= 10, 40= 10, 47) 2 sgg. — Vercouter, in Revue arch. 1880 (39) p. 355 sgg.

680.  Cod. th. 13, 3, 10; 12.

681.  Cod. th. 15, 1, 14. Cfr. Amm. Marc. 27, 3, 10.

682.  Cod. th. 15, 1, 19.

683.  Auson. Gratian act. 17 e passim. Su Ausonio precettore di Graziano, cfr. Iullian, Ausone et son temps, in Revue histor. 1891 (47) 256 sgg.

684.  Croiset, Hist. de la litt. grecque, V, p. 863.

685.  Boissier, Fin du paganisme, II, 209-210.

686.  Così suona il lamento degli Ellenofili; cfr. Liban. Orat. 1, p. 133.

687.  Boissier, o. c. II, 437.

688.  Themist. Or. 5, p. 63 c; 9, p. 123.

689.  Sulla reazione religiosa di Teodosio, cfr. Lasaulx Der Untergang d. Hellenismus, München, 1854, pp. 98 sgg. — Schultze, Gesch. d. Untergangs d. Heidentums, Jena, 1887, I, 257 sgg.

690.  Schultz, o. c. I, 259; 276 sgg. e fonti ivi cit.

691.  Cod. th. 12, 1, 98 (= C. I. 10, 32, 35).

692.  Cod. th. 12, 1, 86; 87; 90; 91; 93; 94.

693.  Cod. th. 12, 1, 98: ne quid patriae periisse videatur.

694.  Symmach. 5, 35 (= 33). Noi conosciamo il destinatario solo attraverso le poche lettere indirizzategli da Simmaco, che vanno dal 382 al 389. D’altra parte, fino al 380, il diritto a cotali stipendii non era stato messo in discussione (cfr. Symm. 1, 79 (= 73).)

695.  Cfr. Petit de Julleville, L’école d’Athènes, p. 128.

696.  Cod. th. 13, 3, 13; 14; 15.

697.  Cod. th. 16, 10, 8.

698.  Ad es. il Müller, o. c. p. 47.

699.  Ep. 10, 27 (= 40 = 47).

700.  Il Gothofredus e, sulla sua fede, anche lo Schultze (o. c. I, 256 e n. 1) pensa sia stato un tempio della metropoli di quella regione, Edessa, quello stesso, che Libanio celebra nella sua orazione Pro templis, 10. Il Duchesne (Hist. ancienne de l’Église, Paris, 1906-07, II, 631, n. 2) pensa che si tratti invece della città di Harran, l’antica Charrae.

701.  Amm. Marc. 14, 6, 12 sgg. Ammiano compose le sue Istorie verso il 390; cfr. Teuffel, Gesch. d. röm. Litt., II5, 1093.

702.  Intendi le biblioteche private, come il testo chiarisce.

703.  Amm. Marc. 14, 6, 18-19.

704.  Cod. th. 15, 1, 37 (= C. I. 8, 11, 13) — C. I. 1, 24, 1.

705.  I due editti sono indirizzati a un Teodosio, allora praefectus praetorio delle Gallie (Claudian. 17, vv. 50 sgg.).

706.  Cod. th. 16, 10, 15; 18 (= C. I. 1, 11, 3). Circa i paesi, cui il primo si riferirà, cfr. il commento del Gothofredus.

707.  Cod. th. 16, 10, 16.

708.  Ebert, Histoire générale de la littérature du Moyen âge en Occident (trad. fr.) Paris, 1883, I, 298.

709.  Advers. Symmachum. I, vv. 501-505.

710.  Gregorovius, Atenaide, storia di un’imperatrice bisantina (trad. it.), Torino, 1882, pp. 47 sgg.; 55 sgg. — Guldenpenning, Geschichte d. öström. Reiches, II, 223.

711.  Cod. th. 13, 3, 16 (= C. I. 10, 53, 11); 17.

712.  Cod. th. 15, 1, 53. 14, 9, 3 (= C. I. 11, 19, 1-2). 6. 21, 1 (= C. I. 12, 15, 1).