713. Ciò è detto implicitamente nella legge del marzo (Cod. th. 6, 21, 1 — C. I. 12, 15, 1). Per la emendazione dei passi corrotti di questo testo, ho seguito le ipotesi del Gothofredus, accolte anche dal Mommsen, nella sua edizione del Codex Theodosianus.
714. Hertzberg, Gesch. Griechenlands unter d. Herrschaft d. Römer, III, 272 — Guldenpenning, o. c. 275 — Buty, A history of later roman Empire from Arcadius to Irene, London, 1889, I, 128. Il Gregorovius (o. c. 120-121) oscilla fra le due opinioni.
715. Simon, Hist. de l’école d’Alexandrie, Paris, 1845, II, 371 sgg. — Vacherot, Hist. critique de l’école d’Alexandrie, Paris, 1846, II, 192 sgg. — Petit de Julleville, o. c. pp. 129 sgg. — Zeller, o. c. III4, 2, 805 sgg.
716. Guldenpenning, o. c. 278.
717. Gregor. Turon. Mirac. 1 praef. — Ennod. CDXXXVIII, 10 (p. 301-302), ed. Vogel; cfr. Guldenpenning, o. c. 277-278.
718. Si desume, confrontando il Cod. th. 6, 21, 1 con il Cod. th. 14, 9, 3.
719. Tale infatti fu Elladio, un dotto, che aveva risieduto in Alessandria fino al 381, ove, per giunta, era stato sacerdote di Giove (Socrat. H. E. 5, 16 a).
720. Harrent, o. c. 234-235; 240 sgg. e fonti ivi cit.
721. Cfr. Preller, Die Regionen d. Stadt Rom, p. 170, n. *.
722. Cfr. Savigny, Storia del diritto rom. nel M. E. (trad. it.), Torino, 1854, I, 262, n. c.; 263, n. i.
723. CIL. 6, 9858, illustrata in Boll. crist. 1863, p. 14. Sul retore privilegiato nel VI. secolo, cfr. Jahn, in Berichte über die Verhandlungen d. Königlich-Sächsischen Gesellschaft d. Wissenschaft zu Leipzig, Phil.-hist. Classe, 1851, pp. 351-352.
724. Cfr. il Cap. IX. del pres. scritto.
725. Cod. th. 13, 3, 18 (= C. I. 12, 40, 8).
726. Cuq, Institutions, II, 777, n. 2.
727. Cfr. Savigny, o. c. I, 20 sgg. — Gibbon, o. c. VIII, 1 sgg. — Cuq, o. c. II, 777 sgg.
728. Su questi due codici, cfr. Karlowa, o. c. I, 941 sgg. — Krüger, Hist. des sources du droit romain, trad. fr., Paris, 1894, pp. 381 sgg. — Costa, Storia delle fonti del diritto romano, Torino, 1909, pp. 114-116 e la bibliografia ivi citata.
729. Amm. Marc. 30, 4, 3 sgg.; 11: iuris professi scientiam repugnantium sibi legum abolevere discidia.
730. Paneg. lat. 11, 20.
731. Amm. Marc. 30, 40, 8 sgg.
732. (Digest.) Const. Omnem, 1 sgg.
733. Nov. Theod. 1, 1 sgg.
734. Su l’opera giuridica di Teodosio II., cfr. Karlowa, o. c. I, 943 sgg.
735. Cod. th. 1, 1, 5.
736. Cod. th. 1, 1, 6.
737. Nov. Theod. 1; cfr. Karlowa, o. c. 1, 943 sgg.
738. Si tratta di una curiosa tradizione, che vale proprio la pena di riferire. Pietro Alcionio, un letterato della prima metà del sec. XVI., fa, in un suo scritto (De exilio, Lipsiae, 1707, pp. 213-214), raccontare dal cardinal Giovanni de’ Medici, che, nella di lui biblioteca, era un libro di autore greco de rebus a Gothis in Italia gestis, in cui si diceva che Attila, allorquando ebbe invaso l’Italia, ordinò che niuno adoperasse più il latino e chiamò anzi dal suo paese maestri perchè insegnassero il gotico agli Italiani. Il Tiraboschi (o. c. II, 587-588) obbietta che Attila non poteva considerare l’Italia come cosa sua, e, quindi, legiferare secondo l’Alcionio riferirebbe. In verità, l’obbiezione non è insuperabile. Piuttosto, si potrebbe notare la stranezza del fatto che Attila avrebbe imposto il gotico, anzichè l’unno, come lingua ufficiale. Ma ne anche a questa seconda obbiezione è impossibile replicare.
739. Const. Omnem 7 — Cod. iust. 1, 17, 1, 10.
740. Ha dato di ciò una magistrale dimostrazione il Krumbacher, Gesch. d. byzant. Litteratur, München, 1897, 2ª ed., Einl. 1 sgg. Sui problemi di classificazione cronologica dell’antichità e del Medio Evo, discussi in questo breve paragrafo, cfr. Gutschmid, Die Grenze zwischen Altertum u. Mittelalter, in Kleine Schriften, Leipzig, 1894, V., 393 sgg.
741. Usener, Anecdota Holderi, Bonn, 1877, p. 67 — Mommsen, Prooemium alle Variae di Cassiod., senat. p. VIII.
742. Usener, o. c. 68 sgg. — Mommsen, o. c. IX sgg.
743. Var. 9, 24, 8.
744. Var. 2, 3, 1 sgg.; 15, 4. 3, 33, 1 sgg. 10, 7, 2 sgg. etc.
745. La fonte è Procopio (De bello goth. 1, 2), il quale però non riferisce la cosa come un fatto, della cui constatazione egli assuma la responsabilità, ma come un argomento dei nazionalisti Goti contro la figlia di Teodorico, Amalasunta.
746. Cfr. Cassiod. Var. 1, 24.
747. Cassiod. Var. 10, 4, 6.
748. Procop. de bello goth. 1, 3.
749. Cassiod. Variae 1, 39, 4, 6 e, fors’anche, 2, 22. Cfr. Mauso, Gesch. d. öst-gothischen Reiches in Italien, Breslau, 1824, p. 132, n. v.
750. Cassiod. Var. 5, 22. 4, 6.
751. in Nov. App. 7, 22.
752. Cassiod. Var. 2, 35.
753. Idem, Var. 1, 25.
754. Cassiod. Chron. ad a. 500.
755. Idem, Var. 1, 25; 28. 2, 7; 34; 39. 3, 29, 31. 4, 51. 7, 15.
756. Cassiod. Var. 7, 13.
757. Ennod. Paneg. Theod. 56 e CDXXXVIII; cfr. Mauso, o. c. 124 sgg.; 136 sgg.
758. Cassiod. Var. 8, 29; 30, 10, 30.
759. Cassiod. Var. 9, 24, 11.
760. Cassiod. Var. 8, 12, 8.
761. Cassiod. Var. 8, 18, 4.
762. Procop. de b. g. 1, 2; cfr. Hodgkin, Italy and her invaders, Oxford, 1885, III, 585 sgg.
763. Debbono essere gli impiegati dell’officium a rationibus, cui spettava la cura suprema del fiscus; cfr. Rostowzew, Fiscus in De Ruggiero, Diz. ep. III, 133 sgg. — Hirschfeld, Untersuchungen etc., pp. 29 sgg.
764. Cassiod. Var. 9, 21.
765. Ennod. CDLII, 18, sgg. Fra i personaggi più colti dell’aristocrazia romana del tempo erano anche delle donne.
766. Ennod. Paneg. Theod. 2; 76 — Cassiod. De inst. dir. praef.
767. Tiraboschi, o. c. III, 51 sgg.
768. Idem, o. c. III, 35 sgg. — Montalembert, Les moines d’Occident, Paris, 1860, II, 79-81.
769. Agath. (5, 14) si esprime testualmente: «Di quanti regnarono in Costantinopoli egli fu il primo sovrano assoluto, così di fatto, come di nome».
770. Sulla politica religiosa di Giustiniano, cfr. Lasaulx, o. c. 144 sgg. — Schultze, o. c. I, 437 sgg. — Diehl, Justinien et la civilisation byzantine au VI. siècle, Paris, 1901, 552 sgg.
771. Cod. iust. 1, 5, 18, 4.
772. Cod. iust., 1, 11, 10, 2-3.
773. Zosim. 5, 5.
774. Malal. 18, O 187 d-e.
775. Su questo particolare, cfr. Gregorovius, Gesch. d. Stadt d. Athen, I, 55-56 e 56, n. 1. Non mi è stato possibile avere tra mano il Paperregopulos (Ἱστορία τοῦ Ἔλλ. ἔθνους, 1887), ove, secondo trovo indicato, si nega la realtà delle soppressioni avvenute nel 529, tesi questa, che però non è stata accolta dai più recenti storiografi di quell’età.
776. Agath. 2, 30 — Mal. 18, O 237-238.
777. Agath. 2, 28; 30-31. Sulla fine della Università ateniese, cfr. anche Zumpt, o. c. 59 sgg.
778. Zumpt, o. c. 63 — Zeller, o. c. III4, 2, 917, n. 1.
779. Malal. 18, O 187 d-e. Il cronista fa tale divieto contemporaneo all’altro dell’insegnamento della filosofia. Ma questo è impossibile. Nel 529 Giustiniano aveva già riconosciuto quelle scuole (Malal. 18, O 183). L’ordine della chiusura della facoltà di giurisprudenza deve essere quindi contemporaneo alla pubblicazione del Digesto (Const. Omnem 7).
780. Iulian. Or. 3, p. 153.
781. Cramer, Anecd. graeca e Codd. Paris. IV, 315.
782. Procop. H. A. 26 (= P. 74 c-d).
783. Su Procopio, quale fonte della storia di Giustiniano, cfr. Haury, Zur Beurtheilung d. Geschichtsschreibers Procopius, Munich, 1896 — Brückner, Zur Beurtheil. Procopius, Ansbach, 1896, Croiset, o. c. V, 1018-1019 — Krumbacher, o. c. I2, 230-237 — Bury, o. c. I, 359 — Diehl, o. c. XII sgg.
784. Krumbacher, o. c. I2, 373.
785. Zonar. 14, 6, 31-32 (= P. 2. II. 63, b.)
786. in Nov. App. 7, 22.
787. Cod. iust. 2, 7, 22, 4-5; 24, 4-5.
788. Cod. iust. 2, 7, 11, 1 sgg.
789. Sull’opera giuridica di Giustiniano, cfr. Gibbon, o. c. VIII, 30 sgg. — Karlowa, o. c. I, 1003 sgg. — Kruger, o. c. p. 431 sgg. — Diehl, o. c. 250 sgg. — Costa, o. c. 130 sgg., ove, assai più del testo è pregevole il copioso apparato bibliografico.
790. Const. Deo auctore 5.
791. Const. Tanta, 11.
792. Const. Tanta 13.
793. Const. Imper. maiest., praef.; cfr. De Iust. cod. conf. praef.
794. Const. Imper. maiest. 3.
795. Ibid. 7.
796. Const. Imper. maiest. 3.
797. Const. Omnem 7. Giustiniano (ibid.) soggiunge che tale investitura ufficiale fu, dai suoi predecessori, data anche a Berito, a Roma e a Costantinopoli, ma non ad altri luoghi. Egli dimentica però le costituzioni imperiali, cui si riferisce un passo del Digesto (27, 1, 6, 12), secondo cui i principi riconoscono l’insegnamento della giurisprudenza nelle province, pur non onorandone i maestri delle consuete immunità: «qui ius civile docent in provincia vacationem non habent, Romae docentes habent.»
798. Cotali sedi di scuole giuridiche non dovevano essere poche; cfr. Dig. 27, 1, 6, 12 e Bremer, Rechtslehrer u. Rechtsschulen, 71 sgg.
799. Const. Omnem 7.
800. Cfr. il § IX. del pres. capitolo.
801. Cfr. Savigny, o. c. I, 263 n. a. — Karlowa, o. c. I, 1023. A Berito dovevano esservene certamente più di due. Durante i lunghi anni di compilazione delle Pandette, noi troviamo nella Commissione due professori di Berito, i quali, naturalmente, erano costretti a soggiornare a Costantinopoli. Se a Berito non ve ne fossero stati altri, quella gloriosa facoltà giuridica sarebbe rimasta senza maestri.
802. Per la compilazione della prima edizione del Codice v’è solo un professore di Costantinopoli; per la seconda, solo uno di Berito; per le Pandette, due di Costantinopoli e due di Berito; per le Istituzioni, uno di Costantinopoli e uno di Berito.
803. Significava Dupondii studenti da due dramme? E in che modo a codesto nome si convenivano le critiche imperiali? Cfr., su codesta oscura, questione, Pernice, Miscellanea, I, 107 sgg. — Rudorff, in Zeitschrift f. Rechtsgeschichte, III, 38.
804. Const. Omnem 1.
805. Const. Omnem 7.
806. Const. Omnem 5.
807. Const. Omnem 9-10.
808. Const. Omnem 10. Non è inopportuno rilevare l’analogia di queste disposizioni con quelle che regolano le Università medievali, di cui fu modello Bologna (Savigny, o. c. I, 556-557).
809. Il testo, come in altri punti della costituzione, ha leges, ma sul significato della parola, cfr. Krüger, o. c. 468, n. 1.
810. Giustiniano dice partes legum, ma cfr. Kruger, l. c. — Karlowa, o. c. I, 1026.
811. Const. Omnem, 1; 4.
812. Ibid. 1; 5.
813. Const. Omnem 1.
814. Sul probabile valore simbolico di questa, come di parecchie altre cifre, contenute in questi programmi, cfr. Bury, o. c. I, 368-369.
815. Const. Omnem 2 sgg.
816. Ioann. Lydus, De magistr. 3, 29.
817. Hase, Commentarius de Ioanne Laurentio Lydo, p. IX, nell’edizione Bonnense delle opere di Lido.
818. l. c. L’Hase rimane incerto fra la lingua greca e la latina, ma il testo del decreto fa propendere per quest’ultima: Giustiniano lo lodava per la sua perizia nella ρωμαίων φωονὴ (Lyd. De magistr. 3, 29).
819. Cfr. Aur. Vict. Caes. 10, 1.
820. Cic. De rep. 4, 3, 3.
821. Cfr. Barbagallo, Scuola, Stato e politica in Roma repubblicana, in Riv. di filol. class., 1910, fasc. 4º.
822. Δημηγωρία etc. (in Themist. Orationes, ed. Dindorf) p. 21 b-c.
823. Symmach. Ep. 1, 79.
824. Const. Omnem, 7.
825. Const. Omnem 10.
826. Cfr. Harrent, o. c. 227 e sgg. — Grupp, Kulturgesch. d. Kaiserzeit, Stuttgart, 1903, I, 141.
827. Cfr. Petit. o. c. 84.
828. C. I. 10, 53, 2.
829. È tipica la legge del Cod. th. 13, 3, 1.
830. Cfr. Cod. th. 12, 2, 1 (= C. I. 10, 37 (36)).
831. Const. Omnem 7.
832. CIL. 8, 20.684.
833. Cfr. Cagnat, Procurator in Daremberg et Saglio, Dict. d’ant. class. 4, 1, p. 662.
834. CIL. 10, 1739.
835. Cfr. in ispecie il CIL. 10, 7580; 14, 2916.
836. CIL. 6, 2132.
837. Così hanno opinato, contro il Mommsen (in Harnack u. Gebhardt, Texte u. Unters. etc. 1903, 111-112), l’Hirschfeld, o. c. 305 nota e il Langie, o. c. 140-141. Ma, fuori di Roma, gli imperatori avevano certamente biblioteche private — ne è prova quella greco-latina, collocata da Adriano nella sua villa a Tivoli —, e, se questo accadeva fuori di Roma, doveva a potiori avvenire in Roma e in Costantinopoli.
838. CIL. 6, 4233; 5188; 5190; 5884; 8679; 8743 — Cod. th. 14, 9, 2.
839. Cod. th. 15, 1, 14. 16, 10, 15 ( = C. I. 1, 11, 3); 10, 18 etc. Circa la sorveglianza del praefectus urbi sui monumenti pubblici, cfr. Vigneaux, o. c. 323 sgg.
840. Cod. th. 6, 21, 1; cfr. Liban. 1, pp. 27; 51-52, ed. Reiske.
841. Cfr. anche Symm. 1, 79.
842. Cfr. Dio Cass. 53, 30.
843. CIL. 6, 9888.
844. Cod. th. 15, 1, 19.
845. Cassiod. Variae, 9, 21, 9.
846. Philostr. V. S. 2, 12, 4; 30, 1-2.
847. Traiano e Adriano dànno al sofista Polemone e ai suoi successori la facoltà di viaggiare in franchigia, il diritto di portare la praetexta, il privilegio del ιερασθαι (Phil. 1, 25, 5. 2, 25, 5); Marco Aurelio dà al sofista Adriano, oltre a doni ricchissimi, mensa quotidiana a spese dello Stato, un posto riservato in pubblico, il privilegio del ιερασθαι e tutti gli onori, cui può ambirsi da un libero (Philostr. 2, 10, 7). Cfr. su ciò anche Weber, o. c. 21 sgg.
848. Philostr. V. S. 2, 25, 5.
849. Philostr. V. S. 2, 20, 2; 30, 1.
850. H. A. Hadr. 16. 11.
851. CIL. 6, 1704 e Mommsen, in N. Memorie dell’Istit. di corr. arch., 1865, pp. 328-329.
852. Hirschfeld, o. c. p. 334.
853. Mommsen, in N. Memorie, 1865, p. 329, in Harnack u. Gebhardt, o. c. 1903(9) 3, p. 112.
854. Zonar. 14, 6, 31-32 (= P. II 63 b).