I primi numeri dell’Oro dell’Est erano usciti. Il giornale lasciato dall’avvocato Gasperal sotto la segreta direzione di Evaristo Grinfieri aveva per la sua stranezza e per la sua utilità immediata, tratta l’attenzione e la simpatia di quel ceto che si interessava di commerci e di speculazioni di ogni genere.
L’avvocato Gasperal si meravigliava sinceramente dell’esito, ed Evaristo si convinceva sempre meglio nel proposito che bisognava continuare, perchè il trionfo sarebbe stato sicuro.
Stava egli appunto preparando un articolo per l’Oro dell’Est, quando gli venne annunziata Hulda.
— Falla passare. Tommy.
Hulda si presentò; come persona che ha fretta di giungere, di parlare e che ha insieme l’animo sconvolto, turbato.
— Ma perchè, Evaristo, non dirmi prima tutto, acciocchè io fossi preparata? Perchè lasciarmi cogliere improvvisa alla lettura della lettera?
— Per questa semplicissima ragione — rispose calmo l’altro — perchè tu ti saresti sgomentata al punto di indietreggiare malgrado le tue proteste di amore.
Hulda tacque. Sentì nell’intimo che tutto ciò non era lontano dal vero; volle essere sincera e disse:
— Ora ti avverto che il tuo piano è sfatato. Guy Stein è un furbo...
— E di un furbo avevo bisogno.
— Ebbene egli non si mette all’impresa...
— Il motivo...
— Il motivo sta nella scelta stessa che tu hai fatto, per vincerlo... Egli dubita di me, dubita di un tranello della polizia, dubita che la cosa non abbia luogo più, per lo smarrimento della lettera, che doveva dare importanza e sicurezza alla cosa, egli infine ha confessato che non muoverà un dito, nemmeno un dito... Si direbbe che egli tremi già, si sente già addosso l’unghia della polizia.
— Mi ha rimandato dicendomi che di quei così misteriosi milioni, non sa proprio che farsene...
— Ora capisco più che mai due cose. La prima che è veramente astuto, la seconda, che egli cadrà in trappola...
— Davvero?
— Certo, egli vuole accingersi all’opera, ma vuole allontanare insieme il sospetto che egli la compia. Ecco perchè ha agito nel modo che tu dici.
— Proprio così?
— Così e non altrimenti. Ora la tua parte è finita, grazie. Il resto è pensiero mio. Fra qualche giorno tu non avrai più quell’incubo addosso e vedrai quanto valga il tuo Evaristo. Saprò mettere io a dovere quel volgare prepotente, quel mascalzone.
Hulda ascoltava meravigliata, e anche adesso, davanti a quella calma imperturbata, davanti a quella fiducia completa, pensava ancora come prima:
— In mezzo a questi due uomini, in verità io sto perdendo la testa. Come si metteranno i fatti, quale dei due trionferà?
***
Dopo il colloquio col vecchio padre cieco, Guy Stein aveva fermamente deciso. Quel colpo di mano bisognava farlo. C’era tutto da guadagnare. Alla peggio, se per lo spostamento prodotto dalla lettera smarrita non si trovassero Webb e Grinfieri nella piccola trattoria di Brandly, alla peggio le cose rimarrebbero allo stato di prima ed impregiudicate, cioè buone per un’altra volta.
Ora, Guy Stein concentrava tutta la sua intelligenza sul modo da tenersi per togliere di dosso ai due le chiavi della cassa forte.
Non era facile giacchè i facili mezzi che si potevano avere per uno, non potevano usarsi per due nello stesso momento.
Di tutti quei mezzi, con calma e lucidezza, vagliava il pro e il contro. Sopratutto rifuggiva dalla violenza, la quale oltre alla difficoltà, alla incertezza dell’esito per la reazione che produce, richiede lo impiego di molta forza, quindi molti uomini, quindi molto chiasso, quindi ancora molta probabilità o di tradimento prima, o di spionaggio dopo.
Nel dubbio, proprio intorno al punto delle chiavi, concertò nuovamente col vecchio e decisero insieme con pieno accordo.
Due uomini e una donna bastavano a condurre l’operazione. La donna lavorerebbe con Guy Stein, i due uomini lavorerebbero in apparenza fra le quinte. Occorrevano due per riuscire, e Guy Stein non doveva essere nessuno di quei due, per ottima cautela fino all’ultimo momento.
Franimy e Tymbord avrebbero un piccolo programma in apparenza separato dal resto, come al momento opportuno vedremo.
***
Francis Webb, assiduo lettore dell’Oro dell’Est, non sospettava proprio nulla sull’operato e sulle mire di Evaristo; soltanto era molto seccato delle domande che gli faceva l’amico suo, collega e coetaneo Isaiah Wodd, che vista sparirgli l’operazione come principale azionista, rimproverava Francis di non avere ascoltato Grinfieri, di non averla fatta per sè.
Era una specie di mite vendetta, una vendetta tutta quanta di parole un po’ brusche e un po’ bonarie che per altro seccava abbastanza Francis Webb, del quale diremo ora una consuetudine presa da molti anni, ben nota ad Evaristo e sulla quale appunto per il giorno otto questi contava pienamente.
È dunque a sapersi che con la data del suo anniversario coincideva per Francis Webb la data in cui il suo particolare bilancio gli assegnava dopo tante lotte, peripezie ed audacie i primi duecentomila dollari, ciò che in italiano significherebbe il primo milione.
Egli dispose da quel giorno di festeggiare quella data. E la festeggiò sempre in compagnia di Evaristo andando a pranzare nella modesta trattoria, dove meschinamente faceva i suoi pasti tanti anni prima, quando, giovane poverissimo e con molti debiti e con nessun credito, sognava la colossale fortuna, con l’audacia di un gran disperato e di una straordinaria attività.
A quella tavola umilissima riviveva la sua gioventù e si godeva un mondo, ora che la tempesta della miseria era passata, si godeva un mondo a raccontare le sue peripezie a Evaristo che le sapeva ormai a memoria.
Le sapeva a memoria, eppure gli facevano sempre un grande, uno strano effetto e gli davano turbinosi pensieri.
L’esempio di tanta fortuna, con tanta inferiorità intellettuale, era terribilmente contagioso.
Perchè egli, che ne aveva tante ed era giovane e ardente, non avrebbe attuate le sue grandi idee?
Come Webb aspettava il giorno di festeggiare il suo primo milione, così allora (come eran mutate le cose!) Evaristo pensava a rubarglielo in quel modo pel quale aveva già disposto.
Evaristo, quello strano carattere, tutto intento allo scopo, non ebbe mai un solo momento di esitazione, anzi in lui cresceva ora la bramosia del possesso, ora che per un altro lato tanta parte di strada era stata dischiusa dal giornale di cui Gasperal passava per essere il direttore.
Venne finalmente la sera tanto attesa dai diversi interessati, e Francis Webb ed Evaristo Grinfieri, puntuali come negli anni precedenti, si trovarono alla tavola modesta, l’uno pronto a ripetere i suoi soliti discorsi, l’altro quasi certo di vederli presto interrotti, e disposto, secondo il piano prestabilito, a fare la sua parte di vittima.
Così doveva essere perchè tutto procedesse per bene.
Quando furono alla metà del desinare Webb ed Evaristo videro entrare e sedersi ad un tavolo da presso un uomo che doveva essere, e ne aveva tutta l’aria, uno di loro.
Dopo di lui, circa un quarto d’ora, entrò una donna non tanto giovane, ma belloccia, ma piacente ancora.
Erano infatti Guy Stein, e la sua complice.
Una ladra esperimentata, piena di seduzioni e di risorse, la quale per molte prove date di abilità, possedeva tutta la stima di Guy Stein, e si era indissolubilmente legata alla sua vita, alle sue vicende.
Si chiamava Lucy.
Evaristo mesceva sovente da bere a Webb, che, in quella sera di completo abbandono e di finta gioviale povertà, era diventato insolitamente chiacchierino.
L’uomo e la donna discorrevano di cose indifferenti; celiando spesso e procurando di interessare Webb e Grinfieri ai loro discorsi.