XX. Prime linee d’una fauna della Persia occidentale.

Mentre la flora persiana è stata in questi ultimi anni così compiutamente illustrata, per le ricerche di Boissier, di Kotschy, di Koch e di Buhse, lo stesso non può dirsi della fauna. Non manca per verità una somma di fatti negli scritti di Güldenstädt, di Pallas, di Ménétriés, di Eichwald e di Brandt sulle confinanti provincie del Caucaso e del Caspio, nelle osservazioni parziali di alcuni viaggiatori francesi, e nelle monografie ittiologiche di Heckel e del conte Keyserling, ma un lavoro d’insieme che esprima il carattere vero della fauna di questo così singolare e per vari aspetti così interessante paese, è ancora tutto da farsi.

Il riassunto che ora presento delle mie note è assai lontano dal riparare a questa lacuna della scienza. Tuttavia la costante cura di profittare di ogni ritaglio di quel tempo che mi era così scarsamente misurato, e la cooperazione de’ miei compagni di viaggio, mi inspirano la fiducia che l’abbozzo della fauna persiana che ora compare per la prima volta, possa, per quanto necessariamente povero ed incompleto, formare un piano generale che potrà essere molto arricchito, ma non sconvolto, dagli ulteriori lavori di naturalisti fruenti di migliori condizioni delle mie.

Aggiungo nell’elenco dei vertebrati per me raccolti o veduti, sulla linea percorsa dalla ambasciata italiana, anche le specie raccolte dal mio amico Doria nelle provincie meridionali della Persia; facendo voto che questo giovane, istrutto, ed infaticabile naturalista possa fra non molto ridurre a compimento il lavoro ch’egli si era proposto, come di sua predilezione e di tutta sua competenza, voglio dire l’illustrazione del ricchissimo materiale entomologico che sta nelle sue mani.

Mammiferi.

Quel pochissimo che è riferito dalla commune de’ viaggiatori sugli animali dell’Asia occidentale, riguarda particolarmente i grossi mammiferi che più vivamente colpiscono l’attenzione volgare, e che sono materia alle nobili caccie dei grandi. Chi al pari di noi non può spingere le sue escursioni lungi dalla via battuta dalle carovane deve appagarsi di un’assai più modesto bottino. Le poche specie incontrate per via, o delle quali ho potuto constatare la esistenza dietro spoglie di provenienza accertata, si riducono alle seguenti:

Vespertilio (Vesperus) mirza. De Fil.

V. serotino affinis, sed rictu longiore. Supra cofeino-grisescens, vellere longo, nitore sericeo, subtus griseo-fulvus. Alis et auriculis aterrimis.

Affine al Vespertilio serotinus, ma distinto pe’ colori, e pel muso più allungato, di modo che la distanza dall’angolo dell’orecchio alla punta del naso è maggiore dell’altezza dell’orecchio stesso, mentre nel serotinus è subeguale.

Ecco le principali misure:

Dal cubito alla punta dell’ala spiegata 0m,135
Da un cubito all’altro, cogli omeri distesi 0m,076
Dall’ano al muso 0m,085
Dall’angolo dell’orecchio alla punta del naso 0m,021
Altezza dell’orecchio 0m,015

Zendjan, Kazvin.

V. turcomanus. Eversm. Sartschem. Zendjan.

V. (Pipistrellus) marginatus. Rüpp. Raccolto dal M. Doria nella Persia meridionale.

Serex (Crocidura) fumigatus. De Fil.

S. cauda elongata, crassa, inter pilos procumbentes setis longissimis verticillatim dispositis. In regioni mento-jugulari, utroque latere, verrucis piliferis quatuor. Supra fusco plumbeus, subtus cinereus.

È affine al S. araneus ma se ne distingue pel colorito, per il primo falso molare relativamente più sviluppato, per la coda molto più lunga, come dal confronto seguente:

S. araneus. Lunghezza del corpo 0m,071
  Lunghezza della coda 0m,034
S. fumigatus. Lunghezza del corpo 0m,062
  Lunghezza della coda 0m,042

Un altro carattere, che però non si può riconoscere che negli esemplari conservati nell’alcool, consiste nella presenza in questa specie di quattro bitorzoletti portanti ciascuno un lungo pelo, ad ogni lato della regione mentogolare, lungo la mandibola.

La descrizione data da Pallas (Zoographia Rosso-Asiatica) del S. Güldenstædtii, può convenire anche a questo nostro, il quale però ha le orecchie così distintamente sviluppate, da non poterglisi applicare la frase auriculae vix a vellere emergentes. Se poi il S. Güldenstædtii rassomiglia tanto al S. leucodon, da formare con questo una specie medesima (Giebel Die Saugethiere pag. 902), allora le differenze col S. fumigatus sarebbero ancora maggiori.

Ebbi di questa specie un individuo in Tiflis dalla gentilezza del signor Bayern, naturalista e raccoglitore indefesso, ed altri due mi furono recati di fresco uccisi in Teheran.

Ursus arctos. L. Nel Caucaso e nell’Elburz.

Mustela sarmatica. Pali. Erivan.

Lynx cervaria. Tem. Caucaso.

Felis chaus. Güld. Provincie caspiche.

F. pardus. Lin. Ghilan. Mazanderan.

F. tigris. Lin. ibid.

Cynailurus jubatus. Wagn. Mazanderan.

Hyœna striata. Zim. Annovero questa specie sulla testimonianza generale, non solo dei persiani da me interrogati, ma anche di un naturalista, del signor Bayern, che mi raccontò il caso di un individuo ucciso pochi anni prima nella città stessa di Tiflis, presso la posta dei cavalli.

Canis aureus. L. Commune nel Ghilan.

C. lupus. L. Commune nell’Elburz. Incontrato da noi presso Kazwin.

C. (Vulpes) corsae. L. Dovunque.

C. (Vulpes) melanotus. Pall. Frequente anche nelle steppe. La sua pelliccia è un importante articolo di commercio.

Lepus timidus. Varietà più piccola e più pallida della commune di Europa. Assai frequente alle falde dei monti.

Dipus jaculus. (Pall.) Communissimo dovunque, nelle steppe[66].

Merlones tamaricinus. (Pall.) Dall’Armenia, per tutta la Persia occidentale. Preso anche a Schiraz dal marchese Doria.

Arctomys fulvus (Spermophilus fulvus. Licht. Sp. concolor. Geoffr.) Communissimo particolarmente a Sultanieh.

Cricetus nigricans. Brandt. Trovato a Sultanieh.

Cr. phœus. Pall. Communissimo dall’Armenia per tutta la Persia occidentale. S’introduce anche nelle case.

Cr. isabellinus. De Fil. Per la distribuzione generale de’ colori, la qualità del pelo, le proporzioni del corpo e della coda, molto rassomigliante al precedente, ma di assai maggiore statura, e colorito sensibilmente diverso.

Dalla punta del naso alla radice della coda 0m, 15; (nel Cr. phæus 0m, 095 al massimo); lunghezza della coda 0,028.

Superiormente grigio isabellino, alquanto più chiaro sui fianchi: la metà inferiore del corpo bianco candido, i due colori bruscamente distinti, sovratutto ai lati del collo. Preso a Teheran dal marchese Doria.

Mus sylvaticus. L. La sola specie del genere osservata nel nostro viaggio (Sainkalè. Teheran). Portata anche da Schiraz dal marchese Doria.

Il risultato negativo delle mie apposite ricerche mi farebbe concludere per la mancanza assoluta nella Persia occidentale non solo del Mus musculus, ma anche del M. decumanus. È questo un fatto molto singolare, in quanto che quest’ultima specie si è diffusa per tutta Europa venendo dall’Asia centrale, per la via di Astrakan e del Volga, in grandi schiere, nel 1727, rasentando quindi i confini della Persia, ma lasciandola privilegiata col non stabilirvi colonie.

Arvicola amphybius. L. var persica. Molto commune nei luoghi che sarebbero appropriati al Mus decumanus, lungo i rigagnoli ed i canali, fin ne’ giardini e nelle case. Si distingue, in confronto colla razza ordinaria di Europa, per il colore che passa al fulvo sui fianchi, ed al bianco nelle parti inferiori. I caratteri osteologici sono assolutamente i medesimi.

Ar. mystacinus. De Fil.

A. arvali affinis, sed auriculis et mystaceis longioribus, cauda breviore, facile distinguendus.

Affine all’A. arvalis, da cui però si distingue per le orecchie molto più grandi e più sporgenti dal pelame; pei mustacchi misti di peli bianchi e neri, i primi, assai più lunghi, adagiati ai lati del capo vanno fino al lembo esterno del padiglione dell’orecchio; per la coda molto più breve, tanto da misurare sei volte la lunghezza dell’intiero corpo.

Colore superiormente grigio di sorcio, inferiormente più chiaro.

Questa specie è abbondante nella valle del Lar.

Antilope (Gazella) subgutturosa. Güld. In piccole schiere nelle steppe, particolarmente presso Kazwin.

Ovis Gmelini. Blyth. Sui monti. Ararat. Elburz.

Capra ægagrus. Gm. Pure sui monti dal Caucaso all’Erburz. Assai frequente.

Sus oper. L. Communissimo nelle foreste del Ghilan e del Mazanderan.

Uccelli.

La stagione nella quale percorremmo le provincie del Caucaso e della Persia occidentale, fra il passo di primavera compiuto, ed il ripasso autunnale non per anco incominciato, era la più sfavorevole per collezioni ornitologiche, come quella che scemava la ricchezza e la varietà delle prede, e dava una predominanza di individui giovanissimi, o con piuma logora od in muta. Sotto altro e miglior punto di vista questa circostanza ci riesciva pel contrario assai propizia, il carattere locale della fauna ornitologica di un paese esprimendosi meglio nella stagione della nidificazione che nelle altre dell’anno. Noi non abbiamo fatto che raccogliere la specie che venivano quasi ad offrirsi ai nostri colpi sulla nostra strada, ma anche questa sfavorevole circostanza fu compensata dal concorso che mi prestarono alcuni miei compagni di viaggio, e specialmente il cav. Bosio, cacciatore insuperabile. Ho dunque fiducia che il catalogo seguente possa dare un’idea sufficientemente adeguata del carattere della fauna ornitologica del paese percorso.

Gyps fulvus. (L.) Specie commune dapertutto nelle regioni montuose, e più che altrove attorno al Demavend.

Neophron percnopterus (L.) Raro in Persia al sud dell’Elburz, frequenti nel Caucaso e nel Ghilan.

Falco lanarius. Schleg.

F. communis. Schleg. Riconobbi queste due specie tra i falconi allevati per la caccia. Due individui femmine di F. communis, uccisi a Tauris ed a Zendjan, sono in livrea corrispondente a quella figurata da Schlegel nel suo Traité de fauconérie, sotto la denominazione di Faucon tiercelet sors au plumage de cresserelle.

Hypothriorchis subbuteo. (L.) Ucciso presso Marend.

Cerchneis cenchris. Naum. Communissimo nelle regioni caucasiche. In numero stragrande nidificante al così detto Ponte rosso sul Kram.

Pandion haliætus. (L.) Regioni caucasiche. Ghilan.

Milvus ater. (Gm.) Molto commune nelle regioni caucasiche e nell’Armenia. Preso anche in Persia (Kyschlak). Volteggia nell’aria attorno ai villaggi.

Astur palumbarius. (L.)

Accipiter nisus. (L.) S’incontrano di frequenti, ma anche questi più nelle valli del sistema del Caucaso che in Persia. Entrambi queste specie veggonsi allevate per la caccia.

Micronisus badius. (Gm.) Bender-Abbas (Doria).

Circus œruginosus. (L.) Ucciso ne’ contorni di Tiflis.

Athene noctua, var. persica. (L. Bp.) Assai frequente in Persia. Si distingue dalla commune razza di Europa, per colori appena più pallidi.

Caprimulgus. Sp. Un solo individuo di questo genere vidi una sola volta in Kazvin; non mi fu dato di prenderlo.

Cypselus apus. L. Dapertutto, però non molto frequente.

Chelidon urbica. (L.) Molto commune nei siti rupestri alla base dei monti.

Cotyle rupestris. Scop. Sui monti dirupati attorno al Demavend. Anche a Bender Abbas. (Doria).

C. riparia. L. Trovata molto copiosa a Mianeh.

Hirundo rustica. L. Dapertutto ma assai meno abbondante che in Europa.

Coracias garrula. L. Coppie solitarie di questa specie trovammo in tutto il paese percorso.

C. indica. L. Da Ispahan in avanti, nella regione delle palme. (Doria).

Merops apiaster. L. Communissimo dovunque.

M. persicus. Pall. Ucciso a Mianeh ed a. Nickbey. Molto più raro del precedente.

M. viridis. Lin. Bender Abbas, ov’è communissimo. (Doria).

Upupa epops. Molto diffusa, particolarmente nell’Armenia, presso i luoghi abitati.

Halcyon smirnensis. (L.) Schiraz (Doria).

Alcedo hispida. L. Presa una sol volta a Nickbey.

Muscicapa luctuosa. Tem.

M. albicollis. Tem. Nei giardini di Tauris.

Butalis grisola. (L.) Nei giardini alle falde dell’Elburz. (Kurdan, Tedgrisch, Hafdscheh).

Erythrosterna parva. (Bechst.) Ne uccisi un solo individuo a Poti. Il marchese Doria trovò questa specie molto commune ne’ contorni di Teheran in primavera.

Lanius minor Gm.

L. rufus Bris.

L. collurio L. Incontrati dovunque, più frequenti per altro nelle regioni caucasiche.

Ægithalus pendulinus. (L.) Armenia (Kumerlou) Persia (Mianeh).

Parus major L. Raro dovunque, nei giardini.

P. cœruleus L. Trovato nidificante ne’ giardini di Kazvin.

Sitta syriaca. Ehr. Frequente ne’ siti rupestri non troppo elevati, dall’Armenia per tutta la catena dell’Elburz.

Troglodytes europœns. Cuv. Ghilan.

Cinclus aquaticus Bechst. Lungo i fiumicelli montani presso Teheran, e nel Ghilan.

Crateropus Salvadorii. De Fil.

Supra griseus inconspicue olivascens. Plumis capitis et dorsi late, colli laterum stricte brunneo nigrescenti flammulatis, cœeteris plumis scapo nigrescenti. Gula alba. Pectore abdomineque griseis pallidioribus, illo nonnihil in cervino vergenti. Rectricibus alarum inferioribus pallide cervinis. Rectricibus supra transversim obsolete brunnescenti striolatis. Plumulis frontalibus tantum rigidis. Rostro fusco corneo, pedibus pallidis.

Longit. tot. 0m, 24, longit. tarsi 0m, 027, Corporis longitudine caudæ longitudine œguali.

Questa specie porta il nome del distinto ornitologo italiano conte T. Salvadori.

È communissima nella regione delle palme, dopo Schiraz, in branchetti. Vola colle ali distese quasi immobili. (Doria).

Ixos leucotis. Gould. Frequente sulla costa del Golfo persico. (Doria).

Turdus merula. L. Trovato in Persa una sol volta, nel nostro giardino a Tedgrisch.

Petrocincla saxatilis. (L.) sull’Elburz. (Ask, Kharzau).

Ruticilla phœnicura (L.) Ne rinvenni alcune nidiate nel giardino reale di Kazvin.

Cyanecula suecica L. var. (C. leucocyana. Br.) Nella Valle del Lar.

Erythacus rubecula. (L.) Ne’ boschetti presso Khend e nel Ghilau.

Lusciola luscinia. (L.) Ne’ giardini di Zendian e di Kasvin.

Irania n. gen.

Ex Saxicolinis.

Rostrum mediocre, apice subincurvo; carina inter nares prominula.

Alae elongatae: remigibus pogonio interno lato, integro: prima (spuria) tectrices externas longitudinae aequante, secunda longa, quintam subaequante, tertia et quarta longioribus.

Cauda elongata, subquadrata.

Tarsi graciles, elongati. Digiti ut in Saxicolis, sed halluce digito interno breviori.

Irania Finoti. De Fil.

Supra griseo-olivacea, in dorso infimo uropygioque sensim griseo-plumbea. Remigibus fuscis, apice subtilissime cervino-pallido limbatis; tectricibus alarum macula hujus coloris terminatis; anulo orbitali, regione parotica, colli lateribus rufescenti tinctis; loris gulaque albescentibus; abdomine medio crissoque albis; pectore ochraceo et coeruleo inconspicue transversim undato. Tectricibus alarum inferioribus, lateribusque abdominis fulvo-ochraceis. Cauda nigrescenti, subtilissime transversim colori obscuriore lineata. Pedibus nigris.

Questa specie porta il nome del barone Finot, console di Francia in Tiflis, che ha lasciato nell’animo de’ componenti la missione italiana in Persia la più grata ricordanza, tante furono e così vigili e così continue e così schiettamente cordiali le cortesie prodigate a tutti ed a ciascuno durante il nostro soggiorno in quella capitale delle provincie Russe Transcaucasiche.

Essa fu da me trovata piuttosto frequente nella gita al Demavend, ad Hafdscheh da prima, quindi nella valle del Lar. Sta ne’ pianerottoli montani fra i cespugli o fra le più rigogliose piante erbacee, d’onde cacciata piglia un volo basso, incerto, breve, e tosto ripiega le ali per nascondersi ancora tra le fronde, così che non riesce agevole l’ucciderla.

Saxicola oenanthe. (L.) Dell’intiera classe è questa la specie più diffusa in tutte le steppe della Persia.

S. deserti. Rüpp. Bender Abbas. (Doria).

S. aurita. Tem. Uccisa a Sardarak e ad Udjan.

S. stapazina. Tem. Tiflis.

S. leucomela. Pall. Contorni di Teheran.

Dromoloea chrysopygia. De Fil.

Capite, collo, dorso supremo cinereo plumbeis; dorso infimo fuscescente; uropygio tectricibusque caudae (elongatis) albescenti-flavidis, sensim in rubiginoso vertentibus; collo infimo, pectoreque supremo, cinarescentibus, caeterum infra sordide alba; crisso laevissime rubiginoso tincto; remigibus fusco cinereis, secundariis extus rubiginoso marginatis; rectricibus fulvo rubiginosis, versus apicem nigris, limbo extremo denuo rubiginoso.

Il nero sul fondo rosso della coda è esteso per la terza parte delle timoniere laterali, ma nelle due mediane per la metà.

Nelle parli più elevate e sassose de’ monti che fanno corona al Demavend. Rara.

Pratincola rubetra. (L). Valle del Lar.

P. rubicola (L.) Turkmanschai.

P. Hemprichii. Ehr.[67] Marend. Udjan.

Accentor alpinus (Gm.) Demavend.

Curruca hortensis. (Penn.) Tauris.

C. atricapilla (Bris.) Delidjan.

C. cinerea var. persica. Da Delidian in avanti, communissima.

Sylvia Doriæ. De Fil. Habitus, magnitudo, rectricum pictura ut in S. conspicillata, sed rostro breviori, digitis rubustioribus. Supra grifeo isabellino, tectricibus caudæ rufescentibus: subtus alba. Pectoris lateribus pallidissime grisescenti, abdomine infimo pallidissime isabelline adumbratis.

Molto abbondante tra i bassi cespugli del deserto salato, intorno a Yezd. Sta sempre a terra, colla coda alzata. (Doria).

Drymoica gracilis. Rüpp. Presa dal marchese Doria nei giardini di Schiraz.

Phyllopneuste trochilus (L). Valle del Lar.

Ficedula elaica. Lindm. Communissima dall’Armenia fino a Teheran nei giardini e nei boschetti.

Œdon galactodes. (Tem.) Diffusa come la specie precedente, quantunque meno commune.

Acrocephalus sp. Tauris.

Calamoherpe arundinacea (Bris) Helenowko.

Motacilla alba. L. Dapertutto, ed appena si distingue dalla commune nostrale pel bianco delle cuopritrici alari più esteso, in modo da formare una gran macchia bianca, come nella M. dukunensis.

M. boarula. Penn. Trovata a Delidian, e nell’Elburz lungo un piccolo affluente del Lar.

Budytes flavus (melanocephalus) (Licht.) Di questa specie non rinvenni che la razza dalla testa nera, dall’Armenia in avanti, nei siti umidi, erbosi.

Anthus aquaticus. (L). Nei pascoli dell’alta valle del Lar.

A. pratensis. (L.) Trebisonda. Tiflis.

A. (Agrodomus) campestris. (Bechst). Tiflis. Valle del Lar.

Galerita cristata (L.) Molto abbondante dapertutto, specialmente presso i villaggi.

Certhilauda desertorum. Stanl. Bender Abbas (Doria).

Alauda arvensis. L. Dovunque, nei campi coltivati.

Calandrella brachydactyla. Nè luoghi deserti, dovunque.

C. pispoletta. Pall. Armenia (Basc-Nurascen).

Otocoris larvata. D. F.

Habitus Otocoridis penicillatae, sed paullulo minor; capitis et colli parte antica intense nigra, lunula frontali tantum et macula gulari parva triangulari albis.

Questa specie è affine all’O. penicillata di Gould, ma se ne distingue per la grande maschera nera (nel maschio adulto) che occupa la parte anteriore del capo e del collo, appena rotta da una sottile lunula frontale, e da una piccola macchia triangolare sulla gola, di color bianco. Le piumette allungate laterali del capo sono in tal modo disposte da far sì che i ciuffetti caratteristici del genere siano doppj come nell’O. bilopha.

La frase troppo succinta colla quale Bonaparte nel suo Conspectus avium caratterizza l’Alauda albigula di Brandt, potrebbe anche applicarsi a questa nuova specie, ma gli esemplari originali dell’A. albigula da me osservati nel museo di Pietroburgo non differiscono per nulla dall’O. penicillata.

L’O. larvata si trova sui monti che circondano il Demavend. Vive a terra in piccole truppe, e prendendo il volo fa sentire un sibilo breve, risonante, alquanto modulato[68].

O. penicillata. Gould. Ne ebbi vari individui presi nei contorni di Teheran dal colonnello Andreini[69].

Melacorypha calandra. (L.) Nei campi coltivati, dapertutto.

Emberiza hortulana. L. Abbondante nel Caucaso, più rara nell’Elburz.

E. Cerruti. De F. V. la nota a pag. 113.

Cynchramus miliaris. (L.) Dovunque, nei campi coltivati.

Euspiza melanocephala. (Scop.) Communissima nelle valli cespugliose, e ne’ campi a’ piè dei monti.

Pyrgita domestica. (L.) Dappertutto.

P. montana. (L.) Ask, a piedi del Demavend, ove tien luogo della specie precedente.

Petronia stulta. Bp. Molto commune nelle regioni caucasiclie, nei siti rupestri alla base de’ monti.

Montifringilla nivalis (L.) Sul Demavend.

Fringilla cœlebs. L. Vista soltanto nel Ghilan (Rustemabad).

Linota cannabina. (L.) Nè pianerottoli attorno il Demavend.

Carduelis elegans. Steph. Tauris.

Serinus pusillus. (Pall.) Nelle valli attorno al cono del Demavend, in branchi numerosi.

Carpodacus crythrinus (Pall.) Alta valle del Lar.

Erythrospiza obsoleta. (Licht.) Ho trovato questa specie piuttosto copiosa nidificante ne’ giardini di Kazvin. Il colonnello Andreini ne ha uccisi parecchi individui a Teheran; e per contrario non ebbi ad incontrare l’altra specie affine (E. rhodoptera. Licht.) che dall’estremo lembo della Persia occidentale tocca i confini d’Europa.

Chlorospiza chloris (L.) Trovata soltanto nelle regioni caucasiche (Tiflis, Delidian).

Coccothraustes vulgaris Bris. Visto soltanto nel Ghilan (Rustemabad).

Sturnus vulgaris. L. Commune dappertutto ne’ villaggi.

Acridotheres roseus. (Bris.) Estremamente commune nel Caucaso, nell’Armenia, nella Persia occidentale, si fa sempre più raro verso Oriente.

Oriolus galbula. L. Raro. Ne uccisi due soli individui: l’uno a Tedgrisch, presso Teheran, l’altro ad Hagi Baba presso Kazvin.

Fregilus graculus. L.

Pyrrhocorax alpinus. Viell. Ne vidi branchi numerosi alle falde del cono del Demavend.

Corvus monedula. L. Commune nel Caucaso e nell’Armenia: più raro in Persia.

C. frugilegus. L. Ne uccisi d’un sol colpo sette individui di uno stormo numerosissimo che veniva sulla sera ad appollajarsi nel giardino reale di Kazvin.

Corvus corax. L. Avuto dal signor colonnello Andreini in Teheran.

Pica caudata. Ray. Al sud dell’Elburz vista rare volte: piuttosto ovvia nel Ghilan.

Garrulus melanocephalus Gené. Nelle regioni subcaucasiche (Uzumkalè, Delidian).

Picus maior. L. Armenia (Kamerlou).

P. khan. De Fil.

Occipite, cervice, dorso, fuliginoso-nigris: vertice coccineo: fronte, gula, collo antico, summoque pectore, griseo-cervinis: alis fuliginoso et albo variis: regioni scapulari late alba; remigibus omnibus maculis magnis albis; rectricibus nigris, extimis maculis lateralibus albis, ad apicem flavescentibus: superciliis, collo laterali, albis: pectore, abdomine toto, eodem colore, laeviter griseo flavescenti tinctis; crisso coccineo: maculis nonnullis indistinctis coccineis in regione pectorali: vitta laterali nigrescenti a loro per oculum ducta, et alia intense fuliginosa ab angulo oris usque ad pectus descendente.

Il genere de’ Picchj non può essere che assai scarsamente rappresentato in un paese ove la vegetazione arborea è così rara ed in sparse oasi come nella Persia. Io ne ho visto un solo individuo che non mi riuscì di prendere, nel giardino reale di Tauris, ed un secondo che fu da me ucciso a Tedgrisch, presso Teheran, quello sul quale è fondata la presente nuova specie. La quale deve stare in un medesimo gruppo coi P. syriacus, assimilis ed himalayensis. Da tutti si distingue per le macchie bianche sulle ali grandi, più grandi del nero interposto; dal P. syriacus in particolare pel becco alquanto più depresso alla base, per il collo anteriormente ceciato, e colla striscia nera laterale ben separata dal nero del dorso per il bianco interposto.

Cuculus canorus. L. Armenia (Kamerlou,) Ghilan (Rustemabad).

Columba palumbus. L. Trovata soltanto, e più volte, nelle foreste del Ghilan.

C. œnas. L. Ne uccisi parecchi individui nella pianura di Suram (Caucaso).

C. livia. Bris. Communissima nelle steppe della Persia, lungo gli aquedotti sotterranei, negli spiragli dei quali si rifugia. Ne uccisi molti individui, tutti colla parte inferiore del dorso di color bianco.

Turtus auritus. Ray. S’incontra dappertutto ove siano boschetti o filari di alberi.

Pterocles arenarius. Pall.

P. chata. Pall. Su queste due specie animatrici delle steppe, vedi pag. 189.

Phasianus colchicus. L. Frequentissimo nelle foreste lungo il Rioni, lungo il Kur ed alle sponde del Caspio.

Francolinus vulgaris. (?) Steph. Se alla razza tipica, oppure a quella inalzata al rango di specie da Bonaparte, col nome di F. tristriatus, spetti il Francolino di Persia, non potrei dire. La specie non si trova che nella provincie meridionali. Il marchese Doria che ne uccise molti nel suo viaggio, non ne raccolse le spoglie.

Tetraogallus caucasicus. Pall. (Kepkederreh de’ Persiani) sulle catene del Caucaso e dell’Elburz tiene il posto del Tetrao tetrix nelle Alpi. Ne ebbimo un individuo di fresco ucciso sui monti presso Diulfa.

Perdix chucar. Abbondantissima da Erivan in poi, sulle montagne. Ne incontrai molti branchi alla base del cono del Demavend ed a Kharzan.

Ammoperdix griseogularis. (Brdt.)[70]. È il Tiku de’ Persiani. Straordinariamente abbondante nelle valli alle falde dell’Elburz.

Starna cinerea. (L.) Non oltrepassa i monti settentrionali dell’Armenia. Presa ad Uzumkalè.

Coturnix dactylisonans. Meyr. Assai copiosa dappertutto, nei campi coltivati.

Otis tarda. L. Frequente nelle steppe del Caspio.

O. tetrax. L. Ne vedemmo una copia su di un isolotto sabbioso lungo il Rioni.

O. houbara. Gm. Due individui assai malconci, di fresco uccisi, di questa precisa specie, non dell’affine O. Macquenii, ci furono regalati in Djulfa da un cacciatore tartaro.

Oedicnemus crepitans. Tem. Sui greti di Mianeh e di Sainkalè.

Cursorius œuropœus. Lath. Ucciso nel piano di Sainkalè!

Glarcola pratincola. (L.) Erivan, Sultanieh, Sainkalè.

Œgialites cantianus. (Lath.) Sultanieh.

Œ. fluviatilis. Bechst. Assai commune ne’ letti sabbiosi de’ fiumicelli.

Eudromas caspius. (Pall.) Lungo la spiaggia del Caspio ad Enzeli.

Vanellus cristatus M. et W. Nei pascoli a Kamerlou ed a Sultanieh.

Gallinago scolopacinus. Bp. Nelle paludi presso Enzeli.

Pelidna minuta. Leisl.

P. cinclus. L. Trovati entrambi abbondanti sulle spiaggie sabbiose presso Enzeli.

Totanus calidris. L. Visto in varj luoghi: ad Helenowko, a Sainkalè, nel Murdab.

T. glareola. (L.) Enzeli.

T. ocropus. (L.) Mianeh-Saìnkalè.

Xenus cinereus. (Güld.) Ucciso presso Enzeli.

Ibis falcinellus. (L.) In grandi truppe nel Murdab.

Ardea cinerea. (L.) Mianeh.

Egretta alba. (L.).

E. garzetta. (L.).

Buphus bubulcus. (L.) Uno sterminato numero di individui di queste tre specie, e dell’ultima sopratutto, pascolavano nel grande stagno del Murdab.

Ciconia alba. Bris. Commune dappertutto.

C. nigra. L. Vista soltanto nel Caucaso. (Delidian).

Gallinula porzana. L. Trovata commune a Veramin in primavera dal marchese Doria.

G. chloropos. L. In gran numero nè canneti del Murdab.

Fulica atra. L. Abbondantissima in uno stagno presso il lago Goktscha.

Casarea rutila. (Pall.).

Oidemia fusca. (L.) Vidi queste due specie abbondantissime nel lago Goktscha, ed in uno stagno fra Basminsk ed Udian.

Phalacrocorax carbo. (L.)? Nello stagno dianzi accennato, è nel Murdab.

Ph. pygmœus. (Pall.) Nel Murdab.

Pelecanus crispus. (?) Bruch. Lago Goktscha.

P. onocrotalus. L. In truppe numerose presso Astrakan.

Sylochelidon caspia. (Pall.) Mar Caspio.

Hydrochelidon hybrida. (Pall.)

H. leucoptera. (Tem.)

H. fissipes (L.) Trovasi questa specie straordinariamente abbondanti presso Enzeli. Ne uccisi molti individui tutti in livrea di gioventù.

Sterna hirundo. L. Mianeh. Enzeli.

St. minuta. L. Mianeh. Enzeli.

Croicocephalus ridibundus. (L.) Lago Goktscha. Murdab.

Larus argentatus (leucophæus). Licht.

L. fuscus (fuscescens) Licht. Trovati entrambi nel mar Caspio, presso Baku.

Rettili.

Testudo ibera. Pall. Communissima dovunque ne’ giardini, nei boschetti, ed anche nei luoghi sassosi ed aridi presso le aque.

Cistudo europea. Schöpf. Negli stagni salati della regione caucasica, e nel Murdab. Straordinariamente abbondante ad Enzeli.

Emys caspia. Schweig. Communissima dovuuque lungo le aque limpide e correnti.

Gymnodactylus caspins. Eichw. Nelle provincie caspiche. Il marchese Doria ne ha portato un esemplare da Hamadan.

Stenodactylus guttatus. Cuv. Bender Abbas. (Doria).

Varanus arenarius. Geoffr. Molto commune nella pianura di Veramin. Ne ebbi un bel esemplare dal colonnello Andreini.

Stellio caucasicus. Eichw. Molto frequente ne’ luoghi sassosi e montani, anche a notevole altezza sull’Elburz.

St. nuptus. De Fil. Stellio carinatus Dum. (1851). Io ho descritto fin dal 1843 questa specie, col nome di Agama nupta[71], dietro un esemplare raccolto a Persepoli dal signor Osculati. Questo nome specifico non fu da me scelto per sola bizzaria di contrasto col nome generico, ma anche per indicare la connessione fra i due generi Agama e Stellio che veniva stabilita dalla coda, nè completamente embriciata, nè completamente verticillata di questa nuova specie. La folidosi omogenea del dorso fu interpretata da me come carattere prevalente di Agama.

Gli esemplari portati parimenti da Persepoli dal marchese Doria mi hanno convinto della convenienza di trasportare definitivamente questa specie fra gli Stellio. Un carattere importantissimo sfuggito all’egregio erpetologo parigino, consiste nell’essere lo squame dorsali e caudali finemente pettinate, il quale carattere si trova, sebbene in minor estensione, anche negli Stellio vulgaris e caucasicus.

Agama. (Podorrhoa Fitz.) agilis. Oliv. Molto ovvia nelle steppe da Kazvin a Teheran, ed anche nelle provincie meridionali.

A. (Eremioplanis Fitz.) Lessonæ. De Fil.

Questa nuova specie che porta il nome del mio amico e compagno di viaggio Lessona, fu trovata dal marchese Doria presso Ispahan. È affine assai per tutto il complesso de’ caratteri all’A. mutabilis, ma se ne distingue facilmente per le squame del capo e del dorso tutte distintamente carenate. Superiormente grigiastra, con fascie brune-trasversali, rotte da una macchia chiara nel mezzo del dorso, e da altre macchie longitudinali sui fianchi. Inferiormente bianco perlacea.

Phrynocephalus helioscopus. (Pall.) Nelle steppe dell’Armenia.

Phr. persicus. De F.

Nares rotundatæ distantes. Notei pholidosis valde heterogenea, mucronibus hinc et inde fasciculatis in cervice, in dorso, in caudae et artuum parte supera. Squamae foemorales et humerales laeves.

Griseo rufescens, maculis lateralibus angulatis fuscis. Ad latera colli maculae duo amplae pallide indigotinae, rubiginoso marginatae; gula lineis cinereo-azureis vermiculatis adspersa.

Questa specie si distingue dal Phr. helioscopus (Pall.) pe’ seguenti caratteri: 1.º Per le squame spiniformi sporgenti distribuite a fascicoli su tutte le parti superiori del corpo, e formanti lungo la parte mediana del collo una piccola cresta longitudinale; 2.º per le squame de’ femori e delle coscie non carenate; 3.º per le narici separate da una serie di 5 squame (da due sole nel Phr. helioscopus); 4.º pel contorno del muso più ottuso; 5.º infine pe’ colori. Dal Phr. varius, Eichw.[72] è pure differente per gli accennati due ultimi caratteri ed inoltre per le squame labiali superiori ed inferiori uguali, per le squame marginali della palpebra inferiore assai sporgenti ed acute. A maggior ragione poi si distingue dalle altre specie del genere, le quali hanno le squame del dorso fra loro poco disuguali e tutte, adagiate. Del rimanente eccone una più particolare descrizione:

Testa larga; corpo assai depresso, grosso. Gli scudetti delle regioni frontale ed occipitale grandicelli, rilevati, quelli della regione supraorbitale notevolmente più piccoli e più appianati. Piastrelle labiali superiori ed inferiori in numero di 20 per ogni lato, tutte subeguali e senza pori. Molti fascicoli di squame spiniformi con tendenza a disporsi in serie lineari longitudinali alla parte anteriore del corpo, ed in gruppi circolari alla parte posteriore. Nel mezzo della regione cervicale una piccola cresta longitudinale. Questi fascicoli di squame spiniformi si trovano non soltanto sul dorso, ma alla regione timpanica, ai lati del collo, sulla regione omerale, sulle estremità posteriori, sulla base della coda. Il Phr. persicus è il più irto di tutti i Frinocefali sino ad ora conosciuti.

Un grigio terreo alquanto rossastro costituisce il fondo generale della parte superiore; un bianco sporco volgente un poco al roseo occupa tutta la parte inferiore o terrestre dell’animale. Da questa parte la sola gola offre delle linee vermicolate formanti un marezzo grigio-azzurro. La parte superiore del capo è senza macchie. Ai lati del collo trovansi due grandi macchie di color indaco cinerognolo, e contornate di un sottile lembo ruggine che l’azione dell’alcool fa sparire prontamente. Quattro macchie angolari brune trovansi per ogni lato del dorso e due simili alla base dalla coda; alle quali poi seguono altre macchie più numerose e più arrotondate. Altre poche macchie brune trasverse trovansi sulle gambe.

La descritta livrea è affatto costante, e costituisce quindi un ottimo carattere di questa specie, la quale è diffusa a profusione nelle campagne deserte da Sultanieh a Teheran.

Phr. Olivierii. Dum. Bibr.

Molti esemplari furono raccolti nelle provincie meridionali dal marchese Doria.

Eremias variabilis. Fitz. Estremamente abbondante nelle steppe dall’Armenia per tutta la Persia.

E. pardalis Licht. Più raro assai della precedente.

Lacerta viridis. var. strigata. Eichw. Ovvia nelle regioni caucasiche (Tiflis, Lenkoran). È una razza costante, assai prossima al rango di vera specie.

L. Brandtii. De F.

Habitus Lacertae muralis.

Narium scutellis posticis duobus; squamulis temporalibus latiusculis; scutellorum abdominis seriebus decem.

Supra grisee-olivacea nigro maculata; maculis nonnullis azureis prope regionem axillarem; suttus pallide glauco-viridis, regione anali et caudae parte infera igneo colore suffusis.

Specie distintissima per lo straordinario numero delle serie degli scudetti ventrali. Due scudetti formano il contorno posteriore delle narici, uno de’ quali sarebbe il naso frenale di Duméril e Bibron. Pori femorali 16-18 per ogni lato.

Collare poco distinto: una piastrella mediana piuttosto grande, le laterali che vanno presto impiccolendosi fino alle proporzioni delle squame ordinarie del collo, così che appena si possono contare tre piastrelle ad ogni lato della piastrella maggiore mediana.

Presa a Basminsk, prima nostra stazione dopo Tauris.

L. Taurica. Pall. Frequente al piano, da Trebisonda, per le provincie del Caucaso, fin nell’Armenia. Non vista più oltre.

L. muralis. Latr. Rara, e solo nei luoghi elevati (valle del Lar).

Ophiops elegans. Mènètr. Communissima nelle steppe dell’Armenia per tutta la Persia occidentale, al di qua e al di là dell’Elburz.

Plestiodon Aldovrandi. Dum. Bibr. Mollo commune da Erivan a Diulfa: sembra però che non oltrepassi, verso Oriente, la valle dell’Arasse.

Euprepis affinis. De F.

Supra cinereo-olivaceus, lævissime aeneo micans; subtus perlaceus. Dorso seriebus quatuor parallelis longitudinalibus macularum nigrarum, sensim in regione pelvica evanescentium. In utroque latere fascia latiuscula nigra supra et subtus late albo limbata.

Questa specie è affine all’Eup. septemvittatus dell’Abissinia, al quale perfino rassomiglia non poco nella distribuzione de’ colori, se non che gli scudetti del capo non sono punto contornati di nero. Le squame del dorso presentano ciascuna tre piccole carene divergenti e così poco rilevate da essere difficilmente riconoscibili.

Io ho raccolta questa specie a Kazvin.

Il Marchese Doria l’ha portata anche dalla Persia meridionale.

Ablepharus Ménétriesii. Dum. Bibr. Piuttosto rara. Trovato a Tauria ed a Kazvin.

Anguis fragilis. L. Io rinvenni questa specie a Tiflis. Il marchese Doria mi assicura averla veduta anche a Teheran.

Pseudopus Pallasii. Opp. Questa specie, non deve mancare anche negli alti piani della Persia: io però non la incontrai che una sola volta, nelle provincie caucasiche (Hussein Beglar).

Typhlops vermicularis. Merr. Piuttosto frequente ad Erivan ne’ siti umidi.

Eryx jaculus. var. Teherana. Jan.

Merita d’essere distinta come varietà dall’E. jaculus d’Egitto. Color del fondo nocciuola; distribuzione delle macchie un po’ differente che nel tipo della specie; esse sono assai irregolari, isolate fra loro o tutt’al più confluenti a due a due; le più grandi stanno sul dorso, le minori sui fianchi; tutte son formate da striscie nerastre parallele decorrenti sui margini delle squame. Circa gli scudetti laterali della testa, poco differisce dalla specie tipica. In ambedue gl’individui esaminati s’osservano 4 scudetti o grandi squame in linea retta fra il nasale e l’occhio; nella specie non sono più di 3 e poste assai irregolarmente. Scudetti che formano il cerchio dell’occhio 11, 12; nel tipo son quasi sempre 10. Sopralabiali 12, cioè: due o tre di più che non nella specie tipica.

Dimensioni Museo di Torino Coll. Doria
 
Lunghezza totale 46" 56"
Lunghezza della coda 5" (mozzata) 3"
Lunghezza scudetti addominali 191 185
Lunghezza scudetti caudali 25 14

Serie longit. di squame 45; prima dell’ano 28, dopo 22; alla metà della coda 10.

Eirenis collaris. (Ménétr.) Trovato a Tiflis, ad Erivan, ed anche nella Persia meridionale.

Tyria Dahlii. (Fitz.) Tiflis. Erivan.

Tarbophis fallax. (Fitz.) Tiflis.[73].

Periops caudolineatus. (Zamenis. Günth. Cat. of the snakes in the Brit. Mus. p. 104). Per la sua forma deve essere separato dai Zamenis ed andare riunito al gen. Periops. Fra i molti individui esaminati è rimarchevole la varietà nera che trovasi nella collez. Doria e fu raccolta a Teheran. Si osservano anche differenze notevoli, probabilmente dovute a diversità di sesso. La maggior parte degli individui hanno le squame con carene assai visibili; in altri invece si rimarca appena una leggiera convessità in mezzo alle squame. Negli uni le macchie del dorso sono grandi, subrotonde e sono circondate addirittura dal color del fondo; negli altri sono più piccole, ovali e contornate da un orlo bianco-giallastro. Su tutti però si osservano le striscie nere longitudinali che cominciano alla parte posteriore del corpo e continuano su tutta la coda.

P. parallellus. Geoff. var Schiraziana, Jan.

Differisce dagli esemplari dell’Egitto per le macchie del dorso subrotonde; quelle che alternano sui fianchi sono d’ordinario ovali o subrotonde non mai allungate e rettangolari. Inoltre negli individui d’Egitto i prefrontali stanno a contatto col frontale, mentre in quelli di Persia sono separati da tre piccoli scudetti; questa particolarità è così costante nei molti esemplari da me veduti, che può essere ritenuta per un buon carattere per distinguere dalle altre la varietà della Persia.

Psammophis Doriæ. Jan.

Rassomiglia grandemente al Ps. moniliger e precisamente a quella varietà che mi fu communicata dal museo di Leyda come il tipo del Choridoson sibiricum. Differisce nondimeno da tutti i Psammophis per la singolar struttura del nasale che consta di tre scudetti: l’anteriore è il più grande e riceve in un angolo rientrante il foro della narice; dietro ad esso stanno gli altri due sovrapposti, dei quali l’inferiore è piccolo ed il superiore è assai lungo ed arriva sino alla metà del frenale al quale sovraincombe. Gli altri suoi caratteri soqo: 1 preocculare, 3 postoculari, 5-6 temporali; 9 sopralabiali di cui il 4º, 5º e 6º toccano l’occhio; 11 sottolabiali di cui il 6º è il più grande. Squame liscia in 17 serie longitudinali. La tinta generale del corpo è bianco-giallognola con tre serie longitudinali di punti neri sul dorso, ciascuno dei quali occupa l’apice di una squama; sulla testa vi hanno delle fascie longitudinali nerastre come nel Ps. monigiler. L’esemplare è lungo 65" 5''', la coda 15". Contansi 178 addominali e 79 caudali doppi.

Zamenis viridiflavus. var.

Z. rhodorachis. Jan.

Questa specie fu da Günther ritenuta come una varietà del Z. florulentus (Z. ventrimaculatus Günth. Cat. of the Snakes in the Brit. Mus. p. 106). Egli la descrive così: «Var. C. Olive, without cross bands, a broad rose coloured band along the whole back; form and structure of head shields completely the same as in the following varieties» (florulentus). — Essa però è non solo sempre priva delle macchie trasversali che distinguono a prima vista il Z. florulentus, ma ha costantemente 19 serie, e non 21 come le ha quest’ultima specie.

Spalerosophis. n. gen.

Appartiene alla famiglia dei Colubridi ed ha alquanto l’aspetto dei Periops, ma se ne stacca pei seguenti Caratteri generici. Parte anteriore della testa coperta superiormente da 20-25 piccoli scudetti irregolari che stanno al posto degli internasali e dei prefrontali; ad essi tengon dietro un frontale, due sopraoculari e due parietali. Occhio interamente circondato da 10-13 scudetti di varia forma, che gl’impediscono di toccare i labiali. Rostrale troncato all’apice, a sei angoli ben decisi. Nasale diviso. Frenale e temporali sostituiti da piccole e numerose squame. Labiali sup. 14-15, inf. 15-17. Due paia di inframascellari. Squame piccole, liscie, convesse, disposte in 41-43 serie longitudinali. Anale intero. Caudali doppi. Denti della mascella superiore lisci, uguali in grandezza, senza intervallo (Isodonta).

Sphalerosophis microlepis. Jan.

Color del fondo quasi di camoscio (o meglio caffè al latte). Superiormente notansi delle macchie nerastre rettangolari strette e trasversali al dorso, fiancheggiate da altre, longitudinali presso il collo, indi più piccole, subquadrate, alternanti; una fascia nera corre fra gli occhi e si prolunga fin dietro la bocca. Di sotto è di color giallastro senza macchie.

L’esemplare raccolto da Doria nel Laristan misura 123", la testa 3" 8''', la coda 24". Dopo 4-5 paja di squame gulari contansi 263 addominali e 100 caudali doppi.

Un altro posseduto dal museo di Milano, proveniente a quanto pare da Schiraz, è lungo 70", la coda 15". Esso è in tutto eguale al primo, sia pel colorito, sia per la folidosi.

Tropidonotos hydrus. Pall. È senza contrasto la specie più abbondante in Persia, ed anche la più diffusa, trovandosi dalla Russia meridionale, sin nelle provincie meridionali della Persia.

Echis carinata. Merr.

Vipera lebethina. Forsk.

Anfibj.