Nella sala di Convegno di uno qualunque dei 96 reggimenti di Fanteria, gli ufficiali in gran tenuta aspettano l’ora del Gran rapporto. La stufa, troppo piccola per la sala troppo grande e troppo vuota, manda un calore problematico che obbliga i più lontani a ravvoltolarsi nella mantellina ed a pestare i piedi in terra. Grillo e Sanguinetti giuocano a scacchi in un angolo, tenendo la scacchiera sulle ginocchia, circondati da un discreto numero di spettatori che si credono in obbligo di suggerire le mosse più contradditorie e di darsi dello schiappino con una liberalità perfettamente giustificata del resto. Pivetti si preoccupa del colletto che gli sembra troppo alto e studia allo specchio l’atteggiamento che prenderà davanti al Colonnello, per farlo sembrare di giuste dimensioni. Lombardi toglie gli elastici dai pantaloni troppo attillati, mentre Cerruti è in pensiero per la sua giubba numero uno che, secondo il Giornale Militare numero tale, parte I anno 1890, è troppo corta ed ha la bottoniera di cavalleria. Qualcuno — cosa strana! — legge con interesse un giornale; otto o dieci circondano il Furier maggiore che distribuisce le lettere e chiamano gli ufficiali per nome ad alta voce.
— Ferraris!
— Presente!...
Ferraris corre nel gruppo che circonda il porta lettere, gli occhietti lucidi, la sigaretta spenta tra le labbra.
Il Furier maggiore gli consegna tre letterine col francobollo da un soldo.
Si alza un clamore di tossi, di starnuti, di esclamazioni, cui fanno eco tutti senza sapere di che si tratti.
— Cristo! a tre alla volta, gli dice Gobbi battendogli una mano sulla spalla.
Ferraris piglia le tre lettere e va a leggerle vicino alla finestra, discretamente seccato; quella che aspettava, la raccomandata, non è giunta. Apre la prima: è un biglietto d’augurio con due colombe che si baciano, un’augurio da quattro soldi; dietro al medesimo è scritto a caratteri di scatola nonchè di lavandaia: Al suo charo Gulio l’affezionata Charolina.
Accidenti! È la serva della padrona di casa....
E per rifarsi apre le altre due.
— Guglielmotti....i....i...! si urla dal gruppo. Guglielmotti che stava insegnando una figura dei lanceri a due sottotenenti nuovi promossi, si avanza.
Il portalettere gli consegna due lettere grandi, rettangolari, colla busta gialla.
— Crediti!... — dice Moglia ridendo.
— Iettatura! — esclama De-Abate facendo l’atto caratteristico dello scongiuro.
Tutti ridono. Guglielmotti non si scompone; mette in tasca le due lettere malaugurate, fermamente risoluto a non aprirle nemmeno, fà un’alzatina di spalle e domanda tranquillamente:
— C’è altro?....
— Non ti bastano? — dice Moglia, la gran linguaccia del Reggimento.
Guglielmotti ritorna ai suoi due sottotenenti e riprende la figura interrotta fischiando il motivo dei Lancieri.
— Balancez! Tour des mains! Bravi! così va bene!
Il gruppo seguita l’appello a voce alta: Ruggeri, tre giornali e la nota del sarto. Sommaruga, una lettera e cinque biglietti da visita; caspita!... Di Giorgio, una cartolina della Cooperativa: conte Lanciotti, detto il Feudatario, due raccomandate. Dominici una circolare di Bevilacqua La Masa.
I non chiamati si affollano ora intorno al Furiere domandando con ansia, volendo vedere:
— Furiere, c’è niente?
— Prosperi nulla?
— Gambardini nulla?
Il Furiere a mani vuote si squaglia; i fortunati leggono le lettere delle mamme, delle sorelle, delle amorose, delli amici lontani, Guglielmotti invece seguita la lezione, spiega la grand chaine praticamente, dando certi strapponi ai suoi allievi che pare il castigo di Dio; Lanciotti, il feudatario riempie il portafogli di biglietti rossi, con un’aria soddisfatta, sorridendo, badando a metterli bene in mostra, carezzandoli colle manine morbide adorno di brillanti. Ruggieri stropiccia nervosamente i giornali e rabbiosamente la nota del sarto. Grillo che prevede prossimo lo scacco matto, cerca tutte le maniere per mandare a monte la partita; Oliva e Bartoli discorrono in un angolo accendendosi reciprocamente il mezzo toscano.
— È venuta?
— Sì....
— Racconta, racconta....
— Una serata splendida....
— E.... (gesto espressivo della mano).
— Che domande! Si sa! (Sorriso analogo) però mi toccherà a scontarla cara, credo di essere sotto chiave....
— Perchè?
— Perchè ho mancato alla ritirata; capirai, come dovevo fare? Se me la lasciavo scappare ieri sera ero suonato. D’altronde il capitano d’ispezione che non si era fatto vedere in tutta la settimana, capita in quartiere proprio ieri sera.... Se ti dico ho una fortuna!...
Il piantone spalanca la porta e dice:
— Gran rapporto!...
Gran rapporto! Tutti si alzano, depongono le mantelline sulle sedie, sul divano, agli attaccapanni ed escono tumultuosamente per la porta spalancata. Nella sala del Gran rapporto si dispongono in circolo, per battaglioni, i capitani in prima linea, i subalterni dietro al rispettivo capitano, terminando di calzare i guanti in fretta, tutti serii, assumendo l’aria delle grandi circostanze, respirando con voluttà l’aria calda dell’ambiente, sgranchiendo le membra gelate in quella ghiacciaia della Sala di Convegno. I comandanti di battaglione fanno l’appello:
— Prima compagnia?
— Tutti presenti.
Pivetti che è alto come un palo telegrafico, invidia gli ufficiali della 12ª che hanno un capitano più alto di lui, il più gran capitano dell’epoca, come lo chiama Moglia. Fortunati! Almeno se hanno un colletto troppo alto o la giubba troppo corta si possono nascondere.
— Seconda compagnia? — seguita il maggiore.
— Tutti presenti. Rondelli è di guardia al Palazzo Reale.
— Bene, Terza compagnia?
— Manca il capitano.
— Dov’è?
— Mah! non so, discorreva col furiere....
— Cristo! manca sempre qualcuno; quarta compagnia?
— Tutti presenti.
Compare il capitano della 3ª tutto trafelato, col kepy sulle ventiquattro, con un guanto infilato e l’altro no.
Il tenente gli dà le novità della compagnia in cui, viceversa non vi sono novità.
Mancano ancora i contabili. Il medico dov’è? Ah! il medico c’è.
Quei benedetti contabili!... Bisogna sempre farli chiamare almeno tre o quattro volte.
Compare la pancia immensa del capitano direttore dei conti — un vero magazzino di viveri di riserva — il nemico acerrimo di tutti gli ufficiali per l’incredibile grettezza con cui amministra gli stipendi, come se spendesse del suo: compare l’anima lunga di Borich — l’ufficiale pagatore — stecchito e magro come un’asceta, con un viso meravigliato di sè stesso e degli altri che fa ridere; e dietro a lui l’ufficiale di magazzino, una bella testa di frate gaudente, il petto coperto di due decorazioni vere, e di molte altre fatte artificialmente col grasso, i pantaloni d’ordinanza tagliati senza nessun riguardo all’economia e al risparmio.
— Ci siamo tutti?
— Tutti.
— Attenti!...
Entra il signor colonnello colla mano alla visiera del berretto, con una faccia scura, più scura del consueto, e va a mettersi davanti al tavolo ricoperto di panno bleu:
— Stiano comodi!...
Nessuno si muove: quello stiano comodi è detto con un tuono di voce che minaccia tempesta.
Il tenente colonnello si avanza, saluta e dice a voce alta:
— I signori ufficiali per bocca mia, le esprimono i più sinceri voti di felicità per l’anno nuovo, ed io mi ritengo ben lieto ed onorato di farmi loro interprete presso di lei e....
E qui gli manca la parola.
Dietro la linea immobile dei capitani accadono impercettibili ma eloquentissimi movimenti nei subalterni; tutti provano il bisogno di comunicarsi i loro pensieri e non potendo parlare si toccano.
Quelli di dietro toccano quelli davanti, i vicini si danno nel gomito, qualcuno si morde le labbra, altri alzano gli occhi al cielo per chiamarlo in testimonio della loro innocenza in quella manifesta bugia dell’augurio; i più anziani, che ne hanno viste di peggio, sorridono lievemente, scuotono impercettibilmente la testa come a dire: Questione di prammatica, che ci volete fare?...
— Presso di lei e.... ripiglia il tenente colonnello che ha ritrovato il filo....
— Grazie, interrompe bruscamente il colonnello, — ma prima di parlare di augurii, occupiamoci del servizio. È già la terza volta, signori, che arrivano lettere dalla Divisione circa la trasgressione fatta alla tenuta dai signori ufficiali, ed io intendo as-so-lu-tamente che questo sconcio — mi lascino dir così — abbia a cessare. Anche ieri sera al Teatro ed al ballo del Circolo Militare, furono osservati parecchi tenenti e sottotenenti con dei colletti impossibili e con delle giubbe troppo corte....
— Ci siamo! — pensa Pivetti, che non ha mai tanto maledetto la sua statura di granatiere come in questo momento....
— Siam suonati o regina! mormora a denti stretti Cerruti tirandosi la giubba a più non posso.
— ... Non volevo far nomi, ma poichè i colletti alti e le giubbe corte compariscono anche al Gran rapporto (terribile e minaccioso ingrossamento della voce), mi vedo obbligato a mettere agli arresti il signor Pivetti che ha un colletto inverosimile, sì inverosimile, ed il signor Cerruti che ha una giubba che non arriva a coprirgli la vita. Crede lei signor Cerruti di star bene con quel giubbettino?
Cerruti non risponde ma pensa, con una tal quale giustezza, che se credesse di star male, molto probabilmente non la porterebbe: se non sta bene, certo però non sta nemmeno male come il suo vicino Lantecchi che la porta di perfetta ordinanza....
— E per oggi — seguita il colonnello, mi limito a questi due: ma metto in guardia i signori comandanti di compagnia e di battaglione che d’ora in poi li terrò responsabili della tenuta dei loro subalterni. Vadano pure!
Il Gran rapporto è finito: ma ora è la volta dei rapporti parziali, il rapporto dei comandanti di battaglione e quello dei comandanti di compagnia. Subito si formano i gruppi dei tre battaglioni negli uffici appositi, intorno al tavolo del maggiore. I due maggiori ed il tenente colonnello che erano entrati in quartiere tutti e tre allegri nella speranza di cominciar bene l’anno, dopo la ramanzina solenne del papà, escono dall’ufficio tutti rabbuiati in volto, seccatissimi di quella paternale sulla tenuta, frequente ed inutile come le grida contro i bravi di manzoniana memoria. E la paternale incomincia per ogni battaglione, riveduta, corretta e con parecchie aggiunte intercalate nel testo.
— Non è la prima volta ecc. ecc. Si vede proprio che con lor signori le parole non valgono (sguardo severo alle due file dei subalterni), e bisognerà per forza adoperare dei mezzi persuasivi.... Dunque siamo intesi; uomo avvisato, mezzo salvato. Ci pensino i signori comandanti di compagnia che io tengo responsabili verso di me. Sono in libertà. Si esce dalla stanza del Battaglione e si ritorna in sala di convegno; i gruppi di tre diventan dodici:
Terzo, ultimo e non meno affliggente rapporto dei Comandanti di compagnia:
— Io sono responsabile e sta bene; ma la prima volta che mi vengano davanti con qualche oggetto fuori di prescrizione, sia detto una volta per sempre, li sgnacco agli arresti senza misericordia (esaminandoli collo sguardo) lei signor Bartoli, se non fosse di già agli arresti per aver mancato ieri sera alla ritirata, meriterebbe di andarci adesso per questo kepy troppo piccolo....
— Piccolo? che cosa vuole signor capitano, il kepy è vecchio e bisogna dire che la mia testa sia cresciuta... — arrischia il povero diavolo.
— Non faccia lo spiritoso e veda di provvedersene un altro piuttosto.
— Sissignore, — risponde Bartoli, e aggiunge mentalmente: — alla prima eredità che mi capita!...
Anche il terzo rapporto è finito; gli ufficiali escono dal quartiere a frotte con un prurito di correre nelle gambe a stento rattenuto.
Ah finalmente!
Dialogo colto a volo per le scale:
— Sai perchè nel 66 abbiamo perduto la battaglia navale di Lissa?
— ?....
— Diamine! perchè gli ufficiali di fanteria portavano il colletto troppo alto....
Cerruti e Pivetti si accostano e si stringono la mano.
— Bel Capo d’anno eh?
— Sì, si incomincia bene, non c’è che dire....
— E io che ero invitato a pranzo dalla mia fidanzata!
— E io che era aspettato da mia cugina!
— Mah!
— Ci vuol pazienza!
E tirano un grosso sospiro per uno.
Sulla porta del quartiere urtano contro la pancia enorme del capitano Direttore dei conti che li ferma con un gesto della mano:
— A proposito signori, li prevengo che ho fatto far loro una ritenuta sullo stipendio....
— Perchè?
— Per le cucine degli ufficiali degradate (sic!) in distaccamento.
Ma Cerrutti e Pivetti hanno preso la fuga. Al diavolo lui e le sue ritenute! Anche questa bella notizia ci mancava per cominciare bene l’anno....
— Figurati, dice Pivetti, che ho preso lo stipendio ieri e son rimasto....
— Con quanto?
— Con dieci lire.
Cerruti gli salta al collo:
— Oh! mortale fortunatissimo! con dieci lire? me ne presti cinque a me e restiamo pari.
— Come pari?
— Già, con cinque lire per uno, perchè, vedi, a me dello stipendio non è rimasto che questo....
Ed estrae di saccoccia una lettera colla busta gialla dov’è la nota del calzolaio lunga come l’infinita misericordia....